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venerdì, novembre 28, 2008

l'ultimo giorno di scuola

Ho appena scritto una mail a tutti i Proformi, cliccherò su "invia" quando avrò inforcato borsoncino e portatile e mi indirizzerò verso il MEI, non prima di essermi concesso un altro angoletto di paradiso.

Ebbene sì, da oggi non sono più uno stagista. E non credo lo sarò mai più, a meno che non decida di resettare la mia vita e ripartire da zero in ambiti completamente diversi.

Ma mi sento abbastanza confident (il termine giusto è questo, in italiano non ce n'è uno altrettanto ispirato) sul fatto che, a 25 anni e 3 mesi, nel giugno del 2009, avrò un curriculum tale da poter gradualmente azzerare qualsiasi tipo di accordo che assomigli a un compromesso.

In ogni caso, non so cosa sarò, perchè nessuno mi ha ancora detto cosa succederà da lunedì, anche se è facile intuirlo.

In ogni caso, sarà per questo weekend di vuoto teorico, sarà perchè sento che in qualche modo si chiude un mini-ciclo e se ne apre un altro, mi sento come all'ultimo giorno di scuola: svogliato e tremendamente emozionato.

Ho passato 4 mesi strepitosi.
E Proforma è stata determinante. Non puoi non stare bene quando fai zero giorni di assenza, quando lavori l'8 agosto e il 17 senza dover ricorrere a insulti ad alberi genealogici.
Quando non esiste una mattina in cui pensi "oggi me ne sto a casa".

Inutile negarlo, va così e credo che chi mi sta vicino lo possa percepire (così come può facilmente percepire un colorito pallido, sintomo di qualche ora di sonno da recuperare, stanotte ho finito di lavorare alle 4).
Questo weekend sarà davvero particolare, perchè vivo per la prima volta senza una precisa identità professionale (sempre sulla carta, in realtà è scritto tutto o quasi; ma la distonia è tale da rendermi piacevolmente pensieroso), e lo faccio in un posto, ovvero il MEI, che ho sempre sognato di frequentare da protagonista.

E che frequenterò da osservatore e da cool hunter, per vedere cosa succede, dove andiamo.
E lo farò vedendo Etta che fa quello che potevo fare io se solo avessi scelto una strada piuttosto che quella che ho poi effettivamente scelto.
E saprò di essere felice per lei, di non provare nessuna invidia, e al massimo di poter prendere appunti.

Come se fossi al primo giorno di scuola.

martedì, ottobre 28, 2008

domenica, ottobre 19, 2008

la nascita

Avevo immaginato di scrivere un altro post per esprimere il concetto che sto per utilizzare per spiegare la mia settimana.

Chissà, un giorno quel discorso che adesso ho messo in ghiacciaia tornerà, farò un piccolo outing, e facendolo costringerò tutti i miei lettori a chiedersi se in fondo va così come io teorizzo.

Ma la ghiacciaia è la ghiacciaia, e sopratutto le urgenze sono urgenze.

Ieri sera sono tornato alle Mura.
Non tutti sanno che è il mio posto preferito a Bari.
Ed è così tanto preferito che ci sono andato sì e no 3 volte. Perchè non mi andava di sciuparlo.
Ora, archiviata l'idiozia del pensiero (ci andrò sempre più spesso, anche perchè ci sono molte condizioni che mi porteranno là, tra cui la speciale e insolita tendenza a condividere le mie cose più private).

Sono stato folgorato, al quarto sorso di Cisx XS, da un discorso.

"tutti quelli che mi dicono che sono cinica e stronza non immaginerebbero mai che il mio primo ricordo è la nascita di mia sorella"

E' un estratto di un dialogo tra primogeniti a cui vengono (troppo? poco?) spesso accostati gli appellativi cinico e stronzo.

Ed è un virgolettato che si può declinare al femminile, così da citazione, e al maschile, al mio maschile, perchè lo condivido al 100%.
Come molte delle cose che sto ascoltando in questi giorni.

Avevo 7 anni pieni quando mia madre, nella camera da letto della vecchia casa di Bari, mi chiese "ma tu la vorresti una sorellina?"

Oramai il danno era già fatto, la domanda era retorica. Pensavo che sarei stato viziato per regolamento, mi toccava di non essere più la star.
La presi male, mi misi a piangere.


Poi ho 9 mesi di vuoto, e mi ritrovo direttamente alla notte in cui Francesca nacque. Ero a Modugno dai miei nonni, dove sono nato io ed è nata mia sorella, dato che mia madre lavorava nel non più esistente nosocomio della ridente locaità del sud barese.
Non dormii un cazzo quella notte, ero emozionato come un bambino (ero un bambino, a dirla tutta, avevo 8 anni e 3 mesi quel 9 di giugno). La mattina scesi presto dal piano in cucina e trovai mia nonna che mi stava preparando la colazione, mi vide e si aprii in un sorriso.
E quella reazione di 9 mesi prima andò così, via, volò.

E così, durante quel discorso con la primogenita cinica e stronza, io mi sono riconosciuto. Ho pensato a un episodio del mio passato per spiegare il futuro, così come faccio sempre.

Questa settimana il tema è quello della nascita, e non ho trovato migliori parole di quelle espresse da due primogeniti cinici e stronzi che si sono emozionati con una nascita di quelle che ti cambiano la vita.
E che si stanno emozionando di nuovo.

lunedì, ottobre 13, 2008

ready, steady, go (lettera aperta ai Basetti)


Ho bisogno di ritagliarmi un altro po' di tempo per noi prima di eclissarmi nel lavoro.
Vi scrivo per abbracciarvi e ringraziarvi per la possibilità che mi date di condividere con voi questa esperienza meravigliosa che ci aspetta.
Non abbiamo un'idea molto chiara di quello che ci sta per succedere, ma io sono sempre più convinto che abbiamo costruito un "mostro", ognuno con le nostre esperienze dentro e fuori Basette, con la nostra testardaggine, con le nostre competenze, con le nostre relazioni sempre più fitte e interessanti.

1 ora e mezza di diretta al giorno su una delle più importanti radio di Bari (non importa delle fatiche che abbiam dovuto accollarci per farcela. Ora non conta più. Ce l'abbiamo fatta e basta) sono un enorme privilegio.
In questi giorni questo è stato evidente: basta andare ad una festa a Quasano per vedere come la gente ti sorride di più. Si interessa. Segue. Vuole far parte del progetto.
E' chiaro, la nostra crescente popolarità non ci giustificherà mai a fare le star, ma dobbiamo essere consapevoli del fatto che il nostro modello di lavoro, aperto, partecipato, orizzontale, darà la possibilità a tutti noi di creare idee, prodotti, cultura, di lanciare persone, musica. Di fare tutto ciò che (di buono) ci passa per la mente.

Perchè questo entusiasmo? Per due motivi.

Il primo: settimana scorsa (alcuni di noi già lo sanno) io e Ludo siamo andati a parlare con il presidente di un circolo Arci, una struttura di Via De Nittis (perfettamente di fronte casa di Sonia). Un posto abbastanza grande, più o meno come la Taverna Vecchia.
Essere un circolo Arci porta una serie interminabile di vantaggi: visibilità, agevolazioni per l'essere presenti in un circuito consolidato, un ragazzo che dall'anno prossimo sarà sempre lì, a fare il servizio civile, pagato dallo Stato per lavorare.
Questo circolo Arci non è mai decollato. Congiunture favorevoli (le famose reti di relazioni) mi hanno portato a conoscere la gente che ci lavora, in questo posto.
Loro sono attivi da 2 anni e non hanno mai fatto il botto. Ci hanno chiesto di svoltargli il locale. Di fare i "direttori artistici". Il presidente si è detto entusiasta di me e di Ludo, io ho già iniziato a fare pianificazione e programmazione, seppur in maniera blanda e solo nella mia testa (non ho ancora scritto niente).
La piattaforma collettiva che noi stiamo costruendo ha un'altra opportunità: creare un corto circuito (nel migliore delle accezioni possibile) tra radio ed organizzazione eventi. Un piccolo Cube. Abbiamo uno spazio tutto nostro. Abbiamo la possibilità di tirar dentro tutte quelle persone che hanno una voglia pazza di lavorare con noi ma che, ad ora, non possiamo accontentare. Possiamo autonomamente dividerci in due sottogruppi, sulla base delle motivazioni e degli entusiasmi.
Dobbiamo solo lanciarci. Ma sopratutto, c'è qualcuno che vuole noi a capo di quel treno. E questo, qualcosa, vuol dire.
Ne riparliamo meglio in una riunione una serie di queste, ma il succo del discorso ve l'ho detto.

Il secondo: è Ludo. Ieri sera, per la prima volta da quando lo conosco, ha fatto il discorso che da lui mi aspettavo. E da lui, scettico di professione (Ludo: :***), ha valore moltiplicativo.
"Ora siamo davvero nella condizione di poter fare la differenza" (le parole non erano esattamente queste, ma la sostanza sì).
E ha ragione, ha tremendamente ragione.
Abbiamo la radio, abbiamo gli eventi, abbiamo Proforma, abbiamo il Corriere, abbiamo Antenna Sud, abbiamo gli autori, abbiamo i redattori, abbiamo i musicisti, abbiamo i fotografi, abbiamo le community, abbiamo i webmaster, abbiamo due menne enormi (non è maschilismo, è oggettività).

Siamo giovani, siamo motivati, non ci siamo ancora troppo abbruttiti a causa del lavoro. E sopratutto, seppur con diverse tonalità, abbiamo fame.
Il lavorare gratis, se da un lato è frustrante, dall'altro mi dà una motivazione enorme: a sfondare, a farcela. A non imborghesirci, a cercare sempre lo spunto, la collaborazione.
Poi le fami hanno diversi colori, appunto. Ognuno ha una motivazione. L'importante è che ci siano.

What else, pubblicherò questa lettera sul blog, giusto per fissare il momento.
Torno a lavorare, mi sembra anche giusto :)

Buona giornata, e in bocca al lupo a tutti :*

(perchè pubblicare questa mail sul blog? Semplice, perchè il nostro gruppo è solo un inizio. Per tutti coloro i quali dovessero sentirsi parte di una visione, della visione che ho cercato di rendere "fisica" con questo post, contattateci. L'entusiasmo delle persone non è mai abbastanza e sopratutto è sempre meno banale, sempre più raro)

lunedì, ottobre 06, 2008

luca sofri

Siete la leadership? Siete il modello? Siete quelli che devono guidare il cambiamento? E allora andate via da Roma, per un anno. Trovatevi un’altra città, un altro pezzo di Italia da conoscere e aiutare, e andate là. A Cosenza, a Treviso, a Sassari. Sì, lo so, state già pensando “i bambini, la famiglia, figuriamoci”. Ma che impegno è quello in queste condizioni non è capace di grandi sacrifici? Io vi capisco: non ne sarei capace, non mi sentirei disposto a tanto. E infatti faccio altro.

Cameron ieri ha detto “per risolvere i guai straordinari della finanza di queste settimane, non abbiamo bisogno del solito, abbiamo bisogno di cambiare”.

Continuo. Date metà del vostro stipendio da parlamentare a un progetto concreto – sì, lo so, che già lo date al partito: ma non lo sa nessuno, e soprattutto non gliene frega niente a nessuno. Guardate che la questione Casta è momentaneamente accantonata perché ci sono state le elezioni e una momentanea distrazione. Ma tornerà presto – non parlo del grillismo, ma delle legittime e fondate proteste sulla condizione intollerabile della nostra classe politica. E quando tornerà, noi non saremo attrezzati per venirne assolti. Prendiamo quei soldi e creiamo una scuola, borse di studio, aiutiamo le amministrazioni locali del PD. Facciamoci delle buone cose e diciamolo. Pubblichiamo – sul serio – non in un angoletto del nostro sito, il bilancio del partito, trasparentemente. Creiamo un gruppo che si occupi efficacemente – dico efficacemente e professionalmente – della comunicazione del partito, e una struttura che raccolga idee e proposte e richieste. Questa mi sembrava di non potervela suggerire, ma qualcuno prima di me vi ha già saggiamente accennato: aboliamo, attenzione che non scherzo, aboliamo i ministri ombra. È stata una delle trovate comunicative più controproducenti avute finora, e lo è ogni giorno. Ci ridono dietro, ma pure gli elettori del PD. Ricambiamo totalmente se non la dirigenza del partito – non arrivo a chiedere tanta banale ovvietà – ma almeno tutte le figure destinate alla comunicazione pubblica: che da Vespa e Floris ci vada Matteo Colaninno, ci vada Cuperlo, ci vada Alessia Mosca, ci vada Zingaretti, ci vadano i dirigenti di domani, che altrimenti non lo saranno mai, senza nessuna visibilità e autorevolezza pubblica. Vogliono D’Alema e Rutelli? D’Alema e Rutelli dicano no, grazie: e mandino Letta e Cuperlo. E impegnamoci con ogni mezzo e in modo esibito ogni giorno per cambiare questa legge elettorale: oltre che sacrosanta, sarebbe la battaglia più condivisa da tutto il paese, oggi. Altrimenti ci ritroveremo quattro mesi prima delle prossime elezioni a litigare sulla legge elettorale e a non poter spiegare come mai non ci abbiamo lavorato prima. Guardate, sono il primo nemico di quel che la demagogia ha fatto al nostro tempo: ma un conto è la demagogia, un conto sono le cose buone e giuste che sono anche apprezzate dalla gente. Un minimo di saggia e motivata demagogia, la sappiamo usare ancora o no?

Tratto da http://www.wittgenstein.it/2008/10/03/un-giorno-alle-corse-2/#more-9999

martedì, settembre 23, 2008

EMI contro Emi (testamento di fine adolescenza)

Ruberò un po' di tempo al mio lavoro di produttore di parole per produrne altre, qui, tutte mie.

Per raccontarvi di un bivio, di una scelta di vita che ha proprio la forma delle due strade che biforcano.
Niente di metaforico, qua davvero è o dentro o fuori, o una vita o l'altra, senza troppe possibilità di ritornare sui propri passi.
Il destino è strano però. Se è vero che le due strade non sono tra di loro compatibili, hanno la stessa matrice iniziale.

Le mie 2 vite possibili iniziano entrambe con Emi.
La prima è quella dei sogni nel cassetto. Mi chiama la multinazionale, seppur indirettamente. Cercano stagisti, sezione promozione. Chi ha facoltà di scelta è mia amica (a conferma che bisogna sì essere bravi, ma le reti di relazioni valgono molto di più), mi chiama e mi dice che sono la persona giusta.
Eccoci: io in una multinazionale della musica. Produce i Coldplay e i Sigùr Ros. Aveva i Beatles e i Radiohead. Forse hanno perso il fascino di un tempo. Ma proprio per questo sono il sogno nel cassetto da me evocato.

Una roba del tipo "salva la musica". Sto studiando economia dei media da quando mi sono laureato, aspetto solo la responsabilità, il "potere", l'autonomia decisionale.
Eccoci. Milano mi aspetta.

Ennò.
Milano mi aspetterà.
Una Milano mai così accogliente, che mi vuole molto più bene di quanto me ne voglia Bari, che io però continuo a non sopportare, non sarà la mia casa. Almeno per i prossimi 9 mesi.
E dopo due dottorati volati, faccio volare via la EMI.

Tutto questo per restare qui a Bari, per leggere ieri pomeriggio il mio nome su un'organigramma, per ricevere un foglio a4 completamente bianco con la firma del mio Sindaco.
Un gesto che vuol dire
:

Veditela tu, Dino caro. Io mi fido di te.

Resto per questo, resto per gli altri, resto per Bari.

Ho rinunciato a Roma e Milano, a carriere più o meno certe perchè più o meno è certo il mio contributo in quei settori disciplinari (ricerca, musica), a cui ho sbattuto la porta.
Il sogno nel cassetto dovrà aspettare, e a questo punto non è detto che lo voglia aprire. E forse non è detto che sia effettivamente questo, il sogno.

Sono sinceramente sorpreso di me stesso: ho aspettato per anni questo momento, e ora che è il mio turno...

Ho deciso la mia strada, non ho ancora ben capito cosa dovrò fare, ma ho capito che voglio lavorare tantissimo, e bene. Voglio avere le responsabilità che sono scritte su quell'organigramma, voglio rischiare di bruciarmi la carriera a 24 anni, voglio che la gente mi dia consigli ma non mi prevarichi, perchè, immodestamente, ricopro un ruolo che a Bari nessuno può coprire meglio di me.
Voglio cambiare le cose. La politica, se si può.

Perchè è un ruolo nuovo, semplicemente questo. Ma non voglio abbassare la testa.
Almeno stavolta. Non giova a nessuno.

E voglio essere sincero con voi lettori, con amici, conoscenti, amanti e comparse.
Se pensate che io fino ad ora abbia lavorato forte, che sia super-impegnato, preparatevi al peggio.
Non avrò il tempo per le persone.
Per chi già si lamenta, prevedo tempi duri, durissimi. Ho una vocazione, un dovere, e intendo perseguirlo. Fino in fondo.

Capirò chi mi abbandonerà per la strada.
Ma non ci sarà posto per loro al mio ritorno.

Io inizio oggi, qui, ora, ufficialmente, la mia campagna elettorale.
Grazie EMI, ti penserò tutti i giorni.
Grazie Emi, hai fottuto EMI.

Buona vita a tutti.

p.s.alla storia del testamento non riesco a crederci fino in fondo. La mia anima cazzona avrà sempre la meglio.

lunedì, settembre 15, 2008

schegge di blogfest (2)



Lykke Li, the next big thing (?)

sabato, settembre 13, 2008

troppo fighetto per un ostello, troppo sfigato per un hotel

E' sabato e, quando si può, è tempo di bilanci settimanali.
Ma l'attualità non può che regnare sovrana.
Mi trovo a Riva del Garda al Blogfest (www.blogfest.it), in questo momento sto assistendo a un convegno-testimonianza.

Protagonisti: 5 bloggers. Famosi. Ma per chi?
Questi hanno scritto libri, sono veramente bravi, ma io non li conosco.
Nessuno di voi lettori li conosce.
Ecco, partiamo di qua. Il blogfest.

E' ancora molto presto per fare bilanci, ma sono felicissimo di essere qui, di aver imbastito tutto all'ultimo, di aver fatto 13 ore di treno per poi finire in una quadrupla di un ostello con persone sconosciute e senza bagno.

Mi reputo adattabile, ma questa è stata una sfida. Ok gli ostelli, ma ho sempre fatto il fighetto: solo persone che conosco, solo bagni in camera.
Ho fatto la doccia in un bagno pubblico. Nemmeno il Katenaccio mi aveva spinto a tanto. Proprio a me, il teorico della vasca da bagno.

Le situazioni di confine ti danno la possibilità di crescere
.
Questa è una delle 4 o 5 verità sacrosante della mia sghemba vita.

Se c'era una cosa che mi preoccupava della missione era questa.
Andare a dormire con persone sconosciute, non italiane per un buon 50%. Ho dormito con 3 persone in camera, mi son svegliato con altre 3. Non è storia mia, non credo lo sia. Ma son contento di esserci riuscito. E di non aver perso del tutto la possibilità di replicare questo genere di avventura VittoAlloggio.

Riva del Garda è splendida e la pioggia forse la migliora. Sono finalmente bardato con la mia divisa preferita: bermuda osceni, t-shirt oscene, felpe da 100€. Scarpe da ginnastica.
Un geek, un nerd, un trimone.

Stasera suonano i Perturbazione, qui, nella sala accanto. Sono sicuro che sono quello che lo conosce meglio di tutti i presenti.
E siamo arrivati al cuore del mio ragionamento.
Al blogfest sono tutti blogger. Tutti. Dalle mie 60 visite al giorno ad aziende da 6 milioni di euro di fatturato, passando per queste online celebrities.

E qui si prendono tutti sul serio. Ci credono davvero. L'effetto è straniante.
C'è che mi dice che sò fissato coi social network, con il marketing, con sto genere di cose. Ma venite qua e vi renderete conto che sono un povero pischello.
Per fortuna.

E' questo il limite, l'unico limite, di questo meraviglioso gruppo di persone. E' per un lato autoreferenziale, iperprofessionale per un altro.

Ieri sera ho pensato che, se il futuro è arrivato e ha queste fattezze, io non sono ancora pronto. Sono finito per caso ad una festa organizzata con un wiki (http://faiquelcazzochetiparecamp.pbwiki.com/). Nessuno conosceva nessuno. Studiando mi hanno insegnato che il social network è il mondo dei legami deboli. E ieri i legami erano deboli davvero, ma avrò stretto 30 mani, sentito 100 idee. Non mi ricordo più nessun nome.
Qualcuno ha preso il mio indirizzo, io ho fatto guerrilla alla tammuriata inserendo il sito di Proforma qua e là. E boh, forse spunteranno nuovi lettori, forse no. Forse verrà qualche portale a prendermi e chiedermi di scrivere per loro. Non ci ho capito un cazzo, ma la gente sembrava gradire i miei farfugliamenti.
E poi ho bevuto l'Ouzo dopo 4 anni, dopo una sbronza+vomito di quelle che abbatterebbe i cavalli o Amy Winehouse. Mi è risalito tutto, ma ho sconfitto i miei mostri.

Anche in questo caso ero quello che ne sapeva di meno. Nessuno mi conosceva, vedevo la gente segnalarsi come fossero delle celebrità. Io ero stordito.
Forse arriverà anche per me il momento del dito addosso, della gente che mi ferma per strada e dice che scrivo bene, che si commuove, che mi gastema.

Forse arriverà quel giorno. Il giorno che qualcuno deciderà che io sono diventato opinion leader. Una prospettiva che, con un alone di megalomania, mi affascina. Magari verrò io nel 2014 al blogfest a dire del mio blog, che, mi hanno insegnato, dovrebbe avere un dominio tutto suo. Chèsennòseisfigato.

Duniduni.com?
Qualche nome meno ggiovanilistico?
Boh. E' presto ancora.

E qui passiamo dall'altra parte della barricata. Passiamo a quelli per cui il blog è uno strumento per fare i soldi. Perchè è necessario averli, più che considerarli un piacevole passatempo.

Stamattina ho seguito un seminario strepitoso sul futuro della televisione, che ho assistito con interesse viscerale sia per la passione per la tv (sì, è così, è lo strumento pop per eccellenza e io sono pop) sia perchè a breve nascerà un bambino a forma di televisione e ho come la sensazione che dovrò lavorarci su.
Durante il seminario mi chiedevo:

ma se fate tutto questo per i soldi, quanta credibilità avete?
E quanta pensate di averne?

Uscendo dal seminario mi sono sentito benissimo e ho preso il diluvio col sorriso perchè ho studiato marketing solo perchè mi devo difendere, non perchè devo attaccare.

Ma sopratutto perchè dei soldi non me ne sbatte un emerito cazzo. Lo dimostrano le mie scelte, più che questa frase da campagna elettorale.
E secondo me la gente, almeno su Internet, se ne accorge.
Ecco perchè studio marketing. Per capire quando imploderà. Perchè. E cosa andrà fatta nel giorno 0 dell'ennesima transizione della globalizzazione.

E fanculo alle corporation.
Fatemela dire una cosa politicamente scorretta.

Chiudo con una frase appena detta da un superblogger:

"quando sono arrivata mi sono sentita una marziana"

Le situazioni di confine ti danno la possibilità di crescere.

(minchia, quanto sono stato prolisso...!)

venerdì, settembre 12, 2008

12 settembre 2007

Amore non è amore

se muta quando nell'altro scorge mutamenti,
o se tende a recedere quando l'altro si allontana.

Oh, no! Esso è termine fisso
che domina le tempeste e non vacilla mai;

esso è la stella di ogni sperduta barca,
il cui potere è ignoto, pur se ne misuriamo l'elevatezza.

Amore non soggiace al Tempo, anche se labbra
e rosee guance cadranno sotto la sua arcuata falce.

Amore non muta in brevi ore e settimane,
ma impavido resiste sino al giorno del Giudizio.

Se questo è errore, e sarà contro me provato,

allora io non ho mai scritto, e mai nessuno amato.

domenica, settembre 07, 2008

c'è chi mi conosce meglio di me (1)

E insomma, in questa settimana apparentemente normale è successo di tutto.
Dalla chiacchiera visionaria con il direttore di GQ alle prime pesantissime allusioni sul perchè dei miei scatti di carriera fino all'ennesima strepitosa giornata a Torre Guaceto.

Ma quello che mi ispira a scrivere e a chiudere con il solito bilancio del weekend è un'uscita di una mia (a questo punto) amica, che evidentemente ha visto qualcosa che nessun'altro, me compreso, aveva ancora visto. 
O meglio, io la sapevo. Non sapevo che lo comunicavo pubblicamente e involontariamente. Sarà davvero qualcosa di irresistibile.

Mi chiede perchè da un po' di giorni ho quella faccia così, quell'espressione un po' così, di chi si sta perennemente rompendo le palle. Delle persone che lo circondano, dei contesti. Perchè ho quest'aria di saccenza/supponenza/insofferenza.

Semplice, perchè è vero. Sono scocciato. Che ci vuoi fare. Voglio spaccare il mondo e sento sempre una cazzo di zavorra che mi tiene a velocità rallentata. Spesso mi fa anche bene avere un paio di piombi, un po' di realismo che mi tiene alla larga da inutili rincorse. Che mi fa godere del riposo. Ma boh, si può dare di più, diceva un trio sanremese.

Eppure sto bene, molto bene. 

Spesso la gente che sta male maschera con ampi sorrisi e un'intensa vita sociale.
Io sto funzionando al contrario. Sto bene e ho il muso
Questa cosa non va affatto bene.

E' la verità, ci sono troppi contesti in cui mi sento stretto. Non riesco a vedere la mia generazione perdere tempo, fare tardi senza motivo, esaltarsi nelle puttanate. Non ce la posso fare. 
Mi piace la vita che sto facendo, tutte le piccole rinunce quotidiane non mi pesano, non abbastanza da invidiare chi non ha bisogno di farle.

Sarò diventato pesante, mi prenderò troppo sul serio, ma non ce la faccio. 
Non ce la faccioa  fare a fare le cose senza un motivo, senza un futuro. Non necessariamente pianifico e anzi, godo ancora (e sempre di più) delle birre alle 4 di notte o dei 160 km di auto per andare a mare quando ne basterebbero 25, ma almeno pianifico cosa non voglio fare. 

Le cose inutili vanno tagliate senza paura, senza timore. E sono davvero troppe.
Quei timori evocati dalla chiusura legittima, ma sordamente moraleggiante dell'oracolo di Delfi di nome Valerya di cui sopra:

"fai attenzione, perchè poi la gente penserà che ti senti superiore"

E siamo punto e da capo.
Sono diverso, non superiore. Probabilmente vivo peggio di tanti altri. Forse fa bene chi vive leggiadro, senza preoccupazioni. 
Io penso di no.
Dopodichè, se mi hanno dato del ricchione d'altissimo profilo perchè è dura, troppo dura, dire "bravo", figurati cosa saranno altre 2 o 3 cataste di cazzate.

Dovrei avere il coraggio di dire a molte delle persone che hanno fatto parte del circo equestre che mi sò rotto i coglioni. O semplicemente uscire dal circo. 
Un passo alla volta. 

Questa settimana è successo di tutto, appunto. Per ora può bastare.

lunedì, settembre 01, 2008

grazie direttore

Caro Dino,

io e tutti noi qui lavoriamo perché speriamo che ci sia qualcuno, da
qualche parte, in Italia, che ci scriva una lettera così. Perché la
sfida che ho raccolto mollando Rolling Stone per venire a GQ era
proprio questa: fare un giornale pop in maniera intelligente. Donne
nude? Anche, ma non solo. Sognavo che qualcuno ci lasciasse fare un
giornale vero, fatto bene, con passione. Con attenzione alla grafica,
alle foto, ai testi. Qualcosa di intelligente. Non troppo, solo un
po'. Ce l'hanno lasciato fare. E come spesso succede in questi casi,
poi quando lo fai va pure bene, per cui ora ci ritroviamo zeppi di
pubblicità.

È da 3 anni (TRE ANNI) che cerco un momento per poter chiamare
"quelli la di Proforma, quelli bravi" e non l'ho mai trovato. Così,
perché pensavo che si potesse fare qualche cosa insieme.

Dunque, eccoci qui. Non so bene che dirti e ora sto per entrare in
una riunione, ma parliamoci, scrivimi, se hai idee particolari. Il
contatto è aperto.

Ciao, Michele
.

Michele Lupi, direttore GQ Italia

domenica, agosto 31, 2008

i vuoti

Anche appoggiarsi a una saracinesca può portare all'ispirazione.
E può mettere la ciliegina sulla torta di un ragionamento.

A me è piaciuto l'esserci, anche se magari non è servito assolutamente a niente, anche se sono state generate grandi teorie e nella pratica temo che già da ieri notte si sia tornati punto e da capo.
Speriamo di non aver generato troppo gossip e troppe amarezze, anche se in realtà so per certo che si è già ampiamente discusso di questa benedetta saracinesca.

Si è parlato di relazioni, di come si ama, di come ci si può voler bene, di come si può voler bene a una persona.
La base, non mi stancherò mai di dirlo, è il rispetto di sè stessi.

E' una questione di presenza od assenza: se ci si rispetta si fanno un sacco di idiozie in meno, in caso contrario si tentano di recuperare i propri vuoti impedendo agli altri di vivere i propri.

Voler bene a una persona è una questione di vuoti, più che di pieni.
Saper non essere, per saper essere importante.
Lasciare il tempo per la riflessione.
Evitare di riempire tutto, di riempire gli spazi, i tempi.
Evitare l'eccesso. Evitare di fomentare la reciproca dipendenza.

Perchè poi diventa palese che l'assistenzialismo diventa mascheramento della propria insicurezza. Che si cerca di essere sempre a disposizione dell'altro non per amore dell'altro, ma per paura delle conseguenze degli scatti altrui su se stessi. Per egoismo, non per altruismo.
Questo non è amore. Questo non è voler bene.

La gente impara quando è sola, quando è stanca, quando gli estremi vengono forzati.

Non quando c'è il piano b, l'atterraggio morbido, la risposta alle domande (magari sempre di parte, sempre da un lato, che rispetti sempre e solo uno schema della realtà).

Vivere così è più facile, ma è come drogarsi o diventare alcolista: rinvii all'infinito l'appuntamento con la realtà.
Vivere così è più facile, cambiare è impossibile.

Quando amate una persona (e l'amore si manifesta in tante modalità, dallo sbattersi per parlare per ore di un problema allo sbattersi e basta) che non si sta comportando bene con voi o con il mondo, non siate presenti. Lasciate che le persone sbaglino. Che sperimentino l'amore o il disamore di sè stessi. E che poi correggano le rotte.

A chiusura, vorrei ribadire qui la mia feroce volontà di lottare perchè un'idea di amore come quella che ho sentito ieri sera sia spazzata dalla testa prima di tutto di chi ieri argomentava a suo favore, e poi a tutti coloro i quali pensano che potrebbero farsi accarezzare da questo genere di costruzioni.

Non c'è amore senza dolore.

Cazzate.
Provate a fare solo del bene alle persone. Probabilmente apparirete troppo buoni agli occhi degli altri, vi farete sfruttare dagli opportunisti. Ma fate, date. Andate oltre la logica dell'orticello, fate bene anche a chi non vi ha fatto del bene.

Quello è l'amore.
Il do ut des lo lasciamo agli altri rapporti.
Il dolore anche.

La gente riconosce chi è buono.
Se così non fosse, ho sbagliato molte cose.

mercoledì, agosto 27, 2008

how to disappear completely



Non sarebbe bello
non farsi più del male?

Non sarebbe strano
se capitasse a noi?

Non sarebbe bello
riprendere Berlino?

Non sarebbe strano
prenderla senza eroi?

Non sarebbe bello
venire ad incontrarti
senza aver paura
di non ritrovarci mai?

Non sarebbe bello
Non farci più del male?

Non sarebbe eroico
non essere degli eroi?




sabato, agosto 23, 2008

il potere dell'uomo (tette culo britney spears)

Ultimo weekend d'estate nel senso pieno del termine, tutti i tasselli stanno ritornando al loro posto, da lunedì sarà una corsa che durerà per 9, 10 mesi.
Mi sento pronto.

In quest'ultima settimana-cuscinetto tra il nulla e il ritorno alle isterie del quotidiano ho spesso gridato al miracolo. Al lavoro infatti ho sfruttato la situazione di semi-cazzeggio per studiare.

Il fatto che lavori in un posto dove il confine tra il cazzeggiare (il mio cazzeggiare, immagino che non tutti leggano articoli su una rivista in inglese sui social media nel proprio tempo libero) e produrre conoscenza è spesso labile: questo fantastico privilegio dovrebbe già essere sufficiente a dire che è stata un'ottima settimana. Che in generale sono ottime settimane. Ulterormente impreziosite dal fatto che, parlando di Proforma, la gente comincia a dire "voi" parlando con me. Come se io fossi uno di loro al 100%, come se ci fosse già un noi.

Quando è successo ho provato un mix di imbarazzo e gioia.
E stiamo parlando di lavoro.

Ci stanno i fastidi, le rigidità, le solitudini. I tempi morti, che non mi piacciono nemmeno un po'. Ci sta tutto, ma va benissimo così.

Lo studio mi ha permesso di scoprire (meglio, di riscoprire) quali potenzialità abbia l'essere umano. Cos'ho fatto per arrivare a questa enorme banalità o altrettanto enorme scoperta, punti di vista? Semplice, ho girato su Internet. Letto, scritto, stampato, linkato, condiviso, pensato.

Da quando frequento la Rete ad oggi, mai come in questo caso ho pensato che il processo di creazione pura sia terminato. Che altro devi inventare su Internet? Ora bisogno solo imparare ad usare gli strumenti e al più a combinarli, integrarli.

Vuoi comprare un oggetto in qualsiasi parte del mondo? Anche t-shirt idiote dagli Stati Uniti (ogni riferimento a fatti, persone, idioti realmente accaduti è puramente casuale)? Si può.

Vuoi creare un gruppo di lavoro unendo persone che non si sono mai conosciute e che potrebbero anche non conoscersi mai? Si può.

Vuoi un social network su cui tagliare? Esiste.


Vuoi un sito su cui scrivere come ti senti nella giornata di oggi? C'è.

Vuoi un sito su cui persone scrivono messaggi da 140 caratteri sulle loro attività sessuali? C'è.

Vuoi creare un sito, una piattaforma, un portale, una rete, un gruppo, un interesse, una mania, aria fritta e poi condividerla con i tuoi amici, le tue amiche, un gruppo di geni o un gruppo di bizzoche?

In generale, vuoi creare? Vuoi dire, invece che leggere? Vuoi cambiare la società invece che timbrare il cartellino? Si può, basta volerlo.

Vuoi lasciare i tuoi averi in una poker room? Facile.

Vuoi informazioni su qualsiasi cosa? Un paio di ricerche, e si trova tutto.

Vuoi risparmiare sui beni "futili"? (per il pane e la pasta dovremo aspettare: Internet è fatta di bit, non di spighe di grano)

Vuoi scrivere alle tue stelle polari covando una legittima aspettativa sul fatto che loro potrebbero anche risponderti? E' possibile.

Vuoi venderti (in qualunque delle possibile accezioni del termine)? Niente di più facile.

Vuoi scoprire che il tuo blog è stato visitato da luoghi improbabili come Malmoe, Medina (USA, stato di Washington), Sutton Colfield (UK), Santa Giusta (Sardegna), Sant'Agata Li Battiati (Sicilia), Torgiano (Umbria), San Giovanni al Natisone (Friuli), Calusco D'Adda (Lombardia) e un'altra cinquantina di comuni improbabili?

Vuoi scoprire che il tuo blog è letto a Roma quanto a Bari e che ci sono 29 visite provenienti da Carbonara e dintorni?

Vuoi scoprire che ti hanno trovato digitando "Forza Chiara", una parte del brano "La Solitudine" di Laura Pausini, "Sigur Yos" (una cover band greca dei più noti fenomeni islandesi)? Ti basta sapere che c'è qualcuno che ti dà tutto questo gratis, e che non fa mai male avere amici che sanno mettere le mani in un html.

(n.b. per inciso ho dato quel titolo al post proprio per ironizzare sulle chiavi di ricerca)


Vuoi essere quello che sei, esattamente, precisamente, senza dover scegliere l'alternatva?
Vuoi fare esattamente tutto ciò che la testa ti dice di fare (soldi e coraggio permettendo)?. Si può!


Quando tutti se ne accorgeranno ci sarà un casino indicibile. Io, di questo, ne sono certo.

Per il momento mi capita di intrattenermi sempre più spesso in relazioni pubblico/private (la distinzione è oramai anacronistica, chi si arrocca nella tutela della privacy come valore sta sbagliando tutto. La privacy va ripensata. Gestita.) con persone squisite, conosciute proprio perchè tutto ciò che ho scritto fino ad ora è possibile.
Con cui si lavorerà, si cercherà di migliorare l'ambiente dove stiamo vivendo. E lo si farà nell'unico modo che può apparire coerente con questi obiettivi visionari: partendo da una base comune, dalle relazioni umane e dalla bontà delle stesse.

Dal tempo condiviso e non solo dal lavoro in cambio di soldi. Una cosa fredda e triste anche solo a dirla, ma che appare seducente alla stragrande maggioranza delle persone.

Mai dimenticarsi dell'altra parte del cielo però: c'è tutto un mondo, anzi, quasi tutto il mondo, che queste cose non le sa (ancora).
Ma il potere dell'uomo è sempre presente, si esprime in altre maniere.
Anche distruttive.

Ti basta una vasca in Via Sparano per pensare al potere delle persone.
Inespresso. Tenuto chiuso a chiave. Ignorato. Bloccato, come un contatto di MSN.

La gente ha paura. Non smette di averla.
Anche di ciò che di buono può fare.
E quello che sembra inedia, inerzia per il singolo, diventa distruzione per altri contesti, altri mondi.

L'entropia è una cosa seria.

venerdì, agosto 15, 2008

fatto tutto

Abbiamo scardinato anche questo caposaldo dei forzati del divertimento:
ferragosto a casa.

E' 15 agosto, io dovrei essere a Cala Corvino, in vacanza, e invece sono a casa, col gatto che tenta di impedirmi di scrivere facendo le fusa alla tastiera. E sto benissimo così.

Nella dimora estiva ci sono stato sì e no 5 o 6 ore, oltre a quelle in cui dormivo. Nè avrei potuto fare diversamente. Poi ho passato la mano, ho lasciato il mio letto a un'amica di mia sorella. Un sogno per loro, lo stare insieme lì.

E' finito un ciclo.

Quello dei villaggi turistici, dove la gente si abbronza, beve, balla e cerca di scopare con la prima persona che si trova.
Quello degli amici estivi, che sono sempre uguali da quando li conosco, mentre io mi affanno di andare sempre di corsa, sempre oltre.
Quello delle vacanze nei posti conosciuti, o coi genitori. Orari diversi, ritmi diversi, aspettative diverse. Non si può. Nè mi chiedo come posso aver pensato il contrario, spacciandola per "una settimana di riposo assoluto".
Quando alle 8 della mattina i tuoi sono già, giustamente, in piedi, a prepararsi per una giornata di mare.

La verità è che mi sono rotto i coglioni di divertirmi.

Quando il fare qualcosa diventa un ossessione, e allora a Ferragosto bisogna fare per forza qualcosa, per forza nottata, per forza falò.
Tutti insieme appassionatamente, in coda se ti va male, accalcati se ti va bene.
Ma così, che gusto c'è?

Sarà che mi piace lavorare, mi piace quello che sto facendo, sarà che ho fatto già un sacco di cose e che continuo a farle noncurante dei ritmi ordinari, d'estate, d'inverno, d'autunno, sarà che sono diventato unfit (cit.).

Fatto sta che non aspetto il Ferragosto o il Natale o le ferie come la svolta di una vita. Non riesco più ad entusiasmarmi per le vacanze, per i grandi eventi, per le sbronze collettive.
Perchè sto bene, non mi privo di niente. E così in vacanza ci sto (quasi) sempre.

Per togliere quel quasi con la parentesi mi manca un ultimo, decisivo tassello, divenuto urgente e insopprimibile bisogno:
andare a vivere da solo.

Da oggi ogni piccolo sforzo sarà orientato in quella direzione. Farò (quasi) tutto per raggiungere l'obiettivo al più presto.
Qui, il quasi con la parentesi non si toglie. Continuerò a fare solo ciò che mi piace, a rifiutare lavori che possono causarmi problemi, sovraccarichi, perdita di coerenza.

E così rinuncerò a quei soldi un po' più facili, che mi permetterebbero di uscire domani e farcela da solo. Ma a che costo?

Così è un po' più complicata. Fare questi salti in avanti tenendo ferma la barra è più difficile. Ma è indispensabile non avere fretta. Sto costruendomi un futuro. L'impulsività non c'entra.

(nel frattempo, chattando con una mia amica mentre sto scrivendo questo post:

f. che hai fatto ieri?
io. a casa, tranquillo, da solo a dormire
f. cosa???????????

giustappunto. I forzati. Sembra che ho ucciso qualcuno.)


Sarò un po' più attento. Qualche uscita alla cazzo di meno, qualche euro in meno gettato qua e là. Mi manca solo questo.
Il mio letto, i miei ritmi sballati. L'uscire a piedi, il tornare a piedi.
Imparare a stare da solo, a fare la spesa, a lavare, a stirare.
Il poter ospitare gente, il poter bivaccare. Sempre.

Non ho bisogno di staccare in modo netto, mi bastano dei flash pieni, fatti bene, con le poche persone che meritano qualcosa. E in questi giorni ho vissuto tutto e fatto tutto ciò che volevo.

il mare, ma quello vero
l'abbronzatura, ma quella seria
i bagni di 1 ora
i bagni con i fuori programma (da soli, valgono un'estate)
i bagni con la tennent's super in mano a stomaco vuoto, a Otranto (un altro evento che da solo, vale comodamente un'estate)
Torre Guaceto
Melpignano senza la notte della Taranta
Masseria Torcito
Un concerto reggae
Panificio l'assunta
Guidare nelle strade del Salento, e se sono 500 km in 36 ore, poco importa

Tutte le consapevolezze di cui sopra, consolidate guardando in avanti nell'acqua cristallina, o spiaggiato mentre il sole mi frigge, o in macchina, o rigirandomi nel letto per quel cazzo di spiraglio di luce che si apre alle 8 quando sei andato a dormire alle 4. Anche qui, poco importa.

Lunedì torno a Proforma. Un altro po' di sonno (me ne servirebbe un anno, ma se avessi un anno libero farei tutto fuorchè dormire) e vai.
Aspettando di ospitarvi nella mia casa nuova.

sabato, agosto 09, 2008

199

Sono il corpo di una gigantica presentazione che darò a Proforma il 26 agosto, o giù di lì.
199 slides
6 moduli
dal marketing ai nuovi media
dalla coda lunga all'innovazione
dal project management ai casi d'eccellenza.

C'è tutto, spero.
Per ora.
Perchè in vacanza mi sto portando i libri.

Sì, vacanza.
Queste hanno necessariamente un sapore particolare, queste le puoi chiamare ferie, perchè hanno una tabella su cui c'è scritto quando parti, quando torni, a che ora hai finito venerdì e a che ora devi rientrare lunedì.

Perchè questi sono i giorni liberi, non potevo esattamente prendere e partire.
O meglio, lo potevo fare.
Come tutti.
A scapito di altro, però.

Spero di godermele, sopratutto di rilassarmi, ricaricarmi.
L'approccio iniziale non è stato dei migliori, anche perchè qua sembra che stiamo andando in guerra più che in vacanza. Borse, controborse, fornetti elettrici, mal di testa, fretta.
Pure oggi?

Devo imparare anche questi dettagli. Che dettagli non sono mai.
A gestire questa settimana immersa in un mare di colore diverso.

Quando vedi l'estate scorrere per tutti ma non per te, sei quasi costretto ad appigliarti ai giorni di nulla che verranno per riscattarti, per recuperare le reti di rapporti che hai necessariamente dovuto trascurare, quelle che avresti voluto fare a meno di trascurare.

Una settimana per una vita più normale, più da giovane. Fare tardi, ubriacarmi, fare il coglione, andare a mare.
Fare tutto quello che non riesco a fare più.
Sia ben chiaro, sono contentissimo così. Ma mo che mi ci trovo, con ste ferie, ti vien voglia di ribaltare tutto.

Oggi volevo svegliarmi alle 13 (cazzo, le ferie sono anche questo) e alle 9.15 stavo già in piedi, come una molla.
Vorrei vedere 140 persone per fare 420 cose, ma temo che non riuscirò e riuscirò, anche in vacanza, a dare la sensazione di sfuggire, di dire e non fare.

Che palle, super-impegnato. Pure in vacanza!

Insomma, mi tocca fare le misure.
Anche questo è novità.

Buon proseguimento a tutti gli altri, abbronzatevi che vi raggiungo. Per forza.

ah, ho tolto i contatori, messo twitter, allargato il box.
Mi sto prendendo un po' troppo sul serio.

domenica, agosto 03, 2008

avec maracchione

Non ci potrebbe essere titolo migliore per un post che voglia in qualche modo fotografare il weekend, fissarne le specialità e allo stesso tempo incensarne i protagonisti.
Ricostruendo on reverse, oggi (domenica) ho dormito ininterrottamente dalle 4.30 alle 20, con un'ora di pausa pranzo condita dal GP.

E potrei andare tranquillamente a gettarmi in un'altra sessione da 15 ore.
Anzi, non vedo proprio l'ora che succeda.

E così, di questa domenica c'è poco da raccontare. Non è che posso fare la telecronaca di:
mi sono messo di pancia
ho storto il cuscino
un piede mi ballava
ho spento il cellulare

Torniamo a sabato.
Come avevo scritto prima di partire, il programma sembrava perfetto rispetto a ciò che volevo e così è stato.

Mare bello, in cui non ero mai stato, con persone che conoscevo pochissimo mixato con vecchie e insostituibili glorie.
Non meno di 3 lingue fluidamente interpretate dai protagonisti (di qui il titolo del post, un po' neo-global, un po' kitsch), con il dialetto che, causa la doppia P (Ponti-Pappi) ha giustamente ritrovato quella possanza filologica di cui l'Italia (e in particolare la provincia di Brindisi) aveva bisogno.
Con le emozioni regalate dalle argentine che proponevo brindisi nella nostra lingua madre, milanesi più terrone di me (Ire, non so se ti ho fatto un complimento), gare di barzellette, carne, vino, vino, vino.
Tramonti.
La musica, ieri oggettivamente strepitosa.

E in questo senso, far conoscere un cantante argentino agli argentini è stato un altro momento particolarmente divertente e, perchè no, emozionante. Anche perchè Nuria si è esaltata.

E i centri storici, Cisternino, Ostuni.
A volte, anzi, spesso, sottovalutiamo la fortuna che abbiamo a vivere dove viviamo.

Ostuni: altro tuffo.
Sembrava che ci si fosse messi d'accordo per una sorta di best-of della mia vita. Tutto ciò che è successo sino ad ora.
E che oramai è da considerare, senza nemmeno troppo rancore, come meraviglioso passato. Qualche traccia inedita a giustificare l'ennesima metafora musicale.

Non mi piace stare a fare i nomi e i cognomi, avrò modo di tributare chi c'era per la loro parte di spettacolo.
Inteso sia in senso scenico, che in quanto a sostantivo del ceppo di "spettacolare".
(mè, avete capito, mi sò complicato assai la vita)

Anche se potrei già iniziare a spendere due parole per Giovanni e Colino.
Quante ne sanno...

Fatto sta che così dovrebbe essere, sempre.
Alla prossima.

Emilia, nel frattempo, non ti perdere.

Maracchione, se devi querelarmi chiedi l'indirizzo a chi mi conosce meglio.

sabato, agosto 02, 2008

ri-soluto

Non voglio perdere l'ottima abitudine di scrivere di sabato, ma per fare questo devo aggrapparmi ai fatti, e questo mi piace molto. E mi ritrovo a scrivere a un orario molto poco da poeta maledetto (sì, da là se n'è andato)
E così, un sabato come lo desideravo. Ne avevo bisogno, un bisogno che mai penseresti di avere per un'idea, un piano.
Mare la mattina, cazzeggio il pomeriggio, vinello la sera.


Bilancio della settimana ancora positivo, i pensieri sono tanti, le amarezze ci sono ma sono ampiamente colmate da ciò che di splendido succede, dalla sensazione primigenia di imparare ogni giorno qualcosa.

La cosa più affascinante, liberatoria e contemporaneamente difficile da gestire, perchè causa di interrogativi a raffica, è l'essere quasi obbligato a pensare che in fondo sto capendo sempre più cose di me, del mio mondo, di ciò che mi aspetta e di ciò che ho fatto a vuoto.

E l'ho fatto in questo mese, più e meglio che in 24 anni.
E non vedo come il trend si possa arrestare.

E' come se mi stessi ricostruendo da capo, salvando i quadri buoni dalle macerie. Le idee, gli affetti, le predisposizioni, le esperienze, le ortodossie.

Sì, essere ortodossi è il sotto-tema principale.
Io lo sono e non mi dispiace esserlo, la vita mi chiede di esserlo sempre meno. Vige l'ipocrisia.
La crisi non è solo un fatto economico ma morale.
Tutti prendono quello che possono, e se lo tengono.

Condividere è una parola buona per i social network. E basta.
Nessuno condivide davvero.
Chi ha, non dà.
Chi non ha, quando può, prende di nascosto.
E da (senza accento) chiunque.

L'ortodossia ha poco a che fare con questo modo di fare.
Manterrò sempre un briciolo di rigidità, quel gusto per l'indignazione che mi fa passare brutti mezzora ampiamente compensati da una vita che va nella direzione giusta. Una gestalt (http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_della_Gestalt) che vale il prezzo del biglietto. Ritroviamolo tutti, un po' di gusto dell'indignazione dato che, come cita una splendida rubrica de "Il Mucchio", lo stiamo perdendo.

Devo solo accettare questo meccanismo,

disinvestire,
reinvestire.

Ed eliminare le ortodossie inutili.
Ad esempio, sò 3 settimane che mi sono fissato che nel weekend, niente caffè.
Ho 5 ore di sonno, devo arrivare a Torre Guaceto.

Che dici Dino, ce lo prendiamo un caffè?

No, grazie, ho smesso.

Non cambio mai. (non è vero, ho i miei tempi)
A proposito di cambiare. Dico sempre che devo iniziare a scrivere sul serio. Partirei da testi per la musica. Lo dico sempre e non lo faccio mai. Odio (è un iperbole, odio il termine odio) chi dice sempre e non fa mai. Sarebbe un buon motivo per smetterla di dire che lo farò, lo farò, pagherò, eròsione dei futuri anteriori.
Mmm, quest'ultima frase mi dava proprio di Uochi Toki.
Concerto di ieri, ennesima piccola illuminazione. Mi dispiace per le argentine che volevano mettersi due dita in gola.



Bravi Uochi.
Mo mi riposo, poi, come disse Cicciolina, non ci sono cazzi.

venerdì, agosto 01, 2008

adrian thaws

Quando ho fatto Maxinquaye ero giovane e confuso,
non avevo ancora chiaro come funzionasse il mondo.
Ero tipo 'o sei con me, o sei contro di me'.
Non riuscivo ad accettare che qualcuno avesse un'opinione diversa dalla mia, che si parlasse di musica, politica, donne o cucina.
Se ce l'aveva, diventava immediatamente un nemico da combattere.
Bang!
Ma sono passati anni, molti anni da allora.
Oggi sono maturo.
E sono felice.

Ai tempi di Maxinquaye e di Pre-Millennium tension avevo addosso l'ansia,
dovevo dimostrare a chiunque (in primis a me stesso) che potevo fare tutto,
con chiunque, in qualsiasi momento.
Da lì l'iperprolificità, i remix, le collaborazioni importanti.
PJ Harvey, Bjork.
Tutte cose di cui oggi non mi è rimasto nulla.
Ti dirò di più: non ero veramente io.


Non sono Tricky nè potrò mai nemmeno avvicinarmi.

Sono effettivamente nella fase 'o con me o contro di me'.
Ho effettivamente l'ansia di dimostrare (in primis a me stesso) che posso fare qualsiasi cosa, con chiunque.

Fra qualche anno dirò anch'io che ero fuori di me.
E, quasi certamente, sarò felice.

Ma ci si deve passare, si deve essere ortodossi.
Altrimenti si rimarrà magma indifferenziato. Un ingranaggio e nulla più.
Per sempre.


Ciao Tricky, e grazie.

sabato, luglio 26, 2008

gli amici e i colleghi (ventimila modi diversi di vivere)

Oramai sto iniziando ad affezionarmi a questo sabato da blogger, anche se oggi sarebbe forse stato più sano e logico continuare a scrivere questo benedetto progetto, che sono sempre meno sicuro di riuscire a concludere anche perchè, a 4 giorni dalla scadenza, non ho ancora ricevuto spunti concreti dall'esterno. E questa settimana ho incastrato 40 ore a Proforma.

Nessun particolare rimpianto, se non il fatto che io smanio e gli altri no.
Io penso che sia giunto il momento di svoltare (e sopratutto che ci sono le condizioni per farlo: a Bari, se non lo facciamo noi, chi cazzo lo deve fare? Siamo tra i 25enni più potenti di questa città), mentre non sento lo stesso tipo di urgenza attorno a me.
E così questi 25000€ a fondo perduto potrebbero andar perduti.


Diceva Tommaso Padoa-Schioppa:
"L'Italia è un paese dalle ambizioni timide"
Non posso che condividere.

Tornando a noi.
Questa settimana ha ulteriormente consacrato il mio cambio di testa.
Quando uno fa di queste auto-analisi, solitamente lo dice per caricarsi, per convincersi che è vero. Poi magari le rivoluzioni si sciolgono dopo poche ore di sole.

Ma stavolta, boh, sembra tutto cambiato.
La regolarità degli orari, la riduzione drastica delle uscite e dei contatti umani mi fa bene.

Ieri al Chiri sorridevo a tutti. Da quanto non mi succedeva?

Qualcosa vorrà dire...

La stanchezza "cronica" è quella che mi porto dietro, non è qualcosa che sto accumulando ora. Questo weekend è ancora così, è un weekend da vecchio Duni, quello bulimico emotivamente.
Ma le scadenze sò scadenze..ci a ma fà :)

Dopodichè va tutto meglio.

Più serenità, la consapevolezza di trovarmi in un momento professionale sensazionale.
(sono nel posto giusto; nel momento giusto; potrei essere la persona giusta, spero. Anche se ho sempre la sensazione che potrei lavorare di più. Ma guarirò)

Meno aspettative dagli amici.

Questa settimana ho capito ancora delle cose.
Quando uno fa di queste auto-analisi, solitamente lo dice per caricarsi, per convincersi che è vero. Poi magari le grandi verità si sciolgono dopo poche ore di sole.

Ma stavolta, boh, sembra tutto cambiato.

Spesso le cose che riguardavano il futuro, i sogni, i progetti, i lavori, riguardavano necessariamente i tuoi amici, perchè con loro dovevi condividerli, perchè non avevi altri modi per poterli portare avanti.

Ora non è più così, gli amici sono amici, i colleghi sono colleghi. Il lavoro è una cosa, i rapporti un'altra.
Dagli amici ti aspetti delle cose (sempre di meno, in verità), dai colleghi altre.
Agli amici dai delle cose (sempre di meno, in verità), ai colleghi altri.
Imparare la gestione. Capire che gli amici quasi mai sono ottimi colleghi. Chissà i colleghi, se potranno diventare ottimi amici.

Capisci con chi puoi lavorare, capisci di chi puoi essere amico.
Capisci con chi non puoi lavorare, di chi non puoi essere amico.
Capisci che talvolta si può lavorare con persone di cui non puoi essere amico, capisci che non puoi lavorare con persone di cui puoi essere amico.

Capisci. Invecchi? Maturi? Diventi pesante? A voi la scelta.

La riduzione della complessità è davvero una manna. Non mischiando le sensazioni provenienti da diversi contesti godi di più delle piccole gioie provenienti da ognuno degli ambiti.
Prima non facevo così, era tutto un flusso ed era tutto un casino.

Il blog: 20000 visite.
Grazie mille.

(avrei da far polemiche sul rapporto tra la popolarità di questo posto e la quantità di cazzi miei che ci metto dentro, sempre meno di quello che si vorrebbe, sempre di più di quelli che mettete voi qui o in altri luoghi informatici, ma vi risparmio. Anche perchè, polemiche a parte, a me sta benissimo così.)