martedì, novembre 21, 2006

ammissione di colpevolezza?


"Per quanto mi riguarda un processo ad unica direzione finisce qui". Anna Maria Franzoni ha lasciato l'aula durante l'udienza odierna del processo d'appello che la vede imputata dell'omicidio del figlio Samuele, per il quale la donna era stata condannata in primo grado a trent'anni di carcere. La donna, dopo aver letto una lettera in cui ribadisce la sua innocenza e di essere perfettamente sana di mente, è uscita dal tribunale insieme al marito Stefano Lorenzi, ai suoi famigliari e al comitato che la sostiene. Poco prima il suo legale, l'avvocato Carlo Taormina, dopo molti tira e molla, ha ufficializzato in aula di aver rinunciato alla difesa, al suo posto è stato nominato poco dopo l'avvocato Paola Savio. "Non ho ucciso mio figlio. Altri lo hanno fatto", ha detto Annamaria Franzoni, leggendo una breve nota davanti ai giudici della Corte d'Assise di Torino. "Da quasi cinque anni chiedo alla giustizia di cercare la persona che me lo ha assassinato, dando precise indicazioni all' autorità giudiziaria. La risposta è stata quella di essere una calunniatrice". La donna ha poi aggiunto: "Forse questo processo è stato impostato fin dalle prime battute per farmi dichiarare inferma di mente. Gli strumenti utilizzati sono una strategia rivolta all'obiettivo di una soluzione compromissoria, che suonerebbe come l'autorizzazione a lasciare libero chi, il 30 gennaio 2002, tolse la vita a mio figlio". Questo compromesso, secondo Annamaria, "venne proposto già durante i primi giorni dell' indagine a mio marito". "E' con estremo dolore - ha concluso - sconforto e amarezza che affronto questo ulteriore passo della mia vita, non mi stancherò mai di chiedervi chi ha ucciso Samuele. Non è nella mia mente che troverete il colpevole. Non potrà mai confessare una cosa che non ho fatto". L'udienza di oggi doveva essere dedicata alla discussione sulla perizia psichiatrica eseguita dagli esperti incaricati dalla Corte, Gaetano De Leo, Ivan Galliano, Giovan Battista Traverso, Franco Freilone: 270 pagine in cui, sulla base degli atti del processo di primo grado, delle intercettazioni, delle cartelle cliniche e delle interviste, i periti hanno parlato della possibilità che al momento dell'omicidio di Samuele la Franzoni potesse soffrire di uno "stato crepuscolare orientato", una sindrome ansiosa che potrebbe portare anche a commettere atti violenti seguiti da un'amnesia su quanto accaduto. La perizia è sempre stata contestata da Carlo Taormina, ormai ex difensore della donna. Il penalista, confermando le parole dette in aula dalla Franzoni, ha rivelato che "durante le indagini gli inquirenti contattarono Annamaria Franzoni perché volevano giungere a un accordo - ha raccontato Taormina -. Dissero che tutto si sarebbe chiuso, previa confessione, con una perizia che avrebbe concluso per la seminfermità. La proposta di accordo venne respinta". Taormina ha precisato che la richiesta giunse da "organi inquirenti". "Questo è uno Stato contro il cittadino, che odia i cittadini con i quali si confronta", ha aggiunto l'avvocato in una conferenza stampa improvvisata a Palazzo di Giustizia. Il penalista ha elencato un elenco di circostanze che lo hanno convinto a compiere questo passo, precisando che "la situazione verrà affrontata nelle sede competenti, alle quali mi rivolgerò domani. Non finisce qui". Taormina ha denunciato, senza scendere in ulteriori particolari, l' esistenza di "contatti ravvicinati del terzo tipo fra la procura generale e la Corte". Per il professore, la "goccia che ha fatto traboccare il vaso' è stata l'ultima perizia neurologica, che a suo dire ha prodotto "l'aberrante tesi secondo la quale siamo in presenza di un'assassina sonnambula". Stamattina il solito gruppetto di appassionati stazionava davanti ai cancelli laterali del palazzo di giustizia in attesa di entrare nell'aula. Qualcuno si era presentato sfoggiando il libro, appena uscito, della Franzoni.

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