
Tornavo ieri notte dopo una sera intrisa di vinello col sempre meno italiano (da sole, le scarpe meritano citazione a sè) Giannino. Il vinello, sopratutto se è assunto in dosi massicce, ancor di più perchè GigiMè dà forfait libera le menti e così è show.
Gli argomenti sono sempre gli stessi, piacevolissimi:
le donne (intese in senso assoluto; così sono molto, molto più interessanti), l'Italia, il futuro, i figli, Emiliano.
Insomma, la solita manfrina. Il conciliabolo (o meglio, il monologo di Giannino con io che dissentivo sostanzialmente e silenziosamente su tutto, ma che apprezzavo la potenza di alcune sue argomentazioni) scorre così per un'ora buona, con due donne che passano, ci guardano discutere di cose serie, e fuggono via.
E' un'ennesima occasione per fare un bilancio. Un ennesimo bilancio provvisorio, sempre più definito, sempre più definitivo. Oramai siamo arrivati a un'età per cui non è nemmeno troppo assurdo pensare alle mogli, ai figli, al lavoro, alla casa. Pur essendo sbarazzini di indole, chi più (Giannino, che fa benissimo), chi meno (io, che faccio altrettanto bene).
E forse non è un caso che tornando a casa e mettendo su la mia ultima compila mi imbatta in Agnese Manganaro.
Agnese è stata la mia compagn(i)a estiva. A dire il vero, non è che ci abbia avuto molto a che fare. Un contatto su myspace, lei che mi dice che suona al Mavù, io che le dò buca. Agnese è di Lecce, Coolclub l'ha scoperta già un pò di tempo fa.
Ieri sera, mentre mi lavavo dopo la mia personalissima disfatta calcistica (culminata purtroppo in un teatrino sul blog del Katenaccio e la successiva decisione di lasciar stare per un pò quelle pagelle tanto amate dai nostri visitatori), l'ho sentita (da Bertallot, a Radio Deejay) un pò troppo truccata, sofisticata. La sua canzone era stata ri-arrangiata, prodotta, pulita.
Aveva addirittura cambiato un pezzo del ritornello.
E dire che se l'avessi sentita ieri per la prima volta, avrei gridato al miracolo, forse ne sarei stato folgorato così come fui colpito da Amalia quando la sentii, sempre da Bertallot, per la prima volta.
O forse no...Amalia fu davvero un colpo al cuore.
La sua canzone è il mio unico contatto reale con Agnese: non c'è niente di ufficiale da lei pubblicato. Niente album, su Emule non si trova niente (finanza, vienimi a prendere a casa!).
La sua canzone si è imposta. Vuole essere il simbolo della mia estate.
Un'estate che, vista superficialmente, potrebbe essere considerata tranquillamente da dimenticare.
Ma non è così.
Ho prodotto tantissimo, per me e per gli altri.
Ho proseguito nei miei piani, nei miei progetti.
Ho creato valore. Ho creato conoscenze, rapporti.
Mi sono tolto un pò di sassolini dalle scarpe.
Stamattina (nella fase di gestazione del messaggio) mi son svegliato con una metafora, ovvero quella di un contadino che semina sotto una pioggia battente. Credo che mi possa rappresentare pienamente.
Perchè non si può dire che non abbia piovuto fortissimo. Fango, umidità, reumatismi e dolori cronici ne sono un'ovvia conseguenza.
Ma allo stesso tempo è l'acqua, è quella stessa pioggia che ti entra nelle ossa, a rappresentare l'unica fonte di sostentamento per quei semi, alcuni dei quali hai gelosamente custodito in attesa di qualcosa.
E l'acqua mi riporta ad Agnese:
Acqua sei
e lieve vai
su di me coccolandomi
intorno sfiori l'anima
Sono un'onda
onda
verso il mare aperto
libera
sono un'onda
cerco terra dove infrangermi
(Agnese Manganaro - Sono un'onda)

1 commento:
non vedo l'ora di avere un figlio...
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