sabato, agosto 02, 2008

ri-soluto

Non voglio perdere l'ottima abitudine di scrivere di sabato, ma per fare questo devo aggrapparmi ai fatti, e questo mi piace molto. E mi ritrovo a scrivere a un orario molto poco da poeta maledetto (sì, da là se n'è andato)
E così, un sabato come lo desideravo. Ne avevo bisogno, un bisogno che mai penseresti di avere per un'idea, un piano.
Mare la mattina, cazzeggio il pomeriggio, vinello la sera.


Bilancio della settimana ancora positivo, i pensieri sono tanti, le amarezze ci sono ma sono ampiamente colmate da ciò che di splendido succede, dalla sensazione primigenia di imparare ogni giorno qualcosa.

La cosa più affascinante, liberatoria e contemporaneamente difficile da gestire, perchè causa di interrogativi a raffica, è l'essere quasi obbligato a pensare che in fondo sto capendo sempre più cose di me, del mio mondo, di ciò che mi aspetta e di ciò che ho fatto a vuoto.

E l'ho fatto in questo mese, più e meglio che in 24 anni.
E non vedo come il trend si possa arrestare.

E' come se mi stessi ricostruendo da capo, salvando i quadri buoni dalle macerie. Le idee, gli affetti, le predisposizioni, le esperienze, le ortodossie.

Sì, essere ortodossi è il sotto-tema principale.
Io lo sono e non mi dispiace esserlo, la vita mi chiede di esserlo sempre meno. Vige l'ipocrisia.
La crisi non è solo un fatto economico ma morale.
Tutti prendono quello che possono, e se lo tengono.

Condividere è una parola buona per i social network. E basta.
Nessuno condivide davvero.
Chi ha, non dà.
Chi non ha, quando può, prende di nascosto.
E da (senza accento) chiunque.

L'ortodossia ha poco a che fare con questo modo di fare.
Manterrò sempre un briciolo di rigidità, quel gusto per l'indignazione che mi fa passare brutti mezzora ampiamente compensati da una vita che va nella direzione giusta. Una gestalt (http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_della_Gestalt) che vale il prezzo del biglietto. Ritroviamolo tutti, un po' di gusto dell'indignazione dato che, come cita una splendida rubrica de "Il Mucchio", lo stiamo perdendo.

Devo solo accettare questo meccanismo,

disinvestire,
reinvestire.

Ed eliminare le ortodossie inutili.
Ad esempio, sò 3 settimane che mi sono fissato che nel weekend, niente caffè.
Ho 5 ore di sonno, devo arrivare a Torre Guaceto.

Che dici Dino, ce lo prendiamo un caffè?

No, grazie, ho smesso.

Non cambio mai. (non è vero, ho i miei tempi)
A proposito di cambiare. Dico sempre che devo iniziare a scrivere sul serio. Partirei da testi per la musica. Lo dico sempre e non lo faccio mai. Odio (è un iperbole, odio il termine odio) chi dice sempre e non fa mai. Sarebbe un buon motivo per smetterla di dire che lo farò, lo farò, pagherò, eròsione dei futuri anteriori.
Mmm, quest'ultima frase mi dava proprio di Uochi Toki.
Concerto di ieri, ennesima piccola illuminazione. Mi dispiace per le argentine che volevano mettersi due dita in gola.



Bravi Uochi.
Mo mi riposo, poi, come disse Cicciolina, non ci sono cazzi.

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