venerdì, novembre 28, 2008

l'ultimo giorno di scuola

Ho appena scritto una mail a tutti i Proformi, cliccherò su "invia" quando avrò inforcato borsoncino e portatile e mi indirizzerò verso il MEI, non prima di essermi concesso un altro angoletto di paradiso.

Ebbene sì, da oggi non sono più uno stagista. E non credo lo sarò mai più, a meno che non decida di resettare la mia vita e ripartire da zero in ambiti completamente diversi.

Ma mi sento abbastanza confident (il termine giusto è questo, in italiano non ce n'è uno altrettanto ispirato) sul fatto che, a 25 anni e 3 mesi, nel giugno del 2009, avrò un curriculum tale da poter gradualmente azzerare qualsiasi tipo di accordo che assomigli a un compromesso.

In ogni caso, non so cosa sarò, perchè nessuno mi ha ancora detto cosa succederà da lunedì, anche se è facile intuirlo.

In ogni caso, sarà per questo weekend di vuoto teorico, sarà perchè sento che in qualche modo si chiude un mini-ciclo e se ne apre un altro, mi sento come all'ultimo giorno di scuola: svogliato e tremendamente emozionato.

Ho passato 4 mesi strepitosi.
E Proforma è stata determinante. Non puoi non stare bene quando fai zero giorni di assenza, quando lavori l'8 agosto e il 17 senza dover ricorrere a insulti ad alberi genealogici.
Quando non esiste una mattina in cui pensi "oggi me ne sto a casa".

Inutile negarlo, va così e credo che chi mi sta vicino lo possa percepire (così come può facilmente percepire un colorito pallido, sintomo di qualche ora di sonno da recuperare, stanotte ho finito di lavorare alle 4).
Questo weekend sarà davvero particolare, perchè vivo per la prima volta senza una precisa identità professionale (sempre sulla carta, in realtà è scritto tutto o quasi; ma la distonia è tale da rendermi piacevolmente pensieroso), e lo faccio in un posto, ovvero il MEI, che ho sempre sognato di frequentare da protagonista.

E che frequenterò da osservatore e da cool hunter, per vedere cosa succede, dove andiamo.
E lo farò vedendo Etta che fa quello che potevo fare io se solo avessi scelto una strada piuttosto che quella che ho poi effettivamente scelto.
E saprò di essere felice per lei, di non provare nessuna invidia, e al massimo di poter prendere appunti.

Come se fossi al primo giorno di scuola.

martedì, novembre 25, 2008

malika



finchè non sarò perfetta come tu mi vuoi
finchè non avrò più pace se poi pace non sarai
trasformami
modellami con le tue mani
costruiscimi.

Testo scritto da Giuliano Sangiorgi (Negramaro)

Review in a few days, la ragazza è davvero bravissima.

lunedì, novembre 24, 2008

le stelle e gli occhiali



Just like a star across my sky

Argomentavo su un prodotto musicale da me prodotto nella giornata di ieri a proposito della difficoltà a delimitare lo spazio di vita.

Mi viene da pensare alle stelle, perchè forse il mondo non basta più.

Le stelle potrebbero essere quelle che ti piazzano sul petto, quando ti chiamano al lavoro in un freddissimo sabato di novembre, quando mandi l'ultima mail alle 21.27, quando in teoria potresti (dovresti?) gastemare il mondo intero se devi svegliarti alle 8.30 anche nel weekend, se devi fare una cosa difficile, se la devi fare per la prima volta.
E invece no, basta poco a rendersi conto che, anche se le ore settimanali di lavoro crescono seguendo una curva esponenziale, tu sei un privilegiato. Ed è per questo che, sebbene da più fronti suonino allarmi, sempre uguali ("tu impazzirai" "noi non ce la faremo a fare tutto"), allarmi per altro assolutamente condivisibili, io continuo a vivermela con singolare incoscienza.

Sono un privilegiato perchè prima di tutto, non si sa mai bene come, forse dormendo sempre di meno (o forse avendo fatto cadere naturalmente una serie di rapporti che si basavano sulla sclerotica ripetizione di intercalari o di scambi di cortesie privi di sentimento) ho comunque il tempo di farcela, di ritagliarmi scorci indimenticabili nella tua vita di giovanissimo adulto.

Anche distruggere un paio di occhiali in un bizzarro intreccio di circostanze può diventare un episodio leggendario. E diventa anche la principale preoccupazione di inizio di settimana.
Devo andare a recuperare al più presto una montatura nuova (e le lenti anche, la parte destra non esiste più).

Mi avete mai visto senza occhiali? Fanno parte di me, quindi vivo con una certa trepidazione la scelta.
Quando ho comprato l'ultima montatura, quella che tutti conoscono, riuscii, almeno per il giorno in cui la comprai, a sentirmi meno cesso. Mi trasformai da sfigato, in uno che prova a non esserlo.

Ricordo ancora un sms di una a cui ho riscaldato il letto per un anno: "sembri Elton John".

Quel messaggio non l'ho mai capito, ma io ero già fidanzato con un'altra e intuì di aver fatto un'ottima scelta con quei Rayban neri, dato il trasudante fastidio con cui venivo paragonato a qualcuno con cui non c'era nessun punto di contatto.

L'altra di cui sopra mi ha chiamato sabato.
Chissà, una telefonata del genere avrebbe potuto contribuire a rendere quel sabato dalle 10 ore di lavoro ancora più merdose.

Ma quando il tuo sguardo vede solo le stelle, le cose terrene hanno ben poco a che spartire con la costruzione della tua felicità.

Comunque sia, auguri a tutti gli ex del mondo. Chissà, forse non eravamo noi le persone giuste per voi.
Noi, nel frattempo, ci siamo dati un nuovo noi.

venerdì, novembre 21, 2008

i campioni della musica pop italiana

Laura Pausini - invece no



Nuovo singolo tratto dall'album "Primavera in anticipo", una sorta di alchimia fatta in laboratorio. La sensazione è che, come sempre, Laura gridi quando potrebbe cantare (cosa che sa fare, perciò perchè incasinarsi?). Per il resto la canzone è una trappola. Chitarrine nel ritornello, per evitare l'effetto-Sanremo.
Video strumentalmente pacifista, parole che andrebbero per qualsiasi storia, sia viva che morta, prepariamoci a 4 mesi di bombardamento.

Semotica: via la pelle e i polsini, sì a un orecchino monoauricolare con crocifisso. A conferma del revival cattolicheggiante.

Tiziano Ferro - alla mia età




Improbabile scenario calcistico per il crooner di Latina. Il singolo che, critica musicale alla mano, dovrebbe rappresentare la definitiva consacrazione come talento (?), sembra idealmente dedicato a Daniele De Rossi, anche perchè la storia del video ricorda tremendamente la vicenda calcistica (sopratutto i rigori sbagliati) del centrocampista della Roma.
La canzone è come sempre al limite dell'incomprensibile (mentre i testi di Giusy Ferreri si capiscono fin troppo bene), sul ritornello ci si dovrebbe mettere a piangere.
Un'altra barca di soldi in arrivo.

Semiotica: sportivo poco credibile, i rumors sulla sua omosessualità non mi sembrano fugati. E nè ci vedo niente di male se dopo aver dedicato "Sere Nere" a Giorgia Surina abbia smesso di impazzirci dietro, cambiando genere.

la parola più bella della lingua italiana

L'empatia è la capacità di comprendere cosa un'altra persona sta provando.

La parola deriva dal greco "εμπαθεια" (empateia, a sua volta composta en- "dentro" e pathos "sofferenza o sentimento"), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l'autore-cantore al suo pubblico.

Il termine "empatia" è stato equiparato a quello tedesco, "einfühlung". Coniato, quest'ultimo, dal filosofo Robert Vischer (1847-1933) e, solo più tardi, tradotto in inglese come "empathy". Vischer ne ha anche definito per la prima volta il significato specifico di simpatia estetica. In pratica il sentimento, non altrimenti definibile, che si prova di fronte ad un'opera d'arte. Da notare che suo padre Friedrich Theodor Vischer aveva già usato il termine evocativo "einfühlen" per lo studio dell'architettura applicato secondo i principi dell'Idealismo.

Nelle scienze umane, l'empatia designa un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da uno sforzo di comprensione intellettuale dell'altro, escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale. Fondamentali, in questo contesto, sia gli studi pionieristici di Darwin sulle emozioni e sulla comunicazione mimica delle emozioni, sia gli studi recenti sui neuroni specchio scoperti da Giacomo Rizzolatti, che confermano che l'empatia non nasce da uno sforzo intellettuale, è bensì parte del corredo genetico della specie.

Nell'uso comune, è l'attitudine ad essere completamente disponibile per un'altra persona, mettendo da parte le nostre preoccupazioni e i nostri pensieri personali, pronti ad offrire la nostra piena attenzione. Si tratta di offrire una relazione di qualità basata sull'ascolto non valutativo, dove ci concentriamo sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell'altro.

In medicina l'empatia è considerata un elemento fondamentale della relazione di cura (ad esempio la relazione medico-paziente) e viene talvolta contrapposta alla simpatia: quest'ultima sarebbe un'autentico sentimento doloroso, di sofferenza insieme (da syn- "insieme" e pathos "sofferenza o sentimento") al paziente e sarebbe quindi un ostacolo alla relazione e ad un giudizio clinico efficace; al contrario l'empatia permetterebbe al curante di comprendere i sentimenti e le sofferenze del paziente, incorporandoli nella costruzione del rapporto di cura ma senza esserne sopraffatto (questo tipo di distinzione non è condiviso da tutti) Sono state anche messe a punto delle scale per la misurazione dell'empatia nella relazione di cura, come la Jefferson Scale of Physician Empathy. L'empatia nella relazione di cura è stata messa in relazione a migliori risultati terapeutici (outcome), migliore soddisfazione del paziente e a minori contenziosi medico-legali tra medici e pazienti.

(wikipedia, che in effetti non offre la migliore definizione possibile, ma l'alternativa è copiare integralmente una dispensa in lingua inglese)

mercoledì, novembre 19, 2008

psicodramma sociale

Sarà un caso, ma stamattina ho aperto Explorer negli ultimi sei mesi ed è partita la prima mail di spam della mia vita.
Da Gmail, la fortezza per eccellenza.
A tutti, compresi colleghi di lavoro, amici di Facebook, mailing lists...

e tutti chiedono "Dino, ma che mi hai mandato?"

Quantità di fastidio prodotta dallo spiacevole episodio: tendente a infinito.

martedì, novembre 18, 2008

un giorno in fast forward

Oggi ho:

rischiato di mandare a cagare il mio principale datore di lavoro (ma sopratutto, ho rischiato di essere mandato a cagare, il che è decisamente peggio)

incassato un'incredibile investitura rispetto ad un'incredibile idea. Ora però viene il bello: trasformarla in realtà.

presenziato a 4 riunioni, fissandone altrettante per domani.

condotto un programma radio in diretta quando tutto il mondo mi diceva che ho di meglio da fare.

accettato un nuovo cliente, come se avessi tempo per seguirlo. (e come se questo potrà mai essere un alibi per non dargli il mio 110% di default).

lavorato per circa 14 ore.

chiuso Proforma (in realtà non so se riuscirò a chiudere tutto senza far suonare l'allarme, sono terrorizzato all'idea. In ogni caso la narrativa mi richiede di anticipare il futuro).

smesso di lavorare 10 minuti fa.

sentito il calore di chi dovevo sentire vicino a me.

maledetto di abitare a Valenzano e di dovermi fare 15 minuti a piedi per raggiungere la macchina, entrarci e dover guidare sino a casa.

imparato come si sta al mondo, quando hai a che fare con responsabilità così grosse.

pianificato una strategia di comunicazione online a costo zero per clienti che avevano conti a 9 zeri, ma noi non ne abbiamo visto alcuno.

superato l'una di notte e dimenticato la lucidità, e perciò si mette lo Shuffle nelle orecchie e prova, piano piano, a tornare a casa.

Notte a tutti.
E' stata un'altra giornata indimenticabile.

domenica, novembre 16, 2008

ridefinire gli standard (quando il titolo di un post affiora naturalmente)

Chissà cosa vorrà dire che il titolo di un post te lo dà il claim di una pubblicità, peraltro eccezionale.

In ogni caso non avrei saputo scegliere di meglio.
Perchè, se devo proprio dare una definizione sintetica a questi ultimi 7 giorni (chi mi conosce sa quanto le definizioni sintetiche non mi vengano bene, per quanto mi impegno solennemente a ridurre la lunghezza dei post e in generale dei miei scritti), direi:

ho ridefinito gli standard.

Certo, quante volte l'ho pensato in questi mesi? E quante volte l'ho detto? Tante.
E spesso a ragione.


Ma questa volta, buh, mi sembra più vero del solito.


Quando sei seduto in una sala riunioni e ti danno da lavorare per tutto il weekend, con la prospettiva di dover cancellare la parola weekend dal vocabolario, e comunque ti viene di mandare sms e di parlare di tutt'altro, in particolare del fatto che quella prospettiva non ti tange minimamente, perchè nella vita c'è ben altro,

quando l'idea di non avere più orari non ti spaventa più,

quando percepisci la responsabilità delle tue azioni in modo plastico, evidente,

quando vedi che quando fai una qualsiasi cosa, in qualsiasi ambito, esiste una qualsiasi reazione, ma che comunque niente di ciò che fai cade nel vuoto,

ma sopratutto, quando le cose, nonostante tutte queste premesse, ti sembrano più semplici, più belle, più facili, vuol dire che hai ridefinito i tuoi standard.

Hai alzato l'asticella, e sai che non l'abbasserai più.
E sai che domani sarà anche meglio.
E sai che le tue priorità sono chiare, definite, che c'è un nuovo ordine alle cose.

E sai, finalmente sai (perchè oltre a cambiare lo standard devi pure cambiare il tuo personale vocabolario) che ci sono momenti in cui bisogna scrivere molto grande la parola

Grazie.

Questi momenti sono sempre di più.
E nessuno di questi momenti sarà mai dato per scontato.

ridefinire gli standard (altro che la pubblicità di chebanca)



In TV c'è la versione italiana, se qualcuno lo trova me lo segnali.

mercoledì, novembre 12, 2008

12 novembre, il regalo l'ho avuto io

Micol,
ti voglio bene.

domenica, novembre 09, 2008

mr. antisocial



People-watching
is one of my
Favourite things to help pass the time
They're all making a deal out of nothing
Decisions to be made, it seems so easy

And they're reading into things without my say-so

And he's sniffing his way to the top
Because the impression he gave was good
And so he stopped, and he stopped to shake my hand
With a smile but I knew he was in denial

In tempi un po' sospetti ho inserito questo brano in una compilation di quelle che ultimamente hanno pungolato la mia vita privata, cd numero x, posizione numero y.

I tempi erano già un po' sospetti, perchè è inutile negarlo, ora men che meno: ciò che scrivo, ciò che dico e ciò che sono interessa.

Da lunedì è evidente per tutti. (molti mi hanno confidato privatamente le loro sensazioni; in ogni caso 16 commenti per un pompino sono un segno dei tempi)

Io però inizio a riflettere su un aspetto che poi secondo me vale per qualsiasi manifestazione pubblica di un racconto, di una narrazione. Dal mio blog a Maria De Filippi.

Ciò che interessa ai pubblici delle nostre vite non è tanto leggere e farsi i cazzi degli altri, anche perchè oggettivamente non tutti abbiamo dei racconti interessanti da offrire, nè abbiamo la capacità di saperlo raccontare.

Ciò di cui ha bisogno la gente non è tanto sapere i fatti altrui,
ma poterli commentare.


Noi che raccontiamo i cazzi nostri, in forma più o meno esplicita, più o meno sublimata, più o meno consapevole, a prescindere dal perchè lo facciamo, quando lo facciamo, a prescindere dall'argomento, dallo stato d'animo, rendiamo un servizio.

Permettiamo alle persone di riempire le loro giornate potendo commentare, potendo dare allo scrittore del genio o del disadattato, al protagonista del gossip del chiavico o della troia.
Non tutti scrivono, moltissimi leggono. E' il gioco delle parti: c'è chi costruisce il mondo e chi lo usa.

Ogni blog è una piccola comunità: l'ingoio (titolo furbo per dare un nome alla narrazione del post di domenica scorsa, perchè le cose, appunto, bisogna saperle raccontare) ha creato un gruppo di persone che non si conoscevano e forse non si conosceranno mai di persona. Però ognuno si è fatto un'idea sul commentatore della porta accanto a partire da ciò che è stato detto.

A un certo punto ho notato che probabilmente non c'era nemmeno bisogno di me e di ciò che dicevo.
La gente si rispondeva, anche a distanza di giorni - il potere del passaparola - senza che io dovessi schernirmi e/o fomentare.


Tutto ciò che è stato prodotto in seguito al mio post risponde più a un bisogno di socializzare le proprie emozioni da parte di chi leggeva (in fondo, io non sono così d'accordo sulla teoria secondo la quale chi scrive e in generale chi parla lo fa prima di tutto per ascoltarSI) che su una reale analisi di ciò che ho scritto.

Nessuno mi pare abbia parlato in modo esplicito del mio post. Tutti sono passati oltre:
- io mi diverto a leggere ciò che scrive Dino;
- io penso che Dino sia un trimone e un disadattato;
- io penso che al posto di Dino...

Lunedì pomeriggio arrivai in radio esaurito, quella sera stessa il mio morale era molto basso. Poi è bastato osservare per capire quale dovesse essere la chiave di lettura della situazione per tornare subito a uno stato che piu si confà a questo periodo. Straordinario.

Io scrivo perchè sto bene nel farlo, spesso ne ho proprio bisogno, come in una forma di catarsi. E scrivo qua e non su un posto totalmente privato perchè talvolta ci sono commenti illuminanti, che mi fanno pensare. Altre volte, nel mio piccolo, illumino altri.

Ma la vera magia di un blog è che c'è gente che sta molto meglio di me che scrivo perchè può leggere e commentare, degli scrittori più che dello scritto.


Mi è stato detto che gestisco la mia vita privata in modo un po' troppo pubblico.
Ho fatto tesoro di ciò che mi è stato detto.

Singolare è però un invito a un workshop sui social media in cui, per la prima volta, andrò via da Bari per rappresentare me stesso e Proforma in quanto persona autorevole sulla materia. Andrò a fare una relazione, non so di preciso su cosa.

C'è che hanno pensato a me.


Ora, mi auguro che non ci sia bisogno che vi stia a dire che sono mesi che sto piegato sui libri e osservo in modo analitico come la gente usa tutti questi strumenti, perchè lo fa, quando la comunicazione funziona e quando no.

E credo che sia inutile che vi stia a dire che tutto ciò che faccio (blog incluso) rientra, più o meno volontariamente, in una serie di leggi e concetti da rispettare per usare al meglio gli strumenti. Sarebbe stupido studiarli e poi sospendere ciò che imparato, proprio per le cose mie.

La spontaneità (così come la creatività, checchè se ne dica) va fermamente ancorata in categorie e schemi per potersi esprimere al meglio.

Che aggiungere sulla settimana?

- ho finalmente operato il baratto perfetto: una maglietta con su scritto "Mr.Antisocial" - che fa il paio con la mia, il titolo del post è ispirato da questo (ah sì?) - in cambio di pura Nduja calabra, e sono ancora un po' in credito;

- ho finalmente, e questo è un miracolo, superato la smania di dover fare mille cose. Ne sto facendo cadere un'infinità. Si stanno riducendo, anche perchè basta non mettersi in testa a tutti i treni per vederne molti non partire e deragliare.
Quanto tempo ho perso, quanto veleno ho fatto. Ma adesso ci siamo, decisamente.

E questo è frutto di un incrocio interminabile di fattori concomitanti, tra cui, appunto, la crescente esperienza nel valutare le persone e i loro comportamenti. Ecco, al netto di tutto, il blog serve anche a questo, a conoscere;

- avrei una marea di cose da dire sulla mia vita privata, e ho riscoperto anche un certo piacere nel farlo. E tutto sommato sono sicuro che molti vorranno sapere come va con Maruzza, com'è andata con lei a Londra e io qua.

Non succederà e non succederà perchè me lo avete chiesto voi in fondo.
Pur volendo il contrario.


venerdì, novembre 07, 2008

eccole, le rubriche


L'intero giornale è disponibile gratuitamente all'indirizzo: http://www.coolclub.it/public/arretrati/coolclubottobreridotto.pdf

curzio maltese

I bookmakers in questi casi non accettano scommesse. Da mesi, in previsione dell'evento storico dell'altra notte, si aspettava la prima gaffe di Silvio Berlusconi sul colore della pelle del nuovo presidente americano. Il Cavaliere non delude mai le peggiori aspettative e la battuta è arrivata. L'unica sorpresa è la tempistica. Ad appena ventiquattr'ore dall'elezione il premier se n'è uscito con la storia di Obama "abbronzato". Non è la solita cafonata alla quale ci ha abituato e ci siamo ormai rassegnati da lustri. È una definizione grondante di razzismo.

Il peggior razzismo, quello semi inconsapevole e quindi assai autoindulgente che dilaga in Italia, fra la preoccupazione del resto del mondo. Una malattia sociale che un governo responsabile dovrebbe combattere, invece di sguazzarci con gusto.

Scontata la gaffe, ovvia la reazione. In simili frangenti Berlusconi adotta due reazioni standard. La prima: non l'ho mai detto. È la più assurda, ma paradossalmente efficace (in Italia). Come fai a discutere con uno che nega se stesso? La seconda è: l'ho detto ma non avete capito.

Stavolta ha usato questa. "Abbronzato era un complimento, una carineria" ha spiegato ai soliti cronisti bolscevichi. "E se non lo capite, allora andate a fare...". Sommando così carineria a carineria.

S'intende che "andare a fare" è detto con affetto. Con eguale affetto i giornalisti potrebbero ricambiare l'invito, ma probabilmente le giustificazioni valgono solo dall'alto verso il basso.

Non stiamo a farla lunga. Non si tratta solo di vergogna. Chi ne ha ancora la forza? È piuttosto la disperazione di essere ogni volta precipitati in questo indegno pollaio. Gli elettori americani in un giorno hanno cambiato la storia del mondo. L'avvento del figlio di un africano alla Casa Bianca sta spingendo miliardi di persone, pur nel mezzo di una crisi spaventosa, a interrogarsi sui valori profondi della democrazia, la più straordinaria conquista dell'umanità, in fondo a un cammino secolare di sangue e intolleranza. E il contributo dell'Italia berlusconiana a questo grandioso dibattito qual è? Questa miserabile trovata, volgare e razzista, senza neppure il coraggio dell'assunzione di responsabilità o la dignità di porgere le scuse.

Non bastava la sortita a caldo del ministro Gasparri, il quale, confondendo le proprie ossessioni di ex fanatico fascista con la competenza internazionale, aveva commentato "sarà contento Bin Laden". Ci voleva pure lo strazio supplementare della "battuta" di Berlusconi, che ha ormai girato il mondo, con danno enorme per il Paese. In pochi minuti infatti la rete ha deluso la speranza residua, che non lo prendessero sul serio, come altre volte. Come siamo abituati a fare qui, rassegnati a non scandalizzarci per lo scandalo, a non chiamare fascismo il fascismo, razzismo il razzismo.

C'era stata la rincorsa provinciale ad appropriarsi di Obama. Tutti si proclamano o cercano l'Obama italiano, a destra e a sinistra. Quando in Italia un Barack Obama non avrebbe neppure il diritto di voto. I figli d'immigrati, 440 mila fra nati e cresciuti qui, non sono considerati cittadini italiani, per via del medievale ius sanguinis. Lo ricordiamo nell'ipotesi, piuttosto remota, in cui fra le centinaia di obamisti dell'ultima ora si trovasse un politico serio. Ecco l'occasione per proporre finalmente una legge civile in materia d'immigrazione.

A cominciare dal presidente del Consiglio, i cui molti cantori hanno illustrato nei giorni scorsi alle masse ammirate le straordinarie analogie fra Berlusconi e Obama. Come non scorgere, del resto, l'assoluta comunanza delle due parabole. Il figlio di un pastore kenyano che arriva alla Casa Bianca a soli 47 anni e promette di cambiare il mondo. E l'uomo più ricco d'Italia che a 72 anni, con il solo aiuto del novanta per cento dei media da lui controllati, torna a Palazzo Chigi, dopo aver cambiato i capelli. È naturale che Berlusconi abbia adottato Obama, ripromettendosi di dargli presto "buoni consigli". Incrociamo le dita perché non avvenga, nell'interesse stesso del premier. Non si sa come la Casa Bianca potrebbe reagire a una frase del tipo: "Vieni, abbronzato, che ti spiego come non farsi processare".

Che fare? Vergognarsi per loro, ridere, piangere. Fingiamo pure che tutto sia normale. Però quanto stringe il cuore ascoltare il nobile discorso dello sconfitto McCain: "Il popolo ha scelto. Ho avuto l'onore di salutare il nuovo presidente degli Stati Uniti. È una giornata storica". Non si potrebbe avere un giorno un conservatore come questo a capo della destra italiana, anche di seconda mano?

giovani, belli, e abbronzati









Stamattina mi vergogno.
Non tanto di essere italiano, ma di essere rappresentato all'estero in siffatta maniera.

Spero perchè vedere questi quattro video, oltre ad essere un corso di formazione che non posso trovare su nessun libro, mi hanno portato, per l'ennesima volta (specie nell'ultimo mese), nel mondo dei sogni della politica.

E invece, dovrò lottare, e lo farò, per il 10% di questo.
E mi divertirò.

mercoledì, novembre 05, 2008

sono americano

Abbiamo lottato duramente e non ce l’abbiamo fatta, il fallimento è mio, non vostro

L'uomo che era il mio avversario ora sarà il mio presidente

John McCain

lunedì, novembre 03, 2008

la legge del contrabbasso

E così, a poco più di 24 ore dal post che ha creato scalpore, mi son preso un po' di lavate di capo, mi sono messo a pensare a cosa sbaglio, ho visto persone scomporsi per la prima volta in vita loro.

Ho conosciuto in profondità Beatrice Antolini, una polistrumentista eccezionale, e ho lasciato che mi ispirasse il titolo del post.
Ho conosciuto una realtà insospettabile e questo ha dato il definitivo supporto ad una tesi che porto in seno da diversi mesi ma che per più di un motivo (in particolare, la volontà di raccontarla. Un elemento che in fondo l'ha ribaltata) non è apparsa evidente ai più. Anzi, ha causato effetti poco piacevoli sull'immagine che di me ho dato all'esterno.

Penso che adesso, al netto di tutto ciò che mi è successo di bello e di brutto in queste 24 ore la mia vita può e deve essere più semplice, ancora più concreta e molto meno spettacolare.

Ho vissuto tensioni particolarmente intense, dovute a motivi troppo diversi tra loro per riuscire a trovare un punto di mediazione. La radio, ancora una volta, mi ha rilassato, mi ha permesso di ripartire da zero. Ma non posso appoggiarmi ai feticci.

Cambio priorità. O semplicemente le metto a fuoco.

Voglio solo lavorare e voler bene.
E (che ci crediate o no) voglio sparire.
E lo voglio già da un sacco di tempo.

(troverò altri modi per esprimere il mio ego, che sia strabordante o insicuro, megalomane o vittima. Ma non sarà qui. O se sarà qui, sarà molto più sublimato)

duni's choice - 3 novembre



Jessica Penner - all smiles

domenica, novembre 02, 2008

l'amore ai tempi di plugoo (mi davano per superimpegnato, ma ho avuto il tempo per fidanzarmi)

Fidanzarsi di sti tempi è strano.
E difficile.

Prima di tutto sono cambiati i modi. E non tutti gradiscono queste evoluzioni.
Molti non capiscono, altri pensano che siamo alla deriva.

In ogni caso, fuor di parafrasi ed analisi, la mia relazione è figlia di questi tempi.

Ho conosciuto doppia emme qui, sul blog. Un tot di messaggi anonimi, troppo belli ed acuti per essere veri.
La particolarità sta nella modalità di approccio: se non avessi avuto Plugoo, quel simpatico strumento a forma di chat sulla parte destra del mio blog, probabilmente la "solita anonima" non avrebbe potuto manifestarsi, farmi capire chi fosse, presentarsi, e così via.

Moltissimi teorici della purezza delle relazioni interpersonali (gli stessi che probabilmente non sanno cosa voglia dire intraprendere un qualsiasi tipo di relazione online, dal provarci al costruire team interdisciplinari) si saranno fatti l'idea di un rapporto nato in modo bizzarro e probabilmente innaturale, che quindi non vale come gli altri, messo in piedi da topi di Internet, vagamente disadattati.

Ecco, fidanzarsi di sti tempi è difficile e strano per questo. Perchè tutti criticano Facebook, ma tutti lo usano. Perchè tutti guardano storto chi parla dei cazzi propri, ma tutti leggono quelle storie.
Facebook è la formalizzazione del gossip, (oltre ad essere altre 100000 cose che non interessano a nessuno, specie a chi lo contesta e poi lo usa per tagliare), che ci piaccia o no.

In fondo io non ci vedo niente di strano: perchè dovrei vedere Centovetrine quando andando su questo mirabolante sitarello assisto a una straordinaria messe di colpi di scena, di amici che si scrivono, si fidanzano, si lasciano, complottano, commentano, si svestono (più o meno metaforicamente)?

Ognuno di noi, che ci piaccia o no, scrive la propria fiction, il proprio documentario, la propria miniserie. Gridare e dire "no, non è vero" per coprire questa verità sempre più evidente non mi sembra un grande strategia. Così come criticare chi ha deciso di cavalcare questa storia.

Si deve solo decidere di essere consci di questo, e decidere come rispondere. Come difendersi.

Dopo pochi giorni dall'inizio di questa frequentazione, e dopo sms clinicamente inviati alle persone che dovevano sapere prima di tutti gli altri, perchè ci sembrava giusto farlo, è iniziata la tiritera:

"chi è la ragazza che ti ha rubato il cuore?"
"da quando ti sei fidanzato..."

Quella che ci è piaciuta di più, però, è stata:

"sono due stronzi, non potevano che stare insieme"

Bene, io non so chi conosce entrambi, e tra questi, non so chi conosca entrambi così bene.
Sono retorico, ovviamente non c'è nessuno che conosce entrambi così bene da potersi lanciare in siffatte disamine.

A questo punto, entrambi ci siamo chiesti che senso aveva non impossessarci del gossip da noi generato e così abbiamo deciso, volontariamente, di fomentarlo.

Lo abbiamo fatto per due motivi: il primo è che è meglio regalare al pubblico una storia che permettere che gli altri comincino a sparare cazzate in giro.

Meglio far convincere tutti di poter maneggiare le componenti di questa vicenda. Così (si spera) parleranno di ciò che vedono e non inventeranno.

Secondo: già che ci siamo, già che c'è una storia da raccontare, perchè non essere pubblicamente grati nei confronti dell'altra persona?

In fondo, a chi non piacciono le serenate?

E così è un viavai di post sui blog (dove, devo ammetterlo, impallidisco rispetto alla sua creatività), di aggiornamenti di stato su Facebook, di cose scritte tra le righe, poi esplicitamente, poi ancora tra le righe, poi di nuovo esplicitamente.

Chi legge ha ciò che vuole, la fiction molto, molto vicina alla realtà.
E noi abbiamo la nostra vita privata.
Chi legge pensa di sapere tutto. E non sa niente.

Potrò, potremo scrivere architecture is politics consapevoli che tutti sapranno che ce lo stiamo dedicando, consapevoli che nessuno sa cosa voglia dire.
Potrò, potremo dire che sono andato al cinema, e nessuno saprà cosa è successo prima, dopo, durante.
Potrò, potremo, ascoltare la traccia 14 della seconda compilation o la 3 della prima e nessuno saprà qual è.
Solo così, solo accettando la formalizzazione del gossip, si potrà vivere serenamente su queste gigantesche piazze virtuali. Accettandone le regole, reinterpetandole.

Un'altra cosa di cui si deve essere consapevoli, e rapidamente, è che bisognerà a brevissimo ridurre la dose di gioia condivisa.

Stare bene non piace alla gente. E io sto troppo bene.
Era più comodo e conveniente pensarmi come un disadattato che lavora troppo, alienato e incapace di trovare il tempo per la vita privata.

Ricordo la faccia di una mia collega del master quando mi ha visto in compagnia. Farfugliò una cosa del tipo "non pensavo che..." e questo mi basta a supportare la mia tesi.

Va aggiunto che è sempre più piacevole frequentare persone a cui non va tutto bene, anzi.

Altrimenti, perchè ci appassionamo a storie (penso alla cronaca nera, in particolare) truci, sanguinolente, torbide, e lasciamo il lieto fine ai finali dei film e alle persone che hanno bisogno di storie positive perchè è il loro bilancio personale ad essere così tanto in rosso da aver bisogno di intravedere la speranza negli altri?

Di conseguenza, vi promettiamo che saremo meno felici.
Almeno nella storia che tutti voi potete leggere.


p.s.
non posso non riconoscere il "merito" di questa disamina ad un messaggio privato delirante che mi è giunto la scorsa notte. 3 amici hanno deciso di utilizzare la loro notte di Halloween per scrivermi alle tre (alle due, ora locale) e per farmi sapere che parlano di me, della mia relazione, e per cercare di fare i simpatici.


Non entro nel merito solo per non sputtanarvi (anche se, come avete scritto voi, mi piace condividere tutto. Fosse vero, ora avreste più di un problema), dando per buona l'ipotesi che stavate scherzando e che abbiate completamente sfrasciato.

Dopo questo episodio, faccio molta fatica a definirvi amici, oltre a chiedermi cosa io abbia fatto per ispirarvi una roba del genere. E a chiedervi come la prendereste se usassi quei termini, riferiti alle vostre donne, alle vostre cose, ai vostri affetti.

ma cambiate due note!!

venerdì, ottobre 31, 2008

facebook, perchè sei tu

Hai una richiesta da parte di doppia emme di aggiungerti come ragazza.
Vuoi confermare la tua relazione con doppia emme?

Ma solo perchè sei tu, effebbì.

->

Hai ora una relazione con doppia emme.
Oh, effebbì.

Grazie per avermelo ricordato.