mercoledì, maggio 21, 2008

stanco di essere sexy (versione Italia)

Che poi...
(eh, che incipit. Manco Leopardi)

Svegliandomi ci ho ripensato.
E ho ripensato che quello di cui parlavo stanotte è tutto fuorchè patologico.
E' una gemmazione di quello che succede attorno a me. Attorno a noi.
Penso all'Italia, una nazione in rapido decadimento. Mai come in questo periodo sto assistendo allo scempio dell'individualismo senza freni. Ne siamo tutti schiavi, indistintamente. Il cambio di gestione politica sembra aver giustificato tutte le spinte più repulsive nei confronti dell'altro.
Prima non si poteva, ora si può.


"Bruciare l'immondizia fa male perchè quando la bruciamo produciamo diossina...però io non la voglio vicino casa mia"

"Io non sono razzista, ma loro se ne devono andare"


"I soldi del Nord devono restare al Nord"


Il nostro Presidente ci rappresenta perfettamente. Chi, se non lui, può rappresentare la nazione dell'Io?

E' un Io reazionario, l'Io di chi ha paura, così tanta paura che non correrà mai il rischio di lasciare il minimo che si è guadagnato in favore degli altri. Anche se magari il suo gesto farà bene a sè e a chi si vuole bene.
E' un Io che non scommette fino a quando non si tratta di Poker e punti Snai. Là la gente scommette, rischia e continua a rovinarsi. A cercare di colmare così i vuoti. Di soldi, di affetto, di tutto.

Ma è anche un Io corporativo. Quante volte vi siete imbattuti in persone molto più grandi e potenti di voi le quali, davanti a una vostra idea geniale, che permetterebbe loro di vivere meglio e di far vivere meglio tutta la comunità circostanza, vi rispondono:

NO!
farfugliando motivazioni se va bene, non farfugliando alcunchè nella peggiore delle ipotesi.

E' la resistenza al cambiamento, quella che blocca tutti noi, quella che ci terrà stagnanti.
Se c'è una categoria di persone che di sti tempi tollero a fatica, sono i signor NO: quelli che sono laureati nel bocciare le altrui proposte ma alla domanda "hai alternative?" ti dicono "non so".
E rimangono in questo stato di limbo per sempre.

E a sto punto, meglio l'idea iniziale, quella (presunta) di merda.

Siamo tutti in quella situazione che provavo a dipingere: ce ne accorgeremo gradualmente. L'individualismo ci è entrato nelle ossa. Quando tutti noi saremmo costretti a lavorare per realizzarci e/o per mangiare, sarà tragica per tutti. Perchè a meno che non si voglia essere signor NO a vita, farsi trascinare da qualche messia o da qualche figlio di papà, arriva per tutti il momento in cui la vita bisogna prenderla in mano.

Là viene il complicato. La soluzione più facile? Io, io, io.

Mi vogliono alienato? Triste? Che si limita ad eseguire gli ordini?
Mi vogliono attivo solo per interscambio di favori e non per mettere in gioco sè stessi, il cuore, le idee, anche i rischi e le ricchezze, per il bene di tutti e non solo del proprio portafoglio?

(che poi, sta ossessione dei soldi...figlia anch'essa della paura, dell'individualismo e del corporativismo. Basta.)

Vi accontento.

Ma è solo una cover story. Come tutte quelle con cui sto costruendo la mia immagine esteriore.

Continuerò ad aspettare persone illuminate.
Resistere
Resistere
Resistere.

p.s.
E' un periodo molto MariaDiDonnaInArteMeg. Domani è alla Biennale. Chissà che non mi metta a fare la chiacchiera sui nostri blog.

Permesso?
lasciatemi passare adesso, adesso
scusate
ma ora devo proprio andare via, via
è tardi devo scappare
no.. non è una fuga
no.. non è una fuga
sto tornando, sto tornando
sto tornando a casa
la strada l'avevo quasi dimenticata
cancellata.. cancellata

fogli di carta, impronte digitali
mi riportano indietro accelerando, accelerando

il cuore vorrebbe fermarsi
nascondersi ancora
qui sotto le coltri
per non sentire questo disfarsi

can you read my soul?

(Mi sa che hanno dichiarato illegale boomp3)


2 commenti:

mario -Mr President- ha detto...

"Perchè a meno che non si voglia essere signor NO a vita, farsi trascinare da qualche messia o da qualche figlio di papà, arriva per tutti il momento in cui la vita bisogna prenderla in mano".

esattamente oggi, se posso aggiungere, il mio sinistroide Prof. di Diritto del Lavoro si è domandato come mai dall'inizio del (molto interessante) corso non abbiamo mai posto una domanda o un'opposizione ai suoi ragionamenti. Da lì si è aperto un dibattito, non riassumibile, di due ore sul ruolo del dialogo nell'università, che naturalmente si è allargato ad un contesto più generale. Mi ha incuriosito il fatto che ha pronunciato le stesse parole che ho citato dal tuo post.
Ma la domanda che io gli ho posto, è stata: ma una volta prese le palle in mano (non gli ho detto proprio così!) , forgiando una mia coscienza, questo mi farà campare "bene" solo nel mio microcosmo, perchè la connessione individuo-collettività sembra essere MORTA.
Davvero devo aspettare che la Spagna ci salvi da questo limbo?

duni ha detto...

il fatto che io parli GIA' OGGI come un professore sinistroide mi fa pensare. Potrei aprire un dibattito di due ore, non riassumibile, sull'evoluzione/appesantimento del mio ego. Ma chiaramente vi risparmierò.

Ho letto il tuo commento stanotte dal mio cellulare a Zona Franka e il primo pensiero è stato:
"sono messaggi come questi a dare un senso al mio blog"
il secondo è stato (e scusami se uso il mezzo pubblico) che sei una persona che stimo profondamente.
Ma adaver. E non te l'ho mai detto.

Alla prossima chiacchierata crossmediale o al prossimo pokerino innaffiato di whisky, capitano :)