Per molti non faccio niente, perdo tempo.
"Stare su Facebook non è lavoro"
Io non so se me lo dicono perchè lo pensano o perchè vorrebbero stare al posto mio, fatto sta che oramai questa sul cosa faccio di preciso sta aggiungendosi ai vari clichè, al "tu che sei psicologo", al "tu che sei superimpegnato", al superbo e all'arrogante.
Secondo un rassicurante schema organizzativo (chi sta negli organigrammi lavora, no?), mi fregio dell'ampolloso titolo (cit.) dei responsabile social media di Proforma.
Tradotto in italiano, studio gli strumenti che il 98% delle persone usa per mettere le foto con la tetta in vista, per fare i quiz su che personaggio dei cartoni animati è, per fare carte con le femmine, per condividere la musica e i contenuti.
Studio proprio queste dinamiche cazzeggione.
Secondo un libro di James Surowiecki, The Wisdom of Crowds (http://www.fusiorari.it/surowiecki.htm), questi giganteschi ammassi di persone che si limitano a vivere, a condividere, a cazzeggiare, a scegliere, producono conoscenza di qualità nettamente superiore rispetto al migliore degli analisti su una specifica attività.
A quelli che "ma Facebook a cosa serve?" "I blog a cosa servono?"; quasi quasi "Internet a cosa serve?", e a tutti quelli che invece utilizzano già un po' di più questi strumenti: comprate quel libro.
Non mi limito a studiare gli strumenti, li utilizzo pure. O consiglio l'utilizzo (o anche di disertare).
Gradualmente, non per decreto. Le persone, le aziende, i contesti che utilizzano questi strumenti per fini non cazzeggioni devono sentire queste cose, devono correre i rischi connessi, non lo devono far per moda, "perchè tutti hanno un blog", altrimenti è un disastro.
Sì, non faccio niente dalla mattina alla sera.
A parte studiare da che lato sta andando il mondo.
Per poi ritrovarmi il sabato notte, birra in mano, a discutere seriamente di campagne elettorali, prediction markets e ad altri inutili orpelli della nostra società civile.
Ma voi di preciso cosa fate?
Per quale cazzo di motivo arrivo al weekend e vedo attorno a me una tremenda desolazione? Una desolazione (approfitto per ringraziare i miei compagni di serata di ieri, è sempre un piacere, davvero) che non vedo durante la settimana perchè vado così forte che non riesco a fermarmi a guardare il panorama vicino a me (mentre magari guardo a cose ben più distanti, forse è un errore, chissà).
Perchè sono io quello super-impegnato, che non si fa sentire mai, che non è di priscio, etc etc. e poi nel weekend, quando ci sarebbe il tempo e il modo per costruire le cose, le situazioni che richiedete, mi dovete far passare sempre di più il senso di colpa per il fatto che mi rendo sempre più indisponibile dal lunedì al giovedì? Perchè, tanto, mi richiedete ma poi non ci siete.
Perchè mi dovete far pensare che dormire sia la migliore occupazione possibile nel fine settimana?
Forse perchè è vero.

4 commenti:
non per sbaglio chiesi e te cosa fosse il facebook, e devo dire che non ho ancora capito come funziona, perchè ho seguito il tuo consiglio e cerco di starne alla larga fin quando intendo studiare.. :-)
Sto cercando di disintossicare una carissima amica affetta da FaceBookkite acuta: le ho prescritto dosi quotidiane di Twitter coadiuvate da spruzzate di FriendFeed :) CIAO DINO!!!
@ Mario, dal 3 ottobre ti voglio operativo :p
@ Carlo: ciao wagliò! (così la metti ancora più nei guai, Twitter è molto più pericoloso di FB!)
Non c'è niente di meglio che cazzeggiare nel weekend!
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