Just like a star across my sky
Argomentavo su un prodotto musicale da me prodotto nella giornata di ieri a proposito della difficoltà a delimitare lo spazio di vita.
Mi viene da pensare alle stelle, perchè forse il mondo non basta più.
Le stelle potrebbero essere quelle che ti piazzano sul petto, quando ti chiamano al lavoro in un freddissimo sabato di novembre, quando mandi l'ultima mail alle 21.27, quando in teoria potresti (dovresti?) gastemare il mondo intero se devi svegliarti alle 8.30 anche nel weekend, se devi fare una cosa difficile, se la devi fare per la prima volta.
E invece no, basta poco a rendersi conto che, anche se le ore settimanali di lavoro crescono seguendo una curva esponenziale, tu sei un privilegiato. Ed è per questo che, sebbene da più fronti suonino allarmi, sempre uguali ("tu impazzirai" "noi non ce la faremo a fare tutto"), allarmi per altro assolutamente condivisibili, io continuo a vivermela con singolare incoscienza.
Sono un privilegiato perchè prima di tutto, non si sa mai bene come, forse dormendo sempre di meno (o forse avendo fatto cadere naturalmente una serie di rapporti che si basavano sulla sclerotica ripetizione di intercalari o di scambi di cortesie privi di sentimento) ho comunque il tempo di farcela, di ritagliarmi scorci indimenticabili nella tua vita di giovanissimo adulto.
Anche distruggere un paio di occhiali in un bizzarro intreccio di circostanze può diventare un episodio leggendario. E diventa anche la principale preoccupazione di inizio di settimana.
Devo andare a recuperare al più presto una montatura nuova (e le lenti anche, la parte destra non esiste più).
Mi avete mai visto senza occhiali? Fanno parte di me, quindi vivo con una certa trepidazione la scelta.
Quando ho comprato l'ultima montatura, quella che tutti conoscono, riuscii, almeno per il giorno in cui la comprai, a sentirmi meno cesso. Mi trasformai da sfigato, in uno che prova a non esserlo.
Ricordo ancora un sms di una a cui ho riscaldato il letto per un anno: "sembri Elton John".
Quel messaggio non l'ho mai capito, ma io ero già fidanzato con un'altra e intuì di aver fatto un'ottima scelta con quei Rayban neri, dato il trasudante fastidio con cui venivo paragonato a qualcuno con cui non c'era nessun punto di contatto.
L'altra di cui sopra mi ha chiamato sabato.
Chissà, una telefonata del genere avrebbe potuto contribuire a rendere quel sabato dalle 10 ore di lavoro ancora più merdose.
Ma quando il tuo sguardo vede solo le stelle, le cose terrene hanno ben poco a che spartire con la costruzione della tua felicità.
Comunque sia, auguri a tutti gli ex del mondo. Chissà, forse non eravamo noi le persone giuste per voi.
Noi, nel frattempo, ci siamo dati un nuovo noi.

1 commento:
Non posso che associarmi agli auguri finali, brindo alla loro felicità : la meritiamo tutti.
solo che alla nostra (felicità) il mondo sta stretto...
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