Come 7 giorni fa mi ritrovo a casa, birra e insalata di riso, in un sabato sera d'estate.
Fuori c'è di tutto.
L'inaugurazione del Mavù, alla quale logica vorrebbe che io presenziassi.
Festa erasmus al Copacabana, che, anche se poco poco, abbiamo contribuito a organizzare.
Concerto degli Assalti Frontali alle macerie di Molfetta.
Volendo, anche Coccoluto al Bylla's.
Rispetto a 7 giorni fa è però tutto diverso.
Se sabato scorso non potevo uscire, oggi non voglio uscire.
In fondo lo si può interpretare come uno di quelli che io definisco "segnali deboli", quelli che da soli non possono bastare a dire cose che le cose siano cambiate, ma che, se letti correttamente, ti aiutano a cogliere quel cambiamento. Ad anticiparlo, a prepararti.
Per me i segnali deboli sono tutto.
Mi sono reso conto che la mia ultima relazione stabile stava conoscendo una stagione declinante da un segnale debole.
Dopo 2 anni e mezzo in cui il mio faccione compariva sul di lei avatar, sparii.
Non ci sono più tornato.
I segnali deboli, se si è in grado di leggerli, preludono alla plasticità delle cose che succedono. Ai segnali forti, a ciò che è ben visibile.
Che vuol dire questo sabato a casa?
Prima di tutto, che è stata una settimana pazzesca.
Ho finito il master, completando (sulla carta) la mia carriera da studente prendendo tutti i titoli che si potevano prendere.
Ho dovuto fare strazzate in Ateneo per il mio progetto di ricerca che mi scade sabato prossimo (arriverà un'altra settimana bella piena), 3 giorni fulltime a tirar fuori dati su dati.
E poi...
e poi ho accettato un'incarico da Proforma. Mi hanno creato una nuova posizione organizzativa. Il 14 luglio inizio, le ferie non esistono, l'orgoglio è massimo. La gioia anche.
Ho detto sì subito.
Un sì che prepara una serie corposa di no.
Queste due componenti mi hanno fatto tornare il sonno.
Ho sonno! Mi addormento in 1 minuto, dormo profondamente.
Una cosa è essere stanchi, una cosa è avere sonno. E se non hai sonno sei sempre stanco. E questo sonno mi riporterà in ordine.
E proprio mentre ritrovavo il sonno, il gusto di dormire prima di fare il supergiovane e gettarmi di qua e di là, ho scoperto dove mi stava portando la stanchezza.
Mi stava portando ad avere stanchezza delle persone, a perdere la propositività, a non voler fare mai niente di complicato. Ero, anzi, sono stanco di uscire la sera.
Voglio farmela a casa, voglio fare l'eremita, voglio uscire solo quando mi va. Senza caricarmi di responsabilità o colpe se non ce la faccio, se la mia assenza comporta che tutti restano a casa.
Gli altri non si preoccupano, perchè dovrei io?
E qui si apre un'altro scenario.
Le ultime due sere sono state paradigmatiche.
Cotto, ho tentato di uscire comunque, entrambe le sere.
Avantieri ci sono riuscito, ma la mia principale motivazione era salutare tutta una serie di persone che non vedevo da tempo "perchè sei superimpegnato".
Bidone 1, bidone 2.
E dire che mi sono pure sentito in colpa dopo la storia dell'uomo che non ha mai tempo, che ascolto all'infinito da mesi.
La serata è stata comunque molto gradevole, così gradevole che sono andato a dormire alle 3.
Alle 8 ero già in piedi, ho lavorato fino alle 17 in Ateneo. Poi sono andato impazzendo per comprare un po' di tecnologia nuova. Appena ho visto 2 ore libere mi ci son tuffato.
Nel frattempo ho provato ad organizzare la serata, trascinando da solo per 500 metri una stampante da 25 kili col cartone che si sfasciava.
E ci sono riuscito!
Così bene da non trovarmi il passaggio.
Così bene che se non prendo la macchina non esco.
Un altro paio di bidoni, e a quel punto sò rimasto a casa.
Morale della favola: questa storia di me superimpegnato ha rotto il cazzo.
E' una gran montatura.
E' questo paradosso che va sconfitto.
Se ti dai a tutti e poi decidi di essere elitario sei stronzo.
Se invece fai l'eremita, in quell'occasione in cui ti concedi tutti ti baciano i piedi. E io, purtroppo, ho sbagliato approccio.
Mi sto a casa. Sto con me.
Riposo, ricarico, dò il giusto peso alle cose. E non mi incazzo se prendo bidoni.
E torno a voler organizzare, progettare.
I progetti. (e qui chiudo, promesso)
La perdita dell'innocenza è tutto quello che vi ho raccontato, è lo smettere di essere ingenui ed incolparsi senza motivo.
Per forza, devo fare così per forza.
Ma è anche la lucida consapevolezza di aver capito perchè alcuni nostri progetti non sono decollati.
Parlo della radio.
Abbiamo discusso tutti insieme, e abbiamo deciso di uscire i coglioni.
Bari è una citta tristemente resistente al cambiamento, ed è ben più grave se ciò è testimoniato dagli atteggiamenti si chi definisce alternativo, differente, progressista.
Pischelli ok, umili ok, inesperti ok. Ma abbiamo deciso di ripartire. Di non far finta di non aver capito le logiche opportunistiche in cui siamo finiti.
Vedremo.
Per ora mi finisco la birra grande e poi mi faccio un altro dormitone.
Mi compro la ps3, mi installo football manager e me ne sto beatamente per i cazzi miei. Poi vediamo se le cose continuano ad andare al contrario.
Quest'estate promette benissimo.
sabato, luglio 05, 2008
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