
Ascolto i Sigur Ros per colmare i pochi vuoti in questo trip emotivo. Se ce ne fosse bisogno.
Bè Enzù, te ne sì sciut eh? 87 anni, direi un'ottima età per lasciarci.
Certo, se ti avessero fatto lavorare con continuità negli ultimi 10 nessuno oggi avrebbe rimpianti. Staremmo tutti lì, ordinati, ad applaudire.
E invece anche in una sorta di lettera aperta, ma completamente ispirata e indirizzata a te, mi devo mettere a parlare di Berlusconi, di editti bulgari, delle sue scuse quando sei tornato in TV con Rotocalco Televisivo:
"forse ho calcato un pò troppo la mano con la storia dell'uso criminoso della tv pubblica".
Ora che Santoro è tornato, più incazzato di prima
ora che Luttazzi è tornato, su la7, l'unica televisione nella quale mi piacerebbe lavorare come autore, più incazzato di prima
tu hai deciso di andartene.
Non ti ho scritto prima perchè la mia mente era impegnata in faccende ben più terrene in questi giorni. Sai, la tesi di laurea, 9 ore al giorno a sentire altri che parlano, che ti esaltano per quello che dicono, per come lo dicono. Che parli in 3 e non si capisce un cazzo, ma se parlano in 3 vuol dire che il focus è perfettamente riuscito. Non ti ho scritto perchè non sarei stato abbastanza concentrato, perchè su queste cose voglio sempre arrivare per ultimo, pensarci su, metabolizzare, ascoltare prima di tutto le tue parole, le tue citazioni. Poi cercare di dire qualcosa di intelligente.
Ne ho sentite davvero tante di tue frasi in questi giorni, mi dispiace non averle segnate tutte volta per volta ma cercherò, a partire da quello che mi è rimasto in mente, di spiegarti cosa mi hai dato e che lezione di vita mi dai con la tua morte.
La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà!
Peccato che oggi come oggi sia un valore trendy, che la gente usa come banderuola per giustificare la possibilità di fare i cazzi propri. Chi si dimentica delle libertà degli altri è un criminale o poco meno.
La tua lezione di libertà è la lezione di chi ha sempre agito in coerenza con le sue idee, rinunciando alle poltrone o facendosi cacciare solo per mantenere la libertà di dire ciò che si pensava, facendo arrabbiare chi si sentiva pungolato e che doveva rispondere a botte di potere costituito perchè rispondere coi fatti sarebbe stato impossibile.
Ho sbagliato, ho fatto i miei errori, ma sono sereno perchè una cosa è fare errori, una cosa è essere cretini, un'altra è farlo per conto terzi.
Mai venduto, mai piegato. Ti hanno dato del comunista solo perchè attaccavi certi poteri, ti avrebbero dato del fascista se ne avessi attaccati altri. Solita storia italiana, che da 60 anni continua a funzionare e a spostare voti da un posto all'altro. L'Italia dei creativi e l'Italia degli insicuri, mi verrebbe da dire.
Non sono un uomo per tutte le stagioni.
Questa è la frase a cui mi sento più legato senza dubbio, perchè (pur con le evidenti differenti di contesto) mi immagino così, come te, a dare voce più che altro alla verità, al tentativo di costruire, di essere onesti, di non sporcare l'altro, piuttosto che cercare i compromessi storici.
Avrei voluto arrivarci prima a questa conclusione, qualche anno fa ero semplicemente terrorizzato all'idea di poter essere gradito solo a qualcuno e forse nemmeno a quello. Cercavo di piacere a tutti; cosa prima di tutto impossibile e in secondo luogo nociva della mia personale identità.
Sappi che in pochi hanno l'orgoglio, la voglia di non essere per tutte le stagioni. Ancor meno le persone che lo fanno davvero.
E ti lascio, lascio anche il nostro pubblico che assiste a questo monologo sentito, con la cosa che mi ha colpito di più, che accompagna (e sorrido nel scrivertelo) ogni mattina di queste ultime due settimane di lavoro febbrile, in cui mi alzo presto sia che abbia bevuto una birra in più, sia che sia stanco morto, o quando semplicemente non ho voglia di essere una persona seria.
Avrei voluto avere la tua leggerezza nell'essere serio, la capacità di essere durissimo ma con con delicatezza e un briciolo, sempre presente, di ironia. Dire le cose come stanno, punto e basta. Limitarsi a ripetere le cose che tutti vedono e nessuno dice. E vedere l'effetto che fa. Ciao Enzo, e grazie. Davvero.
A nome di tutti, a nome anche di coloro che avrebbero dovuto indignarsi per il fatto che qualcuno dall'alto ci ha privato dei tuoi anni migliori, quelli dell'estrema maturità e della consapevolezza di aver portato avanti una carriera straordinaria, non l'hanno fatto, e ora ti (rim)piangono.
Non si vive così, permettetemi.
Si vive in quest'altra maniera, e continuo a sperare (forse a sognare?) che la gente come te alla fine l'abbia sempre vinta.
Ci sono momenti in cui si ha il dovere di non piacere a qualcuno, e noi non siamo piaciuti... Mia madre, terza elementare, diceva: "Mai dire bugie". Ho sempre cercato e cercherò di darle retta. Il 25 aprile per gli italiani è una data che è parte essenziale della loro storia: hanno acquistato il diritto della parola. Anche oggi c'è da resistere a qualcosa, promesse, tentazioni, corse al potere. La Resistenza non è mai finita; per tanti italiani il mese ha una settimana in più, per alcuni, poi, di Italie ce ne sono due o tre: ma per noi di Italia ce n'è una sola: questa».

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