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venerdì, aprile 25, 2008

londra 2008 - da uxbridge ad adelfia

Chiudo il cerchio su Londra con il capitolo più atteso dai miei fans:
quello dedicato ai cazzi miei.

Parto proprio da una riflessione sul blog e su me nel mio blog.
Lessi un paio di settimane fa un'intervista su GQ. La lessi piuttosto distrattamente e infatti non saprei nè andarla a recuperare nè mi ricordo la protagonista di questa intervista.
So solo che era una scrittrice francese che, dopo aver scritto diversi libri, si interrogava sulla sua carriera.

Diceva:

"nel mio primo libro c'era inevitabilmente una mia componente autobiografica, ma mi ha fatto schifo rileggendomi, e non l'ho fatto più"

A primo acchito pensai: ma guarda questa stronza.

Poi le cose sedimentano, lentamente, come mio solito.
A Londra ho letto un saggio sui blog, e tornando in aereo sono arrivato alla conclusione che questa storia dell'autobiografia non durerà troppo a lungo, almeno non così come la vedete.
Che sublimerò pian piano, che trasformerò tutto in simboli.

Questo blog ha una potenziale enorme: può e deve diventare uno strumento di lavoro.

Devo promuoverlo.
Devo provare a convincere persone delle mie idee, o perlomeno a favorire la riflessione su di esse.
Devo creare reti, rapporti, gruppi.
Devo sviluppare lavoro.

Se tutto questo è vero, i cazzi miei devono sparire da qua.
Dei cazzi miei non frega (davvero) niente a nessuno.

Come detto pocanzi, sono uomo da decisioni nette, ma dopo riflessioni lunghe.
Quindi ci vorrà tempo. Non ho fretta, le cose verranno da sè.

Torniamo a Londra.

L'idea di partire con una coppia, 7 mesi dopo esserci andato con me in una coppia che non esiste più può essere considerata discutibile.
Opinabile. Un azzardo. Una follia.

stessi posti
stesse emozioni
stessi mercati
stessi negozi
stessi parchi
stessi rituali
stessi ponti (il piccolo stavolta non c'entra niente)

stessi luoghi dove si discuteva del futuro, quando il futuro già non esisteva più e inconsapevolmente si recitava

stesso cibo
stessi sorrisi
stessi colori

Sono contento di esserci passato, in tutti quei cazzo di luoghi. Non ho versato una lacrima, e questo mi dispiace tremendamente.
Quando finirò di fare il superuomo sarà sempre troppo, troppo tardi.

L'esperienza è stata straniante più che strana, è stato necessario isolarsi talvolta, far finta che io non stessi in compagnia di una coppia, spararmi la musica nelle orecchie, camminare a testa bassa.

E tenere duro quando ti veniva detto "non fare l'asociale".
Però sono contento, sono contento che le cose siano andate così, che abbia avuto il tempo di pensare e ripensare, che sia andato volontariamente a sperimentare i deja-vù per vedere cosa si provava.
Il top è stato un porticato a Knightsbridge, dove ad agosto si parlava di coppie che scoppiavano come se fossero estranei, alieni, lontani.
E poi manco una settimana dopo gli alieni ci erano venuti a trovare.

Solo così potevo fare la pace con Londra, non tenendo conti in sospeso con niente, con nessuno.
Alla fine ho fatto praticamente tutto quello che volevo fare e che mi piaceva fare.

Nessun rimpianto, nessun rimorso, cantava un crooner appesantito.

Bello emozionarsi, bellissimo. Più si cresce e più è difficile.
Anche per questo non disprezzo le emozioni sbilenche e sfido le varie paure del quotidiano.

Chi lo avrebbe fatto?
Chi sarebbe volontariamente tornato sui luoghi del delitto?
Non credo sia facilissimo, ed è proprio per questo che vi racconto di me, di questo andamento caracollante, con un filo d'orgoglio.

Tornerò a Londra entro la fine dell'anno. Troppa musica, troppo sport, troppa gente per non tornare ancora.
Magari per lavoro, magari solo, magari no.
L'importante è aver cambiato il segno a questa città.

Ora il polo è positivo.
Mi sono ripreso ciò che è sempre stato mio.

londra 2008 - allez camille

La Francia in Inghilterra? Dominante

Dominante come Camille, autrice di un album assolutamente incredibile, "Music Hole". Divertente vedere il suo vestitino color arancio campeggiare sui muri della metropolitana, senza troppo dare nell'occhio, insieme a una scritta: "album of the month".
Del mese?
Mi sembra riduttivo.



Home
is where it hurts


Su Internet si trova ancora un po' pochino su questa autentica forza della natura, voce dei primi Nouvelle Vague. Prendetevi l'album, prendetevi un'ora di pausa dalle vostre attività.
Fatemi sto piacere.
Ho letteralmente violentato questo album nelle vie di Londra, tra metropolitane e mercatini.
I brividi tutte le volte.
Al ritorno in Italia è stata la prima cosa che ho voluto ascoltare.

Da Parigi a Molfetta, fino all'abiura di me



Io devo scrivere perché sennò sclero
non mi interessa che tu condivida il mio pensiero
Non cammino sulle nubi come Wonder Boy
Mi credi il messia?
Sono problemi tuoi

Io voglio passare ad un livello successivo
voglio dare vita a ciò che scrivo.
Sono paranoioco ed ossessivo
fino all'abiura di me.

Romanticismo catastale - Bugo e Stefano Fontana

E' inutile che mi parli d'amore
quando tutti e due
sappiamo benissimo
cos'è l'amore

la felicità
non è questa cosa qua
che chiamano amore

la pubblicità della settimana - citroen c5

giovedì, aprile 24, 2008

londra 2008 - romeo must die

Dovevo scrivere un post al giorno, sì, è vero.
Ma che ve lo dico a fare, la connessione a casa Ponti è ricomparsa martedì sera, giusto poche ore prima di ripartire, e la città di Londra non è un ricettacolo di wireless (aperte) come avevo immaginato e sperato.
Dovrò tentare un'azzardata ricostruzione post-hoc: l'idea non mi piace per niente, ma chissà, mi lascio guidare dalle sensazioni.

Si deve partire dall'attualità, dal dopo Londra.

(non sarò diplomatico e le responsabilità non sono state accertate. correrò il rischio di sbagliarmi nel fare questa ricostruzione)

Che parole possono essere spese per chi avvelena deliberatamente un gatto con della carne contaminata?

Specie se questo qualcuno è il tuo vicino di casa con cui hai una causa da diversi anni per un muro che entra nel nostro condominio?
Non posso ritenere una casualità il fatto che su 100 gatti randagi che girovagano dalle parti di casa sia andato a morire proprio il mio.
Chi conosceva Romeo sa che sprizzava di salute, portava indietro animali tipo lucertole o topi e ci svarionava, non doveva essere l'ultimo dei deficienti.
E invece, torno da Londra e il gatto è morto.

Un gatto favoloso. Non vi sto a raccontare l'agonia, perchè è una roba assolutamente straziante.

Preferisco ripartire dal sorriso di mia sorella alla visione dei miei 3 regali. Se andiamo avanti così, fra pochi anni sarà la mia migliore amica.

Per necessità di ricostruzione, seziono Londra in 3 parti. La prima, con gli episodi; la seconda, con la musica; la terza, con le pippe.

giovedì - gira la testa, e non è solo Bjork

Londra mi accoglie con giramenti di testa paurosi, dovuti non ho ancora capito bene a che cosa, che mi portano ad essere quasi inappetente al Pizza Hut (!).

Questo non mi impedisce di portare a casa le mie solite 3-4 pinte giornaliere e di recarmi all'Hammersmith Apollo dove il Dj set di Leila, impreziosito da una citazione di Aphex Twin (il pezzo #2 del cd#1 di Drukqs rallentato di 30 bpm), seguita da I Wanna Be Your Dog di Iggy mi fa passare tutti i malanni. Poi arriva il folletto, e non ce n'è per nessuno.
Un concerto assolutamente pazzesco: dopo aver visto lei e Beth la mia soglia di sopportazione delle cagate sarà ben più bassa.
Il clou? La base di Freak (la trovate un po' più sul blog, in uno dei post "mattina shuffle") a remixare la sua Telegraph. Per intenditori.

Ho tuttora qualche giramento di testa, è la prima volta che sto così. Speriamo non sia niente di grave.

venerdì - guns of Brixton

Ho visto tante Londra in questo viaggio, almeno una per quartiere. Certo, un filo logico tra le varie realtà c'è sempre, ma ogni distretto, ogni municipalità, ha qualcosa di proprio, di unico e allo stesso tempo assolutamente non riproducibile.
Brixton sembrava Napoli, piazzata a Londra.

E' il quartiere giamaicano della città, quello che ha ispirato i Clash, che ha dato i natali a David Bowie e che viene definito uno dei più pericolosi.
Niente mi poteva però impedire di andare da solo, zaino in spalla, a spulciarmi il mercato, a sentire quegli odori.

Cucina tipica caraibica, olezzi che ricordano madre Giamaica (non dico di cosa si parla sennò la Cassazione mi viene a prendere), il musulmano di turno, lemeleleperelebanane.

A coronamento della giornata, gli Hives. Bravi, solidi, spettacolari. Così come la Brixton Academy, con i suoi 4000 paganti. A fare il paio con l'Hammersmith Apollo della sera prima, tutto esaurito.

Londra e i concerti: una buona ragione per vivere.

sabato - Shinawatra the punisher

"dai, andiamo a bere una cosa tranquilla"

E' questa l'anticamera del Redback, luogo dove sabato il quartetto Duni + Gianni + Ponti + Feliciano è andato a menare il can per l'aia.
Ci siamo divertiti, anche se la house commerciale me la sarei risparmiata. Per fortuna che il loro divertentismo è rappresentato da Strokes, Hives, Arctic, Franz, mentre noi ce la giochiamo con la Rettore e Umberto Balsamo.
Non mi è dispiaciuta nemmeno quell'aurea da sfigatelli che siamo portati dietro. Mentre tutti si ubriacavano, si leccavano e facevano i piacioni noi eravamo lì, come dei bambini cresciuti male, a fare una sorta di gesto dell'ombrello per evidenziare le noti nascoste di un indiano che stava adescando una bionda. Così, mentre Ponti beveva (non volontariamente) 4 cockail diversi, noi ci divertivamo a prendere per il culo la gente.
Che simpatiche canaglie.

domenica - 400 sbirri per Harry Potter

usciamo dalla benedetta stazione di King's Cross/St.Pancras (io, non leggendo del maghetto, so solo che quella stazione monumentale ha a che fare con le sue vicende, a quanto pare anche per uno sbaglio della Rowling) e veniamo accolti da una cinquantina di camionette della polizia, ambulanze, cani antidroga. Un'ora di teatrini fuori dalla stazione, il sospetto è che ci abbiano organizzato questa cosa turistica proprio per noi, visto che il giorno dopo non c'è nessun riferimento all'accaduto su nessuna rivista.
Diciamo che sono un po' ansiosi a Londra quando si parla di metropolitana.

lunedì - una tipica giornata di vacanza

Sveglia alle 13, Oxford Street, mi pungo da Uniqlo, pranzo al giapponese alle 17, pub con i due quotisti (e una Nastro Azzurro) a discutere di futuro, di case, di bambini, di lavori, di Londra, di Milano, di Bari e delle sorti dell'umanità (salvo poi tendenzialmente rimanere ognuno delle proprie idee), il ritorno a casa, il rugby, Mattia, le birre, gli sfilatini, un paio.
A 2 giorni dalla fine, una giornata pressochè fantastica.

martedì - riise and fall

come sopra.
Sveglia alle 13, Ponti è off.
Ci andiamo a pungere. Una mezzoretta al gutshot prima di essere eliminati, poi pranziamo al Vic (un casinò), lascio il piccolo alle 17 (lo rivedo alle 2), Hyde Park da solo, Hyde Park in compagnia, Liverpool-Chelsea.
Quel secondo tempo, quella mezzoretta in piedi davanti al maxischermo, è un'altra ottima ragione per cui amo e amerò Londra: è il gusto dello stare insieme, del rendere evento ogni cosa.

Il calcio, e questo mi preme spiegarlo alle donne che spesso non lo vogliono capire, difficilmente ci attrae come sport in sè: il calcio è una grandissima scusa per aggregarsi, per stare insieme.
Lo avevano capito 3 ragazze tifose del Liverpool che poco più avanti di me si sono disperate all'autogol del mio idolo, un terzino sinistro norvegese che, come me, è specializzato in gol e autogol assurdi.
Così come lo aveva capito l'80% di quel Pub, a 2 passi da Chelsea ma comunque stracolmo di tifosi dei Reds.
Disperati ma composti per un gol al 95imo che potrebbe essere devastante per un'intera stagione. Uno spettacolo di civiltà, come del resto in civiltà si è dimostrata campionessa l'intera città di Londra.
Il rutilante show è proseguito con un improbabile sfascio al KFC (i cui effetti sul mio stomaco e gli annessi prodotti sarebbero oggetto di trattazione specifica, ma che vi eviterò perchè pulp, molto pulp, pure troppo) e con una bevuta dall'altro capo del mondo con un altro barese-londinese che condivide le nostre stesse preoccupazioni per il governo che verrà.
Qui ho potuto apprezzare le doti di Pappi, uno che della vita ha capito tutto.

mercoledì - il solito duni

Sarà l'aria del ritorno a casa, ma l'inizio della fine è coinciso anche col ritorno alle scoppiature, sin da Londra.

Perdo il bus che mi doveva portare a Stansted per non più di un minuto.
Il bus successivo fa mezzora di ritardo, arrivo in aeroporto a nemmeno un'ora dal decollo.
Non ho con me la carta d'identità, che era in un altro pantalone..e quindi lì a frugare istericamente nella valigia.

In tutto questo mi si è attaccata una tipa che:

1. non sapeva quali fossero i gate della Ryan;
2. non riusciva a chiudersi la valigia e chiedeva a me di utilizzare la famosa forza bruta di cui dispongo al servizio della causa;
3. voleva che io la portassi al banco accettazioni, che le trovassi orario e luogo del check-in, tutto questo mentre mi succedeva tutto quello che mi succedeva.

In tutto questo, l'ultimo dialogo prima di tornare in Italia è stato illuminante.

Davanti a me scorgo un ragazzo con la scritta "Matarrese Vattene" sul trolley.
Non posso non fermarlo: si chiama G., vive a Londra da 10 mesi.
Parliamo del Bari, di Matarrese, di Compriamola, dei suoi trascorsi. Una frase mi folgora:

"per il Bari ho preso denunce, ho perso il lavoro, ho perso la mia ragazza e un sacco di soldi; ho fatto viaggi in treno ovunque, per vederla perdere ovunque. Il sabato, se avevo turno, uscivo di testa e scappavo dal lavoro per andare allo stadio. Poi, a 25 anni, mi sono reso conto che stavo rincoglionendo.
Ma rifarei tutto quello che ho fatto"

Quando mi sentirò stanco e non avrò voglia di controllare la posta di Compriamola, penserò a te, G.. E a tutti quelli hanno storie come queste da raccontare.

ps. ho eliminato il rosa, in effetti con Explorer non si vedeva una mazza di niente.
Sono passato a un altrettanto frocio fucsia.