
Questa storia di Federica mi ha lasciato pensare, e molto.
Purtroppo si era capito quasi subito che era andata a finire male. L'ultima volta era stata vista alle 6 di mattina in giro sull'avenida.
Poi è venuto fuori che la stessa sera una tipa era volata dal balcone dello stesso albergo.
2 giorni prima un suicidio, sempre a Lloret, una di quei 4 o 5 posti "mitici" per le vacanze estive mare+eccessi.
Mi son ritrovato stranito, quasi arrabbiato, nei confronti di chi se la gioca così la vita, delle cagnare che si possono trovare andando là.
Come se non fossi un ragazzo, come se fossi diventato un padre, un adulto, un moralista.
Non penso di essere mai stato un moralista o di essere mai stato per la limitazione delle libertà individuale. Ed è per questo che mi sono chiesto perchè ho reagito così, quasi prendendomela con la tipa più che con il suo carnefice.
Ho idee sulla droga che definirei libertarie. Favorevole alle leggere, favorevole alle red zone stile Christiania (http://it.wikipedia.org/wiki/Christiania).
Per la serie: se non rompi il cazzo al prossimo, sei libero di autodistruggerti.
Ma boh, sta storia di Federica, morta a 21 anni a Lloret, che apre foschi scenari sull'essere genitori e pensare che i tuoi figli vanno in giro e chissà che cazzo fanno, mi ha fatto interrogare sulla mia posizione nei confronti dei 21enni (come se io fossi di un'altra generazione...), degli ammassi di gente che si skhatta.
Del resto sono il primo che, pur non sforando in eccessi particolari, ho fatto cose che mi avrebbero potuto tranquillamente portare in carcere, se solo l'etilometro fosse una procedura un po' più sistematica.
E chissà cosa penserebbe mammà.
La morte di Federica non è tanto la morte della nostra generazione, perchè noi in vacanza ci andremo comunque, ci distruggeremo, ci drogheremo, scoperemo. Figuriamoci se ci fermiamo, forse non è nemmeno giusto.
E' la nascita dell'angoscia dei nostri genitori che devono ondeggiare tra il (non) dare le libertà e il cagarsi sotto per le conseguenze di tali libertà.
Non riuscirei a trovare un modo migliore per esprimere la mia posizione e l'osservazione su questo mondo, che non ho mai ripudiato ma che non mi ha mai fatto impazzire, che non sia questo articolo del Corriere.
Joseph è appollaiato sul gradino più alto davanti al Tropics, discoteca fra le più gettonate sull'avenida che porta dritta al mare. «T-shirt party tonight » promette un tabellone rosso sopra l'ingresso, accanto a una enorme statua della libertà color verde bottiglia. Ma Joseph, 21 anni, non ha tempo per i party. Osserva il fiume incessante di gente che scorre lungo il marciapiede. E' qui per lavorare, lui: tre mesi di contratto per fare da papà a ragazzetti di quattro-cinque anni più giovani.
Loro entrano a ballare, si sfiniscono al ritmo di disco-dance, spesso alzano il gomito, qualche volta escono che non stanno in piedi. E vai a capire, poi, se hanno buttato giù pasticche, se hanno fumato spinelli, se hanno mescolato droghe con alcol... A Joseph di tutto questo importa poco. A lui interessa una sola cosa: riportarli in albergo, al sicuro. Lui è la chiocciola, loro i pulcini.
Per questo lo paga la Ruf Jugendreisen, agenzia turistica tedesca che ogni anno porta in questo angolo di Costa Brava migliaia di ragazzi a caccia di notti da sballo. Il compito di Joseph (come lui tanti, soprattutto dall'Europa del nord) è aspettare che i pulcini si stanchino, tenere fra le mani un cartello con i nomi di chi manca all'appello e spulciare da quel cartello il Franz, l'Erik, l'Andrea di turno man mano che si presentano. «Dovrei stare qui dalle 11 di sera alle quattro del mattino ma spesso i mocciosi tardano e finisce che prima delle cinque non si va a dormire», si lamenta. Sono solo le tre. C'è ancora tempo per stancarsi di stare in piedi.
Al Beach Friends, la caffetteria dove Federica ha passato qualche ora della sera in cui è scomparsa, Manuel tira giù la serranda, «qui chiudiamo presto» annuncia, mentre pochi metri più in là, Nash, marocchino, è impegnato a spiegare ai passanti quanto è bella, trendy, anzi fantastica la discoteca che lo paga per fare il pr, Gala.
Anche Federica è passata più e più volte davanti al Gala, proprio all'uscita del suo Hotel, il Flamingo. Però Nash dice che non l'ha convinta, non è entrata, «lei e la sua amica andavano al Tropics oppure allo Yates». Sembra di vederla, Federica, allegra e spensierata come migliaia di ragazzi che ora (e sono quasi le quattro) passeggiano senza meta con la birra in una mano e la sigaretta nell'altra. La puoi immaginare in mezzo a questa bolgia notturna che si muove in un raggio di cinquecento metri quadrati. Avanti e indietro a farsi un drink in un locale, poi in un altro. Avanti e indietro a spostare la notte un po' più in là, finché le gambe reggono. Davanti allo Yates, musica hard-rock, fra i locali preferiti di Federica, una ragazzina bionda barcolla. La forza che le è rimasta basta appena per reggere un bicchiere di Vodka. «Perché non torniamo a casa?», chiede l'amica più sobria. «Perché la mia casa è qui», risponde lei. E si siede per terra, sotto la faccia sorridente di Federica riprodotta in centinaia di manifesti appiccicati ovunque. Qualcuno si ferma a guardarla, a leggere l'appello, «ragazza scomparsa, se la vedete chiamate la polizia». Tutti, nel sabato notte di Lloret, sanno dell'italiana che non si trova più. C'è chi, scatta fotografie accanto a quei manifesti: «Così posso dire che io c'ero».
La folla si disperde, ma solo un po', quando comincia ad albeggiare. Restano gli irriducibili della notte. I più barcollano. L'americano Dennis, da Miami, è ubriaco fradicio e abbraccia una palma. Alza gli occhi e vede la foto di Federica: «E questa chi è? Ah, già. L'italiana desaparecida. Ciao italiana ». E, finalmente, va a dormire.
Ciao Federica.
Speriamo che almeno becchino il pezzo di merda.

4 commenti:
Anche a me ha fatto pensare, ma in quanto donna. Voi ragazzi non potete immaginare cosa significa tornare a casa di sera e avere paura. Ogni rumore, cespuglio, stradina diventa una minaccia. Camminare e sentire un’ombra dietro la schiena. Non sapete cosa significa doversi difendere dagli uomini. Dal parente, dall’amico di famiglia. Proprio quello che ti portava l’ovetto di cioccolata,che ti ha insegnato le note e i nomi delle costellazioni. La nostra vita, in quanto donne, va avanti secondo copione. Tutte abbiamo paura degli uomini e tutti almeno una volta abbiamo dovuto difenderci da loro. Ma gli uomini che ne sanno. Ma quel bastardo che ne sa che Federica aveva già avuto paura di lui…prima di incontrarlo, sin da quando tornava a casa sola la sera, sin da quando l’amico di famiglia le aveva portato dei cioccolatini in dono. Che ne sa. Lui è un uomo.
chiunque tu sia,
grazie di aver scelto questo luogo per scrivere.
bah io tutta questa paura degli uomini non ce l'ho.
finiamola con sta solfa del sesso debole che è una cazzata.
...in quanto donne...
ma in quanto donne cosa???
in quanto donne dobbiamo vivere nel timore di vivere??
le violenze ci sono sempre e cmq ma non per questo bisogna avere paura di camminare da sole per strada la sera.
bisogna essere consapevoli, coscienti. questo si, ma non paurose.
e cmq la morte è una cosa che va ben oltre queste paure.
stè
Parli con una donna di cui si può dire tutto tranne che sia debole. E non ho detto che BISOGNA avere paura. Ho detto che gli eventi della vita ti portano ad avere paura. E la paura è irrazionale. Che dire, stè. Sono stata un pizzico più sfortunata di te sull'argomento...a dirla tutta lo scazzo sul sesso debole mi sembra, a suo modo, un modo di difenderti dagli uomini e dal loro giudicarti "debole"...ma questo è un altro discorso
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