venerdì, settembre 29, 2006

mafia vs. hooligans

Il Teatro Massimo, uno dei più belli e grandi d' Europa, capolavoro del Basile, è stato il fondale della maxirissa che ha convolto oltre cento tifosi inglesi del West Ham che hanno messo a soqquadro un angolo del centro storico di Palermo dove generalmente migliaia di ragazzi e ragazze trascorrono soprattutto il sabato sera a bere una birra.

La maxi rissa ha portato all'arresto di 21 inglesi accusati di danneggiamenti, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Gli hooligans sono stati bloccati da centinaia di poliziotti e carabinieri.

Gli agenti hanno inoltre identificati 109 inglesi, nei confronti dei quali saranno adottate misure interdittive. Durante gli scontri sono state danneggiate anche due automobili della polizia e una dei carabinieri. Inoltre sei agenti sono stati feriti, e altrettanti inglesi sono stati ricoverati per ferite al folto. Tre di loro sono fra le persone arrestate.

Sono stati medicati nei pronto soccorsi della città anche sei palermitani coinvolti nella mega rissa. Gli investigatori stanno cercando di individuare altri responsabili attraverso le immagini registrate dalle telecamere delal polizia scientifica. Il Palermo e il West Ham questa sera si affronteranno al "Barbera" per la qualificazione al secondo turno della Coppa Uefa. Un imponente servizio di sicurezza è stato predisposto dal Questore, Giuseppe Caruso, in tutta la zona dello stadio.

In città sono giunti circa 2500 inglesi. Secondo una prima ricostruzione i tifosi del Regno Unito avrebbero avuto diverbi al loro interno dopo aver bevuto parecchi alcolici poi la situazione è diventata incandescente e si è estesa coinvolgendo anche palermitani che si sarebbero solo difesi. Nella piazza piena di locali aperti la notte e pub è cominciato un fitto lancio di bottiglie di vetro, lattine e sedie.

Sono intervenuti centinaia tra carabinieri agenti della polizia di Stato, militari della Finanza. Il tratto di via Maqueda di fronte il Teatro è stato coperto da un tappeto di cocci. Il traffico è stato bloccato a partire da via Ruggero Settimo fino oltre il Teatro Massimo. A Londra, nella partita di andata della coppa Uefa, poi vinta dal Palermo, i tifosi del West Ham avevano accolto quelli rosanero indossando maglie con la scritta "mafia", che avevano provocato sdegno e proteste anche a livello politico.

Ieri in vista della gara di ritorno qualche tifoso aveva pensato di replicare alle provocazioni piazzando sul campo di Altavilla Milicia, dove avrebbe dovuto allenarsi la formazione inglese, due striscioni con la scritta 'Welcome to the beautiful mafia's land' ('Benvenuti nella bella terra di mafià) e 'We will win without mafia's help' ('Noi vinceremo senza l'aiuto della mafià). Gli inglesi non hanno avuto neanche il tempo di vedere i due striscioni perché i carabinieri li hanno rimossi e sequestrati prima dell'arrivo dei giocatori a Palermo.

La presidenza della Regione e il Palermo calcio hanno lanciato l'iniziativa di accoglienza per i tifosi inglesi presentando le magliette con la scritta "La mafia fa schifo. La libertà è cosa nostra" che saranno regalate ai sostenitori ospiti oggi prima della partita al 'Renzo Barbera'. Il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, poche ore fa, prima che avvenisse il putiferio davanti al Teatro Massimo si era detto "certo che la partita non solo sarà all'insegna della correttezza, del desiderio di vincere e della sana competitività, ma anche del rispetto tra giocatori e tifoserie", augurando "una grande festa". La situazione non sarà certo raffreddata dalla maxi rissa di questa notte e le forze dell' ordine sono davanti ad un "allarme rosso" nel cercare di mantenere l' ordine pubblico allo stadio prima e dopo la partita Palermo-West Ham.

lunedì, settembre 25, 2006

qualcuno mi spiega

Come diamine è possibile che al mio esame numero 27
e con una laurea già alle spalle
io devo stare così cagato sotto?

domenica, settembre 24, 2006

l'iride senza nebbia dopata (speriamo)


Lucido e veloce fino alla fine quando ha finalmente tagliato quel traguardo che per lui era diventato un tabù. Poi l'esplosione di gioia e le mani levate al cielo. Paolo Bettini, il "Grillo" come lo chiamano i tifosi, si è laureato a Salisburgo campione del mondo di ciclismo su strada. L'italiano si è imposto allo sprint, lanciato ai 400 metri, davanti al tedesco Erik Zabel. Terzo lo spagnolo Alejandro Valverde e quarto l'altro spagnolo Samuel Sanchez. Bettini succede, nell'albo d'oro, al belga Boonen che si era aggiudicato il titolo nel 2005. L'ultimo italiano a conquistare il mondiale era stato Mario Cipollini, trionfatore dell'edizione del 2002.

'Il mondiale per me era diventato un tabù, erano anni che lo inseguivo e oggi finalmente ce l'ho fatta. Ora posso dire che ho vinto tutto". E' il commento a caldo, di Paolo Bettini."Adesso posso dire che ho vinto tutto - ripete Bettini -: Olimpiade, Mondiale, tre coppe del mondo ed otto classiche. La mia è proprio una bella carriera".

Poi l'analisi della corsai: "è stato un mondiale più facile del previsto - dice - ma la squadra ha fatto un gran lavoro. Avevamo un ottimo potenziale, e siamo riusciti a sfruttarlo. La cosa più bella è aver visto una squadra fatta di tanti capitani che oggi hanno fatti i gregari, come a Zolder quando vinse Cipollini". "Ora spero di ripagare i miei compagni - conclude il neo-iridato - pedalando con la maglia iridata addosso, visto che, a suo tempo, quella con i cinque cerchi olimpici non me l'hanno fatta indossare".

Il corridore toscano è anche uno sportivo doc e per questo riceve i complimenti da parte di Zabel, battuto, ma a sua volta ricambia. "Erik per me è l'espressione del professionista vero. Ho vinto io e sono contento, ma se non dovevo vincere io Erik sarebbe stato il corridore che avrebbe meritato di più". E' un podio, quello si Salisburgo, che dovrebbe riconciliare con il ciclismo in generale dopo un periodo di grandi dubbi sulla correttezza dei corridori.

"Siamo qui a festeggiare, ma non nascondiamo che il ciclismo sta attraversando un brutto periodo, speriamo che la mia vittoria e il secondo posto di Zabel dicano qualcosa". Infine i ringraziamenti: generali, ma anche uno particolare. "Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini negli anni, ma soprattutto Ballerini. Andiamo a guardare dal 2001 ad oggi tutto quello che ha fatto...".

sabato, settembre 23, 2006

i non allineati


Hugo Chavez segue le orme di Mahmud Ahmadinejad e dal podio del Palazzo di Vetro lancia una raffica di insulti contro gli Usa e di accuse contro l’Onu. Il presidente venezuelano ha portato l’affondo contro la persona di George W. Bush definendolo «il diavolo»: «Quando si allontana si sente uno strano odore di zolfo». «Ieri su questo podio è venuto il diavolo - ha detto Chavez all’Assemblea, facendosi il segno della croce - ed ha parlato come se fosse il padrone del mondo». E subito dopo, mostrando una copia del libro del linguista Noam Chomsky «Hegemony or Survival», ha accusato la Casa Bianca di «dominazione, sfruttamento e bombardamento dei popoli».

Facendo il verso a Bush, che il giorno prima si era rivolto ai popoli di Iran e Siria, Chavez si è indirizzato al «popolo americano» chiedendo di «porre termine alla minaccia» costituita dal presidente perché «è come una spada sulla testa». Per Chavez il carattere «diabolico» di Bush è l’altra faccia della delegittimizzazione dell’Onu, il cui Consiglio di Sicurezza è «paralizzato da un immorale diritto di veto nelle mani degli Usa». La richiesta del leader venezuelano all’Assemblea Generale è dunque di portare a termine una riforma dell’Onu che modifichi radicalmente la struttura del Consiglio di Sicurezza e privi Washinton «del diritto di veto che ha consentito a Israele di aggredire il popolo libanese».

Termini e contenuti dell’arroventato discorso di Chavez hanno ripreso l’intervento che era stato pronunciato martedì notte dall’iraniano Mahmud Ahmadinejad, che da un lato aveva accusato gli Usa di voler «dominare il mondo» e dall’altro aveva imputato all’istituto del diritto di veto «nelle mani di Usa e Gran Bretagna» la carenza di legittimità morale dell’Onu. Se le similitudini fra Chavez ed Amadinejad confermano l’intesa nel voler creare un nuovo fronte internazionale in contrapposizione a Washington ed all’Occidente, alcuni dei passaggi pronunciati dal presidente iraniano lasciano trapelare l’intenzione di assegnare a Teheran un ruolo di guida dei non allineati. «Il comportamento immorale di Stati Uniti e Gran Bretagna è la più grande sfida ad un Consiglio di Sicurezza che non risponde più ai bisogni dell’umanità e degli oppressi», ha detto Ahmadinejad, invocando una riforma che da subito assegni «un seggio permanente con diritto di veto al movimento dei non-allineati, all’Unione africana ed all’Organizzazione della conferenza islamica» perché «i cittadini di Asia, Africa Europa ed America sono tutti uguali».

L’estrema prova della delegittimazione dell’Onu per Ahmadinejad è nel fatto che fu il Palazzo di Vetro nel 1947 a votare la nascita di Israele: «Con il pretesto di proteggere alcuni dei sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale la terra di Palestina venne occupata ed i suoi abitanti cacciati, ponendola sotto il controllo di alcuni di questi sopravvissuti e di un gruppo ancora più grande giunto da altre nazioni dando vita ad una tragedia senza precedenti nella Storia». Con un estremo segno di disprezzo nei confronti di Israele, Ahmadinejad non ha mai pronunciato nè il nome dello Stato nè il termine «ebrei» per definire gli scampati alla Shoah.

Ad unirsi all’offensiva anti-Usa dal podio dell’Onu è stato il presidente boliviano, Evo Morales, sventolando di fronte all’Assemblea Generale una foglia verde di coca per rivendicare il diritto a coltivarla liberamente - in contrasto con le richieste di Washington - e definendola «meno pericolosa» delle bevande della Coca-Cola.

La reazione dell’amministrazione Bush agli attacchi ricevuti non è tardata. Alla volta di Ahmadinejad il portavoce Tony Snow ha ribattuto: «Aspettiamo che accettino di sospendere l’arricchimento dell’uranio».

Come dire: Teheran tenta di sviare l’attenzione dal dossier nucleare. Mentre è stato l’ambasciatore all’Onu, John Bolton, a replicare a Chavez: «Ha il diritto di esprimere la sua opinione, purtroppo è il popolo del Venezuela a non possederlo».

mercoledì, settembre 20, 2006

risiko 2 - palloni magiari

Lo scontento per le riforme economiche del governo e un nastro con un discorso “esplosivo” del premier Ferenc Gyurcsany, misteriosamente finito in mano ai media, sono all’origine dei più gravi disordini avvenuti in Ungheria dal 1989.
Le violenze sono avvenute a pochi giorni dalle elezioni amministrative e dello storico anniversario della rivolta del ’56 contro l’invasore sovietico. Il primo ministro le ha raccontate così: è stata “la notte più lunga e nera” da quando 17 anni fa in Ungheria cadde il comunismo.
La protesta, degenerata lunedì notte a Budapest in gravi incidenti con l’assalto al palazzo della televisione di Stato, scontri, saccheggi e decine di feriti, è scoppiata dopo la divulgazione della registrazione di un discorso tenuto dal premier socialista nel maggio scorso, un mese dopo la sua riconferma alle elezioni politiche di aprile. “Non abbiamo fatto altro che mentire dalla mattina alla sera” al solo scopo di vincere le elezioni, il risultato dell’opera di governo nella passata legislatura è stato pessimo, siamo solo riusciti a restare al potere: questo il tenore del discorso di Gyurcsany, infarcito peraltro di parolacce e pubblicato or-mai testualmente.
Sul perché il discorso, a due settimane dal voto per le amministrative del primo ottobre, sia stato fatto filtrare ai media circolano le tesi più svariate: un nemico interno di partito del premier, forse un veterano nemico delle riforme, oppure addirittura lo stesso Gyurcsany nel tentativo di spuntare le armi all’opposizione guidata da Viktor Orban: il leader del partito conservatore Fidesz, che in campagna elettorale ha accusato il governo di aver mentito agli elettori e di essere pertanto delegittimato.
Nei luoghi dei disordini – piazza Kossuth di fronte al Parlamento e piazza Szabadsag, dove si trovano la sede della televisione pubblica nonché l’ambasciata americana – la situazione ieri in serata era tranquilla. Circa un migliaio di persone, costantemente in aumento, erano radunate davanti al Parlamento con striscioni, musica, discorsi di oratori su un palco e bandiere nazionali con un simbolico buco al centro: simili a quelle sventolate durante la rivolta del ’56, dalle quali erano stati strappati i sim-boli comunisti. Ma l’elemento cruciale è oggi lo scontento per la situazione economica, la delusione verso il potere. Negli incidenti di lunedì sera, con diverse migliaia di dimostranti, auto incendiate, saccheggi e atti di vandalismo, circa 150 persone sono rimaste ferite. La polizia, inizialmente impreparata a sedare una protesta di quelle di-mensioni, era schierata ieri in forze.
Il premier ha comunque escluso di dimettersi ribadendo che intende restare al suo posto e portare avanti le necessarie riforme economiche.

risiko 1 - thailandia

Colpo di stato militare in Thailandia. Il primo dopo 15 anni. Qualche sera fa i generali ribelli hanno mandato i carri armati nelle strade di Bangkok, hanno fatto occupare da truppe scelte il palazzo del governo e, proclamata la loro fedeltà a re Bhumibol Adulyadei, hanno dichiarato destituito il premier, il miliardario Thaksin Shinawatra, 57 anni, che si trovava a New York per partecipare all'assemblea generale dell'Onu. Il portavoce dei golpisti, il generale Prapart Sakuntanak, ha letto un comunicato nel quale si annuncia che il potere sarà restituito ai civili al più presto e si spiega che la defenestrazione di Thaksin è dovuta alla sua politica, «che ha diviso il Paese e diffuso la corruzione», da sempre uno dei mali della società thailandese.
Le Forze armate hanno sospeso la Costituzione, il Parlamento, instaurato lo stato d'emergenza, imposto la legge marziale e comunicato che sarà costituita in tempi brevi una commissione incaricata di studiare e varare riforme politiche.
La comporranno, «nel rispetto della monarchia costituzionale democratica», anche rappresentanti militari e della polizia. La Tv ha interrotto i programmi regolari e diffonde immagini della famiglia reale. I soldati pattugliano la capitale e i centri delle principali città. Il generale Sakuntanak ha detto che la presa del potere è avvenuta senza incontrare alcuna resistenza e ha chiesto alla popolazione di «collaborare per favorire il mantenimento della legge e dell'ordine». «Ci scusiamo degli eventuali disagi»,ha aggiunto.

martedì, settembre 19, 2006

mahmoud il bravo wagnone

Usando un tono estremamente conciliatorio il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha espresso "rispetto" per Benedetto XVI e ha detto di apprezzare il fatto che abbia "modificato" le sue dichiarazioni di Ratisbona. Contraddicendo le dure condanne espresso ieri dal governo di Teheran e dalla guida suprema, l'ayatollah Ali Kamenei, Ahmadinejad in visita a Caracas ha detto di "rispettare il Papa e tutti quelli interessati nella pace e nella giustizia" e di "riconoscere che (il Papa, ndr) ha modificato le affermazioni fatte".
Mentre tendeva un ramoscello d'ulivo il presidente iraniano ha colto pero' l'occasione per sottolineare le contraddizioni tra i valori cristiani delle nazioni occidentali e le guerre iniziate dagli stessi Paesi.
"Tutte le guerre del XX secolo sono state provocate dai Paesi europei e dagli Stati Uniti", ha detto Ahmadinejad, sottolineando soprattutto che l'amministrazione Usa non puo definirsi cristiana "perche' Cristo come tutti gli altri profeti di Dio era un profeta di giustizia e pace per l'umanita'".

giovedì, settembre 14, 2006

"è il primo trenta e lode della storia dell'esame"

Ad Andrea
Ad Egidio

a chi è caduto
a chi vuole alzarsi e ha bisogno di me,di voi.

domenica, settembre 10, 2006

dal freddo al freddissimo


L'addio alla F1 è l'ultimo, per certi versi sorprendente capolavoro di Schumacher. L'uomo di ghiaccio, che non parla mai in italiano, che scherza poco, e che ha sempre avuto l'atteggiamento da primo della classe, il giorno dell'addio ribalta la situazione e si mostra alle televisioni di mezzo mondo (nel vero senso della parola, sembra oggi ci siano stati qualcosa come un miliardo di telespettatori per l'annuncio di Monza) commosso. Schumi parla rivolgendosi direttamente alla Ferrari, come se fosse una donna che sta per lasciare, alla quale chiede scusa per la sua decisione. "Monza - spiega Schumi - era il posto giusto per dirlo. Oggi è un giorno speciale. So che c'è stata tanta attesa per questo annuncio, ho voluto aspettare oggi ". Ma uno come Schumi lascia non abbandona: "Ora penso alle prossime gare - spiega ancora il tedesco - anche se faccio fatica a pensare al mio futuro senza Ferrari. E' molto difficile da spiegare, ma dovevo condividere con tutti queste parole: questo è il momento giusto per la mia ultima gara a Monza, perché non ce ne saranno altre, mi devo ritirare dalle competizioni, dalle gare". E viene il difficile momento del bilancio di una vita, anche per uno che ha vinto qualcosa come 7 titoli mondiali (l'ottavo è vicino) e 90 Gran Premi: "L'ultima parte della mia carriera (si riferisce a quella in Ferrari ndr) è stata eccezionale, mi è piaciuto tutto quello che ho fatto con tutti voi, è stato davvero speciale quello che ho fatto in questi anni" dice Michael Schumacher che poi rivolge un pensiero alla sua famiglia: "Ringrazio mio padre, mia madre che non c'è più, mia moglie, i miei figli, senza il loro supporto non ci sarebbe stato tutto quello che è avvenuto negli ultimi anni. Un ringraziamento per tutti". Schumi a questo punto è a un passo dalle lacrime, e ammette la sua amarezza, maledicendo in qualche modo proprio il giorno del suo addio: "Sapevo che questo giorno con la "G" maiuscola o forse la "g" minuscola sarebbe arrivato e quel giorno è proprio oggi". Già, è adesso? Cosa farà la Ferrari senza il suo faro? Senza il pilota che l'ha raccolta nelle nebbie delle retrovie della F1 portandola a incredibili trionfi? (Non va dimenticato che Schumi non era solo un pilota, ma una sorta di "sistema", un uomo intorno al quale ruotava un team di manager e tecnici) Ce lo spiega lo stesso Schumi: "Massa è il futuro: ora ha la possibilità di decidere il suo cammino di vita. E' una brava persona, un ottimo compagno, un amico". La Ferrari intanto, subito dopo la fine del GP d'Italia, ha confermato le parole di Schumi, il suo ritiro e l'ingaggio - al suo posto - di Raikkonen. Sarà infatti il 26enne finlandese il prossimo compagno di scuderia di Felipe Massa. Raikkonen, attualmente alla McLaren ma già 'scalzatò di sedile da Fernando Alonso (Renault), ha firmato un contratto che lo legherà a Maranello fino al 2009. In Formula Uno dal 2001, Raikkonen ha vinto nove gare, conquistando 35 podi complessivi in 101 Gran Premi disputati. E' il terzo finlandese che guiderà per la Ferrari. Ma quello che avrà il compito più ingrato: sostituire una leggenda. E - si sa - le leggende non si possono sostituire.

venerdì, settembre 08, 2006

forse sarà riduttivo...

...se non forzato, se non addirittura inopportuno voler riassumere tutta questa storia con un aggettivo, associare il destino di Egidio a una semplice descrizione linguistica, ma non si può non pensare al termine “beffardo” per parlare di tutto questo.

Si, beffardo, perché come si può altrimenti descrivere la vicenda di un ragazzo che studiava psicologia, con la vocazione all’aiuto per il prossimo che guidava le sue intenzioni, così forte da voler studiare, per capire meglio come va, come si fa?

Un ragazzo che voleva sostenere gli altri e che non è riuscito a sostenersi.

Altrettanto inopportuno potrebbe apparire in questo caso l’aggettivo “paradossale” e forse, in questo caso, inopportuno lo è davvero. Perché prima di essere lavoratori, studenti, mariti, mogli, fidanzati, mamme, papà, figli, amici, cittadini, prima che ci sia dato o prima di sceglierci un ruolo nella vita, siamo esseri umani, sostanzialmente tutti uguali, sicuramente tutti soggetti a difficoltà, a fragilità di cui non ci si deve per nessuna ragione vergognare. E per questo non può esserci niente di paradossale in una debolezza.

Ed è proprio da questa consapevolezza che si deve ripartire. Subito. Asciugandoci le lacrime o piangendo ancora se necessario. Ma ripartire.

Se tutti noi possiamo avere bisogno d’aiuto, è altrettanto vero che tutti noi dobbiamo essere pronti ad aiutare.

Se abbiamo un amico, perché non fare una telefonata in più? Una risata, ciò che per noi potrebbe sembrare banale, potrebbe renderlo felice.

Se abbiamo una persona al nostro fianco, proviamo a far iniziare qualche frase in più con il pronome “noi”, piuttosto che con l’ “io”. E’ quello che vorremmo fosse fatto nei nostri riguardi, la nostra sarebbe riconoscenza, affetto, amore, devozione.

Se lavoriamo, o studiamo, proviamo per un secondo a non pensare ai soldi, alla carriera, ai superiori che ci prevaricano, ai colleghi che ci sembrano inefficienti. Pensiamo che rendiamo un servizio alla società, che se siamo bravi qualcuno, oltre noi, ne trarrà giovamento.

Se ci lamentiamo del prossimo, del vicino di casa, del salumiere, del mal di schiena, o della pioggia, proviamo almeno a sorridere pensando che almeno ho un prossimo con cui parlare, che ho una casa dove vivere, posso andare a fare la spesa, posso muovermi e alla fine se non ci fosse la pioggia non esisterebbero i fiori, i frutti e la natura non sarebbe quello spettacolo a cui siamo abituati.

Proviamo a non lamentarci, facciamolo per Egidio, per la sua famiglia, per il dolore dei suoi cari, purtroppo così grande da non poter essere raccontato in nessuna maniera. Stringiamoci forte a loro, ma non così forte da soffocarli; proviamo a essere intelligenti e onesti, affettuosi e sicuri.

Il rischio di queste parole è che possano rimanere sempre e solo tali, una volta che torniamo a casa. Che possano essere semplice e tronfia retorica.

Non sarebbe,questo, un bel modo per ricordarlo. Non dare un seguito a certe spinte che il nostro animo sa di avere sarebbe come dimenticarsi di Egidio, della sua storia. E noi siamo qui riuniti per il motivo opposto.

Impegnatevi, impegniamoci tutti. Impariamo ad ascoltare e ad essere umili.

Noi, studenti di psicologia, vi promettiamo che faremo già da oggi la nostra parte. Studieremo tanto, più forte, con delle motivazioni speciali, che prima non avevamo, perché non vediamo l’ora di poter aiutare la gente, di poterla far star bene, sempre. Di allontanare i pensieri cattivi e magari di farne nascere di buoni. Di portare la vita, il sole, il sorriso.

Solo per te
che mi hai fatto battere il cuore
solo per te
che hai conosciuto il tempo che passa
solo per te
che hai lasciato tutto per niente
vorrei cantare solo per te

giovedì, settembre 07, 2006

sono solo un essere umano

Si è suicidato per una delusione amorosa il ragazzo di 23 anni, morto folgorato dai cavi dell'alta tensione la scorsa notte dopo essersi arrampicato su un traliccio dell'Enel. La tragedia è accaduta nel territorio di Acquaviva delle fonti, in provincia di Bari, su via Vecchia gioia.

Il giovane, (il nome non importa), viveva a Santeramo in colle (Bari). Il suo corpo è stato recuperato intorno alle tre di notte dai vigili del fuoco. Ad avvisare i militari erano stati gli amici del ragazzo che da tempo non lo lasciavano solo e gli erano vicini, essendo a conoscenza delle sue intenzioni suicide. Lo stato depressivo del giovane si era aggravato a causa della fine di una relazione sentimentale.

Veniva con me all'università.
Non c'è bisogno di nient'altro

la vita
mi sta mettendo alla prova.

mercoledì, settembre 06, 2006

bush vs. allah

Non si è fatta attendere la replica di Mahmoud Ahmadinejad a George W. Bush. Ieri il presidente statunitense aveva definito il leader iraniano un "tiranno" equiparandone il regime ai terroristi di Al Qaeda e il programma nucleare ad "armi di sterminio". Bush, ha risposto oggi Ahmadinejad, è "nulla" al cospetto di Allah e della sua volontà.

"A Bush dico - ha tuonato il presidente iraniano intervenendo a una conferenza a Teheran - tutto il mondo ti minaccia, dal momento che il cammino generale che esso sta intraprendendo è in direzione dell'adorazione di Allah e della divinità. Questa immane marea è in movimento, e al confronto della volontà divina tu non sei niente".

"Tutte le comodità, la cultura, la tecnologia e l'economia esistono grazie all'esistenza dell'Imam del Tempo", ha aggiunto Ahmadinejad, riferendosi al dodicesimo Imam della catena di successione sciita. "Il marxismo - ha proseguito il presidente iraniano - è ormai Storia, mentre l'incapacità del liberalismo di guidare il mondo è manifesta. Oggi invitiamo l'Umanità a seguire l'unico cammino, il vero cammino".

Ahmadinejad ha attaccato anche Bush per avere rifiutato la sfida ad un confronto televisivo in diretta mondiale. "Coloro che non rispondono ai nostri inviti - ha affermato - non avranno un buon destino". Il presidente iraniano ha ribadito l'invito ad un dibattito con Bush "per analizzare i problemi del mondo e risolverli". "L'Umanità - ha aggiunto - potrà scegliere".

lunedì, settembre 04, 2006


Le lacrime affogano le parole. Appena l'ace di Benjamin Becker, il 27º, alla fine del 4º set (7-5, 6-7, 6-4, 7-5) lo ha traslocato dalla cronaca alla storia del tennis, Agassi è scoppiato in un pianto dirotto. Il pianto del bambino che Andre, forzato del tennis dall'età di 4 anni, non ha mai potuto essere. E con la voce frantumata, in uno stadio fradicio di commozione, interrompendo un applauso infinito Agassi ha recitato le sue ultime battute da istrione: «Sul quel tabellone c'è scritto che oggi ho perso, ma non c'è scritto quello che ho trovato nel tennis negli ultimi 21 anni. Ho trovato lealtà, generosità, e siete stati voi a darmi la forza per uscire dai momenti bui. E' una cosa che non dimenticherò per tutta la vita». E giù lacrime. Anche nello spogliatoio si sono alzati tutti per battergli le mani. «Non c'è onore più grande di quello che ti regala chi deve superarti sul campo. Ma l'affetto dei fan è il ricordo più bello. Ogni persona seduta là fuori ha una vita e una storia, che decide di dividere con te. Questo non smetterà mai di stupirmi».

La pioggia filtra i ricordi. «Rain delay, Agassi all the day!», urlava silenzioso lo schermo durante il sabato più piovoso degli Us Open. Agassi tutto il giorno, in un infinito replay. Anzi: gli Agassi. Agassi con la criniera bionda. Agassi con la bandana da pirata. Agassi calvo, monocromo e sapienziale. Anche la Navratilova si ritirerà a fine torneo, ma è un neutrino, nessuno le bada. Gli Us Open fino a ieri erano «Andre's House», la casa di Andre, come urlavano i cartelloni dei tifosi. James Blake, che l'anno scorso ci perse contro un memorabile quarto di finale, ha voluto rendergli omaggio facendosi cucire dalla Nike la vecchia maglietta con i rettangoli rosa e lo scarabocchio nero e arancio, datata 1990. Il vintage di Agassi è, ancora, il presente di molti. I suoi avversari sono, ancora, i suoi fans. Suo ancora è questo regno profano chiamato tennis, nel lungo, sospeso momento dell'addio.

Il New York Times tre giorni fa si era lamentato con piombo nerissimo per gli sprofondi nazionali negli sport di squadra. Umiliati nel basket ai Mondiali, dalla Finlandia nell'hockey su ghiaccio, esclusi dalle Olimpiadi nel baseball. Senza medaglie, con un solo poster da appendersi nell'orgoglio: «Nell'arena globale, nella quale i confini sono ormai caduti come gli yankee nel tennis, l'America può contare su Agassi». Perché Agassi ha insegnato che si può rinascere dalle sconfitte. Più di una volta. Connors, McEnroe, Sampras invecchiando non sono cambiati. Agassi no. Agassi è stato il melting pot di se stesso, lo specchio delle storie più amate da questo Paese. Figlio di emigranti, prodigio perduto e recuperato, dissipatore e benefattore. «The Natural», il predestinato, come l'eroe tragico di Bernard Malamud, e insieme Lazzaro new-age, resuscitato dall'abisso, tutto fitness e famiglia. L'ultima incarnazione del Buddha dei ground è stato Agassi-Toradol, il campione farmaceutico, che ogni settimana si piantava un ago lungo dieci centimetri nell'anca, usando il cortisone come silicone per tenere insieme cartillagini sdrucite. E' stato il Giovane Ribelle - l'ultimo vero Giovane del tennis, prima di Nadal - è riuscito a diventare il Grande Vecchio.

Contro Baghdatis, in una notte propizia e fresca, aveva corso come una lepre. Contro Benjamin Becker, nel sole ritrovato di ieri, camminava "stiff", rigido, saltabeccando su gambette ormai lignee, manovrando la Fama come stampella. Per un giorno e mezzo era rimasto sdraiato in albergo a riposare, a mettere solvente nelle giunture ingrommate. Ma stavolta non è bastato. "Benni" Becker è tedesco come il grande Boris, ma non gli è parente.

Nato 25 anni fa a Orscholz, nel sud-ovest della Germania, ha iniziato a giocare a tennis a 7 anni, entusiasmato dalle imprese dell'Omonimo. «E dentro di me, da piccolo - ha confessato - fingevo di essere Boris o Agassi». E' diventato tennista in un college del Texas, a Waco. L'anno scorso era n. 1400 del ranking, oggi è 112. Serve bene, attacca da fondo. Come tutti i mille nipotini di Agassi, con meno fantasia dell'unico vero Agassi. Prima di ieri Benjamin Becker aveva giocato 4 partite nello Slam, Agassi 276. La 277ª è stata l'ultima. Come sarà la vita dopo il tennis, Andre? «Domani non lo so, ma oggi sono sereno. L'unico problema sarà spiegare ai miei figli perché ho pianto tanto… Volevo lasciare il tennis migliore di come l'avevo trovato, forse ci sono riuscito. Ci sono molti giovani talenti che sbocciano e ci dicono che la vita è un circolo senza fine. Il tennis è solo un veicolo, dire addio a tutto questo è stato un male necessario, ma è stato bello farlo così, tutti assieme. Fino a oggi per me ogni gioia ha avuto il suo prezzo. Quando ero in un posto pensavo a dove sarei stato dopo. Ora finalmente vivrò dove mi trovo, potrò fare quello che voglio. Piuttosto, a voi giornalisti mancherò davvero così tanto o state solo facendo finta?». Buon viaggio nel presente, campione. Andre Agassi esce dal campo in lacrime dopo la sconfitta contro Becker che sigla il suo ritiro dal tennis giocato.

sabato, settembre 02, 2006

guida ragionata ai cattivi


Solo un beniamino dei festival come Spike Lee poteva compiere il miracolo: tanta folla, e una lunga ovazione, per un documentario che dura la bellezza di quattro ore. Ovvero When the Levees Broke - Requiem in Four Acts, potente atto d'accusa sull'uragano Katrina e le colpe dell'amministrazione Bush. E del resto anche il regista - reduce dal successo internazionale di Inside Man - sottolinea, oggi, il legame speciale con la Laguna: "L'anno scorso ero a Venezia, proprio qui alla Mostra, quando si è scatenato l'inferno su New Orleans, e invece di vedere film, ho trascorso le giornate incollato alla tv. E mi è venuta l'idea di lavorarci su".

Il risultato è un documentario ricco di informazioni, che non trascura davvero nessun aspetto della questione. In cui appaiono anche personaggi noti: come Sean Penn, che si precipitò a New Orleans per partecipare ai soccorsi. Ma ciò che resta impresso, dopo la lunghissima visione, sono i volti della gente comune. I poveri, quelli che non avevano nemmeno un mezzo di trasporto per lasciare la città, alle prime avvisaglie della tempesta. E che, di fronte alla macchina da presa di Spike, ripercorrono la loro odissea.

giovedì, agosto 31, 2006

chi è il cattivo oggi?

Scade oggi l'ultimatum impartito dal Consiglio di sicurezza dell'Onu all'Iran: deve rinunciare all'arricchimento dell'uranio. Ma il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non si è mosso dalle sue posizioni, ribadendo che "non cederà di un passo" alle pressioni occidentali e che "non accetterà alcuna violazione dei suoi diritti". E l'Unione Europea ha deciso di mantenere i contatti e proseguire nel dialogo con l'Iran, anche se, dopo questa scadenza, non si tratterà di negoziati formali.

Ahmadinejad ha pronunciato il suo discorso a Orumiyeh, capoluogo della provincia settentrionale iraniana dell'Azerbaigian Occidentale, e non ha usato mezzi termini: "L'Occidente deve sapere che la nazione iraniana non cederà alle pressioni, neppure davanti all'ipotesi di un'aggressione, e che non accetterà alcuna violazione delle sue prerogative".
Il presidente ha proseguito sempre puntando il dito contro "le potenze dell'oppressione, che non vogliono che il nostro Paese progredisca", ribadendo che il programma nucleare non nasconde velleità militari, come sostiene Washington.

A questo proposito il presidente ha commentato: "Il problema è che i dirigenti americani pensano di poter risolvere qualunque questione ricorrendo alla forza e ai loro arsenali. I tempi però sono cambiati, viviamo in un'epoca di cultura, di pensiero e di logica, ed è a causa di tutto ciò che rifiutano di affrontare un dibattito con noi", ha aggiunto alludendo al confronto televisivo proposto al presidente Usa, George W. Bush, ma liquiidato dalla Casa Bianca come un mero "diversivo".

A questo ha fatto seguito l'esaltazione del popolo iraniano: "ma io dico loro: il popolo iraniano, compresi i giovani scienziati che a mani nude e senza il vostro aiuto sono riusciti a raggiungere le vette della tecnologia nucleare, è anche in grado di farci sviluppare".

...nel frattempo...

Malika Soltayeva era una bella ragazza di 23 anni. Fino alla scorsa primavera abitava ad Argun, in Cecenia, assieme al marito e alla figlia di due anni. Lavorava nello spaccio di una caserma dell'esercito russo ed era incinta. La polizia privata del premier Ramzan Kadyrov, figlio del presidente ceceno assassinato due anni fa e fedelissimo del Cremlino, l'ha prelevata nella casa di una zia nel marzo scorso. Il marito l'aveva cacciata, accusandola di adulterio dopo che per un mese aveva scelto di trascorrere fuori le notti. Malika è stata rinchiusa in una cella dei reparti speciali filo-russi. Gli uomini di Kadyrov, chiaramente riconoscibili, l'hanno bastonata, insultata e presa a calci, fino a costringerla a confessare di aver tradito il suo sposo con un soldato russo. Il video-choc della tortura, realizzato da un soldato con il telefonino, è stato diffuso ieri dal New York Times, che lo ha consegnato allo stesso Kadyrov chiedendogli di aprire un'inchiesta.


Malika viene mostrata mentre è costretta a spogliarsi e a inginocchiarsi davanti ai suoi aguzzini. Un agente le rasa i bei capelli castani e le taglia le sopracciglia. La peluria restante le viene tinta di verde, colore-simbolo dell'islam e della bandiera della guerriglia cecena. Una croce, sempre verde, le viene dipinta in mezzo alla fronte. I poliziotti parlano in ceceno, pestano e ridono. Le annunciano: "Ora ricevi la punizione di Allah". Uno, in russo, le grida "Puttana". Un altro le intima di inchinarsi, per consentirgli di bastonarla sul sedere "più comodamente". Il volto di Malika appare tumefatto, gli occhi spenti. Il video la riprende più tardi, mentre viene fatta rivestire ed è condotta nel cortile della casa del marito. Qui, con il capo color smeraldo e la croce dell'infamia in fronte, la costringono a ballare la "lezginka" (tradizionale danza caucasica ndr) sotto gli occhi di passanti e vicini di casa. Una pubblica condanna a morte, in Cecenia, dove le donne accusate di adulterio vengono emarginate, uccise dai fratelli o costrette a diventare le kamikaze dei guerriglieri. Le ultime immagini mostrano Malika presa a calci per strada dai poliziotti, che le colpiscono schiena e ventre con gli scarponi. Da quel momento nessuno ha più visto la ragazza e non si sa se abbia perso il figlio che aspettava.

Le terribili immagini, alla vigilia del secondo anniversario della strage di Beslan, ripropongono la violenza e l'umiliante condizione della donna che continuano a regnare nella Cecenia normalizzata da Vladimir Putin. Dal 1999 si susseguono rapimenti, stupri, omicidi e torture. Alla seconda guerra scatenata da Mosca contro gli indipendentisti, si è sovrapposto il potere di vita e di morte concesso agli squadroni di Kadyrov. Spietatezza, fedeltà a Putin e sostegno al fondamentalismo islamico hanno consentito al giovane Ramzan di scalare fulmineamente il potere lasciato dal padre. Il video di Malika, che ha fatto ieri il giro del mondo, può ora frenare la sua ascesa. Anche perché conferma che non si tratta di un episodio. Da mesi, tra la milizia di Kadyrov, girano video di torture riprese con i telefonini, per divertimento, dagli stessi poliziotti. Uno mostra la testa mozzata di un presunto terrorista, esposta su un palo nel villaggio di Kurchaloi. Il capo viene poi usato dai soldati filo-russi per una partita a calcio, e infine appoggiato sul bancone di un bar, coperto con un cappello e con una sigaretta in bocca. Nessuna inchiesta, finora: nessun processo, tantomeno condanne.

brava gente

lunedì, agosto 28, 2006

madonna non è la figlia della schifosa

There's only so much you can learn in one place
The more that I wait, the more time that I waste

venerdì, agosto 25, 2006

domino

Ho smesso di dedicarmi a un solo sentimento
perchè va a finire sempre col dolore

(ricostruzione libera..le parole sicuramente non erano queste)

bob l'eponge

(meglio tardi che mai)
(muert del caricamento foto di blogspot)

Il titolo è la Francia in una frase. Una nazione fiera, orgogliosa, (cieca?) così tanto che manco la spugna a forma di sgagliozza può avere un nome tutto suo..deve essere trasformato in francese..i francesi che chiamano computer "ordinateur" hanno le scuppie originale.

Per il resto, molto,molto meglio delle attese. Fascinoso, nella città romantica x eccellenza, il sistema di collegamento urbano, simbolo della siderurgia. Perfetto; mi permette di raccogliere le mie membra da Pigalle e riportarle nella mia tenuta, a Porte de Versailles, senza manco cambiare Metro..che mi permette di collegarmi con provincia e Banlieues in scioltezza.
Costosa, ma in vacanza lo accetti.
Multietnica, e lo accetti sempre
I monumenti sono belli, St.Germain è esattamente come te lo aspetti, Montmartre idem. La Tour Eiffel (o meglio la visuale dall'alto) è mozzafiato.

I francesi sono i francesi. A Eurodisney mi volevano tutti male, compresa la vespa che mi ha punto dietro al collo all'ora di pranzo (la foto di su è successiva alla puntura..giusto x capire)

Mangiare, ho mangiato. Italiano, francese, messicano..giapponese (ciao Emma e Carlo, vi ricordo Haegen-Dasz e un farmacista sodomita)
gli italiani in Francia sono forti..un pò esuli, un pò furbi
ti fermano x strada e ti fanno i complimenti x la maglia dell'italia
al Louvre, la fanno da padrona con la faccia della signora Lisa.

Stanno bene, stiamo bene.

Ora si torna a studiare..a sciut bun però, tralasciando (solo nel racconto) il concerto di Madonna, Venezia, Trieste, il duomo di Milano intravisto di sfuggita, ma in ristrutturazione e con la gigantografia di Madonna sul lato.
Si, Madonna, la colonna sonora di questo 2006..
forse anche nella coreografia di un volo sugli Champs-Elysees.

Finisco con i ringraziamenti.
Merci, Colette.

domenica, agosto 20, 2006

cribbio (attendendo il post su parigi)

"Sono l'italiano che paga in assoluto più tasse e ne sono fiero. Ho pagato anche la tassa sul lusso, perchè io pago tutto, anche più di quanto dovrei". E' un Silvio Berlusconi in forma smagliante quello che, durante la cena di beneficenza organizzata ieri sera dalla stilista Krizia nella villa in Costa Smeralda, confida a un parterre che va da Alba Parietti alla marchese Marta Brivio Sforza, dal principe Carlo Giovannelli all'ex ministro Lucio Stanca, la propria assoluta onestà in tema fiscale.

Mentre impazza la polemica sulla tassa sul lusso imposta in Sardegna dal governatore Soru ai villeggianti che passano da un aperitivo a bordo panfilo a una festa al Billionaire, lui - che è stato premier - spiega che con la sua azienda versa "ogni giorno all'erario quattro miliardi delle vecchie lire".

Sembrano lontani anni luce i tempi in cui l'allora presidente del Consiglio si condonava milioni di euro di imposte dovute all'erario versandone 1800 in due comode tranche grazie al provvedimento fiscale varato dal suo governo nel 2002. Invece risalgono solo all'altro ieri - precisamente al maggio scorso - le minacce di "sciopero fiscale" lanciate al Palafiera di Milano quando si ventilò l'ipotesi dell'ex comunista Massimo D'Alema alla presidenza della Repubblica.

Il leader di Forza Italia, oggi, ha sì dismesso i panni di uomo di governo, ma non ha certo smesso di pensare agli interessi dell'Italia, come spiega lanciandosi in un tenero amarcord: "E' difficile dopo essere stati al governo per cinque anni smettere di pensare all'interesse del mio Paese. Per quel che riguarda i militari in guerra (nel sud del Libano, ndr) porterò avanti anche nell'opposizione l'idea che avevo quando stavo al governo. Credo di essere in grado di dare qualche consiglio, dopo cinque anni di governo".

Berlusconi si gode la vacanza sarda concedendosi il lusso - tra una festa a scoppio vulcanico ("un semplice gioco tecnologico") e quattro salti in discoteca tra l'osannante, bella gioventù della Costa Smeralda - di fare beneficenza, 50mila euro, per acquistare un macchinario in grado di salvare i cardiopatici. L'apparecchiatura - che i generosi partecipanti alla cena di Krizia doneranno all'ospedale San Giovanni di Dio di Olbia - costa un milione e trecentomila euro. La raccolta "Cuori d'oro", però, a fine serata è buona, ma non esaustiva: 700mila euro. Ecco quindi che il Cavaliere, in vena di magnanimità, promette che, qualora non fosse raggiunta la somma necessaria per l'acquisto del macchinario, lui aggiungerà la differenza. La beneficenza, è noto, si può detrarre dalle tasse.

sabato, agosto 05, 2006

( ) del pozzo


Ci si può emozionare?
Non sa cantare
non sa ballare
senza i suoi produttori sarebbe poca cosa

...
qualsiasi cosa faccia, ne parlano tutti, comunque, sempre
tu donna, prova a ignorare il suo modo di vestirsi
tu uomo, prova a pensare che vorresti tua moglie,a 48 anni, diversa da come è lei.
tu cantante, prova a dire che non vorresti tutte le tue date soldout
tu showman, prova solamente a pensare a uno spettacolo simile.

si, ci si può emozionare
ci si deve.

carmen (2)

il cane che ha già morso il padrone
di certo un giorno o l'altro proverà a rifarlo

mercoledì, agosto 02, 2006

comunismo attaccato ai respiratori


Il presidente cubano Fidel Castro ha assicurato che le sue condizioni di salute "sono stabili", in un messaggio letto in serata dal giornalista Randy Alfonso. "Le mie condizioni di animo sono perfette" , ha aggiunto il lider maximo nel comunicato letto nel corso della trasmissione televisiva 'Tavola rotonda', la più popolare del Paese, assicurando che "passeranno ancora molti giorni prima che arrivi la mia ora".


Il presidente cubano, nel suo primo messaggio dopo l'intervento chirurgico, ha anche sottolineato che "non posso inventare buone notizie perchè non sarebbe etico, e se le notizie fossero cattive, l'unico che ne trarrebbe profitto sarebbe il nemico".

"Nella situazione specifica e visti i piani dell'impero (americano, ndr) - ha poi detto Castro - le mie condizioni di salute si convertono in un segreto di stato che non può essere reso noto in modo costante ... L'importante è che nel paese tutto va avanti e continua ad andare avanti molto bene ... Il Paese è preparato per la sua difesa con le Forze armate rivoluzionarie e con il popolo".

La trasmissione è poi continuata con la diffusione di molti dei messaggi giunti a Fidel Castro da tutto il mondo, nonchè con una serie di commenti sul futuro dell'isola.

martedì, agosto 01, 2006

bugo

hai bevuto troppo veleno
calamintha e latte di cagna
gli antidoti sono nocivi

hai una faccia da funerale
non andare in vacanza
ti potrebbe venire l'herpes

stasera va così:
un altro conato, poi stiamo insieme
stasera va così:
un altro conato, poi stiamo insieme

domenica, luglio 30, 2006

palle piene




La settimana della positività e del testosterone. Non si è ancora smorzata l'eco di quanto successo al vincitore del Tour de France di ciclismo, Floyd Landis, che dagli Stati Uniti arriva un'altra notizia bomba.
Justin Gatlin, campione del mondo e olimpico nonchè coprimatista dei 100 metri piani (con 9"77 insieme a Asafa Powell), ha reso noto che l'agenzia statunitense antidoping gli ha notificato di non aver superato un test eseguito dopo una gara con la staffetta, andata in scena lo scorso 22 aprile a Kansas City. "Sono risultato positivo al 'testosterone o ai suoi precursori' - ha spiegato Gatlin in una nota -. Non sono in grado di dare una spiegazione a questo esito, perchè non ho mai usato consapevolmente sostanze vietate, nè ho autorizzato chicchessia a somministrarmi sostanze simili".
Gatlin, 24 anni, coprimatista con Asafa Powell dei 100, si era già trovato in una situazione simile nel 2001, quando era risultato positivo all'assunzione di anfetamine durante i campionati statunitensi juniores. La sostanza era contenuta in un farmaco prescrittogli per 10 anni. "Quella esperienza - sottolinea - mi ha fatto diventare ancora più attento a non entrare in contatto con qualsiasi sostanza vietata per qualsiasi ragione, perchè una eventuale violazione del regolamento significherebbe la squalifica a vita dallo sport che amo".

sabato, luglio 29, 2006

cocaina facile

Il piccolo bar Margherita, in via Gramsci, a Brescia, a pochi passi dal centro della città, è conosciuto per i suoi grandi cocktail ricercati e colorati. Ma anche per il giro di belle ragazze giovanissime che si possono trovare al bancone, semicircolare, del locale, o, in estate, sugli alti sgabelli all'esterno. E per i personaggi, meno giovani, con auto di grossa cilindrata, che amano frequentarlo.

È in questo ambiente che è maturata una orribile, torbida storia di violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza di 16 anni, che ha portato all'arresto del proprietario del bar, Lavinio Lopane, 62 anni, e di due coetanee della giovane violentata, che avrebbero tenuto ferma la vittima durante lo stupro. Dalle indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Brescia, emerge un inquietante giro di prostituzione minorile legato all'uso della cocaina. Ma quello che più allarma in tutta la vicenda è la partecipazione attiva, nella violenza, di ragazze minorenni.

Lo stupro, durato 20 interminabili minuti, è stato consumato un mese e mezzo fa in una cascina abbandonata alle porte di Brescia. Alla violenza ha assistito un'altra adolescente, che ha cercato inutilmente di opporsi. Prima di subire la violenza la vittima, una ragazza fuggita da una comunità di recupero per tossicodipendenti, sarebbe stata costretta dalle coetanee, una rom e un'amica, anche lei scappata da una comunità di recupero, a sniffare della cocaina. Le stesse ragazze avrebbero poi immobilizzato la vittima per permettere all'uomo di consumare il rapporto sessuale.

Mentre una quarta ragazza, amica forse della vittima, tentava inutilmente di opporsi, arrivando addirittura a offrirsi al posto della vittima. Avrebbe detto "fallo con me, tanto l'hai già fatto". Ma l'uomo voleva l'altra ragazza. A far scattare gli arresti la vittima, che ha trovato la forza di raccontare tutto ai carabinieri. L'interrogatorio di garanzia del sessantaduenne si è tenuto ieri mattina, nel Tribunale di Brescia, davanti al gip Roberto Spanò. Ma l'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Le indagini per chiarire tutti gli aspetti della vicenda sono ancora in corso. Tra le ipotesi che vengono fatte c'è la possibilità che a scegliere la vittima siano state proprio le due coetanee a cui il proprietario del bar avrebbe consegnato il denaro per la prestazione. "Paga bene. In tante facevano il possibile per andare da lui", avrebbero dichiarato le due ragazze quando sono state interrogate dopo il fermo. Mentre dalle indagini emergono più che nomi i nomignoli e soprannomi delle persone coinvolte nel giro del bar Margherita.

C'è sconcerto in città per l'arresto di Lopane, il cui locale è conosciutissimo, frequentato da imprenditori, politici e personaggi della cosiddetta "Brescia bene". "Apri un ciampa", uno champagne, è l'espressione scherzosa con cui spesso i clienti ordinano da bere nelle calde sere d'estate. Mentre riemerge ancora una volta, in provincia di Brescia, il preoccupante binomio cocaina in cambio di sesso con minorenni.

yos generation

(che poi, il nome deriva dall'isola di Ios, tanto d'attualità?)

iniziamo dalla fine:
FLUX, a mtv property.

dalla nascita di questo canale, grande sfida di mamma mtv, ho visto accadere cose strane.
Prima di tutto che la sfida è stata vinta..in piena overdose di sindrome pre-digitale terrestre venir fuori con un canale per antenne analogiche semplici, senza sky e senza mediaset premium, è una grande scommessa. Vinta. Tutti noi figli di Fred Perry ce l'abbiamo, sta Yos.

Le pubblicità incomprensibili fanno fighe (vabbu, con i sigur di sottofondo g vol assà), le mirabolanti avventure di Andy Milonakis in realtà non ho ancora capito a che servano.

La vera perversione di Yos è che ha creato una controsocietà giovanile. Società che si rispecchia nell'indie rock con nomi dei gruppi che o iniziano con "the" o hanno 6-7 parole che lo compongono. Gruppi che NME crea, pompa, distrugge..e che Yos manda in programmazione.
Gruppi da 6 mesi e poi manco mi ricordo come si chiamano.
Società Yos è la società di chi non guarda la tv, perchè se guardi 5-6 ore Yos, un pezzo può capitarti comodamente più di una volta, perchè i pezzi di Yos sono quelli e quelli. Quelli indie.
La Yos generation è quella che mangia musica di stampo (solo) commonwealth, ma che è suggestionata dalla Francia, la lingua della nazione "anti" per eccellenza. Essere Yos è essere anti, e non si capisce bene a favore di chi. Essere yos è essere cool, è circondarsi di gente Yos e guardare male la gente non Yos:
"ehi tu, ascolti i death cab for cutie?"
"si ma mi piacciono più i broken social scene!"
"nah meglio i the kooks"
e così via..

tutto questo per chi prende Yos come una sorta di fuga dalla globalizzazione.
E io perchè un pò sorrido?

perchè, come si diceva pocanzi..
Flux, a mtv property.

Property?
Non ricordo un termine così terribilmente privatistico applicato a un'idea. Tra l'altro a un'idea anti, come dicevo prima, a un qualcosa che vuol sembrare una fuga..
your open source.

open, ma property. del tipo che se mtv si spacca le palle manda a fanculo voi e le vostre prigioni dorate.
E magari io Yos-man voto pure destra in fondo, perchè sono figo, ricco,alternativo, mi compro le magliette di Fred Perry, e pace.

Detto questo, yos è un gran ben canale musicale, di cui anche io sono fruitore.
E mi piace pure Fred Perry.
Ma se dovessimo parlare solo bene delle cose che ci piacciono, non sarebbe esistito calciopoli, e io ieri non mi sarei sentito gli improperi dalla mia ragazza.


giovedì, luglio 27, 2006

ci stanno rubando i sogni


Se ne parlava da ieri, oggi è arrivata la conferma: Floyd Landis, il vincitore del Tour de France, l'americano che aveva conquistato la maglia gialla raccogliendo il testimone da Lance Armstrong, è risultato positivo a un controllo antidoping. Il test, che ha rilevato l'assunzione di testosterone, è stato effettuato al termine della 17/a tappa, la S.Jean de Maurienn-Morzine, quella in cui il ciclista della Phonak aveva dominato portando a termine la più bella impresa dell'ultima edizione della corsa francese.

L'annuncio è arrivato dal sito internet della squadra di Landis, alla quale la positività è stata notificata ieri dall'Uci. La dirigenza del team si è dichiarata "totalmente sorpresa dal verdetto" e ha annunciato che "nei prossimi giorni il ciclista verrà sottoposto a controanalisi". Nel frattempo, in ottemperanza al codice etico del ciclismo professionistico, l'americano non parteciperà ad altre competizioni.

Il testosterone è uno steroide anabolizzante molto comune e facilmente rintracciabile ai controlli. E' utilizzato soprattutto dai culturisti per aumentare la massa muscolare. Se il risultato delle controanalisi dovesse confermare la positività, Landis rischierebbe due anni di squalifica e il licenziamento dalla Phonak.

Nella tappa incriminata, l'americano aveva firmato un numero d'altri tempi, con una lunghissima fuga che non aveva lasciato scampo agli avversari. All'arrivo, Landis aveva recuperato oltre 7 minuti sull'allora maglia gialla Oscar Pereiro, risalendo moltissime posizioni in classifica e ponendo le basi per la conquista della vittoria finale arrivata, poi, nella cronometro di Montceau-Les-Mines.

La direzione del Tour ha espresso tutto il suo rammarico per una positività che potrebbe macchiare l'ultima edizione della Grande Boucle. "Se il controesame confermerà il primo risultato - ha detto in un comunicato - solo collera e tristezza domineranno i sentimenti di tutti quelli si sono entusiasmati per questo Tour de France 2006. In ogni caso e più che mai gli organizzatori manterranno l'atteggiamento di fermezza di cui hanno dato prova alla partenza da Strasburgo". Chiaro il riferimento alla vicenda dell'inchiesta sul medico spagnolo Fuentes che, proprio alla vigilia del Tour, ha portato all'esclusione dei due grandi favoriti, Jan Ullrich e Ivan Basso e di altri corridori di primo piano.

Mentre da più parti continuano ad arrivare commenti attoniti sulla vicenda, non ci sono notizie di Landis. Il ciclista ha annullato la propria partecipazione al Criterium "Acht van Chaam" in Olanda e al "Grand Prix Jyske Bank" di Silkeborg, in Danimarca. Né gli organizzatori né il direttore sportivo della Phonak sono riusciti a contattarlo.

Ad alcuni giornali del Belgio e dei Paesi Bassi, comunque, due compagni di squadra del trionfatore del Tour, il sudafricano Robert Hunter e l'olandese Koos Moerenhout, hanno dichiarato che si starebbe sottoponendo a una non meglio precisata terapia. Ieri avrebbe lasciato il suo hotel a Eindhoven e sarebbe partito per la Germania, dove avrebbe avuto l'intenzione di farsi visitare da uno specialista a causa di un risentimento all'anca già infortunata. Un risentimento, però, non lo aveva certo penalizzato martedì sera, quando aveva preso parte a un altro criterium in Olanda imponendosi senza problemi.

lunedì, luglio 24, 2006

i porci, comodi

"Bisogna innanzitutto combattere la corruzione, fenomeno ancora vivo, come prova il 42° posto che l'Italia ha ottenuto nel 2004 nella classifica di Transparency International, l'autorevole Ong indipendente che si batte contro i fenomeni di corruzione . Daremo maggiore attenzione sia ai reati connessi all'attività amministrativa, come la corruzione, sia alla criminalità economica, che falsa le condizioni di concorrenza e di mercato. Il Codice Etico è uno strumento che vuole garantire nella sottoscrizione di accordi commerciali il rispetto dei diritti umani, sindacali. e la lotta alla corruzione, quale percorso fondamentale in materia di responsabilità sociale delle imprese e di dimensione sociale della globalizzazione".
("Per il bene dell'Italia. Programma di governo 2006-2011" presentato dall'Unione e sottoscritto da tutti i segretari di partito del centrosinistra nell'aprile 2006).

"L'Ulivo decide di non cambiare. La proposta di legge sull'indulto approvata definitivamente in commissione Giustizia il 18 luglio non sarà modificata in aula. Il provvedimento di clemenza di 3 anni comprenderà anche i reati contro la Pubblica amministrazione, dalla corruzione alla concussione all'abuso d'ufficio, e i reati finanziari, societari e fiscali".
(Ansa, 20 luglio 2006).

"Se non lasciamo nel testo la possibilità di far beneficiare dell'indulto anche Cesare Previti, Forza Italia non voterà con noi questo provvedimento. E vorrei ricordare a tutti che il quorum per farlo passare è di due terzi".
(Pierluigi Mantini, capogruppo dell'Ulivo in commissione Giustizia, Ansa, 20 luglio 2006).

(marco travaglio)

venerdì, luglio 21, 2006

gotan project

Y yo que pensaba que no me importaba
Que una caricia podi'a borrar el color
De mi ciudad..

Il tango è un pensiero triste che si balla. (A. Piazzolla)

domenica, luglio 16, 2006

bandiera bianca

Alzo bandiera bianca, dopo 8 esami fatti dal primo semestre, 3 esami e 1 laboratorio in questo sessione, media buona (indispensabile per contenere il 18 politico di interazione uomo-macchina)
il 9o esame, tanto voluto e tanto cercato, bloccato da tutte le sfighe possibili e immaginabili, è praticamente pronto..sarebbe dovuto essere dopodomani ma non ce l'ho proprio fatta..la febbre l'ultimo inguacchio dopo cose ben peggiori..
è pronto,lo tirerò dal freezer a settembre, per riaprire le danze :)
e ora, 40 giorni di cervello spento.
Mantienimi che non mi mantengo..

maria catena

Maria Catena attendeva paziente il turno per la comunione
Quella domenica Cristo in croce sembrava più addolorato di altri giorni
il vecchio prelato assolveva quel gregge
da più di vent'anni dai soliti peccati
Cristo in croce sembrava alquanto avvilito
dai vizietti di provincia

Primo fra tutti il ricorso sfrenato
al pettegolezzo imburrato infornato e mangiato
quale prelibatezza e meschina delizia per palati volgari
larghe bocche d'amianto fetide come acque stagnanti

Cristo in croce sembrava
più infastidito dalle infamie che dai chiodi.

Maria Catena anche tu
conosci quel nodo che stringe la gola
Quel pianto strozzato da rabbia e amarezza
da colpe che infondo non hai
e stai ancora scontando l'ingiusta condanna
nel triste girone della maldicenza

e ti chiedi se più che un dispetto il tuo nome
sia stato un presagio

A questa provincia, io dico: vaffanculo.

venerdì, luglio 14, 2006

guerra


In tre ondate i caccia israeliani hanno bombardato Beirut prima dell'alba di oggi, prendendo di mira la periferia sud, roccaforte dello Hezbollah, con un bilancio di almeno due morti e 17 feriti, secondo la tv del movimento sciita, Al Manar. Mentre la contraerea libanese entrava in azione, i bombardamenti hanno centrato obiettivi sulla superstrada costiera che porta al Sud Libano, due campi da gioco, e due cavalcavia, uno nei pressi dell'aeroporto, l'altro nel quartiere di Haret Hreik, dove ha sede il quartier generale del 'Partito di Dio' libanese. Sempre nella zona sud di Beirut - da dove fiamme e fumo si innalzavano verso il cielo - sono stati colpiti anche i quartieri di Gisr al Matar, Moawwad e Ghobeiry, quest'ultimo adiacente al campo profughi palestinese di Shatila. Navi israeliane hanno invece cannoneggiato un deposito di carburante di una centrale elettrica a Jiyyeh, 30 km a sud della capitale, scatenando un violento incendio. In precedenza, erano state bombardate proprietà degli Hezbollah alla periferia di Hermel, nel Libano orientale, vicino alla frontiera con la Siria. Nella notte inoltre, le forze di sicurezza libanesi hanno chiuso al traffico la strada Beirut-Damasco, che ieri sera è stata bombardata in cinque punti su un tratto di una ventina di km tra la località montana di Sofar e la cittadina di Shtaura, nella valle della Bekaa. A Washington, il Dipartimento di Stato ha intanto autorizzato le famiglie del personale dell'ambasciata Usa, e parte dello staff, a lasciare il Libano, e ha invitato i cittadini statunitensi a evitare i viaggi nel Paese.

lunedì, luglio 10, 2006

..e l'inspiegabile

Odio i fiori
li ho sempre odiati.
Li odio perchè muoiono.
Gli unici miei fiori sono i miei tre figli.
E uno di loro è morto...

ci hai lasciati senza aver trovato una ragione alla tua vita.
Era un'angoscia, hai detto.
e ci hai lasciati da par tuo, regalando a tutti noi una ragione, o semplicemente ricordandocela.
Conta questo, oggi.
Bisogna cercare di sorridere anche quando non ce n'è alcun motivo.
Basta così, 2 ore fa avrei detto tutt'altro, ma non mi va ora di mettermi a fare litanie.
Nè parlare male delle cose brutte che ho intravisto nella tragedia, che già è brutta per i fatti suoi.
Ciao a tutti, e ciao a te..peccato che ti sia perso questi giorni. Avresti capito che di sensi ce n'erano a bizzeffe.

il bello...(1000 visite al blog,grazie)

E se Cannavaro regalasse all'Italia anche un miglioramento dell'economia? Il dibattito è aperto. Esponenti di governo ed economisti discutono su un possibile miglioramento del Pil derivante dalla vittoria mondiale a Berlino. Il ragionamento è semplice: la vittoria mondiale infonde ottimismo nella società, i consumi hanno una spinta e quindi l'economia riparte.

Lo aveva già detto un mese fa il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco, e oggi è il commissario europeo agli Affari finanziari Joaquin Almunia a ribadirlo. "La situazione italiana - ha detto il commissario europeo - sembra stia volgendo al meglio e speriamo che la vittoria dell'Italia darà una spinta alla crescita economica e renderà ancora più raggiungibile l'obiettivo di riportare il deficit sotto il 3% entro il 2007".

Per l'Italia vincere la coppa dei Mondiali non è stata solo la conferma del valore sportivo e neppure una riscossa morale rispetto allo scandalo tutto nazionale di Calciopoli. Vincere significherebbe addirittura dare uno slancio alla crescita economica del Paese.

Difficile però pensare che basti questo successo azzurro per risolvere una situazione che, secondo il rapporto dello Svimez, riguardo al 2005, è piuttosto grave. E i dati parlano chiaro: nello scorso anno il Sud è peggiorato rispetto al 2004 in Pil e occupazione, crescendo per il secondo anno consecutivo meno del Centro-nord. Il pil per abitante è rimasto a 16272 euro, pari al 60,3% del Centro-nord (26985 euro). La riduzione dell'occupazione si è ripercossa negativamente sui redditi da lavoro e quindi sulla spesa per consumi delle famiglie meridionali (-0,3%); il calo si è fatto particolarmente sentire nei beni primari : i consumi non durevoli si sono ridotti per la prima volta dopo molti anni. Il quadro mantiene tinte fosche anche per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri (ide), che nel 2005 rappresentano in Italia appena l' 1,2% del Pil, contro valori medi nell'Ue del 5%.

Nonostante i dati negativi, l'evidenza di quei 20 mila posti di lavoro in meno al Sud nel 2005, sempre secondo l'indagine della Svimez, l'associazione "vittoria ai mondiali-ripresa economica", sembra prendere sempre più piede. Per il sottosegretario all'Economia Mario Lettieri, lo "spot" dato dal successo mondiale, varrebbe oltre mezzo punto di Pil: "Potremmo certamente dire che vale più di un mezzo punto di prodotto interno lordo, anche se - ha commentato - non possiamo fare una previsione precisa perché sarebbe imprudente".

sabato, luglio 08, 2006

vivere

Eccomi, come un idiota, mi sono già venuti gli okki lucidi.
In barba a tutte le bozze mentali che avevo potuto immaginare nella vasca..
sta roba è sconvolgente porca miseria.

Tutto nasce da..

spesso la sera quando andavo a dormire, mi dicevo che tra le tante emozioni che una persona prova nel corso della sua vita, me ne mancava una..il lutto.
Ero stato fortunato, fortunatissimo fino ad oggi. I miei 4 nonni, seppur cagionevoli e ondeggianti tra i 75 e gli 80 anni, sono tutti vivi.
Niente attorno, non un incidente, non un tumore..la mia famiglia sembrava avere i geni belli massicci.

Poi, succedono le cose impensabili. La vita ti porta via l'ultima persona che avresti immaginato. E nel modo probabilmente più doloroso.
Io e mio padre tuttora ci guardiamo e non capiamo come sia possibile.
Lui rideva, lui era (o a questo punto direi sembrava) forte.
Lui no..non avrei mai potuto pensare che le prime lacrime le dovessi spendere per lui.
E invece, nel momento più impensabile, mentre sfogli i libri, al telefono,mentre tua madre non capisce,nessuno capisce.
Reagisci bene ma non troppo..sei forte,ti stai conoscendo, nel disastro attorno a te ripensi a quei famosi pensieri sul lutto di cui sopra.
Poi ti chiamano, devi raggiungere il cimitero..devi perchè lì c'è il mondo.
Il mondo vero, sono arrivato e ci sono 200 persone.
Il cazzo è che hanno la tua età, forse sono più piccoli, sicuramente sono più piccoli. Perchè lui era piccolo.Troppo..possibile che siano tutti astanti?Che nessuno aveva una qualche rilevanza, che qualcosa potesse essere mosso? Tante domande,nessuna risposta.
Qualcuno di molto competente sull'argomento forse annacqua le sue responsabilità dicendo che non ci sono ragioni. Ma forse ci ha preso.
E mentre i tuoi familiari piangono e tu con le lacrime agli occhi sei mosso da 1 spirito probabilmente improprio, ma forse giusto..vai da tutti, abbracci tutti, non pensi a te, non ha senso.. qualcuno dovrà pur far forza agli altri e io mi sento in grado di farlo.

Sua mamma,mentre la abbracci, ti ricorda che 4 ore prima eri con lei al telefono a dirle che la vita non è come alla televisione, che non si deve preoccupare, che per 1 episodio negativo su cui la tv ci fa il ricamo, ce ne sono 100 buoni, che non fanno notizia.Sembri convincente, al momento.
Poi: "hai visto com è andata a finire?"
Scoppio a piangere,mi sento stupidissimo.Fottuti libri, fottuta teoria.

Potrei citare miriadi di episodi che ho visto oggi, ma non mi va. Cito solo un "fattoide", una colonna sonora che ha accompagnato il dolore di tutti..le lacrime dei parenti e dell'ultimo passante:
i verbi, erano sempre al presente.
Di lui si parlava come fosse ancora vivo.
Nessuno secondo me ha ben colto il disastro, per vostra fortuna un buon 98% non vivrà mai il pomeriggio di oggi.
Non perchè non si muoia, ma perchè non si muore così.

Non riesco manco a pensare a me, pur essendo consapevole che oggi è 1 passaggio fondamentale..etc etc..fanculo a me e all'ego.

Quello che posso fare è ricordare l'insegnamento della giornata.E vivere. Al meglio.

bobo

«Mi sento bene, ho avuto un piccolo infortunio al menisco che mi è stato tolto. Il recupero è quasi finito». Christian Vieri si presenta così al Palazzo Ducale di Genova davanti ad oltre mille tifosi della Sampdoria in festa per il suo arrivo in maglia blucerchiata. La scelta di giocare all’ombra della lanterna nasce dal cuore. Il papà Bob ha vestito la maglia blucerchiata diventanto presto un sogno anche per il figlio: «Avevo questo pallino di giocare qui fin da quando ero bambino». E i tifosi impazziscono. Sventolando bandiere, sciarpe, gli dedicano striscioni ed esplodono quando Bobogol si affaccia da una terrazza del palazzo mostrando una sciarpa blucerchiata. «Sono tifoso della Sampdoria fin da bambino — confida Vieri — Per questo provo una emozione particolare oggi». Sereno, in una apparente buona forma fisica, il bomber torna in Italia dopo la parentesi francese al Monaco e non promette sfracelli. È è cauto sulla sfida genovese, ma non nasconde ottimismo. «Non mi pongo obiettivi, l'unico traguardo è giocare il più possibile per segnare tanto». L'ingaggio dell’attaccante si aggira attorno agli 800.000 euro e il bomber ha accettato la riduzione in cambio di un premio basato sul numero delle reti e delle presenze. Vieri ha anche spiegato che «ora la riabilitazione sta finendo e conto di essere pronto per l’avvio del campionato». Sugli azzurri Bobo dice: «Sapevo che avrebbero fatto bene. Soffro a guardarli e a non esserci, ma sono molto felice per loro». «Avrei potuto esserci alla finale di Berlino — continua l’attaccante della Sampdoria — Sto "rosicando" in modo incredibile».

mercoledì, luglio 05, 2006

parassiti


Quanti problemi
irrisolti ma un cuore grande cosi'.
Italia si' Italia no Italia gnamme,
se
famo du spaghi. Italia sob Italia prot, la terra dei cachi. Una pizza in
compagnia, una pizza da solo;
un totale di due pizze
e l'Italia e' questa qua.

martedì, luglio 04, 2006

giornata piena oggi...

La facoltà di Economia e Commercio di Bari nella bufera per la compravendita degli esami con tanto di tariffario a seconda delle difficoltà degli esami da sostenere. Si partiva dai 500 euro per quelli facili fino ai due-tremila per i più complicati. Il tutto con l'intermediazione di funzionari compiacenti a far da garanti tra gli studenti e i voti.

E' il bilancio dell'inchiesta inchiesta della procura della
Repubblica del tribunale di Bari che ha portato alla luce una rete di corruzione nella facoltà di Economia e Commercio gestita da alcuni funzionari ausiliari dell'università. Cinque gli indagati tra il personale amministrativo (non risulta per il momento nessun coinvolgimento del corpo docente), ma le operazioni dei carabinieri sono ancora in corso e il numero delle persone coinvolte potrebbe salire.

L'indagine. Un giorno qualcuno vede e documenta un ex dipendente della facoltà ora in pensione mentre riceve una bustarella da mille euro da una studentessa barese. Il tutto è filmato e in breve si scopre che l'uomo è già stato coinvolto il 30 giugno scorso nel sequestro di una tranche di 250 euro, destinata a una funzionaria della facoltà, che poi si rivelerà una delle pedina centrali del meccanismo corrotto degli esami "comprati".

Il meccanismo. Studenti più o meno in difficoltà contattano i funzionari preposti a contrattare il prezzo. Poi il secondo step, dove il tecnico in pensione intercettato riceve il denaro e si rivolge alla dirigente amministrativa. Quest'ultima, insieme ad altri impiegati, a questo punto raccomanda gli studenti ai professori, chiedendo la promozione come "favore personale". Al momento, il personale docente non sembra coinvolto nella compravendita ma sarebbe coinvolto in un altro filone.

Gli studenti. Dal canto loro, le associazioni degli studenti hanno già prodotto una nota ufficiale, dove si augurano che "la Magistratura conduca indagini accurate che smascherino l'eventuale 'cupola'". Chiedono, inoltre, che "non ci si fermi ai soliti sospetti ma venga messa la parola 'fine', nel bene o nel male".

Gli iscritti all'ateneo di Bari sono 71.996. Ora, gli universitari esasperati per lo scandalo hanno invitato "gli organi di governo a riflettere sull'opportunità di creare una commissione interna, al fine di evitare che l'eccessiva difficoltà di un esame possa portare a cercare soluzioni 'alternative' per aggirare l'ostacolo".

mira alla luna, se ti andrà male arriverai alle stelle

Richieste pesantissime, ma in fondo previste. La Juventus in C1 con la cancellazione dello scudetto 2004/2005, la non assegnazione dell'ultimo e 6 punti di penalizzazione. Fiorentina, Lazio e Milan in serie B: 15 punti di penalizzazione per viola e biancazzurri, 3 per i rossoneri. Per quasi tutti i singoli imputati, a partire da Moggi, Giraudo, Carraro, Bergamo, Pairetto, i Della Valle e Lotito, 5 anni di squalifica con proposta di radiazione. Due anni per Adriano Galliani.

Ecco dunque, il succo della pesantissima requisitoria del pm del calcio Stefano Palazzi. Quelle che gli imputati si potevano attendere a meno pensare di un'improvvisa ventata di clemenza che, comunque, non toccava all'accusa. Palazzi è stato chiarissimo: "Non c'è nessun millantato credito", nelle telefonate, nelle cene, negli incontri segreti, dunque, si faceva sul serio, si cercava di falsare i campionati e, alla fine, ci si riusciva.

Per questo la società bianconera va esclusa dal campionato di serie A e Guido Rossi, in base alle regole, dovrebbe assegnarla al campionato di C1 dove partirebbe con 6 punti in meno.

Nessuna clemenza anche per Fiorentina e Milan: hanno fatto parte del sistema, hanno cercato di orientare i risultati con effetti reali. Le attenuanti delle pressioni ricevute non vengono prese in considerazione: serie B per tutte e due con 15 punti di penalizzazione. Falcidiati i due gruppi dirigenti con 5 anni per tutti.

Sorte appena un po' più benigna per il Milan. Il dirigente Meani cercava di ottenere guardalinee graditi alla società e Galliani approvava il suo comportamento. Dunque: retrocessione in serie B con 3 punti di penalizzazione e "solo" 2 anni a Galliani.

Ora toccherà agli avvocati cercare di smontare la tesi del'accusa e di portare a casa qualche riduzione di pena. Ma la sentenza, comunque, non potrà essere molto meno pesante.

Questa mattina, prima della requisitoria, il designatore Bergamo ha tentato di salvarsi con le dimissioni dalla Figc. Sono state respinte: resterà nel processo.

nel frattempo...

Si dice "esterrefatto ed indignato delle richieste dell'accusa" l'ex presidente dle consiglio Silvio Berlusconi secondo il quale "il Milan non ha mai avuto favori arbitrali, anzi, al contrario, è stato vittima di favori arbitrali concessi ad altri club". Per questo Berlusconi intravede nelle richieste dell'accusa "un movente ed una volontà politica assolutamente inaccettabili nell'ambito dello sport".

jamiroquai

Learn how you're gonna change the habit of a lifetime my soul, concerned,
That revolution is the only way that we can change change change
I wanna fight the power

domenica, luglio 02, 2006

il mago


Per la prima volta nella storia della Nba la prima scelta assoluta del draft è europea. Ma non spagnola, francese o tedesca, la serata del 28 giugno 2006 appartiene infatti all’Italia. Andrea Bargnani, 20enne della Benetton, corona il suo sogno ed entra nel campionato di basket più affascinante del mondo dalla porta principale. I Toronto Raptors, infatti, non deludono le previsioni della vigilia e puntano sull’azzurro con la loro prima scelta. Andrea andrà così in Canada e ritroverà quel Maurizio Gherardini che ha fatto lo stesso viaggio Treviso-Toronto, per ricoprire il ruolo di assistente del General Manager della franchigia, anticipando Bargnani solamente di qualche giorno.
Una gioia incredibile per il cestista romano. "Sono al settimo cielo – confessa l’italiano che con i cronisti americani sfoggia un inglese più che discreto – e sono molto orgoglioso di poter rappresentare il mio Paese nella Nba. Ero molto emozionato prima della chiamata di Stern e devo confessare che non sapevo quello che i Raptors avrebbero fatto. Sono contentissimo, Toronto per me è la squadra ideale".
Una squadra ideale anche per la presenza di un General Manager, Bryan Colangelo, che ha fatto cose straordinarie a Phoenix prima di passare durante la stagione appena conclusa ai Raptors. Colangelo di basket internazionale se ne intende parecchio e su Bargnani è pronto a scommettere a occhi chiusi. "Andrea è un giocatore straordinario – dice Colangelo da Toronto – siamo convinti che potrà fare bene già l'anno prossimo e diventare un giocatore molto importante tra un paio di stagioni". Elegantissimo in un completo nero di Armani, Andrea ha poi affrontato con il sorriso sulle labbra i cronisti e le tante televisioni che se lo sono conteso per quasi due ore. Un italiano torna nella Nba, quindi, dopo gli esperimenti di Rusconi ed Esposito ma questa volta ci va per restarci.

bravi

Un gruppo di soldati americani avrebbe rapito e violentato una ragazza, dandole poi fuoco dopo averla uccisa insieme a tre famigliari. Uno dei presunti colpevoli ha confessato, altri quattro soldati sono stati sospesi e messi agli arresti.

Il Pentagono ha avviato un'indagine su quello che potrebbe essere il piu' grave crimine di guerra della campagna in Iraq fino ad oggi. Cinque soldati, assegnati al 502esimo reggimento di fanteria degli Stati Uniti, sono accusati
di avere stuprato una giovane donna, prima di ucciderla insieme a tre membri della sua famiglia. I militari avrebbero poi cercato di nascondere l'accaduto bruciando i corpi.

L'episodio e' avvenuto nei pressi del villaggio di Mahmoudiya, circa 30 chilometri a sud di Baghdad. I militari coinvolti fanno parte dello stesso plotone cui appartenevano i soldati rapiti e poi uccisi da un commando di insorti a sud della capitale all'inizio del mese. I corpi dei militari sono stati ritrovati decapitati il 19 giugno scorso, tre giorni dopo il sequestro nei
pressi Youssifiyah.

La catena di comando era stata informata della morte dei quattro civili iracheni ma l'avrebbe considerata uno dei molti episodi degli scontri etnici in atto nel Paese. Fino a quando uno dei cinque soldati coinvolti - forse vinto dal senso di colpa - non ha confessato lo stupro.

Ufficialmente, da Baghdad, il comandante della quarta divisione di fanteria James Thurman, si e' limitato a confermare che e' stata ordinata indagine sul presunto omicidio di quattro iracheni, senza fornire ulteriori dettagli.

Uno dei cinque militari sarebbe stato gia' scagionato dalle accuse - hanno rivelato fonti anonime del Pentagono all'Associated Press. Gli altri sarebbero stati sospesi, disarmati e confinati in una base nei pressi di Mahmoudiya.

Fino ad oggi 14 militari Usa sono stati condannati in relazione alla morte di civili iracheni. La scorsa settimana sette Marine e un ufficiale della marina militare sono stati incriminati per omicidio volontario per l'uccisione di un
uomo nei pressi di Fallujah, ad ovest di Baghdad.

Il Pentagono sta indagando anche il presunto eccidio di 24 iracheni disarmati nella citta' di Haditha, nell'Iraq occidentale. L'episodio sarebbe stato un gesto di vendetta dopo la morte di un Marine, vittima di un ordigno rudimentale.

Anche in questo caso i militari avrebbero cercato di nascondere l'incidente dicendo che le vittime erano morte durante uno scontro con insorti.