giovedì, maggio 24, 2007

pippo, e sto bene


(notare la faccia di Gerrard)

mercoledì, maggio 23, 2007

tanda fortuna!


(La finale è fra 5 ore)

auguri beppe

Where did I go wrong, I lost a friend
Somewhere along in the bitterness
And I would have stayed up with you all night
Had I known how to save a life

martedì, maggio 22, 2007

non si può morire in pace...?

Vanessa Russo, la giovane di 23 anni uccisa dopo essere stata colpita con un ombrello in un occhio nella stazione metropolitana di Termini a Roma, aveva assunto metadone la mattina dell'aggressione avvenuta il 26 aprile scorso.

E' quanto emerge dai risultati delle analisi tossicologiche realizzate sui prelievi effettuati durante l'esame autoptico. La giovane, secondo le indagini, aveva assunto metadone, un antagonista dell'eroina, presso il Sert del quartiere Montesacro.

Vanessa, secondo gli accertamenti emersi durante l'inchiesta, era stata in precedenza in terapia con metadone presso il centro di Villa Maraini per una dipendenza da sostanze stupefacenti che risalirebbe ad almeno quattro anni fa.

La difesa di Doina Matei, la giovane romena accusata di omicidio volontario, chiede di esaminare con attenzione quanto emerso. "Se fosse accertata tale circostanza e in particolare che Vanessa aveva assunto metadone - ha detto l'avvocato Giuseppe de Napoli, legale di Doina Matei - allora sarebbero da valutare le circostanze dell'aggressione e in particolare lo stato emotivo di Vanessa. Sia ben chiaro, tuttavia, che le analisi tossicologiche sono state richieste dalla procura".

Secondo l'accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dal pm Sergio Colaiocco che hanno formalizzato nei confronti della romena, a carico della quale il Riesame ieri ha confermato la custodia cautelare in carcere, l'assunzione di metadone non cambia la qualificazione giuridica del reato.

Intanto il console della Romania nella capitale ha chiesto alla procura della Repubblica di Roma di poter incontrare in carcere Doina Matei, la ragazza di 23 anni accusata dell'omicidio di Vanessa.

mercoledì, maggio 16, 2007

the end(emol)

Spieghiamo l'antefatto:
Mediaset ha acquistato Endemol, la più grande corporation di produzione di format televisivi. In Italia, produce non solo per Mediaset (Grande Fratello, La Pupa e il Secchione), ma anche per la Rai (Affari Tuoi, Che tempo che fa). E non si fa mancare niente, producendo Le invasioni Barbariche su La 7.

Mediaset di fatto ora detiene la casa di produzione di Affari Tuoi. I pacchi in Rai fanno guadagnare la Mediaset.
Ma la vera domanda è: per quale motivo Mediaset dovrebbe cedere format di successo alle concorrenti?

E sopratutto..la Rai, ora, che valore ha? E La7? Se Mediaset, oltre a decidere i propri programmi, gestisce i format degli altri?

Risponde PierSilvio:

Piersilvio Berlusconi, i programmi Endemol della Rai...

"Posso interrompere?"
Prego.

"Mettere questa operazione sul piano dei palinsesti e dei giochetti sui programmi mi procura una profonda tristezza, mi creda".

Pensi a quanti si divertono, invece. Dove andrà in onda "Affari tuoi" tra due anni?
"Sulla Rai, ovviamente, a meno che la stessa Rai non decida diversamente".

La Rai...
"Scusi, non dovevamo parlare di Endemol? Siamo di fronte a un'operazione internazionale di alto profilo, quindi queste logiche di tattica da palinsesto, mi perdoni, mi sembrano un po' provinciali".

Confalonieri ha detto che l'operazione Endemol è opera sua e delle leve giovani di Mediaset.
"Ho troppo rispetto per Confalonieri, per Adreani di Publitalia, cioè per chi ha costruito Mediaset per parlarne in questi termini. Ma è vero che è una grande operazione che guarda al futuro, su scala internazionale, portata al successo da una squadra di giovani manager".

E il futuro è dei giovani.
"Il futuro va oltre la tv generalista, va sui satelliti, il digitale terrestre, i telefonini e le altre piattaforme. Questa è un'operazione che ha respiro anche in questa direzione".

Sempre Confalonieri: "Saremmo pazzi a spostare i programmi di successo di Endemol dalla Rai".
"Confermo. Da qui in avanti, anzi, farò il tifo perché la Rai abbia un programma Endemol di successo in più, e non certo uno in meno".

Anche perché a quel punto quel programma vale sempre di più, e Mediaset incassa.
"Ma questa è la normalissima dialettica economica tra produttori e tv, succede in qualunque caso per programmi di successo, Endemol e no. Cosa cambia?".

Scherza? Non si parlerà d'altro. Appena un nuovo programma Endemol su Canale 5 avrà successo e magari un altro sulla Rai andrà male, si dirà subito che vi siete presi quello che funzionava di più.
"E quando invece succederà il contrario, che si dirà? Sia in un caso che nell'altro significherà che una delle due aziende televisive ha lavorato meglio. E poi mi pare che alla base di tutto questo ci sia un equivoco: noi non gestiremo Endemol. Esiste già un management ed è ottimo".

Cioè, quel giorno lei si alzerà al mattino, guarderà gli ascolti e dirà ai suoi collaboratori: che meraviglia, quel programma Endemol della Rai ci ha demolito...
"Se succederà, magari si metterà in discussione la direzione di rete, non certo l'operazione in sé e nemmeno il normale andamento di mercato, ascolti compresi".

Rizzo Nervo, consigliere Rai: "Ora sarà il caso di rivedere i contratti Rai con Endemol".
"Capisco la prudenza di queste prime ore. Ma posso ribadire che l'operazione vista così mi mette tristezza? Invece capisco benissimo quando uomini della Rai chiedono che l'azienda aumenti le proprie produzioni interne: questo ha un senso. Aggiungendo a queste, ovviamente, le cose migliori che arrivano dall'esterno, da Endemol e anche dagli altri produttori indipendenti".

Un mare di cose.
"Sono convinto che presto arriverà il momento in cui nessuno perderà più tempo a domandarsi chi produce questo o quello: ci sarà una tale richiesta di programmi per riempire tutti i nuovi mezzi che, finalmente, si parlerà della capacità di creare prodotti di qualità".

Fermo restando che la tv generalista è in crisi, giusto?
"Si chiama fase di cambiamento. La crisi è un'altra cosa".

Di quanto avvenuto, il ministro Gentiloni, invece, appare contento.
"Le sue parole, e anche quelle di Prodi sull'importanza di un'operazione simile per un'azienda italiana, sono un bel segnale".

La Rai è in grande difficoltà: guarda caso l'operazione Endemol viene conclusa e annunciata in queste ore...
"I tempi non li abbiamo dettati né noi né la politica italiana. L'operazione si è fatta appena Endemol è stata davvero messa in vendita".

Come sarà per Ronaldinho al Milan.
"Di quest'altra operazione io non sono convinto, e allora quel paragone preferisco non farlo".

Torniamo in provincia. Giorni fa, Fabio Fazio a precisa domanda ha risposto che la possibilità di acquisto di Endemol da parte di Mediaset gli procurava forti perplessità.
"Per Fabio non cambierà nulla. Il produttore non sarà Berlusconi Silvio, ma sempre Endemol guidata solo da logiche di mercato. Mi piacerebbe chiamarlo al telefono, sento che ci faremmo due risate cordiali. Non solo: ne approfitto per dire a Fazio che se ha qualche idea per nuovi contenuti mi piacerebbe poterne parlare".

Programmi per Mediaset?
"Endemol lavora per la Rai, per Mediaset e per il mondo intero".

Già che ci siamo, Antonio Ricci lo ha sentito?
"So che mi ha cercato, ma in queste ore, davvero, non ho avuto tempo. Lo chiamo tra poco. Perché lo chiede?"

Ovvio: Ricci, nemico storico e giurato di Endemol, le polemiche feroci sui pacchi della trasmissione Affari Tuoi - di Endemol - il pregresso scontro epocale con Bonolis, ai tempi. Starà esultando.
"Secondo me Ricci è tranquillissimo".

Lo credo bene. Ma la prossima volta, mettiamo, che gli salterà di dire a Striscia che la gara di Affari Tuoi è truccata, che succederà?
"Quello che è successo finora. Mi pare che sia un programma di satira e la satira non si tocca. Vorrei che si capisse che questo è un progetto che va molto oltre tutto ciò: c'è una tv, la nostra, che ha anche molte produzioni in proprio, come Striscia la Notizia, ad esempio, o Scherzi a parte o altre: Endemol, con il suo marchio e la sua forza, ora potrà vendere anche questi programmi in tutto il mondo".

Mettiamola così. Se dovesse togliere un programma Endemol alla Rai, quale sceglierebbe?
"Nessuno, lo ripeto finché vuole. Casomai potremmo fare qualche cambiamento in casa nostra...".

Sui programmi?
"Anche".

Tipo il Grande Fratello?
"Non scherziamo, resta un prodotto più che vincente".

E allora quali?
"Non glielo dirò mai. Ma comunque continueremo a decidere solo in casa nostra non certo alla Rai".

Troviamo una formula. Esempio: in Rai non sposterete nemmeno una pianta?
"Anzi, spero che Endemol aggiungerà molte piante in Rai, e tutte rigogliose".

martedì, maggio 08, 2007

basso profilo

Prima la stangata. Le unghie nella carne. L'evidenza della colpevolezza sbattuta sotto gli occhi. Come si fa con un nemico giurato, nei palazzi del Coni Basso è stato indagato, studiato, braccato e infine inchiodato, con ogni mezzo. Anche con un controllo antidoping a sorpresa, disposto quando il caso del suo sangue congelato nei frigoriferi di Fuentes era già tornato d'attualità, e serviva procacciarsene di fresco, da usare per un confronto definitivo. Un lungo inseguimento alla preda concluso ieri davanti al procuratore Torri, quando il nemico, schiantato, è diventato qualcos'altro: un potente, inedito alleato, il più prezioso di tutti, il testimonial del futuro. Quello che non fu Marco Pantani. Pantani. E' la sua vicenda, con quel carico terribile di dolore, ad aver mosso dietro le quinte le strategie del palazzo dello sport. Perché c'era questo tragico precedente che bruciava nella testa del presidente Petrucci e del segretario Pagnozzi, quando se lo trovarono davanti, nel pieno della bufera che lo avrebbe spazzato via e poi ucciso, e loro provarono a gettare un salvagente disperato: dì quello che sai, denuncia la schiavitù del doping, diventerai il paladino di un nuovo mondo possibile e salverai il tuo sport, come un eroe. Pantani rise loro in faccia, e sbatté la porta. Per sempre. Basso no. Basso è diverso in tutto da Pantani. E certo anche il mondo è diverso da quello di Marco: meno feroce, più pronto ad accoglierlo, più comprensivo, ormai saturo di scandali e per questo meglio disposto ad aggrapparsi a una possibile svolta. Il Coni ha capito che con Ivan si poteva tentare un'operazione rivoluzionaria, cui ha lavorato per settimane: far diventare un corridore dopato, destinato a un ritiro inglorioso, la bandiera del rinnovamento, l'immagine della svolta e - ma questo è ancora un sogno - un esempio da seguire per altri corridori. E' un lavoro duro, e non soltanto perché l'omertà è da sempre la religione del doping. Ma anche per le conseguenze che la rottura del codice del silenzio potrebbero avere per Basso: quelle sportive, certo, con la federazione mondiale di ciclismo stoltamente pronta a ribadire che nel suo ordinamento non sono previsti sconti di pena per i pentiti. Ma anche quelle umane, soprattutto quelle umane, in un mondo, quello del doping, popolato da trafficanti, mafiosi, ricattatori, un groviglio infernale di dipendenze che può far pensare, a chi ne è attore e vittima, di non poter sgarrare senza correre rischi, anche per la propria incolumità. Per questo Basso, comunque, potrebbe non dire tutto ciò che sa, e al Coni ne sono consapevoli: nomi ne usciranno pochi, forse nessuno. Ivan mette in gioco se stesso, ha parlato del meccanismo, nei dettagli, che spinge un corridori ad andare da un medico come Fuentes. Ma lì, probabilmente, si fermerà. Basta e avanza, comunque, per voltare pagina. Per passare dall'altra parte, uscire dal groviglio. Il Coni non aspettava che questo per levare le unghie dalla carne: non serve più, ora comincia un'altra operazione. Dare forza, più forza possibile al nuovo testimonial, facendone un esempio mondiale. Un esempio da cui ripartire.
Ivan Basso ha "ha ampiamente ammesso le proprie responsabilita' relative all'Operacion Puerto". Finisce cosi', con questo passo di un breve comunicato del Coni denso di significato, la tormentata parentesi di 12 mesi che ha visto il varesino passare da dominatore del Giro d'Italia a primo pentito del ciclismo. E in particolare, a 6 giorni dalla 90.ma edizione della Corsa Rosa, dello scandalo spagnolo. Perche', parole di Basso, ora "e' arrivato il momento di assumermi le mie responsabilita', spero solo di essere capito". E Basso lo ha fatto. Ha deciso di parlare, presentandosi spontaneamente di fronte alla Procura Antidoping del Coni per riprendere quell'audizione che lo scorso mercoledi' era stata aggiornata per motivi tecnici. I contenuti esatti del colloquio non sono chiari, ma di certo c'e' che oltre ad ammettere le proprie responsabilita' Basso ha accettato di collaborare nell'indagine.
Qualche giorno fa era arrivata a Ivan Basso una proposta dalla Amore e Vita - McDonald's. Lo ha reso noto il patron del team, Ivano Fanini, dopo aver ottenuto l'appoggio dello sponsor principale McDonald's aveva dichiarato: ''Se il corridore chiarira' la sua posizione e collaborera' con la Procura del Coni, il mio team sara' disponibile a trattare il suo ingaggio. 'Un corridore come Basso oggi costa piu' dell'intero budget del mio team, ma questo non rappresenta un problema. Posso contare sull'appoggio del mio sponsor principale McDonald's. Ho discusso a lungo con i principali membri del consiglio licenziatari McDonald's Italia, con il direttore marketing Luca Bon e con quello delle comunicazioni, Massimo Barbieri. Tutti hanno apprezzato la mia proposta di ingaggiare e rilanciare Ivan Basso con una immagine del tutto diversa da quella che oggi lo accompagna''.
Fanini resta convinto che con l' ingaggio di Basso il team sarebbe anche pronto ad allestire una squadra all'altezza. ''Oggi il mio e' un team Continental, lo e' per scelta, ma qualora Basso accettasse di correre per noi ho avuto il via libera da parte di McDonald's a creare un team all'altezza delle aspettative del campione varesino. Dovremmo attendere per capire se ci saranno, come credo, delle squalifiche e se Basso potra' correre nel Pro Tour o meno. Nel caso potesse farlo posso fin da ora garantire che avremo dagli sponsor un budget adeguato per richiedere la licenza Pro Tour. Se invece Ivan fosse costretto a stare lontano dal Pro Tour, per due anni, creeremo un team Professional di alto livello''.
L'imprenditore lucchese ha spiegato che se Basso venisse riconosciuto colpevole, ma collaborasse con la procura del Coni, la squalifica potrebbe essere ridotta. Secondo Fanini, Basso potrebbe andare incontro a ''otto mesi di sospensione a partire da maggio e vorrebbero dire che Ivan potrebbe gia' essere in gara a febbraio del prossimo anno, limitando al massimo i danni sportivi, e soprattutto dando un nuovo e importantissimo contributo ad una nuova immagine del ciclismo. Di qui si vedra' davvero il valore dell'uomo, oltre che dell'atleta. Scegliere una strada diversa dalle solite e' possibile ed io sono fiero di offrirgli questa chance. Se voltera' definitivamente pagina, come spero, da parte mia faro' il massimo, insieme a McDonald's e Powerade per rilanciare la sua immagine e fare di lui il simbolo mondiale della guerra al doping''.

lunedì, maggio 07, 2007

sarkozy kozy



"Premier flic de France". Primo sbirro di Francia. No, non è il soprannome di Nicolas Sarkozy, ma soltanto uno dei tanti con cui, narra la leggenda, si usava soprannominare "le Tigre", lo statista francese Georges Clemenceau, vissuto a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, ostinato antibonapartista e deputato di estrema sinistra prima, radical-socialista poi, ancora oggi celebrato da un fervente socialista come Laurent Fabius. Come Sarkozy, Clemenceau fu ministro dell'Interno e represse con energia ogni sciopero, quelli stessi scioperi che Sarzoky dice oggi di voler regolamentare con più vigore. Fu il fautore più convinto dell'accordo con l'Inghilterra per garantire la sicurezza francese rispetto alla minaccia tedesca. Non a caso ottenne il rispetto di un altro grande leader di schieramento opposto, Winston Churchill, che nel momento dell'investitura parlamentare di Clemenceau a primo ministro nel 1917 ebbe da dire: "Intorno a lui vi era un'Assemblea che avrebbe fatto di tutto per evitare di averlo lì, ma che, avendolo messo lì, sentiva di dover obbedire".

C'è un filo sottile che lega nel corso di più di cent'anni Clemenceau a Churchill a Sarkozy. Un filo facile da spezzare, data l'apparente incompatibilità dei personaggi e dei loro percorsi, ma pur sempre presente, visto l'incredibile richiamo a Churchill di Sarkozy in piena campagna elettorale, come colui a cui ascrivere la nascita "dell'ideale europeo" quando, nel 1946, "questo uomo così grande nella guerra fu il primo a proclamare la necessità dell'Europa perché non vedeva che della grandezza nella pace". Probabilmente mai nel dopoguerra un politico francese ha messo in secondo piano così brutalmente, quali padri fondatori dell'Europa, personaggi come Monnet, Schumann, De Gaulle, da Sarkozy ammirati e citati, per di più per far primeggiare un inglese.

Ma non è una scelta casuale. Riflette piuttosto una duplice tensione ideale radicata in Sarkozy verso un'identità europea legata anche al sociale ma anche verso un liberalismo di stampo d'oltre Manica e d'oltre Atlantico. Sarkozy crede infatti in una Francia dove nel mercato del lavoro venga ridotta la precarietà dei contratti, specialmente per i giovani, ma in cui ci si lasci alle spalle la "conquista sociale" delle 35 ore, nella convinzione che la malattia della Francia si chiama bassa occupazione e scarso lavoro e che "l'attività degli uni crea il lavoro degli altri".

Sarkozy propone, per coloro che sono stati appena licenziati, un contributo pubblico pari al 90 per cento dell'ultimo salario ma allo stesso tempo precisa che si decade da tale diritto se si rifiutano due lavori di seguito senza giustificazione. Crede nel sistema educativo pubblico ma pretende che si torni a selezionare docenti e studenti in base al merito e all'eccellenza. Il merito, quella strana parola che non appare nemmeno una volta nel programma della Fabbrica del governo Prodi. Molte di queste proposte economiche provengono dal cosiddetto rapporto Camdessus - "Il risveglio, verso una nuova crescita per la Francia" - elaborato da una serie di economisti indipendenti capitanati appunto dal governatore onorario della Banca di Francia, a conferma di un'altra qualità attribuita al neopresidente, quella di sapersi circondare da un gruppo di consiglieri validissimi.

"Pas seulement des droits, aussi des devoirs", ha detto Nicolas Sarkozy la sera del dibattito televisivo - il 2 maggio -guardando negli occhi la rivale socialista Ségolène Royal. Ma forse parlava a tutti gli europei, indicando una terza via. Questa terza via metterà in sofferenza, senza il minimo dubbio, l'attuale concezione europea, così come espressa nel credo della Commissione e della sua classe dirigente.

In quest'ambito Sarkozy ha l'originalità di discostarsi dalla visione più conservatrice dei tecnici del gruppo di Michel Camdessus, dimostrando una visione politica coraggiosa e indipendente. E non è soltanto una questione di mettersi alle spalle la Costituzione europea, la regola dell'unanimità, la questione dell'ingresso della Turchia nel consesso di Bruxelles, tutti aspetti sui quali pare aleggiare in Europa una generale rassegnazione: è ben di più Sarkozy chiede che la politica monetaria della Banca centrale europea (Bce) metta al centro del suo mandato non soltanto l'inflazione, ma anche l'occupazione, come avviene negli Stati Uniti. Reclama una politica attiva del cambio che, alla luce della posizione adottata in questi ultimi anni da Francoforte che ha portato a livelli eccessivi l'euro, è certamente benvenuta. Sarà tuttavia meglio allacciarsi le cinture perché la lotta politico-istituzionale sarà durissima.

Sarkozy ha studiato bene gli Stati Uniti e sa che cosa fa di questa economia di mercato la maggiore potenza mondiale. Sa che negli Stati Uniti, in nome della concorrenza e del liberalismo, si coltiva e si protegge con cura quella pianta così delicata che è la piccola impresa. Sarkozy promette di fare altrettanto. Come hanno fatto tutti i presidenti degli Stati Uniti dal Dopoguerra - democratici o repubblicani che fossero - Sarkozy si batterà affinché siano riservate sostanziose quote di appalti pubblici alle piccole e medie imprese, al fine di ottenere una vera concorrenza dinamica di lungo periodo. Nel fare ciò il leader della destra francese sa bene che andrà a imbattersi nell'opposizione miope della Commissione europea, che ritiene sufficiente dettare regole uguali per tutti senza occhi di riguardo per la dimensione d'impresa.

Come tutti i presidenti degli Stati Uniti da Jimmy Carter in poi, Nicolas Sarkozy sa che una medesima regolamentazione amministrativa spesso impatta sui costi delle piccole imprese ben di più di quanto non impatti sui costi delle grandi imprese e si batterà affinché tali regolamentazioni siano evitate per le piccole in nome delle pari opportunità di partenza, come lo sono da anni negli Stati Uniti. E' la terza via, quella di un'Europa politica che sfidi il gigante americano nel rispetto dei suoi valori liberali, poco curandosi del modello liberista e burocratico finora i perante nell'Europa geografica a ve iette o più paesi.

L'ambizione di un paese che vuole guidare Sarkozy sarà presidente della Repubblica di Francia. Di quel paese i cui telegiornali nel giorno del faccia a faccia finale preferiscono aprire con le notizie sul governo israeliano in crisi o sulle immagini delle manifestazioni per la laicità in Turchia piuttosto che sul dibattito tra Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy. Ma anche di quel paese che ha l'ambizione di guidare piuttosto che di seguire. Di quel paese che, come l'Assemblea parlamentare con Georges Clemenceau, è sempre alla ricerca di un Général a cui dover obbedire, più o meno di buon grado, affinché questi lo conduca a primeggiare nella storia. E chissà che anche l'Europa non speri che Sarkozy sia capace di vincere anche questa sfida.

giovedì, maggio 03, 2007

santi subito


Il Papa ha detto che non crede nell’evoluzionismo. Sono d’accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta. Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. È giusto così. Assieme a Gesù Cristo non c’erano due malati di Sla, ma due ladroni"

lunedì, aprile 30, 2007

difficile essere bravi a questo mondo

Serata a casa, serata di crisi organizzativa. Come posso andare a Milano 4 volte, dare 5 esami e buttare 120 pagine di tesi sul piatto (con tanto di studio della bibliografia e analisi di dati) entro la prima decade di ottobre?

Come riuscire a farlo se il tuo Prof., tanto bravo e competente, è anche incredibilmente onesto e quindi non rispetta il clichè (già pienamente rispettato dal sottoscritto in triennale) che vuole che la consegna della tesi in Segreteria di un mese prima, sia in realtà una tesi farlocca, perchè nessuno la leggerà mai?

Come farlo continuando a essere contemporaneamente paragiornalista, dj, fidanzato, figlio, fratello, amico, tirocinante, studente, pseudodottorando?

Come riuscire a mantenere alti standard in tutte queste attività, a rispettare le responsabilità e le aspettative che le persone ti hanno attribuito?

Come far partire una radio universitaria di cui sei oggi capoprogetto, circondato da gente ambiziosa come te (ma forse ancora più arrogante di quanto già non lo sia io?)

Ma sopratutto ragazzo, di 23 anni, non di 40..che già si è imputtanato così tanto la vita da non vederne un'uscita a breve?

E imputtanato aggratis, poi! Mi pagassero..almeno il mio tempo libero sarebbe d'oro..

Mi conviene andare a dormire. Domani mi alzo alle 4. Bus (da me organizzato per il 5o anno consecutivo) per Roma.
Sono riuscito ad alzarmi ben 10€ per questa organizzazione..
per l'appunto.

domenica, aprile 29, 2007

no photo

non c'è bisogno di commento :)

sabato, aprile 21, 2007

era uno dei miei attaccanti preferiti, è un idiota


Durissimi attacchi della stampa ceca al talento di casa Milan Baros, che gioca nel Lione, dopo il reiterato gesto razzista rivolto al difensore di colore del Rennes Stephane Mbia durante il recupero di campionato dello scorso 18 aprile (0-0). "Turatevi il naso, il gesto di Baros puzza" titola uno dei principali quotidiani di Praga, il Dnes, ribaltando sul suo comportamento ciò che invece l'attaccante insinuava a proposito del suo avversario, cioè il cattivo odore. Il Dnes prosegue facendo un parallelo con Paolo Di Canio e il suo modo di salutare la tifoseria: "E' insensato da parte sua dire che non si trattava di un gesto razzista. Anche Di Canio sosteneva che il suo saluto non era nazista ma romano, ma la folla di scalmanati che gli rispondeva col braccio destro alzato e la mano tesa non la pensava evidentemente così". Davanti a gesti come quello di Baros, conclude il Dnes, "non possiamo chiudere gli occhi".
Ancora più severo il Blesk: "Baros era il re. Ora non è che un giocatore mediocre con l'infame marchio del razzista e dell'imbecille. Imperdonabile. (...) E' impazzito? Si, Si, Si!". E ancora, il Pravo ricorda che in Repubblica Ceca un gesto simile sarebbe stato punito con una squalifca fino a sei mesi e una multa di 500 mila corone (17.850 euro). Per ora, da parte sua, Baros insiste: "Non era razzismo, non ho fatto niente di male". E rifiuta di chiedere scusa a Mbia.

giovedì, aprile 19, 2007

povero silvio (2)


prodezze da photoshop?

mercoledì, aprile 18, 2007

povero silvio!


“Ho messo da parte 100 milioni di euro per Ronaldinho”. Non può essere uno qualsiasi a sbilanciarsi in una dichiarazione così importante. Infatti la confidenza è di Silvio Berlusconi, presidente del Milan e primo sponsor di questa grande operazione a cui il club rossonero sta lavorando con evidente impegno ormai dalla scorsa estate.
L’indiscrezione non arriva da ambienti calcistici. L’ex premier in questi giorni ha avuto un bel po’ di incontri politici. A prescindere dalla visita a Vladimir Putin. E in una di queste conversazioni ufficiali s’è lasciato andare sull’amato tema calcistico e ha fatto la significativa ammissione, sorprendendo non poco i suoi interlocutori, appassionati di calcio ma non al punto da preventivare un investimento per molti versi sbalorditivo.
Proviamo, allora, a dare una lettura più tecnica dell’esternazione del numero uno rossonero. Va messo nel conto che Ronaldinho già guadagna 8 milioni di euro netti all’anno al Barcellona. E chiede un aumento. Ipotizziamo, allora, che il Milan gli offra nove milione netti a stagione. Al lordo, quindi diventano diciotto. Se poi moltiplichiamo per cinque anni questa cifra, solo d’ingaggio s’arriva a un investimento di novanta milioni di euro. Quindi quanti soldi resterebbero per il Barcellona? Non pochi secondo questi calcoli: solo 10 milioni. Allora il Milan sarebbe costretto a fare delle cessioni per finanziare questo clamoroso ingaggio? E’ un’ipotesi. Ma va anche detto che l’ingaggio di un giocatore viene ammortizzato a bilancio sulle varie stagioni per il quale viene messo sotto contratto. Quindi è verosimile pensare che il proprietario del Milan ha messo i preventivo di accontentare il Barça (che valuta il brasiliano almeno 60 milioni di euro) senza impoverire l’attuale rosa di Carlo Ancelotti. Al contrario.
In ogni caso il Milan deve fare i conti con la volontà del club catalano e delle sue scelte strategiche per la prossima stagione. In quest’ottica saranno importante le prossime settimane. Molto dipende, infatti, dall’esito della trattativa di Ronaldinho con il suo attuale club per rinnovare il contratto ora in scadenza nel 2010. A giorni nella città catalana è previsto l’arrivo di Roberto Assis, fratello-agente, che negli ultimi tempi ha mandato chiari segnali di attenzione al club rossonero. Evidentemente il corteggiamento rossonero ha già prodotto i suoi effetti. Adriano Galliani s’è mosso per tempo, anche se con cautela: non vuole indispettire un club amico come il Barcellona...
Comunque sia in casa milanista sono in tanti a tifare per il felice esito dell’ambiziosa operazione. Più di tutti i campioni brasiliani che già vestono la maglia rossonera: Kaka e Ronaldo. Anche loro hanno speso più di una parola in pubblico (ma soprattutto in privato...) per invogliare la stella di Porto Alegre a compiere quest’importante passo. Adriano Galliani in questi giorni è concentrato sul doppio sprint Champions-campionato, ma a breve tutte le attenzioni saranno per Ronaldinho. Lo vuole Berlusconi.
«Questa volta sono deciso ad andare fino in fondo all'azione legale. Quelle foto ritraggono degli ospiti escludendo ad arte le altre persone che erano presenti. Dietro alla scelta di pubblicare quelle immagini c'è una precisa strategia mediatica e politica». Silvio Berlusconi «è molto irritato», per il reportage pubblicato dal settimanale «Oggi» che ritrae l'ex premier la vigilia di Pasqua in atteggiamenti confidenziali con cinque ragazze nel parco di Villa Certosa, la sua residenza in Costa Smeralda. Azioni penali e civili annunciate dal suo legale, il senatore forzista Niccolò Ghedini: «Fotografie procurate in dispregio di ogni diritto della privacy. Si è scelto di pubblicare soltanto immagini in cui l'ospite è ritratto in compagnia di invitati femminili, omettendo di evidenziare la presenza di altri invitati. E' lo stesso giornale che per l'attuale portavoce del governo (Silvio Sircana, ndr) ha evitato di pubblicare un servizio che aveva acquistato per 100 mila euro». Mentre il Garante della privacy ha avviato un'istruttoria sulla vicenda, sollecitato anche da Riccardo Villari della Margherita, Ceccuzzi dei Ds e Giacchetti della Margherita invocano l'intervento di Fausto Bertinotti «perché è auspicabile una presa di posizione del presidente della Camera affinchè sia garantito il diritto alla privacy a tutti i deputati».

Intanto è scattata la ricerca delle cinque nuove «bagatelle» del Cavaliere: tre more, una castana e una rossa. Quest'ultima è la più riconoscibile del gruppo. Si tratta di Angela Sozio, partecipante al Grande Fratello 3 ed ex opinionista di Buona Domenica a Canale5. Lei conferma: «E allora? Non vedo cosa ci sia di interessante nel fotografare un gruppo di collaboratori di Forza Italia riuniti in un giorno di festa». Mistero, per ora, sulle altre ospiti. Qualcuno ha individuato in una delle ragazze more Valentina Gioia, ex tronista di Uomini e Donne. Lei smentisce. Così come Vittoria Camila Ferretti, anch'essa ex tronista. Anche lei smentisce.

lunedì, aprile 16, 2007

dio, la religione, gli amici, i ricordi

Sol chi non lascia
eredità d'affetti
poca gioia ha dell'urna.

esordisco così, con questa frase di merda, che ho fissato in obitorio ieri, per lunghi, interminabili minuti.
Chiedo sin d'ora scusa a tutti coloro i quali non apprezzeranno nè i concetti, nè il linguaggio poco diplomatico. Ci penserà Dio e la religione a scomunicarmi.

Dio appunto.
Non esiste, ora ne sono davvero certo. Dio che tutto può e tutto sa, Dio onnipotente che ci ha nelle sue grazie, non può adoperare in modo così aggressivo la morte, il dolore.
I credenti più ferventi direbbero che dal dolore, dalla privazione, Dio ne ricava un progetto, un suo destino, una lezione a noi comuni mortali, affinchè ci si possa temprare e apprezzare le piccole cose, ma anche l'amore e l'affetto, che piccoli non lo sono per nulla.

Sulla carta andrebbe bene, ma quando Dio o chi per lui si accanisce su di te, sulla tua famiglia, sui tuoi affetti più cari, più o meno nel profondo, più o meno tragicamente, ma sempre in modo violento, inatteso, con telefonate choc, ansie e angosce, bè, non vedo che (ulteriore) lezione mi possa dare Dio.

E qualora siano tutte lezioni, devo evincere che Dio vuole più bene agli atei o comunque a me, visto che mi sta rendendo una persona saccente, a furia di lezioni, di gente che se ne va senza preavviso. Mi sta dando troppa sapienza, ma Dio o chi per lui, che tutto può e tutto sa, dovrebbe anche sapere che la conoscenza va distribuita, e che rendere una persona troppo intelligente e gli altri tutti svampiti, non serve a niente.

a drop in the ocean
a second and all time
one stop in the endless sky
but you mean
the whole world to me
you're an island of light
so please last this day
stay one more day

Se Dio o chi per lui mi voleva dare una lezione, è riuscito a darmene due..la prima è al contrario, è la sua non esistenza, è come se mi fosse giunta una sorta di consapevolezza (definitiva) di questo.
La seconda riguarda i suoi pastori terreni. Sono delle persone incompetenti.
Perchè io dovrei ascoltare lezioni sull'amore, sulla famiglia, sui diritti e sui valori da persone che non hanno mai amato? Che non sanno, che non possono sapere davvero cosa vuol dire la privazione? Cosa vuol dire una famiglia distrutta dal loro amichetto ultraterreno o chi per lui, perchè semplicemente questi pastori, una famiglia, non ce l'hanno?
Perchè dovrebbero sapere più di me, o più di un qualsiasi laico che sa cosa è l'amore o ne ha almeno un vago sentore, cosa è giusto e cosa sbagliato per tutti noi?
Perchè Ratzinger e Bagnasco devono fare tutta questa pressione affinchè 2 persone che si amano e non si sposano anche solo per non spendere migliaia di euro imputtanati con pratiche burocratiche, quindi per motivi molto terreni, non possano tutelare due ragazzi che ora sono in mezzo a una strada?
Per me, sono e rimangono degli assassini nella peggiore delle ipotesi, degli incompetenti nella migliore.

L'unica mia consolazione
è aver costruito un'amicizia unica
lunga 35 anni
e che quella mi rimarrà nel cuore per sempre

Per me l'amicizia è un valore sacro. Così sacro che ci rimango sempre male, troppo male, quando un mio amico mi tradisce, o semplicemente mi delude. Così sacro che probabilmente sfocio nella paranoia talvolta, quando vedo gli altri far cose che io non mi sognerei nemmeno di fare.
Così sacro da aver provato una specie di senso del dovere, sentendo quelle parole ieri.
Ho avuto la sensazione che in fondo faccio bene a essere sacro e paranoico. Anche io vorrei tanto dire un giorno quella frase, che sia in un momento di felicità, o di profonda tristezza (come in questo caso). Voglio avere dei rapporti solidi, dove non c'è solo egoismo e non ci sono solo interessi. E per fare questo bisogna essere molto idealisti e quindi un pò rigidi. Continuerò a cercare le persone giuste per me, e darò loro il massimo. Il mio massimo che da ieri è ancora più massimo di come non lo fosse già prima.
Ancora, voglio dire alle persone a cui voglio bene, che voglio loro bene.
Voglio parlare con le persone con cui ci sono state delle incomprensioni per chiarirle, perchè la vita è fatta anche di manifestazioni d'affetto, e non sai mai se la vita ti permette il lusso di fartele fare prima di una tragedia.
Allo stesso tempo, non posso sapere a priori se c'è questa voglia da parte di tutti. Perciò, chiunque legga questa mia lettera aperta, e senta lo stimolo a volermi dire qualcosa, a voler chiarire un'incomprensione, o anche solo a bacchettarmi, colga il momento, il periodo. Un periodo di assoluta sacralità dell'amicizia, un periodo in cui non ho nessuna voglia di essere rancoroso con nessuno.
Non è giusto, non serve.

Avevo 3 anni e piangevo
si giocava a poker a casa mia.
Diego e Luigi mi chiusero per scherzo nel forno
e fecero finta di accenderlo per prendermi in giro.

E'il ricordo più vivido della mia infanzia, e riscrivendolo mi sfuggono le lacrime.

venerdì, aprile 13, 2007

teatro dei sogni, continua


Cristiano Ronaldo resta al Manchester. Lo annuncia il sito dei Red Devils. Ha firmato un nuovo contratto di 5 anni, che scadrà nel 2012. Vengono così messe a tacere le incessanti voci di mercato che volevano il portoghese corteggiato dai principali club italiani e spagnoli.
"Sono sollevato - ha dichiarato il campione portoghese -. Ho parlato con Ferguson del mio futuro, sapeva che volevo restare. Sono felice qui, voglio vincere tanti trofei con questa maglia, e spero di poterlo fare già da quest'anno". Ferguson, tecnico dei Red Devils, è entusiasta: "È una notizia fantastica. Cristiano ha ottimi rapporti con la squadra, con lo staff tecnico e con i tifosi, diventerà uno dei più grandi giocatori di sempre dello United".

mercoledì, aprile 11, 2007

corsi di formazione, formazione da dimenticare

La giornata di ieri è stata una specie di spot di umanità.
Partecipo da un paio di settimane a un corso di formazione: è una roba un pò particolare, in realtà va a finire che ti formano all'autoconsapevolezza, più che a imparare a fare qualcosa. E' una formazione particolare, in cui mi sono trovato a fare il tavolo in una simulazione di un colloquio di selezione, a confrontarmi con storie individuali tra le più diverse e strane.

Ho visto gente che come me "non lascia niente", altri che piangono quando devono parlare di sè.

Rimango sempre molto affascinato dall'uomo, pur essendo un animale dall'egoismo crescente, almeno in questa società, nella nostra società. Nonostante le delusioni e le piccole amarezze, che rendono egoista pure te, non posso non covare un fortissimo desiderio di fare del bene, di servire l'altro, la comunità. In culo a chi ti vuole male, a chi non ti darebbe niente se non interessato.
Ho provato un mix di disagio e gioia, impossibile immaginare di provare tutto questo a un corso di formazione. Ma le emozioni, è importante viverle..il dove e il come, è davvero molto molto relativo.


Nella serata poi, abbiamo visto un uomo idolatrato in patria e a Roma, vagare come uno zombie dopo aver visto la sua difesa, tanto adorata in Italia e in Europa, per i due fortissimi centrali, bucata per 7 volte.
L'immagine che più mi rimarrà impresa di Manchester - Roma, partita di cui in linea teorica poteva anche non sbattermene niente, ma che mi affascinava da morire, per la mia simpatia personale per la tifoseria romana ma sopratutto per il calcio inglese, è quella di Luciano Spalletti che vaga, come posseduto, nel campo a fine gara, a metà strada tra il "ma che cazzo è successo" e il "fammi godere di questi ultimi momenti da protagonista".

Tornare a casa dopo una simile umiliazione sarà stato tremendo, però sono certo che anche Luciano, il Pupone, Amantino (inguardabile ieri sera), tra un mandarsi male e l'altro, magari anche solo pensando a Cristiano Ronaldo, o meglio ancora ai 6000 giallorossi che, sciarpe in mano hanno inneggiato alla loro squadra anche sul 5 a 0, si saranno detti che l'uomo è un essere in fase di imbastardimento, ma (forse anche per questo) rimane estremamente affascinante. E fargli del bene rimane sempre la gioia più grande.

mercoledì, aprile 04, 2007

daniela


Nonostante sia alto 196 centimetri, pesi 96 chili e le sue scarpe siano di numero 45, Daniel Van Buyten era stato soprannominato Daniela nel Bayern della gestione Magath, quindi fino a gennaio. Il difensore comprato in estate dall'Amburgo, grande come un armadio, aveva spesso paura nei contrasti, teneva con gli avversari un atteggiamento dolce, quasi femminile. Oliver Kahn un giorno si è arrabbiato ed è andato a scuoterlo, sul campo, davanti a tutti. Prima scossa. Poi è arrivato Ottmar Hitzfeld in panchina e il belga ha ritrovato cattiveria e fiducia. Il suo balzo da centravanti sulla palla scesa da un contrasto tra Pizarro e Oddo è valso il gol del primo pareggio, il segnale ha fatto rinascere il Bayern. Una botta da ala sinistra ha significato il 2-2. Kahn non c'era, ma tutti gli altri sono andati a scuoterlo e stavolta non era un rimprovero. "È stato magnifico, non solo per me ma per tutta la squadra: siamo riusciti a recuperare una partita che sembrava persa", dice il difensore, mentre l'allenatore Hitzfeld lo ringrazia: "Mi fa piacere per questo exploit, era molto criticato, ma è uno dei migliori nel suo ruolo". Van Buyten, 29 anni, in questa Champions non aveva mai segnato, però uno dei momenti più entusiasmanti della sua carriera era stato a Madrid "quando con il Marsiglia avevo fatto gol al grande Real di Zidane". Adesso San Siro scavalca il Bernabeu. Hitzfeld dice: "Al ritorno lo farò giocare da centravanti".

lunedì, aprile 02, 2007

la mia bambi

"Così ho aiutato Moana a morire". Il marito della pornostar morta 13 anni fa, svela in un libro di "aver fatto entrare piccole bolle d'aria attraverso la flebo" per abbreviare la fine della moglie malata di tumore al fegato.

Al Messaggero, Antonio Di Ciesco anticipa il contenuto del libro: "Non voglio trovarmi in un letto con tubi dappertutto e non più padrona di me stessa, mi disse Moana. Allora dovrai aiutarmi ad andare, dovrai mettere fine alle mie sofferenze". E il momento venne la notte del 15 settembre 1994 in una camera dell'ospedale di Lione dove la pornostar era ricoverata.

"Ci abbracciammo, i baci furono un addio. Poco dopo si addormentò tra le mie braccia. Facendo entrare piccole bolle d'aria attraverso il tubicino della flebo lei non si accorse che la vita la stava abbandonando. E con essa anche le sofferenze".

Di Ciesco afferma di non essersi pentito: "E' stata una decisione presa con serenità, una scelta giusta che mi è costata, ma non c'era rimedio" e aggiunge di essersi deciso a parlare per mettere fine ai misteri sulla morte di Moana "specie sulla leggenda che non fosse morta, ma solo sparita volontariamente".

Sul quotidiano romano ricorda il suo amore segreto con Moana nato a Lampedusa tre anni prima, le nozze a Las Vegas, "una specie di gioco, un segreto tutto nostro che serviva anche a proteggere la nostra vita privata", e poi l'inizio del male durante un lungo viaggio in India nel 1994, con la scoperta del tumore e a Lione, l'esito quasi nullo della chemioterapia e il medico che le annunciò che non aveva più speranze.

Rifarebbe quello che ha fatto?, ha chiesto il Messaggero al marito di Moana. "Sì, non ho cambiato idea. E' stata una scelta giusta. Se mi chiamasse un giudice, non potrei che confermare quello che ho scritto. Non credo di aver fatto niente di male, ho solo rispettato la valontà di Moana. L'eutanasia è una scelta che dovrebbe essere concessa a tutti in casi estremi come quello di Moana, la mia Bambi".

sabato, marzo 31, 2007

no a bagnasco, si a dadullah


Perché dire no, oggi a forme di convivenza stabile alternative alla famiglia, ma domani alla legalizzazione dell'incesto o della pedofilia tra persone consenzienti? L'interrogativo, destinato a rinvigorire ulteriormente la polemica sui Dico, è stato posto dall' arcivescovo di Genova e presidente della Cei, monsignor Bagnasco, durante un incontro nella serata di ieri con gli animatori della comunicazione della diocesi. "Nel momento in cui si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana - ha affermato Bagnasco -, non vi è più un criterio di giudizio per valutare il bene e il male e quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male, il vero e il falso, ma l'unico criterio o il criterio dominante è il criterio dell'opinione generale, o dell'opinione pubblica, o delle maggioranze vestite di democrazia - ma che possono diventare ampiamente e gravemente antidemocratiche, o meglio violente - allora è difficile dire dei no, è difficile porre dei paletti in ordine al bene". "Perché - ha proseguito l'arcivescovo di Genova - dire di no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no? Perché dire di no all'incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? E via discorrendo, perchè poi bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali". "Oggi ci scandalizziamo - ha concluso il presidente della Cei - ma, a pensarci bene, se viene a cadere il criterio antropologico dell'etica che riguarda la natura umana, che è anzitutto un dato di natura e non di cultura, è difficile dire 'no'. Perché dire no a questo a quello o a quell'altro. Se il criterio sommo del bene e del male è la libertà di ciascuno, come autodeterminazione, come scelta, allora se uno, due o più sono consenzienti, fanno quello che vogliono perché non esiste più un criterio oggettivo sul piano morale e questo criterio riguarda non più l'uomo nella sua libertà di scelta ma nel suo dato di natura".

brutte, brutte storie

I quindici militari britannici nelle mani delle autorità di Teheran dallo scorso 23 marzo, potrebbero essere processati. Con l'accusa - sempre respinta da Londra - di spionaggio, e di sconfinamento nelle acque territoriali iraniane. A citare espressamente questa ipotesi - proprio nelle stesse ore dagli Stati Uniti è giunto un un deciso "no" alla strategia dello scambio con prigionieri detenuti in Iraq - è l'ambasciatore dell'Iran a Mosca.

La notizia è stata rilanciata dall'agenzia di stampa ufficale di Teheran, la Irna. Intervistato da un'emittente russa, il diplomatico, Gholamreza Ansari, ha detto che "è possibile che i soldati inglesi finiscano davanti a una corte iraniana, processati per il loro comportamento illegale". Questo perché "il procedimento legale contro i militari è già cominciato: se le accuse contro di loro saranno provate, verranno puniti".

Intanto, dopo l'intervento di ieri dell'Unione Europea, oggi gli Stati Uniti hanno smentito che si possa pensare a uno scambio fra i 15 militari britannici fatti prigionieri dall'Iran nel Golfo e i cinque iraniani arrestati dalle forze americane a Erbil, nel nord dell'Iraq. Lo ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Sean McCormack. "Noi respingiamo qualsiasi legame" fra le due vicende, ha dichiarato ieri sera.

I cinque iraniani, arrestati lo scorso gennaio, secondo Teheran sono diplomatici; secondo gli Usa sono membri dei Guardiani della rivoluzione, la potente forza paramilitare del regime islamico iraniano. La coalizione guidata dagli Usa li accusa di aver fornito agli insorti iracheni la tecnologia per la costruzione di micidiali ordigni anti blindati che hanno provocato molte perdite fra i sodlati americani.

Il portavoce americano ha precisato comunque che nessuna proposta ufficiale iraniana di uno scambio di prigionieri è giunta al governo americano.