(featuring insalata di riso e Peroni familiare)
Sabato 28 giugno 2008.
Bari è in fermento per la serata-clou del Cube Festival, uno degli eventi più grossi che la città ricordi negli ultimi anni. Una fonte di orgoglio, dato che è frutto dell'intellighentia musicale barese.
Controradio, i nomi che tutti noi conosciamo, hanno deciso di fare le cose in grande, di svoltare.
Ora staranno suonando i Bluvertigo, 8 anni che non stavano insieme. Ci sarà il pienone, tutti felici, tutti contenti.
Volevo esserci anche io a sto Cube Festival, ma piano piano mi è scivolato via dalle mani. Prima il nostro gruppo radiofonico è stato messo in disparte, chissà perchè e chissà per quanto.
Poi è planato l'esame del master proprio lunedì, e l'assenza di magia legata al non sentirsi parte di questa famiglia che ha portato i Bluvertigo a Bari, dopo esserci stato per 6 mesi, in questa famiglia, ha fatto il resto.
Sabato 28 giugno 2008.
Stanotte a Copacabana dovrebbe esserci una delle feste più allucinanti che si ricordino. Ho sentito parlare di 1000 persone, studenti Erasmus in massa, delirio.
Sabato 28 giugno 2008.
Io sono a casa. Ho rifiutato 3, 4 proposte di uscita. Birre, vino, intervista ai Bluvertigo. Niente.
E' un giorno speciale, sono momenti speciali.
Lunedì finisce anche il Master, porto a casa questo ulteriore traguardo.
Blindo definitivamente il mio curriculum, e proprio mentre lo faccio, proprio perchè lo faccio mi regalo le risorse per raggiungere la libertà, vera, di fare ciò che più mi piace fare.
Sì, perchè ora posso accettare e rifiutare i lavori, posso scegliere quanto peso sobbarcarmi, quanto valgono i progetti che mi propongono e le passioni che ho. Dove collimano, dove coincidono, dove convergono. Dove sono strabici.
Lunedì finirò di studiare. E finirò perchè, a meno che non voglia iniziare coi doppioni, ho fatto tutto.
24 anni e 4 mesi.
Certo, continua a ronzarmi per la testa l'andante di Eduardo,
gli esami non finiscono mai.
Sul fatto che sia vero, siamo tutti d'accordo. Una cosa sono però gli esami che la vita ti offre, una cosa gli esami universitari, quelli finali di un master. Diverse le ansie, diverse le tensioni. Diverse anche dentro sè stessi, nel corso del tempo.
Per farvi capire come si possa cambiare, vi racconto un paio di fatterelli.
Il mio primo esame universitario vero e proprio (senza contare esoneri scritti) è datato 2 febbraio 2003.
Si chiamava "fondamenti di neurofisiologia". Incredibile ma vero, ho studiato anche da psicologo.
Mi sono presentato lì con 38.2 di febbre, esame preparato in una settimana, su una domanda presi anche un mezzo scivolone.
Fui l'unico a presentarmi al primo appello e il Prof. mi premiò per questo con un 30.
Il mio ultimo esame, 6 febbraio 2008. 12 giorni prima di laurearmi. Un esame che ho preparato 3 volte, in un caso con bandiera bianca ammainata nel cesso di casa mia tra un conato e l'altro.
Scoppiature pure.
30 e lode. Commento a caldo al telefono: "sono proprio una ciola".
Sì, è chiaro che sono cambiato nel frattempo. Lo testimoniano questi enormi segnali fisiologici.
In teoria gli esami dovrebbero avermi abituato a gestire queste situazioni. Non fossi secchia, potrei capire di essere agitato la sera prima. Ma invece, esame dopo esame, sono andato sempre peggio.
Se c'è una cosa in cui sono peggiorato, specie nell'ultimo anno, è l'essere diventato più ansioso. Dormire poco e gestire responsabilità crescenti, anche quelle che non sono tutte legate a te stesso e alle tua capacità, non credo aiuti.
Inoltre temo di avere un pessimo rapporto col tempo che passa.
Questi Europei, ad esempio. I fenomeni, tutti più piccoli di me. Invecchierò male, perchè non sopporto tanto questa idea.
Ed è anche per questo che mi meno istericamente in 100 e più cose. Perchè mo ce la faccio, mo c'ho voglia. Tanta, troppa.
Effetti collaterali? Ansiette. Ansione.
Lunedì, deo gratias, dovrebbe finire tutto.
Perchè mi levo definitivamente dai coglioni questa pratica dell'esame, con tutti i rituali del caso.
Primo per importanza, ultimo per cronologia, questo folle ultimo giorno. In cui ripeto tutto, senza sosta. Mi ammazzo di caffè e mi calo. Domani, 12 ore consecutive.
La grande falla del mio metodo di studio. Falla mai corretta.
Gli esami non finiscono mai, dicono.
Magari un giorno dovrò tentare un concorso pubblico, l'ammissione all'albo degli psicologi, un Master in Business Administration. Che ne sai.
Però, mettiamola così. Per i prossimi 2,3,4,5 anni non devo studiare. Mi leggerò i miei saggi, i miei libri pesanti sulla politica, l'economia, il mondo che involve.
Ma senza necessità di rendicontazione puntuale.
Via le ansiette. Via tante cose.
Via lo schiavismo puro, quello a cui siamo stati sottoposti noi masterini per far fare cash agli altri.
Via l'accettare tutto "perchè siamo precari e dobbiamo fare gavetta".
Via la bulimia da lavoro. Anche se sarà difficile dirsi di no quando ci sono delle situazioni che ti emozionano. Ma se non imparo, mi brucerò. Per fare 10 cose, le farò male tutte.
Ora posso rallentare, posso anche mollare tutto per un po' e ricominciare da zero, se solo lo volessi.
Se solo mi servisse.
Ho da recuperare diversi mondi, persone, situazioni.
Ho da recuperare me e la mia tranquillità.
Ho da vivere meno male il tempo che passa.
Esco dalla centrifuga accademica, ho fatto fin troppo in questi sei anni.
Ora si tratta di raccogliere e basta.
Mi finisco le Peroni e me ne vado a dormire.
Sapete come va, domani ho ancora una ripetizione disperata che mi aspetta, prima di poter cambiare vita.
Consapevole di potermelo permettere.
sabato, giugno 28, 2008
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4 commenti:
se imparassimo qualcosa da te, sarebbe un mondo migliore...
mh,
paraculo? :)
Inutile ribadirti quanto questo tuo punto di vista si discosti molto dal mio.
Inutile ricordarti gli esempi gia da me citati di persone che si sono realizzate nel minor tempo possibile in ambiti che, secondo l'obiettivita da te usata per "autoelogiarti" risutano essere addirittura piu impegnativi e con piu responsabilita.
(obiettivita che non condivido, comunque)
Tutto questo, per darti l in bocca al lupo per domani!
:*
Valeriè
ma qui non siamo su una testata giornalistica :)
siamo su un blog, il mio tra l'altro.
giusto avere un po' d'orgoglio per i traguardi raggiunti.
non metto in dubbio che ci sia gente più brava di me, più capace di gestire le responsabilità, più più.
ci mancherebbe altro.
(di qui al realizzarsi o nel vivere felicemente ne passa di acqua, ma possiamo aprire un'altra marea di discorsi)
detto questo, vado a dare sto esamino :)
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