venerdì, agosto 15, 2008

fatto tutto

Abbiamo scardinato anche questo caposaldo dei forzati del divertimento:
ferragosto a casa.

E' 15 agosto, io dovrei essere a Cala Corvino, in vacanza, e invece sono a casa, col gatto che tenta di impedirmi di scrivere facendo le fusa alla tastiera. E sto benissimo così.

Nella dimora estiva ci sono stato sì e no 5 o 6 ore, oltre a quelle in cui dormivo. Nè avrei potuto fare diversamente. Poi ho passato la mano, ho lasciato il mio letto a un'amica di mia sorella. Un sogno per loro, lo stare insieme lì.

E' finito un ciclo.

Quello dei villaggi turistici, dove la gente si abbronza, beve, balla e cerca di scopare con la prima persona che si trova.
Quello degli amici estivi, che sono sempre uguali da quando li conosco, mentre io mi affanno di andare sempre di corsa, sempre oltre.
Quello delle vacanze nei posti conosciuti, o coi genitori. Orari diversi, ritmi diversi, aspettative diverse. Non si può. Nè mi chiedo come posso aver pensato il contrario, spacciandola per "una settimana di riposo assoluto".
Quando alle 8 della mattina i tuoi sono già, giustamente, in piedi, a prepararsi per una giornata di mare.

La verità è che mi sono rotto i coglioni di divertirmi.

Quando il fare qualcosa diventa un ossessione, e allora a Ferragosto bisogna fare per forza qualcosa, per forza nottata, per forza falò.
Tutti insieme appassionatamente, in coda se ti va male, accalcati se ti va bene.
Ma così, che gusto c'è?

Sarà che mi piace lavorare, mi piace quello che sto facendo, sarà che ho fatto già un sacco di cose e che continuo a farle noncurante dei ritmi ordinari, d'estate, d'inverno, d'autunno, sarà che sono diventato unfit (cit.).

Fatto sta che non aspetto il Ferragosto o il Natale o le ferie come la svolta di una vita. Non riesco più ad entusiasmarmi per le vacanze, per i grandi eventi, per le sbronze collettive.
Perchè sto bene, non mi privo di niente. E così in vacanza ci sto (quasi) sempre.

Per togliere quel quasi con la parentesi mi manca un ultimo, decisivo tassello, divenuto urgente e insopprimibile bisogno:
andare a vivere da solo.

Da oggi ogni piccolo sforzo sarà orientato in quella direzione. Farò (quasi) tutto per raggiungere l'obiettivo al più presto.
Qui, il quasi con la parentesi non si toglie. Continuerò a fare solo ciò che mi piace, a rifiutare lavori che possono causarmi problemi, sovraccarichi, perdita di coerenza.

E così rinuncerò a quei soldi un po' più facili, che mi permetterebbero di uscire domani e farcela da solo. Ma a che costo?

Così è un po' più complicata. Fare questi salti in avanti tenendo ferma la barra è più difficile. Ma è indispensabile non avere fretta. Sto costruendomi un futuro. L'impulsività non c'entra.

(nel frattempo, chattando con una mia amica mentre sto scrivendo questo post:

f. che hai fatto ieri?
io. a casa, tranquillo, da solo a dormire
f. cosa???????????

giustappunto. I forzati. Sembra che ho ucciso qualcuno.)


Sarò un po' più attento. Qualche uscita alla cazzo di meno, qualche euro in meno gettato qua e là. Mi manca solo questo.
Il mio letto, i miei ritmi sballati. L'uscire a piedi, il tornare a piedi.
Imparare a stare da solo, a fare la spesa, a lavare, a stirare.
Il poter ospitare gente, il poter bivaccare. Sempre.

Non ho bisogno di staccare in modo netto, mi bastano dei flash pieni, fatti bene, con le poche persone che meritano qualcosa. E in questi giorni ho vissuto tutto e fatto tutto ciò che volevo.

il mare, ma quello vero
l'abbronzatura, ma quella seria
i bagni di 1 ora
i bagni con i fuori programma (da soli, valgono un'estate)
i bagni con la tennent's super in mano a stomaco vuoto, a Otranto (un altro evento che da solo, vale comodamente un'estate)
Torre Guaceto
Melpignano senza la notte della Taranta
Masseria Torcito
Un concerto reggae
Panificio l'assunta
Guidare nelle strade del Salento, e se sono 500 km in 36 ore, poco importa

Tutte le consapevolezze di cui sopra, consolidate guardando in avanti nell'acqua cristallina, o spiaggiato mentre il sole mi frigge, o in macchina, o rigirandomi nel letto per quel cazzo di spiraglio di luce che si apre alle 8 quando sei andato a dormire alle 4. Anche qui, poco importa.

Lunedì torno a Proforma. Un altro po' di sonno (me ne servirebbe un anno, ma se avessi un anno libero farei tutto fuorchè dormire) e vai.
Aspettando di ospitarvi nella mia casa nuova.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Per non parlare delle Peroni per gli ospiti sempre a disposizione, i cdeve essere il fondo cassa peroni ospiti sennò non sarebbe una casa buona e giusta (su quest'ultima frase c'è il diritto d'autore)