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rallentare i pensieri in moto
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Con Meg mi ero congedato, da Meg riparto.
Queste giornate sono state bellissime.
Ho ritrovato delle sensazioni che non provavo da una vita: l'aspetto che in questo senso ritengo più significativo è il girare per la città (che peraltro non mi piace nè riesce a darmi sensazioni positive) con il mio fare da nerd, il mio zaino improbabile e le mie cuffiette, ed essere sorridente, disteso in volto, positivo.
Nessuno stress, nessun'ansia, nessun pensiero, nessun rewind e nessun fastforward.
Quando settimana scorsa dicevo che quelle giornate erano state fondamentali, lo pensavo davvero.
Ma di quanto peso avessero avuto me ne rendo conto solo adesso.
Volendo cercare una chiave di volta, un fatto a cui addurre i cambiamenti, piuttosto che spiegare tutto con concetti più vaghi come potrebbero essere "fase", "periodo", "momento", mi son messo lì a ragionare su cosa sia cambiato, se potesse esserci davvero un punto fermo.
E l'ho trovato. Ed è di un cinismo pazzesco. Ed è un discorso ad altissimo contenuto di capitalismo.
Ma solo superficialmente. Chi si fermerà alla superficie è ingenuo o in malafede.
Cosa è cambiato?
Semplice: adesso il mio tempo ha un valore di mercato.
Ora so con una certa precisione quanto vale un'ora del mio lavoro. E questo mi ha aiutato a dire no a tutta una serie di cose.
A imparare a non (dis)perdere il tempo intrattenendo tante conoscenze superficiali, banalotte. Inutili.
A parlare e darmi da fare per personaggi discutibili.
E allo stesso tempo ho imparato a valorizzare ciò che si eleva ben oltre la media della mediocrità. A regalare quel poco di tempo libero che ho (e che aumenterà, dato che ho imparato a non privarmene con i discutibili di cui sopra) a quelle pochissime persone con le quali il mio tempo non è paragonabile a una banconota ed è assolutamente svincolato da ogni logica meramente pratica o utilitaristica.
Con le quali, per dirla breve, non mi sognerei mai di pensare:
Piuttosto emerge, irrompe la voglia di condividere e provare gioia nel farlo.
Questi giorni hanno rinforzato queste certezze e vedermi così sereno, quasi inebetito, consapevole di essere venuto fuori da una sorta di sabbia mobile mi dà una forza e una serenità meravigliose.
Sia ben chiaro, non so quanto durerà e se si stabilizzerà. Tocchiamo ferro. Però la cosa mi piace assai.
Così come mi piace tantissimo l'andazzo che stanno prendendo le cose.
Sono in quella fase della vita di una persona in cui tutto sembra possibile, in cui partorisco almeno un'idea, uno spunto al giorno e ho la sensazione di poter arrivare ovunque.
E' chiaro che per molte di queste idee la sensazione è solo illusoria: di certo, prima di dovermi ravvedere a mazzate in faccia, mi piace continuare a marciare.
A macinare chilometri e non sentirli, così come oggi pomeriggio.
Le 6 ore di treno più veloci di sempre, tra il cellulare, i giornali, la testa che pianificava direzioni artistiche, nomi di musicisti che vorrei vedere al Mavù, progetti, sogni.
Così, leggero.
Con una voglia matta di tornare a casa e rimettermi a lavorare. Perchè sono un privilegiato, perchè sto facendo SOLO cose che mi piacciono tantissimo.
diceva Bernardo Provenzano, uno che di comandare ne sa più di tutti.
E che pure di fottere, in senso più o meno lato, qualche lezione l'ha saputa dare.
Pur annacquando un bel po' la nettezza della definizione, ne condivido il senso.
Perchè (sempre più) spesso lavorare, costruire, fare notte per dei progetti è meglio che uscire con delle sciampiste o degli pseudoamici.
Queste giornate sono state bellissime.
Ho ritrovato delle sensazioni che non provavo da una vita: l'aspetto che in questo senso ritengo più significativo è il girare per la città (che peraltro non mi piace nè riesce a darmi sensazioni positive) con il mio fare da nerd, il mio zaino improbabile e le mie cuffiette, ed essere sorridente, disteso in volto, positivo.
Nessuno stress, nessun'ansia, nessun pensiero, nessun rewind e nessun fastforward.
Quando settimana scorsa dicevo che quelle giornate erano state fondamentali, lo pensavo davvero.
Ma di quanto peso avessero avuto me ne rendo conto solo adesso.
Volendo cercare una chiave di volta, un fatto a cui addurre i cambiamenti, piuttosto che spiegare tutto con concetti più vaghi come potrebbero essere "fase", "periodo", "momento", mi son messo lì a ragionare su cosa sia cambiato, se potesse esserci davvero un punto fermo.
E l'ho trovato. Ed è di un cinismo pazzesco. Ed è un discorso ad altissimo contenuto di capitalismo.
Ma solo superficialmente. Chi si fermerà alla superficie è ingenuo o in malafede.
Cosa è cambiato?
Semplice: adesso il mio tempo ha un valore di mercato.
Ora so con una certa precisione quanto vale un'ora del mio lavoro. E questo mi ha aiutato a dire no a tutta una serie di cose.
A imparare a non (dis)perdere il tempo intrattenendo tante conoscenze superficiali, banalotte. Inutili.
A parlare e darmi da fare per personaggi discutibili.
E allo stesso tempo ho imparato a valorizzare ciò che si eleva ben oltre la media della mediocrità. A regalare quel poco di tempo libero che ho (e che aumenterà, dato che ho imparato a non privarmene con i discutibili di cui sopra) a quelle pochissime persone con le quali il mio tempo non è paragonabile a una banconota ed è assolutamente svincolato da ogni logica meramente pratica o utilitaristica.
Con le quali, per dirla breve, non mi sognerei mai di pensare:
"sto perdendo 2 ore di lavoro per stare con loro"
Piuttosto emerge, irrompe la voglia di condividere e provare gioia nel farlo.
Questi giorni hanno rinforzato queste certezze e vedermi così sereno, quasi inebetito, consapevole di essere venuto fuori da una sorta di sabbia mobile mi dà una forza e una serenità meravigliose.
Sia ben chiaro, non so quanto durerà e se si stabilizzerà. Tocchiamo ferro. Però la cosa mi piace assai.
Così come mi piace tantissimo l'andazzo che stanno prendendo le cose.
Sono in quella fase della vita di una persona in cui tutto sembra possibile, in cui partorisco almeno un'idea, uno spunto al giorno e ho la sensazione di poter arrivare ovunque.
E' chiaro che per molte di queste idee la sensazione è solo illusoria: di certo, prima di dovermi ravvedere a mazzate in faccia, mi piace continuare a marciare.
A macinare chilometri e non sentirli, così come oggi pomeriggio.
Le 6 ore di treno più veloci di sempre, tra il cellulare, i giornali, la testa che pianificava direzioni artistiche, nomi di musicisti che vorrei vedere al Mavù, progetti, sogni.
Così, leggero.
Con una voglia matta di tornare a casa e rimettermi a lavorare. Perchè sono un privilegiato, perchè sto facendo SOLO cose che mi piacciono tantissimo.
Cumannari è megghiu ca futtiri
diceva Bernardo Provenzano, uno che di comandare ne sa più di tutti.
E che pure di fottere, in senso più o meno lato, qualche lezione l'ha saputa dare.
Pur annacquando un bel po' la nettezza della definizione, ne condivido il senso.
Perchè (sempre più) spesso lavorare, costruire, fare notte per dei progetti è meglio che uscire con delle sciampiste o degli pseudoamici.

2 commenti:
così inebetito da non aver mangiato le cotolette, trovate suicide nel mio microonde!!
A tal proposito, w la pasta di john.
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