martedì, luglio 17, 2007

dare il culo? obbligatorio

lettera aperta a Ezio Mauro, direttore de la Repubblica

Caro Direttore, ad Adrian Michaels che sul Financial Times critica il trionfo di veline e donne nude in Italia vorrei dire che il problema non è femminile. Non è tanto il femminismo ad aver fatto passi da gigante però all'indietro, semmai è il maschilismo italo-pakistano (per parafrasare una recente affermazione di Giuliano Amato) che ormai troneggia da tutte le parti.

Per come la vedo io, la signorina Canalis ha raggiunto benissimo il suo obiettivo e cioè successo e soldi e alzi la mano chi tra le donne non rinuncerebbe al proprio stipendiuccio e ad un po' di amor proprio femminile se gli mettessero sul piatto un milione di euro per mostrarsi sorridente... ma anche un uomo direi, no? Della serie: chi è più scemo signor Michaels, la Canalis o chi gli va dietro?

Per quel che mi riguarda sono problemi che vivo ogni giorno, ma davvero ogni giorno. Ho 39 anni, sono single, due lauree, (una in architettura e una in conservazione dei beni architettonici), due master, uno in economia e uno in studi storici, una specializzazione in consolidamento, un dottorato di ricerca e ... un gran bel fondoschiena.

Ebbene sì, signori miei, il mio primo impatto con la classe "maschio italico" è sempre il suo sguardo insistente su quella "qualità" (a meno che non mi metto un bel burka) della quale io non ho nessun merito; nonostante il mio quoziente intellettivo, la mia cultura, la mia ironia, eccetera... ho un bel affannarmi a parlar di politica, a ricostruire le tappe del disfacimento etico della nostra attuale società, a discutere dei massimi sistemi, di pensioni, di Mozart, di cuneo fiscale, di travi in precompresso... La replica , nel migliore dei casi, è sempre "pure intelligente..." e sorrisino, nel peggiore uno sbadiglio.

E io penso: ma davvero sono così poveri di spirito? Poveri di argomenti con l'altro sesso? Assolutamente incapaci di confrontarsi su altri terreni che non siano quelli delle schermaglie sessuali? o anche amorose? In ogni caso la mia idea è, tranne qualche valida eccezione, "penso di te che sei solo uno scemo" e dio solo sa quanto vorrei essere smentita, visti i problemi che vivo. So anche che chi legge questa mail, se è un uomo, ha già alzato il ciglio. Potrei metterci la mano sul fuoco, così come lui poserebbe felice la mano su un mio gluteo. Scusatemi se sono sfrontata.

Allora io mi chiedo, cosa dovremmo fare noi mamme italiane con questi ragazzini maschi? perché il problema sono fondamentalmente loro; annegarli da piccoli? buttarli giù dalla rupe tarpea della selezione intellettuale? fargli sistemare la cameretta già a 8 anni così da capire che la parola "maschio" andrebbe sostituita con quella di "persona"?

Delle donne italiane caro signore, mi preoccuperei di meno. Le statistiche le danno sempre più brave nei risultati a scuola, sempre più agguerrite, più flessibili, più forti, forse sempre meno fornite di scrupoli... ma lei mi insegna: in una giungla di uomini davvero poco evoluti almeno tentano di ottenere qualcosa sfruttando le armi che rimangono loro. Quasi tutte le signorine svestite sono ben più consapevoli di quello che fanno , sicuramente il doppio anche del preparato professore che fa zapping in tv e si sofferma ad ammirarle. "Che male c'è?", direbbe la ragazza, ma anche il professore.

Ovviamente ho esagerato, ovviamente sono d'accordo con lei nel giudicare davvero orrendo, mortificante dell'intelligenza umana, un tale costume, un tale andazzo... ma toglierei da parte sua l'accento solo sulle donne e lo sposterei su ragioni e cause ben più complesse e variegate.

Lo sposterei sulla totale deriva di tutti i media italiani. Lasciamo perdere la tv, sulla quale si aprirebbe il baratro da lei già prospettato, ma, se lei si connette con la home page di un qualunque quotidiano sul web, a partire anche da Repubblica, troverà sempre una bella ragazza, possibilmente svestita, ben in vista. Immagino anche chi le sceglie tali foto: si tratterà di un solerte giornalista... di sesso maschile, al quale la redazione avrà detto "una bella fighetta ci sta benissimo, attira l'attenzione"; ancora troppo sfrontata? Del resto in Italia i giornali non fanno giornalismo, fanno mercato, e la domanda di tette e fondoschiena in vista è altissima.

Qua, caro signor Michaels, si tratta di vendere. Mica roba da poco. E gli uomini sono davvero come i bimbi mi sa, sembra un luogo comune e mi vergogno quasi a scriverlo. Del resto in Francia ha destato scalpore il servizio realizzato su una rivista di moda su una brava donna politica. Siamo alle solite: è più facile il compartimento stagno della bella/elegante/scema e brutta/malvestita/autorevole ergo intelligente. Bambini, indubbiamente. La complessità, signori miei è sempre più bandita, è sempre più difficile da accettare, da comunicare, da vendere.

Se io vado in cantiere con i tacchi a spillo attiro l'attenzione... non perché vado contro il decreto sulla 494, ma perché ho pur sempre una bella caviglia... e mi sogno di poter essere presa sul serio nel dare indicazioni sull'impianto elettrico. Se dico queste cose ad un uomo, o affronto un discorso del genere il meno che mi replica, è già successo del resto, è "cavolo quanto sei acida". Ma io non sono acida, sono peggio: furiosa. E a quel punto sapete come diventerei? petulante e nevrotica.. o meglio... magari oggi ho il ciclo. E festa finita.

lunedì, luglio 16, 2007

al cuore non si comanda


vola aeroplanino..
(e speriamo che quest'anno il fantacalcio possa chiamarsi "sognandomontella")

nemmeno il papa a roma (torino traffic free festival 2007)

mercoledì

top del concerto:
take a walk on a wild side (Elvis si incazzerà, ma sono ignorante)
top al concerto: quando Elvis ci viene a trovare in mezzo alla folla e porta lo storgione a me e Fabio oramai semi-addormentati
top della giornata: Elvis che si perde le chiavi della macchina sul Po, ore 2.15. Iniziammo a capire che sarebbe stato un uomo altruista: ci donerà tante emozioni, pensammo

LOU REED: voto 7,5
molti suoi coetanei sono alle prese con lo scalone e la pensione. Lui invece, con un gilet e un'improbabile maglia color carne, ondeggia tra assoli e incitamenti ai ben più giovani compagni di squadra. Fa impazzire grandi e piccini (tra balletti davvero improbabili di 40enni con omosessualità più o meno latenti)

giovedì

top del concerto:
il mash-up tra "Music Sounds better with you" e "One More time", Daft Punk
top al concerto: "ou! Da mò sta a parl c me. Ripiggh't! Gi u sì allvat u braccialett? Ou!!! Rpigght! (schiaffo)"
top della giornata: "we *****, tutto a posto? Si si ragazzi, (sonno)....3 minuti dopo "mo, massiccio..." E nacque la Vodafone Murazzi

WHO MADE WHO 7: onesti, entrano in scena che il sole ancora splende e io sono alle prese con dei panini di circa mezzo kilo di peso. Caricano l'atmosfera per gli LCD, che seguono molto bene.
LCD SOUNDSYSTEM 8: rikkione che quasi se la gioca con Antony, fa un set potentissimo, con il pubblico (o almeno una parte) lì a Torino anche per la loro presenza, e non solo per i robot. Peccato che per 5 minuti gli si spegne qualsiasi cosa, sul finale. Noi già mesciavamo i wafer con il Barbera da 1,5 l a 4.49€..quindi tutto ci andava bene
DAFT PUNK 9: partiamo dalla fine. Che voleva dire quel gesto a fine concerto? Era una forma piramidale o una figa? Per il resto, impeccabili. I loro pezzi nel set si dimostrano di una qualità nettamente superiore a quello che l'album dà. Specialmente dal punto di vista dei bassi. Come sempre, loro giocano con forme, significati e anonimato. In particolare la seconda divisa coi bordi rossi è semplicemente perfetta. Unico rimpianto: non averli visti alle prese con pezzi di altri. Lì si che ci saremmo divertiti. Tanto sò bravissimi..


venerdì

top del concerto:
Coral, "in the Morning"
top al concerto: "Pippo, mang le wafer!" (gettati wafer random in mezzo alle patatine in fame chimica, Pippo non disdegna l'unione tra sapori), o anche Fabio che cerca di condurre Elvis verso il mio fallo a Elvis particolarmente gradito, parrebbe di capire
top della giornata: "La M giallaaaaaaaa!" "Ragazzi, non so se avete visto il castello al centro della piazza" "Si, ma c'è il McDonalds!!!"

ART BRUT 8: capeggiati da uno straordinario frontman, tale Eddie Argos, una sorta di Pete Doherty obeso, aprono le danze del set rock con un'ottima performance, che fa impazzire la YOS generation (capeggiata dal fido, nonchè in totale paresi facciale, Pippo)

CORAL 9: la vera rivelazione del Traffic. Set pop che più pop non si può nella prima parte, poi decidono di accelerare con ritmi divertenti e quasi easy-listening ma non disdegnando di sfruttare fino in fondo le loro chitarre. Davvero eccellenti, oltre che sorprendenti.

ARCTIC MONKEYS 8,5: la mia prima fuga forzata da un pogo (mix di fuga degli altri, vescica ribelle e taglio dietro un tendine) è stata causata da un gruppo di 20enni che hanno letteralmente ribaltato Torino. Cori da stadio, pischelli awandati, femmine emo che alla seconda canzone stavano già riempiendo i loro blog, esagitati coi punteruoli per andare nelle prime file. In un'ora, tutto e il contrario di tutto (ed Elvis che nel sonno vendeva sostanze stupefacenti sul prato con noi pisciati dalle risate)

sabato:

top del concerto (e dell'intero festival): Antony che rivisita con vero trasporto "Crazy in Love" di Beyoncè


top al concerto: l'ennesima decade di minuti di rincoglionimento puro. Il vero dramma è che a differenza del giorno prima, in cui ci ricordavamo di come ci salì l'aggigghio, in questo caso non ci ricordiamo un bel cazzo di niente
top della giornata (e dell'intero viaggio) Elvis che molla la camera in piena notte con il suo Mac e ci torna dopo un'ora. Le illazioni si sprecano, come gli scherzi a Cula su eventuali presenze sinistre. Avrà visto **g**on*? Sarà salito su un Pony? Avrà fatto purkarì con il vigilante para-pedofilo? Sarà andato a cercare di svegliare ***** ai Murazzi? Torna con nonchalance, dopo un'oretta sento il mio letto tremare. Va a vid ce cazz a cmbnat..

IVAN SEGRETO 6,5: il problema è che non ci crede. E'bravo, ma suona quasi svogliato, consapevole che la gente non è lì per lui. Ma è davvero un peccato, perchè non credo che l'artista si possa discutere.

ANTONY AND THE JOHNSONS 10: ok, sono di parte. Ma sfido chiunque a dire che non è stato un set straordinario. Dalle sue canzoni a pezzi nuovi a cover, di generi diversi, pur avendo come comune denominatore la sua incredibile personalità. Si presenta sul palco con una borsetta viola, vestito di nero, con i suoi Johnsons tutti bianchi. Il top quando reinterpreta Beyonce, e quasi con vergogna dice "it's one of my favourite". Quando la musica diventa trascendente.

BATTIATO 9,5: straordinario anche lui. Nettamente oltre le mie aspettative. Tutti sapevamo che era uno sperimentatore, nessuno si aspettava che le sue 3 nuove muse, le MAB, angeliche punkabbestia sardo-londinesi, potessero fare pezzi punk così duri o rendere Paloma così contemporanea. La collaborazione coi Subsonica è quasi superflua, ma Torino ringrazia per tutta questa musica e tutta questa qualità.

200.000 presenze, città bellissima, organizzazione impeccabile: Torino, ci vediamo l'anno prossimo.

domenica:
Dino, con te mi farei tutte.


lunedì, luglio 09, 2007

firmino 2007

non vedo l'ora di andarci...!

domenica, luglio 08, 2007

prendo la palla da elvis..

..che non aveva intenzione di passarmela direttamente, ma mi sono liberato e per pietà me l'ha passata.. proseguiamo con questo gioco catartico che parte per me, ma magari è solo di passaggio, dal suo blog.

qual'è stato il primo disco che hai acquistato:
Prodigy, The Fat of The Land..l'inizio di una lunga e imperitura storia d'amore. Partito, tornai indietro, ora li seguo in qualsiasi loro rarefatta mossa.

e l'ultimo: Vile Denaro, Club Dogo. L'ho regalato a mia sorella dopo averlo apprezzato personalmente, non tanto per la qualità cristallina ma per l'impatto. Regalo riuscito: lei non ascolta altro.

il disco che ti ha cambiato la vita: Kid A, Radiohead. Il giorno del mio primo ascolto realizzai, più o meno all'altezza di Idioteque, che qualcosa stava cambiando.

qual'è la tua copertina preferita: Windowlicker di Aphex Twin - l'ho recensita su un numero di Coolclub dedicato alle copertine: che goduria!



la miglior colonna sonora: più che una colonna sonora, un uomo che ha reso le colonne sonore come una forma d'arte: Ennio Morricone

un nome per il peggior cantante di tutti i tempi: Britney Spears: ha tolto alla musica (e a sè stessa) più di quanto ha dato.

un nome per il miglior cantante di sempre: Erykah Badu contemporanea, probabilmente concordo su Billie Holiday per la risposta "storica"

e il miglior gruppo di sempre: Beatles come risposta diplomatica, Oasis come cloni ben riusciti di quelli diplomatici..ma torno sui tamarri Prodigy per questioni affettive e non stilistiche


quale canzone vorresti aver scritto: Triathlon di Cristina Donà. Il cinismo è qualcosa che adoperato con stile riesce ad avere una dignità morale che solitamente (e giustamente) non ha

quale canzone vorresti fosse stata scritta per te: Teardrop dei Massive Attack..magari non me la si può dedicare direttamente, ma lo stato d'animo descritto là l'avrei tanto voluto generare.

quale canzone ti fa venire in mente l'infanzia: faccio fatica ad associare canzoni serie all'infanzia, mi viene più facile e più sincero citare la sigla di Denver, il dinosauro, ma poteva essere Alvin, Holly e Benji o anche Gigi la Trottola.

quale canzone riassume la tua adolescenza: ci ho pensato tantissimo e sono certo che questa risposta non è definitiva. Dico smoke di Natalie Imbruglia (ma quanto sono pop..)

una canzone che vorresti al tuo matrimonio: Neanche un minuto di non amore di Battisti, per esorcizzare il futuro

una canzone che vorresti al tuo funerale: Personaggio di Patrizia Laquidara

con quale canzone vorresti svegliarti la mattina: Voglio Vivere Così, di Ferruccio Tagliavini (1952)

con quale canzone vorresti addormentarti: Hoppipolla dei Sigur Ròs..mi è successo davvero, Finlandia 2005

una canzone che ti fa pensare alla solitudine: Felicidade di Antonio Carlos Jobim. Non vi fate fregare dal titolo

una canzone che ti suscita dolcezza: Orfeo di Carmen

la canzone più triste:
Estate, direi la versione di Amalia ma anche Vinicio e Cammariere se la giocano..il concetto rimane lo stesso

una canzone su cui fare l'amore: Love of my life, Erykah e Common, la mia cantante e il mio rapper preferito. Catarsi pura

una canzone che ti mette nostalgia: Profondo di Amalia Grè..quando ero giovane..

una canzone che ti fa sentire bene: Smells like teen spirit dei Nirvana..mi sento spesso stupido e contagioso :)

una canzone per quando sei incazzato:Quelli che benpensano, Frankie Hi-Nrg. Ogni giorno c'è qualche motivo per cantarla

una canzone per riflettere: potrei riciclare proprio Quelli che benpensano, ma punto forte su Cieli Neri dei Bluvertigo

una canzone che più ti estranea dalla realtà: condivido la suggestione per Tricky, ma punto su She Makes me Wanna Die

una canzone che ti fa paura al buio: fai fatto sperimentazioni..devo provare con Come to Daddy di Aphex Twin..

una canzone che ti fa venire voglia di ballare: Song 2 dei Blur

una canzone che non conosceresti se non fosse per un amico:
Avere vent'anni di Gloria Guida, supercult!

una canzone da ascoltare con gli amici:
dipende dagli amici, comunque sia nella mia macchina ogni volta che si mette Orchidee di Amalia Grè, è torcida..

una canzone da cantare sotto la doccia:
Singin'in the rain
di Fred Astaire, sempre 1952. Grande annata..

una canzone da sapere a memoria: Crx
dei Casino Royale

una canzone con un titolo bello: Capitalism stole my virginity
degli International Noise Conspiracy

una canzone con il testo più originale:Idioteque
dei Radiohead..già il titolo fa capire diverse cose..

una canzone con il testo più bello: La leva calcistica della classe 68
di Gregori. Ti dà il coraggio che non pensi di aver mai avuto

una canzone che è un'ottima cover: Perfect day
rifatta da Antony and The Johnsons.

una canzone su un vero amore:
Quanto ti ho amato, Roberto Benigni

una canzone storica per eccellenza: Satisfaction
dei Rolling Stones

una canzone che mi è stata dedicata:
l'ultima, e per questo la più significativa: Back to Life, di Giovanni Allevi

una canzone che odiavi ma adesso ami: Satisfaction
di Benny Benassi. Irresistibilmente zagna

una canzone miglior duetto:
Rufus Wainwright e Antony: Old Whore Diet

una canzone da dedicare a chi non la pensa come te musicalmente: My red hot car
di Squarepusher. Ballate metallari..


belin(elli)!


Se il buon giorno si vede dal mattino la stagione da matricola nella Nba regalerà diverse soddisfazioni a Marco Belinelli. L’ex bolognese, infatti, gioca una partita da cinema al suo esordio nella Summer League di Las Vegas, mostra una grande fiducia nei propri mezzi e senza il minimo timore reverenziale ruba il palcoscenico contro gli Hornets, battuti dai Warriors 110-102, firmando alla fine qualcosa come 37 punti. Che gli schemi offensivi di Don Nelson si addicessero perfettamente alle caratteristiche dell’ex bolognese lo pensavano un po' tutti gli addetti ai lavori, ma nemmeno il più accanito dei tifosi di "Beli" poteva immaginare un esordio del genere per l’azzurro. Tanto per mettere le cose in prospettiva in una Summer League di grande qualità, vista la presenza di rookie di lusso come Greg Oden e Kevin Durant, i 37 punti di Belinelli rappresentano la miglior prestazione individuale della manifestazione in scena a Las Vegas fino a questo momento. Non solo. Il record della lega estiva appartiene a Keith Bogans dei Magic che nel torneo del 2004 di punti in una singola gara ne mise insieme 38. L’azzurro fallisce la sua prima conclusione dal campo ma prende subito le misure con la linea dei tre punti versione Nba e ci mette davvero poco a far sgranare gli occhi al pubblico di Las Vegas per la sua grande tecnica al tiro, realizzando poi nove canestri consecutivi. Nel primo tempo a produrre, per la squadra di Don Nelson ci pensano solamente Kelenna Azubuike e l’ex Fortitudo che va al riposo con numeri da cinema: 24 punti con 9/11 dal campo (e un eccellente 4/5 dalla lunga distanza). I Warriors però dopo un buon primo quarto subiscono il ritorno degli Hornets e vanno negli spogliatoi sotto 55-54. Nella ripresa si sveglia anche Pierre Pierce ma Nelson vuole sfruttare la grande vena di Belinelli e cerca di regalargli più soluzioni possibili in attacco. Beli continua a fare male dal perimetro e Golden State, dopo un passaggio a vuoto nel terzo quarto riprende in mano le redini del match nell’ultima frazione. Non contento il giocatore italiano decide di mettere la ciliegina sulla torta chiudendo la sua gara con una perentoria schiacciata a 1’29’’ dalla fine che porta i Warriors al +8 e che in pratica chiude i conti. Alla fine lo score di Beli, che è rimasto sul parquet per tutti i 40’ del match, è di quelli da incorniciare: 9/13 da due, 5/7 da tre, 4/6 ai liberi con cinque rimbalzi, due assist e un recupero. Davvero non poteva esserci inizio migliore dell’avventura Nba per Marco Belinelli.

sabato, luglio 07, 2007

lesboday - prototypos

maria sharapova

cocorosie: the ultimate lesbian pride


Miss madonna won't you give me a kiss
One of your soft sweet lagrimas
Oh miss madonna won't you please give me a kiss
Give me one of those soft sweet lagrimas

lunedì, luglio 02, 2007

molti cops are bastards


Michelangelo Fournier, 44 anni, vicequestore aggiunto del primo reparto mobile della polizia di Stato, lo dice tutto di un fiato, con una robusta stretta di mano e un sorriso sornione. "Sai che c'è? Mannaggia a me, alla mia "fissa" per la storia del '900 e a quella frase". "Mannaggia" dunque a Ferruccio Parri e alla "macelleria messicana". E non perché la notte del 22 luglio 2001, a Genova, non sia stata una macelleria. Anzi.

"Alla "Diaz", come diciamo a Roma, c'è stata la schifezza". "Mannaggia" perché in quattordici giorni quell'espressione gli ha ribaltato la vita una seconda volta. Subito dopo averla pronunciata, se ne era partito per New York con la moglie. Martedì scorso, al suo ritorno in caserma, ha trovato un nuovo capo della polizia, il vecchio con un avviso di garanzia e una vocina a fargli un altro po' di deserto intorno: "Fournier si candiderà con una lista di sinistra".

"Non ci si crede... Io con una lista di sinistra... Roba da matti. Io non intendo candidarmi a nulla. E comunque mai e poi mai a sinistra. Io la penso esattamente all'opposto. Mia madre era comunista, mio padre è un liberale. Io sono cresciuto da ragazzo con la passione per gli anarchici di destra come Longanesi e Prezzolini e ho studiato a Roma al San Leone Magno. Se sono di destra? Diciamo che se mi chiedi chi sono i più grandi uomini del '900, dico Roosevelt, Ho Chi Minh, Ataturk, Nelson Mandela e Lech Walesa. E aggiungo che nella mia libreria, accanto a Junger e Celine, ci sono Gogol e Dostoevskij, Steinbeck e Kerouac. E Tiziano Terzani... Che uomo".

Diavolo di un Fournier. Lo immagini cavaliere bianco tra cavalieri neri, "celerino" liberal tra picchiatori in divisa e lui, invece, dal baule delle suggestioni del '900, ha pescato e cucito su di sé un abito eccentrico. Che, ora, suo malgrado, lo fa apparire "amico tra i nemici e nemico tra gli amici", come in quel vecchio (1974) film russo di Nikita Mikhalkov. "Se pensassi che la polizia è fatta di lupi, me ne sarei andato quella notte del 22 luglio di sei anni fa. Se non fossi e non mi sentissi poliziotto democratico tra poliziotti democratici di un paese democratico, non avrei detto ai magistrati di Genova quel che ho detto. Non sarei più tornato in una piazza e in uno stadio. Non avrei avuto più il coraggio di guardare negli occhi i ragazzi del nucleo che comando. Invece, io, nelle piazze e negli stadi ci sono tornato, almeno cento volte l'anno da sei anni a questa parte. A prendermi gli sputi, i sassi, le bottiglie, a sentirmi gridare da qualche punk-a-bestia o da qualche ragazzino di buona famiglia con la kefiah "servo dei servi dei servi". A fronteggiare i nazisti delle curve. E ci sono tornato perché negli occhi ho continuato e continuo a portarmi dietro l'immagine terribile e la terribile lezione di un paio di trecce zuppe di sangue...".

Ora, Fournier, occhiali a specchio su un cranio rasato di fresco, jeans e maglietta, si mette a passeggiare lungo i viali deserti dell'immenso compound che, alle porte di Fiumicino, ospita il primo reparto celere. Tra campi da calcio e da rugby, rimesse per gli automezzi blindati, palestre. Dieci passi e una Marlboro light. Altri dieci passi e un'altra Marlboro light. I pensieri di Fournier sono tornati lì. Alla Diaz. Alla notte del 22 luglio 2001, a quell'immagine che non lo ha più abbandonato.

"Entrai tra i primi. Istintivamente salii verso i piani superiori e poi la vidi nel corridoio. Ero convinto che fosse morta...". La testa di quella ragazza tedesca sembrava di stoppa. "Lo seppi qualche giorno dopo guardando la tv che veniva dalla Germania. E in quel momento seppi anche che ce l'aveva fatta. Di lei ricordo le trecce raggrumate nel sangue e un chiazza in terra che pensai fosse materia cerebrale". Lei non si muoveva, ma su di lei infierivano in quattro, forse cinque. "Due poliziotti con la pettorina; gli altri con l'uniforme dei reparti celere e un cinturone bianco. Bianco, non blu come il nostro". Sappiamo come andò in quegli istanti. Sappiamo quel che accadde dopo. "Dovetti spintonarli, togliermi l'elmo, gridare di farla finita".

Dice Fournier di non aver mai saputo chi fossero quei quattro. Dice Fournier che mai forse si saprà davvero chi altri c'erano nella "macedonia di polizia" (l'espressione è di Vincenzo Canterini, all'epoca comandante del primo reparto celere) che trasformò la Diaz in una tonnara. Lui ricorda quel che ha fatto, gli ordini che ha dato ("Chiamai i soccorsi e dissi a tutti di lasciare immediatamente lo stabile"), "l'allucinazione" in cui era piombato. "Io non picchiai, né i ragazzi del mio reparto si abbandonarono a violenze. Io so solo che uscii all'aperto e dissi a Canterini che così non avrei lavorato mai più...". La notte del 22 luglio fu la seconda insonne.

"Non dormivo da 48 ore. Alloggiavamo con tutto il reparto su una nave da crociera cipriota alla fonda nel porto di Genova. Eravamo arrivati qualche giorno prima e ci eravamo scontrati con il blocco nero in via Tommaseo, dove ci avevano tirato delle molotov. Io avevo appena perso mia madre. Ero arrivato al G8 e contavo i minuti per tornare a Roma. Sono figlio unico e dovevo occuparmi di mio padre. La notte del 22 avevamo già fatto i bagagli, poi, appunto, arrivò quella maledetta chiamata...".

Quando, il 23 luglio, il reparto lasciò Genova, Fournier aveva capito bene quel che era accaduto. Qualche giorno dopo, riceverà l'avviso di garanzia: "Ricordo lo choc di quella comunicazione, ma ricordo ancora meglio il titolo di quelli del "Manifesto": "C'è posta per voi"...". Eppure - dice - ancora non sapeva tutto. "Quando fui interrogato la prima volta, il pubblico ministero, il dottor Zucca, mi allungò i fogli con i referti medici dei feriti della Diaz e mi disse di leggere con attenzione. Bene, io mi ritengo una persona forte, ma scorrere quelle carte fu terribile. Mi cadde sulle spalle una croce che non ha più smesso di tormentarmi. Fino a quando non ho deciso di svelare al dibattimento anche quell'unico dettaglio che avevo taciuto per carità di Patria. Quello dei poliziotti che si accanivano sulla ragazza. Perché era giusto che lo facessi. Perché dovevo la verità non solo a me stesso, ma ai miei uomini e alla polizia".

Fournier si congeda. "Non ho altre verità nel cassetto. Ma un'ultima cosa vorrei dirla, anche perché ora posso farlo senza che la mia suoni come piaggeria. Il capo della polizia Gianni De Gennaro... pardon, l'ex capo della polizia, e che "capo", non c'entra con quella notte. Fu un terribile cortocircuito. E De Gennaro non era lì. Non fu lui a decidere cosa andava fatto e come andava fatto". Un'ultima stretta di mano e una foto mostrata sul cellulare. Una bimba che abbraccia un dobermann. "Mia figlia e il mio secondogenito. Altro che cani feroci. Anche su di loro quanti luoghi comuni..."

domenica, luglio 01, 2007

sabato, giugno 30, 2007

non può nemmeno sempre essere colpa degli altri

Falò
andata da solo
ritorno da solo.

Generatore si ingolfa
Dj set alle ortiche
2 giorni di sbattimenti volano nell'olio
1000 birre, tanti superalcolici, e nessun bicchiere.

io in mezzo a 1000 conoscenti e nessuno (o quasi) che mi considerasse amico.
Vecchi amici ti ignorano, e tu non gli hai fatto assolutamente niente. O se hai fatto qualcosa, nessuno ti è mai venuto a dire cosa hai fatto, quando, perchè, che conseguenze ci sono state.

gli altri festeggiano
si ubriacano

tu hai un esame mercoledì, sei ancora a poco più di 0. Pensi a quanto ti sia sbattuto, al fatto che hai messo a rischio proprio l'esame per tutto questo. Che hai superato malintesi e refusi, sconnessioni e sconnessi.

Pensi alle rinunce.

Morale della favola? Sarà colpa mia per qualcosa. Non posso dare sempre la colpa agli altri, sarò molto peggio di quello che penso di essere, se le cose vanno così.

In macchina, nella mia beata solitudine, ho già iniziato a ragionare. Speriamo di arrivare a qualcosa.

lunedì, giugno 25, 2007

2 settimane di silenzio..ed è tutto dire


Il piccolo genio si chiama Georgia. Con i suoi occhi chiari e capelli biondi, sorridente, sembra una bimba normale di quelle che si vedono al parco a giocare fra altalene e passeggini. Ma Georgia proprio come gli altri non è: ha un quoziente di intelligenza pari a 152, categoria "eccelsi", che la pone praticamente alla pari del fisico Stephen Hawking e di pochi altri cervelloni. Tanto che il Mensa, l'associazione che raccoglie le persone con i più alti q.i. l'ha immediatamente voluta fra i suoi.

Ha due anni e uno sguardo innocuo, sorridente, per niente da secchiona, ma mamma e papà Brown hanno sempre pensato che la piccola Georgia fosse una bambina dotata. "Conta fino a dieci, parlotta in francese, riconosce tutti i colori", ha raccontato la madre orgogliosa al Daily Mail. Ma l'elenco dei progressi quotidiani, che di solito, per pudore, viene riservato ai parenti stretti e agli amici più cari, deve essere sembrato troppo eloquente per rimanere ristretto alla cerchia degli intimi. E così i signori Martin e Lucy Brown, di Aldershot, nell'Hampshire, si sono rivolti a un esperto per far certificare la genialità della loro figlia. Avevano ragione: lasciando sbalorditi gli esaminatori Georgia ha fatto il test per misurare il quoziente intellettivo portando a casa un 152, che la pone in cima a tutte le classifiche, insieme allo 0,2 due per cento della popolazione.

Il Mensa l'ha immediatamente invitata a far parte del circolo dei super brillanti e lei, con i suoi peluche e cartoni animati, ne è diventata il membro in assoluto più giovane.

Ma come si riconosce un genio in erba? "Gattonava a cinque mesi, camminava a nove, a 18 parlava con frasi compiute e sostenendo conversazioni complesse" dice la mamma al quotidiano britannico. Non solo: "Riesce a distinguere fra rosa e viola e a disegnare un cerchio perfetto". Ma è stato al suo commento sul carattere di Gaston di "La Bella e La Bestia", troppo "arrogante e cattivo" secondo Georgia, che i genitori non hanno più avuto dubbi e si sono rivolti a uno psicologo per avere consigli su come educare la loro promettente bimba.

Dopo qualche test preliminare, che si è rivelato inadeguato per le evolute capacità della bambina prodigio, la professoressa Joan Freeman, psicologo specializzato nell'educazione dei bambini dotati ha confermato che Georgia era davvero fuori dalla norma.

Per la mamma, che dirige una società no profit e il papà, carpentiere, il segreto è il fatto che Georgia è la più piccola di cinque figli e ha imparato dai più grandi, costantemente esposta a diversi stimoli. Le sue giornate? Niente di speciale, giurano i genitori: va all'asilo, ascolta le favole, va a lezione di danza, canta e guarda la tv. "Fa anche i capricci come tutti i bambini della sua età" giura la mamma, cercando di attutire un po' il colpo.

Ma per qualcuno, a giudicare dai commenti pubblicati sul sito del quotidiano, accanto al visino innocente della piccola, non è facile da mandar giù. "Anche mia nipote a due anni distingueva fra viola e rosa, disegnava cerchi perfetti e parlava bene - scrive, fra le altre, una nonna indignata, Jennie Baker - L'unica differenza è che è rimasta una bambina adorabile, senza subire pressioni. Che cosa potrà mai guadagnarci dal far parte del Mensa?" si chiede, insieme ad altre lettrici. E se avesse ragione lei?

lunedì, giugno 11, 2007

fra 5 anni cambio vita (altri lo faranno prima)


Un mondiale diviso in 47 giorni, 55 tornei, il più alto montepremi della storia dei giochi, sportivi e non, vicino ai 150 milioni di dollari. Sono le World Series of poker, i mondiali con 52 carte che si giocano al Rio All Suite Hotel & Casino di Las Vegas: quest'anno (1 giugno-14 luglio) potrebbero portare oltre diecimila giocatori al tavolo. Nell'edizione 2006, Jamie Gold ha vinto un premio di 12 milioni di dollari. A partecipare erano 8.773 giocatori provenienti da tutto il mondo. Poker come gioco d'azzardo almeno nell'immaginario dei fumosi film alla Cincinnati Kid, dove un giovanissimo Steve McQueen sfidava in una leggendaria partita Edward G. Robinson. Oggi quel poker è stato modificato nelle sue regole, ma soprattutto nelle abitudini. In televisione le partite di poker in cui lo spettatore riesce a leggere le carte dei giocatori grazie alle telecamere poste ai bordi dei tavoli, stanno raggiungendo ascolti da capogiro. Su Sky i tornei del tavolo verde sono secondi solo ai principali eventi del calcio. Texas Hold'em il gioco più diffuso: due carte in mano per ogni giocatore e cinque sul tavolo comuni. Vince la migliore combinazione di cinque carte su sette. Questo nuovo gioco si è trasformato progressivamente nel più seguito e praticato nel mondo, soprattutto dal momento in cui è stato possibile giocare legalmente via internet. Addio locali al limite della legalità e difficoltà per reperire il numero minimo di giocatori; sul web (in Italia il poker via computer è stato permesso dall'ultima finanziaria grazie all'introduzione degli Skill Games) sono migliaia le partite consumate ogni giorno, senza orari. L'Italia ha visto crescere il fenomeno in modo esponenziale soprattutto negli ultimi quindici mesi. Italian Rounders, Federazione Italiana Gioco Poker, Liegi Nuts, Federazione italiana Poker Sportivo, sono al alcune delle sigle che hanno radunato centinaia di iscritti e che a maggio hanno messo in palio proprio la qualificazione alle World Series di poker a Las Vegas. Il sogno di tanti è quello di emulare il percorso compiuto da Chris Moneymaker (letteralmente tradotto come fabbricatore di soldi) nel 2003. Il ragazzo aveva partecipato ad un torneo su internet pagando un'iscrizione di trenta dollari, conquistata la qualificazione al mondiale, aveva poi surclassato una concorrenza di 839 avversari e alla fine aveva vinto il titolo accompagnato da 2,5 milioni di dollari. Quell'episodio si è trasformato nel più clamoroso spot per il poker via web che oggi vede contendersi un mercato che supera i duemila milioni di euro l'anno. Nell'edizione del 2006 anche l'Italia ha trovato il suo giorno di gloria grazie al successo di Max Pescatori nell'evento n°13. Dalla provincia lombarda e dal lavoro in un supermercato nell'hinterland milanese, alla Strip di Las Vegas per tentare la strada del professionismo con le carte. Decisione azzardata, ma fruttuosa: 1290 giocatori iscritti, a Pescatori uno dei braccialetti con i quali negli Usa si ufficializza la vittoria del mondiale. E un assegno da 682.389 dollari. Appuntamento quest'anno di nuovo al Rio di Las Vegas: la Espn ha già acquistato i diritti per trasmettere l'intero torneo. Ma per i maniaci del poker, il sito Usa delle World Series mette a disposizione la possibilità di seguire via web lo svolgimento di ogni singola mano del torneo. Ma quella più che passione è vera febbre del gioco.

giovedì, giugno 07, 2007

gisele, ricardo, tom, paris e quagliarella


Lei, lui, l'altro

Lei è di ampie vedute. E non rinuncia a esprimerle, nemmeno quando è presissima dal lavoro. Perché è una top model internazionale, Gisele Bundchen, e in questi giorni sfila a Rio de Janeiro per presentare una collezione primavera/estate 2008. Ma ha ugualmente detto in pubblico come la pensa in materia di morale sessuale, rintuzzando in proposito tanto le affermazioni del Papa nella sua recente visita in Brasile quanto quelle del suo connazionale Kakà. Ma la Bundchen deve confrontare le sue idee con una vicenda personale: perché il suo compagno, la star del football americano Tom Brady (quarterback dei Patriots), le ha recentemente rivelato che diventerà padre grazie alla sua ex, l'attrice Bridget Moynahan.
Il mese scorso, Benedetto XVI aveva avuto modo di ribadire l'opposizione della Chiesa cattolica su aborto, anticoncezionali e rapporti prematrimoniali. E lei: "La donna ha diritto di scegliere quello che è meglio per lei. Proibire il preservativo è ridicolo, la Chiesa ha fatto le sue leggi secoli fa". Poi è arrivata, in Italia, l'intervista in cui il fuoriclasse del Milan ha rivendicato la sua verginità fino al matrimonio. E ancora lei: "Oggi nessuna donna è vergine quando si sposa...mostratemi qualcuna che è vergine!".
Peraltro, la sua vita privata si sta complicando. Dopo una lunga relazione con Leonardo Di Caprio, Gisele ha mostrato una certa propensione per gli sportivi. Prima un flirt con il 7 volte campione mondiale di surf Kelly Slater, poi appunto il fidanzamento con Brady. Ma proprio da quest'ultimo è arrivata la doccia fredda: riuscirà la Bundchen a restare "liberale"?

Paris

Paris Hilton è uscita dal carcere dopo soli tre giorni perché malata. La notizia è stata anticipata da un sito di pettegolezzi e confermata poco dopo in una conferenza stampa convocata dall'ufficio dello sceriffo della contea di Los Angeles. Alla giovane ereditiera sono stati concessi i domiciliari per motivi di salute, e passerà i prossimi 40 giorni nella sua abitazione, controllata a distanza con un braccialetto elettronico alla caviglia per assicurarsi che rispetterà i termini della pena.

Un portavoce dello sceriffo, Steve Whitmore, ha spiegato che la decisione, presa da un giudice locale, è dovuta a "ragioni di carattere medico" ma non è entrato nei dettagli sullo stato di salute della giovane invocando ragioni di privacy. Paris passerà i prossimi quaranta giorni nella sua abitazione a West Hollywood al termine dei quali, ha aggiunto il portavoce, "avrà pagato il debito con la società".

La notizia è stata divulgata dal sito di gossip Tmz (che appartiene alla Cnn), secondo cui la ragazza è uscita dal carcere stamattina all'alba (nel pomeriggio in Italia) dopo un accordo raggiunto con le autorità. La 26enne era entrata domenica scorsa al Century Regional Detention Facility di Lynwood, vicino Los Angeles, per scontare la sua pena. L'erede dell'omonimo impero alberghiero era stata infatti condannata a 45 giorni di reclusione (poi ridotti a 23) , per essere stata sorpresa alla guida della sua auto lungo il famoso Sunset Boulevard, mentre si trovava in libertà vigilata per guida in stato d'ubriachezza e con la patente sospesa.

Il 5 maggio in un'affollata aula di tribunale, il giudice Michael Sauer era stato inflessibile e aveva stabilito che l'ereditiera avrebbe dovuto iniziare a scontare la pena il 5 giugno, senza aver diritto a sconti o permessi di nessun genere.

Invece, come ulteriore concessione alla titolare dell'omonima catena alberghiera, dovrà passare solo 40 giorni ai domiciliari perché cinque le sono stati conteggiati come se li avesse trascorsi per intero dietro alle sbarre: compresa domenica, nonostante avesse varcato la soglia del carcere verso le 23.30 dopo aver presenziato alla consegna degli Mtv Movie Awards; e anche oggi, benché all'alba fosse già fuori.

Già ieri, quando non aveva passato nemmeno 35 ore in cella, Paris Hilton aveva chiesto la visita di uno psichiatra. Il dottor Charles Sophy, professore alla Ucla, ha incontrato la giovane per due ore, rifiutandosi al termine della visita di riferire le condizioni della celebre e discussa paziente. "Va tutto bene", ha commentato l'avvocato di Paris, Richard Hutton, lasciando il carcere dopo la visita.

Il sito Tmz.com riferiva che l'ereditiera aveva pianto al telefono, lamentandosi perché non riusciva a dormire e a mangiare e perché nella sua piccola cella c'era "un freddo glaciale". Sintomi ampiamente previsti dal medico che già nelle scorse settimane aveva chiesto alle autorità di rimandare la prigionia: la Hilton, ha scritto Sophy, è "sconvolta e traumatizzata", a causa del suo "terrore per il carcere". Ma il giudice non si era fatto commuovere, almeno nelle prime 70 ore.

Quagliarella ti vu bì

Invece Quagliarella ha tenuto duro, tanto che a sedici anni e mezzo è arrivato il debutto in serie A, nel Toro. Poi, nel 2002, il passaggio alla Florentia Viola, quindi Chieti, ancora il Torino, una stagione ad Ascoli e la definitiva consacrazione nella Sampdoria. Proprio la società blucerchiata, e il clima particolare che si respira nello spogliatoio, senza tensioni o stress eccessivi, gli ha permesso di arrivare a livelli così alti. Adesso, in prospettiva futura, la situazione è chiara: Quagliarella, in comproprietà fra Samp e Udinese, stamane alla presentazione della campagna-abbonamenti della Samp è stato chiaro. "Le cose vanno bene così. E' logico che mi piacerebbe il palcoscenico delle coppe europee, ma io ho bisogno di giocare con continuità ed a Genova sto benissimo. Dunque...".
Perciò l'amministratore delegato Giuseppe Marotta, pressato da Milan, Inter e Manchester United (le società che dalla metà di marzo hanno mostrato un serio interessamento per il campano), cercherà prima del 20 giugno di arrivare al rinnovo della comproprietà dell'attaccante con l'Udinese. La sintonia con il club friulano è stata sin qui totale e l'accordo è chiaro: Quagliarella verrà ceduto solo in caso di offerte "irrinunciabili". E, soprattutto, le due società navigheranno fianco a fianco, in maniera tale che una delle due non cerchi di acquistare l'altra metà del cartellino, pronta poi a venderlo interamente a un altro club. La quotazione del bomber sampdoriano: dodici milioni di euro, sino a un paio di mesi fa. Quindici, oggi, dopochè l'Europa calcistica lo ha applaudito grazie alla doppietta di Kaunas.

radio bà..si prosegue

Il myspace della futura Radio dell'Università degli Studi di Bari..fatevi sentire..:) il sottoscritto è capo progetto, quindi volendo può diventare anche la vostra radio..basta dirci di cosa avete bisogno..

http://www.myspace.com/radiouniba

venerdì, giugno 01, 2007

loro ci dicono cosa è giusto, e cosa è normale..e poi..

Il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, critica la puntata di 'Annozero' di ieri sera e l'autorizzazione data da Cappon e Marano alla trasmissione del documentario della Bbc sui preti pedofili. 'Santoro - sostiene - ieri sera ha fornito un nuovo esempio di tv spazzatura. Pur di recuperare ascolti e credibilità irrimediabilmente persi, il conduttore tenta la strada del sensazionalismo, spacciando reportage vecchi e costruiti sulla base di pregiudizi come scoop giornalistici. Purtroppo per lui, la visione del programma svela la miseria dell'operazione. E grave che il direttore generale Cappon e il direttore di rete Marano abbiano autorizzato un'operazione di così basso profilo,che aveva l'unico scopo, fortunatamente fallito, di colpire la Chiesa cattolica'.
'Difendere la libertà di informazione è ben altra cosa: quella di ieri è solo l'esempio di mancanza di dignità e cedimento alle mode e subalternità culturale. Ancora più grave che si sperperi il denaro dei contribuenti per acquistare programmi di questo livello', conclude Cesa.

"La completezza dell'informazione esige che la Rai informi anche su quanti milioni di bambini sono salvati dall'opera caritatevole della Chiesa". Lo scrive in una nota il senatore di An Francesco Storace commentando la puntata di ieri sera di Annozero.
"Solo la fermezza di monsignor Fisichella, ospite evidentemente imposto a Santoro, ha documentato un falso grossolano come quello - continua Storace- acquistato dalla Rai con i soldi del canone versato dai cittadini italiani".

Sulla stessa linea d'onda il coordinatore nazionale di Forza Italia Bondi che commenta:"Ieri sera ho provato un infinito dolore guardando la trasmissione di Santoro. Ciò che per il popolo italiano e per tutti i fedeli nel mondo, da millenni, è una istituzione e una comunità che ogni giorno testimonia l'amore per l'uomo e per i più deboli, è stata sottoposta ad un processo unilaterale e presentata come una minaccia per i bambini" afferma Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, e prosegue: "Sta avvenendo qualcosa di inquietante nel nostro Paese se tutto questo, compresi i continui attacchi al Santo Padre, può andare in onda su una rete pubblica nazionale".

"Ora Santoro chieda scusa ai cattolici per come ha voluto strumentalizzare la loro fede, che è e deve essere fatto personale sul quale Santoro non ha diritti di giudizio". Questo il giudizio dell'on. Egidio Pedrini dell'Italia dei Valori che aggiunge: "Santoro ha strumentalizzato la fede del direttore di Rai Uno, Del Noce e del direttore di Rai Tre, Ruffini oltre che di Silvio Berlusconi nella sua qualità di 'proprietario' delle tre Mediaset, affermando che la comunicazione è in mano e controllata dai cattolici e che almeno gli sia lasciata Rai 2', Pedrini conclude affermando: "La Rai peraltro non può essere strumentalizzata a fini propagandistici nè in un senso né nell'altro".
"Rispetto le opinioni di Santoro – prosegue Pedrini - che però non collimano con le mie ma vorrei ricordare che chi fa informazione utilizzando i canali della Concessionaria del Servizio Pubblico radiotelevisivo dovrebbe conformarsi ai principi di verità, tolleranza, imparzialità, correttezza e pluralismo nell'informazione".

Il diretto interessato si difende: "Ieri sera abbiamo avuto una prova di grande civiltà", così Michele Santoro, stamane ai microfoni di Radio Città Futura, che aggiunge: "Monsignor Fisichella ha dato un segnale che se la politica italiana sapesse raccogliere ci porterebbe in una situazione decisamente più favorevole perché si è confrontato in campo aperto. Ha detto la sua ma ha dimostrato anche una capacità di ascolto straordinaria anche rispetto a situazioni sconvolgenti".

E sul problema della distanza della politica dai cittadini, Santoro ha proseguito: "Monsignor Fisichella batte la nostra politica 3 a 0. Ci è voluto tanto ma alla fine lo abbiamo trasmesso questo documentario. Segno che quando noi rispettiamo le regole e le condizioni professionali di lavoro i risultati si vedono. Se questo non lo facessimo solo in pochi ma tutti i giornalisti Rai è chiaro che la situazione informativa del paese sarebbe di gran lunga migliore".

giovedì, maggio 24, 2007

pippo, e sto bene


(notare la faccia di Gerrard)

mercoledì, maggio 23, 2007

tanda fortuna!


(La finale è fra 5 ore)

auguri beppe

Where did I go wrong, I lost a friend
Somewhere along in the bitterness
And I would have stayed up with you all night
Had I known how to save a life

martedì, maggio 22, 2007

non si può morire in pace...?

Vanessa Russo, la giovane di 23 anni uccisa dopo essere stata colpita con un ombrello in un occhio nella stazione metropolitana di Termini a Roma, aveva assunto metadone la mattina dell'aggressione avvenuta il 26 aprile scorso.

E' quanto emerge dai risultati delle analisi tossicologiche realizzate sui prelievi effettuati durante l'esame autoptico. La giovane, secondo le indagini, aveva assunto metadone, un antagonista dell'eroina, presso il Sert del quartiere Montesacro.

Vanessa, secondo gli accertamenti emersi durante l'inchiesta, era stata in precedenza in terapia con metadone presso il centro di Villa Maraini per una dipendenza da sostanze stupefacenti che risalirebbe ad almeno quattro anni fa.

La difesa di Doina Matei, la giovane romena accusata di omicidio volontario, chiede di esaminare con attenzione quanto emerso. "Se fosse accertata tale circostanza e in particolare che Vanessa aveva assunto metadone - ha detto l'avvocato Giuseppe de Napoli, legale di Doina Matei - allora sarebbero da valutare le circostanze dell'aggressione e in particolare lo stato emotivo di Vanessa. Sia ben chiaro, tuttavia, che le analisi tossicologiche sono state richieste dalla procura".

Secondo l'accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dal pm Sergio Colaiocco che hanno formalizzato nei confronti della romena, a carico della quale il Riesame ieri ha confermato la custodia cautelare in carcere, l'assunzione di metadone non cambia la qualificazione giuridica del reato.

Intanto il console della Romania nella capitale ha chiesto alla procura della Repubblica di Roma di poter incontrare in carcere Doina Matei, la ragazza di 23 anni accusata dell'omicidio di Vanessa.

mercoledì, maggio 16, 2007

the end(emol)

Spieghiamo l'antefatto:
Mediaset ha acquistato Endemol, la più grande corporation di produzione di format televisivi. In Italia, produce non solo per Mediaset (Grande Fratello, La Pupa e il Secchione), ma anche per la Rai (Affari Tuoi, Che tempo che fa). E non si fa mancare niente, producendo Le invasioni Barbariche su La 7.

Mediaset di fatto ora detiene la casa di produzione di Affari Tuoi. I pacchi in Rai fanno guadagnare la Mediaset.
Ma la vera domanda è: per quale motivo Mediaset dovrebbe cedere format di successo alle concorrenti?

E sopratutto..la Rai, ora, che valore ha? E La7? Se Mediaset, oltre a decidere i propri programmi, gestisce i format degli altri?

Risponde PierSilvio:

Piersilvio Berlusconi, i programmi Endemol della Rai...

"Posso interrompere?"
Prego.

"Mettere questa operazione sul piano dei palinsesti e dei giochetti sui programmi mi procura una profonda tristezza, mi creda".

Pensi a quanti si divertono, invece. Dove andrà in onda "Affari tuoi" tra due anni?
"Sulla Rai, ovviamente, a meno che la stessa Rai non decida diversamente".

La Rai...
"Scusi, non dovevamo parlare di Endemol? Siamo di fronte a un'operazione internazionale di alto profilo, quindi queste logiche di tattica da palinsesto, mi perdoni, mi sembrano un po' provinciali".

Confalonieri ha detto che l'operazione Endemol è opera sua e delle leve giovani di Mediaset.
"Ho troppo rispetto per Confalonieri, per Adreani di Publitalia, cioè per chi ha costruito Mediaset per parlarne in questi termini. Ma è vero che è una grande operazione che guarda al futuro, su scala internazionale, portata al successo da una squadra di giovani manager".

E il futuro è dei giovani.
"Il futuro va oltre la tv generalista, va sui satelliti, il digitale terrestre, i telefonini e le altre piattaforme. Questa è un'operazione che ha respiro anche in questa direzione".

Sempre Confalonieri: "Saremmo pazzi a spostare i programmi di successo di Endemol dalla Rai".
"Confermo. Da qui in avanti, anzi, farò il tifo perché la Rai abbia un programma Endemol di successo in più, e non certo uno in meno".

Anche perché a quel punto quel programma vale sempre di più, e Mediaset incassa.
"Ma questa è la normalissima dialettica economica tra produttori e tv, succede in qualunque caso per programmi di successo, Endemol e no. Cosa cambia?".

Scherza? Non si parlerà d'altro. Appena un nuovo programma Endemol su Canale 5 avrà successo e magari un altro sulla Rai andrà male, si dirà subito che vi siete presi quello che funzionava di più.
"E quando invece succederà il contrario, che si dirà? Sia in un caso che nell'altro significherà che una delle due aziende televisive ha lavorato meglio. E poi mi pare che alla base di tutto questo ci sia un equivoco: noi non gestiremo Endemol. Esiste già un management ed è ottimo".

Cioè, quel giorno lei si alzerà al mattino, guarderà gli ascolti e dirà ai suoi collaboratori: che meraviglia, quel programma Endemol della Rai ci ha demolito...
"Se succederà, magari si metterà in discussione la direzione di rete, non certo l'operazione in sé e nemmeno il normale andamento di mercato, ascolti compresi".

Rizzo Nervo, consigliere Rai: "Ora sarà il caso di rivedere i contratti Rai con Endemol".
"Capisco la prudenza di queste prime ore. Ma posso ribadire che l'operazione vista così mi mette tristezza? Invece capisco benissimo quando uomini della Rai chiedono che l'azienda aumenti le proprie produzioni interne: questo ha un senso. Aggiungendo a queste, ovviamente, le cose migliori che arrivano dall'esterno, da Endemol e anche dagli altri produttori indipendenti".

Un mare di cose.
"Sono convinto che presto arriverà il momento in cui nessuno perderà più tempo a domandarsi chi produce questo o quello: ci sarà una tale richiesta di programmi per riempire tutti i nuovi mezzi che, finalmente, si parlerà della capacità di creare prodotti di qualità".

Fermo restando che la tv generalista è in crisi, giusto?
"Si chiama fase di cambiamento. La crisi è un'altra cosa".

Di quanto avvenuto, il ministro Gentiloni, invece, appare contento.
"Le sue parole, e anche quelle di Prodi sull'importanza di un'operazione simile per un'azienda italiana, sono un bel segnale".

La Rai è in grande difficoltà: guarda caso l'operazione Endemol viene conclusa e annunciata in queste ore...
"I tempi non li abbiamo dettati né noi né la politica italiana. L'operazione si è fatta appena Endemol è stata davvero messa in vendita".

Come sarà per Ronaldinho al Milan.
"Di quest'altra operazione io non sono convinto, e allora quel paragone preferisco non farlo".

Torniamo in provincia. Giorni fa, Fabio Fazio a precisa domanda ha risposto che la possibilità di acquisto di Endemol da parte di Mediaset gli procurava forti perplessità.
"Per Fabio non cambierà nulla. Il produttore non sarà Berlusconi Silvio, ma sempre Endemol guidata solo da logiche di mercato. Mi piacerebbe chiamarlo al telefono, sento che ci faremmo due risate cordiali. Non solo: ne approfitto per dire a Fazio che se ha qualche idea per nuovi contenuti mi piacerebbe poterne parlare".

Programmi per Mediaset?
"Endemol lavora per la Rai, per Mediaset e per il mondo intero".

Già che ci siamo, Antonio Ricci lo ha sentito?
"So che mi ha cercato, ma in queste ore, davvero, non ho avuto tempo. Lo chiamo tra poco. Perché lo chiede?"

Ovvio: Ricci, nemico storico e giurato di Endemol, le polemiche feroci sui pacchi della trasmissione Affari Tuoi - di Endemol - il pregresso scontro epocale con Bonolis, ai tempi. Starà esultando.
"Secondo me Ricci è tranquillissimo".

Lo credo bene. Ma la prossima volta, mettiamo, che gli salterà di dire a Striscia che la gara di Affari Tuoi è truccata, che succederà?
"Quello che è successo finora. Mi pare che sia un programma di satira e la satira non si tocca. Vorrei che si capisse che questo è un progetto che va molto oltre tutto ciò: c'è una tv, la nostra, che ha anche molte produzioni in proprio, come Striscia la Notizia, ad esempio, o Scherzi a parte o altre: Endemol, con il suo marchio e la sua forza, ora potrà vendere anche questi programmi in tutto il mondo".

Mettiamola così. Se dovesse togliere un programma Endemol alla Rai, quale sceglierebbe?
"Nessuno, lo ripeto finché vuole. Casomai potremmo fare qualche cambiamento in casa nostra...".

Sui programmi?
"Anche".

Tipo il Grande Fratello?
"Non scherziamo, resta un prodotto più che vincente".

E allora quali?
"Non glielo dirò mai. Ma comunque continueremo a decidere solo in casa nostra non certo alla Rai".

Troviamo una formula. Esempio: in Rai non sposterete nemmeno una pianta?
"Anzi, spero che Endemol aggiungerà molte piante in Rai, e tutte rigogliose".

martedì, maggio 08, 2007

basso profilo

Prima la stangata. Le unghie nella carne. L'evidenza della colpevolezza sbattuta sotto gli occhi. Come si fa con un nemico giurato, nei palazzi del Coni Basso è stato indagato, studiato, braccato e infine inchiodato, con ogni mezzo. Anche con un controllo antidoping a sorpresa, disposto quando il caso del suo sangue congelato nei frigoriferi di Fuentes era già tornato d'attualità, e serviva procacciarsene di fresco, da usare per un confronto definitivo. Un lungo inseguimento alla preda concluso ieri davanti al procuratore Torri, quando il nemico, schiantato, è diventato qualcos'altro: un potente, inedito alleato, il più prezioso di tutti, il testimonial del futuro. Quello che non fu Marco Pantani. Pantani. E' la sua vicenda, con quel carico terribile di dolore, ad aver mosso dietro le quinte le strategie del palazzo dello sport. Perché c'era questo tragico precedente che bruciava nella testa del presidente Petrucci e del segretario Pagnozzi, quando se lo trovarono davanti, nel pieno della bufera che lo avrebbe spazzato via e poi ucciso, e loro provarono a gettare un salvagente disperato: dì quello che sai, denuncia la schiavitù del doping, diventerai il paladino di un nuovo mondo possibile e salverai il tuo sport, come un eroe. Pantani rise loro in faccia, e sbatté la porta. Per sempre. Basso no. Basso è diverso in tutto da Pantani. E certo anche il mondo è diverso da quello di Marco: meno feroce, più pronto ad accoglierlo, più comprensivo, ormai saturo di scandali e per questo meglio disposto ad aggrapparsi a una possibile svolta. Il Coni ha capito che con Ivan si poteva tentare un'operazione rivoluzionaria, cui ha lavorato per settimane: far diventare un corridore dopato, destinato a un ritiro inglorioso, la bandiera del rinnovamento, l'immagine della svolta e - ma questo è ancora un sogno - un esempio da seguire per altri corridori. E' un lavoro duro, e non soltanto perché l'omertà è da sempre la religione del doping. Ma anche per le conseguenze che la rottura del codice del silenzio potrebbero avere per Basso: quelle sportive, certo, con la federazione mondiale di ciclismo stoltamente pronta a ribadire che nel suo ordinamento non sono previsti sconti di pena per i pentiti. Ma anche quelle umane, soprattutto quelle umane, in un mondo, quello del doping, popolato da trafficanti, mafiosi, ricattatori, un groviglio infernale di dipendenze che può far pensare, a chi ne è attore e vittima, di non poter sgarrare senza correre rischi, anche per la propria incolumità. Per questo Basso, comunque, potrebbe non dire tutto ciò che sa, e al Coni ne sono consapevoli: nomi ne usciranno pochi, forse nessuno. Ivan mette in gioco se stesso, ha parlato del meccanismo, nei dettagli, che spinge un corridori ad andare da un medico come Fuentes. Ma lì, probabilmente, si fermerà. Basta e avanza, comunque, per voltare pagina. Per passare dall'altra parte, uscire dal groviglio. Il Coni non aspettava che questo per levare le unghie dalla carne: non serve più, ora comincia un'altra operazione. Dare forza, più forza possibile al nuovo testimonial, facendone un esempio mondiale. Un esempio da cui ripartire.
Ivan Basso ha "ha ampiamente ammesso le proprie responsabilita' relative all'Operacion Puerto". Finisce cosi', con questo passo di un breve comunicato del Coni denso di significato, la tormentata parentesi di 12 mesi che ha visto il varesino passare da dominatore del Giro d'Italia a primo pentito del ciclismo. E in particolare, a 6 giorni dalla 90.ma edizione della Corsa Rosa, dello scandalo spagnolo. Perche', parole di Basso, ora "e' arrivato il momento di assumermi le mie responsabilita', spero solo di essere capito". E Basso lo ha fatto. Ha deciso di parlare, presentandosi spontaneamente di fronte alla Procura Antidoping del Coni per riprendere quell'audizione che lo scorso mercoledi' era stata aggiornata per motivi tecnici. I contenuti esatti del colloquio non sono chiari, ma di certo c'e' che oltre ad ammettere le proprie responsabilita' Basso ha accettato di collaborare nell'indagine.
Qualche giorno fa era arrivata a Ivan Basso una proposta dalla Amore e Vita - McDonald's. Lo ha reso noto il patron del team, Ivano Fanini, dopo aver ottenuto l'appoggio dello sponsor principale McDonald's aveva dichiarato: ''Se il corridore chiarira' la sua posizione e collaborera' con la Procura del Coni, il mio team sara' disponibile a trattare il suo ingaggio. 'Un corridore come Basso oggi costa piu' dell'intero budget del mio team, ma questo non rappresenta un problema. Posso contare sull'appoggio del mio sponsor principale McDonald's. Ho discusso a lungo con i principali membri del consiglio licenziatari McDonald's Italia, con il direttore marketing Luca Bon e con quello delle comunicazioni, Massimo Barbieri. Tutti hanno apprezzato la mia proposta di ingaggiare e rilanciare Ivan Basso con una immagine del tutto diversa da quella che oggi lo accompagna''.
Fanini resta convinto che con l' ingaggio di Basso il team sarebbe anche pronto ad allestire una squadra all'altezza. ''Oggi il mio e' un team Continental, lo e' per scelta, ma qualora Basso accettasse di correre per noi ho avuto il via libera da parte di McDonald's a creare un team all'altezza delle aspettative del campione varesino. Dovremmo attendere per capire se ci saranno, come credo, delle squalifiche e se Basso potra' correre nel Pro Tour o meno. Nel caso potesse farlo posso fin da ora garantire che avremo dagli sponsor un budget adeguato per richiedere la licenza Pro Tour. Se invece Ivan fosse costretto a stare lontano dal Pro Tour, per due anni, creeremo un team Professional di alto livello''.
L'imprenditore lucchese ha spiegato che se Basso venisse riconosciuto colpevole, ma collaborasse con la procura del Coni, la squalifica potrebbe essere ridotta. Secondo Fanini, Basso potrebbe andare incontro a ''otto mesi di sospensione a partire da maggio e vorrebbero dire che Ivan potrebbe gia' essere in gara a febbraio del prossimo anno, limitando al massimo i danni sportivi, e soprattutto dando un nuovo e importantissimo contributo ad una nuova immagine del ciclismo. Di qui si vedra' davvero il valore dell'uomo, oltre che dell'atleta. Scegliere una strada diversa dalle solite e' possibile ed io sono fiero di offrirgli questa chance. Se voltera' definitivamente pagina, come spero, da parte mia faro' il massimo, insieme a McDonald's e Powerade per rilanciare la sua immagine e fare di lui il simbolo mondiale della guerra al doping''.

lunedì, maggio 07, 2007

sarkozy kozy



"Premier flic de France". Primo sbirro di Francia. No, non è il soprannome di Nicolas Sarkozy, ma soltanto uno dei tanti con cui, narra la leggenda, si usava soprannominare "le Tigre", lo statista francese Georges Clemenceau, vissuto a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, ostinato antibonapartista e deputato di estrema sinistra prima, radical-socialista poi, ancora oggi celebrato da un fervente socialista come Laurent Fabius. Come Sarkozy, Clemenceau fu ministro dell'Interno e represse con energia ogni sciopero, quelli stessi scioperi che Sarzoky dice oggi di voler regolamentare con più vigore. Fu il fautore più convinto dell'accordo con l'Inghilterra per garantire la sicurezza francese rispetto alla minaccia tedesca. Non a caso ottenne il rispetto di un altro grande leader di schieramento opposto, Winston Churchill, che nel momento dell'investitura parlamentare di Clemenceau a primo ministro nel 1917 ebbe da dire: "Intorno a lui vi era un'Assemblea che avrebbe fatto di tutto per evitare di averlo lì, ma che, avendolo messo lì, sentiva di dover obbedire".

C'è un filo sottile che lega nel corso di più di cent'anni Clemenceau a Churchill a Sarkozy. Un filo facile da spezzare, data l'apparente incompatibilità dei personaggi e dei loro percorsi, ma pur sempre presente, visto l'incredibile richiamo a Churchill di Sarkozy in piena campagna elettorale, come colui a cui ascrivere la nascita "dell'ideale europeo" quando, nel 1946, "questo uomo così grande nella guerra fu il primo a proclamare la necessità dell'Europa perché non vedeva che della grandezza nella pace". Probabilmente mai nel dopoguerra un politico francese ha messo in secondo piano così brutalmente, quali padri fondatori dell'Europa, personaggi come Monnet, Schumann, De Gaulle, da Sarkozy ammirati e citati, per di più per far primeggiare un inglese.

Ma non è una scelta casuale. Riflette piuttosto una duplice tensione ideale radicata in Sarkozy verso un'identità europea legata anche al sociale ma anche verso un liberalismo di stampo d'oltre Manica e d'oltre Atlantico. Sarkozy crede infatti in una Francia dove nel mercato del lavoro venga ridotta la precarietà dei contratti, specialmente per i giovani, ma in cui ci si lasci alle spalle la "conquista sociale" delle 35 ore, nella convinzione che la malattia della Francia si chiama bassa occupazione e scarso lavoro e che "l'attività degli uni crea il lavoro degli altri".

Sarkozy propone, per coloro che sono stati appena licenziati, un contributo pubblico pari al 90 per cento dell'ultimo salario ma allo stesso tempo precisa che si decade da tale diritto se si rifiutano due lavori di seguito senza giustificazione. Crede nel sistema educativo pubblico ma pretende che si torni a selezionare docenti e studenti in base al merito e all'eccellenza. Il merito, quella strana parola che non appare nemmeno una volta nel programma della Fabbrica del governo Prodi. Molte di queste proposte economiche provengono dal cosiddetto rapporto Camdessus - "Il risveglio, verso una nuova crescita per la Francia" - elaborato da una serie di economisti indipendenti capitanati appunto dal governatore onorario della Banca di Francia, a conferma di un'altra qualità attribuita al neopresidente, quella di sapersi circondare da un gruppo di consiglieri validissimi.

"Pas seulement des droits, aussi des devoirs", ha detto Nicolas Sarkozy la sera del dibattito televisivo - il 2 maggio -guardando negli occhi la rivale socialista Ségolène Royal. Ma forse parlava a tutti gli europei, indicando una terza via. Questa terza via metterà in sofferenza, senza il minimo dubbio, l'attuale concezione europea, così come espressa nel credo della Commissione e della sua classe dirigente.

In quest'ambito Sarkozy ha l'originalità di discostarsi dalla visione più conservatrice dei tecnici del gruppo di Michel Camdessus, dimostrando una visione politica coraggiosa e indipendente. E non è soltanto una questione di mettersi alle spalle la Costituzione europea, la regola dell'unanimità, la questione dell'ingresso della Turchia nel consesso di Bruxelles, tutti aspetti sui quali pare aleggiare in Europa una generale rassegnazione: è ben di più Sarkozy chiede che la politica monetaria della Banca centrale europea (Bce) metta al centro del suo mandato non soltanto l'inflazione, ma anche l'occupazione, come avviene negli Stati Uniti. Reclama una politica attiva del cambio che, alla luce della posizione adottata in questi ultimi anni da Francoforte che ha portato a livelli eccessivi l'euro, è certamente benvenuta. Sarà tuttavia meglio allacciarsi le cinture perché la lotta politico-istituzionale sarà durissima.

Sarkozy ha studiato bene gli Stati Uniti e sa che cosa fa di questa economia di mercato la maggiore potenza mondiale. Sa che negli Stati Uniti, in nome della concorrenza e del liberalismo, si coltiva e si protegge con cura quella pianta così delicata che è la piccola impresa. Sarkozy promette di fare altrettanto. Come hanno fatto tutti i presidenti degli Stati Uniti dal Dopoguerra - democratici o repubblicani che fossero - Sarkozy si batterà affinché siano riservate sostanziose quote di appalti pubblici alle piccole e medie imprese, al fine di ottenere una vera concorrenza dinamica di lungo periodo. Nel fare ciò il leader della destra francese sa bene che andrà a imbattersi nell'opposizione miope della Commissione europea, che ritiene sufficiente dettare regole uguali per tutti senza occhi di riguardo per la dimensione d'impresa.

Come tutti i presidenti degli Stati Uniti da Jimmy Carter in poi, Nicolas Sarkozy sa che una medesima regolamentazione amministrativa spesso impatta sui costi delle piccole imprese ben di più di quanto non impatti sui costi delle grandi imprese e si batterà affinché tali regolamentazioni siano evitate per le piccole in nome delle pari opportunità di partenza, come lo sono da anni negli Stati Uniti. E' la terza via, quella di un'Europa politica che sfidi il gigante americano nel rispetto dei suoi valori liberali, poco curandosi del modello liberista e burocratico finora i perante nell'Europa geografica a ve iette o più paesi.

L'ambizione di un paese che vuole guidare Sarkozy sarà presidente della Repubblica di Francia. Di quel paese i cui telegiornali nel giorno del faccia a faccia finale preferiscono aprire con le notizie sul governo israeliano in crisi o sulle immagini delle manifestazioni per la laicità in Turchia piuttosto che sul dibattito tra Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy. Ma anche di quel paese che ha l'ambizione di guidare piuttosto che di seguire. Di quel paese che, come l'Assemblea parlamentare con Georges Clemenceau, è sempre alla ricerca di un Général a cui dover obbedire, più o meno di buon grado, affinché questi lo conduca a primeggiare nella storia. E chissà che anche l'Europa non speri che Sarkozy sia capace di vincere anche questa sfida.

giovedì, maggio 03, 2007

santi subito


Il Papa ha detto che non crede nell’evoluzionismo. Sono d’accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta. Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. È giusto così. Assieme a Gesù Cristo non c’erano due malati di Sla, ma due ladroni"