martedì, gennaio 22, 2008

fuorifrequenza: primo bilancio

1 mese è passato, abbondante.

Che dire: siamo apprezzati, forse oltre ciò che davvero meritiamo.
Parlano di un server che non ci tiene, per quanti ci ascoltano.
Io non ci credo, ma un ghigno mi vien di farlo.

In un mese sono passato da sognare di lavorare a Controradio a pensarlo come un ambiente senza futuro, in cui c'è molto da lavorare, in cui da un lato ci lasciano liberi ma dall'altro non c'è professionismo, come un porto di mare. In cui io, noi, possiamo fare la differenza.

La stiamo già facendo. Dalla musica alle idee, dall'entusiasmo al botto di gente che portiamo negli studi. Dal potenziale indotto di ascolti. Da un'Università che ci ha tirato non più del 30% del potenziale.
Se ci mettono in mano un contratto, facciamo il bordello.

Carlo Chicco, fino a 4 mesi fa un essere mitologico, sabato era accanto a me, fragolino al centro, a condurre Paracube. Io, da ospite a insospettabile (co-)protagonista. Sono stato emozionatissimo. Sono stato tutto il sabato a gongolare dentro di me, per una stronzata, in fondo.
Era solo il sentirsi arrivato. Nel mio piccolo. L'ho nascosto a tutti, ma ero contentissimo.

Ma, per fortuna, già pensavo oltre. A cosa voglio fare, a dove potrò essere fra 6 mesi, visto che 6 mesi fa mai avrei potuto pensare di essere dove sono ora.

Ambizione: necessaria.

Oggi ho condotto Orecchiette e Cime d'Erasmus. Il titolo, non me ne vogliate, è geniale.
A livello tecnico forse è stata la mia peggiore prestazione. Mi sono incartato non meno di 3 volte, ho fatto una pernacchia e mi inseguivo, tra 1 paio di congiuntivi invece azzeccati.

Mi sono ascoltato in replica, e il vero "dramma" è che funzionavamo perfettamente. Il programma si faceva ascoltare, aveva ritmo, nessun punto morto. Ti chiedevi sempre dove andavano a parare, cosa sarebbe successo dopo.
Grande Fabri. Siamo diversi, tu prendi strade diverse. Ma insieme siamo perfetti.


La morale è questa, signori miei: potrai essere anche un dilettante nella pratica radiofonica, ma se c'hai voglia di sbatterti, se dentro di te sei un pò giornalista e un pò redattore, non c'è dilettantismo che tenga.

Il programma viene fuori.

Il futuro a Bari è chiaramente il nostro.
Non perchè ce lo meritiamo in senso assoluto, ma perchè tutti fuggono perchè dicono che la città non ha possibilità ma in verità sono egoisti e hanno paura di non riuscire. Se restiamo in 10, e tutti e 10 hanno i coglioni prima del talento, non ce n'è.

C'è da essere ottimisti.

Seguiteci, vi strapperemo un sorriso.
www.myspace.com/fuorifrequenza - podcast

6 commenti:

Anonimo ha detto...

sono contento per te, gay. In fondo te lo meriti, anche se a volte mi fai girare i coglioni perché hai bisogno di disseminare troppe "prove" di te stesso in giro per sentirti autenticato e gratificato. Secondo me non occorre, ma t'è sempre servito come esercizio autogeno (codesto blog ne è un esempio) e allora ben venga. Con l'augurio che la radio, un tuo pallino senza tempo, volga bene. (Antenna Sud sucks!)

Tuttavia,....
non impuntarti su sta faccenda di Bari, e qui mi sento chiamato in causa implicitamente. Non hai nulla da dover dimostrare agli "esuli", tanto più che c'è chi lascia per diversi motivi. torna.

E non è detto che la gente fugga. C'è anche chi semplicemente va, va per una sua strada, tutt'altro che semplice: è complessa e piena di difficoltà. Mi permetto di incollare un pezzo:

« [...] Lo avete del resto conosciuto anche voi, lettori, che non lo avete mai visto: era quel protagonista minore dei suoi Vitelloni che nel finale del film, ricordate?, trova la forza di abbandonare la cittadinuzza neghittosa e senza orizzonti in cui sino ad allora ha vegetato coi suoi compagni, e in terza classe parte senza quattrini né programmi, pungolato non si sa se dalla speranza o dalla disperazione. Non che fosse proprio lui, fisicamente, il personaggio che incarnava il giovane ribelle. Ma sua era la storia. Egli l'aveva vissuta, come l'abbiamo vissuta un po' tutti noi che veniamo dalla provincia. E Dio sa se ce ne vuole, di coraggio e di volontà, ad azzardare quel passo. Gli eroismi che si compie dopo, quando si riesce a compierne, sono uno scherzo in confronto allo strattone che a un certo punto il terrore di soffocarvi ci obbliga a dare alla casa paterna, a quel mondo sonnacchioso e ovattato di mediocre sicurezza, al circolo, al biliardo, agli scherzi di caffè, alla sottintesa complicità un cui ognuno giustifica il proprio fallimento con quello degli altri, elevando a regola morale e sociale, cui sia addirittura sconveniente contravvenire, la pigrizia, la meschinità e la vigliaccheria.»


Fidati, lo strattone è esagerato e ti segna. Quando torni, anche solo per una settimana, e senti che non vuoi restare, è una sensazione angosciante.

Avrai tutta la mia stima se Bari cambia, come gli slogan proclamano. Se Bari la cambi tu, nel tuo piccolo, ancora di più. Personalmente non ho mai avuto l'ambizione di cambiare la mia città, e credo tu neanche: ci sei arrivato per gradi, per circostanze.

Chi resta a Bari se tutti vanno via? Risposta non banale: resta chi resta.

L'amore per una città non è direttamente proporzionale al posto geografico in cui si vive.

Goditi la tua esperienza, falla fruttare, fallo per te o per Bari se senti che glielo devi. Non c'è nulla da dimostrare è chi a Bari non vive più. Chiunque sarebbe contento se Bari cambia. E se Bari cambia, ad ogni modo costoro non vi torneranno ugualmente, forse, perché loro stessi (si) sono cambiati.

La mia città ideale non esiste; IO SONO LA MIA CITTA'. I miei umori, i miei sguardi, i miei sentimenti, le mie malattie sono le mie piazze, i miei corsi, le mie strade, i miei vicoli.

Mi manca Bari, ma non mi manco a Bari.

Il problema ero io, non Bari.


Ci tenevo a precisare sta cosa, anche perché è fastidioso - e uno sconveniente fardello per te - constatare(leggere) che se riesci in qualcosa devi comunque creare un rapporto con terzi. Non t si incar'cann. Va' per la tua strada, ovunque/qualunque essa sia. E non muovere le tue ambizioni, pur se solo nell'immediato, in modo tale che esse soddisfino la tua maniera di affermare chi sei tu rispetto a un altro.

Lo dico perché leggendoti, è questa l'impressione che dai.

E adorerei di sbagliarmi.

Ciò detto, buona radio e buoni progetti.

Un bacio al DiLoA

Non occorre che mi firmo, hai capito chi sono ;)

duni ha detto...

continui a sbagliarti su molte cose riguardanti chi sono.
In particolare nella parte in cui dici che devo scrivere per mostrarmi diverso (e quindi implicitamente superiore) rispetto ad un altro.

Non ho scelto la via comoda, non ho scelto uno stipendio immediato, che a questo punto credo di poter con ragionevole certezza conquistare, anche a Bari.
Ma "purtroppo" le mie vocazioni continuano ad essere più forti e a farmi fare scelte che talvolta anche io reputo irragionevoli.

E proprio a causa di questa irragionevolezza ogni tanto mi piace scrivere qui, a raccontare di quanto sia impaurito e di quanto ogni tanto mi serve farmi forza, inorgoglirmi per i piccoli traguardi della vita.

Specie ora che questi traguardi, piccoli ma tanti, si susseguono e così iniziano a farmi sorridere quando cammino per strada.
Specie ora che intravedo la fine della gavetta nera.

ma è importante sapere come appaio agli occhi degli altri. Tu poi, che per tanti motivi sei uno spettatore privilegiato, e per certi versi il mio primo critico, hai tutto il mio rispetto.

Perciò ti ringrazio, in fondo. (visto che anche in uno slancio di affetto hai bisogno di mantenere un pò di distanza da te stesso :))

Ti voglio bene, rikkiò.

Anonimo ha detto...

Volevo scrivere quello che la persona che mi ha preceduto ha già detto,l'ha scritto decisamente meglio di come avrei potuto scriverlo io...quindi mi limito a dirti che,in effetti,dai a volte l'impressione di dover-voler dimostrare agli altri il tuo valore,e che chi sceglie una strada diversa dalla tua,magari andando fuori Bari per un master,per lavoro,per amore o chissà,non necessariamente scappa o si "accontenta" scegliendo la via comoda e lo stipendio immediato,fa semplicemente qualcos'altro!
Io non vedo l'ora di andarmene,per vari motivi,e tantissime persone che conosco sono andate via,nessuna di loro è vigliacca o indifferente alle sorti di Bari,ti assicuro!Se davvero è importante l'opinione degli altri spero che la mia un pò ti sia servita...un saluto
roberta

duni ha detto...

i casi particolari sono l'eccezione di quella che io temo sia una regola.

Non metto in dubbio che chi se ne va da Bari ci tenga a Bari.
Ma penso che tenga più a sè stesso che a una comunità e al futuro di questa comunità.

Scelta legittima
forse anche giusta
non autolesionista.
Ma io non condivido.

Anonimo ha detto...

magari non si sente parte di una comunità,io ammiro le persone che viaggiano,stanno all'estero e allargano i propri orizzonti tanto quanto chi sta qui e cerca di migliorare la propria comunità o semplicemente ha un progetto che può essere attuato anche a bari e quindi non è costretto ad andarsene!

duni ha detto...

Anche io adoro viaggiare e senza non allargherai mai gli orizzonti...ma non annacquiamo il succo del discorso :)