E' una delle rarissime volte in cui faccio partire la mia giornata da qua. Solitamente la faccio chiudere, o chiudo faldoni.
O inseguo, perseguo quell'estetica del disagio (il termine dolore forse è troppo forte, ma il senso è quello) per cui mi sforzo, come in un esercizio, di trasformare quello che di brutto mi succede nella vita in qualche forma, seppur minimale, di "arte".
Poi è più divertente dire di me che voglio mettere i cazzi miei in piazza, che scrivo troppo, a sproposito, serviamo il 21, eccetera. Fate, fate.
Se avessi una tastiera e un collegamento ad Internet perennemente in mano potrei spesso far fluire liberamente i miei concetti e probabilmente scriverei più volte al giorno. Il mio blog diventerebbe un ricettacolo di spunti e chissà, un giorno potrei diventare il Luca Sofri della bassa Murgia, un maìtre a pensèr low-cost e low-fi.
Così non è, per vostra somma fortuna, e perciò approfitto dei viaggi, dei tempi "morti" per riordinare le idee e riordinare me stesso. E quindi per poter trasformare il disagio in scrittura.
In questi 6 mesi ho fatto qualunque cosa.
Ho difficoltà anche ad elencare.
La cosa che più mi colpisce, retrospettivamente, è l'eterogeneità.
Rappresentare l'Italia a un torneo di poker e la Puglia in campagna elettorale a occhio e croce sono vicende che rappresentano due linee parallele, per fare un esempio.
C'è chi mi ha diagnosticato una certa ansia di crescere: è vero, può essere.
Più che altro ho ansia di farmi il giro sul caleidoscopio, di non arrivare fra 15 anni con moglie, figli, lavoro, e rimpianti. Ho sempre il focus delle cose mie sparato di qui a un anno, a 5 anni, a 10 anni e voglio fare le cose nei loro tempi, bene e pienamente.
Troppi sfasci attorno a noi, evitarli è un dovere morale.
Penso a uscire di casa, al piercing sulla lingua, alla prossima tenzone elettorale, e devo ancora finire questa.
Progetti di qui a un anno circa.
Avanti. Forse troppo.
Fast forward, forse troppo fast.
Questi 6 mesi in cui è successo di tutto, questi 10 giorni in cui il sistema ha deciso di implodere e di portarsi con sè un mio braccio, mentre il resto del corpo per fortuna ha reagito, dicono con forza, gridano una cosa:
vivi semplice, rallenta, non pensarci (da domani in tutti i cinema - Proforma e anche il Luca Sofri della Bassa Murgia ha curato la campagna, se questo non è guerrilla marketing, ditemi voi).
E allora io faccio una cosa per incominciare.
Assunta la totale distruzione dell'autostima (e perchè dovrebbe essere altrimenti?) faccio un respiro e scendo le scale.
Le scale di Maslow:

In questi sei mesi ero (o meglio, pensavo di essere) in cima alla piramide, tutto proteso a fare di questo periodo quello della definitiva consacrazione.
Nel frattempo sotto i piedi mi veniva tolto ogni appiglio, scientemente, un po' con cattiveria ed invidia, un po' con distrazione e superficialità, un po' così, sbadigliando. Poi a un certo punto sono caduto.
L'estetica del disagio, grande invenzione, mi induce a ribaltare la prospettiva e mi fa pensare: ok, ripartiamo dal terzo gradino. Anzi no dai, facciamo le cose per bene, dal primo.
Dormi di più, mangia di meno e meglio.
Secondo: tira fuori i denti, smettila con sta storia della gavetta, fai del bene alla tua famiglia togliendoti dai coglioni. Dormendo di più e vivendo meglio, la salute ne risentirà positivamente.
Terzo: Qui dobbiamo davvero ricominciare tutto da 0.
Quarto: c'è tempo per pensarci, hai 3 livelli da salire, ne riparliamo poi.
Quinto: ci vediamo fra diversi anni, è stato bello, non è colpa tua. Pensami mentre sono via.
E' finito un ciclo.
Mi sono liberato di alcuni fantasmi e di alcune sfiducie, mi piace credere ad alcune cose a cui non ho voluto credere per troppo tempo, anche se dicono sia troppo tardi, e allo stesso tempo mi sono liberato di zavorre troppo ingombranti, di gente che continuerà a tentare di massacrarmi, non so nemmeno bene il perchè.
Ricominciamo tutto, con la serenità di aver fallito sopratutto per quanto riguarda l'eccesso di confidenza che pensavo di avere nei confronti delle cose.
Sono un pischello.
Ma ho la serenità di aver messo un sacco di esperienza in cascina e sono pronto a ripartire.
Mi vedrete diverso, spero, capace di qualche abbraccio in più, di faticare anche nella vita privata e di dare tutto a quelle 4,5 persone che se lo meritano perchè non hanno paura di darsi completamente a loro volta.
In questo percorso non posso non menzionare i miei angeli milanesi, due persone meravigliose, ogni volta di più. Quasi mi vergogno ogni volta che vado a star da loro e faccio richieste. Loro mi anticipano, mi hanno anche messo in mano un personale che mi sono portato al concerto dei Portishead e così mi hanno permesso di dispercepire in pace.
Mi hanno dato la tranquillità, ma forse addirittura la gioia, di lavorare sino a mezzanotte quando son stato su, dopo 9 ore di convegni, facendomi sorridere, distrarre.
Riparto da loro, riparto da quel qualcosa che mi fa credere che abbia sì sbagliato, ma che molte colpe se le debbano assumere gli altri.
Riparto dalla gente che vuole bene senza necessariamente avere qualcosa in cambio.
Questo è e sarà l'unico criterio che orienterà la mia vita, da mo fino alla notte dei tempi.
Grazie Fra. Se non ti senti in credito nei miei confronti è un miracolo.
Grazie Pietro. Farti i regali è un rituale al quale non rinuncerò mai.
Perchè scrivo tutto questo?
Se volete uscirvene con una terminologia new-age e para-psicologica potete chiamarlo "training autogeno".
In verità credo sia più un tentativo maldestro di offrire un'idea, una strada a chi si sente come me, a chi si riconosce nelle mie parole.
Ancora, credo sia il modo migliore per provare a costruire sulle debolezze, invece che distruggere e farsi distruggere.
E sopratutto scrivendo queste cose mi sento maggiormente impegnato a perseguirle.
Bè, ora vado a lavorare. 8 giorni al silenzio elettorale, sempre che non ci arrivi questa Pizza indigesta.
Rien ne va plus.

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