martedì, maggio 22, 2007

non si può morire in pace...?

Vanessa Russo, la giovane di 23 anni uccisa dopo essere stata colpita con un ombrello in un occhio nella stazione metropolitana di Termini a Roma, aveva assunto metadone la mattina dell'aggressione avvenuta il 26 aprile scorso.

E' quanto emerge dai risultati delle analisi tossicologiche realizzate sui prelievi effettuati durante l'esame autoptico. La giovane, secondo le indagini, aveva assunto metadone, un antagonista dell'eroina, presso il Sert del quartiere Montesacro.

Vanessa, secondo gli accertamenti emersi durante l'inchiesta, era stata in precedenza in terapia con metadone presso il centro di Villa Maraini per una dipendenza da sostanze stupefacenti che risalirebbe ad almeno quattro anni fa.

La difesa di Doina Matei, la giovane romena accusata di omicidio volontario, chiede di esaminare con attenzione quanto emerso. "Se fosse accertata tale circostanza e in particolare che Vanessa aveva assunto metadone - ha detto l'avvocato Giuseppe de Napoli, legale di Doina Matei - allora sarebbero da valutare le circostanze dell'aggressione e in particolare lo stato emotivo di Vanessa. Sia ben chiaro, tuttavia, che le analisi tossicologiche sono state richieste dalla procura".

Secondo l'accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dal pm Sergio Colaiocco che hanno formalizzato nei confronti della romena, a carico della quale il Riesame ieri ha confermato la custodia cautelare in carcere, l'assunzione di metadone non cambia la qualificazione giuridica del reato.

Intanto il console della Romania nella capitale ha chiesto alla procura della Repubblica di Roma di poter incontrare in carcere Doina Matei, la ragazza di 23 anni accusata dell'omicidio di Vanessa.

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