martedì, aprile 08, 2008

chissà se tu mi penserai, se con gli amici parlerai

Cito Laura, la cantrice delle umane debolezze (tra cui quella sua per la buona cucina) per iniziare questo percorso ragionato all'interno, o meglio, sulle scale d'emergenza di quella piramide che vi ho proposto, partendo da una posizione ancora inferiore rispetto al primo gradino.
Un piano ammezzato, un sottoscala.

Il problema è serio e molto più condiviso e condivisibile di come il mondo e le storie personali ci vogliono far credere: la solitudine.

Il sentirsi soli può essere causato da diverse vicissitudini, portare a diverse strategie per superare la sensazione, indurre ad altrettante conseguenze.

Non ho mai creduto che la solitudine fosse una condizione che dipende dalla quantità di persone che io frequento, anzi. Costruzioni come "tu che conosci tutti" e "tu che sei sempre impegnato" sembrano suonare come oscuri sintomi profetici.

A illuminare ulteriormente una via di Damasco già abbastanza in fase di chiarimento c'è stato un dialogo rivelatore con un personaggio con cui ho sempre più cose a che spartire.

"sono 3 anni che non faccio una vacanza"
"alla fine facendo la vita che faccio rimango fondamentalmente da solo"

Ho sentito in radio una di queste notti che i due attori più bravi della storia italiana del dopoguerra, non me ne voglia Totò, soffrivano di depressione cronica.
Sto parlando di Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman.
Amati, osannati, desiderati. Avevano tutto.
Non si godevano niente. Stavano male. Volevano altro. Avevano bisogno disperato di altro.

Ancora, un altro insospettabile che in un'altra vita svelerò ha detto:

"se non lavoro sono depresso: lavoro per non pensare ai miei problemi personali"

Alla luce di tutte queste testimonianze e dei recenti sfasci, mi son chiesto se il tendere alla realizzazione personale a tutti i costi fosse davvero bello, sano e utile.
A che serve essere i numeri 1, 2 o 3 se poi non hai nessuno con cui condividerlo? Che abbia il piacere di condividerlo con te, che si emozioni delle tue stesse emozioni?
E non parlo necessariamente di un fidanzato, per quanto il 90% delle coppie sta insieme solo ed esclusivamente per rimandare il più possibile il confronto con la paura dello stare da soli.
Anche perchè troppo spesso mi son sentito solo anche da fidanzato, e come me quell'altro 89,99% di cui sopra.

Essere bravi o addirittura i migliori in alcune specialità non comporta assolutamente l'essere bravi nella vita, anzi.
Probabilmente se si sceglie il professionismo nel lavoro si rimarrà dilettanti in altro.


E' questo il peccato mortale che io e tutti i campioni succitati abbiamo commesso, campioni che non raggiungerò mai, sia per incapacità, sia perchè sono arrivato proprio a queste conclusioni e quindi vaffanculo ai piani alti. Rimarrò un onesto comprimario.

Ci siamo dimenticati che la vita va avanti per le altre persone. Che le persone amano, odiano, vogliono bene e si sentono sole come noi.
Che è vero che quando ci mettiamo d'impegno siamo in grado di portare in paradiso chiunque, ma è altrettanto vero che questa ricerca del colpo da maestro una volta ogni tanto ci permette solo di galleggiare a breve termine, ma a nel si rivela un boomerang per chi si rende conto che dai il tuo massimo ma solo a intermittenza. E che quindi non tieni davvero alla causa. O almeno ti comporti come se non ci tenessi.

Purtroppo, e questa cosa mi farà arrabbiare sempre moltissimo, la qualità non è riconosciuta come il valore principale che orienta le relazioni umane, ma è ancora la quantità a prevalere. Uno scempio.
L'amore, troppo spesso è misurato sulla base della quantità di tempo passata insieme.
Quindi se per ipotesi nasco povero e devo lavorare 14 ore al giorno per permettere alla donna che amo di diventare la mamma di mio figlio, sono un insensibile del cazzo.

Una mia amica del master disse per scherzo (e quando si scherza su sti argomenti, di solito si è serissimi):
"io non potrei mai fidanzarmi con uno come te..."

Finchè mi avesse detto:

"..perchè sei un cesso"

"...perchè sei scemo"
"...perchè non hai la Ferrari"
"...perchè hai il cazzo piccolo"

uno accetta l'oggettività di tali dichiarazioni e lo accetta con un filo di rabbia, ma alla fine con estrema serenità.

Ma se qualcuno dice di te "non mi fidanzerei con te perchè sei troppo impegnato", da un lato ti viene da pensare che il tuo interlocutore è un po' fatuo, dall'altro devi essere costretto ad ammettere che forse hai vissuto di rendita in queste ultime stagioni. Che il mondo è cambiato, che tutto ciò che credevi sulle persone che ti hanno amato non esiste più.

Che sei un puntino in un universo, e che devi tornare in trincea.

(affronterò i restanti due terzi della questione, prima o poi, ho intrapreso una preoccupante deriva grafomane)

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Non ho mai pensato, come te, che la quantità di persone che si conoscono possano riempire i vuoti creati dalla solitudine.Quello che sicuramente conta di più è la qualità dei rapporti, è, anche in una amicizia, poter dare o poter ricevere senza aspettarsi qualcosa in cambio.
Purtroppo sembra che le due faccie della medaglia sino tra loro incompatibili, cioè se da un lato dai tutto te stesso nella professionalità si corre il rischio di perdere di vista la qualità nelle relazioni con gli altri e viceversa.Non ho ancora capito se ci possa essere un punto intermedio in quetso continuum!
Io dico sempre, quando mi dicono che conosco tante persone, che tra tutte le persone che "conosco" la maggior parte sono tutte conoscenze perchè i veri amici sono pochi ma davvero pochi.Saranno tre, due, uno...saranno lontani o vicino da te...ma qualcuno che ci terrà a te in modo semplice e incondizionato, per quello che sei e per quello che dai ci sarà da qualche parte!
Un bacio grande.
Veronica

Anonimo ha detto...

Da qualche parte ho letto una verità: il desiderio di staresene soli, un pò per conto proprio, si prova quando c'è qualcuno che ti aspetta al tuo ritorno. Un pò come il piacere di passeggiare sotto la pioggerellina quando hai il cappotto e l'ombrello. Se non hai il cappotto, se non hai l'ombrello, se non hai qualcuno con cui condividere la tua vita, se non hai nessuno che ti aspetta, la pioggia e la solitudine diventano una condanna.
Io non ho il cappotto.........

a.

duni ha detto...

siamo in 2.
e sono certo che se avessi il cappotto non saprei quanto sia brutto, talvolta, stare sotto la pioggia. e quindi difficilmente coglierei l'unicità del contrario, dei contrari.

troppo facile vivere comodi. basta rinunciare a sè stessi.
meglio rendersi di queste cose ora, comunque, che quando è troppo tardi. meglio darsi una regolata e capire come è giusto vivere, quanto dare di sè, a chi e perchè, che fare la puttana triste.

ciao a.
non stiamo messi male. fidati.

Anonimo ha detto...

ma alla tipa perchè non hai risp: io non starei mai con una fessa come te!?!?!? >:o

Anonimo ha detto...

se non mi fidassi te....