sabato, maggio 03, 2008

tutto il mondo è paese: la destra conquista Londra


"Non vedo l'ora di riprendere la mia bicicletta"

ha esordito così, Boris Johnson, appena uscito dalla sua casetta di Islington (lo stesso quartiere di Londra in cui viveva Tony Blair prima di diventare primo ministro), parlando con i giornalisti nel suo primo giorno da sindaco della capitale. Niente bici per andare al lavoro, però, stamattina: una macchina con autista, per condurlo velocemente alle prime riunioni, con il capo della polizia e con il capo dei trasporti, a City Hall, il municipio dalla forma strana (sembra costruito da un ubriaco), sulla riva del Tamigi.


Mentre il Labour di Gordon Brown si lecca le ferite e pensa a come evitare di perdere il potere nelle elezioni politiche del 2010 (impresa non facile, secondo i commenti della stampa britannica, che predicono all'unanimità la fine dell'era laburista), i conservatori festeggiano. Il leader del partito, David Cameron, celebra la vittoria nelle amministrative: se si votasse oggi per il parlamento nazionale, i Tory incasserebbero una schiacciante maggioranza alla camera dei Comuni. Ma l'uomo del momento, ancora più di Cameron, è indubbiamente Boris Johnson. Se la vittoria dei Tory era prevista, quella di Johnson a Londra appariva più incerta.
Ken Livingstone detto "il Rosso", sindaco per due mandati, aveva governato sostanzialmente bene e godeva di un ampio consenso: perfino Johnson, del resto, gli ha fatto i complimenti nel suo discorso della vittoria e si è augurato di potergli trovare un incarico nella propria amministrazione. Come ha fatto, allora, Johnson a vincere? E chi è il nuovo primo cittadino della capitale?

La risposta al primo quesito ha molte facce: la crisi economica ha generato scontento, anche a Londra; Livingstone ha commesso qualche errore e dimostrato, dopo otto anni, qualche tendenza all'arroganza e al nepotismo; nella politica moderna la gente ha voglia di cambiare protagonisti, come in uno show televisivo, e c'era dunque desiderio di un volto nuovo. Infine, come a Roma, i temi del crimine, della sicurezza, dell'immigrazione, hanno giocato a favore di un partito, i Tory, che promette di fare di più in questo campo (anche se non è detto che riuscirà a farlo meglio del Labour).

Poi, per l'appunto, c'è il volto nuovo. Lui: Alexander Boris de Pfeffel Johnson, famiglia aristocratica, padre ex-politico, educato a Eton, la scuola privata dei re e dei premier, e a Oxford, giornalista, direttore dello "Spectator", storico settimanale della destra colta, deputato da due legislature. E pazzerellone, clown, buffone, gaffeur impenitente, dandy. Un personaggio. Un Vip. Uno dalla battuta pronta, anche troppo, come quando definì "negretti" i popoli del Commonwealth, "cannibali" gli abitanti di Papua, "vittimisti" quelli di Liverpool e paragonò le unioni fra gay a quelle "tra uomini e cani". Ma Johnson, dice chi lo conosce bene e lo ama, non è né razzista, né omofobo. "Ha sangue ebraico, turco, circasso, svizzero, inglese e francese nelle vene, è un multiculturalismo vivente", dice suo padre Alex. "Sua moglie è mezza indiana, e così sono dunque anche i suoi figli", gli fa eco sua sorella Rachel. La quale aggiunge, a proposito della presunta omofobia: "Mio fratello non potrebbe avercela con gli omosessuali, non per nulla ha studiato a Eton", scuola solo maschile, dove si mormora da sempre che l'omosessualità fosse diffusa e tollerata molto prima che nel resto della società britannica. Suo padre aggiunge che Boris "ha studiato i classici, parla latino e greco antico", sostenendo che ciò lo aiuta a comprendere il mondo moderno, ad accettare le differenze culturali, a trovare un'identità comune di valori occidentali. Di certo c'è che il nuovo sindaco ha scritto bei libri sulla Roma dei Cesari: chissà se aspira a fare risplendere in modo simile la sua Londra. Sarà un Augusto, un Nerone o un Caligola?

(fonte: repubblica.it)

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