E se è vero che questa è una condizione fisica prima di tutto, non posso non pensare che forse la sensazione sia acuita da qualche effetto placebo al contrario.
Sono giorni difficili, così come non lo erano da mesi.
La coincidenza ha portato il mio shuffle sui Casino Royale ed è proprio questa l'etichetta linguistica che mi sembra buona per spiegare la mia condizione temporanea (speriamo temporanea, và). Un casino, reale.
Di certo la sopra qualcuno ti ama
ma oggi non è in casa
respiri la voce che ancora ti chiama,
ma ora si allontana
Io potenziale serial killer, di una probabile famiglia, non ho il coraggio che è richiesto, non abbastanza grande adesso.
Passo dopo passo
passo sopra
cammino sulla fune
senza protezione.
Si mente la mente
per dire per sempre
per sempre rimane
soltanto un istante
l'istante il cui seme
si mescola al sangue
ci cambia le impronte
ci mette di fronte.
ma oggi non è in casa
respiri la voce che ancora ti chiama,
ma ora si allontana
Io potenziale serial killer, di una probabile famiglia, non ho il coraggio che è richiesto, non abbastanza grande adesso.
Passo dopo passo
passo sopra
cammino sulla fune
senza protezione.
Si mente la mente
per dire per sempre
per sempre rimane
soltanto un istante
l'istante il cui seme
si mescola al sangue
ci cambia le impronte
ci mette di fronte.
In questi giorni devo sorridere con più sforzo. Si deve sorridere, è un momento straordinario. Ma si fa più fatica. Si fa tanta fatica. Sono giorni diversi, ma tutti equiparati dalla parola casino. Una parola declinabile in più accezioni.
E' un casino quello che vedo davanti a me, quello che mi porterà in un treno per Roma per una riunione che sembrerebbe essere decisiva e che potrebbe essere, come sempre, molto meno decisiva di quello che promette.
Potrei conoscere Veltroni, mi basterà Gentiloni, un Vedrucci. Qualcuno, a cui metaforicamente dare uno schiaffo, per quanto un pischello possa mai avere la pretesa di poter dare schiaffi.
Erano le 17 e io ancora non sapevo nulla. Sono arrivato a casa alle 20 e ho dovuto dire a mammà una roba di questo tipo:
"mamma, domani vado a Roma, forse vedo Veltroni"
Se me l'avesse detto mio figlio, con quel tono e quella tempistica, io l'avrei preso per un cretino.
E' tutto vero, domani in treno, senza portatile. Studierò. Penserò.
Vedrò il paesaggio passare ricorsivamente, sempre uguale.
Poco mare sulla Bari-Roma, tanta Irpinia, tanta desolazione.
Vedrò il paesaggio scorrere, e cambiare. Inesorabilmente.
Questi giorni mi hanno rivisto immerso in un vecchia zona oscura delle mie costruzioni, che chiede di essere eliminata al più presto.
Certo, non lo fa esplicitamente. Anzi, il pallino chiederebbe anche di proseguire così, "che bello, non me l'aspettavo".
Ma in 28 ore ho visto due cose e tanto potrebbe bastare.
La banalizzazione di sè stessi, del corpo, della donna. Il casino, nel peggiore delle accezioni possibili. Quella da vocabolario.
Ho sempre pensato che le donne fossero nettamente superiori agli uomini.
Non ho mai capito perchè spesso, piuttosto che giocarsela alla pari, accettano di farsi mercificare. Accettano un sistema di segni, di valori, di scappatoie. Poi è chiaro che la società è maschilista. La donna non lotta, la donna aggira.
In extrema ratio ci sono i pompini.
La banalizzazione sta anche nel nascondersi del nel solito clichè della superficialità.
Sò tutti superficiali. Uomini e donne. Nessuno ha tempo per pensare agli altri quando si fa ciò che si vuole.
E tutti pensano che l'autoanalisi giustifichi. Sò superficiale, scusa.
No, basta. Io non ce la faccio più.
E purtroppo, a coronamento, ho letto tra le righe dove forse non c'era da leggere. E buh, voglio leggere delle cose. Secondo me stavolta è giusto leggere.
Ho da tempo deciso di mettere il rispetto dell'altro davanti a tutto, davanti anche a me stesso. Ho un paio di valori indistruttibili, sugli altri negozio. (no, i compromessi sono un'altra cosa)
Quello che mi aspetto è una prova, quando tu mi chiedi una prova.
Non guardo nello specchio è tempo ormai, e ho
Paura dentro quello che farei, se so
Io certo sono quello
Anch’io vorrei fermare
E per spingerla sul cuore
sino a fare male
Quello che mi serve è una prova, quando tu mi chiedi una prova
Quello che mi aspetto è una prova, quando tu mi chiedi una prova
Riconosci di non riconoscerti
Io fermo tutto il resto e vedo muoversi
Le teste immerse e i corpi
si continuano a cercare
Il muro freddo dietro
fermo ad ascoltare
E tocca di voltarsi
Per poi non ritornare
E riprendere per mano
quello che rimane
Paura dentro quello che farei, se so
Io certo sono quello
Anch’io vorrei fermare
E per spingerla sul cuore
sino a fare male
Quello che mi serve è una prova, quando tu mi chiedi una prova
Quello che mi aspetto è una prova, quando tu mi chiedi una prova
Riconosci di non riconoscerti
Io fermo tutto il resto e vedo muoversi
Le teste immerse e i corpi
si continuano a cercare
Il muro freddo dietro
fermo ad ascoltare
E tocca di voltarsi
Per poi non ritornare
E riprendere per mano
quello che rimane
Io non volevo cambiare le regole. Mi tocca di voltarmi. Io non volevo. Non ho scelta.
E così parto per Roma completamente scarico dal punto di vista emotivo. Sempre più stanco e sempre più misantropo.
Ma vado a fare l'animale sociale. E ne ho tantissima voglia.
Sì, è un paradosso, lo so.
Vado a rappresentare un tot di persone, mai dimenticarselo.
Anche se per andare ho dovuto aspettare un insulso balletto tra dirigenti politici.
Anche se per andare ho dovuto rinunciare al viaggio in aereo, andrò a dormire nell'ennesima casa romana, di una città che non mi appartiene più, a cui domani sera dò un'altra possibilità perchè ho avuto fortuna.
La fortuna di incrociare le rotte di una persona positiva, che domani mi ospita.
Così, per caso. A culo. Come succede per tutte le cose belle.
Devo dormire stanotte, domani devo essere un leone.
Devo essere io, il PD, Proforma ed Emiliano contemporaneamente.
Pressione 0, ma devo essere lucido.
Devo dormire, per questo scrivo.
Se pensassi a tutto ciò che mi sto mettendo sulle spalle il sonno mi passerebbe. Così come non ci sarebbe niente di male se mi "concedessi" una notte insonne per fare il punto sulle cose che non vanno, che l'attualità ti impone di guardare. Negli occhi.
Ma non voglio, non è giusto. Sarebbe sputare sul momento splendido, che non può essere offuscato da giornate dure, di ristrutturazione forzata.
Molto più difficile fare gli scatoloni quando non si ha voglia.
Molto più difficile partire in fretta e furia. Ma ce la faremo.
Se pensassi a tutto ciò che ogni giorno mi succede, mi sentirei in un casinò.
Gioco tutto al casinò royale. Altro che scelte calcolate.
La tattica l’hai scelta ma è la sorte che ti sceglie
Rosso e nero vince sul tappeto verde
Vince l’altro perde e prende il posto di quell’uno
dopo un tot di mani sono scomparsi uno ad uno…
Gioco tutto al Casino Royale
I bet again on Royale Sound
Ed è la sorte che si accetta, vivendo ciò che sarà
Ed è la sorte che si afferra, sfruttando quello che da, ti da
Ed è la sorte che si sfida cercando il suono che vuoi, che sei
Ed è la sorte che ti sfida, gioca le carte che hai, ora
Rosso e nero vince sul tappeto verde
Vince l’altro perde e prende il posto di quell’uno
dopo un tot di mani sono scomparsi uno ad uno…
Gioco tutto al Casino Royale
I bet again on Royale Sound
Ed è la sorte che si accetta, vivendo ciò che sarà
Ed è la sorte che si afferra, sfruttando quello che da, ti da
Ed è la sorte che si sfida cercando il suono che vuoi, che sei
Ed è la sorte che ti sfida, gioca le carte che hai, ora
Le carte sono tante. Può capitare la mano sbagliata.
Il dealer mi ha servito ancora, ho un buon inizio.
Guardate cosa mi hanno scritto su Facebook mentre partorivo sto messaggione:
"Ciao Dino, so che non ci conosciamo ma alla fine siam amici, ed è un piacere esserlo di te perche hai un modo di scrivere che fa sbigattare dalle risate :-) continua cosi, ciao marco"
Sì Marco, continuo così.
Ho freddo, ma già un po' meno. Ho carte buone, ma mai blindate. Unico trucco nei momenti duri: proteggermi da ciò che voglio, dalla ricerca del punto a tutti i costi.
Io sì.
Fanculo.
Io non cambio.
Ho freddo, ma già un po' meno. Ho carte buone, ma mai blindate. Unico trucco nei momenti duri: proteggermi da ciò che voglio, dalla ricerca del punto a tutti i costi.
siamo disposti forse a rinunciare a ciò che noi vogliamo
per ottenere tutto ciò che non vogliamo perdere
per ottenere tutto ciò che non vogliamo perdere
Io sì.
Fanculo.
Io non cambio.







