venerdì, ottobre 31, 2008
facebook, perchè sei tu
Vuoi confermare la tua relazione con doppia emme?
Ma solo perchè sei tu, effebbì.
->
Hai ora una relazione con doppia emme.
Oh, effebbì.
Grazie per avermelo ricordato.
giovedì, ottobre 30, 2008
sinistra, impara
this is not the conservative America
this is
the United States of America
mercoledì, ottobre 29, 2008
martedì, ottobre 28, 2008
domenica, ottobre 26, 2008
il viaggio
Questa settimana dovevo essere in viaggio, dovevo andare a Milano per lavoro, dovevo beccare un bel po' di gente, dovevo andare al concerto di Tricky.
Non se n'è fatto più niente, non ho ben capito perchè.
Per un viaggio che è saltato, ce ne sono tanti altri che sto vivendo. Contemporaneamente.
Certo, sono viaggi metaforici. Sono sempre qua, e anzi, non sto partendo in vacanza, mi autosospendo le ferie e temo che fino a giugno non riuscirò ad andare oltre il weekend lungo per staccare (spero di sbagliarmi, ma la vedo difficile).
La seconda settimana di radio è andata alla grande, continuiamo ad attrarre gente ed idee, il programma migliora, la mia intesa con Sonia cresce a vista d'occhio.
Fa niente che giovedì sera mi son ritrovato completamente scoppiato, è stato gratificante. E mi auguro che l'organizzazione diventi perfettamente oliata.
Continuo a studiare e a pensare alla campagna elettorale.
La metafora del viaggio va benissimo anche per contesti come questi, molto poco affascinanti e molto poco narrativi. Sino ad ora.
Il primo gruppetto, il cuore del progetto in cui ho la fortuna di giocare un ruolo decisivo, si sta formando, siamo quasi pronti, quasi del tutto operativi.
Ma questa settimana, ancora di più, mi sento come uno che ha smesso di fumare e sta ricominciando a sentire i sapori e i profumi (è una metafora che non mi appartiene, ma mi hanno detto che funziona perfettamente).
Mi sta tornando la voglia di fare tutta una serie di cose che avevo dimenticato che mi piacessero.
Quando ti piace ciò che fai, hai anche il privilegio di godere del lavoro.
In ordine di fattibilità.
Londra come città pivot, come posto sempre buono, in qualsiasi momento. Come mia seconda casa (fatta eccezione per casa Bramato, seconda casa sul serio, ancora di più dopo questa settimana e dopo la promessa di un cannone un po' particolare)
Mi sta tornando la voglia di prendere e partire in qualsiasi momento, andar via per un concerto e tornare in piena notte.
Mi sta tornando la voglia di partire venerdì sera e tornare un po' quando mi pare.
O anche di partire domenica mattina e tornare di sera.
Partire,
viaggiare,
vivere.
Al di là della seppur straordinaria routine.
E anche, per certi momenti, dichiararsi assente rispetto a quella routine.
E dedicarsi, finalmente, ad altro.
Dove il termine altro è volutamente generico, ma non ha a che fare con le cose, ma con le persone. Chiaramente definite.
Ho tutto, lo so. A breve avrò anche la casa.
Non so se me lo merito.
In ogni caso non mi odiate, non mi invidiate. Non aspettate il momento in cui, fatalmente, qualcosa mi andrà male "perchè non è possibile, sta ovunque, fa troppe cose, e che cazzo".
Vi prego.
Ne soffro. Sto ancora molto male quando sento che le persone mi usano, mi parlano solo per arrivare ad altro, o che mi parlano con rabbia. Quando inventano le cose solo per farmi soffrire.
Anche se me ne rendo conto sempre più spesso, anche se sto mettendo su gli anticorpi, io continuo a starci male.
Piuttosto, chiamatemi e vediamo di lavorare insieme, tutti insieme.
Di essere felici tutti.
Non rispondo indiscriminatamente, sono ancora piuttosto rigido e severo.
Non cambierò.
Ma se siete mossi da buoni propositi e volete davvero bene ai progetti, alle cose, alle persone con cui lavorate, fatelo.
Mi ucciderò per voi, o almeno ci proverò.
sabato, ottobre 25, 2008
Th.Corp - Radio retailation

Thievery Corporation – Radio Retailation
Etichetta: ESL Music
Genere: downtempo, dub, tropicalismo
Voto: 6/10 (3/5)
and i'm waiting to feel it again
Rob Garza ed Eric Hilton, il duo di ladri di base a Washington (il loro nome deriva dal fatto che il processo di creazione di ogni loro disco parte dai negozi di dischi della loro città, sistematicamente svaligiati alla ricerca di campionamenti di ogni sorta), sono riusciti, a colpi di album solidi e rassicuranti per il loro pubblico, a diventare un gruppo di culto. Certo, quello che può essere chiamato rassicurante dai fan è etichettato come ripetitivo da tutti gli altri. E Radio Retailation sembra essere nato proprio per provare a risolvere questa piccola diatriba in musica: come rimanere se stessi e sembrare nuovi? La risposta più convincente è di tipo concettuale: il titolo e l’artwork del settimo album fugano ogni dubbio sulla passione politica dei Ladri e sulla volontà di trasmettere messaggi all’interno di tappeti sonori morbidi e rilassanti. Certo, rifare “El Pueblo Unido” in chiave fighetta può sembrare barocco, ma funziona. Anche i suoni cambiano un poco, virando in modo più deciso verso il dub fino alla ricerca dell’easy listening perfetto e inarrivabile. Accompagnati da ottimi amici (Seu Jorge, Sleepy Wonder, Femi Kuti, Lou Lou), e capaci, nella loro decennale storia, di scoprire autentici talenti (Aubele su tutti), i Th.Corp. si obbligano ad un album di transizione. Perché sperimentano, lo fanno massicciamente, e non sempre centrando il bersaglio. Il consiglio è allora quello di ascoltare a ripetizione “Beatiful Drug”, nettamente il brano migliore del lotto, alternare Radio Retailation ai loro classici ed aspettare che i semi copiosamente piantati da Hilton e Garza portino a futuri spettacoli.
avanti pop + dammi una spinta - aggiornamenti novembrini
Sigur Ros – Inni mer syngur vitleysingur: per chi, come il sottoscritto, ascolta gli islandesi quando non cantavano ancora in lingua madre (che in ogni caso non brilla per facilità di decodifica, come potrete evincere dal bizzarro titolo del secondo singolo tratto da un album di cui non cito il nome altrimenti finisco lo spazio), fa strano questo fervore radical-chic. In ogni caso, in qualsiasi modo ci sono arrivati, ora li conoscono tutti, ed era anche ora.
MGMT – Kids: saliti agli onori della cronaca più per certi eclettismi nella proposizione dei loro brani (guardate I loro video e capirete), I MGMT sgomitano e si meritano un posto al sole perchè in questo secondo singolo ci mettono un po’ di sostanza in più. Attivi dal 2002, i Management (è questo il loro vero nome, nel 2007 hanno tolto un po’ di vocali e le coincidenze hanno voluto che diventassero famosi proprio senza vocali) hanno la loro nicchia bella grande di appassionati al seguito.
Ladyhawke – Paris is burning: sì, forse “di successo” è un po’ troppo per I Ladyhawke. Ma basterebbe avere un digitale terrestre, un canale di MTV di Sky dedicato ai noi giovani alternativi per portarvi a pensare che nel mondo esistono solo i Ladyhawke. E non sarebbe un brutto mondo, questo brano è davvero gradevole, anche se sarebbe auspicabile che il revival anni ’80 non duri un altro decennio.
Tre allegri ragazzi morti – Around the World: citiamo loro perché loro citano in modo più evidente (e forse riuscito) di tutti. Ma in realtà i TARM giocano il ruolo di ambasciatori di “La Valigetta post remixes”, un tributo di alcune band indie italiane (Ex-Otago, Perturbazioni, Julie’s Haircut, i Tre Allegri, appunto), alla musica dance. Andate a cercarvi l’intera compilation e superate lo straniamento del primo giro di “e giro il mondo, e giro il mondo”: non vi stanno prendendo in giro.
Squarepusher – A real woman: il brano forse meno inaccessibile di Tom Jenkinson, compositore del Dorset, tra i capofili della scompaginata e meravigliosa scuderia Warp, risulta comunque inaccessibile ai più. Noi speriamo che qualche direttore della programmazione musicale visionario o poco in paranoia per i dati di ascolto corra, almeno per una volta, il rischio di passare un autentico frullato di talento compositivo, elettronica e spirito punk.
giovedì, ottobre 23, 2008
flavia mancini e claudio escuriale
Ma perchè i comunisti, il loro unico scopo nella vita non è quello di lavorare bensì quello di denigrare ed infangare l'immagine di quest'Uomo unico, a cui bacerei i piedi, ed a cui dovremmo inchinarci tutti perchè se non fosse stato per lui non saremmo cresciuti senza i cartoni animati, Mtv eccetera (ovvio che non dobbiamo ringraziarlo solo per questo, se inizio a dire cosa ha creato finisco domani). Se chiedete ad un comunista qual è il suo lavoro , io al posto loro direi: rompere le scatole a Berlusconi, è questo il mio unico scopo nella vita!
E' cosììììììì. Andate a lavorare, basta con scioperi e manifestazioni!! Ed i professori dovrebbero vergonarsi perchè pretendono uno stipendio equo ad altri quando ci sono alcuni che lavorano due ore a giorno!!!!!!!! Ma scherziamooooo??? E i sindacati poi??
Ma non vi siete stancati?? ma ancora non vi ha divorato l'invidia??
Berlusconi è un RE, e comunque vada, cadrà sempre in piedi!
Battiamo le mani al nostro presidente!!
C.
Silvio io vorrei tornasse tanto zio Benny... lui si che poteva...
Tratto da: http://www.facebook.com/pages/Silvio-Berlusconi/32764065492?ref=s
mercoledì, ottobre 22, 2008
crasi creativa
1. Manifestare senza pudore il tuo stare bene;
2. Far sì che l'idillio, di qualsiasi natura esso sia (un momento indimenticabile con un amico, una grande scopata, la donna della tua vita), non sia sovraesposta. Difendere le cose belle da occhi critici, polemici, invidiosi a prescindere.
3. Evitare che questa sensazione di appagamento offenda la sensibilità dei tuoi lettori, magari nient'affatto appagati dalla loro vita.
Ho anche argomentato che, pur essendo verboso, in certi frangenti amo andare per simboli.
E allora io ho da aprire e chiudere questo post con un'unica frase.
Ho detto che vivo sei mesi con la sciarpa, sei col bermuda.
nè bermuda.
Buonanotte a tutti.
molto indignati
Silvio, scontento del giornalismo italiano, a proposito degli effetti della riforma Gelmini.
martedì, ottobre 21, 2008
lunedì, ottobre 20, 2008
duni's choice - 20 ottobre
Antony and the Johnsons - Another World
in programmazione di Basette dal 27 ottobre
domenica, ottobre 19, 2008
la nascita
Chissà, un giorno quel discorso che adesso ho messo in ghiacciaia tornerà, farò un piccolo outing, e facendolo costringerò tutti i miei lettori a chiedersi se in fondo va così come io teorizzo.
Ma la ghiacciaia è la ghiacciaia, e sopratutto le urgenze sono urgenze.
Ieri sera sono tornato alle Mura.
Non tutti sanno che è il mio posto preferito a Bari.
Ed è così tanto preferito che ci sono andato sì e no 3 volte. Perchè non mi andava di sciuparlo.
Ora, archiviata l'idiozia del pensiero (ci andrò sempre più spesso, anche perchè ci sono molte condizioni che mi porteranno là, tra cui la speciale e insolita tendenza a condividere le mie cose più private).
Sono stato folgorato, al quarto sorso di Cisx XS, da un discorso.
E' un estratto di un dialogo tra primogeniti a cui vengono (troppo? poco?) spesso accostati gli appellativi cinico e stronzo.
Ed è un virgolettato che si può declinare al femminile, così da citazione, e al maschile, al mio maschile, perchè lo condivido al 100%.
Come molte delle cose che sto ascoltando in questi giorni.
Avevo 7 anni pieni quando mia madre, nella camera da letto della vecchia casa di Bari, mi chiese "ma tu la vorresti una sorellina?"
Oramai il danno era già fatto, la domanda era retorica. Pensavo che sarei stato viziato per regolamento, mi toccava di non essere più la star.
La presi male, mi misi a piangere.
Poi ho 9 mesi di vuoto, e mi ritrovo direttamente alla notte in cui Francesca nacque. Ero a Modugno dai miei nonni, dove sono nato io ed è nata mia sorella, dato che mia madre lavorava nel non più esistente nosocomio della ridente locaità del sud barese.
Non dormii un cazzo quella notte, ero emozionato come un bambino (ero un bambino, a dirla tutta, avevo 8 anni e 3 mesi quel 9 di giugno). La mattina scesi presto dal piano in cucina e trovai mia nonna che mi stava preparando la colazione, mi vide e si aprii in un sorriso.
E quella reazione di 9 mesi prima andò così, via, volò.
E così, durante quel discorso con la primogenita cinica e stronza, io mi sono riconosciuto. Ho pensato a un episodio del mio passato per spiegare il futuro, così come faccio sempre.
Questa settimana il tema è quello della nascita, e non ho trovato migliori parole di quelle espresse da due primogeniti cinici e stronzi che si sono emozionati con una nascita di quelle che ti cambiano la vita.
E che si stanno emozionando di nuovo.
venerdì, ottobre 17, 2008
lunedì, ottobre 13, 2008
ready, steady, go (lettera aperta ai Basetti)

Ho bisogno di ritagliarmi un altro po' di tempo per noi prima di eclissarmi nel lavoro.
Vi scrivo per abbracciarvi e ringraziarvi per la possibilità che mi date di condividere con voi questa esperienza meravigliosa che ci aspetta.
Non abbiamo un'idea molto chiara di quello che ci sta per succedere, ma io sono sempre più convinto che abbiamo costruito un "mostro", ognuno con le nostre esperienze dentro e fuori Basette, con la nostra testardaggine, con le nostre competenze, con le nostre relazioni sempre più fitte e interessanti.
1 ora e mezza di diretta al giorno su una delle più importanti radio di Bari (non importa delle fatiche che abbiam dovuto accollarci per farcela. Ora non conta più. Ce l'abbiamo fatta e basta) sono un enorme privilegio.
In questi giorni questo è stato evidente: basta andare ad una festa a Quasano per vedere come la gente ti sorride di più. Si interessa. Segue. Vuole far parte del progetto.
E' chiaro, la nostra crescente popolarità non ci giustificherà mai a fare le star, ma dobbiamo essere consapevoli del fatto che il nostro modello di lavoro, aperto, partecipato, orizzontale, darà la possibilità a tutti noi di creare idee, prodotti, cultura, di lanciare persone, musica. Di fare tutto ciò che (di buono) ci passa per la mente.
Perchè questo entusiasmo? Per due motivi.
Il primo: settimana scorsa (alcuni di noi già lo sanno) io e Ludo siamo andati a parlare con il presidente di un circolo Arci, una struttura di Via De Nittis (perfettamente di fronte casa di Sonia). Un posto abbastanza grande, più o meno come la Taverna Vecchia.
Essere un circolo Arci porta una serie interminabile di vantaggi: visibilità, agevolazioni per l'essere presenti in un circuito consolidato, un ragazzo che dall'anno prossimo sarà sempre lì, a fare il servizio civile, pagato dallo Stato per lavorare.
Questo circolo Arci non è mai decollato. Congiunture favorevoli (le famose reti di relazioni) mi hanno portato a conoscere la gente che ci lavora, in questo posto.
Loro sono attivi da 2 anni e non hanno mai fatto il botto. Ci hanno chiesto di svoltargli il locale. Di fare i "direttori artistici". Il presidente si è detto entusiasta di me e di Ludo, io ho già iniziato a fare pianificazione e programmazione, seppur in maniera blanda e solo nella mia testa (non ho ancora scritto niente).
La piattaforma collettiva che noi stiamo costruendo ha un'altra opportunità: creare un corto circuito (nel migliore delle accezioni possibile) tra radio ed organizzazione eventi. Un piccolo Cube. Abbiamo uno spazio tutto nostro. Abbiamo la possibilità di tirar dentro tutte quelle persone che hanno una voglia pazza di lavorare con noi ma che, ad ora, non possiamo accontentare. Possiamo autonomamente dividerci in due sottogruppi, sulla base delle motivazioni e degli entusiasmi.
Dobbiamo solo lanciarci. Ma sopratutto, c'è qualcuno che vuole noi a capo di quel treno. E questo, qualcosa, vuol dire.
Ne riparliamo meglio in una riunione una serie di queste, ma il succo del discorso ve l'ho detto.
Il secondo: è Ludo. Ieri sera, per la prima volta da quando lo conosco, ha fatto il discorso che da lui mi aspettavo. E da lui, scettico di professione (Ludo: :***), ha valore moltiplicativo.
"Ora siamo davvero nella condizione di poter fare la differenza" (le parole non erano esattamente queste, ma la sostanza sì).
E ha ragione, ha tremendamente ragione.
Abbiamo la radio, abbiamo gli eventi, abbiamo Proforma, abbiamo il Corriere, abbiamo Antenna Sud, abbiamo gli autori, abbiamo i redattori, abbiamo i musicisti, abbiamo i fotografi, abbiamo le community, abbiamo i webmaster, abbiamo due menne enormi (non è maschilismo, è oggettività).
Siamo giovani, siamo motivati, non ci siamo ancora troppo abbruttiti a causa del lavoro. E sopratutto, seppur con diverse tonalità, abbiamo fame.
Il lavorare gratis, se da un lato è frustrante, dall'altro mi dà una motivazione enorme: a sfondare, a farcela. A non imborghesirci, a cercare sempre lo spunto, la collaborazione.
Poi le fami hanno diversi colori, appunto. Ognuno ha una motivazione. L'importante è che ci siano.
What else, pubblicherò questa lettera sul blog, giusto per fissare il momento.
Torno a lavorare, mi sembra anche giusto :)
Buona giornata, e in bocca al lupo a tutti :*
(perchè pubblicare questa mail sul blog? Semplice, perchè il nostro gruppo è solo un inizio. Per tutti coloro i quali dovessero sentirsi parte di una visione, della visione che ho cercato di rendere "fisica" con questo post, contattateci. L'entusiasmo delle persone non è mai abbastanza e sopratutto è sempre meno banale, sempre più raro)
domenica, ottobre 12, 2008
il terremoto (con me non devi essere niente)
In fondo, cosa c'è di uguale rispetto a 7 giorni fa?
Ho dato due strattoni, ho fatto spazio, mi sono sentito malissimo, mi sono sentito benissimo.
Ho sciolto i cani. Che avevano voglia di essere sciolti e che non me lo diranno mai.
Non ho ancora le idee chiare sulle conseguenze di tutte le mie azioni su tutti i fronti in cui mi sto impegnando, ma sono sicuro che è successo qualcosa di importante: per la prima volta da mesi, forse anni, ho messo le persone al centro dei miei ragionamenti, e l'ho fatto totalmente.
Io non ci sono stato.
Ho scelto, ma non ci sono stato.
So di aver generato gioia, di aver generato dolore.
E so che questo non vuol dire niente, se non nel momento in cui l'ho fatto. Ora è già tutto diverso, qualsiasi cosa voglia dire.
Domani iniziamo in radio, siamo quasi del tutto pronti. Stiamo facendo le cose in grande, sono teso ed emozionato. Ho dormito 4 ore stanotte per scegliere la musica. Piccole cose che non hanno nessun prezzo, che non possono essere barattate con niente.
Le persone, io, le scelte decisive, e le emozioni.
Ho disegnato il mio futuro senza nemmeno rendermene conto.
E l'ho fatto questa settimana.
Perturbazione + Le Luci della Centrale Elettrica @ Blogfest, Riva del Garda
della centrale della centrale elettrica
Andiamo a vedere i colori delle ciminiere
dall'alto dei nostri elicotteri immaginari,
andiamo a dare fuoco ai tramonti
e alle macchine parcheggiate male,
ad assaltare ancora i cieli
e farci sconfiggere e a finire suoi telegiornali,
foto in bianco e nero delle nostre facce stravolte sui quotidiani locali
andiamo a vedere i canteri delle case popolari dai finestrini dei treni ad alta velocità
trasformiamo questa città in un'altra cazzo di città.
venerdì, ottobre 10, 2008
in galera
mentre in Italia 8 miliardi di euro vengono tagliati alla scuola, all'università e alla ricerca scientifica ma i giornali preferiscono dar risalto a MariaStella e ai suoi grembiuli,
mentre la nostra politica è al momento più buio dal dopoguerra ad oggi, ed è colpa più dell'opposizione che della maggioranza, visto che oramai mi sento più rappresentato da Milena Gabanelli e da Zoro, persone di cui andare orgogliosi, che dai partiti,
mio padre, per la prima volta da quando lo conosco, ovvero da quel giorno di marzo in cui decisi di uscire all'inizio del 10imo mese di gravidanza, solo perchè non potevo continuare a restare sempre in stand-by, per la prima volta nella sua vita, mi fa:
(ovviamente il metodo consiste nel riuscire a trovare una sistemazione congrua per sè, per mammà che lavora e per mia sorella che sta costruendo la sua vita senza saperlo)
La mia reazione è stata sorprendente anche per me stesso. Impetuosa.
Solo la galera potrà fermarmi.
Sono certo che questi discorsi si stanno infilando sempre più di frequente nella vita degli italiani. Per ora degli italiani più consapevoli, quelli che usano in modo intelligente i mezzi di comunicazione e hanno ancora il gusto di incrociare le braccia.
Fra un po' dovranno accorgersene tutti, anche chi vive in questo stordimento da SuperEnalotto, TV e cocaina (non esprimo giudizi di valore, leggo solo il +69% di giocate per raggiungere il 6 ed aggirare i problemi del quotidiano, leggo i dati auditel, leggo i dati sul consumo di cocaina in Italia).
E mi chiedo se sia proprio questo, la disperazione, l'unica leva che muova le coscienze sociali degli italiani.
E se sì, mi chiedo perchè.
giovedì, ottobre 09, 2008
se fallisci sei più bravo

Un'altra? Sì, un'altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad personam, col marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne produce un'altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia. Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione s'intende, quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono i magistrati nelle maling list, si tratta d'una "bomba atomica" destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.
Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942. L'emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l'impresa si trovi in stato di fallimento.
Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato d'insolvenza era equiparato all'amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare com'è uscita dal Senato, non sarà più così. I cattivi manager, contro cui tutti tuonano, verranno salvati se l'impresa non sarà definitivamente fallita.
Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto per l'ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di spugna anche per scandali di minore portata come quello di Giacomelli, della Eldo, di Postalmarket. Tutto grazie ad Alitalia e al decreto del 28 agosto fatto apposta per evitarne il fallimento. Firmato da Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli. Emendato dai due relatori al Senato, entrambi Pdl, Cicolani e Paravia. Pronto per essere discusso e approvato martedì prossimo dalla Camera senza che l'opposizione batta un colpo.
Ma ecco che una giornalista se ne accorge. È Milena Gabanelli, l'autrice di Report, la trasmissione d'inchieste in onda la domenica sera su Rai3. Lavora su Alitalia, ricostruisce dieci mesi di trattative, intervista con Giovanna Boursier il commissario Augusto Fantozzi, gli chiede se è riuscito a garantirsi "una manleva", un salvacondotto per eventuali inchieste giudiziarie. Lui risponde sicuro: "No, io non ho nessuna manleva".
Ma quel 7bis dimostra il contrario. Report ascolta magistrati autorevoli, specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola, Bnl. Il suo giudizio è senza scampo. Eccolo: "Se la norma verrà approvata non saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti da altri manager di società per cui c'è stata la dichiarazione d'insolvenza non seguita dal fallimento".
Cascini cita i casi: "Per i crac Cirio e Parmalat c'è stata la dichiarazione d'insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato è l'abrogazione dei reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti, dai correi". Non basta. "Subito dovrà essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato per tutti gli imputati, inclusi i rappresentanti delle banche".
Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: "Ma la norma vale anche per lui?". Lapidaria la risposta: "Ovviamente sì". Le toghe s'allarmano, i timori serpeggiano nelle mailing-list. Come in quella dei civilisti, Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive: "Ho letto la nuova Marzano. Aspetto notizie sulla nuova condizione di punibilità che inciderà non solo sui processi futuri ma anche su quelli in corso". Nessun dubbio sulla portata generale della norma. Per certo non riguarderà la sola Alitalia, ma tutte le imprese.
Vediamolo questo 7bis, così titolato: "Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare". Stabilisce: "Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".
La scrittura è cattiva, ma l'obiettivo chiaro: finora i manager delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a partire dalla sola dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis passa, l'azione penale resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto, fallimento definitivo. Commentano le toghe: "Una moratoria sine die, un nuovo colpo di spugna, una mano di biacca sulle responsabilità dei grandi manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla mano pubblica". Con un assurdo plateale, come per Parmalat. S'interromperà solo perché il commissario Bondi evita il fallimento.
Ma che la salva Geronzi sia costituzionale è tutto da vedere. Gli esperti già vedono violati il principio d'uguaglianza e quello di ragionevolezza. Il primo perché la norma determina un'evidente disparità di trattamento tra i poveri Cristi che non accedono alla Marzano, falliscono, e finiscono sotto processo, e i grandi amministratori. Il secondo perché l'esercizio dell'azione penale dipende solo dalla capacità del commissario di gestire l'azienda in crisi. Se la salva, salva pure l'ex amministratore; se fallisce, parte il processo. Vedremo se Berlusconi andrà avanti sfidando ancora la Consulta.
repubblica.it
martedì, ottobre 07, 2008
facebook è più porno del porno
Il primo grafico riguarda il 2008, il secondo gli ultimi 30 giorni, il terzo l'ultima settimana.
Non entro nel merito della questione della normalizzazione degli indici, anche perchè temo di dire qualche fesseria.
Tanto i grafici si capiscono benissimo.
2008
Ultimi 30 giorni
Ultimi 7 giorni
lunedì, ottobre 06, 2008
come sta la blogosfera?
E' un report.
Potrebbe essere un post del mio blog.
E infatti lo sta diventando.
E' ciò che penso del posto dove scrivo. Meta-analisi.
E' scritto con il mio linguaggio, non ho dovuto cambiare registro. Sono stato io.
Ve lo assicuro, non dover recitare la parte di nessuno mentre si fa il proprio mestiere è uno dei privilegi più grandi nella vita di una persona.
Proforma non sa che io lo sto pubblicando. E non lo sa per semplice mio imbarazzo. Non ci sono informazioni riservate, anche perchè non c'è niente di riservato nell'atteggiamento di un'agenzia che prende un tipo per studiare come funziona Internet.
E non c'è niente di riservato in ciò che ho scritto.
Che è ciò che penso.
Che è già noto a chi mi conosce.
La blogosfera sta così così. Perso (per fortuna) lo spontaneismo iniziale, diluita la portata esplicativa dell’equazione con cui la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica etichettava il fenomeno, ovvero: “chi ha un blog parla dei fatti suoi”, siamo giunti alla maturità dello strumento blog.
Ovvero, la consolidata tendenza all’utilizzo professionale di questo potentissimo strumento di comunicazione.
A tutti i livelli: chiunque può avere applicazioni extra, può avere un blog personale su un sito internet con dominio dedicato, può costruire, definire, delimitare il suo mondo di riferimento attraverso link, barre di blog suggeriti, sondaggi, tag in bella mostra, chat online.
La professionalizzazione però ha anche (sempre di più) facce non naif: il blog è diventato uno strumento di lavoro. Sia per chi fa tutt’altro nella vita (i giornalisti e gli opinion leader su tutti), sia per i markettari.
Questa è una categoria a cui possiamo tranquillamente riservare legnate. Chi pensa di usare i blog con le stesse modalità con cui ha utilizzato sino ad ora i comunicati stampa o le ricerche di mercato, non ha capito niente.
Provando a riassumere velocemente lo scenario che mi si è schiuso davanti agli occhi al Blogfest, ho visto due mondi paralleli, entrambi ben popolati, che non si parlano.
Da una parte il mondo dei bloggers di professione: aria vagamente da nerd, smanettoni, dotati di una grandissima dose di ironia (se non di sarcasmo) che probabilmente non riuscirebbero a sfoggiare nella vita vera. Verbosi anche più di me, attentissimi lettori e commentatori degli altrui bloggers, che non si sentono vivi senza un account in tutti i principali social network.
Dall’altra parte c’è il mondo del marketing, composto da distinti in signori in giacca e cravatta, che magari schifano i nerd o stagisti che scrivono report in bermuda con 15 gradi fuori, che avranno studiato qualche libro e avranno pensato che certe operazioni si riproducono a tavolino.
Personaggi che si son convinti che basta dire che l’azienda è vicina al cliente perché il cliente abbocchi. Che non aprirebbero un blog personale nemmeno sotto tortura. Che linkano solo ad altri contenuti aziendali. Che non pubblicano elementi nuovi. Che citano solo parole di elogio da parte degli altri, ignorando le critiche. Che non parlano con gli utenti. E che, non essendo essi stessi bloggers ignorano che molti dei loro lettori sono proprio i bloggers, magari quelli dell’altro mondo, quelli che non credono a ciò che leggono a prescindere.
Quelli dell’altro mondo, dal canto loro, rimangono e rimarranno nerd, perché non hanno ancora capito che sono dei consulenti potentissimi, opinion maker capaci di distruggere la reputazione di un’azienda o, al contrario, di far diventare Lily Allen una cantante pop. Non si vendono, e schifano l’idea. Anche se “vendersi” vuol dire semplicemente lavorare per qualcosa in cui si crede, mettendoci la faccia. Anche se fosse etica. Scrivono per leggersi, non scrivono per produrre conoscenza. O almeno, non scrivono con quelle intenzioni.
In mezzo c’è un mare. In mezzo ci dobbiamo essere noi. Noi che siamo sia blogger che markettari. Anzi, siamo più blogger che markettari. Noi sappiamo che la gente la seduci con la verità, non abbiamo paura dei commenti, di qualsiasi natura essi siano. Sappiamo come si vende un’idea. Sappiamo vendere un’idea senza prendere in giro nessuno. E probabilmente non sapremmo vendere cose che non compreremmo.
La blogosfera non sta benissimo. Ha risorse enormi, spaventose. I bloggers potrebbero distruggere il marketing così come lo pensiamo. Potrebbero dare botte significative a tutte le corporation. Potrebbero rimettere al centro il cliente. Le due parti della blogosfera, però, non dialogano, perché non si conoscono. Non conoscono le reciproche potenzialità. Hanno bisogno di una mediazione. Chi meglio di noi.
Il BlogFest è stata un’esperienza straniante, perché la prima cosa che ho percepito è stata proprio questa scissione. E non ho avuto nessuna controprova nel corso delle giornate. Se l’anno prossimo non ci saranno grosse variazioni non varrà la pena di tornarci, ma esserci stato è stato una manna.
Perché, ancora una volta, ho capito che un’agenzia che decide di scommettere sui social media ha un vantaggio competitivo gigantesco. In Italia più che mai.
luca sofri
Cameron ieri ha detto “per risolvere i guai straordinari della finanza di queste settimane, non abbiamo bisogno del solito, abbiamo bisogno di cambiare”.
Continuo. Date metà del vostro stipendio da parlamentare a un progetto concreto – sì, lo so, che già lo date al partito: ma non lo sa nessuno, e soprattutto non gliene frega niente a nessuno. Guardate che la questione Casta è momentaneamente accantonata perché ci sono state le elezioni e una momentanea distrazione. Ma tornerà presto – non parlo del grillismo, ma delle legittime e fondate proteste sulla condizione intollerabile della nostra classe politica. E quando tornerà, noi non saremo attrezzati per venirne assolti. Prendiamo quei soldi e creiamo una scuola, borse di studio, aiutiamo le amministrazioni locali del PD. Facciamoci delle buone cose e diciamolo. Pubblichiamo – sul serio – non in un angoletto del nostro sito, il bilancio del partito, trasparentemente. Creiamo un gruppo che si occupi efficacemente – dico efficacemente e professionalmente – della comunicazione del partito, e una struttura che raccolga idee e proposte e richieste. Questa mi sembrava di non potervela suggerire, ma qualcuno prima di me vi ha già saggiamente accennato: aboliamo, attenzione che non scherzo, aboliamo i ministri ombra. È stata una delle trovate comunicative più controproducenti avute finora, e lo è ogni giorno. Ci ridono dietro, ma pure gli elettori del PD. Ricambiamo totalmente se non la dirigenza del partito – non arrivo a chiedere tanta banale ovvietà – ma almeno tutte le figure destinate alla comunicazione pubblica: che da Vespa e Floris ci vada Matteo Colaninno, ci vada Cuperlo, ci vada Alessia Mosca, ci vada Zingaretti, ci vadano i dirigenti di domani, che altrimenti non lo saranno mai, senza nessuna visibilità e autorevolezza pubblica. Vogliono D’Alema e Rutelli? D’Alema e Rutelli dicano no, grazie: e mandino Letta e Cuperlo. E impegnamoci con ogni mezzo e in modo esibito ogni giorno per cambiare questa legge elettorale: oltre che sacrosanta, sarebbe la battaglia più condivisa da tutto il paese, oggi. Altrimenti ci ritroveremo quattro mesi prima delle prossime elezioni a litigare sulla legge elettorale e a non poter spiegare come mai non ci abbiamo lavorato prima. Guardate, sono il primo nemico di quel che la demagogia ha fatto al nostro tempo: ma un conto è la demagogia, un conto sono le cose buone e giuste che sono anche apprezzate dalla gente. Un minimo di saggia e motivata demagogia, la sappiamo usare ancora o no?
Tratto da http://www.wittgenstein.it/2008/10/03/un-giorno-alle-corse-2/#more-9999
domenica, ottobre 05, 2008
c'è disi-
Ho visto la Sampdoria perdere, ho continuato a perdere a poker (Cruz tentatore notturno, quante mazzate ti devo dare) e poi sono andato a dormire di corsa.
Non credo di avere una quantità di sonno normale. Dormirei 24 ore di seguito, ma realmente.
Ed è anche normale.
Ho grandi aspettative nei confronti del weekend.
Dopo una settimana da bravo ragazzo, con il lavoro prima di tutto, arrivo al sabato e mi aspetto grandi cose.
Questa settimana poi, di qua e di là. Riunioni, ragionamenti, Roma, sturm und drang: è stata una settimana senza un attimo di respiro, bellissima nella sua decadenza.
Dopo le decisioni-choc (un titolo che sarebbe caro a Ludo) ci siamo messi seriamente a lavorare.
E così sarà, sempre di più, sempre meglio, in modo sempre più affascinante e totalizzante.
Sono andato a Roma alla riunione dei responsabili della comunicazione del PD Nazionale.
Strano tornare al PD.
Strano e un po' triste vedere il logo della Margherita davanti alla sua sede.
Inquietanti i Giovani Democratici.
Rissosi, inconcludenti, incapaci di andare oltre le divisioni. Già pronti per scaldare presunte poltrone. Presunte perchè se continuano a fare gli idioti, se si scazzano tra loro, se non si pensano come persone dello stesso partito ma pensano solo alla notorietà, la destra avrà gioco facile nel distruggerli.
E farebbe anche bene.
Un'esperienza desolante e tremendamente stimolante, quella del PD.
Ho sentito il bisogno di dedicarmi ancora di più a questo paese strano, incapace di produrre. Perchè se ci aspettiamo qualcosa dalla nostra classe dirigente, di qualsiasi età essa sia, mi sa che siamo messi male.
E, come avete già potuto apprezzare dai precedenti post, ho pensato, pensato, pensato.
Ho dovuto rimettere in ordine ancora un po', ho fermato alcuni concetti e li ho trasformati in azioni. In soluzioni.
In idee, in comportamenti. Per me.
5 frasi terribili ma non prescindibili, per dirvi tutto quello di cui mi sono reso conto:
2. Sempre di più, la gente ti contatta per chiederti favori. Poi sparisce. Con la radio questo aumenterà.
3. Le persone non hanno mai tempo. O meglio, dicono di non averlo. E dicono a te che è colpa tua.
4. La superficialità è una componente normale nell'uomo. Chi si comporta, al giorno d'oggi, pensando prima di tutto alle conseguenze delle proprie azioni sugli altri? Su quelli significativi, almeno?
5. Basta smettere di cercare le persone per capire chi ti vuol bene e chi no. Da push a pull, da chiamare a star fermo. Per poi richiamare chi ti ha chiamato. Tutto affiora. E ti mette davanti un mondo molto più vuoto e privo di grandi persone di come potrebbe sembrare.
Le cose succedono, amici miei. Non provate a costruirle.
Things happen.
Shit happens, direbbe un noto filosofo del quartierino.
La vita che fate basta e avanza per portarvi stimoli, persone, relazioni.
Non forzate la mano. E' inutile.
Come disse Soda, le cose si incasellano naturalmente.
E' bastato smettere di fare l'uomo che ogni sera prova ad organizzare gruppi e uscite, a tentare di non bidonare nessuno, di non cercare a tutti i costi di liberarsi e di onorare tutti gli inviti e gli impegni, per svelare un mondo nuovo, decisamente più difficile da vivere ma che alla lunga mi restituirà un'immagine migliore, più vera, più viva, di ciò che sono, ciò che ho, ciò che posso dare.
Si tratta di:
disinvestimento
disincanto.
Parole brutte, ma doverose.
Anche perchè, e sarebbe stupido non sottolinearlo 10 volte, le cose belle succedono.
Sono successe anche questa settimana così atipica, così meno facile, ma così ugualmente straordinaria.
Basta un colpo di fortuna per trasformare una cena romana in un autentico spettacolo.
Basta un gruppo ristretto e cinque persone che vogliono parlare delle nostre vite, del presente, delle paure e delle preoccupazioni, di questa parola tremendamente affascinante e anche foriera di delusioni, ovvero la politica (e 1 kilo di carne a testa, mai ripudiare gli elementi fondamentali delle nostre vite, come può essere mezza bottiglia di whisky, o l'ennesima notte pokeristica con Cruz che fomenta coi soldi miei) per avere un sabato sera perfetto.
Forse voi già lo fate senza accorgervene, ma in ogni caso ascoltate un cretino: disinvestite.
Le cose speciali affiorano. Senza chiedere niente in cambio.
E a quelle dovete tutto.
Siamo alle 21.
E siamo quasi pronti a una nuova settimana. Mancano una decina d'ore di sonno a referto.
venerdì, ottobre 03, 2008
le nostre vite non sono perfette
Di notte, da mezzanotte alle 2, in diretta, su Deejay. Ma sopratutto, ben pagati.
Una specie di sogno.
La notte porta consiglio e anche temi scabrosi e così si è finiti a parlare di tradimento.
Intorno all'1 arriva un sms che lascia allibiti i conduttori:
E così hanno deciso di chiamare la tipa, Maria, accento laziale.
Non era pentita, rideva da un quarto d'ora, "non mi riconosco".
Dopo 4 minuti di convenevoli Nicola Vitiello, pur con la ridarella, si pone una questione delicatissima:
E lei, di tutto punto: "sai, avevo voglia di sentirmi una ragazza, un'adolescente, volevo sentirmi corteggiata".
Mentre Maria finiva di rispondere, l'altro conduttore dice:
La telefonata finisce pochi attimi dopo, ma quella che sembrava una telefonata goliardica si è trasformata in un'agghiacciante rivelazione delle debolezze umane.
Questa è stata una settimana da sturm und drang e quindi non escludo che questo stato d'animo abbia acuito il mio disagio. In ogni caso mi chiedo se ci siamo davvero arresi all'idea di essere traditi come condizione necessaria e, quindi, di tradire come inevitabile conseguenza.
Perchè quel "le nostre vite non sono perfette", a me, diceva proprio questo.
Ed è proprio per questo motivo che ho sfruttato i potenti mezzi tecnologici per lanciare un sondaggio.
Ovviamente è tutto anonimo, ma se qualcuno, oltre a votare, vuol dire la sua, lasciasse pure un commento. Magari dal confronto vien fuori qualcosa di interessante.
Da traditore saltuario, da tradito non ancora ufficiale, da frequentatore di letti teoricamente già appaltati e soprattutto da imperdonabile idealista, vivo il tema con enorme struggimento.
giovedì, ottobre 02, 2008
casino royale (2)
E mi sembrava un'ottima chiusura di cerchio,
almeno musicale.
E così, prima di fare il punto sulle vacanze romane (credo che l'appuntamento coi cazzi miei sarà traslato al weekend), lascio la parola al Casino.

