mercoledì, aprile 30, 2008

se mi drogo arrivo anche io a 102 anni?


E' morto all'età di 102 il chimico svizzero Albert Hofmann.

Nel 1943 scoprì l'Lsd, 'la droga magica' che tra la fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta ebbe una influenza fondamentale nella cultura della Beat generation. Hofmann iniziò la sperimentazione su se stesso e descrisse le prime esperienze scientifiche psichedeliche della storia. Durante gli esperimenti incorse in varie e pericolose overdose, dalle quali uscì indenne e senza alcun danno alla sua materia grigia, tanto da arrivare lucido all'età di 102 anni.

Lo scienziato, nato l'11 gennaio 1906 a Baden, è morto ieri nella sua casa di Basilea. Il 16 aprile del 1943, un venerdì pomeriggio, mentre lavorava nei laboratori del gruppo farmaceutico svizzero Sandoz di Basilea, una piccola quantità di questa sostanza gli scivolò su una mano durante un esperimento di laboratorio. Subito percepì "una significativa irrequietezza, unita ad un lieve capogiro" e decise di bloccare il suo lavoro. "Arrivato a casa", raccontò, "mi stesi e caddi in uno stato non spiacevole, con sintomi simili all'intossicazione, caratterizzati da una immaginazione estremamente stimolata".

Tornato tra le provette il lunedì successivo, Hofmann era convinto di aver vissuto la singolare esperienza per via dei fumi del solvente al cloroformio che aveva utilizzato. Ma inalando ancora per ripetere l'esperienza, non successe nulla, e così il chimico si convinse che doveva avere ingerito l'acido che studiava: "Lsd mi aveva parlato - raccontò con un sorriso - Era venuto da me dicendo, 'mi devi trovare'". Così, a piccolissime dosi, Hofmann testò ancora l'acido lisergico il 19 aprile 1943, ma a fine giornata per tornare a casa in bici si fece accompagnare da un assistente e raccontò di aver segnato nella memoria quella data come "la giornata della bicicletta".

Hofmann si era laureato in chimica all'Università di Zurigo nel 1929, e ben presto divenne direttore di ricerca nel dipartimento dei prodotti naturali della casa farmaceutica Sandoz e iniziò a studiare l'ergot, un fungo velenoso, usato per secoli dalle ostetriche per accelerare il parto. La ricerca puntava a isolarne la sostanza chimica che produceva questo effetto. Ci riuscirono negli Stati Uniti, e chiamarono 'acido lisergico' la sostanza attiva: su questa Hofmann cominciò i suoi studi, per ottenere composti utili in medicina.

Il lavoro di Hofmann sull'ergot ha prodotto una serie di farmaci importanti, come per esempio quello utilizzato ancora oggi per prevenire l'emorragia dopo il parto. Ma è stato il 25esimo composto da lui sintetizzato nel 1938, la dietilamide dell'acido lisergico (LSD), a renderlo famoso e ad avere il maggior impatto a livello mondiale.

La Sandoz mise Lsd sul mercato nel 1949, sotto il nome di Delysid. Visto che la condizione vissuta sotto il suo effetto era simile a una "malattia mentale sperimentale", venne considerato uno strumento prezioso nella psicoterapia: aiutava il terapista a trovare accesso all'inconscio del paziente. Fu così che pazienti e volontari intrapresero i "viaggi dell'anima" e fecero esperienze di fuoriuscita dal corpo.

Poi nel 1951, il chimico propose a un celebre amico, lo scrittore tedesco Ernst Junger, che faceva uso di mescalina di prendere l'LSD insieme. "E' stato il primo test di 'viaggio psichedelico' programmato", raccontò Hofmann, spiegando che a casa sua con l'amico avevano suonato musica di Mozart e bruciato incensi giapponesi.

Con la diffusione dell'acido lisergico, la Cia e l'esercito americano dimostrarono il loro interesse per l'allucinogeno come strumento di lotta politica e militare (così come avvenne per l'Mdma, le amfetamine e la cannabis). Iniziarono così una serie di esperimenti segreti che prevedevano la somministrazione inconsapevole a numerosi soldati e civili. Ma le conseguenze sulle persone coinvolte, che non erano volontarie e non sapevano cosa stesse succedendo, in alcuni casi le reazioni furono piuttosto drammatiche.

Tra la fine anni '50 e l'inizio degli anni '60 l'LSD divenne uno strumento spirituale, mistico e religioso. Come diceva il titolo del libro di Aldous Huxley, narratore e saggista inglese, l'Lsd apriva "Le porte della percezione". (Jim Morrison si ispirò a questo libro per dare il nome al suo gruppo The Doors).

Nel 1956 si coniò il termine "psichedelico" derivante da psiche (anima, mente) e delos (rilevatore o manifestatore). Sempre in quel periodo, Timothy Leary, docente di psicologia presso la Harvard University, si fece promotore di un movimento psichedelico, sostenendo la "politica dell'estasi" e considerando il consumo di Lsd un mezzo per la liberazione dai vincoli sociali.

San Francisco, in California, divenne il fulcro della "nuova cultura delle coscienze". L'acido lisergico fu diffusissimo, con la marijuana, tra gli hippy, che li consideravano strumenti per entrare in maggiore sintonia tra le persone e per facilitare una convivenza pacifica. Musicisti come i Beatles cantavano in codice i loro "trip" allucinogeni: la canzone "Lucy in the Sky with Diamonds" venne sospettata di voler trasmettere, con le iniziali del suo titolo, un messaggio di incitamento all'uso dell'Lsd. In generale il rock fu molto influenzato, fino a dar vita al filone psichedelico, che ebbe uno dei suoi punti più alti con i Pink Floid. Molti artisti e letterati si ispiravano alle esperienze psichedeliche, esaltate dalla Beat generation di Jack Kerouac e Allen Ginsberg.

Nel 1965 Leary, nel frattempo divenuto il guru dell'Lsd, e i suoi collaboratori vennero espulsi dall'Università. Ma il gruppo di ricercatori di Harward iniziò un'opera di propaganda del consumo, convinti che l'acido lisergico facilitasse l'espansione della coscienza e la liberazione dell'uomo.

La protesta giovanile scatenò un'ondata repressiva e l'Lsd divenne oggetto di una dura campagna mediatica. Nel 1966 la Sandoz cessò la vendita e un anno dopo l'Lsd venne messo al bando. Nel 1969 il festival di Woodstock, (dove mezzo milione di ragazzi raggiunsero lo stato di New York per assistere alla tre giorni di musica, amore, pace, e droghe), rappresentò il top del movimento psichedelico ma al tempo stesso l'inizio della sua fine.

Albert Hofmann, in quello stesso periodo, scrisse il libro "Lsd, il mio bambino difficile". Negli anni Settanta la droga psichedelica aveva già perso la sua importanza e da "sostanza-sacramento", divenne una diffusissima droga di piacere. La visione 'sacra' dell'Lsd sopravvisse in un piccolo rifugio: dei vecchi hippy continuarono a celebrare la droga di culto a Goa, in India. La riscoperta dell'Lsd è avvenuta negli anni Novanta con la diffusione dei rave party.

Nel 2006, in occasione del suo centesimo compleanno, Hofmann ne condannò la distribuzione e sottolineò che si tratta comunque, "di un prodotto speciale in quanto agisce sulla coscienza, che ci distingue dagli animali. Conosco l'Lsd, non ho più bisogno di prenderlo. Forse farò come Aldous Huxley che lo chiese a sua moglie per sopportare il dolore dell'agonia per un cancro alla gola".

(fonte: repubblica.it)

primi caldi

Finalmente posso deambulare felice con i miei pantaloni al ginocchio, con le gambine inesistenti e scarpe improbabili. Anche se in Ateneo, culla del sapere, devo sentire 3 ragazzi di non si sa quale remota provincia dell'Impero, dire "ma guarda quello!"

E finalmente posso dare un barlume di decenza all'unica parte del corpo che può darmi un plus:

il culo.

papa tedesco e sindaco alemanno


E' l'Italia che crede alla televisione, solo alla televisione.
E' l'Italia che non legge, e men che meno scrive.
E' l'Italia che dimentica più che perdonare.
E' l'Italia che vuole essere stordita dalle parole.
E' l'Italia populista.
E' l'Italia che non vuole decidere, vuole subire.
E' l'Italia arrabbiata.
E' l'Italia incattivita.
E' l'Italia che cerca capri espiatori.
E' l'Italia che pensa che sia tutta colpa degli immigrati.
E' l'Italia in cui la sicurezza sembra più importante di ogni cosa.
E' l'Italia che non ha attenzione per l'altro.
E' l'Italia che non ha paura di uscire dall'Europa.
E' l'Italia con le cambiali.
E' l'Italia che porta in parlamento 3 operai e 75 pregiudicati.
E' l'Italia in cui solo i delinquenti sono solo i rumeni.
E' l'Italia in cui la camorra e la mafia "non esistono".
E' l'Italia in cui i comunisti fanno paura, i fascisti sono tollerati.
E' l'Italia che si protegge. Da tutti.
E l'Italia che dimentica il proprio passato.
E l'Italia che dimentica l'emigrazione, il fascismo, la tolleranza.
E' l'Italia insicura.
E' l'Italia che sa che il baratro è vicino.
E' l'Italia in cui l'etica non serve. A nessuno.
E' l'Italia in cui chissenefrega di mio figlio, e figuriamoci del figlio del vicino.
E' l'Italia in cui chissenefrega dell'ambiente.
E' l'Italia che manda in guerra i figli. Degli altri.
E' l'Italia che un saluto romano e passa la paura.
E' l'Italia degli impuniti. Che vuole restare impunita.
E' l'Italia che si lamenta della classe politica. Però non posso mica perdermi la puntata di Amici per fare la rivoluzione.
E' l'Italia che vuol menare.
E' l'Italia che fa i caroselli dopo le elezioni.
E' l'Italia delle clientele.
E' l'Italia che se non sei raccomandato non ce la farai mai.
E' l'Italia che "basta pagare".
E' l'Italia che "basta un pompino".
E' l'Italia che si lamenta della fuga dei cervelli. Ma non darebbe un euro per la ricerca.
E' l'Italia che si scandalizza del diverso perchè è diverso ma non del simile se glielo mette in culo.

E' l'Italia che mi guarda i bermuda, le gambe, le scarpe multicolore, e si mette a ridere.

domenica, aprile 27, 2008

enzo iannacci

Pedro non sa ma forse forse in fondo aspetta
qualcosa più bello del mondo
più grande del mar

ma perchè sognar
se dà
la disperazione
di aspettare ancora

Pedro Pedreiro vuol tornare indietro
essere solo un muratore
senza continuare
ad aspettare

aspettare

Aspettare il sole
aspettare il tram
aspettare l'aumento per il mese che viene

aspettare un figlio
che aspetti anche lui

aspettar la festa
aspettar fortuna

aspettar la morte
aspettare il Nord

aspettare il giorno
di non aspettare più niente

aspettare infine niente di più lontano

della speranza
afflitta
benedetta
infinita
del fischio del tram

caparezza - le dimensioni del mio caos

Non ascoltare questi maldicenti.
Non si va avanti con la forza ma con la forza degli argomenti.
Non ascoltare questi mentecatti.
Un vero uomo si dovrebbe alzare per lavare i piatti.

Caparezza – Le dimensioni del mio caos

Genere: combat-rap

Etichetta: Virgin

Voto: 3,5/5 (7,5/10)

Michele Salvemini da Molfetta, Puglia, è tornato. Quarto album di studio per il nostro principale prodotto d’esportazione ed ennesima spietata analisi della nostra società. Il Capa è in grande, grandissimo fermento creativo: pubblica quest’album proprio mentre il suo libro “Saghe Mentali” invade le librerie, non è mai uguale a sé stesso nei suoi set dal vivo, dove annoiarsi è obiettivamente impossibile, re-inventa il fotoromanzo. “Le dimensioni” è una sorta di doppio concept album in cui le storie di due personaggi di fantasia, Luigi delle Bicocche, “protagonista” dell’ottimo singolo “Eroe” e Ilaria Condizionata sono funzionali alla narrazione delle italiche sorti. Creatività e caos spesso vanno a braccetto e questo è apparso chiaro sin da subito al Nostro, che forse ha subìto la sua stessa verve e ha messo fin troppa carne, seppur pregevole, sul fuoco.

Il risultato finale è un album in cui le singole tracce funzionano (“Abiura di me” su tutte) ma il complesso appare un po’ forzato e ridondante. Un album comunque positivo, che conferma le doti di Caparezza come scrittore, come sociologo - “Vieni a ballare in Puglia” deve far riflettere i nostri politici - e come musicista - l’utilizzo massiccio di strumenti tradizionali, chitarre in primis, è un indiscutibile titolo di merito - ma che lascia aperte una serie di questioni, prima fra tutte: come andrà a finire tra Capa e il suo caos?


camille - music hole



Allez Camille Simon allez
allez Camille Simon Sonia allez
allez Camille Simon Sonia Florence allez
allez Camille Simon Sonia Florence Hervé allez

Camille – Music Hole

Genere: Pop

Etichetta: EMI

Voto: 4,5/5 (9,5/10)

La musica non è più quella di una volta, dicono. Forse è così: spesso si utilizza questa frase per indicare il declino delle produzioni negli ultimi anni. Forse è vero che le cose sono cambiate in peggio. Ma quando le arti si trasformano e violano canoni, spesso spiazzano. Quando c’è la qualità, entusiasmano.

Questo è “Music Hole”, è semplicemente l’album dell’anno. E dire ciò in primavera vuol dire essere di fronte a un prodotto di valore assoluto. Da mesi non si avvertiva un senso di novità e allo stesso tempo non si provavano simili brividi. Un album perfettamente coerente ma composto da tante piccole storie, tante tracce che vivono da sole. La produzione, a cura di Matthew Kerr, si muove tra il visionario e il folle ed è attorno a suoni liquidi e destrutturati che la parigina Camille esplode. La sensazione che si prova è quella di una forza della natura che si diverte con suoni messi lì quasi a caso, poi decide che deve mettere tutto in ordine con la sua voce, e lo fa tutte le volte. La 30enne francese canta in inglese e si candida così al ruolo di primazia nel pop d’autore. Il timore, come sempre, è che prodotti del genere passino inosservati: anche per questo il parlare di “Music Hole” è quasi un dovere morale.

Perché la musica potrà anche non essere più quella di una volta; ma se nel giro 16 mesi si ha il piacere di recensire Amy, Adele e Camille non c’è motivo di essere preoccupati. Anzi.

sabato, aprile 26, 2008

è una cosa impossibile quella che mi proponi....

...vivere una vita senza la Peroni...

questo è il coro che ha cambiato la mia serata di ieri.
Un ultrà del Bari citava i "Tirodestrino" ("ah, no, se chiam'n manGin..non m'ven di dish manGin") in un fonoromanzo che raccontava della disperata ricerca del nettare degli Dei nel Salento colonizzato dalla Dreher e di un conciliabolo col dottore che gli intimava di smettere di bere birra ("ma tu si malat")

Fumogeni al Marrakesh, un Luca Maggi che arringa le folle, fumogeni, io e Ludo tra l'estasiato e il terrorizzato quando un distinto signore privo di un po' di denti ci fa "mè, abbrazzamz" (orsù, stringiamoci), e ci invita a cantare insieme a loro. Il coro, per fortuna, è durato non più di 10 secondi, con me e Ludo stile Karaoke a intuire le parole e cantare con quei 3-4 decimi di ritardo.

Cori per un distinto signore, che si presenta in giacca (delle Ferrovie dello Stato) e cravatta. E scattano i cori: "controllore diffidato, controllore diffidatoooo".

G., il ragazzo conosciuto due giorni prima in aereoporto a Londra ("ma tu si d Londr?") che mi abbracciava come se ci conoscessimo da anni.

Sono innamorati.
E gli innamorati fanno sempre cose strane e allo stesso tempo meravigliose.

stelle polari (2)

Alla fine non è così male se il Milan fa la coppa Uefa. Alla fine ci sono tanti vantaggi nel fare trasferte in Ucraina, in Polonia, a Tbilisi...
(A.M., universalmente conosciuto come S.)

Le ragazze vanno e vengono, il rugby rimane.
(M.P.)

It's small, but it's working.
(C.B., detto P.)

Preferisco fare tedesco 4 o russo 4 che un esame di letteratura italiana.
(M.P.)

(n.b. i due M.P. non coincidono)

ho fame di camille



Camille

Sold out @ Koko, Camden Town, Londra
14 maggio

venerdì, aprile 25, 2008

londra 2008 - da uxbridge ad adelfia

Chiudo il cerchio su Londra con il capitolo più atteso dai miei fans:
quello dedicato ai cazzi miei.

Parto proprio da una riflessione sul blog e su me nel mio blog.
Lessi un paio di settimane fa un'intervista su GQ. La lessi piuttosto distrattamente e infatti non saprei nè andarla a recuperare nè mi ricordo la protagonista di questa intervista.
So solo che era una scrittrice francese che, dopo aver scritto diversi libri, si interrogava sulla sua carriera.

Diceva:

"nel mio primo libro c'era inevitabilmente una mia componente autobiografica, ma mi ha fatto schifo rileggendomi, e non l'ho fatto più"

A primo acchito pensai: ma guarda questa stronza.

Poi le cose sedimentano, lentamente, come mio solito.
A Londra ho letto un saggio sui blog, e tornando in aereo sono arrivato alla conclusione che questa storia dell'autobiografia non durerà troppo a lungo, almeno non così come la vedete.
Che sublimerò pian piano, che trasformerò tutto in simboli.

Questo blog ha una potenziale enorme: può e deve diventare uno strumento di lavoro.

Devo promuoverlo.
Devo provare a convincere persone delle mie idee, o perlomeno a favorire la riflessione su di esse.
Devo creare reti, rapporti, gruppi.
Devo sviluppare lavoro.

Se tutto questo è vero, i cazzi miei devono sparire da qua.
Dei cazzi miei non frega (davvero) niente a nessuno.

Come detto pocanzi, sono uomo da decisioni nette, ma dopo riflessioni lunghe.
Quindi ci vorrà tempo. Non ho fretta, le cose verranno da sè.

Torniamo a Londra.

L'idea di partire con una coppia, 7 mesi dopo esserci andato con me in una coppia che non esiste più può essere considerata discutibile.
Opinabile. Un azzardo. Una follia.

stessi posti
stesse emozioni
stessi mercati
stessi negozi
stessi parchi
stessi rituali
stessi ponti (il piccolo stavolta non c'entra niente)

stessi luoghi dove si discuteva del futuro, quando il futuro già non esisteva più e inconsapevolmente si recitava

stesso cibo
stessi sorrisi
stessi colori

Sono contento di esserci passato, in tutti quei cazzo di luoghi. Non ho versato una lacrima, e questo mi dispiace tremendamente.
Quando finirò di fare il superuomo sarà sempre troppo, troppo tardi.

L'esperienza è stata straniante più che strana, è stato necessario isolarsi talvolta, far finta che io non stessi in compagnia di una coppia, spararmi la musica nelle orecchie, camminare a testa bassa.

E tenere duro quando ti veniva detto "non fare l'asociale".
Però sono contento, sono contento che le cose siano andate così, che abbia avuto il tempo di pensare e ripensare, che sia andato volontariamente a sperimentare i deja-vù per vedere cosa si provava.
Il top è stato un porticato a Knightsbridge, dove ad agosto si parlava di coppie che scoppiavano come se fossero estranei, alieni, lontani.
E poi manco una settimana dopo gli alieni ci erano venuti a trovare.

Solo così potevo fare la pace con Londra, non tenendo conti in sospeso con niente, con nessuno.
Alla fine ho fatto praticamente tutto quello che volevo fare e che mi piaceva fare.

Nessun rimpianto, nessun rimorso, cantava un crooner appesantito.

Bello emozionarsi, bellissimo. Più si cresce e più è difficile.
Anche per questo non disprezzo le emozioni sbilenche e sfido le varie paure del quotidiano.

Chi lo avrebbe fatto?
Chi sarebbe volontariamente tornato sui luoghi del delitto?
Non credo sia facilissimo, ed è proprio per questo che vi racconto di me, di questo andamento caracollante, con un filo d'orgoglio.

Tornerò a Londra entro la fine dell'anno. Troppa musica, troppo sport, troppa gente per non tornare ancora.
Magari per lavoro, magari solo, magari no.
L'importante è aver cambiato il segno a questa città.

Ora il polo è positivo.
Mi sono ripreso ciò che è sempre stato mio.

londra 2008 - allez camille

La Francia in Inghilterra? Dominante

Dominante come Camille, autrice di un album assolutamente incredibile, "Music Hole". Divertente vedere il suo vestitino color arancio campeggiare sui muri della metropolitana, senza troppo dare nell'occhio, insieme a una scritta: "album of the month".
Del mese?
Mi sembra riduttivo.



Home
is where it hurts


Su Internet si trova ancora un po' pochino su questa autentica forza della natura, voce dei primi Nouvelle Vague. Prendetevi l'album, prendetevi un'ora di pausa dalle vostre attività.
Fatemi sto piacere.
Ho letteralmente violentato questo album nelle vie di Londra, tra metropolitane e mercatini.
I brividi tutte le volte.
Al ritorno in Italia è stata la prima cosa che ho voluto ascoltare.

Da Parigi a Molfetta, fino all'abiura di me



Io devo scrivere perché sennò sclero
non mi interessa che tu condivida il mio pensiero
Non cammino sulle nubi come Wonder Boy
Mi credi il messia?
Sono problemi tuoi

Io voglio passare ad un livello successivo
voglio dare vita a ciò che scrivo.
Sono paranoioco ed ossessivo
fino all'abiura di me.

Romanticismo catastale - Bugo e Stefano Fontana

E' inutile che mi parli d'amore
quando tutti e due
sappiamo benissimo
cos'è l'amore

la felicità
non è questa cosa qua
che chiamano amore

la pubblicità della settimana - citroen c5

giovedì, aprile 24, 2008

londra 2008 - romeo must die

Dovevo scrivere un post al giorno, sì, è vero.
Ma che ve lo dico a fare, la connessione a casa Ponti è ricomparsa martedì sera, giusto poche ore prima di ripartire, e la città di Londra non è un ricettacolo di wireless (aperte) come avevo immaginato e sperato.
Dovrò tentare un'azzardata ricostruzione post-hoc: l'idea non mi piace per niente, ma chissà, mi lascio guidare dalle sensazioni.

Si deve partire dall'attualità, dal dopo Londra.

(non sarò diplomatico e le responsabilità non sono state accertate. correrò il rischio di sbagliarmi nel fare questa ricostruzione)

Che parole possono essere spese per chi avvelena deliberatamente un gatto con della carne contaminata?

Specie se questo qualcuno è il tuo vicino di casa con cui hai una causa da diversi anni per un muro che entra nel nostro condominio?
Non posso ritenere una casualità il fatto che su 100 gatti randagi che girovagano dalle parti di casa sia andato a morire proprio il mio.
Chi conosceva Romeo sa che sprizzava di salute, portava indietro animali tipo lucertole o topi e ci svarionava, non doveva essere l'ultimo dei deficienti.
E invece, torno da Londra e il gatto è morto.

Un gatto favoloso. Non vi sto a raccontare l'agonia, perchè è una roba assolutamente straziante.

Preferisco ripartire dal sorriso di mia sorella alla visione dei miei 3 regali. Se andiamo avanti così, fra pochi anni sarà la mia migliore amica.

Per necessità di ricostruzione, seziono Londra in 3 parti. La prima, con gli episodi; la seconda, con la musica; la terza, con le pippe.

giovedì - gira la testa, e non è solo Bjork

Londra mi accoglie con giramenti di testa paurosi, dovuti non ho ancora capito bene a che cosa, che mi portano ad essere quasi inappetente al Pizza Hut (!).

Questo non mi impedisce di portare a casa le mie solite 3-4 pinte giornaliere e di recarmi all'Hammersmith Apollo dove il Dj set di Leila, impreziosito da una citazione di Aphex Twin (il pezzo #2 del cd#1 di Drukqs rallentato di 30 bpm), seguita da I Wanna Be Your Dog di Iggy mi fa passare tutti i malanni. Poi arriva il folletto, e non ce n'è per nessuno.
Un concerto assolutamente pazzesco: dopo aver visto lei e Beth la mia soglia di sopportazione delle cagate sarà ben più bassa.
Il clou? La base di Freak (la trovate un po' più sul blog, in uno dei post "mattina shuffle") a remixare la sua Telegraph. Per intenditori.

Ho tuttora qualche giramento di testa, è la prima volta che sto così. Speriamo non sia niente di grave.

venerdì - guns of Brixton

Ho visto tante Londra in questo viaggio, almeno una per quartiere. Certo, un filo logico tra le varie realtà c'è sempre, ma ogni distretto, ogni municipalità, ha qualcosa di proprio, di unico e allo stesso tempo assolutamente non riproducibile.
Brixton sembrava Napoli, piazzata a Londra.

E' il quartiere giamaicano della città, quello che ha ispirato i Clash, che ha dato i natali a David Bowie e che viene definito uno dei più pericolosi.
Niente mi poteva però impedire di andare da solo, zaino in spalla, a spulciarmi il mercato, a sentire quegli odori.

Cucina tipica caraibica, olezzi che ricordano madre Giamaica (non dico di cosa si parla sennò la Cassazione mi viene a prendere), il musulmano di turno, lemeleleperelebanane.

A coronamento della giornata, gli Hives. Bravi, solidi, spettacolari. Così come la Brixton Academy, con i suoi 4000 paganti. A fare il paio con l'Hammersmith Apollo della sera prima, tutto esaurito.

Londra e i concerti: una buona ragione per vivere.

sabato - Shinawatra the punisher

"dai, andiamo a bere una cosa tranquilla"

E' questa l'anticamera del Redback, luogo dove sabato il quartetto Duni + Gianni + Ponti + Feliciano è andato a menare il can per l'aia.
Ci siamo divertiti, anche se la house commerciale me la sarei risparmiata. Per fortuna che il loro divertentismo è rappresentato da Strokes, Hives, Arctic, Franz, mentre noi ce la giochiamo con la Rettore e Umberto Balsamo.
Non mi è dispiaciuta nemmeno quell'aurea da sfigatelli che siamo portati dietro. Mentre tutti si ubriacavano, si leccavano e facevano i piacioni noi eravamo lì, come dei bambini cresciuti male, a fare una sorta di gesto dell'ombrello per evidenziare le noti nascoste di un indiano che stava adescando una bionda. Così, mentre Ponti beveva (non volontariamente) 4 cockail diversi, noi ci divertivamo a prendere per il culo la gente.
Che simpatiche canaglie.

domenica - 400 sbirri per Harry Potter

usciamo dalla benedetta stazione di King's Cross/St.Pancras (io, non leggendo del maghetto, so solo che quella stazione monumentale ha a che fare con le sue vicende, a quanto pare anche per uno sbaglio della Rowling) e veniamo accolti da una cinquantina di camionette della polizia, ambulanze, cani antidroga. Un'ora di teatrini fuori dalla stazione, il sospetto è che ci abbiano organizzato questa cosa turistica proprio per noi, visto che il giorno dopo non c'è nessun riferimento all'accaduto su nessuna rivista.
Diciamo che sono un po' ansiosi a Londra quando si parla di metropolitana.

lunedì - una tipica giornata di vacanza

Sveglia alle 13, Oxford Street, mi pungo da Uniqlo, pranzo al giapponese alle 17, pub con i due quotisti (e una Nastro Azzurro) a discutere di futuro, di case, di bambini, di lavori, di Londra, di Milano, di Bari e delle sorti dell'umanità (salvo poi tendenzialmente rimanere ognuno delle proprie idee), il ritorno a casa, il rugby, Mattia, le birre, gli sfilatini, un paio.
A 2 giorni dalla fine, una giornata pressochè fantastica.

martedì - riise and fall

come sopra.
Sveglia alle 13, Ponti è off.
Ci andiamo a pungere. Una mezzoretta al gutshot prima di essere eliminati, poi pranziamo al Vic (un casinò), lascio il piccolo alle 17 (lo rivedo alle 2), Hyde Park da solo, Hyde Park in compagnia, Liverpool-Chelsea.
Quel secondo tempo, quella mezzoretta in piedi davanti al maxischermo, è un'altra ottima ragione per cui amo e amerò Londra: è il gusto dello stare insieme, del rendere evento ogni cosa.

Il calcio, e questo mi preme spiegarlo alle donne che spesso non lo vogliono capire, difficilmente ci attrae come sport in sè: il calcio è una grandissima scusa per aggregarsi, per stare insieme.
Lo avevano capito 3 ragazze tifose del Liverpool che poco più avanti di me si sono disperate all'autogol del mio idolo, un terzino sinistro norvegese che, come me, è specializzato in gol e autogol assurdi.
Così come lo aveva capito l'80% di quel Pub, a 2 passi da Chelsea ma comunque stracolmo di tifosi dei Reds.
Disperati ma composti per un gol al 95imo che potrebbe essere devastante per un'intera stagione. Uno spettacolo di civiltà, come del resto in civiltà si è dimostrata campionessa l'intera città di Londra.
Il rutilante show è proseguito con un improbabile sfascio al KFC (i cui effetti sul mio stomaco e gli annessi prodotti sarebbero oggetto di trattazione specifica, ma che vi eviterò perchè pulp, molto pulp, pure troppo) e con una bevuta dall'altro capo del mondo con un altro barese-londinese che condivide le nostre stesse preoccupazioni per il governo che verrà.
Qui ho potuto apprezzare le doti di Pappi, uno che della vita ha capito tutto.

mercoledì - il solito duni

Sarà l'aria del ritorno a casa, ma l'inizio della fine è coinciso anche col ritorno alle scoppiature, sin da Londra.

Perdo il bus che mi doveva portare a Stansted per non più di un minuto.
Il bus successivo fa mezzora di ritardo, arrivo in aeroporto a nemmeno un'ora dal decollo.
Non ho con me la carta d'identità, che era in un altro pantalone..e quindi lì a frugare istericamente nella valigia.

In tutto questo mi si è attaccata una tipa che:

1. non sapeva quali fossero i gate della Ryan;
2. non riusciva a chiudersi la valigia e chiedeva a me di utilizzare la famosa forza bruta di cui dispongo al servizio della causa;
3. voleva che io la portassi al banco accettazioni, che le trovassi orario e luogo del check-in, tutto questo mentre mi succedeva tutto quello che mi succedeva.

In tutto questo, l'ultimo dialogo prima di tornare in Italia è stato illuminante.

Davanti a me scorgo un ragazzo con la scritta "Matarrese Vattene" sul trolley.
Non posso non fermarlo: si chiama G., vive a Londra da 10 mesi.
Parliamo del Bari, di Matarrese, di Compriamola, dei suoi trascorsi. Una frase mi folgora:

"per il Bari ho preso denunce, ho perso il lavoro, ho perso la mia ragazza e un sacco di soldi; ho fatto viaggi in treno ovunque, per vederla perdere ovunque. Il sabato, se avevo turno, uscivo di testa e scappavo dal lavoro per andare allo stadio. Poi, a 25 anni, mi sono reso conto che stavo rincoglionendo.
Ma rifarei tutto quello che ho fatto"

Quando mi sentirò stanco e non avrò voglia di controllare la posta di Compriamola, penserò a te, G.. E a tutti quelli hanno storie come queste da raccontare.

ps. ho eliminato il rosa, in effetti con Explorer non si vedeva una mazza di niente.
Sono passato a un altrettanto frocio fucsia.

mercoledì, aprile 16, 2008

vado a fare la pace con londra

Molta Italia nel mio Ipod:

Capa
Diego Mancino
Almamegretta
Bugo

ma anche (sì, i soliti vizi)

Roni Size
Jamie Lidell
Camille
Toumani Diabatè.

E mi drogherò di BBC Radio, ovviamente.

Domattina farò colazione a West Kensington, un muffin al cioccolato non me lo toglie nessuno.
Poi andrò sul London Bridge. Spero ci sia del sole a baciarmi.

Verserò due lacrime. Spero di versarne qualcuna in più.
Lì sarà il re-inizio. Di tutto.

Mi sto preparando per bene ho già avuto prologhi promettenti.

Scriverò un post al giorno, almeno spero.
Mai come questa volta avrei voluto avere un terminale sempre al mio fianco. Vi racconterò la mia Londra, la mia città. I riflessi della musica. Gli eventi. I teatrini.
Io. Senza pudore. Con un filo di stile.

Vi racconterò la mia seconda città, per affinità elettive. Quella con cui stava finendo male ma con la quale, male, non deve finire.
Per nessun motivo.

Ci vediamo fra una settimana.
Anche se questa partenza avrebbe potuto tranquillamente non prevedere il volo di ritorno.


martedì, aprile 15, 2008

povera patria (3) - dove fuggi?

povera patria (2) - fai una scelta, disparte

Mi sembra il momento migliore per iniziare a fare analisi politologiche.
Inizia per me una mediocre carriera da Giovanni Sartori.
Vediamo se farò (anche) questo mestiere.

macro

Non posso e non voglio arrendermi a frasi del tipo "l'Italia è una merda" o "siamo un popolo di idioti".

Siamo minoranza, abbiamo raccontato un'Italia che non esiste.

Non posso permettermelo oggi, io da oggi e per i prossimi 5 anni sono minoranza. Non posso arrogarmi nessun diritto di giudicare, di valutare in modo critico (almeno pubblicamente) le scelte di una nazione che, mai come in questa tornata, ha deciso. E ha deciso di privarsi di enormi parti della sua società civile a favore di altre rivendicazioni.

E' l'errore grave, imperdonabile, ripetuto, della Sinistra italiana: non parlare all'altra Italia, ma al massimo dell'altra Italia.
Offenderla ciclicamente, a piccole dosi. Su giornali, su stampa, ovunque.
Prenderli in giro con ironia, astuzia, sarcasmo. Io, fossi un elettore di destra farei esattamente quello che hanno fatto ieri sotto al Comune, in modo scomposto, arrogante, idiota.
Ma li capisco: dopo essere stati coglionati per tanto tempo, ora c'è l'orgoglio del fan di X-Factor.
Vedete? Ci ricasco sempre.

Come ci è cascato Veltroni che ha denigrato i reality per cercare di dire che forse i ricercatori sono sottopagati. Sai quanta gente si sarà sentita offesa.
Nel frattempo Berlusconi attaccava Totti e nessuno pensava che la tifoseria della Lazio forse, senza quell'appello, avrebbe votato Storace.

E' un'Italia che continua a sentire prospettive di crescita zero, a sentire che paga più tasse degli altri e che non ha adeguati servizi per quei sacrifici.
E' un'Italia che ha paura, e come tutte le entità spaventate vive con rabbia e allo stesso tempo non riesce a prendere decisioni.
E' un'Italia che ha bisogno di drogarsi, di distruggersi di televisione, delle solite facce e delle solite storie. Come tutti quelli che hanno paura.

E'un'Italia che si vuole stordire, non vuole pensare ai problemi, ha bisogno di gente che le spari fumo negli occhi, che dia l'illusione del benessere. Tutti sanno che siamo in recessione, Berlusconi aiuta a fartelo dimenticare per un po'.

E'un Italia perdonista, spaventata dalla pena e salvata dal Signore: è un'Italia cattolico-reazionaria.

Sono preoccupatissimo per le sorti del nostro Paese, ma non sono arrabbiato. Sono serenamente triste.
Secondo me un Berlusconi così forte ci sta. Lo vogliamo, abbiamo bisogno di lui. L'Italia può trarre giovamento dalla cura Berlusconi e ora vi spiego il perchè.

Ci siamo rilevati un paese in cui l'opinione pubblica è un fatto privato e in cui sopratutto sappiamo reagire solo se disperati.
Alla fine da 15 anni ci lamentiamo, ma galleggiamo. Adesso sono convinto che possiamo tranquillamente finire a morire di fame.
Solo allora succederà qualcosa. Finalmente.

Non mi sento di dare la colpa alla sinistra per non aver dato la spallata: lo avrei fatto sino a ieri, con forza.
Il dato di ieri testimonia che la sinistra non l'ha fatto perchè l'Italia non lo vuol fare. La sinistra non ha i mezzi, il potere. Quando l'ha avuto lo ha sicuramente mal sfruttato, ma a questo punto è chiarissimo che il problema sta nel basso.

Ma non è vero che l'Italia non vuole Silvio. Noi Silvio lo vogliamo.
Magari ce ne vergognamo un pochetto.


Gli Exit Poll hanno detto cose abbastanze giuste su tutti i partiti, hanno sbagliato solo su Silvio. La gente si vergogna di dire che lo vota, ed è la seconda volta di seguito che succede.

La statistica è una buona scienza, non credo si possano ripetere due errori identici in due anni.

Giusto così. I governanti sono lo specchio della società che governano. Si facessero questo quinquennio senza ansie, maggioranze ballerine, senatori a vita. Vediamo.

meso

a freddo non capisco come abbia fatto a farmi prendere dall'entusiasmo. Ho malamente ignorato (da un lato ho fatto bene, se non fossi stato motivato io, dove dovevamo andare...) due segnali:

a.
piazze piene, urne vuote: Veltroni riempiva le piazze, poi ha preso milioni di voti in meno
Nel frattempo nei confronti televisivi Silvio faceva due milioni di spettatori in più. E' stata la campagna elettorale della televisione e dell'assoluto dominio di Berlusconi a livello nazionale. Nessuna faccia, nessun candidato, nessun programma, nessun soldo speso (e 100€ a tutti i rappresentanti di lista).
La direttiva è stata: non parlate, se parlate è peggio.

A livello territoriale invece ha dominato la Lega che aveva un focus ben più facile da coprire e che quindi aveva messaggi semplici per gente semplice.
I soldi, gli immigrati che vi stuprano le figlie. La paura.

b.
Su Betfair la vittoria di Berlusconi è data a 1.20, quella di Veltroni a 8.8: sembravano le quote di Inter-Reggina.
E i siti che fanno scommesse non sbagliano. Mai.

La nuova Italia si racconta attraverso i dati di tre regioni.

Veneto, Lega al 26,6%.
Emilia-Romagna, Sinistra Arcobaleno al 3,8, Lega al 7,5%.
Sicilia, UDC al 10%, Movimento per le Autonomie al 9. L'UDC fa eleggere in Trinacria il suo unico Senatore:
Totò Cuffaro.

micro

sono spento da quasi 24 ore. Pensavo che la mia settimana di vacanza a Londra sarebbe stata una festa dopo mesi di impegno. Ma adesso mi sembra un esilio, più che altro.
Puntualmente, a ogni governo Berlusconi, ci diciamo che dobbiamo andarcene, partire, emigrare.
Questa volta non è più solo un pensiero. Io stavolta me ne voglio andare davvero dall'Italia. Alla fine non partirò e proverò a metterci lo spirito civico che ci metto sempre. Ma se non fossi così innamorato della mia terra, non ci sarebbe motivo di restare.

Terrò duro, ma stamattina mi sono svegliato chiedendomi con quale coraggio io possa uscire di casa senza essere economicamente blindato. Già mi chiedevo se questo passo non si sarebbe rivelato più lungo della gamba. Ora mi sembra folle. Niente tutele ai precari, niente welfare state.
Non posso uscire di casa, non per ora. I soldi li devo portare qua, servono qua, tra queste mura.

Spero vivamente di sbagliarmi, ma se così fosse, vivo una sensazione terribile. Mi sento come un cane legato a un palo.

Avrò Silvio almeno fino a quando non raggiungerò i 29 anni di vita.
Ora lo posso dire, 29 anni sono un'età che inizia a farsi decisiva:

che ne sarà della mia famiglia?
Che siano i miei, che sia, chissà, mia moglie e chissà, mio figlio o mia figlia? E sopratutto:

posso davvero pensare di costruirmi adesso questo genere di cose?

E' così, gli anni compresi tra il 24imo e il 29imo, quello in cui decidi quasi tutto della mia vita, potrebbero rivelarsi un disastro di proporzioni inenarrabili.

Finisco questa analisi nel modo più micro possibile:

ho bisogno di sapere se in questa campagna elettorale ho sbagliato qualcosa.
Finchè non saprò se ho fatto il possibile, che non è colpa mia se abbiamo perso, non sarò sereno.
Sicuramente sto commettendo un errore a iper-responsabilizzarmi, ma ho bisogno di sapere che cosa poteva essere fatto e cosa non doveva essere fatto.
Ho fatto notte spesso, ho dormito poco, ho risposto a tutte le convocazioni. Ma oggi mi sento vuoto, come se non avessi fatto niente, in colpa perchè chissà, potevo fare di più.
Qualcuno mi dica qualcosa.

povera patria (1)



Nel fango affonda lo stivale dei maiali.

lunedì, aprile 14, 2008

raise anatomy

Nella serata di ieri:

siamo in 9, si parte con 3000 di fiches a testa.

Dopo 2 ore:

i bui sono a 300-600
Io ho solo 175 fiches.

Dopo 3 ore e mezza:

sono arrivato a premi.

Una goduria paragonabile a quella portoghese.

A proposito di rilanci folli, vado in centro, a vedere questo all in di Veltroni.

mattina shuffle (3) - 3 giorni alla figlia di gudmundo



In a heart full of dust
Lives a creature called lust
It surprises and scares
Like me,like me

My name Isobel
Married to myself
My love Isobel
Living by herself

domenica, aprile 13, 2008

vai a votare, Per Diana!

e quìn?

p.s. qualcuno mi sa dire che lavoro faccio?
Perchè io sinceramente non l'ho capito.

mattina shuffle (2)



Uno come te, io non lo troverò mai più uno come te.
Ma non posso più chiederti tempo
per cambiar
perché sarebbe inutile,
sarebbe solo per pietà
ed io non voglio più pretendere
le cose che non merito da te.

E perderò così anche quest'ultima occasione che mi dai
e sarà tardi quando cercherò di te.




Fighting away the tears
Holding on for years
Fighting away the tears

Oh, don't you worry
I'll keep on fighting
I'll keep on calling your name in my dreams



This
is going
to make you
freak.

mattina shuffle (1) - perchè andare al concerto più difficile



One, two, three, four, five, six, nine, or ten
Money can't buy you back the love that you had then

Oh, you're changing your heart
Oh, you know who you are

Feist, 28 maggio @ Piper, Roma

sabato, aprile 12, 2008

il trampolino e il fascino della cravatta

Sabato (13.30 - 14)

Sono un ragazzo di 24 anni,
ora lo sono davvero.

E' finita, è finita questa campagna elettorale. Una cavalcata estenuante ed entusiasmante.
Un lavoro in cui avrei voluto pensare e decidere di più, ma in cui forse, visto e considerato che sono il più piccolo, l'ultimo arrivato, oggetto di imprecisate invidie da chi è militante da sempre e si fa scavalcare da uno con le scarpe gialle e viola, ho deciso fin troppo.
Mi sono difeso, ho portato a casa i miei risultati. Sono orgoglioso di me.

Questo sabato 12 aprile rappresenta in modo evidente la chiusura di un capitolo enorme della mia vita.
Ho finito l'Università due mesi fa: una cosa straordinaria.
Un piacere immenso: sto molto meglio da quando ho finito, ne ho ricevuto un influsso benefico e ho realizzato quanto invece sia stato venefico far slittare il capitolo finale in nome di altri progetti ed obiettivi.

Ora posso dormire comodamente 5-6 ore a notte e tirare avanti per 12.
Sì, un po' scoppiato magari.

Ma prima non potevo riuscirci. Quando ero costretto a studiare lavoravo la metà, sia per qualità che per quantità.

Tutto questo non me lo sono riuscito a godere pienamente, perchè la campagna elettorale è arrivata in tackle a sconvolgere una pianificazione delle cose già fin troppo esasperata.
Una pianificazione delle cose che non so se ripeterei, che mi ha dato tantissimo dal punto di vista professionale e mi ha completamente svuotato per quanto riguarda gli affetti e le speranze nel prossimo.

Ora che è tutto finito, ora che non ho scadenze urgenti, ora sì che lo posso dire: è fatta.

Si è chiuso un ciclo: ansie, preoccupazioni, donne della mia vita ad interim, amici a gettone (gettone, tu invece sei un amico vero), "ma che cazzo lavori a fare gratis" e sopratutto il truce spettacolo della vita degli altri, che spesso ti lascia i segni in modo ben più profondo e silenzioso rispetto ai cazzotti in faccia (e te ne accorgi sempre troppo tardi).

Se ne riapre un altro.
Questa realtà, da sola, mi carica tantissimo.
Ripartire da 0 e non in senso figurato vuol dire poter avere il coraggio e la forza di investire, poter mettere a valore tutte le esperienze per anticipare i problemi e quindi non viverli.
Vorrà dire tornare ad amare le persone e le cose, non solo appassionarmici a intervalli irregolari.

Vorrà dire sentirmi libero da vincoli che non hanno nessuna utilità.

E' presto per dire dove andrò a finire.
Mi sento come un tuffatore che ha caricato sulle gambe e ha fatto tremare il suo trampolino.
Lo slancio è ottimo e so già che voglio fare un triplo salto mortale carpiato con 3 avvitamenti e mezzo (coefficiente di difficoltà 3,8, gli amanti degli sport minori mi adoreranno).

Ho preso uno slancio vigoroso perchè so che non voglio fallire, che voglio fare meno schizzi possibili (ma essendo uomo, schizzare è nella mia natura).

Sto volando, entrerò nella vita adulta, spero nel modo più elegante e spettacolare possibile.
Faccio i pacchi e mi trasferisco altrove. In senso figurato, al più presto in senso reale.
Porterò dentro con me una marea di vita, per l'età che ho, forse anche troppa. Dovrò far attenzione e dovrò individuare le cose inutili.

La cravatta, ad esempio, non mi è mai servita.
Nella semiotica della politica e in generale del professionismo la cravatta è un must. Tutti ce l'hanno, anche l'ultimo degli scalzacani.
L'altro giorno ho vissuto il momento che forse mi è piaciuto di più di tutta la campagna: gli osservatori internazionali a Bari per l'analisi della campagna: tutti in cravatta.

Pure Scandale, pensate.
Io? Le mie adidas gialle e viola. Mi sentivo benissimo.

Ieri sera nel retropalco in Piazza Prefettura era l'apoteosi delle cravatte. E' arrivato il Baffo, timore reverenziale di tutti o quasi.
Io ero isolato, sottovuoto. Pensavo a Bjork giovedì. Là sì che mi emozionerò.
Ho capito in quel momento che a me di quel mondo me ne frega molto poco. La politica mi entusiasma, ma non al fine di collezionare cravatte.

Mi piace più regalare strumenti ai politici, fare il gregario, il ghostwriter, lavorare nell'ombra. Non c'ho il carattere, non c'ho la cattiveria.
So scrivere, non arringare.

Mi è sembrato molto più emozionante, per non dire commovente, quel dialogo tra il Baffo (dài, è D'Alema, non si era capito?) e Giovìno, con il primo visibilmente compiaciuto per il lavoro del secondo, a sua volta visibilmente imbarazzato e al contempo inorgoglito. Ogni tanto il Baffo mi guardava, con la mia giacchetta vintage.
Si sarà chiesto più volte: "ma questo che cazzo ci fa qua? Non ha nemmeno la cravatta".

Caro Massimo, ti ho rivalutato tantissimo. La Bicamerale mi fa venire il vomito solo a pensarci, ma ti sei riscattato.
Però volevo dirtelo subito: io la cravatta non me le metto.

Mi tengo le mie Adidas dell'Ape Maia.

Yo sognavo Che Guevara e c'ho Bordon

Dopo avere prestato giuramento per il secondo mandato davanti a re Juan Carlos, il primo ministro Jose Luis Rodriguez Zapatero ha presentato il nuovo governo. Per la prima volta nella storia della Spagna nell'esecutivo le donne sono più numerose degli uomini. Una di loro è alla guida del dicastero della Difesa: si chiama Carme Chacon ed è incinta.

il braccino

Questo blog potrebbe rappresentare la svolta per noi gggiovani precari e per tutti coloro i quali "non arrivano alla quarta settimana":

http://ilbraccino.blog.deejay.it/

Io, ad esempio, so già dove prenotare quest'estate:

Anche quest’anno la catena alberghiera Best Western consente di prenotare con forti sconti in vari paesi europei in particolare nel mese di Agosto a 60€. a notte la doppia più colazione.Si può e si deve prenotare solo il 23 Aprile dalle 9 a mezzanotte.

www.bestwestern.it

venerdì, aprile 11, 2008

ultimo giorno: curzio, nanni e giuseppe per smuovere le coscienze

E' arrivato all'ultimo traguardo del Colosseo trafelato, reduce dagli studi di Porta a Porta e dal restauro del trucco, con un'ora di ritardo sulla tabella di marcia, inciampando fra i cavi e le parole.

Ad aspettarlo poche migliaia di persone. Ha subito congedato il principale alleato Fini come fosse un riempitivo ("Ringrazio Gianfranco per avervi tenuti occupati per più di un'ora") e in capo a due minuti aveva già smarrito il discorso ("Ho perso il filo, che cosa stavo dicendo?"). Poi è andato di repertorio, ma soprattutto ha fatto una lunga cronaca della puntata da Vespa appena registrata, vantandosi molto di aver "sbugiardato" per ore il Veltroni della sera precedente.

[...]
E' la prima volta, in quindici anni, che capitava di vedere Berlusconi fischiato dai suoi fans. E chissà cosa hanno pensato i tifosi romanisti quando poco dopo ha attaccato il loro idolo, il capitano della Roma, Francesco Totti. "Se per la corsa al Campidoglio appoggia Rutelli non ci sta con la testa. Quando uno non ci sta, non ci sta". Apriti cielo, stupore tra i militanti che se ne stavano andando mentre la notizia, attraverso le radio private, faceva subito il giro della città.
[...]
Al primo consiglio dei ministri dovrà rivelare che non esiste nessuna cordata per Alitalia, nominare un commissario fallimentare e raccontare qualcosa di molto convincente a ventimila persone senza più un posto di lavoro. Lo scenario dell'economia nazionale per i prossimi anni è assai fosco. Il fondo monetario internazionale prevede crescita zero per l'Italia nel quinquennio. Altre fonti autorevoli parlano già di recessione. L'Economist da settimane segnala il rischio che le grandi agenzie di rating declassino il debito pubblico italiano. Un genere di decisione che viene preso una mattina in due salotti della finanza internazionale, dove la considerazione per Berlusconi è zero, e si traduce dal giorno dopo in una strage sociale.

[...]

Intorno a sé, Berlusconi ha giusto il suo popolo, i milioni d'italiani che lo voteranno comunque, perché ancora s'aspettano un miracolo, un colpo di genio o di bacchetta. Perfino quando è lui stesso ad ammettere che miracoli non se ne potranno fare e la bacchetta magica non ce l'ha. Prigioniero alla fine, Berlusconi, di un pezzo d'Italia che gli ha sempre creduto quando raccontava belle bugie e non gli crede l'unica volta in cui rivela una scomoda verità.

Curzio Maltese - leggi l'articolo nella versione integrale

I movimenti sociali sono energia che chiede di essere organizzata.
[...]
Annunciano quel che Emile Durkheim definiva "un periodo creativo": il tempo in cui gli interessi individuali - e di gruppo - vengono messi provvisoriamente da parte e inaspettati attori, diventati "complici" di un'azione collettiva, chiedono "un nuovo ordine della vita"; un altro sistema di valori; più moderne morfologie sociali; una nuova "grammatica" pubblica. Il movimento contro il pizzo, le estorsioni, il racket mafioso non è altro che questo: una forma di solidarietà che chiede di liberare la vita sociale dalla violenza, dalla paura, dall'angheria per ottenere più qualità dell'esistenza, più eguaglianza nelle opportunità, più diritti, rispetto dei doveri, maggiori chances di realizzazione individuale. L'antiracket che oggi vede collegati, in uno stesso reticolo sociale, il pizzicagnolo e la Confindustria, la microimpresa artigiana e la Confcommercio, è la più stupefacente novità politica degli ultimi anni. È il sintomo che nella nostra società esistono costituenti sani che vogliono prevalere sugli agenti "patologici". Solo Berlusconi non lo comprende. Al di là dell'indignazione che sollecita sentir dire "eroe" un mafioso come Vittorio Mangano in una terra dove gli eroi sono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, l'elogio deforme del Cavaliere svela quanto egli sia conservatore, il custode di un "sistema Italia" che non ha futuro (quale futuro può avere il Paese con un Mezzogiorno schiacciato dalle mafie?); prigioniero di un interesse esclusivamente elettoralistico (la mafia vota); incapace di un disegno modernizzatore di medio e lungo periodo (l'antiracket lo è).

Giuseppe D'Avanzo - leggi l'articolo nella versione integrale

Gli incerti sono tali per delusione, stanchezza, assuefazione. La delusione nei confronti del governo di centrosinistra è in parte condivisibile, ma non può far dimenticare il vero e proprio abisso politico, culturale ed etico che c'è tra il centrosinistra e la destra italiana. La stanchezza si esprime con l'infastidito "Ma come è possibile, dobbiamo ancora occuparci di Berlusconi?!". Sì, il protagonista negativo purtroppo è ancora lui e, cosa impossibile da immaginare nel '94, si tratta di un Berlusconi addirittura peggiore: per aggressività, assenza di senso dello Stato e disprezzo delle istituzioni. Assuefazione: siamo arrivati al punto che ormai quasi tutti consideriamo normali cose che in democrazia non lo sono per niente, e che infatti non sono mai accadute in altri paesi: per esempio, il monopolio televisivo privato in mano a una sola persona, che, incredibilmente, si candida per la quinta volta in quindici anni a governare con le sue improvvisazioni il paese. Come non sono normali le aggressioni verbali di Bossi e Berlusconi nei confronti degli avversari politici, delle istituzioni, della magistratura, del presidente della Repubblica. Parlare di "imbracciare le armi", non può essere considerata un'innocua battuta (anzi, Berlusconi ha detto: "E' una metafora", ma mi sembra che non gli sia ben chiaro il concetto).

[...]

Purtroppo l'opinione pubblica in Italia non esiste. Basti fare il confronto con quello che scrivono di Berlusconi giornali stranieri non certo di sinistra: esprimono incredulità per le sue continue affermazioni anti-istituzionali, severità e durezza per i suoi continui attacchi alle norme elementari della convivenza democratica, e una autentica preoccupazione verso un suo possibile ritorno al governo.

[...]

A proposito di Veltroni e Berlusconi, non capisco come ci sia qualcuno che possa sostenere che i due uomini politici e i loro programmi si assomiglino o addirittura siano uguali... Tra i due politici le differenze sono enormi, Berlusconi è un disco sempre più incantato e sempre più finto. Lo si è visto anche nel suo rifiuto di confrontarsi in tv con Veltroni. Una vera e propria fuga. Sa che perderebbe voti. Purtroppo, questo suo rifiuto qui da noi non scandalizza, viene considerato normale: "E' in vantaggio, è giusto che non faccia il duello con Veltroni". In altri paesi l'opinione pubblica, che qui non esiste, ti farebbe pagare politicamente ed elettoralmente un comportamento del genere.

[...]

L'irresponsabilità è una caratteristica molto italiana. Bossi, Berlusconi, Dell'Utri e tanti altri nella destra, si permettono delle affermazioni gravissime. Poi si rettifica, in parte si smentisce e tutto finisce lì. Vengono considerate, con incredibile indulgenza, "dichiarazioni in libertà", "folklore", "esagerazioni pittoresche". Tanti hanno considerato troppo cupo e pessimista il finale del "Caimano", ma le frasi di Berlusconi sull'esame di sanità mentale da fare ai magistrati si spingono molto oltre. Eppure non succede nulla (ma i giornalisti stranieri, anche quelli moderati, rimangono allibiti).

[...]

Da molti anni, politici democristiani vengono accusati da Berlusconi di essere "comunisti" (dal '94 in Italia questo è ormai un insulto, a differenza di quando esisteva il Pci). Mentre molti fascisti, che restano fascisti e purtroppo non percepirebbero questo come un insulto, hanno avuto ruoli importanti nello schieramento di Berlusconi. Che, è bene ricordarlo, da capo del governo non ha mai partecipato alla festa del 25 Aprile, la festa di Liberazione.

Nanni Moretti - leggi l'articolo nella versione integrale

avreste mai detto che avrei citato de andrè?



e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai

giovedì, aprile 10, 2008

un abbraccio ai politici

ps. non è un manifesto ritoccato.
nemmeno la scritta "grillini Sindaco" è finta.

martedì, aprile 08, 2008

gli scrutatori non votanti

Oramai ci siamo davvero, mancano 5 giorni alle elezioni.
Siamo tutti stanchi, demotivati, antipolitici più o meno reattivi nella migliore delle ipotesi.
C'è chi si astiene.
Argomentando.

Non può passare inosservata la coincidenza per cui oggi ho letto 3 editoriali di 3 giornalisti/scrittori che stimo particolarmente e tutti e 3 affermano su riviste lette da centinaia di migliaia di persone che votare è inutile.

Non avevo mai trovato tanta gente così esasperata, decisa, almeno a parole, a darci un taglio.
Non avevo mai incontrato così tanti pentiti della scheda, dell'urna, di questo gioco truccato che si chiama elezioni. Perchè una cosa è certa, a termini di scienza politica: che una rappresentanza auto-referenziale è un imbroglio, così come una elezione senza scelta è una farsa.
Il mio astensionismo non è qualunquista, non punta allo sfascio per lo sfascio, non cerca il disimpegno sistemico, il tanto peggio.
Crede alla liberaldemocrazia rappresentativa ma non vede nella situazione italiana le condizioni minime per chiamarla ancora tale.
(Max Stèfani)

Non voto, non ci vado, non me ne frega niente, mi sono rotto, che palle questi qui, vecchi, arroganti, pacchi perenni aggrappati all'abuso di potere, ai vantaggi del potere, al denaro da potere, faccionisti, parolai, cacciaballe da talk show incapaci di intendere e di volere quando volere significa fare, mica sparare cazzate con Vespa che fa sì col testone.
E' tutto vero. E' l'unico sfogo possibile, uno sfogo che il primo pirla definirebbe qualunquista.
(Giorgio Terruzzi)

Aprile è il più crudele dei mesi. Almeno per gli elettori, dal momento che ormai è abitudine recarsi alle urne in questo mese. Ma consentitemi un attimo di malmostosità se vi dico che mai, come quest'anno, sono tentato di non andare a votare. Una scelta più radicale e dirompente della scheda bianca o nulla.
(Antonello Piroso)

Non faccio fatica a condividere tutte le ragioni dei tre, meno le argomentazioni e la proposta di soluzione del problema.
L'astensionismo non sarà organizzato. Ci saranno tanti battitori liberi, tanti piccoli idioti che alzeranno la polvere e non otterranno niente se non falsi scavalcare da chi vota nell'esprimere le loro ragioni. Ragioni che così verranno ignorate dal logico potere della maggioranza.

Sono proprio le ragioni del disprezzo per la classe politica e per la solita Italia a dover portare tutti a fare il minimo indispensabile per cambiare le cose, per orientarle almeno: votare.

Ed è altrettanto grave che tre soggetti che possono essere considerati "opinion leader" e che dimostrano l'attaccamento alle sorti di questo Paese non facciano politica. Senza entrare necessariamente nelle segreterie di partito.
Voglio solo sperare che non abbiano la pancia piena.

Io invece politica la faccio, mai come in questo periodo. E la posso fare anche da questo blog. E la potete fare anche voi.



A tutti coloro i quali condividono il mio appello, fate girare questo post.
Non tanto per quello che scrivo io, ma per il senso del messaggio.
Decidiamo delle sorti del nostro paese. Niente di più nobile.
Che l'egoismo vada al diavolo.

chissà se tu mi penserai, se con gli amici parlerai

Cito Laura, la cantrice delle umane debolezze (tra cui quella sua per la buona cucina) per iniziare questo percorso ragionato all'interno, o meglio, sulle scale d'emergenza di quella piramide che vi ho proposto, partendo da una posizione ancora inferiore rispetto al primo gradino.
Un piano ammezzato, un sottoscala.

Il problema è serio e molto più condiviso e condivisibile di come il mondo e le storie personali ci vogliono far credere: la solitudine.

Il sentirsi soli può essere causato da diverse vicissitudini, portare a diverse strategie per superare la sensazione, indurre ad altrettante conseguenze.

Non ho mai creduto che la solitudine fosse una condizione che dipende dalla quantità di persone che io frequento, anzi. Costruzioni come "tu che conosci tutti" e "tu che sei sempre impegnato" sembrano suonare come oscuri sintomi profetici.

A illuminare ulteriormente una via di Damasco già abbastanza in fase di chiarimento c'è stato un dialogo rivelatore con un personaggio con cui ho sempre più cose a che spartire.

"sono 3 anni che non faccio una vacanza"
"alla fine facendo la vita che faccio rimango fondamentalmente da solo"

Ho sentito in radio una di queste notti che i due attori più bravi della storia italiana del dopoguerra, non me ne voglia Totò, soffrivano di depressione cronica.
Sto parlando di Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman.
Amati, osannati, desiderati. Avevano tutto.
Non si godevano niente. Stavano male. Volevano altro. Avevano bisogno disperato di altro.

Ancora, un altro insospettabile che in un'altra vita svelerò ha detto:

"se non lavoro sono depresso: lavoro per non pensare ai miei problemi personali"

Alla luce di tutte queste testimonianze e dei recenti sfasci, mi son chiesto se il tendere alla realizzazione personale a tutti i costi fosse davvero bello, sano e utile.
A che serve essere i numeri 1, 2 o 3 se poi non hai nessuno con cui condividerlo? Che abbia il piacere di condividerlo con te, che si emozioni delle tue stesse emozioni?
E non parlo necessariamente di un fidanzato, per quanto il 90% delle coppie sta insieme solo ed esclusivamente per rimandare il più possibile il confronto con la paura dello stare da soli.
Anche perchè troppo spesso mi son sentito solo anche da fidanzato, e come me quell'altro 89,99% di cui sopra.

Essere bravi o addirittura i migliori in alcune specialità non comporta assolutamente l'essere bravi nella vita, anzi.
Probabilmente se si sceglie il professionismo nel lavoro si rimarrà dilettanti in altro.


E' questo il peccato mortale che io e tutti i campioni succitati abbiamo commesso, campioni che non raggiungerò mai, sia per incapacità, sia perchè sono arrivato proprio a queste conclusioni e quindi vaffanculo ai piani alti. Rimarrò un onesto comprimario.

Ci siamo dimenticati che la vita va avanti per le altre persone. Che le persone amano, odiano, vogliono bene e si sentono sole come noi.
Che è vero che quando ci mettiamo d'impegno siamo in grado di portare in paradiso chiunque, ma è altrettanto vero che questa ricerca del colpo da maestro una volta ogni tanto ci permette solo di galleggiare a breve termine, ma a nel si rivela un boomerang per chi si rende conto che dai il tuo massimo ma solo a intermittenza. E che quindi non tieni davvero alla causa. O almeno ti comporti come se non ci tenessi.

Purtroppo, e questa cosa mi farà arrabbiare sempre moltissimo, la qualità non è riconosciuta come il valore principale che orienta le relazioni umane, ma è ancora la quantità a prevalere. Uno scempio.
L'amore, troppo spesso è misurato sulla base della quantità di tempo passata insieme.
Quindi se per ipotesi nasco povero e devo lavorare 14 ore al giorno per permettere alla donna che amo di diventare la mamma di mio figlio, sono un insensibile del cazzo.

Una mia amica del master disse per scherzo (e quando si scherza su sti argomenti, di solito si è serissimi):
"io non potrei mai fidanzarmi con uno come te..."

Finchè mi avesse detto:

"..perchè sei un cesso"

"...perchè sei scemo"
"...perchè non hai la Ferrari"
"...perchè hai il cazzo piccolo"

uno accetta l'oggettività di tali dichiarazioni e lo accetta con un filo di rabbia, ma alla fine con estrema serenità.

Ma se qualcuno dice di te "non mi fidanzerei con te perchè sei troppo impegnato", da un lato ti viene da pensare che il tuo interlocutore è un po' fatuo, dall'altro devi essere costretto ad ammettere che forse hai vissuto di rendita in queste ultime stagioni. Che il mondo è cambiato, che tutto ciò che credevi sulle persone che ti hanno amato non esiste più.

Che sei un puntino in un universo, e che devi tornare in trincea.

(affronterò i restanti due terzi della questione, prima o poi, ho intrapreso una preoccupante deriva grafomane)