lunedì, aprile 16, 2007

dio, la religione, gli amici, i ricordi

Sol chi non lascia
eredità d'affetti
poca gioia ha dell'urna.

esordisco così, con questa frase di merda, che ho fissato in obitorio ieri, per lunghi, interminabili minuti.
Chiedo sin d'ora scusa a tutti coloro i quali non apprezzeranno nè i concetti, nè il linguaggio poco diplomatico. Ci penserà Dio e la religione a scomunicarmi.

Dio appunto.
Non esiste, ora ne sono davvero certo. Dio che tutto può e tutto sa, Dio onnipotente che ci ha nelle sue grazie, non può adoperare in modo così aggressivo la morte, il dolore.
I credenti più ferventi direbbero che dal dolore, dalla privazione, Dio ne ricava un progetto, un suo destino, una lezione a noi comuni mortali, affinchè ci si possa temprare e apprezzare le piccole cose, ma anche l'amore e l'affetto, che piccoli non lo sono per nulla.

Sulla carta andrebbe bene, ma quando Dio o chi per lui si accanisce su di te, sulla tua famiglia, sui tuoi affetti più cari, più o meno nel profondo, più o meno tragicamente, ma sempre in modo violento, inatteso, con telefonate choc, ansie e angosce, bè, non vedo che (ulteriore) lezione mi possa dare Dio.

E qualora siano tutte lezioni, devo evincere che Dio vuole più bene agli atei o comunque a me, visto che mi sta rendendo una persona saccente, a furia di lezioni, di gente che se ne va senza preavviso. Mi sta dando troppa sapienza, ma Dio o chi per lui, che tutto può e tutto sa, dovrebbe anche sapere che la conoscenza va distribuita, e che rendere una persona troppo intelligente e gli altri tutti svampiti, non serve a niente.

a drop in the ocean
a second and all time
one stop in the endless sky
but you mean
the whole world to me
you're an island of light
so please last this day
stay one more day

Se Dio o chi per lui mi voleva dare una lezione, è riuscito a darmene due..la prima è al contrario, è la sua non esistenza, è come se mi fosse giunta una sorta di consapevolezza (definitiva) di questo.
La seconda riguarda i suoi pastori terreni. Sono delle persone incompetenti.
Perchè io dovrei ascoltare lezioni sull'amore, sulla famiglia, sui diritti e sui valori da persone che non hanno mai amato? Che non sanno, che non possono sapere davvero cosa vuol dire la privazione? Cosa vuol dire una famiglia distrutta dal loro amichetto ultraterreno o chi per lui, perchè semplicemente questi pastori, una famiglia, non ce l'hanno?
Perchè dovrebbero sapere più di me, o più di un qualsiasi laico che sa cosa è l'amore o ne ha almeno un vago sentore, cosa è giusto e cosa sbagliato per tutti noi?
Perchè Ratzinger e Bagnasco devono fare tutta questa pressione affinchè 2 persone che si amano e non si sposano anche solo per non spendere migliaia di euro imputtanati con pratiche burocratiche, quindi per motivi molto terreni, non possano tutelare due ragazzi che ora sono in mezzo a una strada?
Per me, sono e rimangono degli assassini nella peggiore delle ipotesi, degli incompetenti nella migliore.

L'unica mia consolazione
è aver costruito un'amicizia unica
lunga 35 anni
e che quella mi rimarrà nel cuore per sempre

Per me l'amicizia è un valore sacro. Così sacro che ci rimango sempre male, troppo male, quando un mio amico mi tradisce, o semplicemente mi delude. Così sacro che probabilmente sfocio nella paranoia talvolta, quando vedo gli altri far cose che io non mi sognerei nemmeno di fare.
Così sacro da aver provato una specie di senso del dovere, sentendo quelle parole ieri.
Ho avuto la sensazione che in fondo faccio bene a essere sacro e paranoico. Anche io vorrei tanto dire un giorno quella frase, che sia in un momento di felicità, o di profonda tristezza (come in questo caso). Voglio avere dei rapporti solidi, dove non c'è solo egoismo e non ci sono solo interessi. E per fare questo bisogna essere molto idealisti e quindi un pò rigidi. Continuerò a cercare le persone giuste per me, e darò loro il massimo. Il mio massimo che da ieri è ancora più massimo di come non lo fosse già prima.
Ancora, voglio dire alle persone a cui voglio bene, che voglio loro bene.
Voglio parlare con le persone con cui ci sono state delle incomprensioni per chiarirle, perchè la vita è fatta anche di manifestazioni d'affetto, e non sai mai se la vita ti permette il lusso di fartele fare prima di una tragedia.
Allo stesso tempo, non posso sapere a priori se c'è questa voglia da parte di tutti. Perciò, chiunque legga questa mia lettera aperta, e senta lo stimolo a volermi dire qualcosa, a voler chiarire un'incomprensione, o anche solo a bacchettarmi, colga il momento, il periodo. Un periodo di assoluta sacralità dell'amicizia, un periodo in cui non ho nessuna voglia di essere rancoroso con nessuno.
Non è giusto, non serve.

Avevo 3 anni e piangevo
si giocava a poker a casa mia.
Diego e Luigi mi chiusero per scherzo nel forno
e fecero finta di accenderlo per prendermi in giro.

E'il ricordo più vivido della mia infanzia, e riscrivendolo mi sfuggono le lacrime.

venerdì, aprile 13, 2007

teatro dei sogni, continua


Cristiano Ronaldo resta al Manchester. Lo annuncia il sito dei Red Devils. Ha firmato un nuovo contratto di 5 anni, che scadrà nel 2012. Vengono così messe a tacere le incessanti voci di mercato che volevano il portoghese corteggiato dai principali club italiani e spagnoli.
"Sono sollevato - ha dichiarato il campione portoghese -. Ho parlato con Ferguson del mio futuro, sapeva che volevo restare. Sono felice qui, voglio vincere tanti trofei con questa maglia, e spero di poterlo fare già da quest'anno". Ferguson, tecnico dei Red Devils, è entusiasta: "È una notizia fantastica. Cristiano ha ottimi rapporti con la squadra, con lo staff tecnico e con i tifosi, diventerà uno dei più grandi giocatori di sempre dello United".

mercoledì, aprile 11, 2007

corsi di formazione, formazione da dimenticare

La giornata di ieri è stata una specie di spot di umanità.
Partecipo da un paio di settimane a un corso di formazione: è una roba un pò particolare, in realtà va a finire che ti formano all'autoconsapevolezza, più che a imparare a fare qualcosa. E' una formazione particolare, in cui mi sono trovato a fare il tavolo in una simulazione di un colloquio di selezione, a confrontarmi con storie individuali tra le più diverse e strane.

Ho visto gente che come me "non lascia niente", altri che piangono quando devono parlare di sè.

Rimango sempre molto affascinato dall'uomo, pur essendo un animale dall'egoismo crescente, almeno in questa società, nella nostra società. Nonostante le delusioni e le piccole amarezze, che rendono egoista pure te, non posso non covare un fortissimo desiderio di fare del bene, di servire l'altro, la comunità. In culo a chi ti vuole male, a chi non ti darebbe niente se non interessato.
Ho provato un mix di disagio e gioia, impossibile immaginare di provare tutto questo a un corso di formazione. Ma le emozioni, è importante viverle..il dove e il come, è davvero molto molto relativo.


Nella serata poi, abbiamo visto un uomo idolatrato in patria e a Roma, vagare come uno zombie dopo aver visto la sua difesa, tanto adorata in Italia e in Europa, per i due fortissimi centrali, bucata per 7 volte.
L'immagine che più mi rimarrà impresa di Manchester - Roma, partita di cui in linea teorica poteva anche non sbattermene niente, ma che mi affascinava da morire, per la mia simpatia personale per la tifoseria romana ma sopratutto per il calcio inglese, è quella di Luciano Spalletti che vaga, come posseduto, nel campo a fine gara, a metà strada tra il "ma che cazzo è successo" e il "fammi godere di questi ultimi momenti da protagonista".

Tornare a casa dopo una simile umiliazione sarà stato tremendo, però sono certo che anche Luciano, il Pupone, Amantino (inguardabile ieri sera), tra un mandarsi male e l'altro, magari anche solo pensando a Cristiano Ronaldo, o meglio ancora ai 6000 giallorossi che, sciarpe in mano hanno inneggiato alla loro squadra anche sul 5 a 0, si saranno detti che l'uomo è un essere in fase di imbastardimento, ma (forse anche per questo) rimane estremamente affascinante. E fargli del bene rimane sempre la gioia più grande.

mercoledì, aprile 04, 2007

daniela


Nonostante sia alto 196 centimetri, pesi 96 chili e le sue scarpe siano di numero 45, Daniel Van Buyten era stato soprannominato Daniela nel Bayern della gestione Magath, quindi fino a gennaio. Il difensore comprato in estate dall'Amburgo, grande come un armadio, aveva spesso paura nei contrasti, teneva con gli avversari un atteggiamento dolce, quasi femminile. Oliver Kahn un giorno si è arrabbiato ed è andato a scuoterlo, sul campo, davanti a tutti. Prima scossa. Poi è arrivato Ottmar Hitzfeld in panchina e il belga ha ritrovato cattiveria e fiducia. Il suo balzo da centravanti sulla palla scesa da un contrasto tra Pizarro e Oddo è valso il gol del primo pareggio, il segnale ha fatto rinascere il Bayern. Una botta da ala sinistra ha significato il 2-2. Kahn non c'era, ma tutti gli altri sono andati a scuoterlo e stavolta non era un rimprovero. "È stato magnifico, non solo per me ma per tutta la squadra: siamo riusciti a recuperare una partita che sembrava persa", dice il difensore, mentre l'allenatore Hitzfeld lo ringrazia: "Mi fa piacere per questo exploit, era molto criticato, ma è uno dei migliori nel suo ruolo". Van Buyten, 29 anni, in questa Champions non aveva mai segnato, però uno dei momenti più entusiasmanti della sua carriera era stato a Madrid "quando con il Marsiglia avevo fatto gol al grande Real di Zidane". Adesso San Siro scavalca il Bernabeu. Hitzfeld dice: "Al ritorno lo farò giocare da centravanti".

lunedì, aprile 02, 2007

la mia bambi

"Così ho aiutato Moana a morire". Il marito della pornostar morta 13 anni fa, svela in un libro di "aver fatto entrare piccole bolle d'aria attraverso la flebo" per abbreviare la fine della moglie malata di tumore al fegato.

Al Messaggero, Antonio Di Ciesco anticipa il contenuto del libro: "Non voglio trovarmi in un letto con tubi dappertutto e non più padrona di me stessa, mi disse Moana. Allora dovrai aiutarmi ad andare, dovrai mettere fine alle mie sofferenze". E il momento venne la notte del 15 settembre 1994 in una camera dell'ospedale di Lione dove la pornostar era ricoverata.

"Ci abbracciammo, i baci furono un addio. Poco dopo si addormentò tra le mie braccia. Facendo entrare piccole bolle d'aria attraverso il tubicino della flebo lei non si accorse che la vita la stava abbandonando. E con essa anche le sofferenze".

Di Ciesco afferma di non essersi pentito: "E' stata una decisione presa con serenità, una scelta giusta che mi è costata, ma non c'era rimedio" e aggiunge di essersi deciso a parlare per mettere fine ai misteri sulla morte di Moana "specie sulla leggenda che non fosse morta, ma solo sparita volontariamente".

Sul quotidiano romano ricorda il suo amore segreto con Moana nato a Lampedusa tre anni prima, le nozze a Las Vegas, "una specie di gioco, un segreto tutto nostro che serviva anche a proteggere la nostra vita privata", e poi l'inizio del male durante un lungo viaggio in India nel 1994, con la scoperta del tumore e a Lione, l'esito quasi nullo della chemioterapia e il medico che le annunciò che non aveva più speranze.

Rifarebbe quello che ha fatto?, ha chiesto il Messaggero al marito di Moana. "Sì, non ho cambiato idea. E' stata una scelta giusta. Se mi chiamasse un giudice, non potrei che confermare quello che ho scritto. Non credo di aver fatto niente di male, ho solo rispettato la valontà di Moana. L'eutanasia è una scelta che dovrebbe essere concessa a tutti in casi estremi come quello di Moana, la mia Bambi".

sabato, marzo 31, 2007

no a bagnasco, si a dadullah


Perché dire no, oggi a forme di convivenza stabile alternative alla famiglia, ma domani alla legalizzazione dell'incesto o della pedofilia tra persone consenzienti? L'interrogativo, destinato a rinvigorire ulteriormente la polemica sui Dico, è stato posto dall' arcivescovo di Genova e presidente della Cei, monsignor Bagnasco, durante un incontro nella serata di ieri con gli animatori della comunicazione della diocesi. "Nel momento in cui si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana - ha affermato Bagnasco -, non vi è più un criterio di giudizio per valutare il bene e il male e quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male, il vero e il falso, ma l'unico criterio o il criterio dominante è il criterio dell'opinione generale, o dell'opinione pubblica, o delle maggioranze vestite di democrazia - ma che possono diventare ampiamente e gravemente antidemocratiche, o meglio violente - allora è difficile dire dei no, è difficile porre dei paletti in ordine al bene". "Perché - ha proseguito l'arcivescovo di Genova - dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no? Perché dire di no all'incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? E via discorrendo, perchè poi bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali". "Oggi ci scandalizziamo - ha concluso il presidente della Cei - ma, a pensarci bene, se viene a cadere il criterio antropologico dell'etica che riguarda la natura umana, che è anzitutto un dato di natura e non di cultura, è difficile dire 'no'. Perché dire no a questo a quello o a quell'altro. Se il criterio sommo del bene e del male è la libertà di ciascuno, come autodeterminazione, come scelta, allora se uno, due o più sono consenzienti, fanno quello che vogliono perché non esiste più un criterio oggettivo sul piano morale e questo criterio riguarda non più l'uomo nella sua libertà di scelta ma nel suo dato di natura".

brutte, brutte storie

I quindici militari britannici nelle mani delle autorità di Teheran dallo scorso 23 marzo, potrebbero essere processati. Con l'accusa - sempre respinta da Londra - di spionaggio, e di sconfinamento nelle acque territoriali iraniane. A citare espressamente questa ipotesi - proprio nelle stesse ore dagli Stati Uniti è giunto un un deciso "no" alla strategia dello scambio con prigionieri detenuti in Iraq - è l'ambasciatore dell'Iran a Mosca.

La notizia è stata rilanciata dall'agenzia di stampa ufficale di Teheran, la Irna. Intervistato da un'emittente russa, il diplomatico, Gholamreza Ansari, ha detto che "è possibile che i soldati inglesi finiscano davanti a una corte iraniana, processati per il loro comportamento illegale". Questo perché "il procedimento legale contro i militari è già cominciato: se le accuse contro di loro saranno provate, verranno puniti".

Intanto, dopo l'intervento di ieri dell'Unione Europea, oggi gli Stati Uniti hanno smentito che si possa pensare a uno scambio fra i 15 militari britannici fatti prigionieri dall'Iran nel Golfo e i cinque iraniani arrestati dalle forze americane a Erbil, nel nord dell'Iraq. Lo ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Sean McCormack. "Noi respingiamo qualsiasi legame" fra le due vicende, ha dichiarato ieri sera.

I cinque iraniani, arrestati lo scorso gennaio, secondo Teheran sono diplomatici; secondo gli Usa sono membri dei Guardiani della rivoluzione, la potente forza paramilitare del regime islamico iraniano. La coalizione guidata dagli Usa li accusa di aver fornito agli insorti iracheni la tecnologia per la costruzione di micidiali ordigni anti blindati che hanno provocato molte perdite fra i sodlati americani.

Il portavoce americano ha precisato comunque che nessuna proposta ufficiale iraniana di uno scambio di prigionieri è giunta al governo americano.

giovedì, marzo 29, 2007

lo strappo

"Noi siamo maggioranza nel Paese anche senza l'Udc". Così il leader di Fi, Silvio Berlusconi, ha aperto il suo intervento all'assemblea dei parlamentari della CdL. Assieme all'ex premier siedono al tavolo della sala della Regina di Montecitorio i leader di An e Lega. "Prendo atto - ha aggiunto Berlusconi - che per ora non possiamo considerare l'Udc al nostro fianco".

venerdì, marzo 23, 2007

pa-ga-reeee


Va bene che è abituato a primeggiare. Va bene essere il primo nato nel terzo millennio all'ospedale di Scafati, quasi come un segno del destino. Va bene essere il primo della classe ed essere molto più maturo a dispetto dei suoi sette anni. A questi primati si è aggiunto un altro: è il contribuente più giovane d'Italia. Il Commissario straordinario della Regione Calabria per la gestione del Comprensorio del Consorzio di bonifica Sibari-Crati gli ha recapitato una bolletta di 20,36 euro. Quattro le rate da pagare. La prima, di 9,26 euro entro sessanta giorni dalla data di notifica della cartella esattoriale. E le successive di 3,70 euro ogni sei mesi

giovedì, marzo 22, 2007

chi di spada ferisce..

Vede fra il pubblico Veronica Lario, che assiste allo show con i figli, e non si fa sfuggire l'occasione. Roberto Benigni, durante il suo "Tutto Dante" al Palasharp di Milano, fa una proposta di matrimonio alla signora Berlusconi, parafrasando le "parole dello scandalo" che l'ex premier disse alla deputata azzurra Mara Carfagna.

"Se non fossi sposato la sposerei. Non porto tacchi, sono alto un metro e 70 tutto naturale, non ho mai messo la bandana, non ho mai messo il doppiopetto.... Non racconto barzellette, non vado a cena con Bondi e Ghedini, che tutti e tre quando li vedo sembrano Star Trek, e non la tradirò mai sfacciatamente come fa lui con Fede, non le farò mai canzoni con Apicella. Ho un amore straordinario per lei - conclude Benigni - le volevo fare una proposta di matrimonio e ringraziarla per essermi venuto a trovare".

Fu proprio la proposta dell'ex premier alla Carfagna a far perdere la pazienza alla moglie del leader di Forza Italia, che scrisse una lettera al quotidiano la Repubblica in cui esigeva scuse ufficiali da parte del marito per una serie di comportamenti pubblici ritenuti offensivi nei suoi confronti.

Veronica è andata a teatro accompagnata dai figli Barbara e Luigi per assistere allo spettacolo. "Sono una fan di Benigni, non vedevo l'ora che portasse Dante a teatro - ha detto sorridente la moglie di Berlusconi -. Questa sera è un desiderio che si avvera".
Di certo, non si aspettava l'exploit del comico toscano e la "dichiarazione d'amore" in diretta dal palco.

mercoledì, marzo 21, 2007

sogno di una notte di mezz'estate

Mi dispiace. È stata la stupida deviazione di percorso di una sera d'estate. Ma perché dovrei dimettermi per questo?". Silvio Sircana sta seduto in poltrona, e riflette a voce alta. Da casa sua è appena uscito un medico. La moglie Livia prepara la cena ai figli. Una vita sconvolta da una foto. Una foto che lo ritrae mentre si affianca a un transessuale, e scambia qualche parola dal finestrino. Quella maledetta foto che, spuntata dalle fogne di Vallettopoli, lo inchioda alle sue responsabilità. Di marito, di padre, di politico, di portavoce del governo. "Pubblicatela pure, quella foto, tanto so cosa ritrae. Ritrae quello che è successo. Cioè nulla".

Onorevole Sircana, come fa a dire che quella foto non ritrae nulla?
"È la verità. Una macchina si accosta un istante a un presunto transessuale. Poi se ne va. Con a bordo soltanto chi la guida. Questo è il fatto".

Nella sua posizione di uomo pubblico, con un incarico di governo, anche questo può bastare. O no?
"No, non può bastare. Non si crocifigge una persona, per una sciocchezza del genere. Non si espone alla gogna mediatica un uomo, per una piccola e stupida deviazione di percorso, in una sera di mezza estate. Se quello che è successo dovesse essere oggetto di qualsiasi analisi di tipo processuale, anche presso il più spietato dei tribunali religiosi, verrebbe derubricato così: il fatto non sussiste. E invece, su un fatto che non esiste, si è montata purtroppo una panna ignobile".

Comunque, scusi la franchezza, ma già sento l'obiezione di qualche lettore, mentre legge questa intervista: dopo quelle foto, proprio lui viene a farci la morale?

"Non mi sono mai messo a caccia per cercare quelle foto, non ho mai inseguito il direttore di "Oggi" per chiedergli di darmele. Quelle foto mi hanno distrutto. Ma dimostrano il nulla, come conferma nell'intercettazione telefonica lo stesso fotografo che le ha fatte: "peccato, si è fermato un attimo, e poi se n'è andato"".

Ma perché si è fermato?
"Gliel'ho detto. Uno stupido cambiamento di percorso".

A questo punto la disturba che quelle foto siano pubblicate o no?
"Io ho già chiesto che siano pubblicate. E lo ripeto: pubblicatele pure. Anche se questa mia richiesta non rappresenta una liberatoria per nessuno, rispetto ai nuovi divieti fissati dal Garante".

Ha un bel coraggio, dopo quel ricovero urgente in ospedale. Colica addominale, si è detto...
"Infatti. Non lo nego. Ho subito uno shock terribile".

Lo sa che secondo alcune fonti quella notte prima del ricovero lei avrebbe addirittura tentato di farsi del male?
"Ma sì, va bene anche questo. Ognuno pensi quello che vuole. Io so solo che ho vissuto i momenti più brutti della mia vita".

Lo ha detto lei stesso, quando si è diffusa la notizia: "Sono distrutto, come posso parlare a mia moglie, cosa devo spiegare ai miei figli"? È riuscito a farlo, a distanza di sette giorni?
"La mia famiglia è l'unica cui devo spiegare qualcosa. Abbiamo vissuto tutti uno shock. Mia moglie ha capito benissimo il poco che c'era da capire. Ma con i miei figli è diverso. Loro hanno sofferto. Hanno subito e sentito l'enorme pressione, anche psicologica, che arrivava dall'esterno. Non a scuola, devo dire. Ma a casa sì. Nella mia casa circolano da sempre i giornali. E a vedere il proprio cognome sparato in un certo modo sui giornali c'è ancora qualcuno che si impressiona. Soprattutto se quel qualcuno ha solo tredici anni".

Mi rendo conto. Ma proprio per questo, dimettersi subito non sarebbe servito anche per tenere più al riparo anche la sua famiglia?
"Senta, io in tutti questi giorni non ho fatto altro che pensare a e occuparmi della liberazione di Mastrogiacomo. Mi sono detto: lo devo a Daniele, perché lui è mio amico e perché questo è il mio lavoro. Risolto quel problema, penserò anche al mio. Bene, ci ho pensato. E non glielo nego: ho anche pensato di dimettermi subito. Ho pensato tante di quelle cose, all'inizio. Cose anche molto brutte. Ma poi, superato lo shock, mi sono detto: adesso devo fare una valutazione seria, e prospettica, com'è doveroso che sia".

E l'ha fatta, questa valutazione?
"La prima riflessione che ho fatto è la seguente: faccio un lavoro in cui mi propongo come mediatore tra l'istituzione e l'informazione. In un lavoro del genere, la parola chiave è una sola: credibilità. E allora mi sono posto la domanda: agli occhi dei miei interlocutori sono ancora una persona credibile o no? Restano dubbi e retropensieri, sulla mia credibilità?".

Bella domanda. Ha trovato la risposta?
"Sì, l'ho trovata. Prima di tutto nei miei datori di lavoro...".

Vuol dire che Prodi non le ha chiesto di fare un passo indietro?
"Prodi non ha mai deviato un secondo. Ha sempre avuto una grande fiducia in me. Ma poi la risposta l'ho avuta anche da tutto il governo, e dal mondo politico. Ho ricevuto messaggi di solidarietà non solo dal centrosinistra, ma anche dal centrodestra. Mi ha chiamato Casini, mi ha telefonato Ronchi per riferirmi la solidarietà di Fini, mi hanno scritto lettere cortesissime Bonaiuti e Schifani. Questi attestati di stima mi hanno fatto capire che la valenza politica delle mie eventuali dimissioni non c'è, non esiste".

Ma ora che le foto sono pubbliche su tutti i giornali, non teme che qualcosa si possa rompere, dentro di lei?
"Certo, dentro di me resta una cicatrice profondissima, sul piano umano, psicologico, affettivo. Ma io mi sento ancora la persona di prima. Io resto quello che sono sempre stato. Per questo resto al mio posto. Ogni persona seria deve pensare a dimettersi almeno tre volte all'anno. Perché commette leggerezze ed errori. Ma un conto è pensare alle dimissioni, un conto è darle. Tra l'altro, le voglio ricordare che io le dimissioni da questo incarico le ho già date una volta, nella vita. Quindi oggi non ho proprio nessuna paura".

Insomma, onorevole Sircana, la sua linea è resistere, resistere, resistere. Ma come si sente, davvero?
"Come mi sento davvero? Mi sento uno schifo. Le confesso che quest'ultimo week-end, passato a seguire le ore più drammatiche del rapimento di Mastrogiacomo, avrebbero potuto uccidere un elefante. Dopo il malore della settimana scorsa mi sono curato poco, quasi per niente. Adesso è ora che mi rimetta in sesto, sul serio".

martedì, marzo 20, 2007

coincidenze

La giornata di oggi vorrebbe poter parlare chiaro, ma non lo fa fino in fondo.

Volendomi dare la responsabilità dei miei scivoloni in alcune delle mie attività extra-universitarie, potrei dire che non sono in grado di fare certe cose.
Non è poi così male: meglio saperlo a 22 anni che a 44.

Volendo ragionare più globalmente, noto con una certa preoccupazione il fatto che
più una persona mi appare nello stesso momento (sicuramente) più potente e (forse) meno competente di me
più vengo trattato con uno spirito gerarchico e nonnistico. Da anteguerra. Pisciato in testa, direbbe il saggio.

E quanto più il potere viene distribuito tra le persone
perchè si riconosce che sono distribuite le loro capacità,

quando veramente si lavora per una missione, si lavora in un gruppo,
tanto più sento un clima stimolante e partecipativo. E quello che dico, magari non cambierà niente..ma almeno so che verrà ascoltato, elaborato, si discuterà.

Dovrebbe essere il contrario: dovrei sentire pressioni laddove ci sono fortissime aspettative e fare il reginetto quando le persone sono ignoranti o cmq indifferenti.
C'è qualcosa che non va.

giovedì, marzo 15, 2007

duni l'autore

Sabato 17 marzo, ore 17, Antenna Sud
(in replica 18 marzo ore 23.30)


inizia "30 e Lode", programma settimanale che parla delle tematiche legate al mondo che parla agli universitari pugliesi delle loro problematiche, ma anche di opportunità, eventi, disfunzioni, brutture. Con il loro linguaggio, dato che siamo noi ragazzi a metterlo in piedi.

Io sono uno degli autori, nella prima puntata non ho rubriche ma ciò che dicono nelle rubriche "cultura e spettacoli" e "annunci di lavoro", è roba mia..

in futuro probabilmente vedrete anche la mia faccia di cazzo.

Se volete dire la vostra, raccontarci di cose un pò illegali, un pò strane, ma anche belle storie, scrivi a:

diccilatua@gmail.com

lunedì, marzo 12, 2007

trova l'intruso

Dopo il "superb rugby" (come disse un tifoso gallese a proposito della nostra prestazione di sabato), la nazionale italiana si è concessa una domenica di svago nelle vie di Roma..
vediamo in Via Condotti 5 degli eroi che hanno espugnato il Flaminio, con la storica vittoria sul Galles per 23 a 20.

Da sinistra:

Giovanni Memola, mediano di apertura
Andrea Lo Cicero, pilone
Dino Amenduni, flanker
Marco Bortolami (capitano), seconda linea
Carlos Nieto, pilone.

mercoledì, marzo 07, 2007

piccola italia

La disperazione, quando è certa e nera, obbliga ad essere creativi. Far divenire un giudice amministratore delegato dell'aeroporto era un azzardo di sicuro. Ma vi era altra scelta? Al sindaco di Lamezia Terme, la città calabrese dove le cosche della 'ndrangheta sono più cattive e più padrone, dove la classe politica troppe volte è tenuta a bada dai ricatti e qualche altra dalle bombe, bombe vere non petardi, e il primo cittadino - se vuol continuare a campare - deve vivere sotto scorta, parve necessario anche se un po' disperante interpellare il dottor Giuseppe Vitale, presidente vicario della Corte d'Appello di Catanzaro. Fu poco più di un anno fa che gli chiese: "Se la sentirebbe?". Vitale, alle soglie della pensione, capì che era venuto il momento di divorziare dalla prudenza e dalla ragione. "Accetto", rispose.

Settant'anni, abituato per una vita unicamente a tenere il conto delle estorsioni e delle truffe, dei morti ammazzati e delle rapine, Vitale si insediò nel consiglio di amministrazione della Sacal, società aeroportuale calabrese. Una SpA che gestisce l'aeroporto di Lamezia Terme. Un'unica pista al centro della piana che segna in due la Calabria. La SpA, come quasi tutte le imprese in Calabria, è a prevalente capitale pubblico. Il comune di Lamezia Terme è l'azionista di maggioranza, alcuni privati (Aeroporti di Roma e Banca Carime) hanno però quote significative.

Nel novembre del 2005 il giudice è nominato presidente e amministratore delegato della società. 2800 euro netti mensili, un affare per le casse pubbliche: "Sa com'è, godo già della pensione. Non bisogna mai strafare". Vitale inizia la sua nuova vita. Legge e legge. "Mi misi a studiare come un pazzo, volevo capire ogni cosa del sistema gestorio degli aeroporti, impossessarmi delle conoscenze sulla rete, e poi le altre esperienze, i successi d'impresa... Ero preoccupato, capirà".

Già dai primissimi momenti liberi della lettura fa capire, per esempio, che non è necessario nè prudente premere per aggirare i vincoli e i criteri delle gare d'appalto. "Quando ho avuto sentore di qualche irregolarità, ho annullato la gara. Ecco tutto. Abbiamo rifatto e riscritto e alla fine l'offerta migliore ha vinto. Qui non si fa l'appaltuccio, l'aeroporto è un ente di diritto pubblico, abbiamo regole che impongono la trasparenza. Chi perde e si sente danneggiato ha il diritto di ricorrere".

E' una rivoluzione per la Calabria. "Invece no, l'aereoporto non era gestito male, sarebbe una bugia dire il contrario. Però qualche correzione ci voleva, e soprattutto far capire alla gente che bussare all'amico sarebbe divenuta una perdita di tempo". Il giudice infatti non fa passare invano il tempo. "Anzitutto è stato ultimato l'ammodernamento della pista". Qualche milione di euro è costata: i soldi sono stati spesi e, incredibile per la Calabria, i lavori sono stati anche realizzati. I voli intanto aumentano: "Abbiamo aperto ai low cost, con Ryan Air abbiamo un volo per Londra, il primo collegamento internazionale. Eurofly invece ci permetterà di andare a New York. E sarà il primo intercontinentale". Dodici vettori in più, maggiori tratte, più servizi. E dunque più passeggeri, più soldi, più profitti. I movimenti di traffico, durante l'anno in cui a guidare l'aeroporto è stato chiamato il giudice, sono aumentati del 16,75 per cento rispetto a un meno 11,3 fissato nel consuntivo redatto dal manager dell'anno precedente. Diciotto milioni di euro di fatturato, sei, forse otto volte in più l'utile di esercizio (i conti ancora provvisori saranno ultimati in questo mese) rispetto al precedente. Da Lamezia si va a Roma (cinque volte al giorno), a Milano, Torino, Bologna, Venezia, Verona. A Zurigo, oltre che a Londra e prossimamente a New York. "Dobbiamo fare di più, ci sono i margini per aumentare rotte e volumi industriali. Intanto, se ce la facciamo, diamo il via ai lavori per ammodernare l'aerreostazione e ampliarla". Più passeggeri (un milione 357mila) più metri quadrati per le sale e l'imbarco (da 15 a 21mila).

Contenti? Certo che sì. Anzi no. In Calabria se le ciambelle riescono col buco è certo che qualcuno ha taroccato lievito e farina.

A metà novembre dello scorso anno infatti si presenta dal giudice un consigliere di amministrazione e a nome di una nutrita compagnia di colleghi (la maggioranza del consiglio) gli chiede di fare le valigie. "Viene da me e mi dice: "guarda che non puoi gestire la società come un'aula di tribunale. Ti devi dimettere". Gli rispondo che non solo non ci penso proprio. Aggiungo: e poi chi l'ha detto che il tribunale è un luogo di perdizione?".

sabato, marzo 03, 2007

cassano, mettilo


Sarebbe Antonio Cassano il non più misterioso ammiratore che ha spedito le famose 500 rose rosse a Michelle Hunziker. Sarebbe stato lo stesso calciatore a svelarlo a mamma Giovanna, al telefono da Madrid, proprio mentre andava in onda la serata del Festival dedicata ai giovani e adesso la signora Cassano vorrebbe mettersi in contatto con la bionda presentatrice per conoscerla e magari spezzare una lancia a favore dell’imprevedibile figlio, che con quel gesto ha sorpreso tutti, lei per prima.
Rapido ripasso della storia: giovedì sera il camerino di Michelle viene invaso da uno strepitoso mazzo di 500 rose rosse. Un biglietto le accompagna: "Tifo per te". Firmato: “A.C.”. La Hunziker resta piacevolmente sorpresa, ma quella sigla e il testo del messaggio non le dicono nulla sull’identità del mittente. Il giorno dopo, nella conferenza stampa di rito, la ragazza racconta l’episodio ai giornalisti e lì si scatena il fuoco di fila delle domande. Per la verità qualcuno le chiede se quel misterioso ammiratore non sia proprio Antonio Cassano, ma Michelle dice di non conoscerlo, rilanciando la palla ai giornalisti: "Le indagini le fate voi, non io". E’ stata, però, mamma Cassano a farle, le indagini. Contattata telefonicamente nel pomeriggio, la signora non aveva, infatti, fatto mistero dei suoi desideri di "possibile" suocera: "Non so se sia vero che sia stato Antonio a mandarle quelle rose, ma mi piace pensare che sia andata proprio così. Sarebbe davvero una gran bella cosa, perché rappresenterebbe una rivincita nei confronti dei tanti giornalisti italiani che hanno massacrato mio figlio in questi mesi e poi perché Michelle è davvero una ragazza dolcissima e mi piace molto. E so che anche Antonio la pensa come me".
Come dare torto alla signora? Del resto, dopo Loredana Lecciso e Stefania Orlando, due storielle che non l’avevano fatta felice per niente, e la relazione con l’ex ballerina Rosaria Cannavò, finita pochi mesi dopo l’arrivo al Real, mamma Cassano non vede l’ora che il suo Antonio metta la testa a posto e la Hunziker sarebbe la ragazza giusta. Ecco perchè ha preso in mano il telefono e ha chiesto notizie direttamente al giocatore, che, a quanto pare, avrebbe confermato di essere lui l’autore del galante, quanto romanticissimo, gesto. Adesso non resta che aspettare. Come si dice, se son rose….

dandy rossy

Ultimamente ci stiamo sempre a beccare. Lontano sulle disquisizioni su chi ha torto o ragione, anche perchè non esiste il torto e la ragione assoluti sui bisticci adolescenziali di gente che è costretta dall'anagrafe a diventare grande, mi fa piacere esserci stato ieri, in una serata in cui tutti ma proprio tutti eravamo ben svarionati.
Il mio poco uscire non mi permette di godermi cotali piaceri, e di questo un pò, ogni tanto mi pento. Ma ogni tanto, altrimenti dovrei cambiare stile di vita :)
Evito di fare il maestrino (che, ho capito, è 1 professione che sta sul cazzo a tutti) e ti auguro il meglio, non so se mettere prima l'amore o il lavoro, perchè non so tu cosa metta davvero in ordine con le priorità. E chissà se lo sai tu..

Per il resto, nel mio personalissimo rapporto con te, l'augurio è che ci si becchi di meno e si costruisca di più qualcosa di concreto, di attivo, di reale. Non come rimanere a Bari a San Patrizio..

(e ora, passo la palla idealmente al Piccolo, che ti scriverà dal suo di blog. Ora starà dormendo o valutando perchè, con 2 assi in mano, perde sempre..ma sarà sicuramente in grado di emozionarti.
Dove li trovi degli amici così..compreso il tuo compagno di foto, nuova celebrità delle reti comuniste italiane..)
ci rivediamo stasera, stesso posto, stessa ora, stessi denti rossi. Inni, bordello, femmine..le solite cose.

mercoledì, febbraio 28, 2007

i miei complimenti


Gli Usa non hanno ricevuto alcuna richiesta di estradizione da parte dell'Italia dei 26 agenti Cia coinvolti nel sequestro a Milano dell'ex imam Abu Omar, "ma anche se la ricevessero non sarebbero disponibili a concederla". E' quanto detto da John Bellinger, il consulente legale del Dipartimento di stato americano, in un incontro stampa a Bruxelles, dopo avere incontrato consulenti legali europei.

Tra i latitanti: Jeff Castelli, ex capo della Cia in Italia e Robert Seldon Lady, ex capo della Cia a Milano. Devono rispondere di sequestro di persona per "aver deliberato e coordinato l'azione"

lunedì, febbraio 26, 2007

non più scortese agli Academy

Finalmente, i giurati degli Academy Awards hanno riparato una storica ingiustizia. E, per la prima volta, hanno decretato il trionfo di un autore con la "A" maiuscola come Martin Scorsese: il suo bellissimo, tesissimo, cupissimo e appassionante The Departed sbaraglia i concorrenti - in particolare, il Clint Eastwood di Lettere da Iwo Jima e l'Alejandro Gonzalez Inarritu di Babel - e si porta a casa le statuette per il miglior film e la migliore regia. In una serata senza particolari sorprese, soprattutto sul fronte attori: vincono Helen Mirren per The Queen e Forest Whitaker per L'ultimo re di Scozia.

Doppia Italia. Ma quella che si è svolta questa notte al Kodak Theater di Hollywood, con la brillante conduzione di Ellen DeGeneres, è anche una serata che parla italiano. Non solo per il riconoscimento alla carriera, già annunciato, per il nostro Ennio Morricone (emozionatissimo, sul palco, accolto una standing ovation, e aiutato nella traduzione italiano-inglese da un interprete d'eccezione, Clint Eastwood); ma anche per la vittoria di Milena Canonero nella sezione costumi, per le sue fastose creazioni per Marie-Antoinette di Sofia Coppola.

La rivincita di Scorsese. Candidato numerose volte (l'ultima per The Aviator), il regista di The Departed - raggiante, gasatissimo - riesce finalmente ad agguantare la doppia statuetta, film e regia. A consegnargliela, un terzetto di veri maestri del cinema, suoi amici da sempre: Steven Spielberg, George Lucas, Francis Ford Coppola. Vederli tutti e quattro insieme - un poker di innovatori della settima arte - ha suscitato emozione perfino in chi seguiva la cerimonia dallo schermo della tv. Per il resto, va detto che questo era un anno in cui non c'era un film prevalente, pigliatutto, che ha fatto incetta di statuette; anche se The Departed ne vince altre due (montaggio e sceneggiatura non originale, mentre tra la sceneggiatura originale va alla commedia-cult Litte Miss Sunshine).

Attori. Nessun brivido, tutto secondo previsioni: vincono la regale Helen Mirren di The Queen, e l'oscuro Forest Whitaker-Idi Amin dell'Ultimo re di Scozia. Altrettanto scontato il trionfo, tra i non protagonisti, della Jennifer Hudson di Dreamgirls. L'unico riconoscimento non esattamente "telefonato" quello ad Alan Arkin, nonno eccentrico e tossico di Little Miss Sunshine. E se molti, alla vigilia, hanno sottolineato l'ecumenismo razziale di questa edizione 2007 (due statuette ad attori afroamericani, Whitaker e Hudson: ma non è la prima volta), forse la vera chiave di lettura è che i giurati sono particolarmente colpiti dalle interpretazioni di grandi figure storiche.

Altri premi. Vale la pena citare il riconoscimento a Una scomoda verità, opera ambientalista voluta da Al Gore, che si aggiudica l'Oscar per il miglior documentario. Tra i cartoon, invece, prevalgono i pinguini danzanti di Happy Feet. Tra le pellicole straniere, il favoritissimo Il labirinto del Fauno del messicano Guillermo Del Toro viene battuto dal tedesco La vita degli altri di Florian Henckel von Donnersmark, ma si consola con le statuette per il trucco, la scenografia, la fotografia.

Sconfitti. Indubbiamente, la delusione più grande tocca a Babel e Lettere da Iwo Jima. Il primo porta a casa solo il premio per la colonna sonora, firmata da Gustavo Santaolalla; il secondo quello per il montaggio sonoro. Un po' pochino, per due pellicole che avevano ben altre ambizioni. E se Eastwood non sarà rimasto troppo male, visto che lui di Oscar importanti ne ha già vinti parecchi, Gonzalez Inarritu è abbastanza giovane per rifarsi nelle edizioni future.

io non sopportavo scanavacca


Prima vittoria in trasferta della nostra giovane storia nel massimo torneo europeo di Rugby, il Sei Nazioni. La Scozia è stata battuta ad Edinburgo 37 a 17, con un'Italia che ha capitalizzato al massimo un distratto avvio degli scozzesi con tre mete regalate nei primi dieci minuti.

"Vittoria record dell'Italia"titola online la BBC e commenta "la Scozia ha consegnato la prima vittoria in trasferta nel Sei Nazioni all'Italia con un avvio suicida" pur sottolineando alcune "potenti azioni della difesa italiana" e "il potente pacchetto di mischia" azzurro.

Il quotidiano inglese Daily Mail titola "Irlanda stordita mentre l'Italia incassa la prima vittoria esterna", "L'Italia in estasi dopo la prima vittoria in trasferta lasica una zoppicante Irlanda stordita e umiliata. L'Italia ha meritato la vittoria dando alcuni saggi del suo potenziale a Twickenham due settimane fa, quando l'Inghilterra ha faticato a vincere".

Uno dei pochi quotidiani scozzesi oggi in edicola, Sunday Herald commenta "se si analizza il gioco, gli italiani non hanno fatto molto oltre a sfruttare in modo brillante le prime tre occasioni. La Scozia non ha avuto leadership, qualcuno che fosse in grado di abbassare il ritmo e permettere di pensare". "E' stato un gran giorno per l'Italia" continua il commento "anche se non ha giocato al massimo. Dopo le tre mete iniziali, hanno iniziato a cercare di giocare come noi. Avessero mostrato nel primo tempo la stessa pazienza della fine dell'incontro, avrebbe disposto di maggior spazio e avrebbero potuto vincere anche più facilmente. L'Italia ha probabilmente meritato la vittoria anche perchè è stata molto sfortunata contro l'Inghilterra e i punteggi dei primi due match non riflettono ciò che hanno messo nelle partite. E' la squadra che dovremo battere per entrare nei quarti della prossima Coppa del Mondo, e questo incontro ha fornito una grande iniezione di confidenza agli italiani. Ora sanno che possono batterci".

venerdì, febbraio 23, 2007

idolo.


Paul Gascoigne colpisce ancora: secondo quanto raccontato dal "Daily Mirror", l'ex giocatore della Lazio è stato buttato fuori dal party organizzato dalla cantante Nelly Furtado dopo aver insultato la stessa artista. Gascoigne, che aveva già litigato con la sua compagna Adele Sica e in evidente stato di ubriachezza, si è diretto verso il tavolo della cantante, gridando: "Chi c... è questo Nelly Furtado?". Gazza è poi crollato sul tavolo, rompendo i bicchieri poggiati sopra e scatenando l'ira della Furtado: "Chi è questo idiota?". I buttafuori, dopo tre tentativi, sono poi riusciti a cacciare via l'ex giocatore inglese

giovedì, febbraio 22, 2007

Questa gente ha rapito un imam insieme alla CIA


Poi ditemi se questa non è istigazione alla violenza..

un governo cade a causa di due persone che la gente non ha scelto

signori, il comunismo è finito ieri. Anche in Italia.

"O ci muoviamo nel perimetro di questa maggioranza oppure si va a votare. Subito". La televisione era sintonizzata sul canale del Senato. Aveva seguito il dibattito fin dal primo minuto. Anche durante il pranzo insieme a due dei suoi fedelissimi Di Giovanni e Ovi, il monitor era rimasto lì, davanti agli occhi. Stava facendo il punto della situazione sui prossimi passaggi del governo in tema di politica economica. E proprio in quel momento si è acceso il display di Palazzo Madama.


Un momento di pausa. Stupore. E poi lo sfogo: "L'avevo detto che avremmo perso. Lo sapevo. Era chiaro, troppe polemiche, mai compattezza. Il Partito Democratico sempre in discussione. Mi sono fatto bucare il costato in continuazione...". Quindi tanto silenzio. Fino a quando Romano Prodi non ha preso il telefono. "Pronto Flavia", il fiume in piena è proseguito con la moglie rimasta a Bologna: "Io mi dimetto".

Poi con tutti gli altri. Con i "prodiani doc" e con i leader dell'Unione, arrivati subito dopo a palazzo Chigi. E con il presidente della Repubblica. "Fai bene a dimetterti - gli dice per telefono Giorgio Napolitano - perché il rinvio già c'è stato, dopo quel voto su Parisi. Ora servono soluzione che garantiscano una effettiva stabilità alla legislatura".

Tensione e clima di ghiaccio al primo vertice con Massimo D'Alema, Francesco Rutelli, Enrico Letta, Arturo Parisi e Giulio Santagato. Lo stato d'animo del professore andava a corrente alternata: rabbia e rassegnazione si inseguivano. Nonostante quel "lo sapevo", sperava di poter superare anche questo tornante.

Di fronte alla frana, però, punta l'indice: certi errori forse si potevano evitare. Ad esempio la replica del ministro degli Esteri. Il premier avrebbe preferito una linea diversa dal vicepremier. "Ha forzato troppo, è stato troppo pesante. Che bisogno c'era di essere tanto duri? Non ce n'era bisogno. Ora mi deve dire perché l'ha fatto". Anche l'ultimatum lanciato martedì scorso a Ibiza non lo aveva affatto convinto. "Non ha proprio funzionato niente".

Il fantasma del '98 dunque alla fine si materializza. Come allora, il capo dell'Unione vuole la resa dei conti. Vuole "fare chiarezza in modo definitivo". E agli alleati lo dice subito. Il reincarico che Scalfaro gli diede nove anni fa brucia ancora come un errore da sottolineare con la matita rossa. "Un altro mandato al buio non lo accetto, sia chiaro. Il mandato deve essere blindato. Resto, se ho la certezza di avere una maggioranza di ferro e se voi mi darete più autonomia. Dovete mettervi in testa che questo Paese ha bisogno di essere governato da questa maggioranza. Punto e basta. Io non sto qui a pietire. Per quanto mi riguarda, poi, la maggioranza non cambia. Se no, si va al voto".

Parole pesanti come pietre per i presenti. E che in pochi hanno apprezzato. "Guarda che forse bisogna essere più prudenti, vediamo come si mettono le cose - lo interrompe D'Alema -. Se andiamo al voto, riconsegniamo il Paese a Berlusconi per dieci anni. Al Senato il problema c'è, risolviamolo. Andiamo avanti, ma per governare davvero e non per tirare a campare. Con la stessa maggioranza, si tira a campare".

Il presidente dei Ds difende la sua tattica. Ricorda che "un momento di chiarezza era indispensabile da tempo. Non ho forzato la mano, ho solo cercato chiarezza". A suo giudizio, però, una via d'uscita ancora c'è. E non una nuova fiducia sic et simpliciter. L'Unione, questo esecutivo guidato da Prodi, deve pensare ad "allargare" la sua maggioranza. A chi? Ai centristi. All'Udc, se possibile. Dando in cambio la riforma elettorale, anche il modello tedesco. Un percorso stretto, lo sanno tutti. Ma che per la Quercia va comunque sperimentato. "Abbiamo due strade - osserva Piero Fassino - o un allargamento stretto ad alcuni singoli esponenti centristi. O, più difficile, lanciare un ponte all'Udc".

Su questa strada, stavolta il patto tra D'Alema e Fausto Bertinotti è di ferro. L'idea di espandere l'Unione adesso ha aperto una breccia anche nel Prc. "A questo punto - è il ragionamento di Franco Giordano - Prodi dovrà guadagnarsi qualche consenso in più. Naturalmente senza snaturare il programma di governo".

Certo, Rifondazione privilegerebbe "l'allargamento stretto". Sta di fatto, che il fronte si è comunque aperto. La Margherita ci va con i piedi di piombo. Sa che ogni passo può essere interpretato come una cedevolezza alle larghe intese. A quelle evocate da Silvio Berlusconi lanciando in pista Franco Marini ("così in cambio ci danno la presidenza del Senato"), Giuliano Amato o Lamberto Dini. Francesco Rutelli non si sbilancia. Né al vertice di Palazzo Chigi né all'ufficio politico dei Dl. Facendo comunque insospettire alcuni dei suoi che temono la voglia del vicepremier di infilarsi negli eventuali spazi che si apriranno durante la crisi di governo. Basti pensare che al consiglio dei ministri la più decisa nella difesa del Professore è stata Rosy Bindi: "O con te o alle elezioni". Davanti ai tanti "non mollare", però, c'è stato un D'Alema che si è limitato ad aspettare: "Decide Napolitano".

La partita quindi è solo all'inizio. Ma, come dice Arturo Parisi, stavolta "non ci sono stati complotti, il problema è solo politico e come tale va affrontato". Prodi è pronto a giocare le sue carte solo alle sue condizioni, cercando solo qualche voto in più come quello di Marco Follini. La prima tappa, allora, sarà il reincarico. Per il premier un problema difficilissimo. Anche perché "vedrete che in ogni caso nessuno vorrà andare al voto. E se non ci saranno le mie condizioni, allora me ne andrò. Mi dimetterò anche da deputato. Torno a fare il professore a Bologna".

venerdì, febbraio 16, 2007

inland empire

Qualche tempo fa dissertai (con Giannino, se la mia memoria non è fallace) su "cosa è un film cult".
Bene, è molto raro che un film cult sia totalmente brutto, quasi impossibile poter dire che sono film facili.
Ma l'equazione più divertente, e allo stesso significativa, credo sia quella che si verifica praticamente sempre, sopratutto per gli ultimi film divenuti cult (di certo, Lino Banfi e Edvige Fenech, per quanto "cult", non rispondono a nessuna di queste condizioni, nemmeno di quella "clou"): non capiamo quasi niente.

Penso a Donnie Darko: l'ho visto 2 volte, e le domande con le annesse non risposte, sono rimaste pressochè le stesse.

Bene, se l'equazione è giusta e vi piacciono i film cult, non aspettate ancora, correte al cinema a guardare "Inland Empire", l'ultimo film di David Lynch.
Non fatevi spaventare dai 173 minuti di durata, nè dal fatto che il regista è notoriamente un pò bizzarro. Abbiate amore per il cult.

E non abbiate paura, se uscendo dal cinema non avete capito il resto di niente. Leggendo le dichiarazioni di Lynch, ma sopratutto della protagonista femminile, Laura Dern, vero motore di tutta la faccenda.. non ci hanno capito niente nemmeno loro.

Sicuramente vi lascerà un segno (l'articolo indeterminativo non è casuale: è infatti impossibile stabilire che tipo di segno potrà lasciarvi). Guardate me: un post in un blog su un film: era dai tempi di V per Vendetta che non succedeva, e in quel frangente scrissi solo una frase utopica del protagonista.

E se i film cult sono quelli dove compaiono persone metà uomo e metà coniglio..bè, sappiate che qui ce ne sono almeno 3, di persone così. Con annesse risate fuori scena.

l'anno scorso a piazza grande, quest'anno fa la grande in piazza


Dice che i gay sono "costituzionalmente sterili", difende "il fondamento della famiglia", osserva che "per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare". Mara Carfagna debutta così alla prima manifestazione da lei organizzata da quand'è in Parlamento, il seminario "Donna, vita e famiglia", stamane a Palazzo Marini, insieme ai big di Forza Italia Sandro Bondi, Giuseppe Pisanu e Enrico La Loggia. Frasi, quelle della ex soubrette e deputata di Forza Italia, che hanno dato origine a una sequela di reazioni. La prima ad arrivare è quella di Vladimir Luxuria che non fa giri di parole: "Non mi sento di prendere lezioni da chi crede di difendere la famiglia e intanto ne sta sfasciando una, quella di Berlusconi". La deputata di Rifondazione comunista fa riferimento, evidentemente, alla vicenda dello scambio epistolare fra la moglie di Silvio Berlusconi, Veronica Lario, e l'ex presidente del Consiglio. All'origine del quale ci sarebbero stati - fra l'altro - i complimenti fatti dal leader azzurro alla "sua" parlamentare durante la cerimonia di consegna dei Telegatti. E se Luxuria sottolinea che "alla Carfagna bisogna ricordare un precedente pericoloso, una legge della Germania di Hitler che prevedeva l'internamento degli omosessuali ritenuti socio-sabotatori perché non in grado di riprodursi", Franco Grillini dell'Ulivo osserva come "non avendo alcun argomento contro il riconoscimento dei diritti alle famiglie gay, la destra italiana con il suo esercito di veline, divorziati e conviventi rispolvera i luoghi comuni e le battute da osteria del più trito razzismo antigay". Premettendo di non essere "né bacchettona né portatrice di sentimenti antimoderni", la Carfagna aveva aperto il proprio intervendo affermando che "la famiglia è il fondamento della nostra società e come le fondamenta di ogni casa essa non teme soltanto le frane ma anche le infiltrazioni", e che dunque i Dico sono delle "infiltrazioni all'istituto della famiglia" e "non c'è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili". "Esistono dei cuori così sterili, e la mancanza di cuori si avverte soprattutto in politica", incalza Luxuria, precisando che non tutti i gay sono sterili: "Le lesbiche possono costituzionalmente fare figli e ce ne sono numerosi esempi". L'unica vera discriminante per decidere chi è coppia e chi no, per Luxuria "non è la benedizione in chiesa o il matrimonio civile ma la presenza di amore, rispetto e cura per l'altro". "Indignato" il vicepresidente dei deputati di Fi, Enrico La Loggia, perché "l'onorevole Guadagno si rivolge con parole pesantemente offensive alla collega Carfagna senza essere la persona idonea a dare l'idea di famiglia così come prevista dalla nostra Costituzione". La deputata forzista si difende. "Il collega Luxuria o non ha capito o fa finta di non capire. Le parole che mi attribuisce sono una citazione del professor Francesco D'Agostino - spiega - presidente onorario del Comitato di bioetica, che riguardano esclusivamente le coppie omosessuali. In merito alle persecuzioni a danno degli omosessuali, ricordo al collega che attualmente vigono in alcuni Paesi guidati dalla sinistra". Nessuna replica "alle menzogne e alle offese personali", alle quali la Carfagna non risponde, sentendosi "cosciente che le strade battute nella sua attività dall'onorevole Guadagno lo rendono instabile quando si parla di argomenti così delicati". A sostenere Luxuria anche la deputata del Pdci, Rosalba Cesini, per la quale Mara Carfagna "mette in discussione non solo i rapporti tra coppie omosessuali, ma anche, e con tanto cattivo gusto, i matrimoni, magari sanciti dal sacramento, tra persone che a causa di impedimenti fisiologici non sono in grado di procreare".

mercoledì, febbraio 14, 2007

chi vola alto..

...strano che ste riflessioni vengano di S.Valentino. La festa degli innamorati, ovvero, per quasi tutti, la festa degli ego coccolati dall'ego altrui.

Alla fine oggi è solo la punta, una delle punte, di un processo che mi accompagna da 1 pò. Io corro, sto correndo e difficilmente rifiato, ma quando rifiato è davvero tragica. Sto andando a una velocità superiore, sto facendo tante, forse troppe cose. Sono 1 pò stressato, è vero. Il correre non mi aiuta a vivere serenamente, allo stesso tempo non c'è nulla che possa poi scalfire davvero la mia ambizione. Nemmeno quell'odorino di merda di cui tanto ho sentito parlare e che ingenuamente pensavo non mi toccasse mai, o comunque non oggi, non ora. Non da giovane, da ragazzo.

Quando mi fermo vedo un mondo pigro, lassista, che non va alla mia velocità. Fatto di gente che si (e ti) fa compagnia solo per convenienza, che non sta poi così male nel farti bidoni, che magari ti costruisce castelli di rabbia se solo tu non ti comporti come loro avevano previsto, salvo poi regalarti superficialità da 4 soldi. Per poi mandarti cmq a fanculo, se sei tu che hai qualcosa da dire.

Chissà quante volte, e per quante volte ancora, quando avrò detto qualcosa di interessante, di utile, ma anche quando avrò detto una schifezza, comunque, quando avrò detto la mia, mi verrà detto che sono un paranoico, un iper-razionale, che mi manca questo o quel quid. Giudicare, che arte facile.

Un mondo pigro, che non comprendo. L'essere umano mi affacina, mi affascinava prima per quello che è in grado da fare se si allea, ora mi affascina (sicuramente un pò di meno) per le occasioni che perde per non allearsi, per pigrizia.
Un mondo pigro, che non so se ha la voglia di comprendermi. Non ho una storia da copertina, non ho carisma, non sono così simpatico o così buono o così bravo da piacere a tanti, a tutti. Qualche anno fa vivevo al centro, ma al centro di compagnie effimere. Mi sono ripreso, per fortuna. Ma mi sono incattivito con tutti, non ho più la capacità di coltivare un'amicizia così come ce la si immagina. Ma non perchè lo voglia, ma piuttosto perchè non c'è nessuno che abbia la mia stessa esigenza oggi, o che comunque voglia condividerla con me.
Un'amicizia "da manuale", di quelle che due persone si bastano, e non c'è bisogno di tutta una serie di condizioni a margine per uscire insieme. Senza il bisogno di saltare da un posto all'altro solo per riempirsi le giornate, e magari se un amico è single e ha 1 paio di amiche da mettere in mezzo, allora si che è figo.
Non so dove iniziano i miei limiti e finiscono quelli degli altri, già il fatto di poter ammettere di essere perfettibile, se non proprio da rifare, prendetelo come un buon auspicio per un domani migliore.

E così, il giorno di S.Valentino, festa commerciale voluta da chi ha capito che anche in amore la forma conta sempre troppo, e sempre troppo più della sostanza, almeno per il mio solito 90% di finto-innamorati (quelli che, per intenderci, non amano l'altra persona, ma amano la sensazione di sentirsi amati da qualcun'altro..una specie di "specchio specchio delle mie brame") è una buona occasione x fare un bilancio, visto che il 2007 sarà un anno che se ne andrà così a fare bilanci e punti della situazione.

Io che corro, gli altri che mi ignorano, io che posso ritenermi a questo punto fallimentare nella gestione delle mie amicizie, ma pur sempre col dubbio che non fosse poi tutta colpa mia. Tutt'altro.

La mia università, la mia carriera senza grossi intoppi, un pezzo di carta che mi aspetta fra qualche mese già non basta, pur sapendo che tanti vorrebbero stare dove sto io. E c'è un domani che mi fa un pò più paura, perchè se ti perdi la gente per strada, la gente con cui hai condiviso tutto, figurati gli sconosciuti. Figurati chi deve darti dei soldi. Chi ti deve dar da mangiare..

Ma per fortuna non c'è, e credo (e spero) non ci sarà mai, la paura di restare solo, lei gira ancora alla larga. Ecco perchè forse, oggi, solo lo sono davvero. Correndo. Chissà che qualcuno non mi fermi per strada..


martedì, febbraio 13, 2007

dai, che fra 1 pò succederà anche a Bari


Gli studenti toccano la professoressa mentre un compagno di classe riprende la scena con il videofonino. E' accaduto l'anno scorso in un istituto privato di scuola superiore a Lecce, ma il filmato è stato immesso sul web solo pochi giorni fa e subito è scoppiato lo scandalo. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per atti sessuali con minori. Un'indagine parallela è stata avviata anche dal Provveditore agli studi di Lecce Antonio Campanelli. Nelle immagini, è ripresa la giovane professoressa di matematica, seduta alla cattedra mentre a turno, almeno tre studenti le toccano il fondo schiena senza provocare alcuna reazione. Finché uno di loro azzarda un po' troppo e la professoressa gli scaccia via la mano. Quest'anno, la professoressa di matematica ha cambiato scuola; da ottobre insegna in un altro istituto e si dice scandalizzata per quello che è accaduto. Non accetta insinuazioni, e anche di fronte a immagini che a tratti appaiono quasi inequivocabili, si difende sostenendo che lo hanno fatto a sua insaputa. Cos'è capitato quella mattina? "Hanno simulato: ecco cos'è successo, una vera e propria simulazione. Non appena ho capito quello che stava succedendo, li ho scacciati e sono corsa dal preside per chiedergli di convocare i genitori. C'era una gran confusione attorno alla cattedra; non mi ero accorta che qualcuno stava riprendendo la scena con il videofonino: se l'avessi visto l'avrei sbattuto contro il muro quel delinquente e avrei fatto in diecimila pezzi il telefonino". E invece lei come si è comportata? "Ci sono i verbali che parlano chiaro. Sono andata dal preside e credo che lui abbia preso dei provvedimenti contro quei ragazzi. Lo sa perchè l'hanno fatto?" Me lo spieghi lei. "Perchè uno di loro voleva farsi bello con suo cugino e fargli vedere che aveva una prof carina, ma neppure hanno capito cosa hanno fatto". Forse volevano vendicarsi di un suo modo troppo rigido di insegnare. "Non è vero, con loro avevo un bellissimo rapporto. Con me potevano parlare di tutto, sapevano che li avrei capiti". Nell'istituto dove insegna sanno quello che le è capitato nella scuola privata? "Certo che lo sanno e a loro ho detto che non voglio nessuno intorno alla cattedra. State lontano mille miglia da me: vi ascolto, ma non voglio più nessuno vicino a me. Mi è bastato quello che è successo l'anno scorso".

lunedì, febbraio 12, 2007

le cose strane

Quindici persone arrestate, tutti militanti di un'organizzazione dell'ala movimentista delle Brigate Rosse, la cosiddetta "Seconda posizione". Fra loro, alcuni sindacalisti della Cgil, che sono stati subito sospesi. E' il primo bilancio di una vasta operazione antiterrorismo che ha impegnato le questure di Milano, Padova, Torino e Trieste con il coordinamento della Direzione centrale della Polizia di prevenzione. Oltre 500 gli agenti impegnati, con l'impiego di unità cinofile antisabotaggio, elicotteri e nuclei degli artificieri. I militanti sono accusati, fra l'altro, di associazione sovversiva e banda armata.

I pedinati. Tra gli obiettivi dei presunti terroristi, c'erano il professor Pietro Ichino, economista, "oggetto di sopralluoghi e di embrionali inchieste"; una delle abitazioni di Silvio Berlusconi, la casa di via Rovani a Milano; la sede dell'Eni a San Donato (Milano) "per ragioni di politica in Medio oriente"; la sede di Mediaset a Cologno Monzese; la redazione del quotidiano Libero, a Milano; la sede di Sky, anch'essa a Cologno Monzese; alcuni ex dirigenti della Breda, "ritenuti responsabili della morte di operai per malattie collegate alla presenza in fabbrica dell'amianto".

Gli arresti. Sei gli arresti e una ventina di perquisizioni a Padova, almeno un arresto a Milano e a Torino. Almeno 70 indagati. I militanti finiti in carcere si erano dati una struttura articolata e si esercitavano a sparare nella Bassa Padana. Tali esercitazioni sarebbero state filmate dalla Digos. Ai quindici, secondo indiscrezioni, è contestato il progetto di un attentato. Anzi, il ministro dell'Interno Amato, ha dichiarato: "Probabilmente lo abbiamo sventato".

Indagini dal 2004. L'operazione ha origine da un'indagine, iniziata dalla Digos di Milano nell'agosto del 2004 e coordinata dal procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano Ilda Boccassini, avviata in seguito al rinvenimento, in una cantina, di documentazione di natura eversiva e materiale riconducibile ad attività illegali (passamontagna, attrezzatura tecnica per fiamma ossidrica, timer ed altra strumentazione elettronica). Il gruppo si sarebbe autofinanziato con rapine.

I nomi. Tra gli arrestati c'è Alfredo Davanzo, 49 anni, ritenuto uno dei leader di "Seconda posizione". Era stato condannato nel 1982 a dieci anni di carcere per rapina a mano armata. Fermato nel 1998 a Parigi su richiesta della magistratura italiana, fu rimesso in libertà qualche giorno dopo dalla Corte d'Appello della capitale francese. E' stato preso a Raveo, un piccolo centro agricolo, settenta chilometri a Nord di Udine. Fra i militanti fermati a Padova, ci sono attivisti del Cpo, centro popolare occupato, "Gramigna". Risulta agli arresti anche Bruno Ghirardi, ex appartenente ai Colp (Comunisti organizzati per la liberazione del proletariato). Era libero, dopo aver scontato una ventina d'anni di prigione per una condanna subita nel 1984. I Colp erano un gruppo attivo in Italia e collegato in Francia con Actione Directe.

L'elenco degli arrestati. Per cinque giorni non potranno avere contatti con gli avvocati, secondo una norma del Codice di procedura penale viene applicato raramente. Ecco i nomi. Davide Bortolato, 36 anni; Amarilli Caprio, 26 anni; Alfredo Davanzo, 49 anni; Bruno Ghirardi, 50 anni; Massimiliano Gaeta, 31 anni; Claudio Latino, 49 anni; Alfredo Mazzamauro, 21 anni; Valentino Rossin, 35 anni; Davide Rotondi, 45 anni; Federico Salotto, 22 anni; Andrea Scantamburlo, 42 anni; Vincenzo Sisi, 53 anni; Alessandro Toschi, 24 anni; Massimiliano Toschi, 26 anni; Salvatore Scivoli, 54 anni.

giovedì, febbraio 08, 2007

fra quei 3056 anni vi raggiungo

Apertura a sorpresa questa mattina per chi era sintonizzato sulle frequenze di di 'Deejay Chiama Italia', il programma di Linus e Nicola Savino su Radio Deejay. I milioni di ascoltatori che ogni giorno seguono il programma, si legge su una nota, sono stati accolti da Fiorello, che ha finto di essere tornato "al suo primo amore Radio Deejay". Marco Baldini, complice dello scherzo, gli ha retto il gioco fingendo di essere un po' triste per la fine della loro coppia, ma felice per la sua scelta.

Il programma è andato avanti con Fiorello e dopo il brano di Carla Bruni, uno dei personaggi imitati da Fiorello, sono intervenuti Linus e Nicola per svelare che si trattava solo di uno scherzo. Fiorello, che debutta stasera a Milano con lo spettacolo 'Volevo fare il ballerino? e non solo!', è passato da Radio Deejay per salutare tutti i suoi vecchi amici.

cervelli in fuga


Bulat Sanditov è sfinito. La burocrazia italiana gli ha spento l'entusiasmo, la legge Bossi-Fini gli ha tolto la speranza di riabbracciare sua moglie. E così, dopo aver lottato per un anno frugando nelle pieghe della legislatura per restare nel nostro paese regolarmente, ha deciso di rinunciare. Domenica lascerà l'Italia, destinazione Olanda.

Bulat Sanditov non è uno dei tanti immigrati clandestini in cerca fortuna, ma un giovane e promettente ricercatore russo, con due dottorati in tasca e una brillante carriera accademica davanti, che ha vinto una borsa di studio all'università Bocconi. Olga, sua moglie, a Mosca fa l'avvocato, ma era disposta a lasciare il suo paese, a rimettersi a studiare e ricominciare tutto da capo, lontana da casa, pur di stare vicino a suo marito. Anche perché ad aprile nascerà il loro primo figlio.

"Too much" (troppo) dice Bulat con un sorriso malinconico mentre impacchetta le ultime cose che ha lasciato nella stanza al primo piano del Cespri, il centro per la ricerca sull'innovazione e l'internazionalizzazione della Bocconi dove per diciotto mesi ha affiancato il professor Francesco Lissoni, direttore del centro, nel censimento dei brevetti universitari in Europa costruendo un complesso database. "È un anno che combatto, un anno passato tra uffici della questura e della prefettura a chiedere informazioni, a consegnare documenti. It is too much - sospira il ricercatore - . Mi dispiace partire, ma in Olanda le trafile burocratiche sono state molto più semplici e veloci: ho già un permesso di soggiorno. Con la Bocconi continuerò a collaborare, ma a distanza".

Bulat ha trent'anni ed è nato a Ulan Ude, una cittadina della Siberia sul lago Bajkal, quasi al confine con la Mongolia. Laureato all'università di Novosibirsk, ha preso due dottorati di ricerca: il primo in fisica della materia a Mosca, l'altro in economia a Maastricht. Un curriculum invidiabile. "Alla fine del secondo dottorato mi hanno offerto una borsa di studio a Milano e una a Strasburgo. Ho scelto la Bocconi perché conoscevo già il Cespri e mi interessava molto la loro ricerca. Non ero mai stato in Italia e mi è piaciuta moltissimo. Ma ho avuto troppo problemi".

Il calvario di Bulat inizia nell'agosto del 2005. Dopo un primo mese di assestamento, inizia le pratiche per ottenere un permesso di soggiorno regolare. Ad aiutarlo ci sono la segretaria del Cespri e il direttore del centro Francesco Lissoni che, più volte, se ne occupa personalmente. "Come borsista a contratto ricade nella categoria dei lavoratori autonomi, quindi fuori delle quote della legge Bossi Fini - racconta il professore Lissoni - . Nessuno sapeva come fargli avere il permesso di soggiorno. La legge infatti è talmente vaga che lascia spazio a molte interpretazioni". "Sono partito dalla direzione provinciale del lavoro - spiega Bulat - perché dovevano verificare che il contratto della Bocconi fosse regolare. Poi mi hanno detto che dovevo andare in prefettura per avere un visto regolare. Ho lasciato tutti i documenti richiesti e ho aspettato tre mesi, senza ottenere nessuna risposta". A quel punto tutto il centro di ricerca si mette in moto per aiutarlo.

Telefonate senza risposta, code agli sportelli, gimcane fra gli uffici, raccomandazioni di amici. Finalmente il 17 dicembre 2005 arriva il permesso di soggiorno. Dopo tanta fatica, al dipartimento si festeggia: il visto viene fotocopiato e appeso nella stanza di Lissoni dove sta ancora oggi. Bulat tira un sospiro di sollievo pensando che il peggio sia passato. Ma non è così. A gennaio inizia ad informarsi sul ricongiungimento familiare. Sua moglie Olga è stata a Milano solo tre mesi, con un visto turistico, poi è dovuta ripartire.

"Anche questa volta la trafila è lunghissima - continua Bulat - . Sono riuscito ad ottenere la mappa catastale dell'appartamento necessaria per dimostrare che la casa è abbastanza grande da poter ospitare anche mia moglie, ma mi sono arenato sul modello unico per la dichiarazione dei redditi. Io pago le tasse in Russia e non ho mai fatto il modello unico". "Abbiamo proposto alla questura di accontentarsi del contratto della Bocconi ma non c'è stato verso - spiega il professor Lissoni - . Anche io ero sfinito e stava diventando imbarazzante continuare a chiedere aiuto agli amici.

Così abbiamo rinunciato. Ma la prossima volta che decido di prendere un ricercatore dall'estero mi procuro prima un buon avvocato. Perché il problema non sono mai state le persone, ma la legge. In questo anno abbiamo incontrato funzionari gentilissimi che si sono fatti in quattro per cercare di aiutarci, ma la Bossi-Fini prende in considerazione solo due categorie: i professori con una cattedra o gli assegni di ricerca. E tutte le altre forme di contratto?". E sospira: "Peccato, perché Bulat è davvero uno come ce ne sono pochi".

mercoledì, febbraio 07, 2007

pazza

Nuova gaffe di Berlusconi, che questa volta prende di mira i gay che, sostiene, "sono tutti dall'altra parte". Intervenendo alla campagna elettorale del candidato sindaco di centrodestra a Monza, Marco Mariani, il Cavaliere ha prima fatto riferimento alla recente polemica con la moglie, Veronica Lario, che qualche giorno fa gli ha chiesto scuse pubbliche in una lettera inviata a Repubblica. "Come vedete - ha detto al pubblico del Teatro Manzoni, tenendo una mano sulla spalla del candidato sindaco - siamo due vecchietti. Se fossimo delle donne per noi andrebbe meglio, visto che esistono le creme, la chirurgia estetica, ecc. Ma certe cose non posso più dirle...".

Poco prima rivolgendosi ai giovani presenti aveva detto che ai suoi tempi "era già un centravanti di sfondamento e oggi mi sento più giovane di molti di voi che siete qui in sala".

Ma Berlusconi non si è limitato a tirare in ballo nuovamente "le donne". Prendendo spunto dal secondo nome del candidato sindaco, Maria, ha osservato: "A me Marco Mariani piace anche perché ha come secondo nome Maria, il che dimostra che ha un intuito simile a quello delle signore. E' positivo perché le donne capiscono cose che noi uomini non capiamo. Gli uomini arrivano sempre dopo. Le donne hanno più intuito, quell'intuito tipicamente femminile che non hanno gli uomini e nemmeno i gay. Ma i gay - ha concluso Berlusconi - sono tutti dall'altra parte...''.

Le reazioni. "Magari fosse vero", ha replicato Franco Grillini, deputato dell'Ulivo e presidente onorario dell'Arcigay. "Diciamo che è vero in parte. Di certo i gay non votano per i partiti clericali, ma dalle ricerche che abbiamo fatto noi sotto elezioni, c'è una parte consistente che vota per il centrosinistra e c'è un'ulteriore parte che vota per il partito Radicale o Rosa nel Pugno. C'è però una consistente minoranza che continua ad esprimere il suo consenso per Forza Italia e An. Proprio per questo, ribadisco, magari Berlusconi avesse ragione!". "E in ogni caso - ha concluso Grillini - lavoro perché la profezia di Berlusconi si avveri".

"Sicuramente quelli di sinistra sono dei coglioni gay - ha replicato il deputato transgender di Rifondazione comunista Vladimir Luxuria - Da parte nostra si registra un maggiore orgoglio omosessuale rispetto ai gay che stanno nel centrodestra". "Una battuta poco elegante - ha proseguito Luxuria - e di certo non farà piacere all'associazione Gaylib. Peccato che, come lui sa bene, ci sono molti gay anche nel centrodestra. D'altronde, l'omosessualità non è un fenomeno endemico che ha l'esclusiva di un partito politico".

Più severo il commento del capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli: "Berlusconi è incappato in un'altra caduta di stile, ma al suo posto non sarei così sicuro che i gay stiano tutti a sinistra. Il leader di Forza Italia si guardi intorno, anche tra i suoi uomini più fidati, che proprio etero non sono. Da oggi ci auguriamo che passino tutti nell'Unione. Questa infelice battuta dimostra che si farebbe qualunque cosa per fermare la legge sulle unioni civili".

"Ogni qualvolta Berlusconi tenta di rendersi simpatico, manca l'obbiettivo - ha osservato Enrico Oliari, leader di GayLib, l'associazione che raccoglie gli omosessuali della CdL e militante di Alleanza Nazionale - Sostenere che i gay stanno solo a sinistra è ridicolo, l'omosessualità non ha colore. Non vorrei che certe battute del presidente Berlusconi ci facciano perdere nuovamente le elezioni per ventimila voti, magari di gay stanchi della sua omofobia".

Ironico il leader Udc Pier Ferdinando Casini: "Domani sarà la prima notizia...". E ancora: "Davvero ha detto questo? Allora domani sarà costretto a scrivere un'altra lettera di scusa...". Altrettanto sarcastico il responsabile informazione della Margherita Renzo Lusetti: "Silvio Berlusconi non finisce mai di stupire. Consiglio al direttore di Repubblica, Ezio Mauro, di lasciare uno spazio in pagina per le pubbliche scuse...".

Non è la prima volta che Berlusconi 'inciampa' su battute legate all'omosessualità. E' l'aprile del 2000 quando dalla 'Nave azzurra' racconta una barzelletta che scatena l'ira di molte associazioni gay. "Un malato di Aids va dal medico e gli chiede: 'Dottore cosa posso fare per la mia malattia?'; il medico risponde: 'Faccia delle sabbiature'. 'Ma dottore, mi faranno veramente bene?'. 'Bene no, ma sicuramente si abituerà a stare sotto terra". Le polemiche travolgono la crociera elettorale di Berlusconi con la violenza di uno tsunami.
Passano gli anni, ma non la voglia di umorismo del Cavaliere.

E' il marzo del 2005. Al termine di un estenuante vertice europeo a Bruxelles, Berlusconi esce dal palazzo del Justus Lipsus evitando accuratamente dichiarazioni politiche, ma non le battute: "Se uno vuole santificarsi in Italia deve essere sia gay che di sinistra...". E giù, nuove polemiche. L'ultima battuta, nel maggio dello scorso anno. Ad Arcore per presentare il candidato sindaco Marco Rocchini, Berlusconi torna sull'argomento: "Mi hanno accusato di tutto: mi hanno dato del mafioso e della persona poco perbene, tranne che sono gay...".

L'ironia della sorte è che in politica il presidente di Fi ha sempre difeso i diritti degli omosessuali. Pur dichiarandosi contrario ad una legge sui Pacs, infatti, ha lasciato libertà di coscienza ai suoi deputati sottolineando più volte però che "non si devono in alcun modo discriminare gli omosessuali".

lunedì, febbraio 05, 2007

manning ha finito di perdere

Passerà alla storia il Super Bowl di Football 2007. Nel Dolphin Stadium di Miami, sotto una pioggia battente alquanto insolita per il clima della Florida, la sfida per il titolo Nfl è andata per la prima volta alla squadra di Indianapolis, i Colts, che hanno battuto 29-17 i Chicago Bears. Ma non è questa l'unica novità. Il successo dei Colts segna anche un'altra svolta negli annuali della National football league: per la prima volta a vincere il titolo è stato un coach afroamericano, Tony Dungy.

Il trionfo di Indianapolis segna poi finalmente la consacrazione di Peyton Manning. Il quarterback era stato due volte miglior giocatore della Lega, ma non aveva ancora mai vinto nulla. Insieme al titolo questa volta si è portato a casa anche il Lombardy Trophy (il trofeo riservato ai vincitori) e il premio per il Most Valuable Player del Super Bowl. Determinanti le sue cifre: 25 passaggi completati su 38 tentativi, 247 yards percorse dalla squadra su passaggi e 1 touchdown.

Sotto un autentico diluvio, la partita è cominciata con i fuochi artificiali. Chicago è passata in vantaggio alla prima azione. Devin Hester, con un ritorno di 92 yard, ha riportato in meta il kickoff di Adam Vinatieri. Altro record, visto che mai il Super Bowl si era aperto con una segnatura sul primo gioco. Ma Peyton Manning ha replicato quasi subito mandando in gol Reggie Wayne con una "bomba" di 53 yards. I Bears hanno replicato ancora portandosi avanti (14-6) grazie a un touchdown di Muhammad (4 yards su passaggio di Grossman).

Da lì in poi è salito in cattedra il kicker di Indianapolis, Adam Vinatieri: un touchdown di Rhodes e tre "field goal" del calciatore dei Colts hanno portato Manning e i suoi sul 22-14. Ma Chicago non ha ceduto e ha ancora accorciato con un calcio di Robbie Gould da 44 yards.

A questo punto i Bears sembravano tornati in partita e, con l'ovale in mano e 10 minuti da giocare stavano cercando di rimontare. Ma un passaggio di Grossman è stato intercettato da Kelvin Hayden che lo ha riportato in touchdown con una corsa di 56 yards. Il quarantunesimo Super Bowl è finito lì.

grazie yasmine (le sarde stanno a pressione)

Le italiane sono le donne europee che fanno più spesso l'amore. A stabilire l'invidiabile primato è uno studio reso noto oggi a Berlino dalla Società Europea di Contraccezione, in occasione della presentazione nella sede della Bayer Schering Pharma a Berlino, in occasione del lancio di una nuova pillola di "Yasminelle", una nuova pillola anticoncezionale a basso dosaggio di estrogeni che promette di non avere effetti collaterali. Secondo l'indagine, condotta su 12mila donne europee fra i 15 e i 49 anni, il 59% delle italiane ha più di un rapporto sessuale a settimana: la media più alta del Vecchio Continente. Seguono le ceche (57%), le russe(56%), le francesi (55%) e le spagnole (54%). Ultime le donne austriache, di cui solo il 38% ha dichiarato di fare l'amore una o più di una volta a settimana. Le italiane sono all'ultimo posto, invece, nell'uso di contraccettivi: solo il 29% usa la pillola e moltissime preferiscono i metodi "naturali" come il coito interrotto o il preservativo.

In base agli ultimi dati del 2006 sono 2,2 milioni le italiane tra 15 e 49 anni che usano contraccettivi ormonali: in testa le sarde, 28,6%, seguite da valdostane (22,8%) , liguri (19,9%) ed emiliane (19,4%). In coda le campane (7,6%) e le donne lucane 7,3%.