martedì, dicembre 02, 2008

il mio mei

Partirei dall'osservazione sul fatto che il mio solito bilancio di fine settimana arrivi già con quella successiva nel pieno delle sue pieghe.

Mi ritrovo a scrivere sottraendo tempo ad altro e sapendo che me ne pentirò.
Ma essere blogger è anche questo, è una specie di lavoro, è una sorta di servizio da rendere a chi legge, a chi è davvero interessato ai fatti tuoi, e anche a chi ha bisogno di qualche argomento con cui allungare il caffè.
Ma allo stesso tempo, se si è arrivati al martedì, vuol dire che è sempre più difficile scrivere. E sempre più appagante e simbolico farlo.

Inutile dire che il weekend al MEI rappresenta il climax di settimana, almeno all'apparenza.

Perchè i momenti più significativi della settimana si sono consumati all'altezza di un Eurostar City che partiva (quello che arrivava fa parte già della settimana entrante - ah, che espressione da meravigliosa anzianità, "settimana entrante").


In ogni caso andavo al Meeting delle Etichette Indipendenti, un appuntamento atteso da anni, caricato da me di un'aura di mistero e magia.

(tra i miei sogni proibiti c'è quello di fare l'A&R in Warp - la Warp è la migliore etichetta del mondo: http://www.warprecords.com. L'A&R è quello che scopre gli artisti, il talent scout, Paoletta in EMI Publishing, Alice in EMI Music, insomma)

E ho assistito a una via di mezzo tra una fiera di quartiere e un happening.
Non so dire se mi aspettavo qualcosa di più, forse non è così.
Sicuramente ho fatto bene ad andarci perchè è importante vedere certe cose.

E' importante sapere che agli addetti ai lavori italiani non interessa un cazzo del futuro (un problema che, in verità, affligge l'Italia intera, miei coetanei in primis. I primi che sono pronti a vendersi la madre per inculare il vicino).

Sono così terrorizzati dalla crisi che si sono focalizzati sul nostro mercato come se fosse l'unico posto possibile, quando proprio al MEI sono stati organizzati workshop internazionali con pezzi grossissimi del management e della discografia, dell'organizzazione eventi, dei rapporti con i mercati.


Gente venuta dagli Stati Uniti, da tutta Europa, a portare le loro esperienze di promozione, le loro competenze organizzative, le loro reti di relazioni. E a cercare in cambio contatti, solo contatti.

Hanno organizzato tre workshop, hanno trovato 11 persone alla prima, 4 alla seconda e alla terza.

Tra cui me, che non sono nè un musicista, nè un discografico, nè un editore, nè uno che ha i soldi.
E mi sono ritrovato a dover disquisire, con il mio inglese imbarazzante, sul perchè c'ero io e non c'erano le etichette, a spiegare che lavoro faccio e perchè sono lì, a offrire soluzioni sul mercato italiano e ad ascoltarne sul mercato mondiale.

E sono tornato a casa estremamente carico.

Perchè ora ho un articolo in esclusiva per Coolclub (c'ero solo io a quei cazzo di workshop, e se non è esclusiva quella...) e dati unici per Proforma (che spero si lasci sedurre dalle mie idee sulla musica).

E sopratutto, ho più conoscenza di tutti quelli che, nella zona fieristica, smerciavano demo per gli stand, demo che verranno tutti cestinati da persone preoccupate solo di scannarsi tra loro per un mezzo talento italiano e per vendere ventimila copie, invece di pensare che il mercato è fatto di sei miliardi di persone.

E che la musica è un servizio, non più un prodotto.

E che il mercato discografico è talmente tanto in crisi, che questo è il momento migliore per una visione a lunghissimo termine.

Per sognare, per non preoccuparsi delle economie. Per fare educazione alla promozione di prodotti culturali.


Ciao MEI, ci rivediamo.
Ma non da "semplice" spettatore.
Tra una cosa e l'altra, a piccolissimi passi, proseguo nella mia carriera parallela.

Andando per workshop e prendendo appunti.

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