giovedì, aprile 24, 2008

londra 2008 - romeo must die

Dovevo scrivere un post al giorno, sì, è vero.
Ma che ve lo dico a fare, la connessione a casa Ponti è ricomparsa martedì sera, giusto poche ore prima di ripartire, e la città di Londra non è un ricettacolo di wireless (aperte) come avevo immaginato e sperato.
Dovrò tentare un'azzardata ricostruzione post-hoc: l'idea non mi piace per niente, ma chissà, mi lascio guidare dalle sensazioni.

Si deve partire dall'attualità, dal dopo Londra.

(non sarò diplomatico e le responsabilità non sono state accertate. correrò il rischio di sbagliarmi nel fare questa ricostruzione)

Che parole possono essere spese per chi avvelena deliberatamente un gatto con della carne contaminata?

Specie se questo qualcuno è il tuo vicino di casa con cui hai una causa da diversi anni per un muro che entra nel nostro condominio?
Non posso ritenere una casualità il fatto che su 100 gatti randagi che girovagano dalle parti di casa sia andato a morire proprio il mio.
Chi conosceva Romeo sa che sprizzava di salute, portava indietro animali tipo lucertole o topi e ci svarionava, non doveva essere l'ultimo dei deficienti.
E invece, torno da Londra e il gatto è morto.

Un gatto favoloso. Non vi sto a raccontare l'agonia, perchè è una roba assolutamente straziante.

Preferisco ripartire dal sorriso di mia sorella alla visione dei miei 3 regali. Se andiamo avanti così, fra pochi anni sarà la mia migliore amica.

Per necessità di ricostruzione, seziono Londra in 3 parti. La prima, con gli episodi; la seconda, con la musica; la terza, con le pippe.

giovedì - gira la testa, e non è solo Bjork

Londra mi accoglie con giramenti di testa paurosi, dovuti non ho ancora capito bene a che cosa, che mi portano ad essere quasi inappetente al Pizza Hut (!).

Questo non mi impedisce di portare a casa le mie solite 3-4 pinte giornaliere e di recarmi all'Hammersmith Apollo dove il Dj set di Leila, impreziosito da una citazione di Aphex Twin (il pezzo #2 del cd#1 di Drukqs rallentato di 30 bpm), seguita da I Wanna Be Your Dog di Iggy mi fa passare tutti i malanni. Poi arriva il folletto, e non ce n'è per nessuno.
Un concerto assolutamente pazzesco: dopo aver visto lei e Beth la mia soglia di sopportazione delle cagate sarà ben più bassa.
Il clou? La base di Freak (la trovate un po' più sul blog, in uno dei post "mattina shuffle") a remixare la sua Telegraph. Per intenditori.

Ho tuttora qualche giramento di testa, è la prima volta che sto così. Speriamo non sia niente di grave.

venerdì - guns of Brixton

Ho visto tante Londra in questo viaggio, almeno una per quartiere. Certo, un filo logico tra le varie realtà c'è sempre, ma ogni distretto, ogni municipalità, ha qualcosa di proprio, di unico e allo stesso tempo assolutamente non riproducibile.
Brixton sembrava Napoli, piazzata a Londra.

E' il quartiere giamaicano della città, quello che ha ispirato i Clash, che ha dato i natali a David Bowie e che viene definito uno dei più pericolosi.
Niente mi poteva però impedire di andare da solo, zaino in spalla, a spulciarmi il mercato, a sentire quegli odori.

Cucina tipica caraibica, olezzi che ricordano madre Giamaica (non dico di cosa si parla sennò la Cassazione mi viene a prendere), il musulmano di turno, lemeleleperelebanane.

A coronamento della giornata, gli Hives. Bravi, solidi, spettacolari. Così come la Brixton Academy, con i suoi 4000 paganti. A fare il paio con l'Hammersmith Apollo della sera prima, tutto esaurito.

Londra e i concerti: una buona ragione per vivere.

sabato - Shinawatra the punisher

"dai, andiamo a bere una cosa tranquilla"

E' questa l'anticamera del Redback, luogo dove sabato il quartetto Duni + Gianni + Ponti + Feliciano è andato a menare il can per l'aia.
Ci siamo divertiti, anche se la house commerciale me la sarei risparmiata. Per fortuna che il loro divertentismo è rappresentato da Strokes, Hives, Arctic, Franz, mentre noi ce la giochiamo con la Rettore e Umberto Balsamo.
Non mi è dispiaciuta nemmeno quell'aurea da sfigatelli che siamo portati dietro. Mentre tutti si ubriacavano, si leccavano e facevano i piacioni noi eravamo lì, come dei bambini cresciuti male, a fare una sorta di gesto dell'ombrello per evidenziare le noti nascoste di un indiano che stava adescando una bionda. Così, mentre Ponti beveva (non volontariamente) 4 cockail diversi, noi ci divertivamo a prendere per il culo la gente.
Che simpatiche canaglie.

domenica - 400 sbirri per Harry Potter

usciamo dalla benedetta stazione di King's Cross/St.Pancras (io, non leggendo del maghetto, so solo che quella stazione monumentale ha a che fare con le sue vicende, a quanto pare anche per uno sbaglio della Rowling) e veniamo accolti da una cinquantina di camionette della polizia, ambulanze, cani antidroga. Un'ora di teatrini fuori dalla stazione, il sospetto è che ci abbiano organizzato questa cosa turistica proprio per noi, visto che il giorno dopo non c'è nessun riferimento all'accaduto su nessuna rivista.
Diciamo che sono un po' ansiosi a Londra quando si parla di metropolitana.

lunedì - una tipica giornata di vacanza

Sveglia alle 13, Oxford Street, mi pungo da Uniqlo, pranzo al giapponese alle 17, pub con i due quotisti (e una Nastro Azzurro) a discutere di futuro, di case, di bambini, di lavori, di Londra, di Milano, di Bari e delle sorti dell'umanità (salvo poi tendenzialmente rimanere ognuno delle proprie idee), il ritorno a casa, il rugby, Mattia, le birre, gli sfilatini, un paio.
A 2 giorni dalla fine, una giornata pressochè fantastica.

martedì - riise and fall

come sopra.
Sveglia alle 13, Ponti è off.
Ci andiamo a pungere. Una mezzoretta al gutshot prima di essere eliminati, poi pranziamo al Vic (un casinò), lascio il piccolo alle 17 (lo rivedo alle 2), Hyde Park da solo, Hyde Park in compagnia, Liverpool-Chelsea.
Quel secondo tempo, quella mezzoretta in piedi davanti al maxischermo, è un'altra ottima ragione per cui amo e amerò Londra: è il gusto dello stare insieme, del rendere evento ogni cosa.

Il calcio, e questo mi preme spiegarlo alle donne che spesso non lo vogliono capire, difficilmente ci attrae come sport in sè: il calcio è una grandissima scusa per aggregarsi, per stare insieme.
Lo avevano capito 3 ragazze tifose del Liverpool che poco più avanti di me si sono disperate all'autogol del mio idolo, un terzino sinistro norvegese che, come me, è specializzato in gol e autogol assurdi.
Così come lo aveva capito l'80% di quel Pub, a 2 passi da Chelsea ma comunque stracolmo di tifosi dei Reds.
Disperati ma composti per un gol al 95imo che potrebbe essere devastante per un'intera stagione. Uno spettacolo di civiltà, come del resto in civiltà si è dimostrata campionessa l'intera città di Londra.
Il rutilante show è proseguito con un improbabile sfascio al KFC (i cui effetti sul mio stomaco e gli annessi prodotti sarebbero oggetto di trattazione specifica, ma che vi eviterò perchè pulp, molto pulp, pure troppo) e con una bevuta dall'altro capo del mondo con un altro barese-londinese che condivide le nostre stesse preoccupazioni per il governo che verrà.
Qui ho potuto apprezzare le doti di Pappi, uno che della vita ha capito tutto.

mercoledì - il solito duni

Sarà l'aria del ritorno a casa, ma l'inizio della fine è coinciso anche col ritorno alle scoppiature, sin da Londra.

Perdo il bus che mi doveva portare a Stansted per non più di un minuto.
Il bus successivo fa mezzora di ritardo, arrivo in aeroporto a nemmeno un'ora dal decollo.
Non ho con me la carta d'identità, che era in un altro pantalone..e quindi lì a frugare istericamente nella valigia.

In tutto questo mi si è attaccata una tipa che:

1. non sapeva quali fossero i gate della Ryan;
2. non riusciva a chiudersi la valigia e chiedeva a me di utilizzare la famosa forza bruta di cui dispongo al servizio della causa;
3. voleva che io la portassi al banco accettazioni, che le trovassi orario e luogo del check-in, tutto questo mentre mi succedeva tutto quello che mi succedeva.

In tutto questo, l'ultimo dialogo prima di tornare in Italia è stato illuminante.

Davanti a me scorgo un ragazzo con la scritta "Matarrese Vattene" sul trolley.
Non posso non fermarlo: si chiama G., vive a Londra da 10 mesi.
Parliamo del Bari, di Matarrese, di Compriamola, dei suoi trascorsi. Una frase mi folgora:

"per il Bari ho preso denunce, ho perso il lavoro, ho perso la mia ragazza e un sacco di soldi; ho fatto viaggi in treno ovunque, per vederla perdere ovunque. Il sabato, se avevo turno, uscivo di testa e scappavo dal lavoro per andare allo stadio. Poi, a 25 anni, mi sono reso conto che stavo rincoglionendo.
Ma rifarei tutto quello che ho fatto"

Quando mi sentirò stanco e non avrò voglia di controllare la posta di Compriamola, penserò a te, G.. E a tutti quelli hanno storie come queste da raccontare.

ps. ho eliminato il rosa, in effetti con Explorer non si vedeva una mazza di niente.
Sono passato a un altrettanto frocio fucsia.

1 commento:

roccia ha detto...

:((