venerdì, settembre 08, 2006

forse sarà riduttivo...

...se non forzato, se non addirittura inopportuno voler riassumere tutta questa storia con un aggettivo, associare il destino di Egidio a una semplice descrizione linguistica, ma non si può non pensare al termine “beffardo” per parlare di tutto questo.

Si, beffardo, perché come si può altrimenti descrivere la vicenda di un ragazzo che studiava psicologia, con la vocazione all’aiuto per il prossimo che guidava le sue intenzioni, così forte da voler studiare, per capire meglio come va, come si fa?

Un ragazzo che voleva sostenere gli altri e che non è riuscito a sostenersi.

Altrettanto inopportuno potrebbe apparire in questo caso l’aggettivo “paradossale” e forse, in questo caso, inopportuno lo è davvero. Perché prima di essere lavoratori, studenti, mariti, mogli, fidanzati, mamme, papà, figli, amici, cittadini, prima che ci sia dato o prima di sceglierci un ruolo nella vita, siamo esseri umani, sostanzialmente tutti uguali, sicuramente tutti soggetti a difficoltà, a fragilità di cui non ci si deve per nessuna ragione vergognare. E per questo non può esserci niente di paradossale in una debolezza.

Ed è proprio da questa consapevolezza che si deve ripartire. Subito. Asciugandoci le lacrime o piangendo ancora se necessario. Ma ripartire.

Se tutti noi possiamo avere bisogno d’aiuto, è altrettanto vero che tutti noi dobbiamo essere pronti ad aiutare.

Se abbiamo un amico, perché non fare una telefonata in più? Una risata, ciò che per noi potrebbe sembrare banale, potrebbe renderlo felice.

Se abbiamo una persona al nostro fianco, proviamo a far iniziare qualche frase in più con il pronome “noi”, piuttosto che con l’ “io”. E’ quello che vorremmo fosse fatto nei nostri riguardi, la nostra sarebbe riconoscenza, affetto, amore, devozione.

Se lavoriamo, o studiamo, proviamo per un secondo a non pensare ai soldi, alla carriera, ai superiori che ci prevaricano, ai colleghi che ci sembrano inefficienti. Pensiamo che rendiamo un servizio alla società, che se siamo bravi qualcuno, oltre noi, ne trarrà giovamento.

Se ci lamentiamo del prossimo, del vicino di casa, del salumiere, del mal di schiena, o della pioggia, proviamo almeno a sorridere pensando che almeno ho un prossimo con cui parlare, che ho una casa dove vivere, posso andare a fare la spesa, posso muovermi e alla fine se non ci fosse la pioggia non esisterebbero i fiori, i frutti e la natura non sarebbe quello spettacolo a cui siamo abituati.

Proviamo a non lamentarci, facciamolo per Egidio, per la sua famiglia, per il dolore dei suoi cari, purtroppo così grande da non poter essere raccontato in nessuna maniera. Stringiamoci forte a loro, ma non così forte da soffocarli; proviamo a essere intelligenti e onesti, affettuosi e sicuri.

Il rischio di queste parole è che possano rimanere sempre e solo tali, una volta che torniamo a casa. Che possano essere semplice e tronfia retorica.

Non sarebbe,questo, un bel modo per ricordarlo. Non dare un seguito a certe spinte che il nostro animo sa di avere sarebbe come dimenticarsi di Egidio, della sua storia. E noi siamo qui riuniti per il motivo opposto.

Impegnatevi, impegniamoci tutti. Impariamo ad ascoltare e ad essere umili.

Noi, studenti di psicologia, vi promettiamo che faremo già da oggi la nostra parte. Studieremo tanto, più forte, con delle motivazioni speciali, che prima non avevamo, perché non vediamo l’ora di poter aiutare la gente, di poterla far star bene, sempre. Di allontanare i pensieri cattivi e magari di farne nascere di buoni. Di portare la vita, il sole, il sorriso.

Solo per te
che mi hai fatto battere il cuore
solo per te
che hai conosciuto il tempo che passa
solo per te
che hai lasciato tutto per niente
vorrei cantare solo per te

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