lunedì, novembre 05, 2007

la paura

Sì signori, ho paura.
Ho paura di non farcela. La tesi su cui sto lavorando da un anno e mezzo, per la quale ho raccolto oltre 150 pagine solo di dati, non si chiude, non c'è tempo. Mi spunta teoria da tutte le parti, l'ho presa seriamente, troppo seriamente.
Ho ancora 6 giorni e mezzo per portare tutti i dati, dopodichè se non ce la faccio non mi laureo a dicembre.
Me l'hanno detto oggi.

Sono all'interno di una trappola paradossale: ho già scritto 170 pagine, mi si dice che forse dovrò sfrondare un pò di teoria perchè sono stato fin troppo generoso, e comunque sia non è abbastanza.

Oggi tornando a casa mi è anche venuta voglia di piangere, di abbandonarmi alla normalità della difficoltà della mia vita, della vita di tutti.
Io che non piango mai e che comincio a non sopportare questo aspetto di me.
A dire il vero non ho pianto nemmeno stavolta, ma sarebbe stato liberatorio.

Vivo la paura per la prima volta da quando ho iniziato con l'Università. Sì certo, a parte la paura pre-esame, quella che ti strizza lo stomaco, ti fa dormire poco, ti fa ripetere le cose all'infinito. Ma quella è una paura circoscritta a un evento, che impari a conoscere e a domare (anche se si ripresenta ciclicamente, anche al quarantesimo esame).
Quello che sto provando è qualcosa di più radicale e radicato, è un senso di impotenza e
allo stesso tempo di incapacità di governare le cose.

Potrei anche farcela, ma potrebbe non essere sufficiente, perchè magari non me la impaginano in tempo, perchè i prof che devono firmare il libretto possono avere 37,2 di febbre, perchè la Savino decide di bocciarmi a 10 giorni dalla sessione così, per priscio suo.

Questa sensazione è stritolante, non c'è niente di peggio di vivere senza la paura di assumersi le responsabilità e di non potersele prendere, di essere in balia di qualcun'altro, che decide per te e pensa di aver fatto la cosa giusta quando invece non l'ha fatta.

Un assurdo incastro di variabili ingestibili mi fa conoscere la paura, quella vera.
Eppure c'è la voglia di sfidare anche questa serie di strane coincidenze, di continuare a lavorare sfidando il sonno e la testa che pensa che non ce la farai mai. Oggi ho iniziato a sbobinare l'ultimo focus group, quello che mi condurrà a buttar giù le ultime analisi, e ho iniziato a divertirmi con i protagonisti.

Ma poi, tutto sommato, voglio anche riservarmi il diritto di non farcela. Di crollare, di prendermela comoda (se ricordassi come si fa...), di deludere qualcuno. Che la tesi vinca, si prenda tutto lo spazio che le serve, se gliene serve ancora.
Con questa tesi realizzo un sogno, dimostro a me stesso che questo può essere il mio futuro, un mio futuro.
Che la paura se ne vada al diavolo.


Nel frattempo mi sono caricato di riviste, le mie solite: XL, GQ, Rolling Stone..la (mia) coscienza nazionalpopolare al servizio della (mia) coscienza critica. La cultura pop di cui sono figlio, schiavo e revisore. Troverò ispirazione, voglio augurarmi, da gente illuminata, o da operai specializzati della conoscenza, che è 1 pò il genere di persona che credo di essere. Io che non ho talenti, non ho genio, sono solo un buon operaio del terzo millennio.

A presto gente, io vado a sfondare il letto. Sperando che non mi vada di traverso qualche preoccupazione.

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