Signore e signorine bussano alla Questura: "Mi scusi, sa, non vorrei che il mio nome venisse fuori in questa storia del professor Giordano". I mariti, i fidanzati si informano: "Vorrei sapere se nell'elenco c'è anche per caso questo nominativo". La gente mormora, l'università è in subbuglio, i professori si difendono, "non generalizziamo, per favore, questo è un posto sano", gli studenti confessano: "Con Giordano lo sapevano tutti che era così". Subbuglio a Matera: in mezzo ai Sassi, è spuntato il sesso. Non si tratta però di un banale gioco di vocali, ma di uno scandalo giudiziario che sta scatenando da una parte il pettegolezzo becero di città. E dall'altra sta lanciando ombre inquietanti su come possono andare le cose nell'università italiana.
Lo scandalo parte quindici giorni fa quando il gip di Matera, Angelo Onorati - dopo una lunga inchiesta della squadra mobile - ordina l'arresto (ai domiciliari) del professor Emanuele Giordano, docente di storia della Lingua italiana all'Università degli studi della Basilicata. È accusato di concussione sessuale, falso in atto pubblico: con lui sono indagati altri due docenti, accusati in qualche modo di averlo aiutato.
Giordano usava infatti chiedere alle sue studentesse piaceri sessuali. In cambio offriva buoni voti all'esame ma anche piaceri di altro genere. Da quello che è stato accertato, non ostacolava però più di tanto chi rifiutava le sue avance. Dagli atti risulta inoltre che in più casi, con la complicità dei colleghi, il professore è riuscito a far rifare esami già sostenuti ad alcune studentesse. Lo scopo era avere un voto più alto in modo tale da far alzare la media in vista della laurea.
L'inchiesta è nata dopo la denuncia di una studentessa e si è concentrata su quattro, cinque casi. Gli uomini del capo della Mobile, Luigi Fucarino, avevano piazzato una serie di telecamere nella stanza di Giordano: era lì che il professore riceveva le studentesse. Lì sono stati ripresi vari incontri che non lasciano molti dubbi. "Le indagini però non sono concluse" spiegano gli investigatori. Significa che, indagando, si è scoperto che il professore utilizzava da tempo sempre la stessa tecnica. E che in questi anni tante, tantissime ragazze erano state molestate e in alcuni casi avevano anche accettato le avances: si stanno valutando per il momento un centinaio di casi, "una decina di ragazze sono venute a raccontarci loro stesse quello che le era accaduto negli anni scorsi. Il fenomeno è molto più esteso di quello che pensavamo".
"Mi ha invitato nella sua stanza - ha raccontato una di loro - e mi abbracciava alzandomi la maglietta". O ancora: racconti di scene di sesso orale sulla scrivania, "ho sempre cercato di dissuaderlo ma sapevo che se non lo avessi fatto non avrei ottenuto quegli aiuti" dice una donna sposata, con due bambini. "Questo è tutto da dimostrare" risponde però l'avvocato di Giordano, Michele Porcari. Il professore è ancora ai domiciliari e nei colloqui con il gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. "La situazione è delicata, il professore è separato ma ha figli. Attendiamo - continua il suo legale - di vedere tutte le carte e di capire esattamente cosa sta comportando questo proseguo delle indagini preliminari, queste nuove deposizioni di cui si parla". Mormora, Matera.
giovedì, luglio 31, 2008
mercoledì, luglio 30, 2008
4 stelline, 4 paperelle, qualche pestaggio alla Diaz, qualche morto nelle centrali elettriche...

Claudio Scajola ci ricasca e colleziona un'altra pesante gaffe. In occasione dell'inaugurazione della centrale elettrica di Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia, il ministro dello sviluppo economico ha infatti salutato l'apertura dell'impianto, considerato un modello di sicurezza, con queste parole:
"Dopo tanti sacrifici, anni di lavoro e qualche vita umana si è costruito questa modernissima centrale dove tutto è controllato e tutto è sicuro"
Quel "qualche vita umana", soprattutto in un periodo di piena emergenza morti bianche, appare davvero come un clamoroso autogol. Soprattutto se il protagonista è un politico che di gaffe ne aveva già collezionata una. Clamorosa. Tale da fargli perdere la carica di ministro dell'Interno. Dopo aver definito un "rompicoglioni" Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Brigate Rosse, Scajola fu al centro di una durissima polemica politica che lo costrinse alle dimissioni. A distanza di sei anni Scajola è tornato ministro. Ma è inciampato un'altra volta.
E non sono mancate le reazioni. Per Orazio Licandro (Pdci) "Scajola non è nuovo a queste sgradevolissime gaffes. Il riferimento ancora una volta alla perdita di vite umane come effetto collaterale sopportabile fa rivoltare lo stomaco". Per l'esponente Pdci "nelle democrazie serie per assai meno si va a casa e non si torna più sulla scena politica, ma l'Italia rappresenta la solita anomalia". Secco il commento di Walter Schiavella, segretario generale della Cgil di Roma e Lazio: "Gaffe imperdonabile per chiunque, figuriamoci per un ministro della repubblica. Il minimo - ha aggiunto- è che Scajola chiarisca, o chieda scusa alle famiglie degli operai caduti nel cantiere della centrale".
L'ultima morte bianca nel cantiere di Torrevaldaliga Nord risale a giugno quando a morire fu un operaio slovacco di 24 anni, Ivan Ciffary, precipitato da una piattaforma a oltre 25 metri d'altezza. L'inaugurazione, a cui doveva partecipare anche il premier Berlusconi, è stata contestata dal comitato "No Coke" che da tempo si oppone alla sua realizzazione. I manifestanti hanno inscenato un corteo funebre e hanno lanciato soldi sporchi di sangue sulle bare al grido di "assassini" e "diritto alla salute:articolo 32 della costituzione".
repubblica.it
morali e favole (2) - giovanna la sbirra
This is the one I will try
to be lonely with
This is the one I just know it
This is the one I want to show it
This is the I would die for
to be lonely
to be lonely with
Anything for you
Anything I do seamless
I'll brave the night alone
The darkened sky
Uncertain skies
I'll make it through
It's a wondrous night
Protect me night
I'll make it through
to be lonely with
This is the one I just know it
This is the one I want to show it
This is the I would die for
to be lonely
to be lonely with
Anything for you
Anything I do seamless
I'll brave the night alone
The darkened sky
Uncertain skies
I'll make it through
It's a wondrous night
Protect me night
I'll make it through
E' l'unica vita che posso fare
che mi piace fare
mi renderà triste per una sera.
Ma non di più.
I'll make it trù.
(ringrazio Shardo per le orecchie)
ps. non ho più scritto a GQ. Semplicemente non ho trovato un solo indirizzo mail tra giornale e sito Internet.
Non so se offendermi a morte per questa chiusura nei confronti della plebe oppure elogiare l'assenza di ipocrisia in un gesto che vuol dire "le vostre lettere non le leggiamo e ci rompono pure un po' il cazzo. Ma almeno noi ve lo diciamo".
Credo propenderò per la seconda interpretazione, anche perchè se scegliessi la prima dovrei smettere di comprare il giornale e non ho voglia di combattere con la dissonanza cognitiva.
martedì, luglio 29, 2008
morali e favole
La lezione di giornata, o meglio, il colpo di fino (o di piccone?) nella (ri-)costruzione di un'identità è la seguente.
I miei obiettivi li ho sempre realizzati quando potevo farlo da solo.
Non intendo completamente solo, sarei arrogante più di quanto già non lo sia solitamente e sopratutto sarei ingeneroso con chi, nei vari passaggi cruciali della vita, mi è stato accanto, mi ha sostenuto, mi ha dato la spinta.
Ma è quando ho capito il problema, o fissato l'ambizione, e ho avuto la possibilità e la libertà di costruirmi da solo i mezzi e le pratiche per arrivare dove volevo arrivare.
E' solo quando è successo tutto questo, che sono riuscito.
Quando ho avuto bisogno di altri, che fosse un pari o un superiore, che fosse un ok, la condivisione di un piano o del tempo, quando non richiedevo semplicemente un supporto, quando era proprio bisogno, necessità; bè, là ho fallito, troppo spesso.
Morale: le favole si costruiscono da soli.
Quando sarò obbligato a lavorare in gruppo sarò leale e instancabile. Ma non sarò la locomotiva.
E' un altro cambio di posizione. Piccolo o grande, non è urgente definirlo nè saprei farlo.
E' un cambio. Qualitativo. Importante.
A proposito di posizione, triangolo (1a persona singolare del presente di triangolare). Così come si fa quando ci sono i terremoti. O bisogna individuare le isole deserte. O le stelle polari. Quelle che spesso (non più tardi di stamattina) hanno dato voce ai miei post.
3. Un triangolo di stelle polari.
Io sono (anche) questo.
Una mappa incomprensibile per molti, probabilmente per gli stessi che dicono
Partendo dal presupposto che sì, mi piace guardare le donne nude, ma non sui giornali, devo qualcosa a questo benedetto GQ, come scrissi qualche tempo fa.
Fino a 3 giorni fa pensavo che scrivere al direttore di un giornale fosse una grande idiozia.
Perchè mai un direttore di una rivista nazionale da migliaia di copie dovrebbe leggere le psichedelie emotive di un suo lettore #xy?
Ma alla fine si può scrivere a un direttore anche per sè stessi.
E io ho un debito col giornale.
E quindi vi saluto, e vado a scrivergli.
Con un bicchiere di coca-cola in mano, non me ne vorrete.
I miei obiettivi li ho sempre realizzati quando potevo farlo da solo.
Non intendo completamente solo, sarei arrogante più di quanto già non lo sia solitamente e sopratutto sarei ingeneroso con chi, nei vari passaggi cruciali della vita, mi è stato accanto, mi ha sostenuto, mi ha dato la spinta.
Ma è quando ho capito il problema, o fissato l'ambizione, e ho avuto la possibilità e la libertà di costruirmi da solo i mezzi e le pratiche per arrivare dove volevo arrivare.
E' solo quando è successo tutto questo, che sono riuscito.
Quando ho avuto bisogno di altri, che fosse un pari o un superiore, che fosse un ok, la condivisione di un piano o del tempo, quando non richiedevo semplicemente un supporto, quando era proprio bisogno, necessità; bè, là ho fallito, troppo spesso.
Morale: le favole si costruiscono da soli.
Quando sarò obbligato a lavorare in gruppo sarò leale e instancabile. Ma non sarò la locomotiva.
E' un altro cambio di posizione. Piccolo o grande, non è urgente definirlo nè saprei farlo.
E' un cambio. Qualitativo. Importante.
A proposito di posizione, triangolo (1a persona singolare del presente di triangolare). Così come si fa quando ci sono i terremoti. O bisogna individuare le isole deserte. O le stelle polari. Quelle che spesso (non più tardi di stamattina) hanno dato voce ai miei post.
3. Un triangolo di stelle polari.
La differenza fra essere e apparire non esiste più: se tutto, dalla strada al sesso, può in ogni istante essere filmato, qualunque nostro gesto è potenzialmente un gesto per gli altri.
Quindi dev'essere coreografico.
Quindi dev'essere coreografico.
(Mauro Covacich)
Il problema sta all'origine,
nel fatto che rifiutiamo di pensarci come esseri solitari.
(PierFrancesco Favino)
A certi concorrenti non piace fare il giro del circuito in auto
perchè quando vai a 80 all'ora riesci a vedere tutte le cose contro cui puoi sbattere.
(Guy Martin)
nel fatto che rifiutiamo di pensarci come esseri solitari.
(PierFrancesco Favino)
A certi concorrenti non piace fare il giro del circuito in auto
perchè quando vai a 80 all'ora riesci a vedere tutte le cose contro cui puoi sbattere.
(Guy Martin)
Io sono (anche) questo.
Una mappa incomprensibile per molti, probabilmente per gli stessi che dicono
"Dino è superimpegnato",
"non ti ricordo senza birra",
"ma che vai facendo con quello zaino fucsia"
"Leggi GQ? Ah, ti piace guardare le donne nude"
"non ti ricordo senza birra",
"ma che vai facendo con quello zaino fucsia"
"Leggi GQ? Ah, ti piace guardare le donne nude"
Partendo dal presupposto che sì, mi piace guardare le donne nude, ma non sui giornali, devo qualcosa a questo benedetto GQ, come scrissi qualche tempo fa.
Fino a 3 giorni fa pensavo che scrivere al direttore di un giornale fosse una grande idiozia.
Perchè mai un direttore di una rivista nazionale da migliaia di copie dovrebbe leggere le psichedelie emotive di un suo lettore #xy?
Ma alla fine si può scrivere a un direttore anche per sè stessi.
E io ho un debito col giornale.
E quindi vi saluto, e vado a scrivergli.
Con un bicchiere di coca-cola in mano, non me ne vorrete.
sono un alcolista?
1.
Sono venuto allo stand delle birre perchè sapevo che ti avrei trovato qua
(F., sabato)
2.
Ora che ci penso, non ti ho mai visto senza una birra
(M., lunedì)
3.
Stanotte ti ho sognato, e ovviamente avevi una birra in mano
(E., martedì)
Quasi quasi passo alla sigaretta, o ancora meglio, alla cocaina, così dò meno spettacolo.
(p.s. chi vi scrive indossa in questo momento una maglietta degli Alcool Bari, e bacia una Peroni nel suo avatar su MSN. Ora, provate a confondere l'amore e i valori con l'alcolismo, e vi rompo un po' del vetro che produco nei sensi)
Sono venuto allo stand delle birre perchè sapevo che ti avrei trovato qua
(F., sabato)
2.
Ora che ci penso, non ti ho mai visto senza una birra
(M., lunedì)
3.
Stanotte ti ho sognato, e ovviamente avevi una birra in mano
(E., martedì)
Quasi quasi passo alla sigaretta, o ancora meglio, alla cocaina, così dò meno spettacolo.
(p.s. chi vi scrive indossa in questo momento una maglietta degli Alcool Bari, e bacia una Peroni nel suo avatar su MSN. Ora, provate a confondere l'amore e i valori con l'alcolismo, e vi rompo un po' del vetro che produco nei sensi)
stelle polari (4)
Io non dormo con le puttane.
Se m'è capitato, l'ho saputo dopo
(Walter Matthau)
Il 90% di tutto è ciarpame
(Legge di Sturgeon - http://it.wikipedia.org/wiki/Theodore_Sturgeon)
Ci si può stordire con le droghe
o con l'amore.
Io ho scelto l'amore
(PierFrancesco Favino)
Se m'è capitato, l'ho saputo dopo
(Walter Matthau)
Il 90% di tutto è ciarpame
(Legge di Sturgeon - http://it.wikipedia.org/wiki/Theodore_Sturgeon)
Ci si può stordire con le droghe
o con l'amore.
Io ho scelto l'amore
(PierFrancesco Favino)
lunedì, luglio 28, 2008
provateci voi
A fare la vita dello studente in ferie
o del lavoratore in ferie
senza essere in ferie.
Troppa carne, troppa birra, troppe risate per un 27 luglio. Davvero troppo iniziare la settimana con queste premesse: tornare alle 2 e alzarsi alle 8.30.
Se sto così mo, come starò venerdì alle 18.30?
(fatemi gastemare ogni tanto, non sto poi così male, alla fine)
o del lavoratore in ferie
senza essere in ferie.
Troppa carne, troppa birra, troppe risate per un 27 luglio. Davvero troppo iniziare la settimana con queste premesse: tornare alle 2 e alzarsi alle 8.30.
Se sto così mo, come starò venerdì alle 18.30?
(fatemi gastemare ogni tanto, non sto poi così male, alla fine)
domenica, luglio 27, 2008
la casa delle libertà (2) - milano double standard
Ma perché la cifra stilistica della sinistra italiana deve essere per forza il doppio standard, la doppia morale? Prendiamo l'ultimo caso in ordine di tempo. Il governo utilizza una norma vigente per dichiarare lo stato d'emergenza di fronte all'afflusso dei clandestini. Dalla sinistra partono bordate: razzismo, xenofobia, autoritarismo, intollerabile clima emergenziale. Quella norma però è stata in passato utilizzata anche dal governo Prodi.
Come mai all'epoca nessuno fiatò? Come mai nessuno di quelli che oggi strillano accusò quel governo di razzismo e xenofobia? Perché i «sacri principi», quali che essi siano, devono sempre essere piegati alle esigenze politiche del momento? Non è forse un modo per dimostrare che in quei principii, utili solo come armi da brandire contro l'avversario, in realtà, non si crede affatto? La spiegazione più ovvia, più a portata di mano, quella che rinvia l'esistenza della doppia morale, del doppio standard, alle persistenti scorie lasciate in eredità al Paese dalla vecchia tradizione comunista, è insoddisfacente: spiega troppo o troppo poco. Certo, è vero, nella tradizione comunista il doppio standard era la regola. Per i comunisti esisteva un fine superiore, una nobile causa al cui raggiungimento tutto doveva essere subordinato e piegato. Il ricorso continuo alla menzogna, ad esempio, era giustificato dal fine superiore. Così come il doppio standard.
Si pensi alla sorte di certi leader democristiani: Fanfani, Andreotti, Cossiga. Su di essi il Pci riversò a più riprese ogni genere di accuse, spesso anche quella infamante di essere registi di trame paragolpiste. Però, se il vento cambiava , quei registi occulti delle peggiori trame si trasformavano in amici e «compagni di strada»: il giudizio politico-morale su di loro dipendeva dall'utile politico del momento. E la capacità di intimidazione culturale del Pci e delle forze che lo fiancheggiavano era tale da non rendere necessario rispondere a una domanda che, del resto, solo pochi osavano porre: ma come è possibile che oggi strizziate l'occhio a un tale che fino a pochi mesi fa accusavate dei più infami misfatti?
Qualcosa del genere, d'altra parte, accade ancora. Si pensi al caso di Umberto Bossi del quale non si è ancora capito se si tratta di un leader xenofobo e parafascista, praticamente un delinquente, una minaccia per la democrazia, oppure di una costola della sinistra, uno con cui, magari, si può essere disposti a fare un po' di strada «federalista» insieme. O meglio, abbiamo capito benissimo: Bossi continuerà ad essere, alternativamente, l'una o l'altra cosa a seconda di come evolveranno nei prossimi anni i suoi rapporti con Berlusconi. Dicevo che non ce la possiamo cavare tirando in ballo solo la tradizione comunista. Sarebbe sbagliato e anche ingiusto verso molti ex comunisti.
La sinistra attuale è un amalgama informe che mescola brandelli della vecchia tradizione comunista con tic e cliché culturali di derivazione azionista e del cattolicesimo di sinistra. Queste ultime due componenti sono, forse, ancor più responsabili della prima nell'alimentare oggi quel mito della superiorità antropologico-morale della sinistra che continua a giustificare il ricorso al doppio standard e alla doppia morale. Tutto ciò è bene esemplificato dagli atteggiamenti dominanti a sinistra sulle questioni di giustizia. Il «pieno rispetto» per la magistratura e la regola secondo cui «ci si deve difendere nei processi e non dai processi» sono nobili principi che vengono sempre invocati quando nei guai ci sono gli avversari di destra. Ma se in graticola finiscono esponenti della sinistra (a patto, naturalmente, che non siano «ex socialisti») la musica improvvisamente cambia. Diventa legittimo attaccare i magistrati e persino difendersi «dai processi».
Personalmente, ho forti perplessità sui comportamenti tenuti, nell'esercizio delle loro funzioni, da magistrati come la Forleo e, soprattutto, De Magistris, ma non sono affatto sicuro che ad essi si possano attribuire più scorrettezze di quelle imputabili a certi magistrati che in passato si occuparono di Berlusconi e di altri nemici della sinistra. Si guardi a come opera il doppio standard nelle valutazioni di processi e procedimenti giudiziari a seconda che vi siano coinvolti amici o nemici. Se, poniamo, viene scagionato un imprenditore «amico» si plaude all'impeccabile comportamento dei magistrati e non ci si impegna certo in «analisi» minuziose con lo scopo di fare le bucce ai risultati delle inchieste. Altrimenti, come ha giustamente osservato Pierluigi Battista sul Corriere due giorni fa, lo spartito cambia, il doppio standard impera. Questi signori, sempre impegnati a stilare pagelle e ad assegnare brutti voti a quelli che definiscono «sedicenti» liberali, non hanno mai capito che indice di liberalismo è usare un solo criterio, un solo metro di giudizio, sempre lo stesso, per gli amici e per gli avversari, e che fare un uso così platealmente strumentale dei principi significa non avere alcun principio. Quando qualcuno di loro finalmente lo capirà, avremo, e sarà un bene per il Paese, qualche esponente in meno della genia dei «moralmente superiori» e qualche liberale in più.
Angelo Panebianco, Corriere.it
Come mai all'epoca nessuno fiatò? Come mai nessuno di quelli che oggi strillano accusò quel governo di razzismo e xenofobia? Perché i «sacri principi», quali che essi siano, devono sempre essere piegati alle esigenze politiche del momento? Non è forse un modo per dimostrare che in quei principii, utili solo come armi da brandire contro l'avversario, in realtà, non si crede affatto? La spiegazione più ovvia, più a portata di mano, quella che rinvia l'esistenza della doppia morale, del doppio standard, alle persistenti scorie lasciate in eredità al Paese dalla vecchia tradizione comunista, è insoddisfacente: spiega troppo o troppo poco. Certo, è vero, nella tradizione comunista il doppio standard era la regola. Per i comunisti esisteva un fine superiore, una nobile causa al cui raggiungimento tutto doveva essere subordinato e piegato. Il ricorso continuo alla menzogna, ad esempio, era giustificato dal fine superiore. Così come il doppio standard.
Si pensi alla sorte di certi leader democristiani: Fanfani, Andreotti, Cossiga. Su di essi il Pci riversò a più riprese ogni genere di accuse, spesso anche quella infamante di essere registi di trame paragolpiste. Però, se il vento cambiava , quei registi occulti delle peggiori trame si trasformavano in amici e «compagni di strada»: il giudizio politico-morale su di loro dipendeva dall'utile politico del momento. E la capacità di intimidazione culturale del Pci e delle forze che lo fiancheggiavano era tale da non rendere necessario rispondere a una domanda che, del resto, solo pochi osavano porre: ma come è possibile che oggi strizziate l'occhio a un tale che fino a pochi mesi fa accusavate dei più infami misfatti?
Qualcosa del genere, d'altra parte, accade ancora. Si pensi al caso di Umberto Bossi del quale non si è ancora capito se si tratta di un leader xenofobo e parafascista, praticamente un delinquente, una minaccia per la democrazia, oppure di una costola della sinistra, uno con cui, magari, si può essere disposti a fare un po' di strada «federalista» insieme. O meglio, abbiamo capito benissimo: Bossi continuerà ad essere, alternativamente, l'una o l'altra cosa a seconda di come evolveranno nei prossimi anni i suoi rapporti con Berlusconi. Dicevo che non ce la possiamo cavare tirando in ballo solo la tradizione comunista. Sarebbe sbagliato e anche ingiusto verso molti ex comunisti.
La sinistra attuale è un amalgama informe che mescola brandelli della vecchia tradizione comunista con tic e cliché culturali di derivazione azionista e del cattolicesimo di sinistra. Queste ultime due componenti sono, forse, ancor più responsabili della prima nell'alimentare oggi quel mito della superiorità antropologico-morale della sinistra che continua a giustificare il ricorso al doppio standard e alla doppia morale. Tutto ciò è bene esemplificato dagli atteggiamenti dominanti a sinistra sulle questioni di giustizia. Il «pieno rispetto» per la magistratura e la regola secondo cui «ci si deve difendere nei processi e non dai processi» sono nobili principi che vengono sempre invocati quando nei guai ci sono gli avversari di destra. Ma se in graticola finiscono esponenti della sinistra (a patto, naturalmente, che non siano «ex socialisti») la musica improvvisamente cambia. Diventa legittimo attaccare i magistrati e persino difendersi «dai processi».
Personalmente, ho forti perplessità sui comportamenti tenuti, nell'esercizio delle loro funzioni, da magistrati come la Forleo e, soprattutto, De Magistris, ma non sono affatto sicuro che ad essi si possano attribuire più scorrettezze di quelle imputabili a certi magistrati che in passato si occuparono di Berlusconi e di altri nemici della sinistra. Si guardi a come opera il doppio standard nelle valutazioni di processi e procedimenti giudiziari a seconda che vi siano coinvolti amici o nemici. Se, poniamo, viene scagionato un imprenditore «amico» si plaude all'impeccabile comportamento dei magistrati e non ci si impegna certo in «analisi» minuziose con lo scopo di fare le bucce ai risultati delle inchieste. Altrimenti, come ha giustamente osservato Pierluigi Battista sul Corriere due giorni fa, lo spartito cambia, il doppio standard impera. Questi signori, sempre impegnati a stilare pagelle e ad assegnare brutti voti a quelli che definiscono «sedicenti» liberali, non hanno mai capito che indice di liberalismo è usare un solo criterio, un solo metro di giudizio, sempre lo stesso, per gli amici e per gli avversari, e che fare un uso così platealmente strumentale dei principi significa non avere alcun principio. Quando qualcuno di loro finalmente lo capirà, avremo, e sarà un bene per il Paese, qualche esponente in meno della genia dei «moralmente superiori» e qualche liberale in più.
Angelo Panebianco, Corriere.it
la casa delle libertà (1) - la fine della sinistra

Nichi Vendola e la mozione 2 sono in minoranza dentro Rifondazione comunista. Sono arrivati qui cinque giorni fa con la maggioranza relativa (47,7%) ma non quella assoluta e la speranza di ricompattare i 650 delegati nel progetto di una nuova sinistra di lotta dal basso ma anche di governo. Non ce l'hanno fatta. Riunioni notturne che sono andate avanti fino alle cinque di questa mattina hanno invece compattato due mozioni satelliti (3-4) con Ferrero (1) contro quella di Vendola e dei bertinottiani. E il documento di Ferrero è stato approvato dal congresso con il 53% dei voti (342 su 646 votanti contro i 304, pari al 47%, andati a quello di Vendola). La parola finale tocca al Comitato politico che nel pomeriggio indicherà con voto segreto il nome del segretario. Verso l'astensione il documento numero 5 con il suo 1,5%. Rc senza segretario? "Nichi Vendola si è ritirato, non ha la maggioranza": sono le undici e mezzo quando Paolo Ferrero leader della mozione 1 dà ai suoi questa informazione. Allora è lei l'unico candidato? "No, in questo momento Rifondazione non ha un candidato segretario. Deciderà poi il Cpn", il comitato politico, il parlamentino di Rc. Una dimostrazione di "purezza" da parte dell'ex ministro della Solidarietà sociale la cui candidatura in questi giorni è stata sempre lì lì per essere ufficializzata. Ma Ferrero tiene molto a un punto: prima la linea politica, "chiara, netta, senza ambiguità", poi il segretario che "deve essere indicato dal basso, dal congresso e dall'assemblea". Candidarsi sarebbe stata una formale ma clamorosa contraddizione. Vendola: "Questa è la fine del partito". In verità il governatore della Puglia resta candidato fino alla riunione del Cpn. Solo in quella sede, con i numeri nero su bianco, prenderà atto del fatto che la nuova maggioranza del partito deve indicare il nuovo segretario (Ferrero?). A quel punto farà un passo indietro. Prima della votazione dei due documenti - votazione palese, quasi una fiducia, con la chiama surreale di "compagni" e "compagne" che sfilano davanti al microfono a dire "1" oppure "2" perchè non si fidano più l'uno dell'altro - Vendola chiede la parola. "Sono sconfitto ma sereno. Considero questo congresso il compimento della sconfitta politica di aprile, la ratifica di un arretramento culturale perchè ho sentito cose di una volgarità straordinaria, ben oltre la decenza e la fine del partito della Rifondazione comunista" dice il governatore. Ma poi, per mettere a tacere voci di una scissione, "noi, con il nostro 47,3 per cento, non ce ne andiamo, stiamo qua a costruire la nostra battaglia". Quella che vince, vuol precisare, è "una maggioranza ricreata con alchimie". E a proposito dei voti dei congressi locali annullati "a sud dai compagni del nord": "Venite, compagni del nord, a vedere come è organizzato questo partito al sud, venite a vedere cosa significa fare partito sfidando la mafia tutti i giorni facendo nomi e cognomi". L'ultimo tentativo di Bertinotti. Va in scena, sempre di notte, un altro tentativo disperato. Questa volta è Bertinotti che parla a lungo, fitto fitto, con Claudio Grassi che ancora ieri dal palco aveva chiesto, quasi pregato: "Nichi, Paolo, parlatevi perché se Rifondazione di divide in due, Rifondazione muore". Ma Grassi, con la morte nel cuore, non tradirà la sua mozione. E non farà inciuci. Comunque vada, se anche ci fosse quel "miracolo" che per un pugno di voti o di astensioni lascia Rifondazione ai "miglioristi" bertinottiani anziché ai "duri e puri, opposizione sempre, governo mai" di Ferrero, il partito è spaccato. E da oggi comincia una fase nuova per tutta la sinistra.
repubblica.it
sabato, luglio 26, 2008
gli amici e i colleghi (ventimila modi diversi di vivere)
Oramai sto iniziando ad affezionarmi a questo sabato da blogger, anche se oggi sarebbe forse stato più sano e logico continuare a scrivere questo benedetto progetto, che sono sempre meno sicuro di riuscire a concludere anche perchè, a 4 giorni dalla scadenza, non ho ancora ricevuto spunti concreti dall'esterno. E questa settimana ho incastrato 40 ore a Proforma.
Nessun particolare rimpianto, se non il fatto che io smanio e gli altri no.
Io penso che sia giunto il momento di svoltare (e sopratutto che ci sono le condizioni per farlo: a Bari, se non lo facciamo noi, chi cazzo lo deve fare? Siamo tra i 25enni più potenti di questa città), mentre non sento lo stesso tipo di urgenza attorno a me.
E così questi 25000€ a fondo perduto potrebbero andar perduti.
Diceva Tommaso Padoa-Schioppa:
Tornando a noi.
Questa settimana ha ulteriormente consacrato il mio cambio di testa.
Quando uno fa di queste auto-analisi, solitamente lo dice per caricarsi, per convincersi che è vero. Poi magari le rivoluzioni si sciolgono dopo poche ore di sole.
Ma stavolta, boh, sembra tutto cambiato.
La regolarità degli orari, la riduzione drastica delle uscite e dei contatti umani mi fa bene.
Ieri al Chiri sorridevo a tutti. Da quanto non mi succedeva?
Qualcosa vorrà dire...
La stanchezza "cronica" è quella che mi porto dietro, non è qualcosa che sto accumulando ora. Questo weekend è ancora così, è un weekend da vecchio Duni, quello bulimico emotivamente.
Ma le scadenze sò scadenze..ci a ma fà :)
Dopodichè va tutto meglio.
Più serenità, la consapevolezza di trovarmi in un momento professionale sensazionale.
(sono nel posto giusto; nel momento giusto; potrei essere la persona giusta, spero. Anche se ho sempre la sensazione che potrei lavorare di più. Ma guarirò)
Meno aspettative dagli amici.
Questa settimana ho capito ancora delle cose.
Quando uno fa di queste auto-analisi, solitamente lo dice per caricarsi, per convincersi che è vero. Poi magari le grandi verità si sciolgono dopo poche ore di sole.
Ma stavolta, boh, sembra tutto cambiato.
Spesso le cose che riguardavano il futuro, i sogni, i progetti, i lavori, riguardavano necessariamente i tuoi amici, perchè con loro dovevi condividerli, perchè non avevi altri modi per poterli portare avanti.
Ora non è più così, gli amici sono amici, i colleghi sono colleghi. Il lavoro è una cosa, i rapporti un'altra.
Dagli amici ti aspetti delle cose (sempre di meno, in verità), dai colleghi altre.
Agli amici dai delle cose (sempre di meno, in verità), ai colleghi altri.
Imparare la gestione. Capire che gli amici quasi mai sono ottimi colleghi. Chissà i colleghi, se potranno diventare ottimi amici.
Capisci con chi puoi lavorare, capisci di chi puoi essere amico.
Capisci con chi non puoi lavorare, di chi non puoi essere amico.
Capisci che talvolta si può lavorare con persone di cui non puoi essere amico, capisci che non puoi lavorare con persone di cui puoi essere amico.
Capisci. Invecchi? Maturi? Diventi pesante? A voi la scelta.
La riduzione della complessità è davvero una manna. Non mischiando le sensazioni provenienti da diversi contesti godi di più delle piccole gioie provenienti da ognuno degli ambiti.
Prima non facevo così, era tutto un flusso ed era tutto un casino.
Il blog: 20000 visite.
Grazie mille.
(avrei da far polemiche sul rapporto tra la popolarità di questo posto e la quantità di cazzi miei che ci metto dentro, sempre meno di quello che si vorrebbe, sempre di più di quelli che mettete voi qui o in altri luoghi informatici, ma vi risparmio. Anche perchè, polemiche a parte, a me sta benissimo così.)
Nessun particolare rimpianto, se non il fatto che io smanio e gli altri no.
Io penso che sia giunto il momento di svoltare (e sopratutto che ci sono le condizioni per farlo: a Bari, se non lo facciamo noi, chi cazzo lo deve fare? Siamo tra i 25enni più potenti di questa città), mentre non sento lo stesso tipo di urgenza attorno a me.
E così questi 25000€ a fondo perduto potrebbero andar perduti.
Diceva Tommaso Padoa-Schioppa:
"L'Italia è un paese dalle ambizioni timide"
Non posso che condividere.Tornando a noi.
Questa settimana ha ulteriormente consacrato il mio cambio di testa.
Quando uno fa di queste auto-analisi, solitamente lo dice per caricarsi, per convincersi che è vero. Poi magari le rivoluzioni si sciolgono dopo poche ore di sole.
Ma stavolta, boh, sembra tutto cambiato.
La regolarità degli orari, la riduzione drastica delle uscite e dei contatti umani mi fa bene.
Ieri al Chiri sorridevo a tutti. Da quanto non mi succedeva?
Qualcosa vorrà dire...
La stanchezza "cronica" è quella che mi porto dietro, non è qualcosa che sto accumulando ora. Questo weekend è ancora così, è un weekend da vecchio Duni, quello bulimico emotivamente.
Ma le scadenze sò scadenze..ci a ma fà :)
Dopodichè va tutto meglio.
Più serenità, la consapevolezza di trovarmi in un momento professionale sensazionale.
(sono nel posto giusto; nel momento giusto; potrei essere la persona giusta, spero. Anche se ho sempre la sensazione che potrei lavorare di più. Ma guarirò)
Meno aspettative dagli amici.
Questa settimana ho capito ancora delle cose.
Quando uno fa di queste auto-analisi, solitamente lo dice per caricarsi, per convincersi che è vero. Poi magari le grandi verità si sciolgono dopo poche ore di sole.
Ma stavolta, boh, sembra tutto cambiato.
Spesso le cose che riguardavano il futuro, i sogni, i progetti, i lavori, riguardavano necessariamente i tuoi amici, perchè con loro dovevi condividerli, perchè non avevi altri modi per poterli portare avanti.
Ora non è più così, gli amici sono amici, i colleghi sono colleghi. Il lavoro è una cosa, i rapporti un'altra.
Dagli amici ti aspetti delle cose (sempre di meno, in verità), dai colleghi altre.
Agli amici dai delle cose (sempre di meno, in verità), ai colleghi altri.
Imparare la gestione. Capire che gli amici quasi mai sono ottimi colleghi. Chissà i colleghi, se potranno diventare ottimi amici.
Capisci con chi puoi lavorare, capisci di chi puoi essere amico.
Capisci con chi non puoi lavorare, di chi non puoi essere amico.
Capisci che talvolta si può lavorare con persone di cui non puoi essere amico, capisci che non puoi lavorare con persone di cui puoi essere amico.
Capisci. Invecchi? Maturi? Diventi pesante? A voi la scelta.
La riduzione della complessità è davvero una manna. Non mischiando le sensazioni provenienti da diversi contesti godi di più delle piccole gioie provenienti da ognuno degli ambiti.
Prima non facevo così, era tutto un flusso ed era tutto un casino.
Il blog: 20000 visite.
Grazie mille.
(avrei da far polemiche sul rapporto tra la popolarità di questo posto e la quantità di cazzi miei che ci metto dentro, sempre meno di quello che si vorrebbe, sempre di più di quelli che mettete voi qui o in altri luoghi informatici, ma vi risparmio. Anche perchè, polemiche a parte, a me sta benissimo così.)
gli atteggiamenti mafiosi sono una cosa da meridionali
Il poco raffinato gesto che il leader della Lega Umberto Bossi ha rivolto da ultimo all'inno italiano è stato ripreso dalla compagnia aerea Ryanair sul suo sito Web, in una pubblicità in cui le offerte del vettore low cost vengono confrontate con le alte tariffe di Alitalia.Nella pubblicità apparsa sulla home page del sito di Ryanair compare una fotografia del leader del Carroccio Umberto Bossi con il dito medio alzato e sotto la scritta: "Il ministro Bossi ai passeggeri italiani. Il governo: supporta le alte tariffe di Alitalia, supporta i frequenti scioperi di Alitalia, se ne frega dei passeggeri italiani". Poi l'immagine cambia e appare la scritta pubblicitaria "Vola Ryanair a 10 euro".
Lo spot di Ryanair ha provocato la reazione del sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Roberto Castelli, leghista, che chiede ai vertici della compagnia di scusarsi.
"Tutto immaginavo tranne che Ryanair fosse un partito politico. Mi attiverò per capire se questa sorprendente presa di posizione sia compatibile con l'attività di operatore della compagnia negli aeroporti italiani. Mi auguro che arrivino immediatamente le scuse dei dirigenti. In ogni caso certamente io non mi avvarrò dei servizi di Ryanair", ha detto Castelli.
Ryanair non è nuova ad attacchi e a critiche nei confronti della compagnia aerea italiana sua concorrente, che ha accusato di aver violato le norme dell'Unione europea sugli aiuti di Stato.
Anni fa, Ryanair ha dipinto su un aereo della sua flotta la scritta "Arrivederci Alitalia".
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, di cui Bossi è uno degli alleati più importanti, ha detto di aver trovato i fondi necessari per rilanciare la compagnia aerea e un nuovo slogan: "Io amo l'Italia, io volo Alitalia".
(reuters Italia)
peroni is burning
Il dramma di due uomini
La mail della newsletter degli studenti Erasmus a Bari
Un disastro enorme ha subito la Città di Bari, è stato colpito il simbolo della Città e la speranza di centinaia di Erasmus.
Stamattina parte dello stabilimento della PERONI di Bari è andato in fumo !!!!
è esplosa la cisterna che conteneva il Luppolo ... si vede che era di quello buono!
Stasera ci berremo le ultime scorte di Peroni ghiacciata rimaste nei pub !
giovedì, luglio 24, 2008
lodo è bello
Francesca LodoE ora non si sente più "perseguitato". Prima conseguenza: il sabato potrà lavorare per il paese e non "perdere tempo" con i suoi avvocati. Il premier sembra radioso, così lo raccontano i suoi senatori, a poche ore dall'approvazione dello scudo penale per le quattro più alte cariche dello stato e dalla firma del Presidente della Repubblica che ha messo l'ok finale alla legge. Berlusconi è a un incontro con i suoi senatori a Palazzo Madama che in queste ore gli ha "regalato" due traguardi importanti: il Lodo e il pacchetto sicurezza. Il premier parla di tutto, rassicura su Alitalia ("stiamo lavorando"), dice la sua sul caso Englaro ("è giusto intervenire", cioè sollevare il conflitto di attribuzioni previsto la prossima settimana), sul federalismo ("bisogna tener conto delle esigenze delle regioni del sud") e sul dialogo col Pd.
"Non sono più perseguitato". "Ora il sabato potrò lavorare tranquillamente e non stare con i miei avvocati..." dice Berlusconi ai senatori che ha voluto ringraziare personalmente per il lavoro di questi giorni. "Non vorrei parlare dei magistrati - ha sottolineato il premier - ma mi avete liberato... Ora non verrò più perseguitato, da quando sono sceso in politica ho dovuto far fronte a 2.502 udienze".
Il Presidente del Consiglio ha anche scherzato sul provvedimento approvato dal Senato ieri: "Così facendo - ha detto Berlusconi -, avete licenziato Ghedini e i suoi collaboratori...". Berlusconi ha ribadito che il Lodo Alfano "è un provvedimento assolutamente giusto".
Federalismo & riforme. La maggioranza andrà avanti sulle riforme. "Da settembre - ha spiegato Berlusconi - porteremo in Parlamento una serie di disegni di legge" per procedere sul federalismo, la riforma costituzionale e la giustizia ("La mancanza di certezza nei processi civili blocca gli investimenti dall'estero"). Nei gazebo, nelle piazze, sarà distribuito un manifesto "con le cose fatte e quelle ancora da fare". "Siamo convinti della necessità di dar vita al federalismo fiscale, ma bisognerà tener conto delle ragioni, delle esigenze e di tutte le regioni meridionali che devono essere salvaguardate" ha sottolineato il premier.
Pace fatta con la Lega. E massima stima per Umberto Bossi dopo le tensioni nella maggioranza per i suoi insulti all'Inno di Mameli e agli insegnanti che vengono dal sud. Il premier lo descrive come uomo di "grande raziocinio e straordinaria lealtà". Il fatto è che quando Bossi è in un teatro, se qualcuno la spara grossa lui deve spararla più grossa ancora. Così il premier Silvio Berlusconi ha dipinto il leader del Carroccio descrivendo il Senatur come un "animale da popolo": "Ma non dobbiamo preoccuparci - ha aggiunto - e in ogni caso nella coalizione siamo noi, essendo il partito maggiore, a dover mostrare più responsabilità".
Elezioni europee: sbarramento al 5%. Per le prossime elezioni europee il premier pensa a una legge elettorale con liste bloccate ("per mandare a Bruxelles i tecnici") e sbarramento al 5%. E se l'opposizione chiedesse il 4%, il governo direbbe no. Lo sbarramento al 5% servirebbe anche a "limitare le spese che ora arrivano fino a 3 milioni di euro. Porterà a una maggiore trasparenza nella raccolta di fondi e darà alla maggioranza una squadra di 'specialisti' preparati a livello europeo che aiuteranno l'Italia a contare di più con un forte blocco di centrodestra".
Tra le promesse elettorali non mantenute per mancanza di fondi Berlusconi cita il bonus bebè. "Si farà perchè è una promessa - assicura il premier - raccontando che molto spesso, di fronte a gente che per strada chiede conto dei mille euro per la nascita di ciascun bebè italiano, per non sentirsi in colpa lui tira fuori di tasca propria il denaro. Ma si può fare sempre" ha concluso il premier. Per il resto aesso la priorità è "ridurre le spese" dello Stato, poi il Governo "taglierà le tasse". Il premier ha ripetuto la sua intenzione di affidare a delle "agenzie esterne" la razionalizzazione delle spese di ogni Ministero. Dunque "ora una, due diligence per abbattere l'inefficienza della pubblica amministrazione". Subito dopo - ha concluso il Presidente del Consiglio - "ci occuperemo di come ridurre le tasse".
Dialogo sì ma senza offese. Il dialogo con l'opposizione va bene ma Silvio Berlusconi non intende mostrare disponibilità illimitata di fronte ad un centrosinistra che in realtà non ha interesse a confrontarsi sul serio. Quindi no al dialogo "con offese a correnti alternate". Più in generale il premier ha detto comunque di non farsene "un cruccio" anche perchè "sono loro che devono venire da noi". Lo dicono i sondaggi: "Il gradimento verso il Governo è al 59,9%", mentre il gradimento verso il Presidente del Consiglio "è a 62,5%", il "maggior gradimento nella storia".
Pdl partito unico. "Entro febbraio, prima delle elezioni europee, è necessario che la Pdl sia un partito unico" ha detto Berlusconi a proposito della nascita del partito unico e dello scioglimento di Fi e An, "lo vogliono gli elettori". limitare le spese che ora arrivano fino a 3 milioni di euro, porterà a una maggiore trasparenza nella raccolta di fondi e darà alla maggioranza una squadra di 'specialisti' preparati a livello europeo che aiuteranno l'Italia a contare di più con un forte blocco di centrodestra.
repubblica.it
lunedì, luglio 21, 2008
se lo fanno in Italia, faccio un concerto al giorno
Fino a qualche anno fa gli europei (italiani specialmente) negli Usa con auto a noleggio si riconoscevano inequivocabilmente quando si fermavano dal benzinaio: abituati ai prezzi agghiaccianti del carburante in Europa (in Italia specialmente) finivano o per inserire un eccesso di banconote nel distributore automatico o semplicemente scuotevano la testa davanti ai prezzi davvero bassissimi (fino a prima della guerra in Iraq un gallone di benzina, cioè 3,78 litri, costava più o meno un dollaro e mezzo, adesso un gallone costa circa quattro dollari, cioè due euro e quaranta, più del doppio di prima ma comunque sempre un prezzo ridicolo per gli standard europei).
La crisi petrolifera, in un Paese con le grandi distanze degli Stati Uniti, ha avuto effetti pesantissimi sull'economia; tra le vittime, anche i concerti estivi. Rivolti più che altro a un pubblico di giovani con un budget più ristretto di quello degli adulti, i grandi concerti si trovano in difficoltà, primi tra tutti i festival musicali tenuti in zone isolate come Coachella (nel deserto a ovest di Los Angeles) e Bonnaroo (nella campagna del Tennessee).
Per la prima volta da molti anni entrambi i festival non hanno registrato il tradizionale tutto esaurito (fino all'anno scorso i biglietti per Coachella venivano venduti su Internet via eBay o Craigslist a prezzi da borsa nera). Springsteen e Nine Inch Nails, artisti abbonati al tutto esaurito, hanno faticato a vendere i biglietti per il tour americano ai livelli degli anni scorsi (pur riscuotendo successo); Stevie Wonder, Maroon 5 e Counting Crows hanno scelto invece di mettere in saldo molti biglietti per garantire un'alta affluenza ai loro tour. È chiaro che il prezzo del carburante, anche per colpa di auto generalmente meno efficienti sotto il profilo dei consumi come quelle del mercato Usa, è uno dei fattori principali di questa mini-recessione: se la spesa per la benzina diventa doppia, si gonfia il budget per un viaggio spesso lungo come quelli necessari a raggiungere la sede del concerto.
Il palazzetto di Gifford, New Hampshire, ha offerto sconti sui biglietti proporzionali all'andamento dei prezzi del carburante alla pompa. Gary Dongiovanni, direttore della rivista Pollstar, ha dichiarato a Mtv che «15 o 20 dollari in più da aggiungere al prezzo del biglietto a causa del costo della benzina possono anche raddoppiare le spese programmate inizialmente dai fans», rendendo la crisi petrolifera uno dei motivi principali per l'estate poco brillante di molte band in tournée per gli Usa e per i festival musicali. Non solo gli spettatori sono meno propensi a viaggiare, ma costa molto di più agli organizzatori il trasporto delle mega-attrezzature per i grandi concerti (luci, scenografie, amplificatori) con i Tir che le portano avanti e indietro per gli Usa. Ray Waddel, di Billboard, ha spiegato alla tv Abc che «ci saranno tagli alle spese, anche nelle scenografie, è inevitabile».
E per le band indipendenti non ancora affermate, ragazzi che girano con il classico minivan, il carobenzina comporta spese maggiorate di centinaia di dollari, rendendo spesso negativo il bilancio di una serata. Marc Geiger, uno degli inventori del festival Lollapalooza, ha spiegato che «la crisi è reale, non ancora drammatica, ma bisogna fare qualcosa». E curiosamente è toccato a un festival di musica classica scegliere la mossa più originale: la Boston Symphony Orchestra per aiutare i frequentatori del festival estivo di Tanglewood, due ore e mezzo d'auto a ovest di Boston, ha lanciato una convenzione con le pompe di benzina dell'autostrada: 50 dollari spesi in uno di quei distributori valgono un coupon che dà diritto a un ingresso gratuito al concerto.
corriere.it
La crisi petrolifera, in un Paese con le grandi distanze degli Stati Uniti, ha avuto effetti pesantissimi sull'economia; tra le vittime, anche i concerti estivi. Rivolti più che altro a un pubblico di giovani con un budget più ristretto di quello degli adulti, i grandi concerti si trovano in difficoltà, primi tra tutti i festival musicali tenuti in zone isolate come Coachella (nel deserto a ovest di Los Angeles) e Bonnaroo (nella campagna del Tennessee).
Per la prima volta da molti anni entrambi i festival non hanno registrato il tradizionale tutto esaurito (fino all'anno scorso i biglietti per Coachella venivano venduti su Internet via eBay o Craigslist a prezzi da borsa nera). Springsteen e Nine Inch Nails, artisti abbonati al tutto esaurito, hanno faticato a vendere i biglietti per il tour americano ai livelli degli anni scorsi (pur riscuotendo successo); Stevie Wonder, Maroon 5 e Counting Crows hanno scelto invece di mettere in saldo molti biglietti per garantire un'alta affluenza ai loro tour. È chiaro che il prezzo del carburante, anche per colpa di auto generalmente meno efficienti sotto il profilo dei consumi come quelle del mercato Usa, è uno dei fattori principali di questa mini-recessione: se la spesa per la benzina diventa doppia, si gonfia il budget per un viaggio spesso lungo come quelli necessari a raggiungere la sede del concerto.
Il palazzetto di Gifford, New Hampshire, ha offerto sconti sui biglietti proporzionali all'andamento dei prezzi del carburante alla pompa. Gary Dongiovanni, direttore della rivista Pollstar, ha dichiarato a Mtv che «15 o 20 dollari in più da aggiungere al prezzo del biglietto a causa del costo della benzina possono anche raddoppiare le spese programmate inizialmente dai fans», rendendo la crisi petrolifera uno dei motivi principali per l'estate poco brillante di molte band in tournée per gli Usa e per i festival musicali. Non solo gli spettatori sono meno propensi a viaggiare, ma costa molto di più agli organizzatori il trasporto delle mega-attrezzature per i grandi concerti (luci, scenografie, amplificatori) con i Tir che le portano avanti e indietro per gli Usa. Ray Waddel, di Billboard, ha spiegato alla tv Abc che «ci saranno tagli alle spese, anche nelle scenografie, è inevitabile».
E per le band indipendenti non ancora affermate, ragazzi che girano con il classico minivan, il carobenzina comporta spese maggiorate di centinaia di dollari, rendendo spesso negativo il bilancio di una serata. Marc Geiger, uno degli inventori del festival Lollapalooza, ha spiegato che «la crisi è reale, non ancora drammatica, ma bisogna fare qualcosa». E curiosamente è toccato a un festival di musica classica scegliere la mossa più originale: la Boston Symphony Orchestra per aiutare i frequentatori del festival estivo di Tanglewood, due ore e mezzo d'auto a ovest di Boston, ha lanciato una convenzione con le pompe di benzina dell'autostrada: 50 dollari spesi in uno di quei distributori valgono un coupon che dà diritto a un ingresso gratuito al concerto.
corriere.it
sabato, luglio 19, 2008
russotto sarà il vice-lavezzi
Ancora sabato, ancora blog. Questa volta si esce però.
E si esce a degno coronamento di un'altra settimana rutilante, sempre intensa, sempre senza soste, ma completamente diverse dalle precedenti.
Vita nuova, dicevo. Da fuori non si direbbe, ma dentro di me è cambiato tutto.
Ho iniziato a Proforma. Ora, almeno per un po', i weekend avranno la forma dei weekend.
Ho vinto il primo premio al master.
Ho portato le carte per diventare professore universitario (partirei dai laboratori, non vi spaventate)
Ho comprato la PS3 e ho iniziato a giocarci. E dopo un primo furtivo amoreggiamento, mi sa che la mia vita sociale conoscerà una sacrosanta, attesissima, salutare flessione.
Ho ignorato una proposta di dottorato a Roma. "Ce la puoi fare" è stato l'implicito invito di una mia prof. Tengo la splendida attestazione di stima e rifletto sul fatto che non ho valutato questa opzione per nemmeno un secondo.
Ma per il momento siamo ancora mondani: ho fatto le 5 ieri dopo aver fatto le 5.30 avantieri, con 8 ore di lavoro in mezzo.
Stasera si offre dal bere per il mio successo al master. Ma distesi, senza fughe, con lentezza.
Oggi e domani, niente caffè.
L'evento della settimana? Il concerto dei Massive Attack.
La scenografia migliore che io ricordi (pensavo che Madonna fosse insuperabile, e invece, seppur di poco e seppur per motivi concettuali più che "fisici", deve cedere il passo), sopratutto in quella spaventosamente riuscita Inertia Creeps in cui, mentre del Naja cantava con la sua voce filtrata da chissà quali marchingegni, il pubblico era completamente ipnotizzato dalle scritte di colore rosso, in lingua italiana, che invadevano lo spazio visivo sul palco.
Frasi tratte dal nostro modo di essere italiani, dalla nostra estate, fatta di tette, culi, e calcio-mercato.
E così si passa da Michelle Hunziker nuda a Ibiza, Rosy della Pupa e il secchione accompagnata da uomini in Porsche fino al nuovo acquisto del Napoli, città ospite del concerto e che porta con sè l'eredità genealogica del leader dei Massive. Un capolavoro citazionista che non poteva non dare il titolo a questo post. E che non poteva non far godere il pubblico indigeno.
E non si sono fermati solo alla divertita critica degli usi e costumi della stampa balneare, ma hanno anche detto cosa pensano del mondo, attraverso citazioni di grandissimi e frasi meno leggendarie nella paternità ma forse anche di più nella sostanza.
Ne fermo 2 su tutte:
L'esagerazione è l'inizio dell'invenzione
L'indipendenza è la felicità
e invito Roccia e Gioletta, miei compagni di esperienza (perchè questi concerti sono bellissimi anche per tutto ciò che c'è intorno, viaggi compresi), a citare la loro. Vediamo cosa viene fuori.
Oggi riposo, domani riposo. Perchè non potrebbe essere altrimenti, perchè non riesco a fare altro che cazzeggiare. Sensazione liberatoria per me, speriamo di non prenderci troppo, troppo gusto.
Io andrei a offrir da bere ai miei colleghi masterini che non mi sembrano poi così tanto incazzati o sdegnati per la mia vittoria al master. Un cocktail con loro sarà un piacere.
Ma prima di abbandonarmi a svariate Peroni familiari, volevo buttare giù due righi su Paolo Giordano.
Dottorando in fisica, 25 anni, ha vinto il Premio Strega.
Miglior libro d'Italia.
E ho pensato: è un grandissimo, è il massimo elogio della capacità di saper essere tante cose insieme, tutte su altissimi livelli. Mi piace assai questa idea che non si debba diventare specialisti ortodossi, dell'eclettismo, della capacità di svariare.
Io non sarò mai bravo come Paolo Giordano, anche perchè dovrei mettermi a scrivere mo tentando di vincere l'anno prossimo lo Strega.
Però, eliminando le irrealistiche aspettative, perchè non salvare la frase di su eliminando le aspirazioni da primo della classe?
Ci penso,
vedremo.
E si esce a degno coronamento di un'altra settimana rutilante, sempre intensa, sempre senza soste, ma completamente diverse dalle precedenti.
Vita nuova, dicevo. Da fuori non si direbbe, ma dentro di me è cambiato tutto.
Ho iniziato a Proforma. Ora, almeno per un po', i weekend avranno la forma dei weekend.
Ho vinto il primo premio al master.
Ho portato le carte per diventare professore universitario (partirei dai laboratori, non vi spaventate)
Ho comprato la PS3 e ho iniziato a giocarci. E dopo un primo furtivo amoreggiamento, mi sa che la mia vita sociale conoscerà una sacrosanta, attesissima, salutare flessione.
Ho ignorato una proposta di dottorato a Roma. "Ce la puoi fare" è stato l'implicito invito di una mia prof. Tengo la splendida attestazione di stima e rifletto sul fatto che non ho valutato questa opzione per nemmeno un secondo.
Ma per il momento siamo ancora mondani: ho fatto le 5 ieri dopo aver fatto le 5.30 avantieri, con 8 ore di lavoro in mezzo.
Stasera si offre dal bere per il mio successo al master. Ma distesi, senza fughe, con lentezza.
Oggi e domani, niente caffè.
L'evento della settimana? Il concerto dei Massive Attack.
La scenografia migliore che io ricordi (pensavo che Madonna fosse insuperabile, e invece, seppur di poco e seppur per motivi concettuali più che "fisici", deve cedere il passo), sopratutto in quella spaventosamente riuscita Inertia Creeps in cui, mentre del Naja cantava con la sua voce filtrata da chissà quali marchingegni, il pubblico era completamente ipnotizzato dalle scritte di colore rosso, in lingua italiana, che invadevano lo spazio visivo sul palco.
Frasi tratte dal nostro modo di essere italiani, dalla nostra estate, fatta di tette, culi, e calcio-mercato.
E così si passa da Michelle Hunziker nuda a Ibiza, Rosy della Pupa e il secchione accompagnata da uomini in Porsche fino al nuovo acquisto del Napoli, città ospite del concerto e che porta con sè l'eredità genealogica del leader dei Massive. Un capolavoro citazionista che non poteva non dare il titolo a questo post. E che non poteva non far godere il pubblico indigeno.
E non si sono fermati solo alla divertita critica degli usi e costumi della stampa balneare, ma hanno anche detto cosa pensano del mondo, attraverso citazioni di grandissimi e frasi meno leggendarie nella paternità ma forse anche di più nella sostanza.
Ne fermo 2 su tutte:
L'esagerazione è l'inizio dell'invenzione
L'indipendenza è la felicità
e invito Roccia e Gioletta, miei compagni di esperienza (perchè questi concerti sono bellissimi anche per tutto ciò che c'è intorno, viaggi compresi), a citare la loro. Vediamo cosa viene fuori.
Oggi riposo, domani riposo. Perchè non potrebbe essere altrimenti, perchè non riesco a fare altro che cazzeggiare. Sensazione liberatoria per me, speriamo di non prenderci troppo, troppo gusto.
Io andrei a offrir da bere ai miei colleghi masterini che non mi sembrano poi così tanto incazzati o sdegnati per la mia vittoria al master. Un cocktail con loro sarà un piacere.
Ma prima di abbandonarmi a svariate Peroni familiari, volevo buttare giù due righi su Paolo Giordano.
Dottorando in fisica, 25 anni, ha vinto il Premio Strega.
Miglior libro d'Italia.
E ho pensato: è un grandissimo, è il massimo elogio della capacità di saper essere tante cose insieme, tutte su altissimi livelli. Mi piace assai questa idea che non si debba diventare specialisti ortodossi, dell'eclettismo, della capacità di svariare.
Io non sarò mai bravo come Paolo Giordano, anche perchè dovrei mettermi a scrivere mo tentando di vincere l'anno prossimo lo Strega.
Però, eliminando le irrealistiche aspettative, perchè non salvare la frase di su eliminando le aspirazioni da primo della classe?
Ci penso,
vedremo.
giovedì, luglio 17, 2008
piatto riccò...

La notizia è apparsa alle 12.26 tra le news del sito de L'Equipe: "Riccardo Riccò positivo ai controlli antidoping. Tracce di Epo di terza generazione nelle sue urine".
I controlli si riferiscono alla cronometro individuale disputata l'8 luglio scorso a Cholet. La conferma arriva da Pierre Bordry, presidente dell'Agenzia francese della lotta al doping, l'unico organo accreditato dall'Aso, che da questa edizione ha estromesso l'Uci: "Le tracce di Epo di terza generazione sono state trovate negli esami svolti dopo la quarta tappa". Nella stessa frazione fu riscontrata la positività di Dueñas della Barloworld, che però è stato fermato ieri. Quanto a Beltran, lo spagnolo della Liquigas, non aveva superato i test già l'11 luglio.
Il modenese, che prima della 12ª tappa era nono in classifica con 2'29" di ritardo dalla maglia gialla, aveva vinto due tappe: quella di Super Besse il 10 luglio, e quella di Bagneres-de-Bigorre, quattro giorni dopo. L'atleta è stato raggiunto dalla gendarmeria nel van della Saunier Duval, prima della partenza della dodicesima tappa, e portato via a bordo di un'auto della squadra per essere interrogato mentre la folla lo copriva di fischi e insulti. Tutta la Saunier Duval-Scott, ha deciso di non partire per protesta nella 12ª tappa, la Lavelanet-Narbonne di 168,5 chilometri, sospendendo ogni attività agonistica.
L'Agenzia francese per la lotta al doping aveva già testato il corridore della Saunier Duval-Scott diverse volte, tre prima della partenza e una dopo l'arrivo solo nella prima settimana della Grande Boucle. Riccò avrebbe utilizzato il CERA, attivatore continuo dei recettori dell'eritropoietina ma sembra che le ultime analisi condotte dall'AFLD abbiano evidenziato livelli anomali di ematocrito ed emoglobina per un totale di 20 atleti iscritti.
"Mi ricordo che anche tra i dilettanti aveva avuto problemi legati al doping e poi tutto si risolse perché si scoprì che i suoi valori erano alti fisiologicamente". Stenta a crederci Franco Ballerini, il direttore tecnico delle Nazionali di ciclismo, intervistato dall'agenzia Dire. Una pedina in meno anche per le Olimpiadi di Pechino. "Era riserva, non era fra i titolari - spiega -. La possibilità di schierare un uomo in più mi aveva fatto pensare di schierarlo da riserva: io non ho parole sulla vicenda. Un rimpiazzo? La notizia non mi ha fatto pensare a nessun altro. Io vado avanti con il mio progetto e spero che alla fine possa essere vincente". Alla fine un augurio per il modenese. "Mi auguro che sia un valore fisiologico. Altrimenti, non ho parole".
martedì, luglio 15, 2008
lunedì, luglio 14, 2008
i never wanted to be a role model...
...it just happened.
Il primo giorno della mia nuova vita è stato colorato da una boutade tipica del mio modo di essere "tradizionale". Quell'irriverenza che spesso è capita solo da me e per la quale mi sento particolarmente figo.
Che ogni tanto viene intercettata da qualcuno che pensa che sia un pazzo.
Cerimonia del master, premiazione dei tre studenti più meritevoli.
Presentarsi con le scarpe dell'ape maia, uno zaino fucsia con delle improbabili manette color oro, un portatile a tracolla e sopratutto con una t-shirt con una scritta che recitava il titolo del mio post sul davanti e la prima frase del mio post sul di didietro (sono stati contati non meno di 6 colori differenti) dimostra quanto falsa fosse la mia modestia e quanto diplomatiche fossero le affermazioni nei confronti nei miei colleghi che mi davano per vincitore sicuro del primo premio.
Vinco facile, faccio pure un discorso ai miei colleghi tra Don Raffaè e il docente di marketing sul fatto che non si può lavorare se non ci si diverte e che se tra noi gggiovani ci immaginiamo concorrenti faremo la fine dei poveri a noi.
Annuiscono più i genitori dei masterini che i masterini stessi.
Mi regalo la Playstation3 con i soldi dell'alta formazione: un po' me lo merito, un po' è boutade.
Oggi mi sò fissato con sto cazzo di francesismo, sarà che è 14 luglio.
La giornata è stata splendida.
Il mio secondo primo giorno a Proforma mi ha fatto emozionare, ed è sempre bellissimo emozionarsi.
Non sono più così timido, loro sono bravissimi a farti sentire a casa. E in più, ora, a casa ci sto davvero.
Il mio secondo primo giorno, il primo giorno della mia seconda (o terza? o quarta? o forse prima?) vita mi ha restituito la gioia di essere pischello.
Dopo alzate di cresta legate a improvvisi scatti di carriera, scatti che hanno spesso nascosto insidie, mi sono riappropriato di una dimensione più mia, più umana.
Ho abbassato la testa, come è giusto che fosse (le boutade sono boutade, appunto) e mi sono rimesso al posto mio, a costruire, a imparare, a guardare ammirato certe vicende.
E' questa la grande conquista del mio scatto in avanti.
Eppure i successi curriculari dovrebbero invitare a fare il contario.
Eppure.
Al pomeriggio, dopo pranzo, ho intimamente goduto (Sasso è inflessibile) quando il Sindaco ha strigliato Roccia.
Una lezione di vita: bisogna mettersi in gioco, palle e tutto, per potercela fare, per poter svoltare, per non dover arrivare a dire "avrei voluto farlo...ma poi..."
Spero che questa strigliata sia servita.
Il vantaggio di vivere in un ambiente mediocre è che basta un filo di sforzo per emergere.
In un mondo di ciechi chi è orbo è re, cose del genere.
Mi sono perfettamente rispecchiato nelle parole di Michele.
Dobbiamo dare in testa, noi che possiamo.
Il primo giorno della mia nuova vita mi è piaciuto proprio assai.
Quasi quasi non cambio più.
(ho perso 35 dollari a poker come un cretino, magari quello era evitabile - trovatemi un cazzo di sponsor, che mi metto a giocare senza fare cazzate)
Il primo giorno della mia nuova vita è stato colorato da una boutade tipica del mio modo di essere "tradizionale". Quell'irriverenza che spesso è capita solo da me e per la quale mi sento particolarmente figo.
Che ogni tanto viene intercettata da qualcuno che pensa che sia un pazzo.
Cerimonia del master, premiazione dei tre studenti più meritevoli.
Presentarsi con le scarpe dell'ape maia, uno zaino fucsia con delle improbabili manette color oro, un portatile a tracolla e sopratutto con una t-shirt con una scritta che recitava il titolo del mio post sul davanti e la prima frase del mio post sul di didietro (sono stati contati non meno di 6 colori differenti) dimostra quanto falsa fosse la mia modestia e quanto diplomatiche fossero le affermazioni nei confronti nei miei colleghi che mi davano per vincitore sicuro del primo premio.
Vinco facile, faccio pure un discorso ai miei colleghi tra Don Raffaè e il docente di marketing sul fatto che non si può lavorare se non ci si diverte e che se tra noi gggiovani ci immaginiamo concorrenti faremo la fine dei poveri a noi.
Annuiscono più i genitori dei masterini che i masterini stessi.
Mi regalo la Playstation3 con i soldi dell'alta formazione: un po' me lo merito, un po' è boutade.
Oggi mi sò fissato con sto cazzo di francesismo, sarà che è 14 luglio.
La giornata è stata splendida.
Il mio secondo primo giorno a Proforma mi ha fatto emozionare, ed è sempre bellissimo emozionarsi.
Non sono più così timido, loro sono bravissimi a farti sentire a casa. E in più, ora, a casa ci sto davvero.
Il mio secondo primo giorno, il primo giorno della mia seconda (o terza? o quarta? o forse prima?) vita mi ha restituito la gioia di essere pischello.
Dopo alzate di cresta legate a improvvisi scatti di carriera, scatti che hanno spesso nascosto insidie, mi sono riappropriato di una dimensione più mia, più umana.
Ho abbassato la testa, come è giusto che fosse (le boutade sono boutade, appunto) e mi sono rimesso al posto mio, a costruire, a imparare, a guardare ammirato certe vicende.
E' questa la grande conquista del mio scatto in avanti.
Eppure i successi curriculari dovrebbero invitare a fare il contario.
Eppure.
Al pomeriggio, dopo pranzo, ho intimamente goduto (Sasso è inflessibile) quando il Sindaco ha strigliato Roccia.
Una lezione di vita: bisogna mettersi in gioco, palle e tutto, per potercela fare, per poter svoltare, per non dover arrivare a dire "avrei voluto farlo...ma poi..."
Spero che questa strigliata sia servita.
Il vantaggio di vivere in un ambiente mediocre è che basta un filo di sforzo per emergere.
In un mondo di ciechi chi è orbo è re, cose del genere.
Mi sono perfettamente rispecchiato nelle parole di Michele.
Dobbiamo dare in testa, noi che possiamo.
Il primo giorno della mia nuova vita mi è piaciuto proprio assai.
Quasi quasi non cambio più.
(ho perso 35 dollari a poker come un cretino, magari quello era evitabile - trovatemi un cazzo di sponsor, che mi metto a giocare senza fare cazzate)
domenica, luglio 13, 2008
c'è crisi (1)

Lampadine fulminate, telecamere spente, tubi dell'acqua che perdono. Quest'estate, caserme dei carabinieri, questure e commissariati rimarranno a secco: senza un euro in cassa. Gli "accreditamenti per le manutenzioni ordinarie" sono infatti sospesi da una circolare interna del Viminale, datata 13 giugno 2008.
"E così - lamentano i sindacati - nessuno verrà a cambiare i toner delle stampanti, né a pulire i filtri dei condizionatori". Non è tutto. Mancano i soldi per gli agenti sui treni a lunga percorrenza: da 8 mesi sono in attesa delle indennità. Dimezzati poi i fondi per la squadra nautica di Porto Empedocle: le motovedette impegnate sul fronte caldo dell'immigrazione clandestina rischiano di rimanere in porto.
Eppure della sicurezza il centrodestra ha sempre fatto la sua bandiera. Nel programma elettorale del Pdl si legge, al punto 3: "Aumento progressivo delle risorse per la sicurezza e maggiore presenza sul territorio delle forze dell'ordine". Finora, però, le cose stanno andando diversamente. A prescindere dai tagli annunciati nella manovra finanziaria (3 miliardi di euro in tre anni, secondo i sindacati di categoria), i conti in rosso delle forze dell'ordine già fanno sentire i loro effetti. Il 13 giugno scorso, Giovanna Iurato, direttore centrale dei "Servizi tecnico-logistici e della gestione patrimoniale" del ministero dell'Interno, ha firmato una circolare a tutte le prefetture, questure e al comando generale dei carabinieri: "Gli accreditamenti predisposti da questo ufficio per le manutenzioni ordinarie degli immobili demaniali e privati adibiti a sedi delle caserme dei carabinieri e della polizia di Stato - si legge sulla circolare - sono stati sospesi, poiché l'ufficio centrale di Bilancio ha comunicato che sono in corso di istituzione i nuovi capitoli di spesa. Nonostante la consapevolezza del disagio provocato dal ritardo delle aperture di credito - prosegue la Iurato - al momento risulta impossibile provvedere all'emissione degli accreditamenti. Si prega pertanto di sospendere gli affidamenti dei lavori e delle manutenzioni".
Tradotto: per cambiare una lampadina, un toner o aggiustare un bagno, commissariati e caserme dovranno aspettare tempi migliori. "Questa circolare cade in un momento difficile - spiega Giorgio Innocenzi, segretario nazionale del sindacato di polizia Consap - da tutta Italia infatti ci arrivano segnalazioni di sedi inagibili, telecamere guaste, tubi rotti". Non solo. Il Consap denuncia il mancato pagamento delle indennità agli agenti impegnati nella vigilanza sui treni a lunga percorrenza: "Da quando è nato il servizio, otto mesi fa - racconta Innocenzi - agli agenti non è stata mai corrisposta l'indennità speciale (pari a 100 euro a viaggio), che è a carico delle Fs, in base ad apposita convenzione col Viminale".
Non è tutto. La squadra nautica di Porto Empedocle (Agrigento), impegnata nel contrasto all'immigrazione clandestina, nel 2007 ha ricevuto 18mila euro e nel 2008 solo 9mila per la manutenzione delle motovedette e il carburante (basta pensare che ogni rifornimento per le barche di altura "Squalo" costa circa 2mila euro e dura in media 6 giorni). "Tutte le squadre nautiche - spiega Claudio Giardullo del Silp Cgil - hanno lo stesso problema: dallo stanziamento dell'anno 2007 pari a 1.200.000 euro, si è passati a soli 400mila euro per il 2008".
Non mancano, infine, effetti collaterali imprevisti dei conti in rosso. In Sardegna, nel centro d'accoglienza di Elmas, aperto all'interno del distaccamento aeroportuale, sempre di più sono gli immigrati richiedenti asilo politico. Questi, per legge, hanno diritto a uscire dal centro dalle ore 8 alle 20. Peccato però che vista la natura militare del sito, non possono muoversi liberamente. "Per questo - racconta Giardullo - la questura aveva previsto un servizio navetta. Servizio, però, mai partito per mancanza di fondi e personale. Così i rifugiati rimangono chiusi nel centro tutto il giorno".
sabato, luglio 12, 2008
meno tasse per tutti

Cinque a due. Perché di promesse da realizzare a tambur battente sul fronte economico il governo Berlusconi ne aveva lanciate almeno sette, ma cinque sono rimaste sulla carta. Solo promesse, appunto. E tali resteranno. D'altra parte l'economia è la scienza triste ma anche quella che, quasi sempre, lascia meno spazio alle opinioni. Contano i fatti.
Dunque, nella campagna elettorale e subito dopo la chiusura delle urne, il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, aveva garantito "meno tasse sulla famiglia, sul lavoro, sulle imprese". "Vogliamo ridurre la pressione fiscale sotto il 40 per cento del Pil nei prossimi anni", aveva detto il 2 aprile. Ma non lo farà. Nell'arco di tutta la legislatura, sia chiaro. L'ha scritto nel Dpef, il
Documento di programmazione economico-finanziaria, il suo Super ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. E l'ha certificato solo qualche giorno fa il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, nella sua audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato: "La pressione fiscale rimarrebbe invariata nel quinquennio dopo la riduzione di 0,3 per cento punti di Pil attesa per il 2008 (al 43 per cento)", ha scandito il governatore. Resterà al livello già raggiunto durante il biennio in cui a guidare la politica fiscale c'era Vincenzo Visco. Continuità, insomma, "con il vecchio galleggiamento del governo Prodi". Come nota Luca Ricolfi docente di Analisi dei dati all'Università di Torino. Ma qui, nel tradimento della promessa sulle tasse, c'è anche il maggiore "scarto" - spiega Ricolfi - tra il programma elettorale e la realtà. "Mi sembra troppo - aggiunge - sostenere che in quattro mesi c'è stata un'accelerazione della crisi tale da obbligare il nuovo governo a rimangiarsi tutto. In ogni caso qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità di spiegare perché ha cambiato idea".
E di idee mutate, o proprio dimenticate, ce ne sono anche altre. Per esempio quella che i giornali hanno ribattezzato il "bonus bebè": mille euro per ogni neonato per rilanciare la crescita demografica. Ancora Berlusconi, premier in pectore, il 15 aprile: "Il primo Consiglio dei ministri introdurrà anche il bonus di mille euro per i nuovi nati". Dopo quello di Napoli, di Consigli dei ministri - come è noto - ce ne sono stati molti altri, ma il bonus per i neonati non è mai stato discusso. Così che il 14 giugno, la promessa elettorale è stata retrocessa a un mero auspicio: "Vorrei che si potesse fare al più presto".
Il governo ha abolito del tutto l'Ici sulla prima casa, come promesso. L'unica tassa davvero federale è stata cancellata. Ma già Prodi l'aveva abolita per il 40 per cento delle prime abitazioni. La perdita di gettito dei Comuni (1,7 miliardi) sarà compensata con altri trasferimenti.
Il 31 maggio scorso, Berlusconi annuncia che "i premi di produttività e gli straordinari vanno liberati da qualunque tassa". Le tredicesime, di cui aveva parlato in campagna elettorale, già non ci sono più. In ogni caso consideriamola tra le promesse mantenute, ma la "liberazione" è stata molto parziale. Intanto perché solo sperimentale e poi per i tanti paletti (le risorse sono scarse, si sa) che sono stati messi. Lo sgravio, per ora, è riservato solo ai lavoratori del settore privato che nel 2007 non hanno superato i 30 mila euro di reddito. E poi la cedolare secca del 10 per cento si applicherà fino al limite massimo di tremila euro di reddito da lavoro straordinario o da altre componenti variabili. Davvero una misura per sostenere il reddito dei lavoratori dipendenti? Piuttosto appare destinata a una minoranza di loro. Sempre la Banca d'Italia: "Nel secondo trimestre del 2007 circa il 10 per cento dei lavoratori dipendenti ha effettuato prestazioni di lavoro straordinario per un numero complessivo di ore pari al 2 per cento circa del totale. Sono gli occupati nelle industrie del nord di dimensioni medio-grandi, di sesso maschile e con livelli di istruzione e qualifiche relativamente elevate a effettuare prestazioni di lavoro straordinario con maggiore frequenza".
È rimasta praticamente una boutade la promessa lanciata in "zona Cesarini" della campagna elettorale: "Aboliremo gradualmente il bollo su auto e moto" (11 aprile 2008, ultima apparizione in tv del Cavaliere-candidato). Nulla, nonostante l'avvocato-parlamentare Niccolò Ghedini, avesse chiesto al direttore di un'importante rivista di settore di verificare i costi da sostenere non fidandosi, il Cavaliere, delle stime dei suoi collaboratori.
Nell'ultimo mese di campagna elettorale i temi economici monopolizzarono praticamente la campagna elettorale, in particolare il caso Alitalia. Che - ha scritto Guido Legnante, professore di Sociologia politica a Pavia, nel libro Senza più sinistra. L'Italia di Bossi e Berlusconi (Il Sole 24 Ore) - ha costituito per Berlusconi "l'occasione per ricordare agli italiani le proprie capacità imprenditoriali e di leadership". E, infatti, il 14 aprile il leader del centrodestra, fresco di vittoria, dichiarava: "Prevedo una soluzione italiana entro un mese da oggi". Air France è scappata e la compagnia con il tricolore perde tre milioni al giorno.
La cosiddetta Robin Tax è stata approvata. "Avrà una destinazione sociale", disse il 18 giugno Berlusconi. Ma non è esattamente così. A finanziaria la "social card" per gli anziani più poveri andranno 200 milioni, pari a meno del 10 per cento del gettito atteso, e solo per il 2008. "Se anche fosse vero che si preleva ai ricchi, è certo che non si distribuisce ai poveri", hanno scritto su lavoce. info Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra. E Carlo Scarpa sullo stesso sito: "Robin Hood, se ci sei batti un colpo...".
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