venerdì, aprile 25, 2008

londra 2008 - allez camille

La Francia in Inghilterra? Dominante

Dominante come Camille, autrice di un album assolutamente incredibile, "Music Hole". Divertente vedere il suo vestitino color arancio campeggiare sui muri della metropolitana, senza troppo dare nell'occhio, insieme a una scritta: "album of the month".
Del mese?
Mi sembra riduttivo.



Home
is where it hurts


Su Internet si trova ancora un po' pochino su questa autentica forza della natura, voce dei primi Nouvelle Vague. Prendetevi l'album, prendetevi un'ora di pausa dalle vostre attività.
Fatemi sto piacere.
Ho letteralmente violentato questo album nelle vie di Londra, tra metropolitane e mercatini.
I brividi tutte le volte.
Al ritorno in Italia è stata la prima cosa che ho voluto ascoltare.

Da Parigi a Molfetta, fino all'abiura di me



Io devo scrivere perché sennò sclero
non mi interessa che tu condivida il mio pensiero
Non cammino sulle nubi come Wonder Boy
Mi credi il messia?
Sono problemi tuoi

Io voglio passare ad un livello successivo
voglio dare vita a ciò che scrivo.
Sono paranoioco ed ossessivo
fino all'abiura di me.

Romanticismo catastale - Bugo e Stefano Fontana

E' inutile che mi parli d'amore
quando tutti e due
sappiamo benissimo
cos'è l'amore

la felicità
non è questa cosa qua
che chiamano amore

la pubblicità della settimana - citroen c5

giovedì, aprile 24, 2008

londra 2008 - romeo must die

Dovevo scrivere un post al giorno, sì, è vero.
Ma che ve lo dico a fare, la connessione a casa Ponti è ricomparsa martedì sera, giusto poche ore prima di ripartire, e la città di Londra non è un ricettacolo di wireless (aperte) come avevo immaginato e sperato.
Dovrò tentare un'azzardata ricostruzione post-hoc: l'idea non mi piace per niente, ma chissà, mi lascio guidare dalle sensazioni.

Si deve partire dall'attualità, dal dopo Londra.

(non sarò diplomatico e le responsabilità non sono state accertate. correrò il rischio di sbagliarmi nel fare questa ricostruzione)

Che parole possono essere spese per chi avvelena deliberatamente un gatto con della carne contaminata?

Specie se questo qualcuno è il tuo vicino di casa con cui hai una causa da diversi anni per un muro che entra nel nostro condominio?
Non posso ritenere una casualità il fatto che su 100 gatti randagi che girovagano dalle parti di casa sia andato a morire proprio il mio.
Chi conosceva Romeo sa che sprizzava di salute, portava indietro animali tipo lucertole o topi e ci svarionava, non doveva essere l'ultimo dei deficienti.
E invece, torno da Londra e il gatto è morto.

Un gatto favoloso. Non vi sto a raccontare l'agonia, perchè è una roba assolutamente straziante.

Preferisco ripartire dal sorriso di mia sorella alla visione dei miei 3 regali. Se andiamo avanti così, fra pochi anni sarà la mia migliore amica.

Per necessità di ricostruzione, seziono Londra in 3 parti. La prima, con gli episodi; la seconda, con la musica; la terza, con le pippe.

giovedì - gira la testa, e non è solo Bjork

Londra mi accoglie con giramenti di testa paurosi, dovuti non ho ancora capito bene a che cosa, che mi portano ad essere quasi inappetente al Pizza Hut (!).

Questo non mi impedisce di portare a casa le mie solite 3-4 pinte giornaliere e di recarmi all'Hammersmith Apollo dove il Dj set di Leila, impreziosito da una citazione di Aphex Twin (il pezzo #2 del cd#1 di Drukqs rallentato di 30 bpm), seguita da I Wanna Be Your Dog di Iggy mi fa passare tutti i malanni. Poi arriva il folletto, e non ce n'è per nessuno.
Un concerto assolutamente pazzesco: dopo aver visto lei e Beth la mia soglia di sopportazione delle cagate sarà ben più bassa.
Il clou? La base di Freak (la trovate un po' più sul blog, in uno dei post "mattina shuffle") a remixare la sua Telegraph. Per intenditori.

Ho tuttora qualche giramento di testa, è la prima volta che sto così. Speriamo non sia niente di grave.

venerdì - guns of Brixton

Ho visto tante Londra in questo viaggio, almeno una per quartiere. Certo, un filo logico tra le varie realtà c'è sempre, ma ogni distretto, ogni municipalità, ha qualcosa di proprio, di unico e allo stesso tempo assolutamente non riproducibile.
Brixton sembrava Napoli, piazzata a Londra.

E' il quartiere giamaicano della città, quello che ha ispirato i Clash, che ha dato i natali a David Bowie e che viene definito uno dei più pericolosi.
Niente mi poteva però impedire di andare da solo, zaino in spalla, a spulciarmi il mercato, a sentire quegli odori.

Cucina tipica caraibica, olezzi che ricordano madre Giamaica (non dico di cosa si parla sennò la Cassazione mi viene a prendere), il musulmano di turno, lemeleleperelebanane.

A coronamento della giornata, gli Hives. Bravi, solidi, spettacolari. Così come la Brixton Academy, con i suoi 4000 paganti. A fare il paio con l'Hammersmith Apollo della sera prima, tutto esaurito.

Londra e i concerti: una buona ragione per vivere.

sabato - Shinawatra the punisher

"dai, andiamo a bere una cosa tranquilla"

E' questa l'anticamera del Redback, luogo dove sabato il quartetto Duni + Gianni + Ponti + Feliciano è andato a menare il can per l'aia.
Ci siamo divertiti, anche se la house commerciale me la sarei risparmiata. Per fortuna che il loro divertentismo è rappresentato da Strokes, Hives, Arctic, Franz, mentre noi ce la giochiamo con la Rettore e Umberto Balsamo.
Non mi è dispiaciuta nemmeno quell'aurea da sfigatelli che siamo portati dietro. Mentre tutti si ubriacavano, si leccavano e facevano i piacioni noi eravamo lì, come dei bambini cresciuti male, a fare una sorta di gesto dell'ombrello per evidenziare le noti nascoste di un indiano che stava adescando una bionda. Così, mentre Ponti beveva (non volontariamente) 4 cockail diversi, noi ci divertivamo a prendere per il culo la gente.
Che simpatiche canaglie.

domenica - 400 sbirri per Harry Potter

usciamo dalla benedetta stazione di King's Cross/St.Pancras (io, non leggendo del maghetto, so solo che quella stazione monumentale ha a che fare con le sue vicende, a quanto pare anche per uno sbaglio della Rowling) e veniamo accolti da una cinquantina di camionette della polizia, ambulanze, cani antidroga. Un'ora di teatrini fuori dalla stazione, il sospetto è che ci abbiano organizzato questa cosa turistica proprio per noi, visto che il giorno dopo non c'è nessun riferimento all'accaduto su nessuna rivista.
Diciamo che sono un po' ansiosi a Londra quando si parla di metropolitana.

lunedì - una tipica giornata di vacanza

Sveglia alle 13, Oxford Street, mi pungo da Uniqlo, pranzo al giapponese alle 17, pub con i due quotisti (e una Nastro Azzurro) a discutere di futuro, di case, di bambini, di lavori, di Londra, di Milano, di Bari e delle sorti dell'umanità (salvo poi tendenzialmente rimanere ognuno delle proprie idee), il ritorno a casa, il rugby, Mattia, le birre, gli sfilatini, un paio.
A 2 giorni dalla fine, una giornata pressochè fantastica.

martedì - riise and fall

come sopra.
Sveglia alle 13, Ponti è off.
Ci andiamo a pungere. Una mezzoretta al gutshot prima di essere eliminati, poi pranziamo al Vic (un casinò), lascio il piccolo alle 17 (lo rivedo alle 2), Hyde Park da solo, Hyde Park in compagnia, Liverpool-Chelsea.
Quel secondo tempo, quella mezzoretta in piedi davanti al maxischermo, è un'altra ottima ragione per cui amo e amerò Londra: è il gusto dello stare insieme, del rendere evento ogni cosa.

Il calcio, e questo mi preme spiegarlo alle donne che spesso non lo vogliono capire, difficilmente ci attrae come sport in sè: il calcio è una grandissima scusa per aggregarsi, per stare insieme.
Lo avevano capito 3 ragazze tifose del Liverpool che poco più avanti di me si sono disperate all'autogol del mio idolo, un terzino sinistro norvegese che, come me, è specializzato in gol e autogol assurdi.
Così come lo aveva capito l'80% di quel Pub, a 2 passi da Chelsea ma comunque stracolmo di tifosi dei Reds.
Disperati ma composti per un gol al 95imo che potrebbe essere devastante per un'intera stagione. Uno spettacolo di civiltà, come del resto in civiltà si è dimostrata campionessa l'intera città di Londra.
Il rutilante show è proseguito con un improbabile sfascio al KFC (i cui effetti sul mio stomaco e gli annessi prodotti sarebbero oggetto di trattazione specifica, ma che vi eviterò perchè pulp, molto pulp, pure troppo) e con una bevuta dall'altro capo del mondo con un altro barese-londinese che condivide le nostre stesse preoccupazioni per il governo che verrà.
Qui ho potuto apprezzare le doti di Pappi, uno che della vita ha capito tutto.

mercoledì - il solito duni

Sarà l'aria del ritorno a casa, ma l'inizio della fine è coinciso anche col ritorno alle scoppiature, sin da Londra.

Perdo il bus che mi doveva portare a Stansted per non più di un minuto.
Il bus successivo fa mezzora di ritardo, arrivo in aeroporto a nemmeno un'ora dal decollo.
Non ho con me la carta d'identità, che era in un altro pantalone..e quindi lì a frugare istericamente nella valigia.

In tutto questo mi si è attaccata una tipa che:

1. non sapeva quali fossero i gate della Ryan;
2. non riusciva a chiudersi la valigia e chiedeva a me di utilizzare la famosa forza bruta di cui dispongo al servizio della causa;
3. voleva che io la portassi al banco accettazioni, che le trovassi orario e luogo del check-in, tutto questo mentre mi succedeva tutto quello che mi succedeva.

In tutto questo, l'ultimo dialogo prima di tornare in Italia è stato illuminante.

Davanti a me scorgo un ragazzo con la scritta "Matarrese Vattene" sul trolley.
Non posso non fermarlo: si chiama G., vive a Londra da 10 mesi.
Parliamo del Bari, di Matarrese, di Compriamola, dei suoi trascorsi. Una frase mi folgora:

"per il Bari ho preso denunce, ho perso il lavoro, ho perso la mia ragazza e un sacco di soldi; ho fatto viaggi in treno ovunque, per vederla perdere ovunque. Il sabato, se avevo turno, uscivo di testa e scappavo dal lavoro per andare allo stadio. Poi, a 25 anni, mi sono reso conto che stavo rincoglionendo.
Ma rifarei tutto quello che ho fatto"

Quando mi sentirò stanco e non avrò voglia di controllare la posta di Compriamola, penserò a te, G.. E a tutti quelli hanno storie come queste da raccontare.

ps. ho eliminato il rosa, in effetti con Explorer non si vedeva una mazza di niente.
Sono passato a un altrettanto frocio fucsia.

mercoledì, aprile 16, 2008

vado a fare la pace con londra

Molta Italia nel mio Ipod:

Capa
Diego Mancino
Almamegretta
Bugo

ma anche (sì, i soliti vizi)

Roni Size
Jamie Lidell
Camille
Toumani Diabatè.

E mi drogherò di BBC Radio, ovviamente.

Domattina farò colazione a West Kensington, un muffin al cioccolato non me lo toglie nessuno.
Poi andrò sul London Bridge. Spero ci sia del sole a baciarmi.

Verserò due lacrime. Spero di versarne qualcuna in più.
Lì sarà il re-inizio. Di tutto.

Mi sto preparando per bene ho già avuto prologhi promettenti.

Scriverò un post al giorno, almeno spero.
Mai come questa volta avrei voluto avere un terminale sempre al mio fianco. Vi racconterò la mia Londra, la mia città. I riflessi della musica. Gli eventi. I teatrini.
Io. Senza pudore. Con un filo di stile.

Vi racconterò la mia seconda città, per affinità elettive. Quella con cui stava finendo male ma con la quale, male, non deve finire.
Per nessun motivo.

Ci vediamo fra una settimana.
Anche se questa partenza avrebbe potuto tranquillamente non prevedere il volo di ritorno.


martedì, aprile 15, 2008

povera patria (3) - dove fuggi?

povera patria (2) - fai una scelta, disparte

Mi sembra il momento migliore per iniziare a fare analisi politologiche.
Inizia per me una mediocre carriera da Giovanni Sartori.
Vediamo se farò (anche) questo mestiere.

macro

Non posso e non voglio arrendermi a frasi del tipo "l'Italia è una merda" o "siamo un popolo di idioti".

Siamo minoranza, abbiamo raccontato un'Italia che non esiste.

Non posso permettermelo oggi, io da oggi e per i prossimi 5 anni sono minoranza. Non posso arrogarmi nessun diritto di giudicare, di valutare in modo critico (almeno pubblicamente) le scelte di una nazione che, mai come in questa tornata, ha deciso. E ha deciso di privarsi di enormi parti della sua società civile a favore di altre rivendicazioni.

E' l'errore grave, imperdonabile, ripetuto, della Sinistra italiana: non parlare all'altra Italia, ma al massimo dell'altra Italia.
Offenderla ciclicamente, a piccole dosi. Su giornali, su stampa, ovunque.
Prenderli in giro con ironia, astuzia, sarcasmo. Io, fossi un elettore di destra farei esattamente quello che hanno fatto ieri sotto al Comune, in modo scomposto, arrogante, idiota.
Ma li capisco: dopo essere stati coglionati per tanto tempo, ora c'è l'orgoglio del fan di X-Factor.
Vedete? Ci ricasco sempre.

Come ci è cascato Veltroni che ha denigrato i reality per cercare di dire che forse i ricercatori sono sottopagati. Sai quanta gente si sarà sentita offesa.
Nel frattempo Berlusconi attaccava Totti e nessuno pensava che la tifoseria della Lazio forse, senza quell'appello, avrebbe votato Storace.

E' un'Italia che continua a sentire prospettive di crescita zero, a sentire che paga più tasse degli altri e che non ha adeguati servizi per quei sacrifici.
E' un'Italia che ha paura, e come tutte le entità spaventate vive con rabbia e allo stesso tempo non riesce a prendere decisioni.
E' un'Italia che ha bisogno di drogarsi, di distruggersi di televisione, delle solite facce e delle solite storie. Come tutti quelli che hanno paura.

E'un'Italia che si vuole stordire, non vuole pensare ai problemi, ha bisogno di gente che le spari fumo negli occhi, che dia l'illusione del benessere. Tutti sanno che siamo in recessione, Berlusconi aiuta a fartelo dimenticare per un po'.

E'un Italia perdonista, spaventata dalla pena e salvata dal Signore: è un'Italia cattolico-reazionaria.

Sono preoccupatissimo per le sorti del nostro Paese, ma non sono arrabbiato. Sono serenamente triste.
Secondo me un Berlusconi così forte ci sta. Lo vogliamo, abbiamo bisogno di lui. L'Italia può trarre giovamento dalla cura Berlusconi e ora vi spiego il perchè.

Ci siamo rilevati un paese in cui l'opinione pubblica è un fatto privato e in cui sopratutto sappiamo reagire solo se disperati.
Alla fine da 15 anni ci lamentiamo, ma galleggiamo. Adesso sono convinto che possiamo tranquillamente finire a morire di fame.
Solo allora succederà qualcosa. Finalmente.

Non mi sento di dare la colpa alla sinistra per non aver dato la spallata: lo avrei fatto sino a ieri, con forza.
Il dato di ieri testimonia che la sinistra non l'ha fatto perchè l'Italia non lo vuol fare. La sinistra non ha i mezzi, il potere. Quando l'ha avuto lo ha sicuramente mal sfruttato, ma a questo punto è chiarissimo che il problema sta nel basso.

Ma non è vero che l'Italia non vuole Silvio. Noi Silvio lo vogliamo.
Magari ce ne vergognamo un pochetto.


Gli Exit Poll hanno detto cose abbastanze giuste su tutti i partiti, hanno sbagliato solo su Silvio. La gente si vergogna di dire che lo vota, ed è la seconda volta di seguito che succede.

La statistica è una buona scienza, non credo si possano ripetere due errori identici in due anni.

Giusto così. I governanti sono lo specchio della società che governano. Si facessero questo quinquennio senza ansie, maggioranze ballerine, senatori a vita. Vediamo.

meso

a freddo non capisco come abbia fatto a farmi prendere dall'entusiasmo. Ho malamente ignorato (da un lato ho fatto bene, se non fossi stato motivato io, dove dovevamo andare...) due segnali:

a.
piazze piene, urne vuote: Veltroni riempiva le piazze, poi ha preso milioni di voti in meno
Nel frattempo nei confronti televisivi Silvio faceva due milioni di spettatori in più. E' stata la campagna elettorale della televisione e dell'assoluto dominio di Berlusconi a livello nazionale. Nessuna faccia, nessun candidato, nessun programma, nessun soldo speso (e 100€ a tutti i rappresentanti di lista).
La direttiva è stata: non parlate, se parlate è peggio.

A livello territoriale invece ha dominato la Lega che aveva un focus ben più facile da coprire e che quindi aveva messaggi semplici per gente semplice.
I soldi, gli immigrati che vi stuprano le figlie. La paura.

b.
Su Betfair la vittoria di Berlusconi è data a 1.20, quella di Veltroni a 8.8: sembravano le quote di Inter-Reggina.
E i siti che fanno scommesse non sbagliano. Mai.

La nuova Italia si racconta attraverso i dati di tre regioni.

Veneto, Lega al 26,6%.
Emilia-Romagna, Sinistra Arcobaleno al 3,8, Lega al 7,5%.
Sicilia, UDC al 10%, Movimento per le Autonomie al 9. L'UDC fa eleggere in Trinacria il suo unico Senatore:
Totò Cuffaro.

micro

sono spento da quasi 24 ore. Pensavo che la mia settimana di vacanza a Londra sarebbe stata una festa dopo mesi di impegno. Ma adesso mi sembra un esilio, più che altro.
Puntualmente, a ogni governo Berlusconi, ci diciamo che dobbiamo andarcene, partire, emigrare.
Questa volta non è più solo un pensiero. Io stavolta me ne voglio andare davvero dall'Italia. Alla fine non partirò e proverò a metterci lo spirito civico che ci metto sempre. Ma se non fossi così innamorato della mia terra, non ci sarebbe motivo di restare.

Terrò duro, ma stamattina mi sono svegliato chiedendomi con quale coraggio io possa uscire di casa senza essere economicamente blindato. Già mi chiedevo se questo passo non si sarebbe rivelato più lungo della gamba. Ora mi sembra folle. Niente tutele ai precari, niente welfare state.
Non posso uscire di casa, non per ora. I soldi li devo portare qua, servono qua, tra queste mura.

Spero vivamente di sbagliarmi, ma se così fosse, vivo una sensazione terribile. Mi sento come un cane legato a un palo.

Avrò Silvio almeno fino a quando non raggiungerò i 29 anni di vita.
Ora lo posso dire, 29 anni sono un'età che inizia a farsi decisiva:

che ne sarà della mia famiglia?
Che siano i miei, che sia, chissà, mia moglie e chissà, mio figlio o mia figlia? E sopratutto:

posso davvero pensare di costruirmi adesso questo genere di cose?

E' così, gli anni compresi tra il 24imo e il 29imo, quello in cui decidi quasi tutto della mia vita, potrebbero rivelarsi un disastro di proporzioni inenarrabili.

Finisco questa analisi nel modo più micro possibile:

ho bisogno di sapere se in questa campagna elettorale ho sbagliato qualcosa.
Finchè non saprò se ho fatto il possibile, che non è colpa mia se abbiamo perso, non sarò sereno.
Sicuramente sto commettendo un errore a iper-responsabilizzarmi, ma ho bisogno di sapere che cosa poteva essere fatto e cosa non doveva essere fatto.
Ho fatto notte spesso, ho dormito poco, ho risposto a tutte le convocazioni. Ma oggi mi sento vuoto, come se non avessi fatto niente, in colpa perchè chissà, potevo fare di più.
Qualcuno mi dica qualcosa.

povera patria (1)



Nel fango affonda lo stivale dei maiali.

lunedì, aprile 14, 2008

raise anatomy

Nella serata di ieri:

siamo in 9, si parte con 3000 di fiches a testa.

Dopo 2 ore:

i bui sono a 300-600
Io ho solo 175 fiches.

Dopo 3 ore e mezza:

sono arrivato a premi.

Una goduria paragonabile a quella portoghese.

A proposito di rilanci folli, vado in centro, a vedere questo all in di Veltroni.

mattina shuffle (3) - 3 giorni alla figlia di gudmundo



In a heart full of dust
Lives a creature called lust
It surprises and scares
Like me,like me

My name Isobel
Married to myself
My love Isobel
Living by herself

domenica, aprile 13, 2008

vai a votare, Per Diana!

e quìn?

p.s. qualcuno mi sa dire che lavoro faccio?
Perchè io sinceramente non l'ho capito.

mattina shuffle (2)



Uno come te, io non lo troverò mai più uno come te.
Ma non posso più chiederti tempo
per cambiar
perché sarebbe inutile,
sarebbe solo per pietà
ed io non voglio più pretendere
le cose che non merito da te.

E perderò così anche quest'ultima occasione che mi dai
e sarà tardi quando cercherò di te.




Fighting away the tears
Holding on for years
Fighting away the tears

Oh, don't you worry
I'll keep on fighting
I'll keep on calling your name in my dreams



This
is going
to make you
freak.

mattina shuffle (1) - perchè andare al concerto più difficile



One, two, three, four, five, six, nine, or ten
Money can't buy you back the love that you had then

Oh, you're changing your heart
Oh, you know who you are

Feist, 28 maggio @ Piper, Roma

sabato, aprile 12, 2008

il trampolino e il fascino della cravatta

Sabato (13.30 - 14)

Sono un ragazzo di 24 anni,
ora lo sono davvero.

E' finita, è finita questa campagna elettorale. Una cavalcata estenuante ed entusiasmante.
Un lavoro in cui avrei voluto pensare e decidere di più, ma in cui forse, visto e considerato che sono il più piccolo, l'ultimo arrivato, oggetto di imprecisate invidie da chi è militante da sempre e si fa scavalcare da uno con le scarpe gialle e viola, ho deciso fin troppo.
Mi sono difeso, ho portato a casa i miei risultati. Sono orgoglioso di me.

Questo sabato 12 aprile rappresenta in modo evidente la chiusura di un capitolo enorme della mia vita.
Ho finito l'Università due mesi fa: una cosa straordinaria.
Un piacere immenso: sto molto meglio da quando ho finito, ne ho ricevuto un influsso benefico e ho realizzato quanto invece sia stato venefico far slittare il capitolo finale in nome di altri progetti ed obiettivi.

Ora posso dormire comodamente 5-6 ore a notte e tirare avanti per 12.
Sì, un po' scoppiato magari.

Ma prima non potevo riuscirci. Quando ero costretto a studiare lavoravo la metà, sia per qualità che per quantità.

Tutto questo non me lo sono riuscito a godere pienamente, perchè la campagna elettorale è arrivata in tackle a sconvolgere una pianificazione delle cose già fin troppo esasperata.
Una pianificazione delle cose che non so se ripeterei, che mi ha dato tantissimo dal punto di vista professionale e mi ha completamente svuotato per quanto riguarda gli affetti e le speranze nel prossimo.

Ora che è tutto finito, ora che non ho scadenze urgenti, ora sì che lo posso dire: è fatta.

Si è chiuso un ciclo: ansie, preoccupazioni, donne della mia vita ad interim, amici a gettone (gettone, tu invece sei un amico vero), "ma che cazzo lavori a fare gratis" e sopratutto il truce spettacolo della vita degli altri, che spesso ti lascia i segni in modo ben più profondo e silenzioso rispetto ai cazzotti in faccia (e te ne accorgi sempre troppo tardi).

Se ne riapre un altro.
Questa realtà, da sola, mi carica tantissimo.
Ripartire da 0 e non in senso figurato vuol dire poter avere il coraggio e la forza di investire, poter mettere a valore tutte le esperienze per anticipare i problemi e quindi non viverli.
Vorrà dire tornare ad amare le persone e le cose, non solo appassionarmici a intervalli irregolari.

Vorrà dire sentirmi libero da vincoli che non hanno nessuna utilità.

E' presto per dire dove andrò a finire.
Mi sento come un tuffatore che ha caricato sulle gambe e ha fatto tremare il suo trampolino.
Lo slancio è ottimo e so già che voglio fare un triplo salto mortale carpiato con 3 avvitamenti e mezzo (coefficiente di difficoltà 3,8, gli amanti degli sport minori mi adoreranno).

Ho preso uno slancio vigoroso perchè so che non voglio fallire, che voglio fare meno schizzi possibili (ma essendo uomo, schizzare è nella mia natura).

Sto volando, entrerò nella vita adulta, spero nel modo più elegante e spettacolare possibile.
Faccio i pacchi e mi trasferisco altrove. In senso figurato, al più presto in senso reale.
Porterò dentro con me una marea di vita, per l'età che ho, forse anche troppa. Dovrò far attenzione e dovrò individuare le cose inutili.

La cravatta, ad esempio, non mi è mai servita.
Nella semiotica della politica e in generale del professionismo la cravatta è un must. Tutti ce l'hanno, anche l'ultimo degli scalzacani.
L'altro giorno ho vissuto il momento che forse mi è piaciuto di più di tutta la campagna: gli osservatori internazionali a Bari per l'analisi della campagna: tutti in cravatta.

Pure Scandale, pensate.
Io? Le mie adidas gialle e viola. Mi sentivo benissimo.

Ieri sera nel retropalco in Piazza Prefettura era l'apoteosi delle cravatte. E' arrivato il Baffo, timore reverenziale di tutti o quasi.
Io ero isolato, sottovuoto. Pensavo a Bjork giovedì. Là sì che mi emozionerò.
Ho capito in quel momento che a me di quel mondo me ne frega molto poco. La politica mi entusiasma, ma non al fine di collezionare cravatte.

Mi piace più regalare strumenti ai politici, fare il gregario, il ghostwriter, lavorare nell'ombra. Non c'ho il carattere, non c'ho la cattiveria.
So scrivere, non arringare.

Mi è sembrato molto più emozionante, per non dire commovente, quel dialogo tra il Baffo (dài, è D'Alema, non si era capito?) e Giovìno, con il primo visibilmente compiaciuto per il lavoro del secondo, a sua volta visibilmente imbarazzato e al contempo inorgoglito. Ogni tanto il Baffo mi guardava, con la mia giacchetta vintage.
Si sarà chiesto più volte: "ma questo che cazzo ci fa qua? Non ha nemmeno la cravatta".

Caro Massimo, ti ho rivalutato tantissimo. La Bicamerale mi fa venire il vomito solo a pensarci, ma ti sei riscattato.
Però volevo dirtelo subito: io la cravatta non me le metto.

Mi tengo le mie Adidas dell'Ape Maia.

Yo sognavo Che Guevara e c'ho Bordon

Dopo avere prestato giuramento per il secondo mandato davanti a re Juan Carlos, il primo ministro Jose Luis Rodriguez Zapatero ha presentato il nuovo governo. Per la prima volta nella storia della Spagna nell'esecutivo le donne sono più numerose degli uomini. Una di loro è alla guida del dicastero della Difesa: si chiama Carme Chacon ed è incinta.

il braccino

Questo blog potrebbe rappresentare la svolta per noi gggiovani precari e per tutti coloro i quali "non arrivano alla quarta settimana":

http://ilbraccino.blog.deejay.it/

Io, ad esempio, so già dove prenotare quest'estate:

Anche quest’anno la catena alberghiera Best Western consente di prenotare con forti sconti in vari paesi europei in particolare nel mese di Agosto a 60€. a notte la doppia più colazione.Si può e si deve prenotare solo il 23 Aprile dalle 9 a mezzanotte.

www.bestwestern.it

venerdì, aprile 11, 2008

ultimo giorno: curzio, nanni e giuseppe per smuovere le coscienze

E' arrivato all'ultimo traguardo del Colosseo trafelato, reduce dagli studi di Porta a Porta e dal restauro del trucco, con un'ora di ritardo sulla tabella di marcia, inciampando fra i cavi e le parole.

Ad aspettarlo poche migliaia di persone. Ha subito congedato il principale alleato Fini come fosse un riempitivo ("Ringrazio Gianfranco per avervi tenuti occupati per più di un'ora") e in capo a due minuti aveva già smarrito il discorso ("Ho perso il filo, che cosa stavo dicendo?"). Poi è andato di repertorio, ma soprattutto ha fatto una lunga cronaca della puntata da Vespa appena registrata, vantandosi molto di aver "sbugiardato" per ore il Veltroni della sera precedente.

[...]
E' la prima volta, in quindici anni, che capitava di vedere Berlusconi fischiato dai suoi fans. E chissà cosa hanno pensato i tifosi romanisti quando poco dopo ha attaccato il loro idolo, il capitano della Roma, Francesco Totti. "Se per la corsa al Campidoglio appoggia Rutelli non ci sta con la testa. Quando uno non ci sta, non ci sta". Apriti cielo, stupore tra i militanti che se ne stavano andando mentre la notizia, attraverso le radio private, faceva subito il giro della città.
[...]
Al primo consiglio dei ministri dovrà rivelare che non esiste nessuna cordata per Alitalia, nominare un commissario fallimentare e raccontare qualcosa di molto convincente a ventimila persone senza più un posto di lavoro. Lo scenario dell'economia nazionale per i prossimi anni è assai fosco. Il fondo monetario internazionale prevede crescita zero per l'Italia nel quinquennio. Altre fonti autorevoli parlano già di recessione. L'Economist da settimane segnala il rischio che le grandi agenzie di rating declassino il debito pubblico italiano. Un genere di decisione che viene preso una mattina in due salotti della finanza internazionale, dove la considerazione per Berlusconi è zero, e si traduce dal giorno dopo in una strage sociale.

[...]

Intorno a sé, Berlusconi ha giusto il suo popolo, i milioni d'italiani che lo voteranno comunque, perché ancora s'aspettano un miracolo, un colpo di genio o di bacchetta. Perfino quando è lui stesso ad ammettere che miracoli non se ne potranno fare e la bacchetta magica non ce l'ha. Prigioniero alla fine, Berlusconi, di un pezzo d'Italia che gli ha sempre creduto quando raccontava belle bugie e non gli crede l'unica volta in cui rivela una scomoda verità.

Curzio Maltese - leggi l'articolo nella versione integrale

I movimenti sociali sono energia che chiede di essere organizzata.
[...]
Annunciano quel che Emile Durkheim definiva "un periodo creativo": il tempo in cui gli interessi individuali - e di gruppo - vengono messi provvisoriamente da parte e inaspettati attori, diventati "complici" di un'azione collettiva, chiedono "un nuovo ordine della vita"; un altro sistema di valori; più moderne morfologie sociali; una nuova "grammatica" pubblica. Il movimento contro il pizzo, le estorsioni, il racket mafioso non è altro che questo: una forma di solidarietà che chiede di liberare la vita sociale dalla violenza, dalla paura, dall'angheria per ottenere più qualità dell'esistenza, più eguaglianza nelle opportunità, più diritti, rispetto dei doveri, maggiori chances di realizzazione individuale. L'antiracket che oggi vede collegati, in uno stesso reticolo sociale, il pizzicagnolo e la Confindustria, la microimpresa artigiana e la Confcommercio, è la più stupefacente novità politica degli ultimi anni. È il sintomo che nella nostra società esistono costituenti sani che vogliono prevalere sugli agenti "patologici". Solo Berlusconi non lo comprende. Al di là dell'indignazione che sollecita sentir dire "eroe" un mafioso come Vittorio Mangano in una terra dove gli eroi sono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, l'elogio deforme del Cavaliere svela quanto egli sia conservatore, il custode di un "sistema Italia" che non ha futuro (quale futuro può avere il Paese con un Mezzogiorno schiacciato dalle mafie?); prigioniero di un interesse esclusivamente elettoralistico (la mafia vota); incapace di un disegno modernizzatore di medio e lungo periodo (l'antiracket lo è).

Giuseppe D'Avanzo - leggi l'articolo nella versione integrale

Gli incerti sono tali per delusione, stanchezza, assuefazione. La delusione nei confronti del governo di centrosinistra è in parte condivisibile, ma non può far dimenticare il vero e proprio abisso politico, culturale ed etico che c'è tra il centrosinistra e la destra italiana. La stanchezza si esprime con l'infastidito "Ma come è possibile, dobbiamo ancora occuparci di Berlusconi?!". Sì, il protagonista negativo purtroppo è ancora lui e, cosa impossibile da immaginare nel '94, si tratta di un Berlusconi addirittura peggiore: per aggressività, assenza di senso dello Stato e disprezzo delle istituzioni. Assuefazione: siamo arrivati al punto che ormai quasi tutti consideriamo normali cose che in democrazia non lo sono per niente, e che infatti non sono mai accadute in altri paesi: per esempio, il monopolio televisivo privato in mano a una sola persona, che, incredibilmente, si candida per la quinta volta in quindici anni a governare con le sue improvvisazioni il paese. Come non sono normali le aggressioni verbali di Bossi e Berlusconi nei confronti degli avversari politici, delle istituzioni, della magistratura, del presidente della Repubblica. Parlare di "imbracciare le armi", non può essere considerata un'innocua battuta (anzi, Berlusconi ha detto: "E' una metafora", ma mi sembra che non gli sia ben chiaro il concetto).

[...]

Purtroppo l'opinione pubblica in Italia non esiste. Basti fare il confronto con quello che scrivono di Berlusconi giornali stranieri non certo di sinistra: esprimono incredulità per le sue continue affermazioni anti-istituzionali, severità e durezza per i suoi continui attacchi alle norme elementari della convivenza democratica, e una autentica preoccupazione verso un suo possibile ritorno al governo.

[...]

A proposito di Veltroni e Berlusconi, non capisco come ci sia qualcuno che possa sostenere che i due uomini politici e i loro programmi si assomiglino o addirittura siano uguali... Tra i due politici le differenze sono enormi, Berlusconi è un disco sempre più incantato e sempre più finto. Lo si è visto anche nel suo rifiuto di confrontarsi in tv con Veltroni. Una vera e propria fuga. Sa che perderebbe voti. Purtroppo, questo suo rifiuto qui da noi non scandalizza, viene considerato normale: "E' in vantaggio, è giusto che non faccia il duello con Veltroni". In altri paesi l'opinione pubblica, che qui non esiste, ti farebbe pagare politicamente ed elettoralmente un comportamento del genere.

[...]

L'irresponsabilità è una caratteristica molto italiana. Bossi, Berlusconi, Dell'Utri e tanti altri nella destra, si permettono delle affermazioni gravissime. Poi si rettifica, in parte si smentisce e tutto finisce lì. Vengono considerate, con incredibile indulgenza, "dichiarazioni in libertà", "folklore", "esagerazioni pittoresche". Tanti hanno considerato troppo cupo e pessimista il finale del "Caimano", ma le frasi di Berlusconi sull'esame di sanità mentale da fare ai magistrati si spingono molto oltre. Eppure non succede nulla (ma i giornalisti stranieri, anche quelli moderati, rimangono allibiti).

[...]

Da molti anni, politici democristiani vengono accusati da Berlusconi di essere "comunisti" (dal '94 in Italia questo è ormai un insulto, a differenza di quando esisteva il Pci). Mentre molti fascisti, che restano fascisti e purtroppo non percepirebbero questo come un insulto, hanno avuto ruoli importanti nello schieramento di Berlusconi. Che, è bene ricordarlo, da capo del governo non ha mai partecipato alla festa del 25 Aprile, la festa di Liberazione.

Nanni Moretti - leggi l'articolo nella versione integrale

avreste mai detto che avrei citato de andrè?



e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai

giovedì, aprile 10, 2008

un abbraccio ai politici

ps. non è un manifesto ritoccato.
nemmeno la scritta "grillini Sindaco" è finta.

martedì, aprile 08, 2008

gli scrutatori non votanti

Oramai ci siamo davvero, mancano 5 giorni alle elezioni.
Siamo tutti stanchi, demotivati, antipolitici più o meno reattivi nella migliore delle ipotesi.
C'è chi si astiene.
Argomentando.

Non può passare inosservata la coincidenza per cui oggi ho letto 3 editoriali di 3 giornalisti/scrittori che stimo particolarmente e tutti e 3 affermano su riviste lette da centinaia di migliaia di persone che votare è inutile.

Non avevo mai trovato tanta gente così esasperata, decisa, almeno a parole, a darci un taglio.
Non avevo mai incontrato così tanti pentiti della scheda, dell'urna, di questo gioco truccato che si chiama elezioni. Perchè una cosa è certa, a termini di scienza politica: che una rappresentanza auto-referenziale è un imbroglio, così come una elezione senza scelta è una farsa.
Il mio astensionismo non è qualunquista, non punta allo sfascio per lo sfascio, non cerca il disimpegno sistemico, il tanto peggio.
Crede alla liberaldemocrazia rappresentativa ma non vede nella situazione italiana le condizioni minime per chiamarla ancora tale.
(Max Stèfani)

Non voto, non ci vado, non me ne frega niente, mi sono rotto, che palle questi qui, vecchi, arroganti, pacchi perenni aggrappati all'abuso di potere, ai vantaggi del potere, al denaro da potere, faccionisti, parolai, cacciaballe da talk show incapaci di intendere e di volere quando volere significa fare, mica sparare cazzate con Vespa che fa sì col testone.
E' tutto vero. E' l'unico sfogo possibile, uno sfogo che il primo pirla definirebbe qualunquista.
(Giorgio Terruzzi)

Aprile è il più crudele dei mesi. Almeno per gli elettori, dal momento che ormai è abitudine recarsi alle urne in questo mese. Ma consentitemi un attimo di malmostosità se vi dico che mai, come quest'anno, sono tentato di non andare a votare. Una scelta più radicale e dirompente della scheda bianca o nulla.
(Antonello Piroso)

Non faccio fatica a condividere tutte le ragioni dei tre, meno le argomentazioni e la proposta di soluzione del problema.
L'astensionismo non sarà organizzato. Ci saranno tanti battitori liberi, tanti piccoli idioti che alzeranno la polvere e non otterranno niente se non falsi scavalcare da chi vota nell'esprimere le loro ragioni. Ragioni che così verranno ignorate dal logico potere della maggioranza.

Sono proprio le ragioni del disprezzo per la classe politica e per la solita Italia a dover portare tutti a fare il minimo indispensabile per cambiare le cose, per orientarle almeno: votare.

Ed è altrettanto grave che tre soggetti che possono essere considerati "opinion leader" e che dimostrano l'attaccamento alle sorti di questo Paese non facciano politica. Senza entrare necessariamente nelle segreterie di partito.
Voglio solo sperare che non abbiano la pancia piena.

Io invece politica la faccio, mai come in questo periodo. E la posso fare anche da questo blog. E la potete fare anche voi.



A tutti coloro i quali condividono il mio appello, fate girare questo post.
Non tanto per quello che scrivo io, ma per il senso del messaggio.
Decidiamo delle sorti del nostro paese. Niente di più nobile.
Che l'egoismo vada al diavolo.

chissà se tu mi penserai, se con gli amici parlerai

Cito Laura, la cantrice delle umane debolezze (tra cui quella sua per la buona cucina) per iniziare questo percorso ragionato all'interno, o meglio, sulle scale d'emergenza di quella piramide che vi ho proposto, partendo da una posizione ancora inferiore rispetto al primo gradino.
Un piano ammezzato, un sottoscala.

Il problema è serio e molto più condiviso e condivisibile di come il mondo e le storie personali ci vogliono far credere: la solitudine.

Il sentirsi soli può essere causato da diverse vicissitudini, portare a diverse strategie per superare la sensazione, indurre ad altrettante conseguenze.

Non ho mai creduto che la solitudine fosse una condizione che dipende dalla quantità di persone che io frequento, anzi. Costruzioni come "tu che conosci tutti" e "tu che sei sempre impegnato" sembrano suonare come oscuri sintomi profetici.

A illuminare ulteriormente una via di Damasco già abbastanza in fase di chiarimento c'è stato un dialogo rivelatore con un personaggio con cui ho sempre più cose a che spartire.

"sono 3 anni che non faccio una vacanza"
"alla fine facendo la vita che faccio rimango fondamentalmente da solo"

Ho sentito in radio una di queste notti che i due attori più bravi della storia italiana del dopoguerra, non me ne voglia Totò, soffrivano di depressione cronica.
Sto parlando di Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman.
Amati, osannati, desiderati. Avevano tutto.
Non si godevano niente. Stavano male. Volevano altro. Avevano bisogno disperato di altro.

Ancora, un altro insospettabile che in un'altra vita svelerò ha detto:

"se non lavoro sono depresso: lavoro per non pensare ai miei problemi personali"

Alla luce di tutte queste testimonianze e dei recenti sfasci, mi son chiesto se il tendere alla realizzazione personale a tutti i costi fosse davvero bello, sano e utile.
A che serve essere i numeri 1, 2 o 3 se poi non hai nessuno con cui condividerlo? Che abbia il piacere di condividerlo con te, che si emozioni delle tue stesse emozioni?
E non parlo necessariamente di un fidanzato, per quanto il 90% delle coppie sta insieme solo ed esclusivamente per rimandare il più possibile il confronto con la paura dello stare da soli.
Anche perchè troppo spesso mi son sentito solo anche da fidanzato, e come me quell'altro 89,99% di cui sopra.

Essere bravi o addirittura i migliori in alcune specialità non comporta assolutamente l'essere bravi nella vita, anzi.
Probabilmente se si sceglie il professionismo nel lavoro si rimarrà dilettanti in altro.


E' questo il peccato mortale che io e tutti i campioni succitati abbiamo commesso, campioni che non raggiungerò mai, sia per incapacità, sia perchè sono arrivato proprio a queste conclusioni e quindi vaffanculo ai piani alti. Rimarrò un onesto comprimario.

Ci siamo dimenticati che la vita va avanti per le altre persone. Che le persone amano, odiano, vogliono bene e si sentono sole come noi.
Che è vero che quando ci mettiamo d'impegno siamo in grado di portare in paradiso chiunque, ma è altrettanto vero che questa ricerca del colpo da maestro una volta ogni tanto ci permette solo di galleggiare a breve termine, ma a nel si rivela un boomerang per chi si rende conto che dai il tuo massimo ma solo a intermittenza. E che quindi non tieni davvero alla causa. O almeno ti comporti come se non ci tenessi.

Purtroppo, e questa cosa mi farà arrabbiare sempre moltissimo, la qualità non è riconosciuta come il valore principale che orienta le relazioni umane, ma è ancora la quantità a prevalere. Uno scempio.
L'amore, troppo spesso è misurato sulla base della quantità di tempo passata insieme.
Quindi se per ipotesi nasco povero e devo lavorare 14 ore al giorno per permettere alla donna che amo di diventare la mamma di mio figlio, sono un insensibile del cazzo.

Una mia amica del master disse per scherzo (e quando si scherza su sti argomenti, di solito si è serissimi):
"io non potrei mai fidanzarmi con uno come te..."

Finchè mi avesse detto:

"..perchè sei un cesso"

"...perchè sei scemo"
"...perchè non hai la Ferrari"
"...perchè hai il cazzo piccolo"

uno accetta l'oggettività di tali dichiarazioni e lo accetta con un filo di rabbia, ma alla fine con estrema serenità.

Ma se qualcuno dice di te "non mi fidanzerei con te perchè sei troppo impegnato", da un lato ti viene da pensare che il tuo interlocutore è un po' fatuo, dall'altro devi essere costretto ad ammettere che forse hai vissuto di rendita in queste ultime stagioni. Che il mondo è cambiato, che tutto ciò che credevi sulle persone che ti hanno amato non esiste più.

Che sei un puntino in un universo, e che devi tornare in trincea.

(affronterò i restanti due terzi della questione, prima o poi, ho intrapreso una preoccupante deriva grafomane)

stelle polari (1)

La creazione è un processo di liberazione: solo se sei pressato dai condizionamenti le tue capacità inventive lavorano a pieno regime.
Si tratti delle metrica per una poesia o del pentagramma per una canzone o del muro col filo spinato per una vita, sono i limiti a fare l'arte.
La libertà assoluta è un mito sciocco, oltre che la condizione paralizzante dello psicotico.
(mauro covacich)

Contare a 100 prima di reagire in alcune situazioni.
Cominciare a disciplinare la rabbia, la fretta, l'ansia, i pensieri.
Quando riesci a farlo, quando inizi a mostrare i segni di una razionalità, di una determinazione, di una lucidità, del bisogno non di una qualsiasi verità ma della verità, io credo che alla fine, in tutte le circostanze, si sia in condizioni di fare un buon lavoro.
(claudio fava)

Il cinismo aiuta a sopravvivere.
E poi, quando scrivi di cose reali, se non sei cinico diventi retorico.
E' la differenza che c'è tra Heroin di Lou Reed e Perchè lo fai di Marco Masini.
(francesco bianconi)

Io secondo a Kakà o a Cristiano Ronaldo?
Non sono secondo a nessuno.
(antonio cassano)

venerdì, aprile 04, 2008

economie di scambio

Sesso, elezioni, scambi di favore tra baroni universitari e vip della città. Tariffari precisi e un'organizzazione capillare. È questo lo spaccato della cupola degli esami a Economia che emerge dalle 245 pagine di ordinanza di custodia firmata dal gip, Vito Fanizzi.

LE REGOLE DEL SISTEMA
Gli investigatori intercettano una chiacchierata tra il professor Massimo Del Vecchio, che dirige l'istituto privato al cemntro dell'inchiesta, e il bidello Giuseppe Maurogiovanni. Parlano del professor Barile.
M.: "Guarda che questo è pezzo di m. originale.... Si è fatto avere pure da te 150 euro... allora vuoi vedere che lui al prossimo appello mi deve fare passare uno senza dargli una lira?.... Quello che lui ha lavorato con me, per sei anni... Vincenzo l'Andriese (ndr, Dell'Olio, un altro degli indagati) si è fregato un sacco di soldi... A uno gli tolse 10 milioni quando c'era la lira, dammi 10 milioni e questi li devi passare tutti... C'è una differenza con te, con lui ho tremato, tremavo... E ora lui se ne esce con trecento euro? Sai per lui cosa sono, una cacata per pulirsi il sedere".

TARIFFE DIFFERENZIATE
Del Vecchio parla con Nichiforso Baldacci, l'uomo che dovrebbe portare studenti greci nel suo istituto privato con la promessa di vantaggi durante gli esami.
B.: "Allora, 2.500 per l'esame di matematica".
D.: "Va bene... Poi per le altre materie mille euro soltanto. A parte diritto commerciale, quello facciamo mille e cinquecento... Penso che sia buono... giusto?"
B.: "E inglese, per esempio, quando uno vuole dare tutti e due?"
D.: "1.500 tutto, primo inglese e secondo".

PROPOSTE INDECENTI
Del Vecchio parla con una delle studentesse che frequentano la sua scuola.
D.: "Tu, ti devi aprire, ti devi aprire proprio... ti metti in una situazione di tranquillità locale, perché se vedo che tu anziché aprirti ti copri, mi copro anch'io... Se non ti sbottoni... io non ti posso fare niente".
Studentessa: "Professore, se lei mi dice ho la soluzione al tuo problema, io domani stesso sto qua... Io, professore, le sto dicendo tutto quello che mi viene in mente".
D.: "Io non intendevo sbottonati in senso figurato... con che altro te lo devo dire?"
S.: "Io, professore domani le porto i soldi"
D.: "Non intendevo nemmeno in senso economico... Va bè andiamo avanti".

L'SMS AL PROFESSORE
Il professor Antonio De Feo, il docente di diritto del Lavoro, campione della Bari bene e anche lui indagato, sta tenendo un esame. Il figlio gli manda un sms, chiedendo informazioni su una sua amica.
"Come va?"
"Zero assoluto oltre a essere cretina".
La ragazza sarà promossa con la votazione di 26/30.

L'ESAME DA AVVOCATO
Sempre De Feo ha ricoperto anche il ruolo di presidente di commissione per gli esami da avvocato. "Un'altra conversazione ambientale evidenzia - scrive il gip - come abbia utilizzato la scorretta gestione della propria funzione per fini elettorali. Aveva cioè bisogno di tutti i soggetti che avevano fatto gli esami con lui personalmente (che lui stesso definiva "raccomandati") in modo da poter poi loro inviare lettere di sollecitazione ad appoggiare Fitto (ndr, ex governatore del centrodestra, poi parlamentare di Forza Italia), in quel periodo impegnato nella campagna elettorale".
D.: "Quell'elenco.... Devi fare una cartellina.... devi scrivere esami avvocati".
Segretaria: "In chi senso?"
D.: "Perché questi poi farò una lettera se appoggiamo Fitto e così via capito?"
S: "Ok".
D.: "Quello che hanno fatto gli esami con me.... personalmente... i raccomandati".

sinistra cinica





giovedì, aprile 03, 2008

come la sella di un cosacco


«Non avendo più argomenti, quelli di sinistra portano qui finocchi». I militanti leghisti salutano così l'uscita di scena di Maurizia Paradiso, arrivata fino a Padova per «abbracciare un padre, io che non l'ho mai avuto» e portata fuori a braccia, tra insulti e lazzi, dopo uno svenimento vero o simulato, seguito alle parole senza appello di Umberto Bossi: «Qua i saltimbanchi non li vogliamo». Lei si dimena, urla: «Mi picchiano». Non è vero, ma arriva l'ambulanza e se la porta via. Viene portata al pronto soccorso dove rimarrà fino a tarda notte in preda a una crisi di nervi, piantonata da sei agenti.

E dire che era arrivata camuffata sotto un foulard di seta e due occhialoni scuri per poter incontrare il suo idolo politico: «Sono una travestita che si è travestita, perché solo così potevo conoscere l'uomo che amo». Non aiuta, nel travestimento, la presenza della fida barboncina bianca Camilla. E infatti il servizio d'ordine della Lega la blocca subito sotto il palco. Maurizia Paradiso — già Maurizio, poi Baby L'Amour e Laura Kelly — non si perde d'animo, indossa la sciarpa padana e si fa sotto. Insiste, si avvicina e Bossi si spazientisce. Il pubblico rumoreggia, una guardia padana si avvicina e le toglie il fazzoletto verde dal collo.

Poi gli eventi precipitano, la showgirl si lascia cadere per terra e viene trascinata fuori a braccia, mentre Bossi si arrabbia: «Se non capisci, stai fuori, via. Ma guarda un po', tutte a noi capitano». Lei ha appena il tempo di urlare al pubblico: «Ma bravi, che carini». E a Bossi: «Volevo solo baciarti. È più difficile incontrare te che me al Misex». Poi l'epilogo, per il quale rischia la denuncia per turbativa di comizio elettorale, con pena fino a tre anni. Il Senatùr può cominciare il suo comizio nel quale dice no al rinvio delle elezioni — «Siamo nelle mani della magistratura» —, spiega che non ci sarà «nessun inciucio » e che Berlusconi «non è mica matto, neanche lui vuole il voto agli immigrati».

Il fuori programma, tra il grottesco e il malinconico, segue la mini polemica tra la showgirl e il Carroccio, reo di non averle offerto una candidatura. Matteo Salvini aveva negato discriminazioni, «la tessera ce l'ha già», e Roberto Maroni l'aveva invitata a partecipare a un comizio. Detto, fatto. All'hotel Grand Italia di Padova, prima di entrare, si confessa: «Sono una partigiana del Carroccio. Io sono il federalismo, una regione a sé che si è gestita per 53 anni, tra gli squali. Da sempre faccio pubblicità occulta per la Lega a Colpo grosso e nelle mie trasmissioni». Non è bastato neppure questo per farsi accettare dal popolo leghista e per abbracciare Bossi. A portarla qui a Padova c'era però anche la speranza di fare carriera: «Che dice — chiedeva — Bossi mi farà andare all'Isola dei famosi? Lui è come un padre per me. Marano invece non mi vuole. È il mio ultimo desiderio. Ho avuto una vita difficile, una madre che batteva, un'operazione a 23 anni per cambiare sesso che mi ha provocato guai fisici. Ora sono malata, mi dovete sopportare ancora per poco».

(fonte: corriere.it)

tu vuò fà l'americano

la riduzione della complessità

Buongiorno a tutti.
E' una delle rarissime volte in cui faccio partire la mia giornata da qua. Solitamente la faccio chiudere, o chiudo faldoni.
O inseguo, perseguo quell'estetica del disagio (il termine dolore forse è troppo forte, ma il senso è quello) per cui mi sforzo, come in un esercizio, di trasformare quello che di brutto mi succede nella vita in qualche forma, seppur minimale, di "arte".

Poi è più divertente dire di me che voglio mettere i cazzi miei in piazza, che scrivo troppo, a sproposito, serviamo il 21, eccetera. Fate, fate.

Se avessi una tastiera e un collegamento ad Internet perennemente in mano potrei spesso far fluire liberamente i miei concetti e probabilmente scriverei più volte al giorno. Il mio blog diventerebbe un ricettacolo di spunti e chissà, un giorno potrei diventare il Luca Sofri della bassa Murgia, un maìtre a pensèr low-cost e low-fi.

Così non è, per vostra somma fortuna, e perciò approfitto dei viaggi, dei tempi "morti" per riordinare le idee e riordinare me stesso. E quindi per poter trasformare il disagio in scrittura.

In questi 6 mesi ho fatto qualunque cosa.
Ho difficoltà anche ad elencare.
La cosa che più mi colpisce, retrospettivamente, è l'eterogeneità.
Rappresentare l'Italia a un torneo di poker e la Puglia in campagna elettorale a occhio e croce sono vicende che rappresentano due linee parallele, per fare un esempio.

C'è chi mi ha diagnosticato una certa ansia di crescere: è vero, può essere.
Più che altro ho ansia di farmi il giro sul caleidoscopio, di non arrivare fra 15 anni con moglie, figli, lavoro, e rimpianti. Ho sempre il focus delle cose mie sparato di qui a un anno, a 5 anni, a 10 anni e voglio fare le cose nei loro tempi, bene e pienamente.
Troppi sfasci attorno a noi, evitarli è un dovere morale.


Penso a uscire di casa, al piercing sulla lingua, alla prossima tenzone elettorale, e devo ancora finire questa.
Progetti di qui a un anno circa.
Avanti. Forse troppo.
Fast forward, forse troppo fast.

Questi 6 mesi in cui è successo di tutto, questi 10 giorni in cui il sistema ha deciso di implodere e di portarsi con sè un mio braccio, mentre il resto del corpo per fortuna ha reagito, dicono con forza, gridano una cosa:

vivi semplice, rallenta, non pensarci (da domani in tutti i cinema - Proforma e anche il Luca Sofri della Bassa Murgia ha curato la campagna, se questo non è guerrilla marketing, ditemi voi).

E allora io faccio una cosa per incominciare.
Assunta la totale distruzione dell'autostima (e perchè dovrebbe essere altrimenti?) faccio un respiro e scendo le scale.
Le scale di Maslow:


In questi sei mesi ero (o meglio, pensavo di essere) in cima alla piramide, tutto proteso a fare di questo periodo quello della definitiva consacrazione.
Nel frattempo sotto i piedi mi veniva tolto ogni appiglio, scientemente, un po' con cattiveria ed invidia, un po' con distrazione e superficialità, un po' così, sbadigliando. Poi a un certo punto sono caduto.
L'estetica del disagio, grande invenzione, mi induce a ribaltare la prospettiva e mi fa pensare: ok, ripartiamo dal terzo gradino. Anzi no dai, facciamo le cose per bene, dal primo.
Dormi di più, mangia di meno e meglio.
Secondo: tira fuori i denti, smettila con sta storia della gavetta, fai del bene alla tua famiglia togliendoti dai coglioni. Dormendo di più e vivendo meglio, la salute ne risentirà positivamente.
Terzo: Qui dobbiamo davvero ricominciare tutto da 0.
Quarto: c'è tempo per pensarci, hai 3 livelli da salire, ne riparliamo poi.
Quinto: ci vediamo fra diversi anni, è stato bello, non è colpa tua. Pensami mentre sono via.

E' finito un ciclo.
Mi sono liberato di alcuni fantasmi e di alcune sfiducie, mi piace credere ad alcune cose a cui non ho voluto credere per troppo tempo, anche se dicono sia troppo tardi, e allo stesso tempo mi sono liberato di zavorre troppo ingombranti, di gente che continuerà a tentare di massacrarmi, non so nemmeno bene il perchè.

Ricominciamo tutto, con la serenità di aver fallito sopratutto per quanto riguarda l'eccesso di confidenza che pensavo di avere nei confronti delle cose.
Sono un pischello.

Ma ho la serenità di aver messo un sacco di esperienza in cascina e sono pronto a ripartire.
Mi vedrete diverso, spero, capace di qualche abbraccio in più, di faticare anche nella vita privata e di dare tutto a quelle 4,5 persone che se lo meritano perchè non hanno paura di darsi completamente a loro volta.

In questo percorso non posso non menzionare i miei angeli milanesi, due persone meravigliose, ogni volta di più. Quasi mi vergogno ogni volta che vado a star da loro e faccio richieste. Loro mi anticipano, mi hanno anche messo in mano un personale che mi sono portato al concerto dei Portishead e così mi hanno permesso di dispercepire in pace.
Mi hanno dato la tranquillità, ma forse addirittura la gioia, di lavorare sino a mezzanotte quando son stato su, dopo 9 ore di convegni, facendomi sorridere, distrarre.
Riparto da loro, riparto da quel qualcosa che mi fa credere che abbia sì sbagliato, ma che molte colpe se le debbano assumere gli altri.
Riparto dalla gente che vuole bene senza necessariamente avere qualcosa in cambio.

Questo è e sarà l'unico criterio che orienterà la mia vita, da mo fino alla notte dei tempi.

Grazie Fra. Se non ti senti in credito nei miei confronti è un miracolo.
Grazie Pietro. Farti i regali è un rituale al quale non rinuncerò mai.


Perchè scrivo tutto questo?
Se volete uscirvene con una terminologia new-age e para-psicologica potete chiamarlo "training autogeno".
In verità credo sia più un tentativo maldestro di offrire un'idea, una strada a chi si sente come me, a chi si riconosce nelle mie parole.
Ancora, credo sia il modo migliore per provare a costruire sulle debolezze, invece che distruggere e farsi distruggere.
E sopratutto scrivendo queste cose mi sento maggiormente impegnato a perseguirle.


Bè, ora vado a lavorare. 8 giorni al silenzio elettorale, sempre che non ci arrivi questa Pizza indigesta.
Rien ne va plus.

mercoledì, aprile 02, 2008

dovendo aspettare roccia per mangiare...

Si sta
come d'autunno
sugli alberi
le foglie.

E non si sta nemmeno così male.

martedì, aprile 01, 2008

telenorba 7


Sembrano senza fine il dolore e lo strazio per la famiglia di Meredith Kercher, la ragazza inglese uccisa a Perugia. I genitori della studentessa - riferisce SkyNews - si dicono scioccati per le immagini del cadavere della figlia trasmesse "dalla tv italiana". Tutto questo mentre è attesa in serata la decisione dei giudici della I sezione penale della Cassazione sulla conferma del carcere per Amanda Knox, Rudy Guede e Raffaele Sollecito, indagati per l'omicidio di Mez. Il Procuratore generale Consolo Santi ha chiesto per tutti e tre il rigetto del ricorso avanzato dalla difesa chiedendo di confermare il carcere.

L'avvocato Francesco Maresca ha informato la famiglia della studentessa e ha riferito che la sorella Stephanie è rimasta "sconcertata e turbata" dalla notizia che l'emittente Telenorba 7 abbia trasmesso nel programma "Il graffio" un filmato realizzato dalla polizia scientifica con alcune immagini del cadavere di Mez girate durante il primo sopralluogo nella casa in cui la ragazza era stata uccisa. L'avvocato Maresca ha spiegato di ritenere la messa in onda delle immagini "manifestazione di rozza scelta giornalistica in evidente violazione di ogni norma deontologica caratterizzante il corretto diritto di cronaca. Al momento non sono in grado di specificare circa la volontà della famiglia Kercher di contestare nelle sedi giudiziarie più opportune la spregevole iniziativa giornalistica della quale lo stesso direttore Enzo Magistà, evidentemente, dovrà assumersi - ha concluso l'avvocato Maresca - le eventuali responsabilità".

Intanto anche il Garante della privacy ha chiesto alla direzione dell'emittente televisiva Telenorba copia della registrazione del programma trasmesso ieri sera, "nel corso del quale - spiega una nota dell'autorità - sono state diffuse alcune immagini particolarmente crude, come riferiscono agenzie di stampa, del cadavere raccolte dalla Polizia scientifica durante uno dei sopralluoghi sul luogo dell'omicidio". Poco prima l'Ordine dei giornalisti della Puglia aveva scritto alla direzione di Telenorba chiedendo di acquisire la registrazione della puntata.

Nel frattempo il direttore del Tg Norba, Enzo Magistà, ha deciso di cancellare la replica, prevista per stasera, del programma sottolineando di non poter "ignorare la sensibilità di chi non ha gradito quelle immagini e si è, legittimamente, ribellato". Magistà ha aggiunto che, decidendo di trasmettere le immagini, ha inteso solo fare il proprio "dovere rispetto a un evento di particolare importanza e rilevanza sociale".

Le immagini mandate in onda ieri sera sono quelle girate dalla polizia scientifica il 2 novembre, quando veniva esaminato per la prima volta il luogo dell'omicidio dov'era ancora il cadavere. Le immagini sono assai crude: per questo, sono state mandate in onda intorno alle 23, Magistà ha avvisato gli spettatori che si trattava di immagini "forti" e per dieci secondi è stato tenuto sullo schermo un cartello nel quale si sconsigliava la visione ad un pubblico non adulto e a persone che ritenevano di non poter sopportare immagini "forti".

Il filmato dura due minuti e mezzo circa. Il cadavere è a terra, accanto al letto, coperto da un piumone bianco, dal quale spunta un piede della ragazza. Poi viene tirato su il piumone e nelle immagini mandate in onda si vede il corpo dalla testa fino alla pancia. Si vede la gola squarciata, sulla quale si sofferma la telecamera. Gli occhi della ragazza sono coperti con una mascherina. Successivamente gli investigatori voltano il cadavere: nel filmato si vede quindi la schiena della ragazza, sporca di sangue, e il sedere.

La puntata di ieri era dedicata ai presunti errori degli investigatori in alcune recenti indagini, in particolare quelle relative alla scomparsa dei due fratellini di Gravina in Puglia e al delitto di Perugia. Secondo la tesi del direttore Magistà i poliziotti avrebbero commesso alcuni errori e dimenticanze come la tardiva repertazione del lembo stracciato del reggiseno della ragazza sul quale furono trovate, dopo diverso tempo, resti del dna di Raffaele Sollecito. Una prova ritenuta molto importante per l'inciriminazione del neo ingegnere barese, ancora detenuto come gli altri due indagati, l'ivoriano Rudy Guede e l'ex fidanzata del giovane, l'americana Amanda Knox.

(fonte: repubblica.it)

ho fatto il fenomeno e non mi è rimasto più niente



Che cosa resta di noi che scopiamo nel parcheggio
Cosa resta di noi: un rottame di Volksvagen
Il ricordo, si sa, trasfigura la realtà
La verità se ne sta sulle stelle più lontane
Ci rimane una città, un lavoro sempre uguale
Una canzone che fa sottofondo all’Indecifrabile.
Cosa rimane di noi, ragazzini e ragazzine
La domenica dentro le chiese
ad ascoltare la parola di Dio.
Il futuro era una nave tutta d’oro
che noi pregavamo ci portasse via lontano
Cosa rimane di noi
Ora che ci siamo amati ed odiati e traditi
E non c’è più limite

Sfreccia in cielo un aeroplano
Io ti amo e non ti penso mai
Penso a quello che ci resta
Vola l’aeroplano, Va lontano
Vola su Baghdad
Noi voliamo invano

Che cosa resta degli anni passati ad adorarti
Cosa resta di me
delle bocche che ho baciato in discoteca
Che cosa ne è della nostra relazione
Stupidi noi che piangiamo disperati
Che cosa resta dei sogni che avevamo nella testa
La nostra speranza a che cosa servirà

Sfreccia in cielo un aeroplano
Io ti amo e non ti penso mai
Penso a quello che ci resta
Vola l’aeroplano, Va lontano
Vola su Baghdad
Noi voliamo invano