martedì, luglio 29, 2008

morali e favole

La lezione di giornata, o meglio, il colpo di fino (o di piccone?) nella (ri-)costruzione di un'identità è la seguente.

I miei obiettivi li ho sempre realizzati quando potevo farlo da solo.
Non intendo completamente solo, sarei arrogante più di quanto già non lo sia solitamente e sopratutto sarei ingeneroso con chi, nei vari passaggi cruciali della vita, mi è stato accanto, mi ha sostenuto, mi ha dato la spinta.
Ma è quando ho capito il problema, o fissato l'ambizione, e ho avuto la possibilità e la libertà di costruirmi da solo i mezzi e le pratiche per arrivare dove volevo arrivare.
E' solo quando è successo tutto questo, che sono riuscito.

Quando ho avuto bisogno di altri, che fosse un pari o un superiore, che fosse un ok, la condivisione di un piano o del tempo, quando non richiedevo semplicemente un supporto, quando era proprio bisogno, necessità; bè, là ho fallito, troppo spesso.

Morale: le favole si costruiscono da soli.

Quando sarò obbligato a lavorare in gruppo sarò leale e instancabile. Ma non sarò la locomotiva.

E' un altro cambio di posizione. Piccolo o grande, non è urgente definirlo nè saprei farlo.
E' un cambio. Qualitativo. Importante.

A proposito di posizione, triangolo (1a persona singolare del presente di triangolare). Così come si fa quando ci sono i terremoti. O bisogna individuare le isole deserte. O le stelle polari. Quelle che spesso (non più tardi di stamattina) hanno dato voce ai miei post.

3. Un triangolo di stelle polari.

La differenza fra essere e apparire non esiste più: se tutto, dalla strada al sesso, può in ogni istante essere filmato, qualunque nostro gesto è potenzialmente un gesto per gli altri.
Quindi dev'essere coreografico.
(Mauro Covacich)

Il problema sta all'origine,
nel fatto che rifiutiamo di pensarci come esseri solitari.
(PierFrancesco Favino)

A certi concorrenti non piace fare il giro del circuito in auto
perchè quando vai a 80 all'ora riesci a vedere tutte le cose contro cui puoi sbattere.
(Guy Martin)

Io sono (anche) questo.
Una mappa incomprensibile per molti, probabilmente per gli stessi che dicono

"Dino è superimpegnato",
"non ti ricordo senza birra",
"ma che vai facendo con quello zaino fucsia"
"Leggi GQ? Ah, ti piace guardare le donne nude"

Partendo dal presupposto che sì, mi piace guardare le donne nude, ma non sui giornali, devo qualcosa a questo benedetto GQ, come scrissi qualche tempo fa.

Fino a 3 giorni fa pensavo che scrivere al direttore di un giornale fosse una grande idiozia.
Perchè mai un direttore di una rivista nazionale da migliaia di copie dovrebbe leggere le psichedelie emotive di un suo lettore #xy?

Ma alla fine si può scrivere a un direttore anche per sè stessi.
E io ho un debito col giornale.
E quindi vi saluto, e vado a scrivergli.

Con un bicchiere di coca-cola in mano, non me ne vorrete.

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