martedì, maggio 08, 2007

basso profilo

Prima la stangata. Le unghie nella carne. L'evidenza della colpevolezza sbattuta sotto gli occhi. Come si fa con un nemico giurato, nei palazzi del Coni Basso è stato indagato, studiato, braccato e infine inchiodato, con ogni mezzo. Anche con un controllo antidoping a sorpresa, disposto quando il caso del suo sangue congelato nei frigoriferi di Fuentes era già tornato d'attualità, e serviva procacciarsene di fresco, da usare per un confronto definitivo. Un lungo inseguimento alla preda concluso ieri davanti al procuratore Torri, quando il nemico, schiantato, è diventato qualcos'altro: un potente, inedito alleato, il più prezioso di tutti, il testimonial del futuro. Quello che non fu Marco Pantani. Pantani. E' la sua vicenda, con quel carico terribile di dolore, ad aver mosso dietro le quinte le strategie del palazzo dello sport. Perché c'era questo tragico precedente che bruciava nella testa del presidente Petrucci e del segretario Pagnozzi, quando se lo trovarono davanti, nel pieno della bufera che lo avrebbe spazzato via e poi ucciso, e loro provarono a gettare un salvagente disperato: dì quello che sai, denuncia la schiavitù del doping, diventerai il paladino di un nuovo mondo possibile e salverai il tuo sport, come un eroe. Pantani rise loro in faccia, e sbatté la porta. Per sempre. Basso no. Basso è diverso in tutto da Pantani. E certo anche il mondo è diverso da quello di Marco: meno feroce, più pronto ad accoglierlo, più comprensivo, ormai saturo di scandali e per questo meglio disposto ad aggrapparsi a una possibile svolta. Il Coni ha capito che con Ivan si poteva tentare un'operazione rivoluzionaria, cui ha lavorato per settimane: far diventare un corridore dopato, destinato a un ritiro inglorioso, la bandiera del rinnovamento, l'immagine della svolta e - ma questo è ancora un sogno - un esempio da seguire per altri corridori. E' un lavoro duro, e non soltanto perché l'omertà è da sempre la religione del doping. Ma anche per le conseguenze che la rottura del codice del silenzio potrebbero avere per Basso: quelle sportive, certo, con la federazione mondiale di ciclismo stoltamente pronta a ribadire che nel suo ordinamento non sono previsti sconti di pena per i pentiti. Ma anche quelle umane, soprattutto quelle umane, in un mondo, quello del doping, popolato da trafficanti, mafiosi, ricattatori, un groviglio infernale di dipendenze che può far pensare, a chi ne è attore e vittima, di non poter sgarrare senza correre rischi, anche per la propria incolumità. Per questo Basso, comunque, potrebbe non dire tutto ciò che sa, e al Coni ne sono consapevoli: nomi ne usciranno pochi, forse nessuno. Ivan mette in gioco se stesso, ha parlato del meccanismo, nei dettagli, che spinge un corridori ad andare da un medico come Fuentes. Ma lì, probabilmente, si fermerà. Basta e avanza, comunque, per voltare pagina. Per passare dall'altra parte, uscire dal groviglio. Il Coni non aspettava che questo per levare le unghie dalla carne: non serve più, ora comincia un'altra operazione. Dare forza, più forza possibile al nuovo testimonial, facendone un esempio mondiale. Un esempio da cui ripartire.
Ivan Basso ha "ha ampiamente ammesso le proprie responsabilita' relative all'Operacion Puerto". Finisce cosi', con questo passo di un breve comunicato del Coni denso di significato, la tormentata parentesi di 12 mesi che ha visto il varesino passare da dominatore del Giro d'Italia a primo pentito del ciclismo. E in particolare, a 6 giorni dalla 90.ma edizione della Corsa Rosa, dello scandalo spagnolo. Perche', parole di Basso, ora "e' arrivato il momento di assumermi le mie responsabilita', spero solo di essere capito". E Basso lo ha fatto. Ha deciso di parlare, presentandosi spontaneamente di fronte alla Procura Antidoping del Coni per riprendere quell'audizione che lo scorso mercoledi' era stata aggiornata per motivi tecnici. I contenuti esatti del colloquio non sono chiari, ma di certo c'e' che oltre ad ammettere le proprie responsabilita' Basso ha accettato di collaborare nell'indagine.
Qualche giorno fa era arrivata a Ivan Basso una proposta dalla Amore e Vita - McDonald's. Lo ha reso noto il patron del team, Ivano Fanini, dopo aver ottenuto l'appoggio dello sponsor principale McDonald's aveva dichiarato: ''Se il corridore chiarira' la sua posizione e collaborera' con la Procura del Coni, il mio team sara' disponibile a trattare il suo ingaggio. 'Un corridore come Basso oggi costa piu' dell'intero budget del mio team, ma questo non rappresenta un problema. Posso contare sull'appoggio del mio sponsor principale McDonald's. Ho discusso a lungo con i principali membri del consiglio licenziatari McDonald's Italia, con il direttore marketing Luca Bon e con quello delle comunicazioni, Massimo Barbieri. Tutti hanno apprezzato la mia proposta di ingaggiare e rilanciare Ivan Basso con una immagine del tutto diversa da quella che oggi lo accompagna''.
Fanini resta convinto che con l' ingaggio di Basso il team sarebbe anche pronto ad allestire una squadra all'altezza. ''Oggi il mio e' un team Continental, lo e' per scelta, ma qualora Basso accettasse di correre per noi ho avuto il via libera da parte di McDonald's a creare un team all'altezza delle aspettative del campione varesino. Dovremmo attendere per capire se ci saranno, come credo, delle squalifiche e se Basso potra' correre nel Pro Tour o meno. Nel caso potesse farlo posso fin da ora garantire che avremo dagli sponsor un budget adeguato per richiedere la licenza Pro Tour. Se invece Ivan fosse costretto a stare lontano dal Pro Tour, per due anni, creeremo un team Professional di alto livello''.
L'imprenditore lucchese ha spiegato che se Basso venisse riconosciuto colpevole, ma collaborasse con la procura del Coni, la squalifica potrebbe essere ridotta. Secondo Fanini, Basso potrebbe andare incontro a ''otto mesi di sospensione a partire da maggio e vorrebbero dire che Ivan potrebbe gia' essere in gara a febbraio del prossimo anno, limitando al massimo i danni sportivi, e soprattutto dando un nuovo e importantissimo contributo ad una nuova immagine del ciclismo. Di qui si vedra' davvero il valore dell'uomo, oltre che dell'atleta. Scegliere una strada diversa dalle solite e' possibile ed io sono fiero di offrirgli questa chance. Se voltera' definitivamente pagina, come spero, da parte mia faro' il massimo, insieme a McDonald's e Powerade per rilanciare la sua immagine e fare di lui il simbolo mondiale della guerra al doping''.

1 commento:

Sergio ha detto...
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