domenica, dicembre 30, 2007

l'età barbarica (l'age des tenebres) - 2007


Disintegrazione.

Questa è la parola chiave del film, il cui titolo originale è forse addirittura troppo severo.
La recita Jean-Luc, protagonista di questa commedia agrodolce, che segue il filone delle Invasioni Barbariche (stesso regista, Denys Arcand, sempre il Canada al centro, sempre le perversioni del quotidiano smascherate senza appello).


La recita verso la fine del film.

Il protagonista molla un lavoro che non offre nessun vantaggio, nessun servizio per la sua comunità, molla la moglie, agente immobiliare così tanto eccelsa da essere la terza in Canada in quanto ad affari prodotti ma anche pronta a iniziare la sua giornata con un cocktail di psicofarmaci e a chiuderla parlando a telefono, nel letto, non toccando suo marito nemmeno per sbaglio.

Molla anche le sue fantasie. Tutte. Donne bellissime, potenti, devote. Caramelle con cui Jean-Luc si rincuora nei momenti di buio pesto. Tra un Kleenex e una sega nello sgabuzzino.

Disintegrazione, alienazione.

Parole attuali, troppo.
Una società di corsa. L'incapacità di godere delle cose semplici. Di crearsi e coltivarsi il tempo libero.

Io, in primis, nella morsa.

In tante, tantissime geniali e sarcastiche citazioni mi sono rivisto.
E credo anche gli altri, al cinema con me.
Arcand appare profondamente scettico sul futuro, ma sembra dare sempre una speranza all'uomo. E fa bene, anche se sono del parere che nei prossimi anni si andrà sempre peggiorando.
E a un certo punto la società Occidentale esploderà. O meglio, imploderà.
Spero solo di non essere troppo vecchio allora.

Uno dei rari film che rivedrei anche subito.
Un'ottima occasione per valutare se siete felici, se siete forti, se siete integri.
Arcand si conferma eccelso. Il prossimo suo film, come questo, lo vedrò a scatola chiusa.

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