Gatta inguantada la ciappa minga i ratt
2.
Stra(na)Milano.
Giovedì sera avevo deciso non tanto di farci la pace, quanto di trovare un accordo, un patto di non belligeranza.
Ha giocato sporco con me: erano le 20 e dopo le mirabolanti avventure di un arrivo dopo un viaggio in aereo (valigia di qua, valigia di là) esco dalla Camera di Commercio e lei, così, mi si mette di fronte. Mi mostra i muscoli.
Il Duomo, illuminato. Pioggerellina leggera.
Bello, se non addirittura bellissimo.
Poi si torna alla solita Milano. Quelli che tutti o in giacca e cravatta o vestiti come la vice-Londra, quelli coi gay che camminano davvero senza un cazzo per la testa (metafora infelice), quella con tutti con le cuffie nella metro e poi si chiedono come mai tutti soffrono di depressione e solitudine.
Anche io non mi sono tirato indietro e ho abusato del mio shuffle nella Metropolitana.
Offelee, fa el to mestee
3.
Sinestesia.
Un'altra parola chiave di questo MTZ.
Scendo nel tunnel della metro, mi sparo le cose più sporche e buie del mio lettore.
Entro a casa di Shardo tutto contento: "senti questi"
Dopo un minuto: "ma fa sempre così la canzone?"
Ecco, è facile capire cosa posso aver sottoposto al padrone di casa:
Burial.
Prendete Burial, prendete me, prendete i tunnel, prendete l'isolamento ovattato di due cuffie.
L'ipnosi della giungla metropolitana ha fatto, come sempre, la sua porca figura.
Questa è una delle poche sinestesie che mi sono rimaste, forse la prima di cui ho avuto consapevolezza e l'ultima che se ne andrà, se mai se ne andrà.
Aggiungi due fili di Portishead e più in generale il trip-hop. E scopri di come puoi uscire dalla realtà senza dover usare additivi.
Mi fermo qua, non voglio forzare la mano e scassarvi più di quanto non abbia fatto.
Si fa forte una consapevolezza:
io devo vivere scrivendo stronzate.
sabato, marzo 29, 2008
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