venerdì, settembre 29, 2006

mafia vs. hooligans

Il Teatro Massimo, uno dei più belli e grandi d' Europa, capolavoro del Basile, è stato il fondale della maxirissa che ha convolto oltre cento tifosi inglesi del West Ham che hanno messo a soqquadro un angolo del centro storico di Palermo dove generalmente migliaia di ragazzi e ragazze trascorrono soprattutto il sabato sera a bere una birra.

La maxi rissa ha portato all'arresto di 21 inglesi accusati di danneggiamenti, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Gli hooligans sono stati bloccati da centinaia di poliziotti e carabinieri.

Gli agenti hanno inoltre identificati 109 inglesi, nei confronti dei quali saranno adottate misure interdittive. Durante gli scontri sono state danneggiate anche due automobili della polizia e una dei carabinieri. Inoltre sei agenti sono stati feriti, e altrettanti inglesi sono stati ricoverati per ferite al folto. Tre di loro sono fra le persone arrestate.

Sono stati medicati nei pronto soccorsi della città anche sei palermitani coinvolti nella mega rissa. Gli investigatori stanno cercando di individuare altri responsabili attraverso le immagini registrate dalle telecamere delal polizia scientifica. Il Palermo e il West Ham questa sera si affronteranno al "Barbera" per la qualificazione al secondo turno della Coppa Uefa. Un imponente servizio di sicurezza è stato predisposto dal Questore, Giuseppe Caruso, in tutta la zona dello stadio.

In città sono giunti circa 2500 inglesi. Secondo una prima ricostruzione i tifosi del Regno Unito avrebbero avuto diverbi al loro interno dopo aver bevuto parecchi alcolici poi la situazione è diventata incandescente e si è estesa coinvolgendo anche palermitani che si sarebbero solo difesi. Nella piazza piena di locali aperti la notte e pub è cominciato un fitto lancio di bottiglie di vetro, lattine e sedie.

Sono intervenuti centinaia tra carabinieri agenti della polizia di Stato, militari della Finanza. Il tratto di via Maqueda di fronte il Teatro è stato coperto da un tappeto di cocci. Il traffico è stato bloccato a partire da via Ruggero Settimo fino oltre il Teatro Massimo. A Londra, nella partita di andata della coppa Uefa, poi vinta dal Palermo, i tifosi del West Ham avevano accolto quelli rosanero indossando maglie con la scritta "mafia", che avevano provocato sdegno e proteste anche a livello politico.

Ieri in vista della gara di ritorno qualche tifoso aveva pensato di replicare alle provocazioni piazzando sul campo di Altavilla Milicia, dove avrebbe dovuto allenarsi la formazione inglese, due striscioni con la scritta 'Welcome to the beautiful mafia's land' ('Benvenuti nella bella terra di mafià) e 'We will win without mafia's help' ('Noi vinceremo senza l'aiuto della mafià). Gli inglesi non hanno avuto neanche il tempo di vedere i due striscioni perché i carabinieri li hanno rimossi e sequestrati prima dell'arrivo dei giocatori a Palermo.

La presidenza della Regione e il Palermo calcio hanno lanciato l'iniziativa di accoglienza per i tifosi inglesi presentando le magliette con la scritta "La mafia fa schifo. La libertà è cosa nostra" che saranno regalate ai sostenitori ospiti oggi prima della partita al 'Renzo Barbera'. Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, poche ore fa, prima che avvenisse il putiferio davanti al Teatro Massimo si era detto "certo che la partita non solo sarà all'insegna della correttezza, del desiderio di vincere e della sana competitività, ma anche del rispetto tra giocatori e tifoserie", augurando "una grande festa". La situazione non sarà certo raffreddata dalla maxi rissa di questa notte e le forze dell' ordine sono davanti ad un "allarme rosso" nel cercare di mantenere l' ordine pubblico allo stadio prima e dopo la partita Palermo-West Ham.

lunedì, settembre 25, 2006

qualcuno mi spiega

Come diamine è possibile che al mio esame numero 27
e con una laurea già alle spalle
io devo stare così cagato sotto?

domenica, settembre 24, 2006

l'iride senza nebbia dopata (speriamo)


Lucido e veloce fino alla fine quando ha finalmente tagliato quel traguardo che per lui era diventato un tabù. Poi l'esplosione di gioia e le mani levate al cielo. Paolo Bettini, il "Grillo" come lo chiamano i tifosi, si è laureato a Salisburgo campione del mondo di ciclismo su strada. L'italiano si è imposto allo sprint, lanciato ai 400 metri, davanti al tedesco Erik Zabel. Terzo lo spagnolo Alejandro Valverde e quarto l'altro spagnolo Samuel Sanchez. Bettini succede, nell'albo d'oro, al belga Boonen che si era aggiudicato il titolo nel 2005. L'ultimo italiano a conquistare il mondiale era stato Mario Cipollini, trionfatore dell'edizione del 2002.

'Il mondiale per me era diventato un tabù, erano anni che lo inseguivo e oggi finalmente ce l'ho fatta. Ora posso dire che ho vinto tutto". E' il commento a caldo, di Paolo Bettini."Adesso posso dire che ho vinto tutto - ripete Bettini -: Olimpiade, Mondiale, tre coppe del mondo ed otto classiche. La mia è proprio una bella carriera".

Poi l'analisi della corsai: "è stato un mondiale più facile del previsto - dice - ma la squadra ha fatto un gran lavoro. Avevamo un ottimo potenziale, e siamo riusciti a sfruttarlo. La cosa più bella è aver visto una squadra fatta di tanti capitani che oggi hanno fatti i gregari, come a Zolder quando vinse Cipollini". "Ora spero di ripagare i miei compagni - conclude il neo-iridato - pedalando con la maglia iridata addosso, visto che, a suo tempo, quella con i cinque cerchi olimpici non me l'hanno fatta indossare".

Il corridore toscano è anche uno sportivo doc e per questo riceve i complimenti da parte di Zabel, battuto, ma a sua volta ricambia. "Erik per me è l'espressione del professionista vero. Ho vinto io e sono contento, ma se non dovevo vincere io Erik sarebbe stato il corridore che avrebbe meritato di più". E' un podio, quello si Salisburgo, che dovrebbe riconciliare con il ciclismo in generale dopo un periodo di grandi dubbi sulla correttezza dei corridori.

"Siamo qui a festeggiare, ma non nascondiamo che il ciclismo sta attraversando un brutto periodo, speriamo che la mia vittoria e il secondo posto di Zabel dicano qualcosa". Infine i ringraziamenti: generali, ma anche uno particolare. "Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini negli anni, ma soprattutto Ballerini. Andiamo a guardare dal 2001 ad oggi tutto quello che ha fatto...".

sabato, settembre 23, 2006

i non allineati


Hugo Chavez segue le orme di Mahmud Ahmadinejad e dal podio del Palazzo di Vetro lancia una raffica di insulti contro gli Usa e di accuse contro l’Onu. Il presidente venezuelano ha portato l’affondo contro la persona di George W. Bush definendolo «il diavolo»: «Quando si allontana si sente uno strano odore di zolfo». «Ieri su questo podio è venuto il diavolo - ha detto Chavez all’Assemblea, facendosi il segno della croce - ed ha parlato come se fosse il padrone del mondo». E subito dopo, mostrando una copia del libro del linguista Noam Chomsky «Hegemony or Survival», ha accusato la Casa Bianca di «dominazione, sfruttamento e bombardamento dei popoli».

Facendo il verso a Bush, che il giorno prima si era rivolto ai popoli di Iran e Siria, Chavez si è indirizzato al «popolo americano» chiedendo di «porre termine alla minaccia» costituita dal presidente perché «è come una spada sulla testa». Per Chavez il carattere «diabolico» di Bush è l’altra faccia della delegittimizzazione dell’Onu, il cui Consiglio di Sicurezza è «paralizzato da un immorale diritto di veto nelle mani degli Usa». La richiesta del leader venezuelano all’Assemblea Generale è dunque di portare a termine una riforma dell’Onu che modifichi radicalmente la struttura del Consiglio di Sicurezza e privi Washinton «del diritto di veto che ha consentito a Israele di aggredire il popolo libanese».

Termini e contenuti dell’arroventato discorso di Chavez hanno ripreso l’intervento che era stato pronunciato martedì notte dall’iraniano Mahmud Ahmadinejad, che da un lato aveva accusato gli Usa di voler «dominare il mondo» e dall’altro aveva imputato all’istituto del diritto di veto «nelle mani di Usa e Gran Bretagna» la carenza di legittimità morale dell’Onu. Se le similitudini fra Chavez ed Amadinejad confermano l’intesa nel voler creare un nuovo fronte internazionale in contrapposizione a Washington ed all’Occidente, alcuni dei passaggi pronunciati dal presidente iraniano lasciano trapelare l’intenzione di assegnare a Teheran un ruolo di guida dei non allineati. «Il comportamento immorale di Stati Uniti e Gran Bretagna è la più grande sfida ad un Consiglio di Sicurezza che non risponde più ai bisogni dell’umanità e degli oppressi», ha detto Ahmadinejad, invocando una riforma che da subito assegni «un seggio permanente con diritto di veto al movimento dei non-allineati, all’Unione africana ed all’Organizzazione della conferenza islamica» perché «i cittadini di Asia, Africa Europa ed America sono tutti uguali».

L’estrema prova della delegittimazione dell’Onu per Ahmadinejad è nel fatto che fu il Palazzo di Vetro nel 1947 a votare la nascita di Israele: «Con il pretesto di proteggere alcuni dei sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale la terra di Palestina venne occupata ed i suoi abitanti cacciati, ponendola sotto il controllo di alcuni di questi sopravvissuti e di un gruppo ancora più grande giunto da altre nazioni dando vita ad una tragedia senza precedenti nella Storia». Con un estremo segno di disprezzo nei confronti di Israele, Ahmadinejad non ha mai pronunciato nè il nome dello Stato nè il termine «ebrei» per definire gli scampati alla Shoah.

Ad unirsi all’offensiva anti-Usa dal podio dell’Onu è stato il presidente boliviano, Evo Morales, sventolando di fronte all’Assemblea Generale una foglia verde di coca per rivendicare il diritto a coltivarla liberamente - in contrasto con le richieste di Washington - e definendola «meno pericolosa» delle bevande della Coca-Cola.

La reazione dell’amministrazione Bush agli attacchi ricevuti non è tardata. Alla volta di Ahmadinejad il portavoce Tony Snow ha ribattuto: «Aspettiamo che accettino di sospendere l’arricchimento dell’uranio».

Come dire: Teheran tenta di sviare l’attenzione dal dossier nucleare. Mentre è stato l’ambasciatore all’Onu, John Bolton, a replicare a Chavez: «Ha il diritto di esprimere la sua opinione, purtroppo è il popolo del Venezuela a non possederlo».

mercoledì, settembre 20, 2006

risiko 2 - palloni magiari

Lo scontento per le riforme economiche del governo e un nastro con un discorso “esplosivo” del premier Ferenc Gyurcsany, misteriosamente finito in mano ai media, sono all’origine dei più gravi disordini avvenuti in Ungheria dal 1989.
Le violenze sono avvenute a pochi giorni dalle elezioni amministrative e dello storico anniversario della rivolta del ’56 contro l’invasore sovietico. Il primo ministro le ha raccontate così: è stata “la notte più lunga e nera” da quando 17 anni fa in Ungheria cadde il comunismo.
La protesta, degenerata lunedì notte a Budapest in gravi incidenti con l’assalto al palazzo della televisione di Stato, scontri, saccheggi e decine di feriti, è scoppiata dopo la divulgazione della registrazione di un discorso tenuto dal premier socialista nel maggio scorso, un mese dopo la sua riconferma alle elezioni politiche di aprile. “Non abbiamo fatto altro che mentire dalla mattina alla sera” al solo scopo di vincere le elezioni, il risultato dell’opera di governo nella passata legislatura è stato pessimo, siamo solo riusciti a restare al potere: questo il tenore del discorso di Gyurcsany, infarcito peraltro di parolacce e pubblicato or-mai testualmente.
Sul perché il discorso, a due settimane dal voto per le amministrative del primo ottobre, sia stato fatto filtrare ai media circolano le tesi più svariate: un nemico interno di partito del premier, forse un veterano nemico delle riforme, oppure addirittura lo stesso Gyurcsany nel tentativo di spuntare le armi all’opposizione guidata da Viktor Orban: il leader del partito conservatore Fidesz, che in campagna elettorale ha accusato il governo di aver mentito agli elettori e di essere pertanto delegittimato.
Nei luoghi dei disordini – piazza Kossuth di fronte al Parlamento e piazza Szabadsag, dove si trovano la sede della televisione pubblica nonché l’ambasciata americana – la situazione ieri in serata era tranquilla. Circa un migliaio di persone, costantemente in aumento, erano radunate davanti al Parlamento con striscioni, musica, discorsi di oratori su un palco e bandiere nazionali con un simbolico buco al centro: simili a quelle sventolate durante la rivolta del ’56, dalle quali erano stati strappati i sim-boli comunisti. Ma l’elemento cruciale è oggi lo scontento per la situazione economica, la delusione verso il potere. Negli incidenti di lunedì sera, con diverse migliaia di dimostranti, auto incendiate, saccheggi e atti di vandalismo, circa 150 persone sono rimaste ferite. La polizia, inizialmente impreparata a sedare una protesta di quelle di-mensioni, era schierata ieri in forze.
Il premier ha comunque escluso di dimettersi ribadendo che intende restare al suo posto e portare avanti le necessarie riforme economiche.

risiko 1 - thailandia

Colpo di stato militare in Thailandia. Il primo dopo 15 anni. Qualche sera fa i generali ribelli hanno mandato i carri armati nelle strade di Bangkok, hanno fatto occupare da truppe scelte il palazzo del governo e, proclamata la loro fedeltà a re Bhumibol Adulyadei, hanno dichiarato destituito il premier, il miliardario Thaksin Shinawatra, 57 anni, che si trovava a New York per partecipare all'assemblea generale dell'Onu. Il portavoce dei golpisti, il generale Prapart Sakuntanak, ha letto un comunicato nel quale si annuncia che il potere sarà restituito ai civili al più presto e si spiega che la defenestrazione di Thaksin è dovuta alla sua politica, «che ha diviso il Paese e diffuso la corruzione», da sempre uno dei mali della società thailandese.
Le Forze armate hanno sospeso la Costituzione, il Parlamento, instaurato lo stato d'emergenza, imposto la legge marziale e comunicato che sarà costituita in tempi brevi una commissione incaricata di studiare e varare riforme politiche.
La comporranno, «nel rispetto della monarchia costituzionale democratica», anche rappresentanti militari e della polizia. La Tv ha interrotto i programmi regolari e diffonde immagini della famiglia reale. I soldati pattugliano la capitale e i centri delle principali città. Il generale Sakuntanak ha detto che la presa del potere è avvenuta senza incontrare alcuna resistenza e ha chiesto alla popolazione di «collaborare per favorire il mantenimento della legge e dell'ordine». «Ci scusiamo degli eventuali disagi»,ha aggiunto.

martedì, settembre 19, 2006

mahmoud il bravo wagnone

Usando un tono estremamente conciliatorio il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha espresso "rispetto" per Benedetto XVI e ha detto di apprezzare il fatto che abbia "modificato" le sue dichiarazioni di Ratisbona. Contraddicendo le dure condanne espresso ieri dal governo di Teheran e dalla guida suprema, l'ayatollah Ali Kamenei, Ahmadinejad in visita a Caracas ha detto di "rispettare il Papa e tutti quelli interessati nella pace e nella giustizia" e di "riconoscere che (il Papa, ndr) ha modificato le affermazioni fatte".
Mentre tendeva un ramoscello d'ulivo il presidente iraniano ha colto pero' l'occasione per sottolineare le contraddizioni tra i valori cristiani delle nazioni occidentali e le guerre iniziate dagli stessi Paesi.
"Tutte le guerre del XX secolo sono state provocate dai Paesi europei e dagli Stati Uniti", ha detto Ahmadinejad, sottolineando soprattutto che l'amministrazione Usa non puo definirsi cristiana "perche' Cristo come tutti gli altri profeti di Dio era un profeta di giustizia e pace per l'umanita'".

giovedì, settembre 14, 2006

"è il primo trenta e lode della storia dell'esame"

Ad Andrea
Ad Egidio

a chi è caduto
a chi vuole alzarsi e ha bisogno di me,di voi.

domenica, settembre 10, 2006

dal freddo al freddissimo


L'addio alla F1 è l'ultimo, per certi versi sorprendente capolavoro di Schumacher. L'uomo di ghiaccio, che non parla mai in italiano, che scherza poco, e che ha sempre avuto l'atteggiamento da primo della classe, il giorno dell'addio ribalta la situazione e si mostra alle televisioni di mezzo mondo (nel vero senso della parola, sembra oggi ci siano stati qualcosa come un miliardo di telespettatori per l'annuncio di Monza) commosso. Schumi parla rivolgendosi direttamente alla Ferrari, come se fosse una donna che sta per lasciare, alla quale chiede scusa per la sua decisione. "Monza - spiega Schumi - era il posto giusto per dirlo. Oggi è un giorno speciale. So che c'è stata tanta attesa per questo annuncio, ho voluto aspettare oggi ". Ma uno come Schumi lascia non abbandona: "Ora penso alle prossime gare - spiega ancora il tedesco - anche se faccio fatica a pensare al mio futuro senza Ferrari. E' molto difficile da spiegare, ma dovevo condividere con tutti queste parole: questo è il momento giusto per la mia ultima gara a Monza, perché non ce ne saranno altre, mi devo ritirare dalle competizioni, dalle gare". E viene il difficile momento del bilancio di una vita, anche per uno che ha vinto qualcosa come 7 titoli mondiali (l'ottavo è vicino) e 90 Gran Premi: "L'ultima parte della mia carriera (si riferisce a quella in Ferrari ndr) è stata eccezionale, mi è piaciuto tutto quello che ho fatto con tutti voi, è stato davvero speciale quello che ho fatto in questi anni" dice Michael Schumacher che poi rivolge un pensiero alla sua famiglia: "Ringrazio mio padre, mia madre che non c'è più, mia moglie, i miei figli, senza il loro supporto non ci sarebbe stato tutto quello che è avvenuto negli ultimi anni. Un ringraziamento per tutti". Schumi a questo punto è a un passo dalle lacrime, e ammette la sua amarezza, maledicendo in qualche modo proprio il giorno del suo addio: "Sapevo che questo giorno con la "G" maiuscola o forse la "g" minuscola sarebbe arrivato e quel giorno è proprio oggi". Già, è adesso? Cosa farà la Ferrari senza il suo faro? Senza il pilota che l'ha raccolta nelle nebbie delle retrovie della F1 portandola a incredibili trionfi? (Non va dimenticato che Schumi non era solo un pilota, ma una sorta di "sistema", un uomo intorno al quale ruotava un team di manager e tecnici) Ce lo spiega lo stesso Schumi: "Massa è il futuro: ora ha la possibilità di decidere il suo cammino di vita. E' una brava persona, un ottimo compagno, un amico". La Ferrari intanto, subito dopo la fine del GP d'Italia, ha confermato le parole di Schumi, il suo ritiro e l'ingaggio - al suo posto - di Raikkonen. Sarà infatti il 26enne finlandese il prossimo compagno di scuderia di Felipe Massa. Raikkonen, attualmente alla McLaren ma già 'scalzatò di sedile da Fernando Alonso (Renault), ha firmato un contratto che lo legherà a Maranello fino al 2009. In Formula Uno dal 2001, Raikkonen ha vinto nove gare, conquistando 35 podi complessivi in 101 Gran Premi disputati. E' il terzo finlandese che guiderà per la Ferrari. Ma quello che avrà il compito più ingrato: sostituire una leggenda. E - si sa - le leggende non si possono sostituire.

venerdì, settembre 08, 2006

forse sarà riduttivo...

...se non forzato, se non addirittura inopportuno voler riassumere tutta questa storia con un aggettivo, associare il destino di Egidio a una semplice descrizione linguistica, ma non si può non pensare al termine “beffardo” per parlare di tutto questo.

Si, beffardo, perché come si può altrimenti descrivere la vicenda di un ragazzo che studiava psicologia, con la vocazione all’aiuto per il prossimo che guidava le sue intenzioni, così forte da voler studiare, per capire meglio come va, come si fa?

Un ragazzo che voleva sostenere gli altri e che non è riuscito a sostenersi.

Altrettanto inopportuno potrebbe apparire in questo caso l’aggettivo “paradossale” e forse, in questo caso, inopportuno lo è davvero. Perché prima di essere lavoratori, studenti, mariti, mogli, fidanzati, mamme, papà, figli, amici, cittadini, prima che ci sia dato o prima di sceglierci un ruolo nella vita, siamo esseri umani, sostanzialmente tutti uguali, sicuramente tutti soggetti a difficoltà, a fragilità di cui non ci si deve per nessuna ragione vergognare. E per questo non può esserci niente di paradossale in una debolezza.

Ed è proprio da questa consapevolezza che si deve ripartire. Subito. Asciugandoci le lacrime o piangendo ancora se necessario. Ma ripartire.

Se tutti noi possiamo avere bisogno d’aiuto, è altrettanto vero che tutti noi dobbiamo essere pronti ad aiutare.

Se abbiamo un amico, perché non fare una telefonata in più? Una risata, ciò che per noi potrebbe sembrare banale, potrebbe renderlo felice.

Se abbiamo una persona al nostro fianco, proviamo a far iniziare qualche frase in più con il pronome “noi”, piuttosto che con l’ “io”. E’ quello che vorremmo fosse fatto nei nostri riguardi, la nostra sarebbe riconoscenza, affetto, amore, devozione.

Se lavoriamo, o studiamo, proviamo per un secondo a non pensare ai soldi, alla carriera, ai superiori che ci prevaricano, ai colleghi che ci sembrano inefficienti. Pensiamo che rendiamo un servizio alla società, che se siamo bravi qualcuno, oltre noi, ne trarrà giovamento.

Se ci lamentiamo del prossimo, del vicino di casa, del salumiere, del mal di schiena, o della pioggia, proviamo almeno a sorridere pensando che almeno ho un prossimo con cui parlare, che ho una casa dove vivere, posso andare a fare la spesa, posso muovermi e alla fine se non ci fosse la pioggia non esisterebbero i fiori, i frutti e la natura non sarebbe quello spettacolo a cui siamo abituati.

Proviamo a non lamentarci, facciamolo per Egidio, per la sua famiglia, per il dolore dei suoi cari, purtroppo così grande da non poter essere raccontato in nessuna maniera. Stringiamoci forte a loro, ma non così forte da soffocarli; proviamo a essere intelligenti e onesti, affettuosi e sicuri.

Il rischio di queste parole è che possano rimanere sempre e solo tali, una volta che torniamo a casa. Che possano essere semplice e tronfia retorica.

Non sarebbe,questo, un bel modo per ricordarlo. Non dare un seguito a certe spinte che il nostro animo sa di avere sarebbe come dimenticarsi di Egidio, della sua storia. E noi siamo qui riuniti per il motivo opposto.

Impegnatevi, impegniamoci tutti. Impariamo ad ascoltare e ad essere umili.

Noi, studenti di psicologia, vi promettiamo che faremo già da oggi la nostra parte. Studieremo tanto, più forte, con delle motivazioni speciali, che prima non avevamo, perché non vediamo l’ora di poter aiutare la gente, di poterla far star bene, sempre. Di allontanare i pensieri cattivi e magari di farne nascere di buoni. Di portare la vita, il sole, il sorriso.

Solo per te
che mi hai fatto battere il cuore
solo per te
che hai conosciuto il tempo che passa
solo per te
che hai lasciato tutto per niente
vorrei cantare solo per te

giovedì, settembre 07, 2006

sono solo un essere umano

Si è suicidato per una delusione amorosa il ragazzo di 23 anni, morto folgorato dai cavi dell'alta tensione la scorsa notte dopo essersi arrampicato su un traliccio dell'Enel. La tragedia è accaduta nel territorio di Acquaviva delle fonti, in provincia di Bari, su via Vecchia gioia.

Il giovane, (il nome non importa), viveva a Santeramo in colle (Bari). Il suo corpo è stato recuperato intorno alle tre di notte dai vigili del fuoco. Ad avvisare i militari erano stati gli amici del ragazzo che da tempo non lo lasciavano solo e gli erano vicini, essendo a conoscenza delle sue intenzioni suicide. Lo stato depressivo del giovane si era aggravato a causa della fine di una relazione sentimentale.

Veniva con me all'università.
Non c'è bisogno di nient'altro

la vita
mi sta mettendo alla prova.

mercoledì, settembre 06, 2006

bush vs. allah

Non si è fatta attendere la replica di Mahmoud Ahmadinejad a George W. Bush. Ieri il presidente statunitense aveva definito il leader iraniano un "tiranno" equiparandone il regime ai terroristi di Al Qaeda e il programma nucleare ad "armi di sterminio". Bush, ha risposto oggi Ahmadinejad, è "nulla" al cospetto di Allah e della sua volontà.

"A Bush dico - ha tuonato il presidente iraniano intervenendo a una conferenza a Teheran - tutto il mondo ti minaccia, dal momento che il cammino generale che esso sta intraprendendo è in direzione dell'adorazione di Allah e della divinità. Questa immane marea è in movimento, e al confronto della volontà divina tu non sei niente".

"Tutte le comodità, la cultura, la tecnologia e l'economia esistono grazie all'esistenza dell'Imam del Tempo", ha aggiunto Ahmadinejad, riferendosi al dodicesimo Imam della catena di successione sciita. "Il marxismo - ha proseguito il presidente iraniano - è ormai Storia, mentre l'incapacità del liberalismo di guidare il mondo è manifesta. Oggi invitiamo l'Umanità a seguire l'unico cammino, il vero cammino".

Ahmadinejad ha attaccato anche Bush per avere rifiutato la sfida ad un confronto televisivo in diretta mondiale. "Coloro che non rispondono ai nostri inviti - ha affermato - non avranno un buon destino". Il presidente iraniano ha ribadito l'invito ad un dibattito con Bush "per analizzare i problemi del mondo e risolverli". "L'Umanità - ha aggiunto - potrà scegliere".

lunedì, settembre 04, 2006


Le lacrime affogano le parole. Appena l'ace di Benjamin Becker, il 27º, alla fine del 4º set (7-5, 6-7, 6-4, 7-5) lo ha traslocato dalla cronaca alla storia del tennis, Agassi è scoppiato in un pianto dirotto. Il pianto del bambino che Andre, forzato del tennis dall'età di 4 anni, non ha mai potuto essere. E con la voce frantumata, in uno stadio fradicio di commozione, interrompendo un applauso infinito Agassi ha recitato le sue ultime battute da istrione: «Sul quel tabellone c'è scritto che oggi ho perso, ma non c'è scritto quello che ho trovato nel tennis negli ultimi 21 anni. Ho trovato lealtà, generosità, e siete stati voi a darmi la forza per uscire dai momenti bui. E' una cosa che non dimenticherò per tutta la vita». E giù lacrime. Anche nello spogliatoio si sono alzati tutti per battergli le mani. «Non c'è onore più grande di quello che ti regala chi deve superarti sul campo. Ma l'affetto dei fan è il ricordo più bello. Ogni persona seduta là fuori ha una vita e una storia, che decide di dividere con te. Questo non smetterà mai di stupirmi».

La pioggia filtra i ricordi. «Rain delay, Agassi all the day!», urlava silenzioso lo schermo durante il sabato più piovoso degli Us Open. Agassi tutto il giorno, in un infinito replay. Anzi: gli Agassi. Agassi con la criniera bionda. Agassi con la bandana da pirata. Agassi calvo, monocromo e sapienziale. Anche la Navratilova si ritirerà a fine torneo, ma è un neutrino, nessuno le bada. Gli Us Open fino a ieri erano «Andre's House», la casa di Andre, come urlavano i cartelloni dei tifosi. James Blake, che l'anno scorso ci perse contro un memorabile quarto di finale, ha voluto rendergli omaggio facendosi cucire dalla Nike la vecchia maglietta con i rettangoli rosa e lo scarabocchio nero e arancio, datata 1990. Il vintage di Agassi è, ancora, il presente di molti. I suoi avversari sono, ancora, i suoi fans. Suo ancora è questo regno profano chiamato tennis, nel lungo, sospeso momento dell'addio.

Il New York Times tre giorni fa si era lamentato con piombo nerissimo per gli sprofondi nazionali negli sport di squadra. Umiliati nel basket ai Mondiali, dalla Finlandia nell'hockey su ghiaccio, esclusi dalle Olimpiadi nel baseball. Senza medaglie, con un solo poster da appendersi nell'orgoglio: «Nell'arena globale, nella quale i confini sono ormai caduti come gli yankee nel tennis, l'America può contare su Agassi». Perché Agassi ha insegnato che si può rinascere dalle sconfitte. Più di una volta. Connors, McEnroe, Sampras invecchiando non sono cambiati. Agassi no. Agassi è stato il melting pot di se stesso, lo specchio delle storie più amate da questo Paese. Figlio di emigranti, prodigio perduto e recuperato, dissipatore e benefattore. «The Natural», il predestinato, come l'eroe tragico di Bernard Malamud, e insieme Lazzaro new-age, resuscitato dall'abisso, tutto fitness e famiglia. L'ultima incarnazione del Buddha dei ground è stato Agassi-Toradol, il campione farmaceutico, che ogni settimana si piantava un ago lungo dieci centimetri nell'anca, usando il cortisone come silicone per tenere insieme cartillagini sdrucite. E' stato il Giovane Ribelle - l'ultimo vero Giovane del tennis, prima di Nadal - è riuscito a diventare il Grande Vecchio.

Contro Baghdatis, in una notte propizia e fresca, aveva corso come una lepre. Contro Benjamin Becker, nel sole ritrovato di ieri, camminava "stiff", rigido, saltabeccando su gambette ormai lignee, manovrando la Fama come stampella. Per un giorno e mezzo era rimasto sdraiato in albergo a riposare, a mettere solvente nelle giunture ingrommate. Ma stavolta non è bastato. "Benni" Becker è tedesco come il grande Boris, ma non gli è parente.

Nato 25 anni fa a Orscholz, nel sud-ovest della Germania, ha iniziato a giocare a tennis a 7 anni, entusiasmato dalle imprese dell'Omonimo. «E dentro di me, da piccolo - ha confessato - fingevo di essere Boris o Agassi». E' diventato tennista in un college del Texas, a Waco. L'anno scorso era n. 1400 del ranking, oggi è 112. Serve bene, attacca da fondo. Come tutti i mille nipotini di Agassi, con meno fantasia dell'unico vero Agassi. Prima di ieri Benjamin Becker aveva giocato 4 partite nello Slam, Agassi 276. La 277ª è stata l'ultima. Come sarà la vita dopo il tennis, Andre? «Domani non lo so, ma oggi sono sereno. L'unico problema sarà spiegare ai miei figli perché ho pianto tanto… Volevo lasciare il tennis migliore di come l'avevo trovato, forse ci sono riuscito. Ci sono molti giovani talenti che sbocciano e ci dicono che la vita è un circolo senza fine. Il tennis è solo un veicolo, dire addio a tutto questo è stato un male necessario, ma è stato bello farlo così, tutti assieme. Fino a oggi per me ogni gioia ha avuto il suo prezzo. Quando ero in un posto pensavo a dove sarei stato dopo. Ora finalmente vivrò dove mi trovo, potrò fare quello che voglio. Piuttosto, a voi giornalisti mancherò davvero così tanto o state solo facendo finta?». Buon viaggio nel presente, campione. Andre Agassi esce dal campo in lacrime dopo la sconfitta contro Becker che sigla il suo ritiro dal tennis giocato.

sabato, settembre 02, 2006

guida ragionata ai cattivi


Solo un beniamino dei festival come Spike Lee poteva compiere il miracolo: tanta folla, e una lunga ovazione, per un documentario che dura la bellezza di quattro ore. Ovvero When the Levees Broke - Requiem in Four Acts, potente atto d'accusa sull'uragano Katrina e le colpe dell'amministrazione Bush. E del resto anche il regista - reduce dal successo internazionale di Inside Man - sottolinea, oggi, il legame speciale con la Laguna: "L'anno scorso ero a Venezia, proprio qui alla Mostra, quando si è scatenato l'inferno su New Orleans, e invece di vedere film, ho trascorso le giornate incollato alla tv. E mi è venuta l'idea di lavorarci su".

Il risultato è un documentario ricco di informazioni, che non trascura davvero nessun aspetto della questione. In cui appaiono anche personaggi noti: come Sean Penn, che si precipitò a New Orleans per partecipare ai soccorsi. Ma ciò che resta impresso, dopo la lunghissima visione, sono i volti della gente comune. I poveri, quelli che non avevano nemmeno un mezzo di trasporto per lasciare la città, alle prime avvisaglie della tempesta. E che, di fronte alla macchina da presa di Spike, ripercorrono la loro odissea.

giovedì, agosto 31, 2006

chi è il cattivo oggi?

Scade oggi l'ultimatum impartito dal Consiglio di sicurezza dell'Onu all'Iran: deve rinunciare all'arricchimento dell'uranio. Ma il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non si è mosso dalle sue posizioni, ribadendo che "non cederà di un passo" alle pressioni occidentali e che "non accetterà alcuna violazione dei suoi diritti". E l'Unione Europea ha deciso di mantenere i contatti e proseguire nel dialogo con l'Iran, anche se, dopo questa scadenza, non si tratterà di negoziati formali.

Ahmadinejad ha pronunciato il suo discorso a Orumiyeh, capoluogo della provincia settentrionale iraniana dell'Azerbaigian Occidentale, e non ha usato mezzi termini: "L'Occidente deve sapere che la nazione iraniana non cederà alle pressioni, neppure davanti all'ipotesi di un'aggressione, e che non accetterà alcuna violazione delle sue prerogative".
Il presidente ha proseguito sempre puntando il dito contro "le potenze dell'oppressione, che non vogliono che il nostro Paese progredisca", ribadendo che il programma nucleare non nasconde velleità militari, come sostiene Washington.

A questo proposito il presidente ha commentato: "Il problema è che i dirigenti americani pensano di poter risolvere qualunque questione ricorrendo alla forza e ai loro arsenali. I tempi però sono cambiati, viviamo in un'epoca di cultura, di pensiero e di logica, ed è a causa di tutto ciò che rifiutano di affrontare un dibattito con noi", ha aggiunto alludendo al confronto televisivo proposto al presidente Usa, George W. Bush, ma liquiidato dalla Casa Bianca come un mero "diversivo".

A questo ha fatto seguito l'esaltazione del popolo iraniano: "ma io dico loro: il popolo iraniano, compresi i giovani scienziati che a mani nude e senza il vostro aiuto sono riusciti a raggiungere le vette della tecnologia nucleare, è anche in grado di farci sviluppare".

...nel frattempo...

Malika Soltayeva era una bella ragazza di 23 anni. Fino alla scorsa primavera abitava ad Argun, in Cecenia, assieme al marito e alla figlia di due anni. Lavorava nello spaccio di una caserma dell'esercito russo ed era incinta. La polizia privata del premier Ramzan Kadyrov, figlio del presidente ceceno assassinato due anni fa e fedelissimo del Cremlino, l'ha prelevata nella casa di una zia nel marzo scorso. Il marito l'aveva cacciata, accusandola di adulterio dopo che per un mese aveva scelto di trascorrere fuori le notti. Malika è stata rinchiusa in una cella dei reparti speciali filo-russi. Gli uomini di Kadyrov, chiaramente riconoscibili, l'hanno bastonata, insultata e presa a calci, fino a costringerla a confessare di aver tradito il suo sposo con un soldato russo. Il video-choc della tortura, realizzato da un soldato con il telefonino, è stato diffuso ieri dal New York Times, che lo ha consegnato allo stesso Kadyrov chiedendogli di aprire un'inchiesta.


Malika viene mostrata mentre è costretta a spogliarsi e a inginocchiarsi davanti ai suoi aguzzini. Un agente le rasa i bei capelli castani e le taglia le sopracciglia. La peluria restante le viene tinta di verde, colore-simbolo dell'islam e della bandiera della guerriglia cecena. Una croce, sempre verde, le viene dipinta in mezzo alla fronte. I poliziotti parlano in ceceno, pestano e ridono. Le annunciano: "Ora ricevi la punizione di Allah". Uno, in russo, le grida "Puttana". Un altro le intima di inchinarsi, per consentirgli di bastonarla sul sedere "più comodamente". Il volto di Malika appare tumefatto, gli occhi spenti. Il video la riprende più tardi, mentre viene fatta rivestire ed è condotta nel cortile della casa del marito. Qui, con il capo color smeraldo e la croce dell'infamia in fronte, la costringono a ballare la "lezginka" (tradizionale danza caucasica ndr) sotto gli occhi di passanti e vicini di casa. Una pubblica condanna a morte, in Cecenia, dove le donne accusate di adulterio vengono emarginate, uccise dai fratelli o costrette a diventare le kamikaze dei guerriglieri. Le ultime immagini mostrano Malika presa a calci per strada dai poliziotti, che le colpiscono schiena e ventre con gli scarponi. Da quel momento nessuno ha più visto la ragazza e non si sa se abbia perso il figlio che aspettava.

Le terribili immagini, alla vigilia del secondo anniversario della strage di Beslan, ripropongono la violenza e l'umiliante condizione della donna che continuano a regnare nella Cecenia normalizzata da Vladimir Putin. Dal 1999 si susseguono rapimenti, stupri, omicidi e torture. Alla seconda guerra scatenata da Mosca contro gli indipendentisti, si è sovrapposto il potere di vita e di morte concesso agli squadroni di Kadyrov. Spietatezza, fedeltà a Putin e sostegno al fondamentalismo islamico hanno consentito al giovane Ramzan di scalare fulmineamente il potere lasciato dal padre. Il video di Malika, che ha fatto ieri il giro del mondo, può ora frenare la sua ascesa. Anche perché conferma che non si tratta di un episodio. Da mesi, tra la milizia di Kadyrov, girano video di torture riprese con i telefonini, per divertimento, dagli stessi poliziotti. Uno mostra la testa mozzata di un presunto terrorista, esposta su un palo nel villaggio di Kurchaloi. Il capo viene poi usato dai soldati filo-russi per una partita a calcio, e infine appoggiato sul bancone di un bar, coperto con un cappello e con una sigaretta in bocca. Nessuna inchiesta, finora: nessun processo, tantomeno condanne.

brava gente

lunedì, agosto 28, 2006

madonna non è la figlia della schifosa

There's only so much you can learn in one place
The more that I wait, the more time that I waste

venerdì, agosto 25, 2006

domino

Ho smesso di dedicarmi a un solo sentimento
perchè va a finire sempre col dolore

(ricostruzione libera..le parole sicuramente non erano queste)

bob l'eponge

(meglio tardi che mai)
(muert del caricamento foto di blogspot)

Il titolo è la Francia in una frase. Una nazione fiera, orgogliosa, (cieca?) così tanto che manco la spugna a forma di sgagliozza può avere un nome tutto suo..deve essere trasformato in francese..i francesi che chiamano computer "ordinateur" hanno le scuppie originale.

Per il resto, molto,molto meglio delle attese. Fascinoso, nella città romantica x eccellenza, il sistema di collegamento urbano, simbolo della siderurgia. Perfetto; mi permette di raccogliere le mie membra da Pigalle e riportarle nella mia tenuta, a Porte de Versailles, senza manco cambiare Metro..che mi permette di collegarmi con provincia e Banlieues in scioltezza.
Costosa, ma in vacanza lo accetti.
Multietnica, e lo accetti sempre
I monumenti sono belli, St.Germain è esattamente come te lo aspetti, Montmartre idem. La Tour Eiffel (o meglio la visuale dall'alto) è mozzafiato.

I francesi sono i francesi. A Eurodisney mi volevano tutti male, compresa la vespa che mi ha punto dietro al collo all'ora di pranzo (la foto di su è successiva alla puntura..giusto x capire)

Mangiare, ho mangiato. Italiano, francese, messicano..giapponese (ciao Emma e Carlo, vi ricordo Haegen-Dasz e un farmacista sodomita)
gli italiani in Francia sono forti..un pò esuli, un pò furbi
ti fermano x strada e ti fanno i complimenti x la maglia dell'italia
al Louvre, la fanno da padrona con la faccia della signora Lisa.

Stanno bene, stiamo bene.

Ora si torna a studiare..a sciut bun però, tralasciando (solo nel racconto) il concerto di Madonna, Venezia, Trieste, il duomo di Milano intravisto di sfuggita, ma in ristrutturazione e con la gigantografia di Madonna sul lato.
Si, Madonna, la colonna sonora di questo 2006..
forse anche nella coreografia di un volo sugli Champs-Elysees.

Finisco con i ringraziamenti.
Merci, Colette.

domenica, agosto 20, 2006

cribbio (attendendo il post su parigi)

"Sono l'italiano che paga in assoluto più tasse e ne sono fiero. Ho pagato anche la tassa sul lusso, perchè io pago tutto, anche più di quanto dovrei". E' un Silvio Berlusconi in forma smagliante quello che, durante la cena di beneficenza organizzata ieri sera dalla stilista Krizia nella villa in Costa Smeralda, confida a un parterre che va da Alba Parietti alla marchese Marta Brivio Sforza, dal principe Carlo Giovannelli all'ex ministro Lucio Stanca, la propria assoluta onestà in tema fiscale.

Mentre impazza la polemica sulla tassa sul lusso imposta in Sardegna dal governatore Soru ai villeggianti che passano da un aperitivo a bordo panfilo a una festa al Billionaire, lui - che è stato premier - spiega che con la sua azienda versa "ogni giorno all'erario quattro miliardi delle vecchie lire".

Sembrano lontani anni luce i tempi in cui l'allora presidente del Consiglio si condonava milioni di euro di imposte dovute all'erario versandone 1800 in due comode tranche grazie al provvedimento fiscale varato dal suo governo nel 2002. Invece risalgono solo all'altro ieri - precisamente al maggio scorso - le minacce di "sciopero fiscale" lanciate al Palafiera di Milano quando si ventilò l'ipotesi dell'ex comunista Massimo D'Alema alla presidenza della Repubblica.

Il leader di Forza Italia, oggi, ha sì dismesso i panni di uomo di governo, ma non ha certo smesso di pensare agli interessi dell'Italia, come spiega lanciandosi in un tenero amarcord: "E' difficile dopo essere stati al governo per cinque anni smettere di pensare all'interesse del mio Paese. Per quel che riguarda i militari in guerra (nel sud del Libano, ndr) porterò avanti anche nell'opposizione l'idea che avevo quando stavo al governo. Credo di essere in grado di dare qualche consiglio, dopo cinque anni di governo".

Berlusconi si gode la vacanza sarda concedendosi il lusso - tra una festa a scoppio vulcanico ("un semplice gioco tecnologico") e quattro salti in discoteca tra l'osannante, bella gioventù della Costa Smeralda - di fare beneficenza, 50mila euro, per acquistare un macchinario in grado di salvare i cardiopatici. L'apparecchiatura - che i generosi partecipanti alla cena di Krizia doneranno all'ospedale San Giovanni di Dio di Olbia - costa un milione e trecentomila euro. La raccolta "Cuori d'oro", però, a fine serata è buona, ma non esaustiva: 700mila euro. Ecco quindi che il Cavaliere, in vena di magnanimità, promette che, qualora non fosse raggiunta la somma necessaria per l'acquisto del macchinario, lui aggiungerà la differenza. La beneficenza, è noto, si può detrarre dalle tasse.

sabato, agosto 05, 2006

( ) del pozzo


Ci si può emozionare?
Non sa cantare
non sa ballare
senza i suoi produttori sarebbe poca cosa

...
qualsiasi cosa faccia, ne parlano tutti, comunque, sempre
tu donna, prova a ignorare il suo modo di vestirsi
tu uomo, prova a pensare che vorresti tua moglie,a 48 anni, diversa da come è lei.
tu cantante, prova a dire che non vorresti tutte le tue date soldout
tu showman, prova solamente a pensare a uno spettacolo simile.

si, ci si può emozionare
ci si deve.