Ohibò.Vi presento la signorina Padma Parvati Lakshmi, modella indiana di 37 anni, e Salman Rushdie, probabilmente tra i 5 più influenti scrittori contemporanei. Ha 23 anni in più rispetto alla signorina.
Lei ha fatto la valletta anche a Domenica In, lui ha una fatwa che gli pende sulla testa.
Una fatwa è una scomunica ordinata dai pezzi grossi del potere religioso musulmano, non una roba che si pulisce con un padre nostro. E' una condanna a morte, non è una cosa fatua.
Ohibò, vi voglio parlare di Padma, non di Salman. Eppure Salman c'entra.
Loro erano marito e moglie fino a un annetto fa.
Si sono lasciati così:
"ho scoperto che lui aveva appena fatto un comunicato stampa: sono scappata a casa schivando un plotone di fotografi, mi sono chiusa in camera e ho spento le luci. Non so quanto tempo sono rimasta lì. Se decidi di uscire, di incontrare gente, devi almeno avere la forza di un sorriso".
Non posso essere falso: la questione è d'attualità. E' di profondissima attualità la questione di come gestire, elaborare un "lutto".
E' un mese che sono stato lasciato a piedi, tondo tondo. E ritrovo nelle parola di Padma una profondissima dignità. Ma sopratutto la capacità di vivere la sofferenza legata a un distacco senza mai essere egoisti. E' quella la sfida che lei ha vinto e che io mi sono imposto di vincere sin da subito.
Padma ha anche messo in moto un processo strano. Non credevo avrei mai potuto scrivere un messaggio del genere. Forse mai come in questa circostanza sto parlando dei fatti miei.
Potrei partire con menate sociologiche sul fatto che sempre di più, per tutti, pubblico e privato si confondono, ma vi risparmio.
Resta un fatto, il fatto di aver fatto un altro passo. Non so se dirvi se avanti o indietro, ovviamente io la penso in un modo, ma sono certo che qualcuno del mio entourage mi darà addosso.
L'altro fatto è che la mia ex ragazza, che tutti voi conoscete, leggerà. Sicuramente. Se non ci verrà spontaneamente su questo blog, qualcuno ce la manderà. Già mi immagino la scena: un rigo di msn, un sms, un'emozione per riempire le giornate vuote di qualcuno, per fare gossip davanti a un caffè o una birra.
E la cosa non mi preoccupa.
Il suo nome, che tutti voi conoscete, non mi viene di scriverlo: mantengo ancora un senso di pudore, forse di protezione, per ciò che rimane di ciò che è stato costruito. Per lei. Per le consapevolezze ad esse connesse.
Sono convinto che una donna di 37 anni, se ancora affascinante (insomma, la signorina è partita avvantaggiata) sia al massimo. Perchè ha maturato la giusta esperienza, consapevolezza. Perchè sa distinguere senza rischio di sbagliare la differenza tra il giusto e lo sbagliato, tra il bello e il brutto, tra l'amore e qualche surrogato di cui moltissimi di noi abusano. Tra i dettagli e il fumo negli occhi.
E conosce anche il valore del tempo e della solitudine:
"un matrimonio che finisce è un fallimento; qualcosa in cui credevi non ha funzionato. Ci vuole tempo per capire cosa è successo, e io sto ancora riflettendo".
E' passato un anno. Lei è una donna famosa, realizzata. Ora conduce una sorta di reality show negli Stati Uniti in cui grandi chef si sfidano con le loro ricette.
Perchè giustamente sa pure cucinare..
E pensa, riflette.
Forse non è felice.
Ma vive. Ha sempre vissuto.
Non ho voglia di invidiarla.
Ho voglia di continuare così.

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