Il mio blog ha cambiato casa.
Da ora potete leggermi su:
Troverete gli scatoloni per un po', ma ho iniziato a modo mio, con la cronaca di un plagio.
E che plagio.
Grazie a tutti i lettori e alle fonti di ispirazioni di questo spazio.
Ora, al mio tre, trasferiamoci tutti.
Uno, due e...
sabato, dicembre 06, 2008
venerdì, dicembre 05, 2008
mi sento viva perchè mi sento stanca
Non ho sbagliato la finale, pazze.
Cito una frase che mi appartiene pur non essendo mia.
La condivido pienamente.
Sono le 8.46, sto vedendo la replica de "La Storia siamo noi" su rai3. Si parla di Petruzzelli.
Potrei odiare questo programma dato che domani, sabato mi terrà bloccato sulla scrivania. Così come potrei strepitare per dover lavorare un po' anche l'8. Festivi per tutti. Non per me.
Ma no. Non ce la faccio. Non ho voglia di lamentarmi.
Sono un fottuto privilegiato.
Sono stanco fisicamente, prima di tutto. Avrò preso sì e no un giorno libero negli ultimi 21.
La testa continua a marciare, anche se fa ragionamenti sempre meno complicati.
Anche la testa vuole riposo, e se lo merita.
E' questo a rendermi vivo, e forse a rendere viva chi, quella frase, me l'ha donata senza saperlo di averlo fatto.
Sapere di aver dato tutto, ma davvero tutto, ti dà una motivazione particolare, ti fa capire che stai vivendo, che non stai bruciando il tuo tempo.
Invece che farti venir voglia di metterti a dormire per una settimana, questa stanchezza ti dà un'insospettabile e (almeno fisiologicamente) inspiegabile energia.
Ma, che sia ben chiaro, mi sento vivo sopratutto per i motivi che nulla hanno a che fare con il lavoro. E sono quei motivi che, come in una sorta di influsso magico, mi fanno dare il 100%. Sempre.
Anche se non sempre si vede,
anche se non sempre basta,
anche se non sempre la qualità e la quantità non coincidono.
Ma anche questo, anche i difetti, anche la stanchezza che ti fa perdere un po' di brillantezza, ti fa sentire vivo.
Debole.
Umano.
Corro, chissà che riesca a prendere il treno.
Cito una frase che mi appartiene pur non essendo mia.
La condivido pienamente.
Sono le 8.46, sto vedendo la replica de "La Storia siamo noi" su rai3. Si parla di Petruzzelli.
Potrei odiare questo programma dato che domani, sabato mi terrà bloccato sulla scrivania. Così come potrei strepitare per dover lavorare un po' anche l'8. Festivi per tutti. Non per me.
Ma no. Non ce la faccio. Non ho voglia di lamentarmi.
Sono un fottuto privilegiato.
Sono stanco, di uno stanco che non ho mai provato prima.
Sono stanco fisicamente, prima di tutto. Avrò preso sì e no un giorno libero negli ultimi 21.
La testa continua a marciare, anche se fa ragionamenti sempre meno complicati.
Anche la testa vuole riposo, e se lo merita.
E' questo a rendermi vivo, e forse a rendere viva chi, quella frase, me l'ha donata senza saperlo di averlo fatto.
Sapere di aver dato tutto, ma davvero tutto, ti dà una motivazione particolare, ti fa capire che stai vivendo, che non stai bruciando il tuo tempo.
Invece che farti venir voglia di metterti a dormire per una settimana, questa stanchezza ti dà un'insospettabile e (almeno fisiologicamente) inspiegabile energia.
Ma, che sia ben chiaro, mi sento vivo sopratutto per i motivi che nulla hanno a che fare con il lavoro. E sono quei motivi che, come in una sorta di influsso magico, mi fanno dare il 100%. Sempre.
Anche se non sempre si vede,
anche se non sempre basta,
anche se non sempre la qualità e la quantità non coincidono.
Ma anche questo, anche i difetti, anche la stanchezza che ti fa perdere un po' di brillantezza, ti fa sentire vivo.
Debole.
Umano.
Corro, chissà che riesca a prendere il treno.
mercoledì, dicembre 03, 2008
-10,57%
Dopo un anno di crescite costanti, il mio blog perde lettori, ma mantiene una frequenza di rimbalzo dell'80%.
Il che, se da un lato può far dire che le cose che scrivo non sono interessanti per i nuovi arrivati (4 su 5 ci tornano, quindi non deve fare così cagare), dall'altro lasciano intendere che quando sto bene, è meno interessante leggere i fatti miei.
Vi voglio bene anch'io
Il che, se da un lato può far dire che le cose che scrivo non sono interessanti per i nuovi arrivati (4 su 5 ci tornano, quindi non deve fare così cagare), dall'altro lasciano intendere che quando sto bene, è meno interessante leggere i fatti miei.
Vi voglio bene anch'io
martedì, dicembre 02, 2008
il mio mei
Partirei dall'osservazione sul fatto che il mio solito bilancio di fine settimana arrivi già con quella successiva nel pieno delle sue pieghe.
Mi ritrovo a scrivere sottraendo tempo ad altro e sapendo che me ne pentirò.
Ma essere blogger è anche questo, è una specie di lavoro, è una sorta di servizio da rendere a chi legge, a chi è davvero interessato ai fatti tuoi, e anche a chi ha bisogno di qualche argomento con cui allungare il caffè.
Ma allo stesso tempo, se si è arrivati al martedì, vuol dire che è sempre più difficile scrivere. E sempre più appagante e simbolico farlo.
Inutile dire che il weekend al MEI rappresenta il climax di settimana, almeno all'apparenza.
Perchè i momenti più significativi della settimana si sono consumati all'altezza di un Eurostar City che partiva (quello che arrivava fa parte già della settimana entrante - ah, che espressione da meravigliosa anzianità, "settimana entrante").
In ogni caso andavo al Meeting delle Etichette Indipendenti, un appuntamento atteso da anni, caricato da me di un'aura di mistero e magia.
(tra i miei sogni proibiti c'è quello di fare l'A&R in Warp - la Warp è la migliore etichetta del mondo: http://www.warprecords.com. L'A&R è quello che scopre gli artisti, il talent scout, Paoletta in EMI Publishing, Alice in EMI Music, insomma)
E ho assistito a una via di mezzo tra una fiera di quartiere e un happening.
Non so dire se mi aspettavo qualcosa di più, forse non è così.
Sicuramente ho fatto bene ad andarci perchè è importante vedere certe cose.
E' importante sapere che agli addetti ai lavori italiani non interessa un cazzo del futuro (un problema che, in verità, affligge l'Italia intera, miei coetanei in primis. I primi che sono pronti a vendersi la madre per inculare il vicino).
Sono così terrorizzati dalla crisi che si sono focalizzati sul nostro mercato come se fosse l'unico posto possibile, quando proprio al MEI sono stati organizzati workshop internazionali con pezzi grossissimi del management e della discografia, dell'organizzazione eventi, dei rapporti con i mercati.
Gente venuta dagli Stati Uniti, da tutta Europa, a portare le loro esperienze di promozione, le loro competenze organizzative, le loro reti di relazioni. E a cercare in cambio contatti, solo contatti.
Hanno organizzato tre workshop, hanno trovato 11 persone alla prima, 4 alla seconda e alla terza.
Tra cui me, che non sono nè un musicista, nè un discografico, nè un editore, nè uno che ha i soldi.
E mi sono ritrovato a dover disquisire, con il mio inglese imbarazzante, sul perchè c'ero io e non c'erano le etichette, a spiegare che lavoro faccio e perchè sono lì, a offrire soluzioni sul mercato italiano e ad ascoltarne sul mercato mondiale.
Perchè ora ho un articolo in esclusiva per Coolclub (c'ero solo io a quei cazzo di workshop, e se non è esclusiva quella...) e dati unici per Proforma (che spero si lasci sedurre dalle mie idee sulla musica).
E sopratutto, ho più conoscenza di tutti quelli che, nella zona fieristica, smerciavano demo per gli stand, demo che verranno tutti cestinati da persone preoccupate solo di scannarsi tra loro per un mezzo talento italiano e per vendere ventimila copie, invece di pensare che il mercato è fatto di sei miliardi di persone.
E che la musica è un servizio, non più un prodotto.
E che il mercato discografico è talmente tanto in crisi, che questo è il momento migliore per una visione a lunghissimo termine.
Per sognare, per non preoccuparsi delle economie. Per fare educazione alla promozione di prodotti culturali.
Ciao MEI, ci rivediamo.
Ma non da "semplice" spettatore.
Tra una cosa e l'altra, a piccolissimi passi, proseguo nella mia carriera parallela.
Andando per workshop e prendendo appunti.
Mi ritrovo a scrivere sottraendo tempo ad altro e sapendo che me ne pentirò.
Ma essere blogger è anche questo, è una specie di lavoro, è una sorta di servizio da rendere a chi legge, a chi è davvero interessato ai fatti tuoi, e anche a chi ha bisogno di qualche argomento con cui allungare il caffè.
Ma allo stesso tempo, se si è arrivati al martedì, vuol dire che è sempre più difficile scrivere. E sempre più appagante e simbolico farlo.
Inutile dire che il weekend al MEI rappresenta il climax di settimana, almeno all'apparenza.
Perchè i momenti più significativi della settimana si sono consumati all'altezza di un Eurostar City che partiva (quello che arrivava fa parte già della settimana entrante - ah, che espressione da meravigliosa anzianità, "settimana entrante").
In ogni caso andavo al Meeting delle Etichette Indipendenti, un appuntamento atteso da anni, caricato da me di un'aura di mistero e magia.
(tra i miei sogni proibiti c'è quello di fare l'A&R in Warp - la Warp è la migliore etichetta del mondo: http://www.warprecords.com. L'A&R è quello che scopre gli artisti, il talent scout, Paoletta in EMI Publishing, Alice in EMI Music, insomma)
E ho assistito a una via di mezzo tra una fiera di quartiere e un happening.
Non so dire se mi aspettavo qualcosa di più, forse non è così.
Sicuramente ho fatto bene ad andarci perchè è importante vedere certe cose.
E' importante sapere che agli addetti ai lavori italiani non interessa un cazzo del futuro (un problema che, in verità, affligge l'Italia intera, miei coetanei in primis. I primi che sono pronti a vendersi la madre per inculare il vicino).
Sono così terrorizzati dalla crisi che si sono focalizzati sul nostro mercato come se fosse l'unico posto possibile, quando proprio al MEI sono stati organizzati workshop internazionali con pezzi grossissimi del management e della discografia, dell'organizzazione eventi, dei rapporti con i mercati.
Gente venuta dagli Stati Uniti, da tutta Europa, a portare le loro esperienze di promozione, le loro competenze organizzative, le loro reti di relazioni. E a cercare in cambio contatti, solo contatti.
Hanno organizzato tre workshop, hanno trovato 11 persone alla prima, 4 alla seconda e alla terza.
Tra cui me, che non sono nè un musicista, nè un discografico, nè un editore, nè uno che ha i soldi.
E mi sono ritrovato a dover disquisire, con il mio inglese imbarazzante, sul perchè c'ero io e non c'erano le etichette, a spiegare che lavoro faccio e perchè sono lì, a offrire soluzioni sul mercato italiano e ad ascoltarne sul mercato mondiale.
E sono tornato a casa estremamente carico.
Perchè ora ho un articolo in esclusiva per Coolclub (c'ero solo io a quei cazzo di workshop, e se non è esclusiva quella...) e dati unici per Proforma (che spero si lasci sedurre dalle mie idee sulla musica).
E sopratutto, ho più conoscenza di tutti quelli che, nella zona fieristica, smerciavano demo per gli stand, demo che verranno tutti cestinati da persone preoccupate solo di scannarsi tra loro per un mezzo talento italiano e per vendere ventimila copie, invece di pensare che il mercato è fatto di sei miliardi di persone.
E che la musica è un servizio, non più un prodotto.
E che il mercato discografico è talmente tanto in crisi, che questo è il momento migliore per una visione a lunghissimo termine.
Per sognare, per non preoccuparsi delle economie. Per fare educazione alla promozione di prodotti culturali.
Ciao MEI, ci rivediamo.
Ma non da "semplice" spettatore.
Tra una cosa e l'altra, a piccolissimi passi, proseguo nella mia carriera parallela.
Andando per workshop e prendendo appunti.
malika (2)
Cambierà
questa notte
è per te
Tra le dita
solo tu
passerai
Cambierà, verrà un fulmine
e accenderà
Aria e vento
E si vedrà, schiarirà
intorno a te
questa notte
è per te
Tra le dita
solo tu
passerai
Cambierà, verrà un fulmine
e accenderà
Aria e vento
E si vedrà, schiarirà
intorno a te
lunedì, dicembre 01, 2008
meno tasse per tutti
Il mondo è strano, il PD difende le Pay-Tv (un bene di lusso, checchè se ne dica) e Berlusconi le tassa...
venerdì, novembre 28, 2008
l'ultimo giorno di scuola
Ho appena scritto una mail a tutti i Proformi, cliccherò su "invia" quando avrò inforcato borsoncino e portatile e mi indirizzerò verso il MEI, non prima di essermi concesso un altro angoletto di paradiso.
Ebbene sì, da oggi non sono più uno stagista. E non credo lo sarò mai più, a meno che non decida di resettare la mia vita e ripartire da zero in ambiti completamente diversi.
Ma mi sento abbastanza confident (il termine giusto è questo, in italiano non ce n'è uno altrettanto ispirato) sul fatto che, a 25 anni e 3 mesi, nel giugno del 2009, avrò un curriculum tale da poter gradualmente azzerare qualsiasi tipo di accordo che assomigli a un compromesso.
In ogni caso, non so cosa sarò, perchè nessuno mi ha ancora detto cosa succederà da lunedì, anche se è facile intuirlo.
In ogni caso, sarà per questo weekend di vuoto teorico, sarà perchè sento che in qualche modo si chiude un mini-ciclo e se ne apre un altro, mi sento come all'ultimo giorno di scuola: svogliato e tremendamente emozionato.
Ho passato 4 mesi strepitosi.
E Proforma è stata determinante. Non puoi non stare bene quando fai zero giorni di assenza, quando lavori l'8 agosto e il 17 senza dover ricorrere a insulti ad alberi genealogici.
Quando non esiste una mattina in cui pensi "oggi me ne sto a casa".
Inutile negarlo, va così e credo che chi mi sta vicino lo possa percepire (così come può facilmente percepire un colorito pallido, sintomo di qualche ora di sonno da recuperare, stanotte ho finito di lavorare alle 4).
Questo weekend sarà davvero particolare, perchè vivo per la prima volta senza una precisa identità professionale (sempre sulla carta, in realtà è scritto tutto o quasi; ma la distonia è tale da rendermi piacevolmente pensieroso), e lo faccio in un posto, ovvero il MEI, che ho sempre sognato di frequentare da protagonista.
E che frequenterò da osservatore e da cool hunter, per vedere cosa succede, dove andiamo.
E lo farò vedendo Etta che fa quello che potevo fare io se solo avessi scelto una strada piuttosto che quella che ho poi effettivamente scelto.
E saprò di essere felice per lei, di non provare nessuna invidia, e al massimo di poter prendere appunti.
Come se fossi al primo giorno di scuola.
Ebbene sì, da oggi non sono più uno stagista. E non credo lo sarò mai più, a meno che non decida di resettare la mia vita e ripartire da zero in ambiti completamente diversi.
Ma mi sento abbastanza confident (il termine giusto è questo, in italiano non ce n'è uno altrettanto ispirato) sul fatto che, a 25 anni e 3 mesi, nel giugno del 2009, avrò un curriculum tale da poter gradualmente azzerare qualsiasi tipo di accordo che assomigli a un compromesso.
In ogni caso, non so cosa sarò, perchè nessuno mi ha ancora detto cosa succederà da lunedì, anche se è facile intuirlo.
In ogni caso, sarà per questo weekend di vuoto teorico, sarà perchè sento che in qualche modo si chiude un mini-ciclo e se ne apre un altro, mi sento come all'ultimo giorno di scuola: svogliato e tremendamente emozionato.
Ho passato 4 mesi strepitosi.
E Proforma è stata determinante. Non puoi non stare bene quando fai zero giorni di assenza, quando lavori l'8 agosto e il 17 senza dover ricorrere a insulti ad alberi genealogici.
Quando non esiste una mattina in cui pensi "oggi me ne sto a casa".
Inutile negarlo, va così e credo che chi mi sta vicino lo possa percepire (così come può facilmente percepire un colorito pallido, sintomo di qualche ora di sonno da recuperare, stanotte ho finito di lavorare alle 4).
Questo weekend sarà davvero particolare, perchè vivo per la prima volta senza una precisa identità professionale (sempre sulla carta, in realtà è scritto tutto o quasi; ma la distonia è tale da rendermi piacevolmente pensieroso), e lo faccio in un posto, ovvero il MEI, che ho sempre sognato di frequentare da protagonista.
E che frequenterò da osservatore e da cool hunter, per vedere cosa succede, dove andiamo.
E lo farò vedendo Etta che fa quello che potevo fare io se solo avessi scelto una strada piuttosto che quella che ho poi effettivamente scelto.
E saprò di essere felice per lei, di non provare nessuna invidia, e al massimo di poter prendere appunti.
Come se fossi al primo giorno di scuola.
martedì, novembre 25, 2008
malika
finchè non sarò perfetta come tu mi vuoi
finchè non avrò più pace se poi pace non sarai
trasformami
modellami con le tue mani
costruiscimi.
finchè non avrò più pace se poi pace non sarai
trasformami
modellami con le tue mani
costruiscimi.
Testo scritto da Giuliano Sangiorgi (Negramaro)
Review in a few days, la ragazza è davvero bravissima.
Iscriviti a:
Post (Atom)

