
Con un ronzio nelle orecchie
suoniamo all'infinito
suoniamo all'infinito
Sigùr Ros - Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust
Genere: Post-rock
Label: Beggars/XL
Voto: 7,5/10 (4/5)
Recensire I Sigùr Ros fa vivere la stessa sensazione che proverà il responsabile delle pagelle della Roma del Corriere dello Sport una volta arrivati a dover parlare di Totti: non si va al di sotto della sufficienza. Sono una delle pochissime band in grado di emergere senza dover ricorrere al già sentito (gli echi di Syd Barrett sono, appunto, solo echi), spocchiosi e irridenti per quanto sono bravi. E qui sfornano il capolavoro del cerchiobottismo intellettuale. Questo lavoro dal nome impossibile riesce ad accontentare tutti con “soli” 3 capolavori: il marketing con “Inni mer syngur vitleysingur”, 4 minuti come biglietto da visita per la promozione radiofonica (con un battage pubblicitario a rimorchio degno di Madonna), i fan modaioli e un po’ depressi con “Ara batur”, gli appassionati più viscerali e ortodossi con “Festival”, candidata a far capolino nei cuori di moltissimi devoti al dio Jonsi, cantante etereo e dominante allo stesso tempo. Le prime quattro tracce sembrano preludere a qualcosa di nuovo, di diverso dal solito: più pop, più rock, più prog. Nella seconda parte si torna sulla solita amabile solfa. Quando si recensiscono album così si utilizza un eufemismo: disco di transizione. E non si va oltre il 5 in pagella. Per i Sìgur la transizione è ben sopra la sufficienza. Un album da consigliare, sempre il titolo vi permetta di farlo.
p.s. il grassetto in italiano è la traduzione del titolo dell'album

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