sabato, aprile 12, 2008

il trampolino e il fascino della cravatta

Sabato (13.30 - 14)

Sono un ragazzo di 24 anni,
ora lo sono davvero.

E' finita, è finita questa campagna elettorale. Una cavalcata estenuante ed entusiasmante.
Un lavoro in cui avrei voluto pensare e decidere di più, ma in cui forse, visto e considerato che sono il più piccolo, l'ultimo arrivato, oggetto di imprecisate invidie da chi è militante da sempre e si fa scavalcare da uno con le scarpe gialle e viola, ho deciso fin troppo.
Mi sono difeso, ho portato a casa i miei risultati. Sono orgoglioso di me.

Questo sabato 12 aprile rappresenta in modo evidente la chiusura di un capitolo enorme della mia vita.
Ho finito l'Università due mesi fa: una cosa straordinaria.
Un piacere immenso: sto molto meglio da quando ho finito, ne ho ricevuto un influsso benefico e ho realizzato quanto invece sia stato venefico far slittare il capitolo finale in nome di altri progetti ed obiettivi.

Ora posso dormire comodamente 5-6 ore a notte e tirare avanti per 12.
Sì, un po' scoppiato magari.

Ma prima non potevo riuscirci. Quando ero costretto a studiare lavoravo la metà, sia per qualità che per quantità.

Tutto questo non me lo sono riuscito a godere pienamente, perchè la campagna elettorale è arrivata in tackle a sconvolgere una pianificazione delle cose già fin troppo esasperata.
Una pianificazione delle cose che non so se ripeterei, che mi ha dato tantissimo dal punto di vista professionale e mi ha completamente svuotato per quanto riguarda gli affetti e le speranze nel prossimo.

Ora che è tutto finito, ora che non ho scadenze urgenti, ora sì che lo posso dire: è fatta.

Si è chiuso un ciclo: ansie, preoccupazioni, donne della mia vita ad interim, amici a gettone (gettone, tu invece sei un amico vero), "ma che cazzo lavori a fare gratis" e sopratutto il truce spettacolo della vita degli altri, che spesso ti lascia i segni in modo ben più profondo e silenzioso rispetto ai cazzotti in faccia (e te ne accorgi sempre troppo tardi).

Se ne riapre un altro.
Questa realtà, da sola, mi carica tantissimo.
Ripartire da 0 e non in senso figurato vuol dire poter avere il coraggio e la forza di investire, poter mettere a valore tutte le esperienze per anticipare i problemi e quindi non viverli.
Vorrà dire tornare ad amare le persone e le cose, non solo appassionarmici a intervalli irregolari.

Vorrà dire sentirmi libero da vincoli che non hanno nessuna utilità.

E' presto per dire dove andrò a finire.
Mi sento come un tuffatore che ha caricato sulle gambe e ha fatto tremare il suo trampolino.
Lo slancio è ottimo e so già che voglio fare un triplo salto mortale carpiato con 3 avvitamenti e mezzo (coefficiente di difficoltà 3,8, gli amanti degli sport minori mi adoreranno).

Ho preso uno slancio vigoroso perchè so che non voglio fallire, che voglio fare meno schizzi possibili (ma essendo uomo, schizzare è nella mia natura).

Sto volando, entrerò nella vita adulta, spero nel modo più elegante e spettacolare possibile.
Faccio i pacchi e mi trasferisco altrove. In senso figurato, al più presto in senso reale.
Porterò dentro con me una marea di vita, per l'età che ho, forse anche troppa. Dovrò far attenzione e dovrò individuare le cose inutili.

La cravatta, ad esempio, non mi è mai servita.
Nella semiotica della politica e in generale del professionismo la cravatta è un must. Tutti ce l'hanno, anche l'ultimo degli scalzacani.
L'altro giorno ho vissuto il momento che forse mi è piaciuto di più di tutta la campagna: gli osservatori internazionali a Bari per l'analisi della campagna: tutti in cravatta.

Pure Scandale, pensate.
Io? Le mie adidas gialle e viola. Mi sentivo benissimo.

Ieri sera nel retropalco in Piazza Prefettura era l'apoteosi delle cravatte. E' arrivato il Baffo, timore reverenziale di tutti o quasi.
Io ero isolato, sottovuoto. Pensavo a Bjork giovedì. Là sì che mi emozionerò.
Ho capito in quel momento che a me di quel mondo me ne frega molto poco. La politica mi entusiasma, ma non al fine di collezionare cravatte.

Mi piace più regalare strumenti ai politici, fare il gregario, il ghostwriter, lavorare nell'ombra. Non c'ho il carattere, non c'ho la cattiveria.
So scrivere, non arringare.

Mi è sembrato molto più emozionante, per non dire commovente, quel dialogo tra il Baffo (dài, è D'Alema, non si era capito?) e Giovìno, con il primo visibilmente compiaciuto per il lavoro del secondo, a sua volta visibilmente imbarazzato e al contempo inorgoglito. Ogni tanto il Baffo mi guardava, con la mia giacchetta vintage.
Si sarà chiesto più volte: "ma questo che cazzo ci fa qua? Non ha nemmeno la cravatta".

Caro Massimo, ti ho rivalutato tantissimo. La Bicamerale mi fa venire il vomito solo a pensarci, ma ti sei riscattato.
Però volevo dirtelo subito: io la cravatta non me le metto.

Mi tengo le mie Adidas dell'Ape Maia.

1 commento:

Anonimo ha detto...

e fai bene... sono bellissime!!! :*
Ary...