domenica, luglio 27, 2008

la casa delle libertà (1) - la fine della sinistra


Nichi Vendola e la mozione 2 sono in minoranza dentro Rifondazione comunista. Sono arrivati qui cinque giorni fa con la maggioranza relativa (47,7%) ma non quella assoluta e la speranza di ricompattare i 650 delegati nel progetto di una nuova sinistra di lotta dal basso ma anche di governo. Non ce l'hanno fatta. Riunioni notturne che sono andate avanti fino alle cinque di questa mattina hanno invece compattato due mozioni satelliti (3-4) con Ferrero (1) contro quella di Vendola e dei bertinottiani. E il documento di Ferrero è stato approvato dal congresso con il 53% dei voti (342 su 646 votanti contro i 304, pari al 47%, andati a quello di Vendola). La parola finale tocca al Comitato politico che nel pomeriggio indicherà con voto segreto il nome del segretario. Verso l'astensione il documento numero 5 con il suo 1,5%. Rc senza segretario? "Nichi Vendola si è ritirato, non ha la maggioranza": sono le undici e mezzo quando Paolo Ferrero leader della mozione 1 dà ai suoi questa informazione. Allora è lei l'unico candidato? "No, in questo momento Rifondazione non ha un candidato segretario. Deciderà poi il Cpn", il comitato politico, il parlamentino di Rc. Una dimostrazione di "purezza" da parte dell'ex ministro della Solidarietà sociale la cui candidatura in questi giorni è stata sempre lì lì per essere ufficializzata. Ma Ferrero tiene molto a un punto: prima la linea politica, "chiara, netta, senza ambiguità", poi il segretario che "deve essere indicato dal basso, dal congresso e dall'assemblea". Candidarsi sarebbe stata una formale ma clamorosa contraddizione. Vendola: "Questa è la fine del partito". In verità il governatore della Puglia resta candidato fino alla riunione del Cpn. Solo in quella sede, con i numeri nero su bianco, prenderà atto del fatto che la nuova maggioranza del partito deve indicare il nuovo segretario (Ferrero?). A quel punto farà un passo indietro. Prima della votazione dei due documenti - votazione palese, quasi una fiducia, con la chiama surreale di "compagni" e "compagne" che sfilano davanti al microfono a dire "1" oppure "2" perchè non si fidano più l'uno dell'altro - Vendola chiede la parola. "Sono sconfitto ma sereno. Considero questo congresso il compimento della sconfitta politica di aprile, la ratifica di un arretramento culturale perchè ho sentito cose di una volgarità straordinaria, ben oltre la decenza e la fine del partito della Rifondazione comunista" dice il governatore. Ma poi, per mettere a tacere voci di una scissione, "noi, con il nostro 47,3 per cento, non ce ne andiamo, stiamo qua a costruire la nostra battaglia". Quella che vince, vuol precisare, è "una maggioranza ricreata con alchimie". E a proposito dei voti dei congressi locali annullati "a sud dai compagni del nord": "Venite, compagni del nord, a vedere come è organizzato questo partito al sud, venite a vedere cosa significa fare partito sfidando la mafia tutti i giorni facendo nomi e cognomi". L'ultimo tentativo di Bertinotti. Va in scena, sempre di notte, un altro tentativo disperato. Questa volta è Bertinotti che parla a lungo, fitto fitto, con Claudio Grassi che ancora ieri dal palco aveva chiesto, quasi pregato: "Nichi, Paolo, parlatevi perché se Rifondazione di divide in due, Rifondazione muore". Ma Grassi, con la morte nel cuore, non tradirà la sua mozione. E non farà inciuci. Comunque vada, se anche ci fosse quel "miracolo" che per un pugno di voti o di astensioni lascia Rifondazione ai "miglioristi" bertinottiani anziché ai "duri e puri, opposizione sempre, governo mai" di Ferrero, il partito è spaccato. E da oggi comincia una fase nuova per tutta la sinistra.

repubblica.it

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