Due strade.
Qualcuno ne sceglie una, altri si dedicano al piano b.
Talvolta, quando le questioni sono di comune interesse e comune sentire si parteggia, si fanno le fazioni.
Il dualismo è parte del nostro modo di vedere le cose.
Bianco o nero?
Rivera o Mazzola?
Zuppa o pan bagnato?
Ieri ho ricevuto la prima bordata seria che riguarda il mio lavoro.
Serissima. La peggiore possibile.
Quando qualcuno, in una qualsiasi stanza di una qualsiasi istituzione pubblica, legge il tuo nome su un computer e davanti a sconosciuti che per sua sfortuna ti stimano e quasi quasi ti sono amici, allude al fatto che se sto dove sto è perchè necessariamente sono sceso a compromessi di natura sessuale con qualche mio capo, rigorosamente uomo, ti fermi un attimo e vedi tutto un mondo di doppie strade, bivi, doppie interpretazioni.
Prima di tutto, vorrei capire cosa si può fare per sradicare questa pessima consuetudine per cui se sei in un posto di prestigio e non hai nessuna parentela, nessun santo in paradiso, hai semplicemente un padre che fa il professore universitario in trincea e una madre che vede morire gente ogni giorno e per questo è, se possibile, ancora più in trincea, bè, allora vuol dire che hai succhiato il cazzo a qualcuno.
Succede, indubitabile, fin troppo spesso. Ma altrettanto spesso le prove dei misfatti sono evidenti, alla luce del sole o piuttosto in intercettazioni telefoniche insabbiate, in vallettopoli, in rumors diffusi.
Non in un mister x seduto su una poltrona para-dirigenziale, non si sa nemmeno per quale motivo.
Ancora, vorrei capire come si reagisce a questo genere di bordate. Se l'etichetta mi impone di prenderla a ridere, vista e considerata l'entità della fonte, il contesto in cui la cattiveria è stata pronunciata, il fatto che sia stata seguita da complimenti generici sulla mia persona e sull'impegno.
O se piuttosto devo pensare che per uscire di casa la sera poi devo stare male tutto il giorno dopo al lavoro per il sonno, che ieri sera quel tunnel dell'estramurale sembrava infinito perchè mi girava la testa e ho avuto paura di svenire da un momento all'altro.
Perchè è impossibile, davvero impossibile, lavorare 40 ore alla settimana e avere anche una vita sociale normale. E la gente non lo sa, non capisce. Giudica.
L'invidia è un sentimento umano con un coefficente di distruttività assolutamente impareggiabile.
Non ha alcun senso.
Se il Darwinismo è una scienza esatta, vorrei capire quale istinto di sopravvivenza protegge.
E' il sentimento umano che ho appreso più tardi. Mi sembrava impossibile da provare. Io tuttora faccio molta fatica a invidiare qualcuno.
Eppure di motivi ne avrei.
Potrei invidiare chi non ha bisogno di lavorare.
Chi è andato in ferie.
Chi non ha bisogno di emanciparsi dai genitori.
Chi si alza alle 14.
Chi va a mare in questi giorni.
Chi è innamorato davvero.
Chi non ha bisogno di rinunciare alle ferie autunnali perchè non può sia partire che prendere casa.
Chi è figlio di.
Chi può permettersi il lusso di non fare un cazzo dalla mattina alla sera.
Chi può spendere e spandere.
Chi è protetto.
Potrei, ma non ce la faccio. Io sono felice per queste persone. Non per tutte magari. Ma per chi sta bene, chi non invidia a sua volta, io sono felice.
Ho un grosso problema: non ho voluto ritardare l'appuntamento con me stesso. Con la vita.
Non ho procrastinato l'appuntamento con le scelte.
Non ho allungato a dismisura il tempo delle decisioni.
Non ho voluto accettare uno stato di limbo, coccolato dai soldi dei genitori, dalle droghe, dall'alcol, dai cambi di letto, dai cambi di amicizie.
Sono sceso per strada e ho deciso di giocarmela.
Toccherà a tutti.
Anche, e sopratutto, a chi ha deciso di spendere le sue energie per invidiarmi piuttosto che per realizzarsi, per darmi una mano, per fare gruppo, per andare oltre l'ostacolo.
Come proseguire? Come vivere da oggi?
Potrei proseguire con 100 pipponi, oggi più che legittimi, sulla grandissima occasione sprecata dall'essere umano medio di questa generazione.
Potrei pensare che, se a 24 anni e non ancora in una posizione di reale potere sono in grado di partorire certe cattiverie, come faremo a 40, quando il potere dovrei davvero averlo fra le mani?
Oppure potrei pensare che le cose non potrebbero andarmi meglio, se qualcuno non sa darsi una spiegazione del fatto che lo stia mettendo nel culo a tutti anche se non l'ho ancora messo nel culo a nessuno.

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