quello dedicato ai cazzi miei.
Parto proprio da una riflessione sul blog e su me nel mio blog.
Lessi un paio di settimane fa un'intervista su GQ. La lessi piuttosto distrattamente e infatti non saprei nè andarla a recuperare nè mi ricordo la protagonista di questa intervista.
So solo che era una scrittrice francese che, dopo aver scritto diversi libri, si interrogava sulla sua carriera.
Diceva:
"nel mio primo libro c'era inevitabilmente una mia componente autobiografica, ma mi ha fatto schifo rileggendomi, e non l'ho fatto più"
A primo acchito pensai: ma guarda questa stronza.
Poi le cose sedimentano, lentamente, come mio solito.
A Londra ho letto un saggio sui blog, e tornando in aereo sono arrivato alla conclusione che questa storia dell'autobiografia non durerà troppo a lungo, almeno non così come la vedete.
Che sublimerò pian piano, che trasformerò tutto in simboli.
Questo blog ha una potenziale enorme: può e deve diventare uno strumento di lavoro.
Devo promuoverlo.
Devo provare a convincere persone delle mie idee, o perlomeno a favorire la riflessione su di esse.
Devo creare reti, rapporti, gruppi.
Devo sviluppare lavoro.
Se tutto questo è vero, i cazzi miei devono sparire da qua.
Dei cazzi miei non frega (davvero) niente a nessuno.
Come detto pocanzi, sono uomo da decisioni nette, ma dopo riflessioni lunghe.
Quindi ci vorrà tempo. Non ho fretta, le cose verranno da sè.
Torniamo a Londra.
L'idea di partire con una coppia, 7 mesi dopo esserci andato con me in una coppia che non esiste più può essere considerata discutibile.
Opinabile. Un azzardo. Una follia.
stessi posti
stesse emozioni
stessi mercati
stessi negozi
stessi parchi
stessi rituali
stessi ponti (il piccolo stavolta non c'entra niente)
stessi luoghi dove si discuteva del futuro, quando il futuro già non esisteva più e inconsapevolmente si recitava
stesso cibo
stessi sorrisi
stessi colori
Sono contento di esserci passato, in tutti quei cazzo di luoghi. Non ho versato una lacrima, e questo mi dispiace tremendamente.
Quando finirò di fare il superuomo sarà sempre troppo, troppo tardi.
L'esperienza è stata straniante più che strana, è stato necessario isolarsi talvolta, far finta che io non stessi in compagnia di una coppia, spararmi la musica nelle orecchie, camminare a testa bassa.
E tenere duro quando ti veniva detto "non fare l'asociale".
Però sono contento, sono contento che le cose siano andate così, che abbia avuto il tempo di pensare e ripensare, che sia andato volontariamente a sperimentare i deja-vù per vedere cosa si provava.
Il top è stato un porticato a Knightsbridge, dove ad agosto si parlava di coppie che scoppiavano come se fossero estranei, alieni, lontani.
E poi manco una settimana dopo gli alieni ci erano venuti a trovare.
Solo così potevo fare la pace con Londra, non tenendo conti in sospeso con niente, con nessuno.
Alla fine ho fatto praticamente tutto quello che volevo fare e che mi piaceva fare.
Nessun rimpianto, nessun rimorso, cantava un crooner appesantito.
Bello emozionarsi, bellissimo. Più si cresce e più è difficile.
Anche per questo non disprezzo le emozioni sbilenche e sfido le varie paure del quotidiano.
Chi lo avrebbe fatto?
Chi sarebbe volontariamente tornato sui luoghi del delitto?
Non credo sia facilissimo, ed è proprio per questo che vi racconto di me, di questo andamento caracollante, con un filo d'orgoglio.
Tornerò a Londra entro la fine dell'anno. Troppa musica, troppo sport, troppa gente per non tornare ancora.
Magari per lavoro, magari solo, magari no.
L'importante è aver cambiato il segno a questa città.
Ora il polo è positivo.
Mi sono ripreso ciò che è sempre stato mio.

1 commento:
il materassino è sempre qui ke t aspetta..
stai tranquillo e Fai Forte senza fare il forte, Sempre.
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