martedì, aprile 08, 2008
stelle polari (1)
Si tratti delle metrica per una poesia o del pentagramma per una canzone o del muro col filo spinato per una vita, sono i limiti a fare l'arte.
La libertà assoluta è un mito sciocco, oltre che la condizione paralizzante dello psicotico.
(mauro covacich)
Contare a 100 prima di reagire in alcune situazioni.
Cominciare a disciplinare la rabbia, la fretta, l'ansia, i pensieri.
Quando riesci a farlo, quando inizi a mostrare i segni di una razionalità, di una determinazione, di una lucidità, del bisogno non di una qualsiasi verità ma della verità, io credo che alla fine, in tutte le circostanze, si sia in condizioni di fare un buon lavoro.
(claudio fava)
Il cinismo aiuta a sopravvivere.
E poi, quando scrivi di cose reali, se non sei cinico diventi retorico.
E' la differenza che c'è tra Heroin di Lou Reed e Perchè lo fai di Marco Masini.
(francesco bianconi)
Io secondo a Kakà o a Cristiano Ronaldo?
Non sono secondo a nessuno.
(antonio cassano)
venerdì, aprile 04, 2008
economie di scambio
LE REGOLE DEL SISTEMA
Gli investigatori intercettano una chiacchierata tra il professor Massimo Del Vecchio, che dirige l'istituto privato al cemntro dell'inchiesta, e il bidello Giuseppe Maurogiovanni. Parlano del professor Barile.
M.: "Guarda che questo è pezzo di m. originale.... Si è fatto avere pure da te 150 euro... allora vuoi vedere che lui al prossimo appello mi deve fare passare uno senza dargli una lira?.... Quello che lui ha lavorato con me, per sei anni... Vincenzo l'Andriese (ndr, Dell'Olio, un altro degli indagati) si è fregato un sacco di soldi... A uno gli tolse 10 milioni quando c'era la lira, dammi 10 milioni e questi li devi passare tutti... C'è una differenza con te, con lui ho tremato, tremavo... E ora lui se ne esce con trecento euro? Sai per lui cosa sono, una cacata per pulirsi il sedere".
TARIFFE DIFFERENZIATE
Del Vecchio parla con Nichiforso Baldacci, l'uomo che dovrebbe portare studenti greci nel suo istituto privato con la promessa di vantaggi durante gli esami.
B.: "Allora, 2.500 per l'esame di matematica".
D.: "Va bene... Poi per le altre materie mille euro soltanto. A parte diritto commerciale, quello facciamo mille e cinquecento... Penso che sia buono... giusto?"
B.: "E inglese, per esempio, quando uno vuole dare tutti e due?"
D.: "1.500 tutto, primo inglese e secondo".
PROPOSTE INDECENTI
Del Vecchio parla con una delle studentesse che frequentano la sua scuola.
D.: "Tu, ti devi aprire, ti devi aprire proprio... ti metti in una situazione di tranquillità locale, perché se vedo che tu anziché aprirti ti copri, mi copro anch'io... Se non ti sbottoni... io non ti posso fare niente".
Studentessa: "Professore, se lei mi dice ho la soluzione al tuo problema, io domani stesso sto qua... Io, professore, le sto dicendo tutto quello che mi viene in mente".
D.: "Io non intendevo sbottonati in senso figurato... con che altro te lo devo dire?"
S.: "Io, professore domani le porto i soldi"
D.: "Non intendevo nemmeno in senso economico... Va bè andiamo avanti".
L'SMS AL PROFESSORE
Il professor Antonio De Feo, il docente di diritto del Lavoro, campione della Bari bene e anche lui indagato, sta tenendo un esame. Il figlio gli manda un sms, chiedendo informazioni su una sua amica.
"Come va?"
"Zero assoluto oltre a essere cretina".
La ragazza sarà promossa con la votazione di 26/30.
L'ESAME DA AVVOCATO
Sempre De Feo ha ricoperto anche il ruolo di presidente di commissione per gli esami da avvocato. "Un'altra conversazione ambientale evidenzia - scrive il gip - come abbia utilizzato la scorretta gestione della propria funzione per fini elettorali. Aveva cioè bisogno di tutti i soggetti che avevano fatto gli esami con lui personalmente (che lui stesso definiva "raccomandati") in modo da poter poi loro inviare lettere di sollecitazione ad appoggiare Fitto (ndr, ex governatore del centrodestra, poi parlamentare di Forza Italia), in quel periodo impegnato nella campagna elettorale".
D.: "Quell'elenco.... Devi fare una cartellina.... devi scrivere esami avvocati".
Segretaria: "In chi senso?"
D.: "Perché questi poi farò una lettera se appoggiamo Fitto e così via capito?"
S: "Ok".
D.: "Quello che hanno fatto gli esami con me.... personalmente... i raccomandati".
giovedì, aprile 03, 2008
come la sella di un cosacco
«Non avendo più argomenti, quelli di sinistra portano qui finocchi». I militanti leghisti salutano così l'uscita di scena di Maurizia Paradiso, arrivata fino a Padova per «abbracciare un padre, io che non l'ho mai avuto» e portata fuori a braccia, tra insulti e lazzi, dopo uno svenimento vero o simulato, seguito alle parole senza appello di Umberto Bossi: «Qua i saltimbanchi non li vogliamo». Lei si dimena, urla: «Mi picchiano». Non è vero, ma arriva l'ambulanza e se la porta via. Viene portata al pronto soccorso dove rimarrà fino a tarda notte in preda a una crisi di nervi, piantonata da sei agenti.
E dire che era arrivata camuffata sotto un foulard di seta e due occhialoni scuri per poter incontrare il suo idolo politico: «Sono una travestita che si è travestita, perché solo così potevo conoscere l'uomo che amo». Non aiuta, nel travestimento, la presenza della fida barboncina bianca Camilla. E infatti il servizio d'ordine della Lega la blocca subito sotto il palco. Maurizia Paradiso — già Maurizio, poi Baby L'Amour e Laura Kelly — non si perde d'animo, indossa la sciarpa padana e si fa sotto. Insiste, si avvicina e Bossi si spazientisce. Il pubblico rumoreggia, una guardia padana si avvicina e le toglie il fazzoletto verde dal collo.
Poi gli eventi precipitano, la showgirl si lascia cadere per terra e viene trascinata fuori a braccia, mentre Bossi si arrabbia: «Se non capisci, stai fuori, via. Ma guarda un po', tutte a noi capitano». Lei ha appena il tempo di urlare al pubblico: «Ma bravi, che carini». E a Bossi: «Volevo solo baciarti. È più difficile incontrare te che me al Misex». Poi l'epilogo, per il quale rischia la denuncia per turbativa di comizio elettorale, con pena fino a tre anni. Il Senatùr può cominciare il suo comizio nel quale dice no al rinvio delle elezioni — «Siamo nelle mani della magistratura» —, spiega che non ci sarà «nessun inciucio » e che Berlusconi «non è mica matto, neanche lui vuole il voto agli immigrati».
Il fuori programma, tra il grottesco e il malinconico, segue la mini polemica tra la showgirl e il Carroccio, reo di non averle offerto una candidatura. Matteo Salvini aveva negato discriminazioni, «la tessera ce l'ha già», e Roberto Maroni l'aveva invitata a partecipare a un comizio. Detto, fatto. All'hotel Grand Italia di Padova, prima di entrare, si confessa: «Sono una partigiana del Carroccio. Io sono il federalismo, una regione a sé che si è gestita per 53 anni, tra gli squali. Da sempre faccio pubblicità occulta per la Lega a Colpo grosso e nelle mie trasmissioni». Non è bastato neppure questo per farsi accettare dal popolo leghista e per abbracciare Bossi. A portarla qui a Padova c'era però anche la speranza di fare carriera: «Che dice — chiedeva — Bossi mi farà andare all'Isola dei famosi? Lui è come un padre per me. Marano invece non mi vuole. È il mio ultimo desiderio. Ho avuto una vita difficile, una madre che batteva, un'operazione a 23 anni per cambiare sesso che mi ha provocato guai fisici. Ora sono malata, mi dovete sopportare ancora per poco».
(fonte: corriere.it)
la riduzione della complessità
E' una delle rarissime volte in cui faccio partire la mia giornata da qua. Solitamente la faccio chiudere, o chiudo faldoni.
O inseguo, perseguo quell'estetica del disagio (il termine dolore forse è troppo forte, ma il senso è quello) per cui mi sforzo, come in un esercizio, di trasformare quello che di brutto mi succede nella vita in qualche forma, seppur minimale, di "arte".
Poi è più divertente dire di me che voglio mettere i cazzi miei in piazza, che scrivo troppo, a sproposito, serviamo il 21, eccetera. Fate, fate.
Se avessi una tastiera e un collegamento ad Internet perennemente in mano potrei spesso far fluire liberamente i miei concetti e probabilmente scriverei più volte al giorno. Il mio blog diventerebbe un ricettacolo di spunti e chissà, un giorno potrei diventare il Luca Sofri della bassa Murgia, un maìtre a pensèr low-cost e low-fi.
Così non è, per vostra somma fortuna, e perciò approfitto dei viaggi, dei tempi "morti" per riordinare le idee e riordinare me stesso. E quindi per poter trasformare il disagio in scrittura.
In questi 6 mesi ho fatto qualunque cosa.
Ho difficoltà anche ad elencare.
La cosa che più mi colpisce, retrospettivamente, è l'eterogeneità.
Rappresentare l'Italia a un torneo di poker e la Puglia in campagna elettorale a occhio e croce sono vicende che rappresentano due linee parallele, per fare un esempio.
C'è chi mi ha diagnosticato una certa ansia di crescere: è vero, può essere.
Più che altro ho ansia di farmi il giro sul caleidoscopio, di non arrivare fra 15 anni con moglie, figli, lavoro, e rimpianti. Ho sempre il focus delle cose mie sparato di qui a un anno, a 5 anni, a 10 anni e voglio fare le cose nei loro tempi, bene e pienamente.
Troppi sfasci attorno a noi, evitarli è un dovere morale.
Penso a uscire di casa, al piercing sulla lingua, alla prossima tenzone elettorale, e devo ancora finire questa.
Progetti di qui a un anno circa.
Avanti. Forse troppo.
Fast forward, forse troppo fast.
Questi 6 mesi in cui è successo di tutto, questi 10 giorni in cui il sistema ha deciso di implodere e di portarsi con sè un mio braccio, mentre il resto del corpo per fortuna ha reagito, dicono con forza, gridano una cosa:
vivi semplice, rallenta, non pensarci (da domani in tutti i cinema - Proforma e anche il Luca Sofri della Bassa Murgia ha curato la campagna, se questo non è guerrilla marketing, ditemi voi).
E allora io faccio una cosa per incominciare.
Assunta la totale distruzione dell'autostima (e perchè dovrebbe essere altrimenti?) faccio un respiro e scendo le scale.
Le scale di Maslow:

In questi sei mesi ero (o meglio, pensavo di essere) in cima alla piramide, tutto proteso a fare di questo periodo quello della definitiva consacrazione.
Nel frattempo sotto i piedi mi veniva tolto ogni appiglio, scientemente, un po' con cattiveria ed invidia, un po' con distrazione e superficialità, un po' così, sbadigliando. Poi a un certo punto sono caduto.
L'estetica del disagio, grande invenzione, mi induce a ribaltare la prospettiva e mi fa pensare: ok, ripartiamo dal terzo gradino. Anzi no dai, facciamo le cose per bene, dal primo.
Dormi di più, mangia di meno e meglio.
Secondo: tira fuori i denti, smettila con sta storia della gavetta, fai del bene alla tua famiglia togliendoti dai coglioni. Dormendo di più e vivendo meglio, la salute ne risentirà positivamente.
Terzo: Qui dobbiamo davvero ricominciare tutto da 0.
Quarto: c'è tempo per pensarci, hai 3 livelli da salire, ne riparliamo poi.
Quinto: ci vediamo fra diversi anni, è stato bello, non è colpa tua. Pensami mentre sono via.
E' finito un ciclo.
Mi sono liberato di alcuni fantasmi e di alcune sfiducie, mi piace credere ad alcune cose a cui non ho voluto credere per troppo tempo, anche se dicono sia troppo tardi, e allo stesso tempo mi sono liberato di zavorre troppo ingombranti, di gente che continuerà a tentare di massacrarmi, non so nemmeno bene il perchè.
Ricominciamo tutto, con la serenità di aver fallito sopratutto per quanto riguarda l'eccesso di confidenza che pensavo di avere nei confronti delle cose.
Sono un pischello.
Ma ho la serenità di aver messo un sacco di esperienza in cascina e sono pronto a ripartire.
Mi vedrete diverso, spero, capace di qualche abbraccio in più, di faticare anche nella vita privata e di dare tutto a quelle 4,5 persone che se lo meritano perchè non hanno paura di darsi completamente a loro volta.
In questo percorso non posso non menzionare i miei angeli milanesi, due persone meravigliose, ogni volta di più. Quasi mi vergogno ogni volta che vado a star da loro e faccio richieste. Loro mi anticipano, mi hanno anche messo in mano un personale che mi sono portato al concerto dei Portishead e così mi hanno permesso di dispercepire in pace.
Mi hanno dato la tranquillità, ma forse addirittura la gioia, di lavorare sino a mezzanotte quando son stato su, dopo 9 ore di convegni, facendomi sorridere, distrarre.
Riparto da loro, riparto da quel qualcosa che mi fa credere che abbia sì sbagliato, ma che molte colpe se le debbano assumere gli altri.
Riparto dalla gente che vuole bene senza necessariamente avere qualcosa in cambio.
Questo è e sarà l'unico criterio che orienterà la mia vita, da mo fino alla notte dei tempi.
Grazie Fra. Se non ti senti in credito nei miei confronti è un miracolo.
Grazie Pietro. Farti i regali è un rituale al quale non rinuncerò mai.
Perchè scrivo tutto questo?
Se volete uscirvene con una terminologia new-age e para-psicologica potete chiamarlo "training autogeno".
In verità credo sia più un tentativo maldestro di offrire un'idea, una strada a chi si sente come me, a chi si riconosce nelle mie parole.
Ancora, credo sia il modo migliore per provare a costruire sulle debolezze, invece che distruggere e farsi distruggere.
E sopratutto scrivendo queste cose mi sento maggiormente impegnato a perseguirle.
Bè, ora vado a lavorare. 8 giorni al silenzio elettorale, sempre che non ci arrivi questa Pizza indigesta.
Rien ne va plus.
mercoledì, aprile 02, 2008
dovendo aspettare roccia per mangiare...
come d'autunno
sugli alberi
le foglie.
E non si sta nemmeno così male.
martedì, aprile 01, 2008
telenorba 7

Sembrano senza fine il dolore e lo strazio per la famiglia di Meredith Kercher, la ragazza inglese uccisa a Perugia. I genitori della studentessa - riferisce SkyNews - si dicono scioccati per le immagini del cadavere della figlia trasmesse "dalla tv italiana". Tutto questo mentre è attesa in serata la decisione dei giudici della I sezione penale della Cassazione sulla conferma del carcere per Amanda Knox, Rudy Guede e Raffaele Sollecito, indagati per l'omicidio di Mez. Il Procuratore generale Consolo Santi ha chiesto per tutti e tre il rigetto del ricorso avanzato dalla difesa chiedendo di confermare il carcere.
L'avvocato Francesco Maresca ha informato la famiglia della studentessa e ha riferito che la sorella Stephanie è rimasta "sconcertata e turbata" dalla notizia che l'emittente Telenorba 7 abbia trasmesso nel programma "Il graffio" un filmato realizzato dalla polizia scientifica con alcune immagini del cadavere di Mez girate durante il primo sopralluogo nella casa in cui la ragazza era stata uccisa. L'avvocato Maresca ha spiegato di ritenere la messa in onda delle immagini "manifestazione di rozza scelta giornalistica in evidente violazione di ogni norma deontologica caratterizzante il corretto diritto di cronaca. Al momento non sono in grado di specificare circa la volontà della famiglia Kercher di contestare nelle sedi giudiziarie più opportune la spregevole iniziativa giornalistica della quale lo stesso direttore Enzo Magistà, evidentemente, dovrà assumersi - ha concluso l'avvocato Maresca - le eventuali responsabilità".
Intanto anche il Garante della privacy ha chiesto alla direzione dell'emittente televisiva Telenorba copia della registrazione del programma trasmesso ieri sera, "nel corso del quale - spiega una nota dell'autorità - sono state diffuse alcune immagini particolarmente crude, come riferiscono agenzie di stampa, del cadavere raccolte dalla Polizia scientifica durante uno dei sopralluoghi sul luogo dell'omicidio". Poco prima l'Ordine dei giornalisti della Puglia aveva scritto alla direzione di Telenorba chiedendo di acquisire la registrazione della puntata.
Nel frattempo il direttore del Tg Norba, Enzo Magistà, ha deciso di cancellare la replica, prevista per stasera, del programma sottolineando di non poter "ignorare la sensibilità di chi non ha gradito quelle immagini e si è, legittimamente, ribellato". Magistà ha aggiunto che, decidendo di trasmettere le immagini, ha inteso solo fare il proprio "dovere rispetto a un evento di particolare importanza e rilevanza sociale".
Le immagini mandate in onda ieri sera sono quelle girate dalla polizia scientifica il 2 novembre, quando veniva esaminato per la prima volta il luogo dell'omicidio dov'era ancora il cadavere. Le immagini sono assai crude: per questo, sono state mandate in onda intorno alle 23, Magistà ha avvisato gli spettatori che si trattava di immagini "forti" e per dieci secondi è stato tenuto sullo schermo un cartello nel quale si sconsigliava la visione ad un pubblico non adulto e a persone che ritenevano di non poter sopportare immagini "forti".
Il filmato dura due minuti e mezzo circa. Il cadavere è a terra, accanto al letto, coperto da un piumone bianco, dal quale spunta un piede della ragazza. Poi viene tirato su il piumone e nelle immagini mandate in onda si vede il corpo dalla testa fino alla pancia. Si vede la gola squarciata, sulla quale si sofferma la telecamera. Gli occhi della ragazza sono coperti con una mascherina. Successivamente gli investigatori voltano il cadavere: nel filmato si vede quindi la schiena della ragazza, sporca di sangue, e il sedere.
La puntata di ieri era dedicata ai presunti errori degli investigatori in alcune recenti indagini, in particolare quelle relative alla scomparsa dei due fratellini di Gravina in Puglia e al delitto di Perugia. Secondo la tesi del direttore Magistà i poliziotti avrebbero commesso alcuni errori e dimenticanze come la tardiva repertazione del lembo stracciato del reggiseno della ragazza sul quale furono trovate, dopo diverso tempo, resti del dna di Raffaele Sollecito. Una prova ritenuta molto importante per l'inciriminazione del neo ingegnere barese, ancora detenuto come gli altri due indagati, l'ivoriano Rudy Guede e l'ex fidanzata del giovane, l'americana Amanda Knox.
(fonte: repubblica.it)
ho fatto il fenomeno e non mi è rimasto più niente
Cosa resta di noi: un rottame di Volksvagen
Il ricordo, si sa, trasfigura la realtà
La verità se ne sta sulle stelle più lontane
Ci rimane una città, un lavoro sempre uguale
Una canzone che fa sottofondo all’Indecifrabile.
Cosa rimane di noi, ragazzini e ragazzine
La domenica dentro le chiese
ad ascoltare la parola di Dio.
Il futuro era una nave tutta d’oro
che noi pregavamo ci portasse via lontano
Cosa rimane di noi
Ora che ci siamo amati ed odiati e traditi
E non c’è più limite
Sfreccia in cielo un aeroplano
Io ti amo e non ti penso mai
Penso a quello che ci resta
Vola l’aeroplano, Va lontano
Vola su Baghdad
Noi voliamo invano
Che cosa resta degli anni passati ad adorarti
Cosa resta di me
delle bocche che ho baciato in discoteca
Che cosa ne è della nostra relazione
Stupidi noi che piangiamo disperati
Che cosa resta dei sogni che avevamo nella testa
La nostra speranza a che cosa servirà
Sfreccia in cielo un aeroplano
Io ti amo e non ti penso mai
Penso a quello che ci resta
Vola l’aeroplano, Va lontano
Vola su Baghdad
Noi voliamo invano
lunedì, marzo 31, 2008
domenica, marzo 30, 2008
sabato, marzo 29, 2008
more than fuggi
2.
Stra(na)Milano.
Giovedì sera avevo deciso non tanto di farci la pace, quanto di trovare un accordo, un patto di non belligeranza.
Ha giocato sporco con me: erano le 20 e dopo le mirabolanti avventure di un arrivo dopo un viaggio in aereo (valigia di qua, valigia di là) esco dalla Camera di Commercio e lei, così, mi si mette di fronte. Mi mostra i muscoli.
Il Duomo, illuminato. Pioggerellina leggera.
Bello, se non addirittura bellissimo.
Poi si torna alla solita Milano. Quelli che tutti o in giacca e cravatta o vestiti come la vice-Londra, quelli coi gay che camminano davvero senza un cazzo per la testa (metafora infelice), quella con tutti con le cuffie nella metro e poi si chiedono come mai tutti soffrono di depressione e solitudine.
Anche io non mi sono tirato indietro e ho abusato del mio shuffle nella Metropolitana.
Offelee, fa el to mestee
3.
Sinestesia.
Un'altra parola chiave di questo MTZ.
Scendo nel tunnel della metro, mi sparo le cose più sporche e buie del mio lettore.
Entro a casa di Shardo tutto contento: "senti questi"
Dopo un minuto: "ma fa sempre così la canzone?"
Ecco, è facile capire cosa posso aver sottoposto al padrone di casa:
Burial.
Prendete Burial, prendete me, prendete i tunnel, prendete l'isolamento ovattato di due cuffie.
L'ipnosi della giungla metropolitana ha fatto, come sempre, la sua porca figura.
Questa è una delle poche sinestesie che mi sono rimaste, forse la prima di cui ho avuto consapevolezza e l'ultima che se ne andrà, se mai se ne andrà.
Aggiungi due fili di Portishead e più in generale il trip-hop. E scopri di come puoi uscire dalla realtà senza dover usare additivi.
Mi fermo qua, non voglio forzare la mano e scassarvi più di quanto non abbia fatto.
Si fa forte una consapevolezza:
io devo vivere scrivendo stronzate.
more than 2.zero
Finalmente mi fermo e mi dedico a me, dopo giornate piene. Niente di nuovo, mi porto il PD pure a Milano, o è lui che mi segue, cambia poco.
Sto partecipando a questo festival, oramai agli sgoccioli, si chiama More Than Zero. Ne parliamo dopo.
Fermi.
Volevo scrivere almeno un post al giorno. Mi piace l’idea di poter offrire un servizio a chi mi legge quando sono in viaggio.
E’ in viaggio che si cresce, che si capisce chi si è, cosa si vuole. Ed è oggettivamente un peccato non aver fermato alcuni trip mentali che a caldo si sono susseguiti, per arrivare a questo sabato pomeriggio con un PC rovente tra le gambe. Proviamo a fissare un bestofposthoc. Ho lavorato fino a mezzanotte sia ieri che avantieri, perché dopo 9 ore di convegni c’è qualcuno che si aspetta qualcosa da me.
1.
Ieri ho partecipato a un “panel”.
1beta: l’abuso di parole inglesi nel mondo della comunicazione è tanto evidente quanto stuprante la lingua italiana, ovvero il primo e più efficace mezzo di lavoro proprio dei comunicatori -> uno sputare nel piatto dove si mangia versione 2.0.
1gamma: dopo 3 giorni, mi sono un po’ annoiato di tutte le cose che finiscono con 2.0. Dopo il suffisso –ismo, ho un nuovo tormentone.
Dicevo del panel, è una specie di focus group più a tarallucci e vino. Meno empirismo, più filosofia.
Questo panel era condotto da Carlo Antonelli, direttore di Rolling Stone Italia. Presenti il creatore di LifeGate, il creatore di Yoox.com, eminenti esponenti della creatività.
Tutto è partito da un gioco: definire il concetto di industria creativa. 5 parole, concetti, aggettivi, fatti. Scopo? Creare mappe concettuali, definire scenari comuni a partire da punti di vista e di partenza diversi.
Uno spettacolo.
Io, che non vedevo l’ora di incrociare Carlo Antonelli (che per l’occasione si portato dietro pure il prode Bertallot) per fargli una marchetta e tentare la grande carriera da Lester Bangs (i pompini non li voglio fare, sebbene abbia come la sensazione che con Carlo Antonelli sarebbe stato un vantaggio competitivo) ho preferito restare Dino Amenduni e mi sono spiaggiato sul parquet, con la testa sullo zainetto.
Ma la mia testa cerca di essere molto meno indolente di quanto non dia a vedere con le pose del corpo, ed ecco le mie 5 parole. Se volete partecipare al gioco, poi facciamo noi una bella mappa, e vediamo che differenze ci sono.
Per me l’industria creativa è:
Rete: non solo il web, ma tutto ciò che mette in collegamento due persone. Dalla condivisione di un file a interessi, a un figlio in comune o un amante che va sia a vela che a motore, dal 3 di bastoni al 5 di cuori, tutto fa rete, potenzialmente. L’energia è l’uomo e la rete è in grado di autosvilupparsi a condizione che riceva mangime, feed.
In inglese funziona meglio sta metafora.
Soldi: mi piacerebbe che i creativi non fossero costretti a vivere l’ossessione dei soldi. Ossessione double-face: da un lato l’ossessione della ricerca da parte di chi ha grandi idee e non sa con quali mezzi metterle in pratica, dall’altra di chi approccia al mondo del marketing, della pubblicità, dell’aria fritta 2.0 (cazzo, ci sono ricascato) pensando di dover lucrare e basta, di farsi qualche grammo di cocaina, un paio di negroni e poi mi viene l’idea creativa.
E poi voto il Popolo della Libertà.
Vorrei che si lavorasse con passione, e che la passione fosse sufficiente, oltre che necessaria.
(sì, in politica economica sono di estrema, estrema sinistra)
Noi: con la n maiuscola. Non semplicemente la prima persona plurale di un pronome, ma un’unità, una prima persona singolare. Una super-unità, fatta di un ingroup (ahia, parlo psicologico) e di outgroup. Anzi, di tanti ingroup (io vado a ballare al Mavù e poi mangio da Maria la Chiattona: sono zagno o fighetto?) così come di tanti outgroup (mi dà al cazzo la gente che se non balla il sabato sera e non si ritira alle 9 non è contenta, ma io una volta ogni tanto lo farei: sono ipocrita o semplicemente non faccio uso di anfetamine?)
Riconosciuti il dentro e il fuori, si può riconoscere l’Altro. Sempre con la maiuscola. Niente che abbia a che fare con la grammatica italiana. Ma un’unità, a me complementare. O affine? O non è un’altra unità? Siamo la stessa cosa, forse? Ecco, nell’industria creativa queste menate non devono esistere. Si chiama economia delle relazioni, o ecologia delle relazioni. Quanto di più prossimo e allo stesso tempo diverso rispetto all’ipocrisia. Tutti sono utili alla causa.
Non devono esistere nemici per trasformare l’idea in verbo, in carne, in sangue. Esiste un noi, esiste un altro, esiste l’Alterità, l’altro da sé, questo Altro da noi in realtà è a noi vicino, può aiutarci, noi possiamo aiutare lui. Esiste un Noi. Fad’gam. (la sinistra ha messo il paese in ginocchio…e tante e tante altre)
Intelligenza sociale: non basta essere intelligenti. Che poi, cazzo vuol dire essere intelligenti? Tu lo sai? Sono le equazioni? I disegni? Il genio? La pazienza? L’arrivismo?
Si è intelligenti quando si capisce, si comprende il contesto. E si tira il meglio da sé, dai contesti, dall’interazione tra le due variabili che determinano la realtà. Essendo tutto sociale, culturale, antropologico (ciao ingegneri), 2.0. (arret!), la capacità individuale risiede in qualcosa che non è furbizia, perché la furbizia è un tratto univoco, che c’è o non c’è. Ma io potrei anche capire che devo fare l’ingenuo in certi contesti e il furbo in altri. Pensateci, se vi piace tanto la parola intelligenza, io ve ne ho dato una definizione tutto sommato non spaventosa, non da quoziente intellettivo, non da “se ho il QI sotto il 100 sono un deficiente”. Come se le persone fossero fatte con il righello.
Simboli: uno dei 3-4 concetti fondamentali della mia vita.
Ditemi voi: cosa non è simbolo? Cosa non è semioticamente connotato?
In comunicazione politica in particolare se non sai maneggiare i simboli è meglio che ti stai a casa a guardare i cartoni animati. Nella vita di tutti i giorni non è così diverso. Due esempi:
a.
Berlusconi trova un’anziana, l’anziana gli dice che c’ha l’artrite e i cazzi suoi con la pensione, con il figlio che si droga, con la figlia che c’ha il vizietto. Silvio, che di vizietto se ne intende, prende il portafoglio e fa fluire magicamente 100€ nella mano della signora. = simbolo: io, Berlusconi, sono in grado di farti arrivare i soldi se tu me li chiedi.
b.
Perché il fascinoso programma TV “Uomini e Donne” funziona senza sosta da tanti anni? Perché produce simboli.
Attacca una fascia di popolazione chiara e distinta e al suo interno ne individua dei prototipi. Il maschio con la ceretta, le lampade, 1000€ nella tasca, che non sa chi sia Luca Sofri e men che meno suo padre? Ce l’ho.
Ho 16 anni, ho i primi caldi, ma la generazione successiva alla mia i primi caldi li ha avuti prima: sono vecchia, mi sento sola. Vedo una ragazza coi quarantatreesimi caldi. Lei ce la fa, a farsi quello delle lampade. Ce la posso fare pure io. Ce l’ho.
Ho intercettato pure lei. Gli autori di Uomini e Donne producono simboli, feticci, oggetti. Chi guarda Uomini e Donne non può farne a meno perché usa quegli oggetti, quell’oggetto sono io!.
Il Simbolo è necessario per l’identificazione. E l’identificazione è necessaria sia per la declinazione “industria” che per la declinazione “creativa”. L’identificazione è l’unicità e la pecularità. Tutto è identità, tutto è simbolo.
Io ora porterei il piccolo Shardo a casa, che qua ci siamo ampiamente sfasciati i coglioni.
Anche se forse, dopo quello che ci è appena successo, quasi quasi restiamo…
(to be continued)
...e dire che in portogallo fui tignato
Da stasera e fino a domenica circa 200 persone, provenienti da tutta Europa, si sfideranno nel casting di questa manifestazione, a metà tra il torneo e il reality-show. La location è da favola: il Palais Auersperg, nel cuore della città imperiale.
I concorrenti sono il risultato della selezione operata su Everest Poker, una delle sale più frequentate del web. Non conterà soltanto la loro abilità a Texas Hold'em, ma anche la personalità, l'intuito: l'essere personaggio, insomma. Dal "mazzo" verranno estratti 10 fortunati, che per un anno vivranno la vita del del giocatore professionista, in giro per il mondo.
E gli italiani? Sono venti, i nostri connazionali impegnati nella competizione. Di ogni tipo: da Tatiana, studentessa di Economia alla Sapienza di Roma, a Emiliano, 34enne agente immobiliare con la passione per la matematica. E per il poker, ovviamente. Tutti con uno scopo: "Live the dream", vivere il sogno di diventare un professionista.
(gazzetta.it)
giovedì, marzo 27, 2008
martedì, marzo 25, 2008
e poi uno dice che si butta a sinistra
www.buttiamociasinistra.com
"La Legge 194 è una legge intrinsecamente cattiva" (Camillo Ruini)
((censored), mi devi una cena al Pescatore)
lunedì, marzo 24, 2008
24 grana - ghostwriters

ma dinto fa nu friddo ca se more
nun tengo a nisciuno a chiammà, nun tengo nisciuno pe' ascì
e po' se cercasse e parlà nun sapesse che dì
Saglie coccosa che m'agita, comme a paura e guardà
me sient a piezze e nun voglio asciuttà lacreme senza cagnà
E vvote po' me giro e penso a nata cosa ancora
me metto e mmane 'nfaccia tanto saccio che sto fore!
nun tengo cchiù niente a vedè, nun tengo nisciuno a capì
cca pure se torna n'amico nun se fa sentì
Saglie coccosa che m'agita, comme a paura e guardà
me sento a piezze e nun voglio asciuttà lacreme senza cagnà
24 grana – Ghostwriters
Etichetta: Sintesi 300/Self
Genere: pop, cantautorato
Voto: 4/5 (8/10)
Gli unici punti di contatto tra i 24 Grana per come erano (ri)conosciuti nel panorama musicale italiano sono la composizione della band, guidata come sempre da Francesco di Bella, e l’utilizzo massiccio della lingua napoletana per esprimersi (7 tracce su 9). Per il resto stiamo parlando a tutti gli effetti di un gruppo nuovo, sin dal luogo dove si è deciso di produrre Ghostwriters: per la prima volta viene abbandonata Partenope in favore di Roma. Le influenze rock e dub degli esordi, pur apparendo sottotraccia, hanno lasciato il passo alla ricerca della forma-canzone. Il napoletano è funzionale al progetto e nobilita una lingua troppo spesso violentata dai neomelodici e riesce a emozionare l’ascoltatore molto più dell’italiano, utilizzato per le due collaborazioni di prestigio (Riccardo Sinigallia per “Avere una vita davanti”, Filippo Gatti per “Le Verità”) ma incapace di incidere pienamente sul racconto in parole offerto dall’album. Un album lucido, cosciente e maturo, che rende necessario il riconoscimento a livello nazionale della band come scrittori di canzoni nel senso più pieno del termine. Di Bella e soci sono finalmente usciti dalla scomoda gabbia del giovanilismo. Lieti di testimoniarlo.
portishead - third
I don’t know what I’ve done to deserve you
and I don’t know what I’ll do without you
Portishead – Third
Etichetta:
Genere: Trip-hop
Voto: 4/5 (8,5/10)
Se Beth Gibbons non fosse nata a Bristol, la capitale mondiale del trip-hop (e non solo di quello), ma in Italia, magari nel profondo Sud, in qualche borgo calabrese dove la tradizione ha la meglio sul progresso, forse quella chioma bionda e quel fascino magnetico sarebbero a disposizione della comunità. Forse Beth sarebbe una prèfica, una donna che piangeva i morti a pagamento in occasione dei funerali. E credo che ci si sarebbe impegnati per avere Beth in tutte le funzioni. Se i Portishead non si fossero riuniti, il trip-hop, bandiera mai del tutto ammainata ma a mezz’asta da troppo tempo, non avrebbe mai avuto né la parola fine né la seconda puntata. Sarebbe stato un incompiuto: impossibile, per il peso specifico (e la conseguente eredità) di quello che, a livello musicale, può essere definito l’ultimo sussulto degli anni ’90. Se ci si fosse fermati a Dummy (1994), un cd assolutamente irripetibile, per loro come per chiunque altro, avremmo a che fare con un disco leggendario infarcito da una marea di rimpianti.
Ma la storia non si fa con i sé, e così Beth è tornata a casa dopo dimenticabili progetti solisti, a Bristol il trip-hop è stato tirato via dai cassetti e ripulito da un po’ di polvere stantia. E così, aspettando il tanto annunciato Weather Underground dei Massive Attack ci godiamo la terza fatica di studio del terzetto britannico. I 10 anni di pausa si percepiscono, ma non in modo determinante. Il suono è aggiornato, ma l’estetica del dolore, incarnato da sempre da un’ancora imprescindibile Beth Gibbons, è rimasta la stessa. Third raggiunge punte di eccellenza assoluta laddove si corrono i rischi maggiori, laddove la prèfica non deve solo piangere ma guidare le danze, laddove l’elettronica le fornisce un caldo riparo. E allo stesso tempo Geoff Barrow e Adrian Utley sarebbero due figuranti di lusso se non disponessero di cotanta chanteuse. Lo testimonia “The Rip”, dove il cantautorato non avrebbe lo stesso senso se non supportato dai sintetizzatori. L’opener “Silence”, al primo ascolto in particolare, è un viaggio emotivo difficilmente traducibile in parole. La traccia migliore, la numero 9, “Small” sarebbe piaciuta molto anche a Jim Morrison. E’ l’album tutto a rapire, indistintamente. I Portishead sono un’alchimia difficilmente ripetibile. La speranza è che ne siano consapevoli anche i protagonisti. Noi, 10 anni, non li vogliamo più aspettare.
domenica, marzo 23, 2008
3 e 7 a colore
Io sono un grande appassionato di questa disciplina e per quanto poco abbia giocato (specie dal vivo) ho raggiunto un discreto risultato qualificandomi per una specie di Coppa Europa per nazioni e rappresentando l'Italia in un torneo che si è svolto in Portogallo.
Quindi anche io ho risentito e continuo a risentire beneficamente dell'impronta didattica del Poker.
Quando espongo questa teoria ai miei amici e conoscenti che hanno un po' di pregiudizi su questo gioco (d'azzardo, poco valido intellettualmente, alienante, che causa dipendenza) vengo sempre visto con gli occhi di chi sta guardando un ciarlatano, se non addirittura un coglione.
Per questo motivo mi sembra opportuno illustrarvi un esempio.
Al tavolo ci sono 6 giocatori.
I bui e controbui sono molto alti.
I primi due giocatori passano, ci sono ancora 2 giocatori che non hanno ancora messo fiches sul tavolo, diciamo la posizione 3 e la posizione 4.
La persona in posizione 3 dispone di un 3 e 7 a colore, immaginiamo che siano un 3 e un 7 di cuori.
La posizione 4 e la posizione 5 (il buio) hanno anch'esse carte scadenti, la posizione 6 (il controbuio) può vantare una coppia d'Assi.
Succede l'impensabile: la posizione 3 bluffa rilanciando nel tentativo di far passare tutti e mangiare i bui senza nemmeno far vedere le carte.
La posizione 6 dispone di poche fiches: andando a vedere la chiamata (e non potrebbe essere altrimenti, dato che ha le migliori carte possibili) va in ALL IN. Se perde è eliminato.
Siamo a uno scontro diretto: 3 e 7 a cuori contro Asso-Asso. Le statistiche danno la seconda coppia vincente nel 65% circa dei casi. Ma sopratutto è opportuno sottolineare l'assoluta insensatezza del rilancio quando si hanno in mano carte di merda, ma davvero di merda.
Quando gioco a poker non ho molta paura dei giocatori forti. Per loro c'è il rispetto, il timore.
Quando gioco a poker ho paura degli scarpari, di quelli che fanno chiamate folli. Chiamate che devi andare a seguire, per logica, per statistica, per ovvietà.
Chiamate che ti possono lasciare a piedi.
La coppia d'assi perde se:
- vengono mostrate tre carte a colori, anche compreso l'asso ---> colore contro tris
- vengono mostrati 4,5,6 o 5,6,8,9 o 6,8,9,10 ---> scala
- vengono mostrati A, 2,4,5 ---> scala (contro tris d'assi)
- vengono mostrate una coppia di 3 o una coppia di 7 ---> tris contro doppia coppia all'asso
- vengono fuori un 3 e un 7, senza assi ---> doppia coppia
- vengono fuori due 3 e un 7 o due 7 e un 3, senza assi ---> full
- vengono fuori un asso e tre 3 o tre 7 ---> poker contro full
Come vedete la coppia d'assi ha cento modi per morire. Anche contro carte di merda.
Perchè questo esempio?
Perchè nella vita, come nel poker, non si deve aver paura di chi sa vivere, di chi è più bravo di te, di chi sa gestire la vita meglio di te o come te, di chi potrebbe umiliarti con talenti e ingegno.
Esiste il rispetto, il timore al massimo, per queste persone.
Si deve temere chi, la vita, non la sa vivere.
Chi è disposto a uccidere pur di mantenere una posizione, nella vita come nel lavoro, chi non guarda in faccia a nessuno.
Chi non pensa.
Chi è superficiale.
Come ben sappiamo, non tutti sono padroni delle loro stesse cose.
Ma sopratutto non tutti sono consapevoli (o vogliono essere consapevoli) della presenza dell'Altro, chiunque esso sia.
Spesso si fa finta di dimenticare che le proprie azioni causano sempre delle conseguenze sull'ambiente che ci circonda.
Altre volte ci si dimentica e basta. E questo, se è possibile, è ancora più grave.
Oppure si fanno valutazioni errate. Così come quello che col 3 e 7 pensa di vincere il piatto e non pensa che dopo di lui c'è ancora la metà dei giocatori che deve dire la propria.
Il dramma è che troppo spesso, nelle nostre vite, vince chi fa la cazzata, chi pensa di essere furbo e invece è solo salvato dalla fortuna, dall'impunità nelle peggiore delle ipotesi.
Nel torneo di poker che è la mia vita, credo di disporre di una coppia di J.
C'è chi è più bravo di me con le due carte in mano, e ha per questo tutto il mio rispetto e in fondo anche un po' di timore, mi ha insegnato che queste carte sono le più difficili da giocare.
Esiste addirittura un libro di 170 pagine che spiega come giocarle, quali sono le varianti possibili.
Perchè la coppia di Jack è così difficile?
E' presto detto: perchè sono carte buone, buonissime. E ti invogliano a giocare.
Ma non sono le migliori carte possibili.
Io con due J perdo da un tipo che ha Q e 2 in mano se esce anche solo un Q sul tavolo.
Ho sempre più paura delle persone che si siedono al tavolo della mia vita e provano il gusto dell'azzardo, sparigliando tutte le regole. E lasciando il Casinò (con o senza accento) sbancando la casa.
Mi rendo conto di aver preso una deriva ossessivo-paranoide a questo proposito.
Niente di grave eh, già vi immagino dopo aver letto questi due termini. Mi vorreste portare a farmi ricoverare.
Sono in una fase di sfiducia totale, il che è grave. Perchè poi ci si immobilizza e ci si dimentica che in fondo hai delle ottime carte.
Ma non vedo alternative.
Però, come da abitudine, voglio chiudere con messaggi positivi.
Voglio esprimere un desiderio, semplicissimo nella forma, quasi irrealizzabile nella sostanza:
al mio tavolo voglio solo campioni.
Da rispettare. Senza timori.
Solo così saprò che quando perdo è solo per colpa mia.





