lunedì, agosto 27, 2007

adoro.

Al Kalkscheune, il Bottom Line di Berlino, sembra di essere tornati ai tempi delle Ronettes. Sul palco si agita una cantante dai capelli corvini vistosamente cotonati, una Ronnie Spector postmoderna che con l'eyeliner ci è andata pesante e con i tatuaggi ancor di più. Ma quando comincia a cantare è un rock-soul ruvido, infuso di jazz, che manda in visibilio la sala. Amy Winehouse, 23 anni, londinese, ci dà dentro con una grinta, una determinazione e una morbosità che in questi anni le Britney e le Beyoncé avevano completamente narcotizzato. Il suo timbro è talmente appassionato, a tratti distruttivo, che sulla scena è capace di trasformarsi in pochi istanti da impetuosa Cleopatra rock in una tormentata Nancy Spungen piena di energia punk. Ai tempi di Janis Joplin ci avrebbe già lasciato le penne.

Tra un concerto e un matrimonio, Amy Winehouse ha trascorso l'estate entrando e uscendo da una clinica all'altra. Eroina, crack e alcol: una pericolosa dipendenza da cui né Blake Fielder-Civil, il giovane marito non propriamente estraneo ai fatti, né i genitori riescono a tenerla lontana. Giovedì scorso, l'ultimo capitolo della rovinosa novela: la coppia è stata fotografata all'uscita del Sanderson, un albergo londinese, in condizioni drammatiche. Lei escoriata, il make-up sfregiato, macchie di sangue sull'abito e sulle scarpe, spaventosamente magra; lui sfigurato da graffi profondi sulle guance e sul collo. La violenta baruffa notturna è stata udita da tutti gli ospiti dell'hotel. La cantante ha solo fatto un commento lapidario per scagionare il marito: "Non è colpa sua, Blake mi ha solo salvato la vita".

Amy Winehouse è cresciuta nel quartiere di Southgate fino a nove anni, quando suo padre Mitch, ebreo londinese di professione autista, e sua madre Janis, farmacista, si separarono. A scuola non ebbe vita facile, "fui bollata come iperattiva e mi tagliarono le gambe". A dieci anni formò con Juliette, l'amica del cuore, un duo alla Salt-N-Pepa battezzato Sweet'N'Sour; a quindici aveva già confidenza con il grande repertorio jazz. È stato Simon Fuller, l'uomo che ha inventato le Spice Girls e il reality "American idol", a scoprirla: "Era Mahalia Jackson, Aretha Franklin e Courtney Love in una sola cantante".

Frank, l'album d'esordio del 2003, ha venduto 250 mila copie in Inghilterra, ma il secondo, Back to black, ha superato ogni aspettativa. In pochi mesi la Winehouse ha fatto il grande salto, diventando la rockeuse numero uno della scena internazionale, protagonista di tutti i più importanti festival estivi, come l'affollatissimo Coachella, negli Usa (il suo album è prepotentemente entrato nella top ten di Billboard superando il milione di copie vendute; questa settimana è al n°14), collezionando un numero impressionante di copertine, dai tabloid a Spin e Rolling Stone.

"Il sogno rock si è miseramente infranto. Era una religione i cui adepti si sono dispersi. Solo ascoltando Amy Winehouse ho avuto la certezza che il rock può ancora generare un culto", ci ha detto George Michael. Prince ha eseguito, in molti concerti del suo tour estivo, Love is a losing game, pezzo forte di Back to black, e gli Arctic Monkeys, campioni del nuovo rock, hanno inserito in scaletta You know I'm no good. Ma Amy è piuttosto scettica quando si parla di rock: "Non conosco nessuna canzone dei Led Zeppelin o dei Pink Floyd", dice. "Sono cresciuta con Sinatra, Tony Bennett, Dinah Washington, Etta James. E ho una venerazione per i gruppi vocali femminili degli anni Sessanta, Ronettes, Shirelles, Shangri-Las".

Spesso le cantanti di temperamento sono timide e spaesate fuori dalla scena, la Winehouse invece ha nella vita la stessa prepotenza che sfodera davanti al microfono. "Non ho niente da nascondere", borbotta imbronciata, cercando di sciogliere con le dita i nodi delle complicate extension che usa per rendere più aggressiva la sua acconciatura. "Quella che i tabloid hanno ingaggiato con me è una guerra persa. Non voglio spendere una lira per denunciarli, sono io stessa che li metto sulle tracce della mia vita privata. In che modo? Con le canzoni, perché io scrivo solo dei miei sentimenti. Morirei se non lo facessi. Lo so, non c'è niente di spettacolare nella giornata di una come me, ma la musica è l'unica terapia che ho a disposizione per trasformare un fallimento in vittoria. Vi piace Rehab? Bene, parla del mio tentativo di superare la mia tossicodipendenza. Sono andata in un centro solo perché mio padre ha voluto che lo facessi. Ma sa come vanno queste cose, se non sei tu a deciderlo...".

L'album Back to black è interamente ispirato a una love story naufragata, quella con il 23enne Blake Fielder-Civil, assistente alla produzione di videoclip e spot pubblicitari. "Un grande amore, l'ho tradito e sto pagando", ci raccontò la scorsa primavera, quando i segni della sua dipendenza non erano ancora così vistosi. Per farsi perdonare, si fece tatuare il nome di lui all'altezza del cuore. La storia d'amore, almeno quella, ha avuto un lieto fine. "Blake si è preso le sue rivincite, ma alla fine ci siamo sposati" (lo scorso maggio a Miami).

Così anche i tabloid americani hanno cominciato a brontolare: ecco un'altra bella coppia alla Kate Moss-Pete Doherty. "Per forza", incalza lei, "ho raccontato tutto di me: le sbronze, la bulimia, la depressione maniacale". E di quella notte ad alto tasso alcolico in cui in una rissa da pub ci ha rimesso un canino. Ha dovuto sospendere un concerto alla Brixton Academy di Londra dopo che, ubriaca fradicia, ha vomitato sul palco. Durante un talk show televisivo, ha chiesto "un bicchiere di qualcosa", e ha sputato in diretta quando si è accorta che le avevano servito dell'acqua. Dopo la "notte di sangue" al Sanderson, tutti gli impegni americani sono stati cancellati. Confermato (per ora) il tour d'autunno in Europa, con una data italiana prevista per il 26 ottobre al Rolling Stone di Milano.

domenica, agosto 26, 2007

ma non te ne dovevi andare dopo il referendum sulla devolution?




Umberto Bossi, Senatur, dai duemila metri del Passo San Marco in provicia di Bergamo, rilancia la battaglia sulle imposte. E lo fa usando toni minacciosi e frasi sopra le righe, nel corso della manifestazione che avvia la raccolta di firme per la protesta fiscale: "A loro interessano solo i nostri soldi - attacca, riferendosi al governo - i lombardi non hanno mai tirato fuori i fucili ma per farlo c'è sempre la prima volta". Parole che, come prevedibile, suscitano una bufera nel mondo politico, con reazioni indignate del centrosinistra.
Le parole di Bossi. "Andremo in fondo - dice il numero uno leghista - non ci fermeremo a metà, costi quel che costi. La rivolta e la protesta fiscale sono parte della lotta di liberazione in atto perchè il Nord ha le scatole piene di uno Stato delinquenziale". E ancora: "Davanti alla rapina delinquenziale dell'estate che toglie la libertà, sappiamo come reagire ed arrivare al bersaglio. La protesta fiscale non è la fine del mondo ma una parte della lotta per la libertà". E infine: "Se la Lombardia chiude i rubinetti l'Italia muore in cinque giorni perché vivono con i soldi dei lombardi. I lombardi non hanno mai tirato fuori i fucili ma per farlo c'è sempre la prima volta". Le rezioni del centrosinistra. "Spero che qualcuno dei suoi alleati dica parole chiare, inequivoche e spero definitive su tutte le cose: Roma, tasse e fucile", commenta da Parigi Walter Veltroni - sono tre cose su cui c'è attendersi che i suoi alleati abbiano qualcosa da dire". "La migliore risposta a Bossi è il silenzio", replica al leader del Carroccio il sottosegretario all'Economia, Alfiero Grandi. Marco Rizzo del Pdci: "I suoi sono proclami pericolosi ed eversivi". Il verde Angelo Bonelli: "E' terrorismo politico". E il diessino Giuseppe Giulietti: "Ora si scusi, come ha fatto Fanny Ardant (l'attrice aveva definito Renato Curcio "un eroe", poi ha fatto marcia indietro". L'imbarazzo del centrodestra. Maurizio Gasparri di An: "I fucili di Bossi sono verbali, con Prodi invece sono arrivati in Parlamento personaggi che hanno usato pistole vere nelle file del terrorismo; e nel suo schieramento ci sono consigliori come chi ha ordinato l'esecuzione di Calabresi. Per non dimenticare le esecuzioni politiche, come quella del generale Speciale decisa da Visco". Comprensivo ma non troppo verso il leader leghista il vicepresidente del gruppo Udc alla Camera, Maurizio Ronconi: "Bossi è come al solito un cane che abbia, ma non morde e, tuttavia, con le sue affermazioni continua ad offrire argomenti ad una sinistra ormai con l'acqua alla gola".

noi global


Era il 22 agosto del 1967 quando Jim "Mj" Delligatti portò in tavola un piatto che avrebbe rivoluzionato il fast food. L'idea gli era venuta un paio di anni prima ma Jim, proprietario di un McDonald's ad Uniontown, in Pennsylvania, si era scontrato per mesi con i manager della catena di ristoranti che in una dozzina d'anni erano riusciti ad imporre il loro marchio negli "States". Il più scettico era Ray Croc, uno dei mitici fondatori di quello che sarebbe diventato l'impero mondiale del fast food, ma la cocciutaggine di Delligatti - un cognome che denota origini italiane - alla fine venne premiata: il Big Mac era nato.

"Quarant'anni fa non avrei mai immaginato che la mia creazione potesse diventare un pezzo della tradizione americana" ha raccontato Delligatti al Pittsburgh Tribune Review. "Diciamo che meglio di così non poteva andare. È andato tutto bene fin dal primo giorno; l'unica cosa che ci prese un po' di tempo è stata la salsa".

Quel 22 agosto il Big Mac venne venduto a 45 cents, oggi costa 2,75 dollari. Jim Delligatti avrebbe voluto chiamarlo "Big Mick", in onore del figlio Mike, ma alla fine si convinse che il nome suggeritogli dai manager poteva andare bene. Oggi la ricetta sembra semplice, ma quarant'anni fa nessuno ci aveva ancora pensato: pane con sesamo, cipolla disidratata, insalata tritata, sottiletta, salsa e doppio hamburger.

Nel McDonald's di Uniontown ebbe fin da subito un incredibile successo, tanto che nel giro di poche settimane il "Big Mac" venne venduto anche negli altri ristoranti della catena a Pittsburgh e nel giro di un anno divenne parte fissa del menù di tutti i McDonald's degli Stati Uniti.

Fu soprattutto grazie al "Big Mac" che l'ascesa della McDonald's ai vertici mondiali del fast food divenne inarrestabile. Un vera potenza americana e multinazionale, e come tale negli ultimi dieci anni diventata il simbolo del male: prima tra chi la criticava per il cibo non proprio salutare: 540 calorie (di cui 270 da grassi) e 1040 milligrammi di sodio, poi tra i "no global" come punta di lancia dell'americanizzazione del mondo.

Il gigante del fast food ha dovuto far fronte ad attacchi di ogni genere: film, documentari e inchieste, che in alcuni casi sono riusciti a provare la cattiva qualità del cibo, costringendo la McDonald's a cambiare menù; ma anche attentati, vetrine infrante, cause legali. In compenso nel 1986 ottenne un onore insperato: l'Economist creò un indice (informale) per misurare l'andamento del potere di acquisto delle valute rispetto al dollaro Usa e lo chiamò "Big Mac Index".

Oggi il "Big Mac" viene servito in 300mila ristoranti sparsi in più di cento paesi del mondo. Solo negli Stati Uniti (in 13.700 ristoranti) ogni anno ne vengono consumati 550 milioni (uno ogni 17 secondi), una classifica che vede al secondo posto il Giappone con 150 milioni. Solo in India, dove la mucca è sacra, la McDonald's ha autorizzato una ricetta diversa e il "Big Mac" è stato sostituito dal "Maharaja Mac", fatto con carne di pollo.

Quel 22 agosto del 1967 erano passati quaranta anni da quando i fratelli Dick e Mac McDonald avevano aperto ad Arcadia - cittadina della San Gabriel Valley, una trentina di chilometri a nordest di Los Angeles - un baracchino di hot dog che divenne ben presto popolare come il "California sexy hot dogs". Tre anni dopo Dick e Mac aprirono il primo ristorante McDonald a San Bernardino, California, lungo la famosa "Route 66", ma fu solo nel 1953 che iniziarono a dare in franchising il marchio McDonald's. Il secondo ristorante venne aperto a Phoenix, Arizona, e fu anche il primo ad avere come disegno il famoso arco dorato oggi riconoscibile da miliardi di persone in ogni parte del mondo.

Per celebrare il quarantesimo anniversario del "Big Mac" Jim Delligatti, che oggi ha 89 anni, ha voluto aprire un "Big Mac Museum and Restaurant" a North Huntigton, sempre in Pennsylvania. Ci sono cimeli che ricordano gli anni Sessanta, ci sono foto celebrative, c'è soprattutto una statua formato gigante del più popolare panino del mondo.

mercoledì, agosto 22, 2007

sono (finalmente) stanco

Era ora.
Ieri sono tornato a casa alle 2. Non ero nella mia macchina. Non so nemmeno quando potrò riutilizzare l'espressione "mia" macchina. Potrebbe essere stasera come fra 3 mesi.

I miei compagni di squadra Katenacciari e le loro stoiche fidanzate (che ringrazio di cuore, davvero) mi hanno fatto compagnia praticamente sino all'arrivo dei Calacorviniani, i quali hanno dimostrato che me ne dovevo andare proprio a dormire.

Sono finalmente stanco. Non ce la faccio più a studiare, non ce la faccio più a concentrarmi, a uscire la sera, a pianificare, a vedere gente.
Sono finalmente stanco e sono finalmente nelle condizioni psico-fisiche per iniziare a dire di no, a tirarmela.

Che cagata tirarsela. Sulla carta. In questo 2007 mi è arrivato due volte questo suggerimento: "tiratela". Mi è arrivato da Proforma e da Coolclub, forse le migliori realtà con cui ho impattato sinora. Non capivo, non ho mai capito chi mi diceva delle cose del genere. Sono un povero a me, come posso tirarmela.

Ora ho capito.
Toccando il fondo assoluto della sfiga ho ritrovato un pò di luce.

Ho finalmente ammesso a me stesso questa specie di bulimia da uscite, organizzazioni, eventi, cose da fare. Questa specie di febbre da cui mi sono fatto prendere. Dovevo fare tutto, essere ovunque, studiare, vivere, magari non dormire, non riposare. Appunto, come una febbre, come una malattia.


E ho finalmente spostato il focus da me agli altri. Nel senso che se questa mia specie di bulimia è legata a un'altra piccola ossessione, ovvero quella di fare il "giovane", posso anche mettermi in pace, perchè per quanto io possa mettere sul piatto tutte le energie possibili e immaginabili, non sono solo.
Quando mi trovo in situazioni di dipendenza, come ieri, ti accorgi di questo. Che alla fine è la gente che ti sta attorno ad essere distratta,egoista, vecchia, finita. E che tu potrai metterci tutto l'impegno di questo mondo, ma che comunque non dipenderà (solo) da te.

E perciò, non mettiamoci più tutto l'impegno di questo mondo. Sono finalmente stanco, e forse un pò più sereno.

Sono finalmente stanco e ho finalmente capito.

paga zero, togliti il pensiero

Valentino Rossi ora rischia di perdere la sponsorizzazione di Fastweb. Gli abbonati al servizio infatti sono furibondi con il campione per la nota vicenda-fisco e minacciano ritorsioni se l'azienda continuerà ad utilizzarlo come testimonial. Lo scrive 'A', il settimanale in edicola giovedì 23 agosto che aggiunge che Fastweb è stata subissata da proteste degli abbonati. Ora l'azienda starebbe riflettendo sull'opportunità di proseguire il rapporto con Rossi.

lunedì, agosto 20, 2007

è assai il danno


In Venezuela non esiste l'ora legale, ma dall'anno prossimo ci sarà una nuova ora ufficiale: il presidente Hugo Chavez ha deciso di spostare le lancette dell'orologio di mezz'ora in avanti a partire dal prossimo primo gennaio, recuperando così 30 minuti di scarto rispetto al meridiano di Greenwich, attualmente spostato di quattro ore. In pratica, la giornata venezuelana diverrà più lunga, permettendo alla 'Nuova Rivoluzione Bolivariana' avviata nove anni fa, di avere più tempo utile a disposizione per progredire.

L'annuncio del bizzarro provvedimento è stato dato dallo stesso Chavez nel corso di un torrenziale e non sempre lucidissimo soliloquio in diretta, della durata di ben sette ore, coinciso con la trasmissione del programma 'Alo, Presidente!' alla radio nazionale. A far da spettatore, e da occasionale interlocutore, il solo ministro per la Scienza e la Tecnologia, Hector Navarro.

Il leader di Caracas non ha fornito indicazioni approfondite per giustificare il mutamento di orario, se non uno sbrigativo: "E' una questione di metabolismo, il cervello umano è condizionato dalla luce solare". Navarro a sua volta ha giustificato la trovata del presidente spiegando che la maggiore durata del tempo diurno "agevolerà tutti i venezuelani, nel lavoro e nello studio".

Chavez si è quindi ripreso la parola, precisando che la Legge sulla Meteorologia sarà emendata di conseguenza per essere uniformata alla novità: non è tuttavia chiaro se, grazie a essa, il Paese sud-americano subirà anche un trasloco sulla mappa dei fusi orari.

domenica, agosto 19, 2007

un mese fa ero seduto proprio a quel tavolino

Colto da un raptus, ha diretto la sua auto contro i tavolini affollati di un bar all'aperto, nel centro di Torino. Dopo averli colpiti in pieno, ha fatto retromarcia e si è lanciato nuovamente verso i clienti del locale in piazza Vittorio Veneto, prima di fuggire. Sette le persone ferite, di cui due in gravi condizioni. L'uomo, Claudio Fracchia, 40 anni, disoccupato, è stato subito arrestato dai carabinieri per tentato omicidio plurimo.

La follia del quarantenne ha sconvolto una tranquilla serata nel centro di Torino, tra gente che passeggia e frequenta locali storici come il caffè Vittorio Veneto, sul quale Fracchia ha puntato la sua Volkswagen Polo. L'utilitaria è salita sul marciapiede, accanto a una piazzola dei taxi, ed è piombata sugli avventori, tra la sorpresa e il terrore generale. E' stato poi bloccato da una pattuglia di carabinieri in servizio nel centro.

"Ho avuto un raptus improvviso al quale non ho saputo resistere" ha detto l'investitore ai carabinieri della compagnia san Carlo, che l'hanno interrogato nella notte. "Nessuno mi capisce, sono una vittima del sistema". Fracchia non era né ubriaco, né sotto effetto di stupefacenti, ma da anni è seguito dai servizi di igiene mentale. Vive solo, con un cane, che era sull'auto al momento del raptus di follia.

Tra i sette feriti i più gravi sono una ragazza di 17 anni, ricoverata in prognosi riservata al Cto di Torino e una donna di 40 anni, alle Molinette. Gli altri investiti hanno prognosi tra i cinque e i dieci giorni. Secondo le prime informazioni, nessuno dei clienti del bar conosceva l'investitore.

sabato, agosto 18, 2007

un'altra giornata di agosto difficile e solitaria

Libero di scegliere in ogni situazione
essere me stesso anche in questa dimensione
lanciami la lenza se mi vuoi fare abboccare
mentre brindo a quelle cose che non ho voluto fare

se tu mi chiedi la tua strada qual è io ti rispondo
che no, non lo so perché ancora cerco
di essere libero dentro di me

otto ohm - primo maggio

che meraviglia..

"Parlare di resurrezione è troppo, ma comunque è difficile che Cassano muoia. Mia madre mi ha trasmesso sin dalla nascita una sicurezza tale che persino oggi, dopo un anno e mezzo difficile a Madrid, mi fa sentire così forte". Non c'è astio nelle parole di Antonio Cassano, ma semplicemente la prova di una grande forza interiore che stamane ha mostrato per la prima volta un lato sconosciuto del carattere del barese. Sempre ironico ("perché se non scherzo, cosa volete che faccia?"), ma mai sopra le righe.
"Ho 25 anni, non sono ancora vecchio: ho davanti a me almeno altri 7-8 anni per fare grandissime cose" è stato l'esordio di Cassano, presentato con parole di miele dal presidente Garrone: "L'ho conosciuto stamane, ed anche se di lui è spesso parlato come di una sorta di Gianburrasca, vi posso assicurare che è un ragazzo dotato di grande umanità e responsabilità. E poi, chi come lui ha simili doti sul campo, non può essere un pesce freddo".
Avrà la maglia numero 99. "In parte è un omaggio a Ronaldo, un mio grande amico. Il 18 era già occupato, così ho fatto questa scelta. Mi sembra che il numero mi doni. E poi, nove più nove fa diciotto, dunque...". Mai presa in considerazione l'ipotesi di prendere il numero 10: "Quello appartiene a Flachi, che conosco bene, e spero possa tornare in campo al più presto. Sono qui da due giorni, e volete che tolga la maglia a una persona seria come lui?".
L'a.d. Marotta ha spiegato che la Samp ha acquisito il cartellino del giocatore con la formula del prestito con diritto di riscatto da esercitare nei primi 15 giorni del mese di giugno 2008. Se son rose fioriranno. Nel frattempo, Cassano ha ammesso di "essere sopra il mio peso-forma di due-tre chili, ma entro una settimana sarò a posto. Voglio andare in campo al più presto". Garrone l'ha messa sul ridere: "Va sicuramente meglio a lui che al presidente...".
Almeno 2000 persone hanno atteso Cassano fuori dallo Starhotel. E, quando Cassano alle 11.40 si è affacciato da un'uscita secondaria per lanciare la maglia alla folla, i vigili urbani hanno dovuto chiudere la strada al traffico in via Tommaso Invrea, davanti alla stazione Brignole.
Avrebbe potuto guadagnare molto di più altrove. Il Manchester City di Eriksson, tanto per fare un esempio, gli aveva offerto otto milioni di euro netti per un anno. "Ma io volevo la Samp, me ne hanno parlato tutti benissimo. E poi qui ha giocato Mancini, un mio fan, per quindici anni".
Fra mille elogi, Cassano ha cambiato espressione solo quando gli hanno riferito le parole (positive) di Capello: "No comment...". Non sa ancora dove andrà ad abitare, ma ha già le idee chiare al riguardo: "Voglio una villa sul mare, perché svegliarmi la mattina con il sole e il mare sullo sfondo mi rende felice. Mi mancava l'Italia. Avevo la necessità di tornare qui. Fuori dal mio Paese, non sono un granchè".
Oggi, alle 16, dopo il pranzo con Garrone e Marotta, il primo allenamento a Bogliasco e la presentazione ai compagni. Anche lì, sarà Cassanomania.

venerdì, agosto 17, 2007

giovani fin da giovani

Una prostituta è stata arrestata a Napoli con l'accusa di violenza sessuale su un minore. E' stata colta in flagranza di reato con un tredicenne nella zona dell'ex mercato del pesce, alla periferia del capoluogo campano.

Il ragazzino era arrivato in via Ponte della Maddalena con due amici, uno di 12 anni e uno di 14. In tasca avevano 15 euro ciascuno. E volevano avere un rapporto sessuale con delle prostitute, molto probabilmente il primo della loro vita. E' finita con una squillo arrestata e un'altra denunciata per atti osceni in luogo pubblico.

Inizia tutto poco dopo le 23 della sera tra il 14 e il 15 agosto quando i carabinieri del nucleo radiomobile di Napoli, durante un'azione di controllo, si sono insospettiti per la presenza di un dodicenne in una zona solitamente frequentata da prostitute. Fermato dai carabinieri il ragazzino, imbarazzato, ha subito ammesso. Ha raccontato che stava aspettando due suoi amici, che 'stavano con delle donne' e ha indicato anche dove.

Sono subito scattate le ricerche. Uno dei ragazzini era quasi sul ciglio della strada, l'altro in una zona più interna: entrambi stavano avendo rapporti sessuali, protetti. Alla vista dei carabinieri hanno iniziato tutti a scappare. Sono stati bloccati solo il tredicenne e le due prostitute nigeriane: una di 24 anni, accusata di violenza in quanto sorpresa con il ragazzino, e un'altra denunciata per atti osceni in luogo pubblico in quanto non si sa se corrisponda al vero quanto dichiarato dal tredicenne, e cioè che il suo amico, riuscito a scappare, aveva 14 anni.

Il ragazzo di 13 anni, di San Giorgio a Cremano, ha, quindi, raccontato, alla presenza del padre e del fratello, quello che era successo. Ha detto che in tre, tutti amici, avevano raggiunto la zona in autobus e che, avendo solo 15 euro in tasca, avevano anche contrattato il prezzo con le squillo di turno. E' apparso imbarazzato ma, secondo quanto trapelato, quasi per nulla pentito. Dal canto loro, i carabinieri sostengono che "clienti" così speciali proprio non li avevano mai individuati.

venerdì, agosto 10, 2007

martedì, agosto 07, 2007

quando la realtà supera la fantasia



(probabilmente la pubblicità più bella degli ultimi anni)

Il rapporto tra Fernando Alonso e la McLaren sembra deteriorato in modo ormai insanabile. Ieri l'agenzia Reuters ha citato una fonte secondo cui "di sicuro Alonso non correrà con la McLaren nel 2008". Oggi l'ultima novità è riferita dell'inglese Times che ne cita un'altra: "Per le informazioni in mio possesso - ha detto al quotidiano un anonimo - è stato detto ad Alonso che può andare via perché alla McLaren sono stanchi del suo atteggiamento. Dennis, in particolare, è assolutamente stufo sia di Alonso sia di Hamilton".
Dennis non avrebbe gradito le recenti esternazioni del campione del mondo alla stampa spagnola e sarebbe pronto a rescindere il suo contratto. Alonso, legato alla McLaren da un contratto fino al 2009 da 15 milioni di euro a stagione ha, di fatto, imposto un ultimatum alla scuderia anglo-tedesca: "O io o Hamilton".
Le voci sul possibile addio di Alonso alla McLaren hanno alimentato le indiscrezioni sul suo futuro che, secondo radio-paddock, potrebbe finire alla Ferrari al posto di Felipe Massa, tornare alla Renault rimpiazzando Giancarlo Fisichella o, ancora, passare alla BMW-Sauber o alla Toyota. Da parte della McLaren però, ufficilamente, è stata ribadita la volontà di rispettare i contratti a lungo termine con i due piloti.

lunedì, agosto 06, 2007

casalingui disperati


Non bastavano i guai fisici a far innervosire i suoi fans. Ora ci si mettono anche le prospettive sempre più consistenti da star della tv a mettere in cattiva luce l'ex capitano della nazionale inglese agli occhi dei suoi fan. Che sono poi coloro che, con largo anticipo, hanno acquistato biglietti o abbonamenti dei Los Angeles Galaxy, accettando anche un marcato rincaro pur di non perdersi le gesta del beniamino ex Real. E invece Beckham è ancora fermo, zavorrato da un infortunio a una caviglia rimediato in nazionale e peggiorato nell'ultimo match in Liga. Col risultato che, finora, Beck's ha giocato solo una manciata di minuti in amichevole contro il Chelsea, su caldo "invito" degli sponsor. Per poi assistere dalla panchina ma in borghese alle partite disputate dai suoi nuovi compagni.
Intanto Victoria ha fatto in tempo, a quanto sembra, a stancarsi della villa di Beverly Hills, attratta dalla vista mare e dal jet set di Malibù, mentre per Beckham si prospetta la possibilità di "ribaltare il risultato": se a fine luglio il suo “David Beckham: New Beginnings” aveva perso il confronto degli ascolti di fronte al “Victoria Beckham: Coming to America”, ora Marc Cherry, ideatore della serie tv "Desperate Housewives", secondo il Daily Star avrebbe offerto al calciatore di partecipare a un episodio nei panni di una coppia gay, da interpretare insieme a Robbie Williams. "David e Robbie sarebbero perfetti come guest star, divertenti e brillanti", ha spiegato il produttore, in attesa della risposta del calciatore forse aspirante attore.

venerdì, agosto 03, 2007

grazie di tutto

bravo bertelli, non male gli occhiali

Prada non parteciperá all'America's Cup in programma nel 2009 a Valencia. "Abbiamo preso parte a tre edizioni come sfidanti e abbiamo vissuto dieci anni molto intensi", ha comunicato Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada e capo del sindacato di Luna Rossa. La partecipazione alla prossima Coppa America, si legge nel comunicato, è stata valutata a fondo e, pur potendo giá contare su significative risorse umane e finanziarie, si è ritenuto che, dopo tre sfide, si sia concluso un ciclo. "E' stata un'esperienza indimenticabile e molto positiva sia sotto il profilo sportivo che quello umano -dice Bertelli: voglio ringraziare tutto il Team, il Gruppo Telecom Italia, Intesa Sanpaolo, gli altri sponsor e lo Yacht Club Italiano, che ci hanno sostenuto con costanza ed entusiasmo. Anche sul piano aziendale queste tre sfide hanno consentito di acquisire e maturare una cultura, esperienze e visibilità preziose per il nostro Gruppo. Mi auguro che un altro team italiano sia in grado di presentarsi alla prossima edizione e di tenere alto il nome dell'Italia in coppa America".

giovedì, agosto 02, 2007

miss antropia

Comincio a schifare la gente.
Divento intollerante.
E più divento intollerante, più la gente è superficiale.
(per usare un eufemismo)
Meno tollero l'ipocrisia
più vedo ridere.
Ridere di per sè non sarebbe un problema, anzi. E' da capire perchè si ride
A chi si ride.

Sono sempre più distante dal carrozzone
sono anacronistico
soffro, stringo i denti.
Certe volte non capisco,
altre capisco benissimo.

Il guaio è che comincio ad avere in mente su chi, su cosa puntare il dito.
Agosto, diceva un tale, è il mese più freddo dell'anno.
Bravo, tale. A te voglio ancora bene,
mentre Miss Antropia fa capolino. E l'occhiolino, già che c'è.

domenica, luglio 29, 2007

il partito della famiglia


Si chiama Cosimo Mele, ha 50 anni, pugliese, deputato, in questa legislatura è membro della commissione Ambiente e qualche anno fa, nel 1999, fu coinvolto in una brutta storia di tangenti e corruzione. Alle 20 e 38 di stasera, dopo trentasei ore di atroci dubbi e cristiane sofferenze fa outing con l'agenzia di stampa Ansa "per evitare - dice - speculazioni politiche a danno del partito": " Quel parlamentare sono io, ma droga non ne ho vista e la signora mi era stata presentata quella sera a cena da amici". La "signora" è la squillo che è finita in overdose all'ospedale San Giacomo sabato mattina dopo una notte a luci rosse in compagnia di un parlamentare - e di un'altra squillo - all'hotel Flora, un luogo e un mito della "Dolce Vita" di Fellini, dove Mastroianni accompagnava Anita Ekberg e faceva a cazzotti con i paparazzi. L'autodenuncia arriva dopo una giornata segnata da un tam tam senza tregua. Una "caccia" sulle basse frequenze dei telefonini, "allora, chi è?", "tu lo sai?", "ah è lui, e perché non lo dicono?". Telecamere e microfoni in cerca di indiscrezioni in una via Veneto quasi deserta mentre la direzione dell'hotel non rilascia dichiarazioni. Arriva in una domenica di fine luglio, la prima delle lunghe vacanze estive, in cui la ricerca del nome del parlamentare ha tenuto banco tra le top five della giornata, in buon piazzamento tra il dibattito politico sul welfare, gli incidenti stradali, le elezioni giapponesi e l'appello del Papa che chiede il disarmo del nucleare. Soprattutto, l'outing di Mele arriva perchè preteso dal suo stesso partito. Dopo che in serata Luca Volontè, stato maggiore dell'Udc, quando probabilmente i sussurri sul parlamentare coinvolto nel festino sono diventati insopportabili, dichiara: "Chi si droga non può legiferare, chi è complice dello sfruttamento della prostituzione non può parlare di famiglia, figli e diritti umani. Un deputato al droga party con prostitute? Si faccia avanti. La vita privata è sacra ma per chi si occupa di rappresentare il popolo e legiferare per il bene comune, è lecito chiedere una condotta più consona e non drogarsi". La ragazza-squillo che è finita all'ospedale sta bene. E questa è la cosa più importante. La sua collega non ha avuto problemi. Il parlamentare si era, fino a stasera, dileguato. La polizia, che è intervenuta, ha messo tutto per iscritto, ha ricostruito la dinamica della serata con nomi, cognomi e tipo di sostanze con presunte dosi utilizzate. Il verdetto finale è: "Nulla di penalmente rilevante". Fatti privati, dunque. Storia chiusa. Un po' difficile, che si chiusa, visto che tra i protagonisti c'è un parlamentare della Repubblica, che l'uso di droghe e relativo dosaggio è oggetto di dibattito - e scontro - parlamentare dall'inizio della legislatura (il ministro Ferrero deve portare in Consiglio dei ministri il nuovo disegno di legge che riscrive la Fini-Giovanardi) e che proprio in questi giorni è stata bocciata la proposta del presidente dell'Udc Pierferdinando Casini di sottoporre i parlamentari al test antidroga. L'Udc però non si ferma. E mercoledì mattina organizza il test in piazza di Montecitorio. Spiega Michele Vietti (Udc), prima però di sapere che il responsabile è un suo compagno di partito: "Un parlamentare deve essere trasparente e coerente. Se io faccio il test all'autista che guida il pullmino della scuola, a maggior ragione lo devo fare a chi guida il pullman della vita pubblica". Giustissimo. Mele è uscito allo scoperto spinto dalle polemiche della giornata. La senatrice azzurra Mariella Burani Procaccini aveva preteso che si sapesse "il nome del parlamentare che accompagnava le due signorine, una delle quali ricoverata in overdose: la gente deve sapere chi è costui. In queste situazioni non c'entra la privacy a cui comunque un parlamentare in parte rinuncia nel momento in cui è eletto, riceve la fiducia dei suoi elettori da cui viene anche stipendiato". Si era fatto sotto anche Francesco Storace, transfuga da An e diventato leader di un nuovo partito, "La destra": "E' scandaloso che un parlamentare debba essere protetto perché fa uso di droga". Fin dal pomeriggio le indiscrezioni avevano stretto il cerchio intorno all'Udc che - amarissima ironia del destino - proprio per mercoledì ha organizzato il test antidroga per i parlamentari. Franco Grillini, sinistra democratica, era contrario a pubblicizzare il nome prima e lo è ancora di più adesso: "Sul piano umano il collega Mele ha tutta la mia solidarietà, la caccia al nome è sbagliata. All'Udc invece mi permetto di ricordare che è caratteristica degli uomini avere vizi privati e pubbliche virtù. Il partito di Casini quindi moderi l'estremismo: vedi cosa succede nel partito che fa della sessuofobia e del probizionismo la sua ragion d'essere...". Volontè promette che "il deputato coinvolto mercoledì non sarà presente al test antidroga" e che "difficilmente voterà la legge a settembre". Significa che dimissioni di Mele saranno accettate? Eppure venerdì l'aula ha lavorato dalla dieci alle due della mattina dopo, duecento votazioni per approvare la riforma dell'ordinamento giudiziario. L'Udc ha votato contro. Ma Mele era già a cena con l'amica. "Appunto - insiste Volontè - il deputato non solo ha preferito un coca-fiesta al suo dovere ma ha pure infangato l'onore di tutti i colleghi". Mele insiste: "Un fatto privato, l'avventuretta di una sera...". Si dispera: "La cosa più difficile è stato dirlo a mia moglie...". Certo, pensare che è un deputato dell'Udc che fa del proibizionismo una bandiera e della lotta allo sfruttamento della prostituzione un obiettivo di governo, c'è da mettersi le mani nei capelli.

a silvio



(ringrazio ritellone per la dritta)

sabato, luglio 28, 2007

balengo, meglio cambiare nè..

Migliaia di sim disattivate da un giorno all'altro, rincari su alcune tariffe dal primo settembre, costi di recesso per cambio operatore: sono le tante onde del mare di polemiche che stanno investendo 3 Italia in questi giorni. Protestano gli utenti e anche l'associazione dei consumatori Aduc, che ha denunciato le azioni di 3 all'Autorità Garante delle Comunicazioni. "Abbiamo aperto un'indagine", replica a Repubblica.it Enzo Savarese, consigliere di Agcom.
Sarebbero circa cinque mila le sim che 3 ha disattivato lo scorso venerdì, secondo una stima di alcuni utenti: il motivo è che non erano state ricaricate da oltre 12 mesi. È prassi comune degli operatori mobili disattivare le sim in questi casi, "per ottimizzare l'utilizzo di una risorsa scarsa e costosa in termini di gestione e infrastrutture quali sono le numerazioni telefoniche mobili, che non possono restare pertanto inutilizzate per un arco temporale eccessivamente lungo", spiegano da 3. Secondo gli operatori, "inutilizzate" (nei termini contrattuali) significa in realtà che l'utente non ha speso soldi per ricaricarle; non conta che le abbia usate ogni giorno per fare e ricevere chiamate, accumulando anche centinaia di euro grazie all'autoricarica.

L'accusa degli utenti e di Aduc a 3 è però di non avere rispettato fino in fondo il contratto e di avere violato il decreto Bersani sulle liberalizzazioni. "Nel contratto", racconta il lettore Paolo B. a Repubblica. it, "3 scrive che dopo 12 mesi dall'ultima ricarica avrebbe dovuto garantire un 13esimo di sola ricezione; questo mese è una sorta di campanello d'allarme che indica all'utente che la sua sim è in scadenza".

Intricata la questione che riguarda il decreto Bersani, che impone agli operatore di togliere la scadenza al credito prepagato. Secondo i consumatori, significa che le sim non possono più essere disattivate per inutilizzo. 3, invece, interpreta in altro modo il decreto: le sim possono scadere, l'importante è che il credito resti in vita. "L'utente può acquistare una nostra nuova sim - spiegano da 3 - e poi chiedere la portabilità del vecchio numero, che è stato disattivato. Lo riottene così insieme con il credito residuo, meno 3 euro che servono a coprire i costi di gestione della portabilità". "Valuteremo se questa interpretazione del decreto è corretta", dice Savarese; "ci sembra però che questa pratica sia una barriera alla portabilità verso altro operatore e quindi alla concorrenza".

La portabilità sta dietro anche alle altre polemiche che stanno colpendo 3. I rincari dal primo settembre saranno di circa il 15 per cento sulle vecchie tariffe voce (a fronte però di sconti su video chiamate e traffico dati); il tutto vale anche per i precedenti sottoscrittori, alcuni dei quali chiedono quindi di poter migrare ad altro operatore gratis e portando con sé il proprio credito residuo, che grazie all'auto ricarica può essere ingente (persino migliaia di euro). Il problema lamentato dagli utenti e da Aduc è che 3 arriva a chiedere fino a 240 euro per il recesso, "ma accade solo se l'utente ha un cellulare a noleggio, cioè nostro e non di sua proprietà", spiegano dall'operatore. Anche se si restituisce a 3 il cellulare, mentre si recede dal contratto, si paga una penale che "dipende dalle spese che abbiamo sostenuto per il noleggio e che varia a seconda del modello e dall'anzianità del cliente".

Non è possibile, inoltre, trasferire il proprio credito residuo al nuovo operatore (abbandonando 3). Agcom ha chiesto a giugno agli operatori di organizzarsi, in breve tempo, per tutelare il credito residuo, ma ad oggi 3 Italia non si è ancora adeguata alla delibera. Tra gli altri operatori, lo permette invece Vodafone, chiedendo però una penale di 8 euro.

giovedì, luglio 26, 2007

davide cassani detto U SGAM


Nuovo duro colpo al Tour de France. Questa volta ad assestarglielo è addirittura la maglia gialla Michael Rasmussen che è stato costretto a ritirarsi dalla corsa a tappe dopo avere vinto oggi l'ultima pirenaica con arrivo sul Col de l'Abisque, rafforzando il primato in classifica generale e ipotecando così la vittoria finale.
Secondo quanto riportato sul sito internet del quotidiano francese L'Equipe, sarebbe stata la Rabobank di far ritirare il danese per avere mentito sulla sua reperibilità nel mese di giugno. Il danese, che aveva saltato due controlli antidoping a sorpresa, in quel periodo era in Italia, e non in Messico come comunicato al team. "Rasmussen ha violato le regole della squadra - ha spiegato un portavoce della Rabobank -; non è sicuro che il team prosegua il Tour". La maglia gialla passa quindi allo spagnolo Alberto Contador, secondo in classifica generale a 3'10" da Rasmussen.
"Abbiamo fatto di tutto per cancellare i sospetti. Non si può lasciare che ci si prenda gioco del Tour de France. In questo modo almeno non ci sentiremo disonorati", ha commentato duramente Christian Prudhomme, direttore del Tour, dopo l'annuncio dell'abbandono di Rasmussen.
Il direttore della Rabobank, Theo de Rooy ha chiarito la situazione: "Diverse volte ci ha comunicato in modo sbagliato i luoghi dei suoi allenamenti - ha ammesso - La direzione della squadra ha ricevuto questa comunicazione in alcune circostanze e oggi ne abbiamo ricevuto una nuova". Un'ulteriore spiegazione è giunta da Jacob Bergsma, portavoce della Rabobank: "Rasmussen - ha spiegato - aveva indicato quale luogo per gli allenamenti il Messico, Paese di sua moglie, mentre, invece, si trovava in Italia, dove è stato visto e riconosciuto da un ex corridore, Davide Cassani, ora commentatore televisivo". Sorpreso per la decisione presa il presidente dell'Uci, Pat McQuaid: "La Rabobank non mi ha notificato niente - ha spiegato - dunque non voglio commentare nulla. Sono solo sorpreso che non ne abbiano discusso con noi".
Il Tour si sgretola, quindi, dopo una giornata drammatica, che ha visto il ritiro, dopo quello di Alexandre Vinokourov, dell'italiano Cristian Moreni a cui è seguito il forfeit della Cofidis. Bastasse. Moreni, risultato positivo al testosterone esogeno al termine dell'undicesima tappa, si trova in stato di fermo a Pau. Lo ha comunicato il procuratore Erick Maurel, senza precisare le accuse che sono state mosse al corridore italiano.
Su questo martoriato Tour è intervenuto anche Lance Armstrong. "I controlli antidoping funzionano", ha detto l'americano, sette volte vincitore della Grande Boucle. "La positività di Vinokourov e Moreni - ha aggiunto Armstrong alla tv americana Mnsnbc - è la dimostrazione che i controlli funzionano e che il ciclismo ha fatto molto di più degli altri sport nella lotta al doping".

mercoledì, luglio 25, 2007

un'estate troppo lunga

Non posso stare con te
se il cielo non è limpido.

martedì, luglio 24, 2007

e si finì a tarallucci e Vino


Secondo quanto anticipato dal sito Internet dell'Equipe e confermato poi dal suo team, il kazako Alexandre Vinokourov, 33 anni, capitano dell'Astana, è risultato positivo sabato per eterotrasfusione a un controllo antidoping effettuato in occasione della cronometro del Tour de France da lui vinta sabato ad Albi. Poco dopo che la notizia era stata resa nota, l'Astana ha annunciato la decisione di abbandonare la corsa.
Il prelievo di sangue, effettuato all'arrivo, ha dimostrato dopo le analisi nel laboratorio di Châtenay-Malabry (periferia parigina), la presenza di due distinte popolazioni di globuli rossi nel campione A. Questo sarebbe indicativo di una trasfusione effettuata poco prima grazie a un donatore compatibile.
Vinokourov, che in passato aveva ammesso di essere stato seguito dal controverso dottor Michele Ferrari, è stato di nuovo controllato ieri dopo il successo nella 15ª tappa con arrivo a Loudenvielle e il campione prelevato è momentaneamente sotto analisi nello stesso laboratorio. Le eterotrasfusioni, a differenza dell'autoemotrasfusione, sono individuabili dal 2004 grazie a un sistema messo a punto nel laboratorio di Losanna. Lo statunitense Tyler Hamilton fu il primo ciclista a risultare positivo per tale pratica alla Vuelta 2004.

martedì, luglio 17, 2007

mio mini pony

dare il culo? obbligatorio

lettera aperta a Ezio Mauro, direttore de la Repubblica

Caro Direttore, ad Adrian Michaels che sul Financial Times critica il trionfo di veline e donne nude in Italia vorrei dire che il problema non è femminile. Non è tanto il femminismo ad aver fatto passi da gigante però all'indietro, semmai è il maschilismo italo-pakistano (per parafrasare una recente affermazione di Giuliano Amato) che ormai troneggia da tutte le parti.

Per come la vedo io, la signorina Canalis ha raggiunto benissimo il suo obiettivo e cioè successo e soldi e alzi la mano chi tra le donne non rinuncerebbe al proprio stipendiuccio e ad un po' di amor proprio femminile se gli mettessero sul piatto un milione di euro per mostrarsi sorridente... ma anche un uomo direi, no? Della serie: chi è più scemo signor Michaels, la Canalis o chi gli va dietro?

Per quel che mi riguarda sono problemi che vivo ogni giorno, ma davvero ogni giorno. Ho 39 anni, sono single, due lauree, (una in architettura e una in conservazione dei beni architettonici), due master, uno in economia e uno in studi storici, una specializzazione in consolidamento, un dottorato di ricerca e ... un gran bel fondoschiena.

Ebbene sì, signori miei, il mio primo impatto con la classe "maschio italico" è sempre il suo sguardo insistente su quella "qualità" (a meno che non mi metto un bel burka) della quale io non ho nessun merito; nonostante il mio quoziente intellettivo, la mia cultura, la mia ironia, eccetera... ho un bel affannarmi a parlar di politica, a ricostruire le tappe del disfacimento etico della nostra attuale società, a discutere dei massimi sistemi, di pensioni, di Mozart, di cuneo fiscale, di travi in precompresso... La replica , nel migliore dei casi, è sempre "pure intelligente..." e sorrisino, nel peggiore uno sbadiglio.

E io penso: ma davvero sono così poveri di spirito? Poveri di argomenti con l'altro sesso? Assolutamente incapaci di confrontarsi su altri terreni che non siano quelli delle schermaglie sessuali? o anche amorose? In ogni caso la mia idea è, tranne qualche valida eccezione, "penso di te che sei solo uno scemo" e dio solo sa quanto vorrei essere smentita, visti i problemi che vivo. So anche che chi legge questa mail, se è un uomo, ha già alzato il ciglio. Potrei metterci la mano sul fuoco, così come lui poserebbe felice la mano su un mio gluteo. Scusatemi se sono sfrontata.

Allora io mi chiedo, cosa dovremmo fare noi mamme italiane con questi ragazzini maschi? perché il problema sono fondamentalmente loro; annegarli da piccoli? buttarli giù dalla rupe tarpea della selezione intellettuale? fargli sistemare la cameretta già a 8 anni così da capire che la parola "maschio" andrebbe sostituita con quella di "persona"?

Delle donne italiane caro signore, mi preoccuperei di meno. Le statistiche le danno sempre più brave nei risultati a scuola, sempre più agguerrite, più flessibili, più forti, forse sempre meno fornite di scrupoli... ma lei mi insegna: in una giungla di uomini davvero poco evoluti almeno tentano di ottenere qualcosa sfruttando le armi che rimangono loro. Quasi tutte le signorine svestite sono ben più consapevoli di quello che fanno , sicuramente il doppio anche del preparato professore che fa zapping in tv e si sofferma ad ammirarle. "Che male c'è?", direbbe la ragazza, ma anche il professore.

Ovviamente ho esagerato, ovviamente sono d'accordo con lei nel giudicare davvero orrendo, mortificante dell'intelligenza umana, un tale costume, un tale andazzo... ma toglierei da parte sua l'accento solo sulle donne e lo sposterei su ragioni e cause ben più complesse e variegate.

Lo sposterei sulla totale deriva di tutti i media italiani. Lasciamo perdere la tv, sulla quale si aprirebbe il baratro da lei già prospettato, ma, se lei si connette con la home page di un qualunque quotidiano sul web, a partire anche da Repubblica, troverà sempre una bella ragazza, possibilmente svestita, ben in vista. Immagino anche chi le sceglie tali foto: si tratterà di un solerte giornalista... di sesso maschile, al quale la redazione avrà detto "una bella fighetta ci sta benissimo, attira l'attenzione"; ancora troppo sfrontata? Del resto in Italia i giornali non fanno giornalismo, fanno mercato, e la domanda di tette e fondoschiena in vista è altissima.

Qua, caro signor Michaels, si tratta di vendere. Mica roba da poco. E gli uomini sono davvero come i bimbi mi sa, sembra un luogo comune e mi vergogno quasi a scriverlo. Del resto in Francia ha destato scalpore il servizio realizzato su una rivista di moda su una brava donna politica. Siamo alle solite: è più facile il compartimento stagno della bella/elegante/scema e brutta/malvestita/autorevole ergo intelligente. Bambini, indubbiamente. La complessità, signori miei è sempre più bandita, è sempre più difficile da accettare, da comunicare, da vendere.

Se io vado in cantiere con i tacchi a spillo attiro l'attenzione... non perché vado contro il decreto sulla 494, ma perché ho pur sempre una bella caviglia... e mi sogno di poter essere presa sul serio nel dare indicazioni sull'impianto elettrico. Se dico queste cose ad un uomo, o affronto un discorso del genere il meno che mi replica, è già successo del resto, è "cavolo quanto sei acida". Ma io non sono acida, sono peggio: furiosa. E a quel punto sapete come diventerei? petulante e nevrotica.. o meglio... magari oggi ho il ciclo. E festa finita.

lunedì, luglio 16, 2007

al cuore non si comanda


vola aeroplanino..
(e speriamo che quest'anno il fantacalcio possa chiamarsi "sognandomontella")

nemmeno il papa a roma (torino traffic free festival 2007)

mercoledì

top del concerto:
take a walk on a wild side (Elvis si incazzerà, ma sono ignorante)
top al concerto: quando Elvis ci viene a trovare in mezzo alla folla e porta lo storgione a me e Fabio oramai semi-addormentati
top della giornata: Elvis che si perde le chiavi della macchina sul Po, ore 2.15. Iniziammo a capire che sarebbe stato un uomo altruista: ci donerà tante emozioni, pensammo

LOU REED: voto 7,5
molti suoi coetanei sono alle prese con lo scalone e la pensione. Lui invece, con un gilet e un'improbabile maglia color carne, ondeggia tra assoli e incitamenti ai ben più giovani compagni di squadra. Fa impazzire grandi e piccini (tra balletti davvero improbabili di 40enni con omosessualità più o meno latenti)

giovedì

top del concerto:
il mash-up tra "Music Sounds better with you" e "One More time", Daft Punk
top al concerto: "ou! Da mò sta a parl c me. Ripiggh't! Gi u sì allvat u braccialett? Ou!!! Rpigght! (schiaffo)"
top della giornata: "we *****, tutto a posto? Si si ragazzi, (sonno)....3 minuti dopo "mo, massiccio..." E nacque la Vodafone Murazzi

WHO MADE WHO 7: onesti, entrano in scena che il sole ancora splende e io sono alle prese con dei panini di circa mezzo kilo di peso. Caricano l'atmosfera per gli LCD, che seguono molto bene.
LCD SOUNDSYSTEM 8: rikkione che quasi se la gioca con Antony, fa un set potentissimo, con il pubblico (o almeno una parte) lì a Torino anche per la loro presenza, e non solo per i robot. Peccato che per 5 minuti gli si spegne qualsiasi cosa, sul finale. Noi già mesciavamo i wafer con il Barbera da 1,5 l a 4.49€..quindi tutto ci andava bene
DAFT PUNK 9: partiamo dalla fine. Che voleva dire quel gesto a fine concerto? Era una forma piramidale o una figa? Per il resto, impeccabili. I loro pezzi nel set si dimostrano di una qualità nettamente superiore a quello che l'album dà. Specialmente dal punto di vista dei bassi. Come sempre, loro giocano con forme, significati e anonimato. In particolare la seconda divisa coi bordi rossi è semplicemente perfetta. Unico rimpianto: non averli visti alle prese con pezzi di altri. Lì si che ci saremmo divertiti. Tanto sò bravissimi..


venerdì

top del concerto:
Coral, "in the Morning"
top al concerto: "Pippo, mang le wafer!" (gettati wafer random in mezzo alle patatine in fame chimica, Pippo non disdegna l'unione tra sapori), o anche Fabio che cerca di condurre Elvis verso il mio fallo a Elvis particolarmente gradito, parrebbe di capire
top della giornata: "La M giallaaaaaaaa!" "Ragazzi, non so se avete visto il castello al centro della piazza" "Si, ma c'è il McDonalds!!!"

ART BRUT 8: capeggiati da uno straordinario frontman, tale Eddie Argos, una sorta di Pete Doherty obeso, aprono le danze del set rock con un'ottima performance, che fa impazzire la YOS generation (capeggiata dal fido, nonchè in totale paresi facciale, Pippo)

CORAL 9: la vera rivelazione del Traffic. Set pop che più pop non si può nella prima parte, poi decidono di accelerare con ritmi divertenti e quasi easy-listening ma non disdegnando di sfruttare fino in fondo le loro chitarre. Davvero eccellenti, oltre che sorprendenti.

ARCTIC MONKEYS 8,5: la mia prima fuga forzata da un pogo (mix di fuga degli altri, vescica ribelle e taglio dietro un tendine) è stata causata da un gruppo di 20enni che hanno letteralmente ribaltato Torino. Cori da stadio, pischelli awandati, femmine emo che alla seconda canzone stavano già riempiendo i loro blog, esagitati coi punteruoli per andare nelle prime file. In un'ora, tutto e il contrario di tutto (ed Elvis che nel sonno vendeva sostanze stupefacenti sul prato con noi pisciati dalle risate)

sabato:

top del concerto (e dell'intero festival): Antony che rivisita con vero trasporto "Crazy in Love" di Beyoncè


top al concerto: l'ennesima decade di minuti di rincoglionimento puro. Il vero dramma è che a differenza del giorno prima, in cui ci ricordavamo di come ci salì l'aggigghio, in questo caso non ci ricordiamo un bel cazzo di niente
top della giornata (e dell'intero viaggio) Elvis che molla la camera in piena notte con il suo Mac e ci torna dopo un'ora. Le illazioni si sprecano, come gli scherzi a Cula su eventuali presenze sinistre. Avrà visto **g**on*? Sarà salito su un Pony? Avrà fatto purkarì con il vigilante para-pedofilo? Sarà andato a cercare di svegliare ***** ai Murazzi? Torna con nonchalance, dopo un'oretta sento il mio letto tremare. Va a vid ce cazz a cmbnat..

IVAN SEGRETO 6,5: il problema è che non ci crede. E'bravo, ma suona quasi svogliato, consapevole che la gente non è lì per lui. Ma è davvero un peccato, perchè non credo che l'artista si possa discutere.

ANTONY AND THE JOHNSONS 10: ok, sono di parte. Ma sfido chiunque a dire che non è stato un set straordinario. Dalle sue canzoni a pezzi nuovi a cover, di generi diversi, pur avendo come comune denominatore la sua incredibile personalità. Si presenta sul palco con una borsetta viola, vestito di nero, con i suoi Johnsons tutti bianchi. Il top quando reinterpreta Beyonce, e quasi con vergogna dice "it's one of my favourite". Quando la musica diventa trascendente.

BATTIATO 9,5: straordinario anche lui. Nettamente oltre le mie aspettative. Tutti sapevamo che era uno sperimentatore, nessuno si aspettava che le sue 3 nuove muse, le MAB, angeliche punkabbestia sardo-londinesi, potessero fare pezzi punk così duri o rendere Paloma così contemporanea. La collaborazione coi Subsonica è quasi superflua, ma Torino ringrazia per tutta questa musica e tutta questa qualità.

200.000 presenze, città bellissima, organizzazione impeccabile: Torino, ci vediamo l'anno prossimo.

domenica:
Dino, con te mi farei tutte.


lunedì, luglio 09, 2007

firmino 2007

non vedo l'ora di andarci...!

domenica, luglio 08, 2007

prendo la palla da elvis..

..che non aveva intenzione di passarmela direttamente, ma mi sono liberato e per pietà me l'ha passata.. proseguiamo con questo gioco catartico che parte per me, ma magari è solo di passaggio, dal suo blog.

qual'è stato il primo disco che hai acquistato:
Prodigy, The Fat of The Land..l'inizio di una lunga e imperitura storia d'amore. Partito, tornai indietro, ora li seguo in qualsiasi loro rarefatta mossa.

e l'ultimo: Vile Denaro, Club Dogo. L'ho regalato a mia sorella dopo averlo apprezzato personalmente, non tanto per la qualità cristallina ma per l'impatto. Regalo riuscito: lei non ascolta altro.

il disco che ti ha cambiato la vita: Kid A, Radiohead. Il giorno del mio primo ascolto realizzai, più o meno all'altezza di Idioteque, che qualcosa stava cambiando.

qual'è la tua copertina preferita: Windowlicker di Aphex Twin - l'ho recensita su un numero di Coolclub dedicato alle copertine: che goduria!



la miglior colonna sonora: più che una colonna sonora, un uomo che ha reso le colonne sonore come una forma d'arte: Ennio Morricone

un nome per il peggior cantante di tutti i tempi: Britney Spears: ha tolto alla musica (e a sè stessa) più di quanto ha dato.

un nome per il miglior cantante di sempre: Erykah Badu contemporanea, probabilmente concordo su Billie Holiday per la risposta "storica"

e il miglior gruppo di sempre: Beatles come risposta diplomatica, Oasis come cloni ben riusciti di quelli diplomatici..ma torno sui tamarri Prodigy per questioni affettive e non stilistiche


quale canzone vorresti aver scritto: Triathlon di Cristina Donà. Il cinismo è qualcosa che adoperato con stile riesce ad avere una dignità morale che solitamente (e giustamente) non ha

quale canzone vorresti fosse stata scritta per te: Teardrop dei Massive Attack..magari non me la si può dedicare direttamente, ma lo stato d'animo descritto là l'avrei tanto voluto generare.

quale canzone ti fa venire in mente l'infanzia: faccio fatica ad associare canzoni serie all'infanzia, mi viene più facile e più sincero citare la sigla di Denver, il dinosauro, ma poteva essere Alvin, Holly e Benji o anche Gigi la Trottola.

quale canzone riassume la tua adolescenza: ci ho pensato tantissimo e sono certo che questa risposta non è definitiva. Dico smoke di Natalie Imbruglia (ma quanto sono pop..)

una canzone che vorresti al tuo matrimonio: Neanche un minuto di non amore di Battisti, per esorcizzare il futuro

una canzone che vorresti al tuo funerale: Personaggio di Patrizia Laquidara

con quale canzone vorresti svegliarti la mattina: Voglio Vivere Così, di Ferruccio Tagliavini (1952)

con quale canzone vorresti addormentarti: Hoppipolla dei Sigur Ròs..mi è successo davvero, Finlandia 2005

una canzone che ti fa pensare alla solitudine: Felicidade di Antonio Carlos Jobim. Non vi fate fregare dal titolo

una canzone che ti suscita dolcezza: Orfeo di Carmen

la canzone più triste:
Estate, direi la versione di Amalia ma anche Vinicio e Cammariere se la giocano..il concetto rimane lo stesso

una canzone su cui fare l'amore: Love of my life, Erykah e Common, la mia cantante e il mio rapper preferito. Catarsi pura

una canzone che ti mette nostalgia: Profondo di Amalia Grè..quando ero giovane..

una canzone che ti fa sentire bene: Smells like teen spirit dei Nirvana..mi sento spesso stupido e contagioso :)

una canzone per quando sei incazzato:Quelli che benpensano, Frankie Hi-Nrg. Ogni giorno c'è qualche motivo per cantarla

una canzone per riflettere: potrei riciclare proprio Quelli che benpensano, ma punto forte su Cieli Neri dei Bluvertigo

una canzone che più ti estranea dalla realtà: condivido la suggestione per Tricky, ma punto su She Makes me Wanna Die

una canzone che ti fa paura al buio: fai fatto sperimentazioni..devo provare con Come to Daddy di Aphex Twin..

una canzone che ti fa venire voglia di ballare: Song 2 dei Blur

una canzone che non conosceresti se non fosse per un amico:
Avere vent'anni di Gloria Guida, supercult!

una canzone da ascoltare con gli amici:
dipende dagli amici, comunque sia nella mia macchina ogni volta che si mette Orchidee di Amalia Grè, è torcida..

una canzone da cantare sotto la doccia:
Singin'in the rain
di Fred Astaire, sempre 1952. Grande annata..

una canzone da sapere a memoria: Crx
dei Casino Royale

una canzone con un titolo bello: Capitalism stole my virginity
degli International Noise Conspiracy

una canzone con il testo più originale:Idioteque
dei Radiohead..già il titolo fa capire diverse cose..

una canzone con il testo più bello: La leva calcistica della classe 68
di Gregori. Ti dà il coraggio che non pensi di aver mai avuto

una canzone che è un'ottima cover: Perfect day
rifatta da Antony and The Johnsons.

una canzone su un vero amore:
Quanto ti ho amato, Roberto Benigni

una canzone storica per eccellenza: Satisfaction
dei Rolling Stones

una canzone che mi è stata dedicata:
l'ultima, e per questo la più significativa: Back to Life, di Giovanni Allevi

una canzone che odiavi ma adesso ami: Satisfaction
di Benny Benassi. Irresistibilmente zagna

una canzone miglior duetto:
Rufus Wainwright e Antony: Old Whore Diet

una canzone da dedicare a chi non la pensa come te musicalmente: My red hot car
di Squarepusher. Ballate metallari..


belin(elli)!


Se il buon giorno si vede dal mattino la stagione da matricola nella Nba regalerà diverse soddisfazioni a Marco Belinelli. L’ex bolognese, infatti, gioca una partita da cinema al suo esordio nella Summer League di Las Vegas, mostra una grande fiducia nei propri mezzi e senza il minimo timore reverenziale ruba il palcoscenico contro gli Hornets, battuti dai Warriors 110-102, firmando alla fine qualcosa come 37 punti. Che gli schemi offensivi di Don Nelson si addicessero perfettamente alle caratteristiche dell’ex bolognese lo pensavano un po' tutti gli addetti ai lavori, ma nemmeno il più accanito dei tifosi di "Beli" poteva immaginare un esordio del genere per l’azzurro. Tanto per mettere le cose in prospettiva in una Summer League di grande qualità, vista la presenza di rookie di lusso come Greg Oden e Kevin Durant, i 37 punti di Belinelli rappresentano la miglior prestazione individuale della manifestazione in scena a Las Vegas fino a questo momento. Non solo. Il record della lega estiva appartiene a Keith Bogans dei Magic che nel torneo del 2004 di punti in una singola gara ne mise insieme 38. L’azzurro fallisce la sua prima conclusione dal campo ma prende subito le misure con la linea dei tre punti versione Nba e ci mette davvero poco a far sgranare gli occhi al pubblico di Las Vegas per la sua grande tecnica al tiro, realizzando poi nove canestri consecutivi. Nel primo tempo a produrre, per la squadra di Don Nelson ci pensano solamente Kelenna Azubuike e l’ex Fortitudo che va al riposo con numeri da cinema: 24 punti con 9/11 dal campo (e un eccellente 4/5 dalla lunga distanza). I Warriors però dopo un buon primo quarto subiscono il ritorno degli Hornets e vanno negli spogliatoi sotto 55-54. Nella ripresa si sveglia anche Pierre Pierce ma Nelson vuole sfruttare la grande vena di Belinelli e cerca di regalargli più soluzioni possibili in attacco. Beli continua a fare male dal perimetro e Golden State, dopo un passaggio a vuoto nel terzo quarto riprende in mano le redini del match nell’ultima frazione. Non contento il giocatore italiano decide di mettere la ciliegina sulla torta chiudendo la sua gara con una perentoria schiacciata a 1’29’’ dalla fine che porta i Warriors al +8 e che in pratica chiude i conti. Alla fine lo score di Beli, che è rimasto sul parquet per tutti i 40’ del match, è di quelli da incorniciare: 9/13 da due, 5/7 da tre, 4/6 ai liberi con cinque rimbalzi, due assist e un recupero. Davvero non poteva esserci inizio migliore dell’avventura Nba per Marco Belinelli.

sabato, luglio 07, 2007

lesboday - prototypos

maria sharapova

cocorosie: the ultimate lesbian pride


Miss madonna won't you give me a kiss
One of your soft sweet lagrimas
Oh miss madonna won't you please give me a kiss
Give me one of those soft sweet lagrimas

lunedì, luglio 02, 2007

molti cops are bastards


Michelangelo Fournier, 44 anni, vicequestore aggiunto del primo reparto mobile della polizia di Stato, lo dice tutto di un fiato, con una robusta stretta di mano e un sorriso sornione. "Sai che c'è? Mannaggia a me, alla mia "fissa" per la storia del '900 e a quella frase". "Mannaggia" dunque a Ferruccio Parri e alla "macelleria messicana". E non perché la notte del 22 luglio 2001, a Genova, non sia stata una macelleria. Anzi.

"Alla "Diaz", come diciamo a Roma, c'è stata la schifezza". "Mannaggia" perché in quattordici giorni quell'espressione gli ha ribaltato la vita una seconda volta. Subito dopo averla pronunciata, se ne era partito per New York con la moglie. Martedì scorso, al suo ritorno in caserma, ha trovato un nuovo capo della polizia, il vecchio con un avviso di garanzia e una vocina a fargli un altro po' di deserto intorno: "Fournier si candiderà con una lista di sinistra".

"Non ci si crede... Io con una lista di sinistra... Roba da matti. Io non intendo candidarmi a nulla. E comunque mai e poi mai a sinistra. Io la penso esattamente all'opposto. Mia madre era comunista, mio padre è un liberale. Io sono cresciuto da ragazzo con la passione per gli anarchici di destra come Longanesi e Prezzolini e ho studiato a Roma al San Leone Magno. Se sono di destra? Diciamo che se mi chiedi chi sono i più grandi uomini del '900, dico Roosevelt, Ho Chi Minh, Ataturk, Nelson Mandela e Lech Walesa. E aggiungo che nella mia libreria, accanto a Junger e Celine, ci sono Gogol e Dostoevskij, Steinbeck e Kerouac. E Tiziano Terzani... Che uomo".

Diavolo di un Fournier. Lo immagini cavaliere bianco tra cavalieri neri, "celerino" liberal tra picchiatori in divisa e lui, invece, dal baule delle suggestioni del '900, ha pescato e cucito su di sé un abito eccentrico. Che, ora, suo malgrado, lo fa apparire "amico tra i nemici e nemico tra gli amici", come in quel vecchio (1974) film russo di Nikita Mikhalkov. "Se pensassi che la polizia è fatta di lupi, me ne sarei andato quella notte del 22 luglio di sei anni fa. Se non fossi e non mi sentissi poliziotto democratico tra poliziotti democratici di un paese democratico, non avrei detto ai magistrati di Genova quel che ho detto. Non sarei più tornato in una piazza e in uno stadio. Non avrei avuto più il coraggio di guardare negli occhi i ragazzi del nucleo che comando. Invece, io, nelle piazze e negli stadi ci sono tornato, almeno cento volte l'anno da sei anni a questa parte. A prendermi gli sputi, i sassi, le bottiglie, a sentirmi gridare da qualche punk-a-bestia o da qualche ragazzino di buona famiglia con la kefiah "servo dei servi dei servi". A fronteggiare i nazisti delle curve. E ci sono tornato perché negli occhi ho continuato e continuo a portarmi dietro l'immagine terribile e la terribile lezione di un paio di trecce zuppe di sangue...".

Ora, Fournier, occhiali a specchio su un cranio rasato di fresco, jeans e maglietta, si mette a passeggiare lungo i viali deserti dell'immenso compound che, alle porte di Fiumicino, ospita il primo reparto celere. Tra campi da calcio e da rugby, rimesse per gli automezzi blindati, palestre. Dieci passi e una Marlboro light. Altri dieci passi e un'altra Marlboro light. I pensieri di Fournier sono tornati lì. Alla Diaz. Alla notte del 22 luglio 2001, a quell'immagine che non lo ha più abbandonato.

"Entrai tra i primi. Istintivamente salii verso i piani superiori e poi la vidi nel corridoio. Ero convinto che fosse morta...". La testa di quella ragazza tedesca sembrava di stoppa. "Lo seppi qualche giorno dopo guardando la tv che veniva dalla Germania. E in quel momento seppi anche che ce l'aveva fatta. Di lei ricordo le trecce raggrumate nel sangue e un chiazza in terra che pensai fosse materia cerebrale". Lei non si muoveva, ma su di lei infierivano in quattro, forse cinque. "Due poliziotti con la pettorina; gli altri con l'uniforme dei reparti celere e un cinturone bianco. Bianco, non blu come il nostro". Sappiamo come andò in quegli istanti. Sappiamo quel che accadde dopo. "Dovetti spintonarli, togliermi l'elmo, gridare di farla finita".

Dice Fournier di non aver mai saputo chi fossero quei quattro. Dice Fournier che mai forse si saprà davvero chi altri c'erano nella "macedonia di polizia" (l'espressione è di Vincenzo Canterini, all'epoca comandante del primo reparto celere) che trasformò la Diaz in una tonnara. Lui ricorda quel che ha fatto, gli ordini che ha dato ("Chiamai i soccorsi e dissi a tutti di lasciare immediatamente lo stabile"), "l'allucinazione" in cui era piombato. "Io non picchiai, né i ragazzi del mio reparto si abbandonarono a violenze. Io so solo che uscii all'aperto e dissi a Canterini che così non avrei lavorato mai più...". La notte del 22 luglio fu la seconda insonne.

"Non dormivo da 48 ore. Alloggiavamo con tutto il reparto su una nave da crociera cipriota alla fonda nel porto di Genova. Eravamo arrivati qualche giorno prima e ci eravamo scontrati con il blocco nero in via Tommaseo, dove ci avevano tirato delle molotov. Io avevo appena perso mia madre. Ero arrivato al G8 e contavo i minuti per tornare a Roma. Sono figlio unico e dovevo occuparmi di mio padre. La notte del 22 avevamo già fatto i bagagli, poi, appunto, arrivò quella maledetta chiamata...".

Quando, il 23 luglio, il reparto lasciò Genova, Fournier aveva capito bene quel che era accaduto. Qualche giorno dopo, riceverà l'avviso di garanzia: "Ricordo lo choc di quella comunicazione, ma ricordo ancora meglio il titolo di quelli del "Manifesto": "C'è posta per voi"...". Eppure - dice - ancora non sapeva tutto. "Quando fui interrogato la prima volta, il pubblico ministero, il dottor Zucca, mi allungò i fogli con i referti medici dei feriti della Diaz e mi disse di leggere con attenzione. Bene, io mi ritengo una persona forte, ma scorrere quelle carte fu terribile. Mi cadde sulle spalle una croce che non ha più smesso di tormentarmi. Fino a quando non ho deciso di svelare al dibattimento anche quell'unico dettaglio che avevo taciuto per carità di Patria. Quello dei poliziotti che si accanivano sulla ragazza. Perché era giusto che lo facessi. Perché dovevo la verità non solo a me stesso, ma ai miei uomini e alla polizia".

Fournier si congeda. "Non ho altre verità nel cassetto. Ma un'ultima cosa vorrei dirla, anche perché ora posso farlo senza che la mia suoni come piaggeria. Il capo della polizia Gianni De Gennaro... pardon, l'ex capo della polizia, e che "capo", non c'entra con quella notte. Fu un terribile cortocircuito. E De Gennaro non era lì. Non fu lui a decidere cosa andava fatto e come andava fatto". Un'ultima stretta di mano e una foto mostrata sul cellulare. Una bimba che abbraccia un dobermann. "Mia figlia e il mio secondogenito. Altro che cani feroci. Anche su di loro quanti luoghi comuni..."

domenica, luglio 01, 2007