irridevamo e ischerzavamo i campioni di poker.
Non indichiamo il nome del protagonista perchè siamo stati minacciati di morte dal signor White
Chi lo conosce, lo sa.
Laboratorio di significati multipli


Alicia Keys – As i am
Etichetta:
Genere: Soul
Voto: 3/5
Nel novero delle eredi di Aretha Franklin (quante si sono, o sono state fregiate di tale epiteto?) è questa signorina di 26 anni a partire dalla prima fila. Sono passati ben 4 anni dalla sua ultima uscita in studio, intervallata da uno straordinario MTV Unplugged del 2005. Per il terzo lavoro Alicia è tornata a mettere sé stessa al centro e in questo senso il titolo dell’album appare piuttosto eloquente. Voce straordinaria e pianoforte suonato da manuale la fanno da padrona scaldando i cuori e soprattutto gli animi dei fan. Forse sarebbe stato sufficiente fare un album secco, potente, che si poggiasse solo su questi due ingredienti per avere un’ottima pietanza. La prova? “The thing about love”, due spanne più bella di tutte le altre. E invece la produzione di Linda Perry sembra allungare il brodo in modo francamente inspiegabile. Discorso diverso per John Mayer, bravo a impreziosire “Lesson Learned”. Il singolo “No One” staccherà di gran lunga i suoi predecessori in quanto a vendite, ma nella congiuntura contemporanea che vede Amy Winehouse come regina assoluta della materia le avvisaglie di noia a fine album sono peccato imperdonabile. Alicia, sei così brava che non studi. E così ti tocca una tiratina d’orecchie.



Breve digressione storica.


Sigur Ros – Hvarf-Heim
Etichetta: EMI
Genere: Post-rock
Voto: 3,5/5
Di quante band potete (non) dire “sono i nuovi…”? Quanti suonano davvero nuovo, originale? Il numero preciso dovrebbe trovarsi all’altezza dei polpastrelli delle vostre mani e ciò già basterebbe a incensare i Sigùr Ròs. Non avete mai sentito e forse non sentirete mai cantare in islandese se non da loro e chi vi parla dei Pink Floyd per ricondursi al quartetto di Reykjavik forza un po’ la mano. Sul fervore creativo della band nessuno può avere dubbi. Lo dimostra il contesto in cui i Sigùr pubblicano questo album, che è più che altro un doppio EP. In “Hvarf” troviamo cinque outtakes elettrici, tre del tutto inediti, incisi durante la loro carriera (circoletto rosso per “Haffsol”); in “Heim” sei tra i loro pezzi più riusciti rivisti in chiave acustica, in cui “Staraflur” non perde un briciolo della sua carica espressiva così come Jonsi, tormentano front-man della band, ancora più a suo agio tra atmosfere rarefatte. Preso singolarmente un buon album ma che aggiunge poco alla già splendida carriera dei Sigùr; pensato come colonna sonora di Heima, documentario a cura della band in cui la loro Islanda viene raccontata e elevata a paradiso di salubrità e oasi naturalista, ci si rende conto ancora una volta che è cosa buona e giusta tenere i Sigùr sui famosi polpastrelli.


