lunedì, marzo 31, 2008
domenica, marzo 30, 2008
sabato, marzo 29, 2008
more than fuggi
2.
Stra(na)Milano.
Giovedì sera avevo deciso non tanto di farci la pace, quanto di trovare un accordo, un patto di non belligeranza.
Ha giocato sporco con me: erano le 20 e dopo le mirabolanti avventure di un arrivo dopo un viaggio in aereo (valigia di qua, valigia di là) esco dalla Camera di Commercio e lei, così, mi si mette di fronte. Mi mostra i muscoli.
Il Duomo, illuminato. Pioggerellina leggera.
Bello, se non addirittura bellissimo.
Poi si torna alla solita Milano. Quelli che tutti o in giacca e cravatta o vestiti come la vice-Londra, quelli coi gay che camminano davvero senza un cazzo per la testa (metafora infelice), quella con tutti con le cuffie nella metro e poi si chiedono come mai tutti soffrono di depressione e solitudine.
Anche io non mi sono tirato indietro e ho abusato del mio shuffle nella Metropolitana.
Offelee, fa el to mestee
3.
Sinestesia.
Un'altra parola chiave di questo MTZ.
Scendo nel tunnel della metro, mi sparo le cose più sporche e buie del mio lettore.
Entro a casa di Shardo tutto contento: "senti questi"
Dopo un minuto: "ma fa sempre così la canzone?"
Ecco, è facile capire cosa posso aver sottoposto al padrone di casa:
Burial.
Prendete Burial, prendete me, prendete i tunnel, prendete l'isolamento ovattato di due cuffie.
L'ipnosi della giungla metropolitana ha fatto, come sempre, la sua porca figura.
Questa è una delle poche sinestesie che mi sono rimaste, forse la prima di cui ho avuto consapevolezza e l'ultima che se ne andrà, se mai se ne andrà.
Aggiungi due fili di Portishead e più in generale il trip-hop. E scopri di come puoi uscire dalla realtà senza dover usare additivi.
Mi fermo qua, non voglio forzare la mano e scassarvi più di quanto non abbia fatto.
Si fa forte una consapevolezza:
io devo vivere scrivendo stronzate.
more than 2.zero
Finalmente mi fermo e mi dedico a me, dopo giornate piene. Niente di nuovo, mi porto il PD pure a Milano, o è lui che mi segue, cambia poco.
Sto partecipando a questo festival, oramai agli sgoccioli, si chiama More Than Zero. Ne parliamo dopo.
Fermi.
Volevo scrivere almeno un post al giorno. Mi piace l’idea di poter offrire un servizio a chi mi legge quando sono in viaggio.
E’ in viaggio che si cresce, che si capisce chi si è, cosa si vuole. Ed è oggettivamente un peccato non aver fermato alcuni trip mentali che a caldo si sono susseguiti, per arrivare a questo sabato pomeriggio con un PC rovente tra le gambe. Proviamo a fissare un bestofposthoc. Ho lavorato fino a mezzanotte sia ieri che avantieri, perché dopo 9 ore di convegni c’è qualcuno che si aspetta qualcosa da me.
1.
Ieri ho partecipato a un “panel”.
1beta: l’abuso di parole inglesi nel mondo della comunicazione è tanto evidente quanto stuprante la lingua italiana, ovvero il primo e più efficace mezzo di lavoro proprio dei comunicatori -> uno sputare nel piatto dove si mangia versione 2.0.
1gamma: dopo 3 giorni, mi sono un po’ annoiato di tutte le cose che finiscono con 2.0. Dopo il suffisso –ismo, ho un nuovo tormentone.
Dicevo del panel, è una specie di focus group più a tarallucci e vino. Meno empirismo, più filosofia.
Questo panel era condotto da Carlo Antonelli, direttore di Rolling Stone Italia. Presenti il creatore di LifeGate, il creatore di Yoox.com, eminenti esponenti della creatività.
Tutto è partito da un gioco: definire il concetto di industria creativa. 5 parole, concetti, aggettivi, fatti. Scopo? Creare mappe concettuali, definire scenari comuni a partire da punti di vista e di partenza diversi.
Uno spettacolo.
Io, che non vedevo l’ora di incrociare Carlo Antonelli (che per l’occasione si portato dietro pure il prode Bertallot) per fargli una marchetta e tentare la grande carriera da Lester Bangs (i pompini non li voglio fare, sebbene abbia come la sensazione che con Carlo Antonelli sarebbe stato un vantaggio competitivo) ho preferito restare Dino Amenduni e mi sono spiaggiato sul parquet, con la testa sullo zainetto.
Ma la mia testa cerca di essere molto meno indolente di quanto non dia a vedere con le pose del corpo, ed ecco le mie 5 parole. Se volete partecipare al gioco, poi facciamo noi una bella mappa, e vediamo che differenze ci sono.
Per me l’industria creativa è:
Rete: non solo il web, ma tutto ciò che mette in collegamento due persone. Dalla condivisione di un file a interessi, a un figlio in comune o un amante che va sia a vela che a motore, dal 3 di bastoni al 5 di cuori, tutto fa rete, potenzialmente. L’energia è l’uomo e la rete è in grado di autosvilupparsi a condizione che riceva mangime, feed.
In inglese funziona meglio sta metafora.
Soldi: mi piacerebbe che i creativi non fossero costretti a vivere l’ossessione dei soldi. Ossessione double-face: da un lato l’ossessione della ricerca da parte di chi ha grandi idee e non sa con quali mezzi metterle in pratica, dall’altra di chi approccia al mondo del marketing, della pubblicità, dell’aria fritta 2.0 (cazzo, ci sono ricascato) pensando di dover lucrare e basta, di farsi qualche grammo di cocaina, un paio di negroni e poi mi viene l’idea creativa.
E poi voto il Popolo della Libertà.
Vorrei che si lavorasse con passione, e che la passione fosse sufficiente, oltre che necessaria.
(sì, in politica economica sono di estrema, estrema sinistra)
Noi: con la n maiuscola. Non semplicemente la prima persona plurale di un pronome, ma un’unità, una prima persona singolare. Una super-unità, fatta di un ingroup (ahia, parlo psicologico) e di outgroup. Anzi, di tanti ingroup (io vado a ballare al Mavù e poi mangio da Maria la Chiattona: sono zagno o fighetto?) così come di tanti outgroup (mi dà al cazzo la gente che se non balla il sabato sera e non si ritira alle 9 non è contenta, ma io una volta ogni tanto lo farei: sono ipocrita o semplicemente non faccio uso di anfetamine?)
Riconosciuti il dentro e il fuori, si può riconoscere l’Altro. Sempre con la maiuscola. Niente che abbia a che fare con la grammatica italiana. Ma un’unità, a me complementare. O affine? O non è un’altra unità? Siamo la stessa cosa, forse? Ecco, nell’industria creativa queste menate non devono esistere. Si chiama economia delle relazioni, o ecologia delle relazioni. Quanto di più prossimo e allo stesso tempo diverso rispetto all’ipocrisia. Tutti sono utili alla causa.
Non devono esistere nemici per trasformare l’idea in verbo, in carne, in sangue. Esiste un noi, esiste un altro, esiste l’Alterità, l’altro da sé, questo Altro da noi in realtà è a noi vicino, può aiutarci, noi possiamo aiutare lui. Esiste un Noi. Fad’gam. (la sinistra ha messo il paese in ginocchio…e tante e tante altre)
Intelligenza sociale: non basta essere intelligenti. Che poi, cazzo vuol dire essere intelligenti? Tu lo sai? Sono le equazioni? I disegni? Il genio? La pazienza? L’arrivismo?
Si è intelligenti quando si capisce, si comprende il contesto. E si tira il meglio da sé, dai contesti, dall’interazione tra le due variabili che determinano la realtà. Essendo tutto sociale, culturale, antropologico (ciao ingegneri), 2.0. (arret!), la capacità individuale risiede in qualcosa che non è furbizia, perché la furbizia è un tratto univoco, che c’è o non c’è. Ma io potrei anche capire che devo fare l’ingenuo in certi contesti e il furbo in altri. Pensateci, se vi piace tanto la parola intelligenza, io ve ne ho dato una definizione tutto sommato non spaventosa, non da quoziente intellettivo, non da “se ho il QI sotto il 100 sono un deficiente”. Come se le persone fossero fatte con il righello.
Simboli: uno dei 3-4 concetti fondamentali della mia vita.
Ditemi voi: cosa non è simbolo? Cosa non è semioticamente connotato?
In comunicazione politica in particolare se non sai maneggiare i simboli è meglio che ti stai a casa a guardare i cartoni animati. Nella vita di tutti i giorni non è così diverso. Due esempi:
a.
Berlusconi trova un’anziana, l’anziana gli dice che c’ha l’artrite e i cazzi suoi con la pensione, con il figlio che si droga, con la figlia che c’ha il vizietto. Silvio, che di vizietto se ne intende, prende il portafoglio e fa fluire magicamente 100€ nella mano della signora. = simbolo: io, Berlusconi, sono in grado di farti arrivare i soldi se tu me li chiedi.
b.
Perché il fascinoso programma TV “Uomini e Donne” funziona senza sosta da tanti anni? Perché produce simboli.
Attacca una fascia di popolazione chiara e distinta e al suo interno ne individua dei prototipi. Il maschio con la ceretta, le lampade, 1000€ nella tasca, che non sa chi sia Luca Sofri e men che meno suo padre? Ce l’ho.
Ho 16 anni, ho i primi caldi, ma la generazione successiva alla mia i primi caldi li ha avuti prima: sono vecchia, mi sento sola. Vedo una ragazza coi quarantatreesimi caldi. Lei ce la fa, a farsi quello delle lampade. Ce la posso fare pure io. Ce l’ho.
Ho intercettato pure lei. Gli autori di Uomini e Donne producono simboli, feticci, oggetti. Chi guarda Uomini e Donne non può farne a meno perché usa quegli oggetti, quell’oggetto sono io!.
Il Simbolo è necessario per l’identificazione. E l’identificazione è necessaria sia per la declinazione “industria” che per la declinazione “creativa”. L’identificazione è l’unicità e la pecularità. Tutto è identità, tutto è simbolo.
Io ora porterei il piccolo Shardo a casa, che qua ci siamo ampiamente sfasciati i coglioni.
Anche se forse, dopo quello che ci è appena successo, quasi quasi restiamo…
(to be continued)
...e dire che in portogallo fui tignato
Da stasera e fino a domenica circa 200 persone, provenienti da tutta Europa, si sfideranno nel casting di questa manifestazione, a metà tra il torneo e il reality-show. La location è da favola: il Palais Auersperg, nel cuore della città imperiale.
I concorrenti sono il risultato della selezione operata su Everest Poker, una delle sale più frequentate del web. Non conterà soltanto la loro abilità a Texas Hold'em, ma anche la personalità, l'intuito: l'essere personaggio, insomma. Dal "mazzo" verranno estratti 10 fortunati, che per un anno vivranno la vita del del giocatore professionista, in giro per il mondo.
E gli italiani? Sono venti, i nostri connazionali impegnati nella competizione. Di ogni tipo: da Tatiana, studentessa di Economia alla Sapienza di Roma, a Emiliano, 34enne agente immobiliare con la passione per la matematica. E per il poker, ovviamente. Tutti con uno scopo: "Live the dream", vivere il sogno di diventare un professionista.
(gazzetta.it)
giovedì, marzo 27, 2008
martedì, marzo 25, 2008
e poi uno dice che si butta a sinistra
www.buttiamociasinistra.com
"La Legge 194 è una legge intrinsecamente cattiva" (Camillo Ruini)
((censored), mi devi una cena al Pescatore)
lunedì, marzo 24, 2008
24 grana - ghostwriters

ma dinto fa nu friddo ca se more
nun tengo a nisciuno a chiammà, nun tengo nisciuno pe' ascì
e po' se cercasse e parlà nun sapesse che dì
Saglie coccosa che m'agita, comme a paura e guardà
me sient a piezze e nun voglio asciuttà lacreme senza cagnà
E vvote po' me giro e penso a nata cosa ancora
me metto e mmane 'nfaccia tanto saccio che sto fore!
nun tengo cchiù niente a vedè, nun tengo nisciuno a capì
cca pure se torna n'amico nun se fa sentì
Saglie coccosa che m'agita, comme a paura e guardà
me sento a piezze e nun voglio asciuttà lacreme senza cagnà
24 grana – Ghostwriters
Etichetta: Sintesi 300/Self
Genere: pop, cantautorato
Voto: 4/5 (8/10)
Gli unici punti di contatto tra i 24 Grana per come erano (ri)conosciuti nel panorama musicale italiano sono la composizione della band, guidata come sempre da Francesco di Bella, e l’utilizzo massiccio della lingua napoletana per esprimersi (7 tracce su 9). Per il resto stiamo parlando a tutti gli effetti di un gruppo nuovo, sin dal luogo dove si è deciso di produrre Ghostwriters: per la prima volta viene abbandonata Partenope in favore di Roma. Le influenze rock e dub degli esordi, pur apparendo sottotraccia, hanno lasciato il passo alla ricerca della forma-canzone. Il napoletano è funzionale al progetto e nobilita una lingua troppo spesso violentata dai neomelodici e riesce a emozionare l’ascoltatore molto più dell’italiano, utilizzato per le due collaborazioni di prestigio (Riccardo Sinigallia per “Avere una vita davanti”, Filippo Gatti per “Le Verità”) ma incapace di incidere pienamente sul racconto in parole offerto dall’album. Un album lucido, cosciente e maturo, che rende necessario il riconoscimento a livello nazionale della band come scrittori di canzoni nel senso più pieno del termine. Di Bella e soci sono finalmente usciti dalla scomoda gabbia del giovanilismo. Lieti di testimoniarlo.
portishead - third
I don’t know what I’ve done to deserve you
and I don’t know what I’ll do without you
Portishead – Third
Etichetta:
Genere: Trip-hop
Voto: 4/5 (8,5/10)
Se Beth Gibbons non fosse nata a Bristol, la capitale mondiale del trip-hop (e non solo di quello), ma in Italia, magari nel profondo Sud, in qualche borgo calabrese dove la tradizione ha la meglio sul progresso, forse quella chioma bionda e quel fascino magnetico sarebbero a disposizione della comunità. Forse Beth sarebbe una prèfica, una donna che piangeva i morti a pagamento in occasione dei funerali. E credo che ci si sarebbe impegnati per avere Beth in tutte le funzioni. Se i Portishead non si fossero riuniti, il trip-hop, bandiera mai del tutto ammainata ma a mezz’asta da troppo tempo, non avrebbe mai avuto né la parola fine né la seconda puntata. Sarebbe stato un incompiuto: impossibile, per il peso specifico (e la conseguente eredità) di quello che, a livello musicale, può essere definito l’ultimo sussulto degli anni ’90. Se ci si fosse fermati a Dummy (1994), un cd assolutamente irripetibile, per loro come per chiunque altro, avremmo a che fare con un disco leggendario infarcito da una marea di rimpianti.
Ma la storia non si fa con i sé, e così Beth è tornata a casa dopo dimenticabili progetti solisti, a Bristol il trip-hop è stato tirato via dai cassetti e ripulito da un po’ di polvere stantia. E così, aspettando il tanto annunciato Weather Underground dei Massive Attack ci godiamo la terza fatica di studio del terzetto britannico. I 10 anni di pausa si percepiscono, ma non in modo determinante. Il suono è aggiornato, ma l’estetica del dolore, incarnato da sempre da un’ancora imprescindibile Beth Gibbons, è rimasta la stessa. Third raggiunge punte di eccellenza assoluta laddove si corrono i rischi maggiori, laddove la prèfica non deve solo piangere ma guidare le danze, laddove l’elettronica le fornisce un caldo riparo. E allo stesso tempo Geoff Barrow e Adrian Utley sarebbero due figuranti di lusso se non disponessero di cotanta chanteuse. Lo testimonia “The Rip”, dove il cantautorato non avrebbe lo stesso senso se non supportato dai sintetizzatori. L’opener “Silence”, al primo ascolto in particolare, è un viaggio emotivo difficilmente traducibile in parole. La traccia migliore, la numero 9, “Small” sarebbe piaciuta molto anche a Jim Morrison. E’ l’album tutto a rapire, indistintamente. I Portishead sono un’alchimia difficilmente ripetibile. La speranza è che ne siano consapevoli anche i protagonisti. Noi, 10 anni, non li vogliamo più aspettare.
domenica, marzo 23, 2008
3 e 7 a colore
Io sono un grande appassionato di questa disciplina e per quanto poco abbia giocato (specie dal vivo) ho raggiunto un discreto risultato qualificandomi per una specie di Coppa Europa per nazioni e rappresentando l'Italia in un torneo che si è svolto in Portogallo.
Quindi anche io ho risentito e continuo a risentire beneficamente dell'impronta didattica del Poker.
Quando espongo questa teoria ai miei amici e conoscenti che hanno un po' di pregiudizi su questo gioco (d'azzardo, poco valido intellettualmente, alienante, che causa dipendenza) vengo sempre visto con gli occhi di chi sta guardando un ciarlatano, se non addirittura un coglione.
Per questo motivo mi sembra opportuno illustrarvi un esempio.
Al tavolo ci sono 6 giocatori.
I bui e controbui sono molto alti.
I primi due giocatori passano, ci sono ancora 2 giocatori che non hanno ancora messo fiches sul tavolo, diciamo la posizione 3 e la posizione 4.
La persona in posizione 3 dispone di un 3 e 7 a colore, immaginiamo che siano un 3 e un 7 di cuori.
La posizione 4 e la posizione 5 (il buio) hanno anch'esse carte scadenti, la posizione 6 (il controbuio) può vantare una coppia d'Assi.
Succede l'impensabile: la posizione 3 bluffa rilanciando nel tentativo di far passare tutti e mangiare i bui senza nemmeno far vedere le carte.
La posizione 6 dispone di poche fiches: andando a vedere la chiamata (e non potrebbe essere altrimenti, dato che ha le migliori carte possibili) va in ALL IN. Se perde è eliminato.
Siamo a uno scontro diretto: 3 e 7 a cuori contro Asso-Asso. Le statistiche danno la seconda coppia vincente nel 65% circa dei casi. Ma sopratutto è opportuno sottolineare l'assoluta insensatezza del rilancio quando si hanno in mano carte di merda, ma davvero di merda.
Quando gioco a poker non ho molta paura dei giocatori forti. Per loro c'è il rispetto, il timore.
Quando gioco a poker ho paura degli scarpari, di quelli che fanno chiamate folli. Chiamate che devi andare a seguire, per logica, per statistica, per ovvietà.
Chiamate che ti possono lasciare a piedi.
La coppia d'assi perde se:
- vengono mostrate tre carte a colori, anche compreso l'asso ---> colore contro tris
- vengono mostrati 4,5,6 o 5,6,8,9 o 6,8,9,10 ---> scala
- vengono mostrati A, 2,4,5 ---> scala (contro tris d'assi)
- vengono mostrate una coppia di 3 o una coppia di 7 ---> tris contro doppia coppia all'asso
- vengono fuori un 3 e un 7, senza assi ---> doppia coppia
- vengono fuori due 3 e un 7 o due 7 e un 3, senza assi ---> full
- vengono fuori un asso e tre 3 o tre 7 ---> poker contro full
Come vedete la coppia d'assi ha cento modi per morire. Anche contro carte di merda.
Perchè questo esempio?
Perchè nella vita, come nel poker, non si deve aver paura di chi sa vivere, di chi è più bravo di te, di chi sa gestire la vita meglio di te o come te, di chi potrebbe umiliarti con talenti e ingegno.
Esiste il rispetto, il timore al massimo, per queste persone.
Si deve temere chi, la vita, non la sa vivere.
Chi è disposto a uccidere pur di mantenere una posizione, nella vita come nel lavoro, chi non guarda in faccia a nessuno.
Chi non pensa.
Chi è superficiale.
Come ben sappiamo, non tutti sono padroni delle loro stesse cose.
Ma sopratutto non tutti sono consapevoli (o vogliono essere consapevoli) della presenza dell'Altro, chiunque esso sia.
Spesso si fa finta di dimenticare che le proprie azioni causano sempre delle conseguenze sull'ambiente che ci circonda.
Altre volte ci si dimentica e basta. E questo, se è possibile, è ancora più grave.
Oppure si fanno valutazioni errate. Così come quello che col 3 e 7 pensa di vincere il piatto e non pensa che dopo di lui c'è ancora la metà dei giocatori che deve dire la propria.
Il dramma è che troppo spesso, nelle nostre vite, vince chi fa la cazzata, chi pensa di essere furbo e invece è solo salvato dalla fortuna, dall'impunità nelle peggiore delle ipotesi.
Nel torneo di poker che è la mia vita, credo di disporre di una coppia di J.
C'è chi è più bravo di me con le due carte in mano, e ha per questo tutto il mio rispetto e in fondo anche un po' di timore, mi ha insegnato che queste carte sono le più difficili da giocare.
Esiste addirittura un libro di 170 pagine che spiega come giocarle, quali sono le varianti possibili.
Perchè la coppia di Jack è così difficile?
E' presto detto: perchè sono carte buone, buonissime. E ti invogliano a giocare.
Ma non sono le migliori carte possibili.
Io con due J perdo da un tipo che ha Q e 2 in mano se esce anche solo un Q sul tavolo.
Ho sempre più paura delle persone che si siedono al tavolo della mia vita e provano il gusto dell'azzardo, sparigliando tutte le regole. E lasciando il Casinò (con o senza accento) sbancando la casa.
Mi rendo conto di aver preso una deriva ossessivo-paranoide a questo proposito.
Niente di grave eh, già vi immagino dopo aver letto questi due termini. Mi vorreste portare a farmi ricoverare.
Sono in una fase di sfiducia totale, il che è grave. Perchè poi ci si immobilizza e ci si dimentica che in fondo hai delle ottime carte.
Ma non vedo alternative.
Però, come da abitudine, voglio chiudere con messaggi positivi.
Voglio esprimere un desiderio, semplicissimo nella forma, quasi irrealizzabile nella sostanza:
al mio tavolo voglio solo campioni.
Da rispettare. Senza timori.
Solo così saprò che quando perdo è solo per colpa mia.
giovedì, marzo 20, 2008
martedì, marzo 18, 2008
invecchio, stempio e divento intollerante
ore 8, sveglia
8.15 - 9.35 lavoro PD
11-12, Controradio
12-13, Proforma
13.15-30, Riunione in sede PD
15.45-20, Master
20-21, perdo il bus e ho la batteria scarica del cellulare, aspetto mezzora isolato
21 - ora, lavoro PD
(nel frattempo, non chiedetemi come, ho anche mangiato)
morale:
se in futuro dovessi sentire qualcuno
lamentarsi
dire che l'Italia non funziona
che non c'è lavoro
che non c'è futuro
che c'è la mafia
che fa tutto schifo
che si stava meglio quando si stava peggio
che i politici sono tutti uguali
che è tutto un magnamagna
ma che dopo questa tiritera non farà un solo gesto per cambiare le cose,
lo lascio a terra.
lo giuro.
domenica, marzo 16, 2008
pavoncella rossa
La ragazza, una precaria a cui il candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi ha consigliato di sposare un milionario, ha puntualizzato che rimane la sua ''adesione politica al programma del centrodestra''. ''Sono fiduciosa che il Pdl sapra' dare risposte politiche concrete ai problemi della citta'''.
p2
Playing with this bow and arrow
Gonna give my heart away
Leave it to the other girls to play
For I've been a temptress too long
Just. .
Give me a reason to love you
Give me a reason to be a woman
I just wanna be a woman
From this time, unchained
We're all looking at a different picture
Thru this new frame of mind
A thousand flowers could bloom
Move over, and give us some room
Give me a reason to love you
Give me a reason to be a woman
I just wanna be a woman
So don't you stop, being a man
Just take a little look from our side when you can
Sow a little tenderness
No matter if you cry
Give me a reason to love you
Give me a reason to be a woman
Its all I wanna be is all woman
For this is the beginning of forever and ever
Its time to move over...
Oggi è una di quelle mattinate magiche, in cui ti riconcili con te stesso perchè trovi le briciole di pane per terra che ti riportano dalla tua passione, quella che da 2 ore ti fa venire i brividi.
I Portishead fanno parte dei 4, 5 gruppi fondamentali per la mia formazione musicale.
In generale, credo che il trip-hop sia il mio genere musicale preferito.
E Bristol la mia capitale mondiale della musica.
Dopo anni di diaspore si sono rimessi insieme, hanno fatto un album, "Third", che vi consiglio (e che recensirò), dispongono di un autentico fenomeno alla voce, tale Beth Gibbons.
Se non li conoscete e il post precedente non vi aveva ancora sufficientemente tignato, date una possibilità a questo live da Glastonbury 1998.
Il testo ha una carica emotiva fantastica, chissà cosa frullava per la testa quando Beth l'ha buttato giù.
Per quanto riguarda la base, è semplicemente cultura generale. E' storia della musica, così come Smells like teen spirit, Smoke on the water, Satisfaction (non quella di Benny Benassi), Here comes the sun, Light my fire.
(p.s. notare Beth che canta con la sigaretta accesa)
Signori della guerra, quando la portiamo a Bari?
sabato, marzo 15, 2008
liberaci dal male
Nessuno vincerà le elezioni in Italia. Nessuno. Perché finora tutti sembrano ignorare una questione fondamentale che si chiama "organizzazioni criminali" e ancor più "economia criminale". Non molto tempo fa il rapporto di Confesercenti valutò il fatturato delle mafie intorno a 90 miliardi di euro, pari al 7 per cento del Pil, l'equivalente di cinque manovre finanziarie. Il titolo "La mafia s.p.a. è la più grande impresa italiana" fece il giro di tutti i giornali del mondo, eppure in campagna elettorale nessuno ne ha parlato ancora.E nessuna parte politica sino a oggi è riuscita a prescindere dalla relazione con il potere economico dei clan. Mettersi contro di loro significa non solo perdere consenso e voti, ma anche avere difficoltà a realizzare opere pubbliche.
Non le vincerà nessuno, queste elezioni. Perché se non si affronta subito la questione delle mafie le vinceranno sempre loro. Indipendentemente da quale schieramento governerà il paese. Sono già pronte, hanno già individuato con quali politici accordarsi, in entrambi i schieramenti. Non c'è elezione in Italia che non si vinca attraverso il voto di scambio, un'arma formidabile al sud dove la disoccupazione è alta e dopo decenni ricompare persino l'emigrazione verso l'estero. E' cosa risaputa ma che nessuno osa affrontare.
Quando ero ragazzino il voto di scambio era più redditizio. Un voto: un posto di lavoro. Alle poste, ai ministeri, ma anche a scuola, negli ospedali, negli uffici comunali. Mentre crescevo il voto è stato venduto per molto meno. Bollette del telefono e della luce pagate per i due mesi precedenti alle elezioni e per il mese successivo. Nelle penultime la novità era il cellulare. Ti regalavano un telefonino modificato per fotografare la scheda in cabina senza far sentire il click. Solo i più fortunati ottenevano un lavoro a tempo determinato.
Alle ultime elezioni il valore del voto era sceso a 50 euro. Quasi come al tempo di Achille Lauro, l'imprenditore sindaco di Napoli che negli anni cinquanta regalava pacchi di pasta e la scarpa sinistra di un paio nuovo di zecca, mentre la destra veniva recapitata dopo la vittoria. Oggi si ottengono voti per poco, per pochissimo. La disperazione del meridione che arriva a svendere il proprio voto per 50 euro sembra inversamente proporzionale alla potenza della più grande impresa italiana che lo domina.
Mai come in questi anni la politica in Italia viene unanimemente disprezzata. Dagli italiani è percepita come prosecuzione di affari privati nella sfera pubblica. Ha perso la sua vocazione primaria: creare progetti, stabilire obiettivi, mettere mano con determinazione alla risoluzione dei problemi. Nessuno pretende che possa rigenerarsi nell'arco di una campagna elettorale.
Ma nel vuoto di potere in cui si è fatta serva di maneggi e interessate miopie prevalgono poteri incompatibili con una democrazia avanzata. E' una democrazia avanzata quella in cui 172 amministrazioni comunali negli ultimi anni sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa? O dove dal '92 a oggi, le organizzazioni hanno ucciso più di 3.100 persone? Più che a Beirut? Se vuole essere davvero nuovo, il Partito Democratico di Walter Veltroni non abbia paura di cambiare. Non scenda a compromessi per paura di perdere.
Il governo Prodi è caduto in terra di camorra. Ha forse sottovalutato non tanto Clemente Mastella, il leader del piccolo partito Udeur, ma i rischi che comportava l'inserimento nelle liste di una parte dei suoi uomini. Personaggi sconosciuti all'opinione pubblica, ma che negli atti di alcuni magistrati vengono descritti come cerniera tra pubblica amministrazione e criminalità organizzata. Nel frattempo il governo ha permesso al governatore della Campania Bassolino di galleggiare nonostante il suo fallimento nella gestione dell'emergenza rifiuti. E non ha capito che quella situazione rappresenta solo l'esempio più clamoroso di quel che può accadere quando il cedimento anche solo passivo della politica ad interessi criminali porta allo scacco.
Tutto questo mentre il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi assisteva muto o giustificatorio ai festeggiamenti del governatore della Sicilia Cuffaro per una condanna che confermava i suoi favori a vantaggio di un boss, limitandosi a scagionarlo dall'accusa di essere lui stesso un mafioso vero e proprio.
La questione della trasparenza tocca tutti i partiti e il paese intero. Inoltre molta militanza antimafiosa si forma nei gruppi di giovani cattolici i cui voti non sempre vanno al centrosinistra. Anche questi elettori dovrebbero pretendere che non siano candidate soubrette o personaggi capaci solo di difendere il proprio interesse. Pretendano gli elettori di centrodestra che non ci siano solo soubrette e a sud esponenti di consorterie imprenditoriali. E mi vengono in mente le parole che Giovanni Paolo II il 9 maggio del 1993 rivolse dalla collina di Agrigento alla Sicilia e all'Italia ferita dalle stragi di mafia: "Questo popolo... talmente attaccato alla vita, che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte... Mi rivolgo ai responsabili... Un giorno verrà il giudizio di Dio". Parole che avrebbero dovuto crescere nelle coscienze.
È tempo di rendersi conto che la richiesta di candidati non compromessi va ben oltre la questione morale. Strappare la politica al suo connubio con la criminalità organizzata non è una scelta etica, ma una necessità di vitale autodifesa.
Io non entrerò in politica. Il mio mestiere è quello di scrittore. E fin quando riuscirò a scrivere, continuerò a considerare questo lo strumento di impegno più forte che possiedo. Racconto il potere, ma non riuscirei a gestirlo. Non si tratta di rinunciare ad assumersi la propria responsabilità, ma considerarla parte del proprio lavoro. Tentare di impedire che il chiasso delle polemiche distolga l'attenzione verso problemi che meno fanno rumore, più fanno danno. O che le disquisizioni morali coprano le scelte concrete a cui sono chiamati tutti i partiti. È questo il compito che a mio avviso resta nelle mani di un intellettuale. Credo sia giunto il momento di non permettere più che un voto sia comprabile con pochi spiccioli. Che futuri ministri, assessori, sindaci, consiglieri comunali possano ottenere consenso promettendo qualche misero favore. Forse è arrivato il momento di non accontentarci.
Nel 1793 la Costituzione francese aveva previsto il diritto all'insurrezione: forse è il momento di far valere in Italia il diritto alla non sopportazione. A non svendere il proprio voto. A dare ancora un senso alla scelta democratica, scegliendo di non barattare il proprio destino con un cellulare o la luce pagata per qualche mese.
(Roberto Saviano)
venerdì, marzo 14, 2008
sasso, ciccione, walter, aivoglia noi a fare spot...

Dopo la battuta di Berlusconi sui precari e le polemiche che ne sono seguite, ecco un colpo di scena: Gianni Alemanno, candidato a sindaco di Roma, annuncia che Perla Pavoncello (la precaria cui il Cavaliere aveva consigliato di sposare "suo figlio o comunque un milionario") sarà candidata per il Pdl nelle liste del Comune di Roma. «Vogliamo dimostrare tutta questa montatura infondata fatta su una battuta di Berlusconi» ha detto Alemanno a margine di una visita nel quartiere romano di Bravetta. «La ragazza ha capito che si trattava di una battuta - ha detto Alemanno - e noi saremo ben felici di avere nelle nostre liste una giovane precaria. Domani la Pavoncello sarà presente a Corviale per la presentazione del programma».
Anche il Cavaliere è tornato sull'argomento attaccando la sinistra. «Questa ragazza ha avuto più buonsenso e sense of humour dell'intera sinistra e dei media che hanno montato una tempesta in un bicchier d'acqua» ha detto Berlusconi. Che si dice contento della decisione annunciata da Alemanno. Rispondendo ai giornalisti durante una passeggiata nel centro di Roma, l’ex premier ammette: «Non lo sapevo. Mi fa piacere. D’altra parte ha dichiarato che votava per noi».
Sulla scelta di schierare la precaria Pavoncello piovono critiche da sinistra. «Il fatto che a pochi giorni dalla sua partecipazione a un programma di approfondimento politico del Tg2, Alleanza Nazionale annunci di aver candidato nella propria lista per il Comune di Roma la giovane "precaria" che è stata protagonista dell'incontro tv con Berlusconi la dice lunga su come funzioni oggi parte di quello che dovrebbe ancora essere il Servizio pubblico radiotelevisivo» afferma Paolo Ferrero della Sinistra Arcobaleno. «Ma come, al Tg2 invitano a porre domande al candidato del Pdl una giovane di An, presentata come una cittadina qualsiasi? Altro che tv di regime qui siamo proprio all'assurdo: si usa una rete tv pubblica per fare spudoratamente campagna elettorale», conclude.
l'importanza di dire no
martedì (cronaca dal pomeriggio)
ore 15-20, Master
ore 20.15, vengo tamponato da un funzionario del comune, ho ragione al 100%, il tipo mi minaccia, arrivano i vigili: aveva la revisione scaduta
ore 20.45, Bourbon Street - Inter-Liverpool
ore 22.30 - 00.30, festa di compleanno di Lele
letto, ore 1 am
mercoledì
sveglia, ore 4.45 am
volo per Roma, ore 7.15
coordinamento nazionale comunicazione PD, ore 11-13
vuoti (questa è difficile da spiegare)
volo di ritorno, ore 19
partenza per Monopoli alla cena di "Libera", ore 22
nessuno dei nostri alla cena, andiamo da Aresta, ore 23
letto, ore 1 a.m.
giovedì
ore 8, sveglia
ore 8.20 - 11, creazione di 7 pagine di report sulla riunione del giorno prima
11-12 di corsa in macchina in centro, parcheggi storti in 2 mq
ore 12.30, pool comunicazione-organizzazione PD Puglia
ore 14.30-17, creazione documenti e riunione in sede per la campagna elettorale più riunione con un candidato
ore 17-20, forum dei giovani del PD: io aggiorno in tempo reale le slide proiettate con le parole chiave dette da chi interviene
ore 22, riunione del pool che deciderà come strutturare la campagna elettorale in Puglia
letto ore 1 a.m.
venerdì
sveglia ore 8
ore 8.20 - 14, lavoro per il PD
ore 14-15, pranzo
ore 15-17, coma
ore 17-20.30, lavoro per il PD
(eccoci, siamo live..siamo a venerdì sera, mentre scrivo il post)
ore 22.30, torneo di Storie
ore 1 am Bari Vecchia, compleanno Ska e amici ubriachi in giro da onorare
letto, ore ?
Cosa ho imparato:
1.
ho un fatto un bagno d'umiltà senza precedenti. Come "professionista" e ancor di più come persona.
In questi mesi sono maturate tutte le condizioni propedeutiche perchè io mi montassi la testa e io, pur senza esagerare, la testa me la sono montata.
Ma oggi sono contento, sta storia è finita.
Sono contento perchè mi sono confrontato con gente a me superiore da diversi punti di vista (esperienza, capacità oratorie, cinismo, energia, capacità di analisi, bellezza, ricchezza, successo), anche più di uno contemporaneamente.
Sono tornato a casa, dopo queste infinite peregrinazioni, con le ossa rotte. Come quando ti cadono un milione di fogli di carta per terra e sei costretto a rileggerteli, a riordinare, a scoprire la tua vita attraverso quei fogli. E scopri che ci sono carte fondamentali, carte inutili, punti di riferimeno ingialliti, altri tremendamente attuali.
2.
Quanto sia importante dire no. Solitamente dico di sì a tutto e tutti. A più lavoro, a più cose da fare, a più birre, a più riunioni.
Pensavo che dire sempre di sì fosse una grande manifestazione di generosità, disponibilità e umiltà. E credo tuttora che sia così.
Ma non va bene.
Dire di no vuol dire non svendersi, dire di no vuol dire far sentire la tua assenza quando sei indispensabile.
Dire di no vuol dire dire di sì alle cose giuste, valorizzare i pochi sì che dici.
Così le cose belle, quelle che non hanno prezzo, non ti sfuggono dalle mani.
E le cose meno appaganti per te dal punto di vista umano hanno sì un valore, ma solo commerciale.
No al lavoro indiscriminato e gratuito.
Mi sono nascosto dietro la faccenda della gavetta, ma dopo questi ultimi 4 giorni posso dirlo: basta.
no alla subalternità a persone, strutture, idee che non generano in me stima, rispetto e fiducia e che non maturano stima, rispetto e fiducia nei miei confronti
no ai superficiali e no alla superficialità
no agli utiliaristi e a chi pensa troppo al proprio utile a svantaggio di quello degli altri
no ai bugiardi e a chi non ha il coraggio di dire che le cose cambiano
no all'uscita a tutti i costi, no alla birra a tutti i costi
no al tentativo di accontentare tutti, perchè così si perde l'identità, si perde di valore.
3.
la politica è tremendamente affascinante e continuerà ad appassionarmi come un bambino. Me ne occuperò finchè potrò.
Ma io non sono un politico, nè potrò e vorrò mai esserlo.
E non è sfiducia nelle istituzioni (anzi!), ma incapacità personale.
p.s. sono contento di essere finalmente giunto a questo punto di non ritorno. Vedo i miei coglioni che finalmente si affacciano a prendere un po' d'aria fresca.
Addio Duni "yes man".
con quei capelli hai comunque ragione tu
Erykah Badu, sempre meno idee
sempre e comunque eccezionale.
p.s. per la prima volta ho messo "occupato" su MSN.
Devo essere davvero imputtanato col lavoro.
A breve post-racconto di questi giorni.
domenica, marzo 09, 2008
arianna (quella giusta) e fabio (quello sbagliato)
Voglio dire solo una cosa, anche perchè non vorrei scadere nella retorica.
Ari, solitamente quando la gente scatta attaccando piuttosto che lavorando o argomentando in modo non complottista le sue teorie, è perchè porta teorie deboli.
Visto e considerato chi ha mosso questi attacchi, chi era e cosa è diventato, puoi anche andare fiera di essere una giovane elastica, di provata fede, col cuore a sinistra (e chi se ne frega), esperta in propaganda (da chi è esperto in trasformismo immagino tu lo possa vivere come un complimento), giovane, politicizzata e anche obbediente (credo dovrebbe nella natura dei dipendenti il lavorare e non rompere i coglioni quando non serve).
Poteva anche dirti che sei una serial killer. Ma quando qualcuno ha problemi con la sua, di integrità morale, e si sente di fottere per aver sbagliato il lato per mangiare impunemente alla faccia del concetto di rappresentanza, dovrebbe stare in silenzio.
Anche perchè iniziare un'intervista con la parola "massì" può andar bene su questo blog sgrammaticato, non su un quotidiano.
A proposito, quante copie vende questo ente moralizzatore?
rovesci - sulla collina puoi seppellire ciò che non ami più
fammi capire che intenzioni hai
muovi passi piccoli
su di un prato inghiottito dal vento
metti un piede sul nido di vespe
prova a sentire e prova a capire
promettono lacrime
è un dolore denso come la sabbia
molte paure non sempre ritornano
sulla collina puoi seppellire ciò che non ami
più
voglio capire che intenzioni ha
dice cose stupide
e ti inchioda come fosse uno specchio
scendi pure nel buio del pozzo
so che il coraggio non ti mancherà
è pieno di lacrime
e di amori densi come la sabbia
Creme feat. Cristina Donà - sulla collina puoi seppellire ciò che non ami più
Questo post nasce una domenica mattina quando sarebbe potuto nascere tranquillamente un venerdì pomeriggio.
Ma si sa, il tempo (libero).
Questo lusso del terzo millennio il cui valore percepito è inversamente proporzionale alla quantità di cui se ne dispone è il motore di molti dei discorsi che andrò a fare.
E' il periodo dei rovesci:
a partire dal clamoroso rovescio etilico di venerdì notte, per la mia prima esibizione ufficiale (= remunerata) come selezionatore di musica per piste da ballo con annessa asfaltata molesta in macchina (finalmente denuclearizzata in mattinata) nonchè fuori di casa, con sguardo sornione dei miei genitori che hanno realizzato di avere un figlio con abitudini di vita non sane.
(stavo comunque molto meglio della festeggiata che ha pagato sia me che il pellicano non più tardi di ieri sera, 24 ore dopo la festa..grandissima Silvia)
il rovescio della mia vita di comunicatore, schiantato al suolo dal paradosso di dover rifiutare (salvo colpi di coda dell'ultimo secondo) un incarico ben remunerato e ben focalizzato sulla mia professionalità per dover proseguire con un altro incarico sì prestigioso, ma assolutamente gratuito, pieno di sbattimenti da burocrate e nemmeno troppo gratificante sino ad ora.
il rovescio del rovescio della mia vita di comunicatore, ora finalmente in grado di poter alzare la voce e dire "signori, qua mi dovete comprare". E' finalmente finita la gavetta.
il rovescio del confronto con una radio nazionale, deludente se non deprimente per il pessimo gusto che abbiamo potuto cogliere nell'associare i morti di molfetta a futili idiozie, con la contemporanea formazione di una consapevolezza che, esperienza sul campo a parte, noi non siamo poi così male.
il rovescio del primo lavoro all'estero, tra l'altro agli Europei di Calcio, a cui dovrò forse dire di no "perchè non ti puoi permettere di andartene via per un mese" e perchè ho comunque l'esame di questo master che si sta rivelando sempre più inutile vista la quantità e la qualità delle esperienze che sto maturando semplicemente alzandomi la mattina e mettendomi a confronto con persone tra le più disparate.
il rovescio del mio primo curriculum inviato nell'indigesta Milano, per fare radio dietro le quinte. E se loro diranno di sì, io potrò dire di sì o sarò inchiodato a non so bene cosa?
ma sopratutto il rovescio delle persone che mi rovesciano la loro insofferenza per la mia assenza.
Questa settimana sono stato oggetto di un accanimento quasi terapeutico da parte di persone che sembravano essersi messe d'accordo per farmi il conto di quanto poco esista, del fatto che sono buono solo a parlare, che non ci sono, che non faccio attenzione ai bisogni degli altri, che sono egoista. Non meno di 5 persone, tutte questa settimana.
Poi c'è chi pensa e non parla (più), non oso nemmeno andare a scavicchiare tutto il mondo del non detto.
Sia ben chiara una cosa, una volta e per tutte:
da me, per un po' di tempo ancora, non avrete quantità. E non è un fatto personale: è che il tempo non c'è.
E non ci sarà manco per voi quando arriverete dove sono io ora (ve lo auguro di cuore, è comunque un mondo bellissimo). E solo allora penserete che sto facendo i miracoli. Io sicuramente sto migliorando nella gestione dei tempi, andrà sempre meglio, quando avrò la libertà di poter dire i primi no alle offerte. Av(r)ete pazienza?
E poi: quando state con me state male?
Se la risposta esatta è no, per quale masochistico motivo dovete poi far crollare le fondamenta dei palazzi? Problemi di solitudine, dipendenze, noia?
Io non ho niente di tutto questo, perciò non mi tediate.
Quando mi sento solo, come stamattina, mi innervosisco, magari scrivo con più convinzione, ma non vado a dire "oh, oggi che ho bisogno io c'è il vuoto". E' anche "colpa" mia e del tempo libero che non c'è. Do ut des.
Homo faber fortunae suae diceva qualcuno più saggio di me. Altra ottima massima.
Imparate a prendere in mano la vostra vita, i vostri sentimenti, ciò che volete da voi stessi e dalle persone. Poi mi venite a presentare il conto. Se fallirò, dirò che ho fallito. Mi piace scontrarmi coi miei limiti, si sarà capito.
In alternativa ci sono montagne di validi e valenti disoccupati e disoccupate pronte a soddisfare ogni vostro prurito. Io navigo su altre onde.
E voi poi, oltre a lamentarvi, cosa fate? Chi si lamenta cosa fa oltre che gastemare?
Costruite qualcosa?
Gettate il cuore oltre l'ostacolo?
O mi offrite solo orgoglio distillato?
Con che coraggio mi fate simili discorsi quando avete la metà delle cose da fare rispetto al mio tam-tam e vi fate sentire, vedere, vivere non più di quello che, a quanto pare disastrosamente, faccio io?
Chi non capisce non ama, riflettevo ieri con una mentore che ha preferito che io optassi per un confortevole anonimato.
Ognuno di noi ha una collina, uno spazio tutto suo per i ricordi, i rimpianti, i non detti, i treni che passano, le invidie.
Sulla mia collina io sto seppellendo ciò che non amo più, finalmente sto risolvendo quella matassa che mi ha portato a gettarmi in 100 cose contemporaneamente, convinto che mi piacessero tutte, che probabilmente ho amato davvero.
Ma adesso inizio a seppellire ciò che non amo più, imparo il valore del tempo libero, di qualche buona ora di sonno senza preoccupazioni di sorta (che poi, vai a spiegare il peso mentale delle responsabilità a una persona che non ha la più pallida idea di cosa sia una responsabilità...)
Voi, se non è una questione di qualità, se da me cercate il cartellino da timbrare e non vi basta ciò che sono e dò, vuol dire che non mi amate più.
Forse non mi avete mai amato. Seppellitemi, prendete il coraggio di dirvi e dirmi che alla fine non ve ne frega niente, non mi volete capire, ma che in fondo è (sempre stato) più comodo dare la colpa a me.
Molte paure non sempre ritornano.
p.s. col tempo ho scoperto il valore dei messaggi positivi e dato che fino ad ora mi sono limitato a spalare merda fuori dalla porta di casa mia e mi sento per questo deprivato di un pezzo di me voglio fare qualcos'altro.
Voglio dire grazie a Sonia per tutto quello che stiamo riuscendo a costruire, per il bene che mi sta dimostrando, perchè lei il cuore oltre l'ostacolo l'ha buttato, perchè lei me lo ha detto che fino ad ora non era riuscita a dirmi quanto bene mi volesse per orgoglio o perchè era fuori fuoco. E il suo esempio mi induce a lavorare ancora su me stesso. Grazie Sonia. Grazie Papessa. Ci siamo buttati insieme su un paio di treni giusti, giustissimi. Sarà bello brindare alle nostre magnifiche sorti e progressive.
Vedete, non è (così) difficile voler bene, non è (così) difficile capire. Io ci provo, voi?
n.b. (l'utilizzo di forme plurali è legato al fatto che mi sto rivolgendo davvero a più persone: chi legge sa che mi sto rivolgendo a loro, pur con forme e sfumature diverse. Chi non legge vuole ignorare una componente della mia identità: sono scelte, ma non fate poi la parte di chi mi conosce bene)
giovedì, marzo 06, 2008
maggica

Ieri sera è stata una delle rare volte in cui gli appassionati di calcio italiani (fatto salvo qualche laziale dal dente avvelenato...) si saranno sentiti contenti, emozionati, orgogliosi.
Grazie Roma.
nel frattempo, su un campetto di Japigia, si consumava l'impensabile...
mercoledì, marzo 05, 2008
raise your flag - bjork live @ pontida

Sconcerto e proteste tra i fan cinesi di Björk, che durante un concerto a Shanghai ha gridato «Tibet! Tibet!». La cantante islandese ha approfittato della sua canzone Declare Indipendence - già usata in più occasioni per sostenere l’indipendenza di altri Paesi - per invocare libertà per il Tibet, un tema assolutamente tabù in Cina. «Tibet, Tibet, raise your flag», («Alza la tua bandiera») ha gridato l’eccentrica cantante.
Numerose le proteste del pubblico, subito diffuse attraverso alcuni siti web cinesi. «Mi piace Björk - ha detto un suo fan - e va bene avere un punto di vista differente sulle cose, però quello che ha fatto lei è stato molto irrispettoso ed egoista». Secondo un altro fan, la cantante «si è comportata come una persona arrabbiata e basta». Impossibile trovare ora informazioni dell’artista sui principali motori di ricerca cinesi: dopo il concerto allo Shanghai International Gymnastics Centre ogni riferimento a Björk è stato fatto sparire. I media di Stato, invece, hanno completamente ignorato l’accaduto. Björk si era già attirata aspre critiche il mese scorso, quando durante un concerto in Giappone aveva dedicato la stessa canzone, Declare Indipendence, al Kosovo, che ha recentemente dichiarato indipendenza dalla Serbia. Sarà soltanto un caso, ma il concerto che doveva tenere a luglio in Serbia, è stato cancellato.
(fonte: la stampa)
domenica, marzo 02, 2008
diecimila!
Sospendendo fini analisi sociologiche sul perchè e il per come, aspetto di rifidanzarmi per vedere se
le visite continueranno ad essere sostenute
(e in quel caso il mio blog potrà essere considerato un bel blog)
oppure no
(e in quel caso c'è chi mi vuole contare i peli del culo).
perchè, Sanremo è Sanremo?
E ci mancherebbe altro.
Sarà la vecchiaia, sarà il mestiere o i mestieri che mi accingo a fare (stop politics for a while), ma ieri, per la prima volta in 23 anni, mi son messo là, sul lettino in quel di Bologna, in questo weekend di relax estremo e altrettanto estremi ragionamenti, e accompagnato dalla Gialappa's, senza la quale tutto questo non sarebbe stato possibile, mi son guardato e sopratutto sentito il festival.
Ho gastemato di gusto quando, al momento della votazione per L'Aura, che non ha vinto il festival di Sanremo come millantavo ma aveva la canzone migliore (e di un paio di spanne) ha ricevuto una quindicina di punti in meno dalla giuria di qualità rispetto alla Tatangelo.
Giusto per capire di chi stiamo parlando, ecco a voi L'Aura + Rezophonic:
(dimenticatevi di Elisa, questa è più brava. Molto più brava.)
Una giuria indecente, in cui l'unica che ci capiva chiaramente qualcosa, ovvero Mariolina Simone (per chi ha amato Tmc2 il nome non suonerà strano), è stata palesemente anestetizzata e lobbizzata quando è stata costretta a porsi dinanzi al diniego nazionalpopolare quando ha dovuto spiegare il 7 su Giò il Tonno di Lola, supercampionissimi con (e grazie a) quella indecenza di pezzo, non me ne vorrà la Nannini.
Aveva messo 10 a L'Aura. Dopo la fronda si è posata su 7 ed 8 salvo fare qualche colpo di coda, ad esempio su un fantastico quanto nervoso Cammariere (il suo scosciacaprismo è stato il vero tormentone della serata Gialappa) si è accodata a Magalli e Boncompagni.
Quest'ultimo ieri si è giocato una buona fetta della stima che io avevo nei suoi confronti scomodando l'unico voto sotto il 6 di tutta la serata della giuria di qualità (quattro!!) per un Frankie Hi-Nrg il cui scazzo con Fede è stato uno dei momenti migliori del Festival.
Primi: Giò Di Tonno e Lola Ponce, il tronfio (non è un errore) dei buoni sentimenti
Seconda: Anna Tatangelo, che è stata inondata di fischi al suo "Giggi ti amo" (che poi, perchè fischiare? Se è per il testo della canzone, uno schiaffo ai gay da parte del nostro poeta contemporaneo, il che un po' ci spiega il perchè di questi tempi un pò balbuzienti, io firmo per il fischio. Anzi, fischio direttamente)
Terzo: Fabrizio Moro, visibilmente infastidito. Fosse Ben Harper capirei..ma dopo la canzone finta dell'anno scorso sei riuscito a salirmi ancora di più sui maroni, se è possibile. Studierò da te l'indolenza e insolenza, visto che a quanto pare ho ancora molto da imparare.
Le uniche cose da salvare sono lo staff Pippo+Piero+Bianca+Andrea (anche se Pippo come direttore artistico ha dimostrato, se non si fosse capito, di essere diventato vecchio) ma sopratutto gli Elii, che mi hanno tenuto incollato alla tivì durante i dopofestival (grandissima Lucilla, ma davvero) e hanno poi completato il loro dovere, istituzionale sì ma sempre col gusto di fare le cose bene e divertendosi.
Li ho rivisti al top dopo qualche anno così così.
Sarà stata la dipartita di Feiez, ieri salutato sul palco in un momento commovente (non capito dal pubblico che a malapena applaudiva).
Ma ora sono tornati i migliori.
E si sono tolti il gusto di gridare "fiiiiiigaaaa" vestiti a festa sull'Arìstòn. E nessuno potrà dir nulla, anche perchè Elio sa cantare alla grande.
Ci vediamo a Sanremo dell'anno prossimo, credo che cambieranno molte cose. E chissà che non vinca Patrizia Laquidara.
p.s. come ogni anno, Rudi Zerbi ha detto la terna vincente svariati minuti prima della proclamazione.
Visto che è una combine, almeno scegliete la combine giusta.
p.p.s. sospendo la mia propensione alle pagelle per far posto a quelle di Gino Castaldo:
http://castaldo.blogautore.repubblica.it/page/1/
