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martedì, dicembre 02, 2008

malika (2)



Cambierà
questa notte
è per te
Tra le dita
solo tu
passerai

Cambierà, verrà un fulmine
e accenderà
Aria e vento
E si vedrà, schiarirà
intorno a te

lunedì, novembre 24, 2008

le stelle e gli occhiali



Just like a star across my sky

Argomentavo su un prodotto musicale da me prodotto nella giornata di ieri a proposito della difficoltà a delimitare lo spazio di vita.

Mi viene da pensare alle stelle, perchè forse il mondo non basta più.

Le stelle potrebbero essere quelle che ti piazzano sul petto, quando ti chiamano al lavoro in un freddissimo sabato di novembre, quando mandi l'ultima mail alle 21.27, quando in teoria potresti (dovresti?) gastemare il mondo intero se devi svegliarti alle 8.30 anche nel weekend, se devi fare una cosa difficile, se la devi fare per la prima volta.
E invece no, basta poco a rendersi conto che, anche se le ore settimanali di lavoro crescono seguendo una curva esponenziale, tu sei un privilegiato. Ed è per questo che, sebbene da più fronti suonino allarmi, sempre uguali ("tu impazzirai" "noi non ce la faremo a fare tutto"), allarmi per altro assolutamente condivisibili, io continuo a vivermela con singolare incoscienza.

Sono un privilegiato perchè prima di tutto, non si sa mai bene come, forse dormendo sempre di meno (o forse avendo fatto cadere naturalmente una serie di rapporti che si basavano sulla sclerotica ripetizione di intercalari o di scambi di cortesie privi di sentimento) ho comunque il tempo di farcela, di ritagliarmi scorci indimenticabili nella tua vita di giovanissimo adulto.

Anche distruggere un paio di occhiali in un bizzarro intreccio di circostanze può diventare un episodio leggendario. E diventa anche la principale preoccupazione di inizio di settimana.
Devo andare a recuperare al più presto una montatura nuova (e le lenti anche, la parte destra non esiste più).

Mi avete mai visto senza occhiali? Fanno parte di me, quindi vivo con una certa trepidazione la scelta.
Quando ho comprato l'ultima montatura, quella che tutti conoscono, riuscii, almeno per il giorno in cui la comprai, a sentirmi meno cesso. Mi trasformai da sfigato, in uno che prova a non esserlo.

Ricordo ancora un sms di una a cui ho riscaldato il letto per un anno: "sembri Elton John".

Quel messaggio non l'ho mai capito, ma io ero già fidanzato con un'altra e intuì di aver fatto un'ottima scelta con quei Rayban neri, dato il trasudante fastidio con cui venivo paragonato a qualcuno con cui non c'era nessun punto di contatto.

L'altra di cui sopra mi ha chiamato sabato.
Chissà, una telefonata del genere avrebbe potuto contribuire a rendere quel sabato dalle 10 ore di lavoro ancora più merdose.

Ma quando il tuo sguardo vede solo le stelle, le cose terrene hanno ben poco a che spartire con la costruzione della tua felicità.

Comunque sia, auguri a tutti gli ex del mondo. Chissà, forse non eravamo noi le persone giuste per voi.
Noi, nel frattempo, ci siamo dati un nuovo noi.

domenica, novembre 16, 2008

ridefinire gli standard (quando il titolo di un post affiora naturalmente)

Chissà cosa vorrà dire che il titolo di un post te lo dà il claim di una pubblicità, peraltro eccezionale.

In ogni caso non avrei saputo scegliere di meglio.
Perchè, se devo proprio dare una definizione sintetica a questi ultimi 7 giorni (chi mi conosce sa quanto le definizioni sintetiche non mi vengano bene, per quanto mi impegno solennemente a ridurre la lunghezza dei post e in generale dei miei scritti), direi:

ho ridefinito gli standard.

Certo, quante volte l'ho pensato in questi mesi? E quante volte l'ho detto? Tante.
E spesso a ragione.


Ma questa volta, buh, mi sembra più vero del solito.


Quando sei seduto in una sala riunioni e ti danno da lavorare per tutto il weekend, con la prospettiva di dover cancellare la parola weekend dal vocabolario, e comunque ti viene di mandare sms e di parlare di tutt'altro, in particolare del fatto che quella prospettiva non ti tange minimamente, perchè nella vita c'è ben altro,

quando l'idea di non avere più orari non ti spaventa più,

quando percepisci la responsabilità delle tue azioni in modo plastico, evidente,

quando vedi che quando fai una qualsiasi cosa, in qualsiasi ambito, esiste una qualsiasi reazione, ma che comunque niente di ciò che fai cade nel vuoto,

ma sopratutto, quando le cose, nonostante tutte queste premesse, ti sembrano più semplici, più belle, più facili, vuol dire che hai ridefinito i tuoi standard.

Hai alzato l'asticella, e sai che non l'abbasserai più.
E sai che domani sarà anche meglio.
E sai che le tue priorità sono chiare, definite, che c'è un nuovo ordine alle cose.

E sai, finalmente sai (perchè oltre a cambiare lo standard devi pure cambiare il tuo personale vocabolario) che ci sono momenti in cui bisogna scrivere molto grande la parola

Grazie.

Questi momenti sono sempre di più.
E nessuno di questi momenti sarà mai dato per scontato.

domenica, novembre 02, 2008

l'amore ai tempi di plugoo (mi davano per superimpegnato, ma ho avuto il tempo per fidanzarmi)

Fidanzarsi di sti tempi è strano.
E difficile.

Prima di tutto sono cambiati i modi. E non tutti gradiscono queste evoluzioni.
Molti non capiscono, altri pensano che siamo alla deriva.

In ogni caso, fuor di parafrasi ed analisi, la mia relazione è figlia di questi tempi.

Ho conosciuto doppia emme qui, sul blog. Un tot di messaggi anonimi, troppo belli ed acuti per essere veri.
La particolarità sta nella modalità di approccio: se non avessi avuto Plugoo, quel simpatico strumento a forma di chat sulla parte destra del mio blog, probabilmente la "solita anonima" non avrebbe potuto manifestarsi, farmi capire chi fosse, presentarsi, e così via.

Moltissimi teorici della purezza delle relazioni interpersonali (gli stessi che probabilmente non sanno cosa voglia dire intraprendere un qualsiasi tipo di relazione online, dal provarci al costruire team interdisciplinari) si saranno fatti l'idea di un rapporto nato in modo bizzarro e probabilmente innaturale, che quindi non vale come gli altri, messo in piedi da topi di Internet, vagamente disadattati.

Ecco, fidanzarsi di sti tempi è difficile e strano per questo. Perchè tutti criticano Facebook, ma tutti lo usano. Perchè tutti guardano storto chi parla dei cazzi propri, ma tutti leggono quelle storie.
Facebook è la formalizzazione del gossip, (oltre ad essere altre 100000 cose che non interessano a nessuno, specie a chi lo contesta e poi lo usa per tagliare), che ci piaccia o no.

In fondo io non ci vedo niente di strano: perchè dovrei vedere Centovetrine quando andando su questo mirabolante sitarello assisto a una straordinaria messe di colpi di scena, di amici che si scrivono, si fidanzano, si lasciano, complottano, commentano, si svestono (più o meno metaforicamente)?

Ognuno di noi, che ci piaccia o no, scrive la propria fiction, il proprio documentario, la propria miniserie. Gridare e dire "no, non è vero" per coprire questa verità sempre più evidente non mi sembra un grande strategia. Così come criticare chi ha deciso di cavalcare questa storia.

Si deve solo decidere di essere consci di questo, e decidere come rispondere. Come difendersi.

Dopo pochi giorni dall'inizio di questa frequentazione, e dopo sms clinicamente inviati alle persone che dovevano sapere prima di tutti gli altri, perchè ci sembrava giusto farlo, è iniziata la tiritera:

"chi è la ragazza che ti ha rubato il cuore?"
"da quando ti sei fidanzato..."

Quella che ci è piaciuta di più, però, è stata:

"sono due stronzi, non potevano che stare insieme"

Bene, io non so chi conosce entrambi, e tra questi, non so chi conosca entrambi così bene.
Sono retorico, ovviamente non c'è nessuno che conosce entrambi così bene da potersi lanciare in siffatte disamine.

A questo punto, entrambi ci siamo chiesti che senso aveva non impossessarci del gossip da noi generato e così abbiamo deciso, volontariamente, di fomentarlo.

Lo abbiamo fatto per due motivi: il primo è che è meglio regalare al pubblico una storia che permettere che gli altri comincino a sparare cazzate in giro.

Meglio far convincere tutti di poter maneggiare le componenti di questa vicenda. Così (si spera) parleranno di ciò che vedono e non inventeranno.

Secondo: già che ci siamo, già che c'è una storia da raccontare, perchè non essere pubblicamente grati nei confronti dell'altra persona?

In fondo, a chi non piacciono le serenate?

E così è un viavai di post sui blog (dove, devo ammetterlo, impallidisco rispetto alla sua creatività), di aggiornamenti di stato su Facebook, di cose scritte tra le righe, poi esplicitamente, poi ancora tra le righe, poi di nuovo esplicitamente.

Chi legge ha ciò che vuole, la fiction molto, molto vicina alla realtà.
E noi abbiamo la nostra vita privata.
Chi legge pensa di sapere tutto. E non sa niente.

Potrò, potremo scrivere architecture is politics consapevoli che tutti sapranno che ce lo stiamo dedicando, consapevoli che nessuno sa cosa voglia dire.
Potrò, potremo dire che sono andato al cinema, e nessuno saprà cosa è successo prima, dopo, durante.
Potrò, potremo, ascoltare la traccia 14 della seconda compilation o la 3 della prima e nessuno saprà qual è.
Solo così, solo accettando la formalizzazione del gossip, si potrà vivere serenamente su queste gigantesche piazze virtuali. Accettandone le regole, reinterpetandole.

Un'altra cosa di cui si deve essere consapevoli, e rapidamente, è che bisognerà a brevissimo ridurre la dose di gioia condivisa.

Stare bene non piace alla gente. E io sto troppo bene.
Era più comodo e conveniente pensarmi come un disadattato che lavora troppo, alienato e incapace di trovare il tempo per la vita privata.

Ricordo la faccia di una mia collega del master quando mi ha visto in compagnia. Farfugliò una cosa del tipo "non pensavo che..." e questo mi basta a supportare la mia tesi.

Va aggiunto che è sempre più piacevole frequentare persone a cui non va tutto bene, anzi.

Altrimenti, perchè ci appassionamo a storie (penso alla cronaca nera, in particolare) truci, sanguinolente, torbide, e lasciamo il lieto fine ai finali dei film e alle persone che hanno bisogno di storie positive perchè è il loro bilancio personale ad essere così tanto in rosso da aver bisogno di intravedere la speranza negli altri?

Di conseguenza, vi promettiamo che saremo meno felici.
Almeno nella storia che tutti voi potete leggere.


p.s.
non posso non riconoscere il "merito" di questa disamina ad un messaggio privato delirante che mi è giunto la scorsa notte. 3 amici hanno deciso di utilizzare la loro notte di Halloween per scrivermi alle tre (alle due, ora locale) e per farmi sapere che parlano di me, della mia relazione, e per cercare di fare i simpatici.


Non entro nel merito solo per non sputtanarvi (anche se, come avete scritto voi, mi piace condividere tutto. Fosse vero, ora avreste più di un problema), dando per buona l'ipotesi che stavate scherzando e che abbiate completamente sfrasciato.

Dopo questo episodio, faccio molta fatica a definirvi amici, oltre a chiedermi cosa io abbia fatto per ispirarvi una roba del genere. E a chiedervi come la prendereste se usassi quei termini, riferiti alle vostre donne, alle vostre cose, ai vostri affetti.

venerdì, ottobre 31, 2008

facebook, perchè sei tu

Hai una richiesta da parte di doppia emme di aggiungerti come ragazza.
Vuoi confermare la tua relazione con doppia emme?

Ma solo perchè sei tu, effebbì.

->

Hai ora una relazione con doppia emme.
Oh, effebbì.

Grazie per avermelo ricordato.

mercoledì, ottobre 22, 2008

crasi creativa

Qualche minuto fa riflettevo in automobile sul fatto che quando stai bene non ti viene di scrivere su un blog, e quando stai bene per una persona, con una persona, grazie ad una persona, scrivere ti viene ancora più complicato, perchè devi soddisfare tre condizioni apparentemente inconciliabili:

1. Manifestare senza pudore il tuo stare bene;
2. Far sì che l'idillio, di qualsiasi natura esso sia (un momento indimenticabile con un amico, una grande scopata, la donna della tua vita), non sia sovraesposta. Difendere le cose belle da occhi critici, polemici, invidiosi a prescindere.
3. Evitare che questa sensazione di appagamento offenda la sensibilità dei tuoi lettori, magari nient'affatto appagati dalla loro vita.

Ho anche argomentato che, pur essendo verboso, in certi frangenti amo andare per simboli.
E allora io ho da aprire e chiudere questo post con un'unica frase.

Ho detto che vivo sei mesi con la sciarpa, sei col bermuda.

Bene, stasera vado a dormire senza nè sciarpa,
nè bermuda.


Buonanotte a tutti.